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Sulle Obiezioni all'Educazione Islamica dei Figli

 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Intellettuali, considerazioni e dibattiti sull'Islam
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Inviato: Mar Lug 14, 2020 2:40 pm    Oggetto: Ads

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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Mar Dic 11, 2012 7:30 pm    Oggetto: Sulle Obiezioni all'Educazione Islamica dei Figli Rispondi citando

Di questi tempi è facile sentire discorsi volti a convincere i Musulmani del presunto "errore" insito nel "costringere" i propri figli ad un'educazione islamica, di quanto il fornire ai propri figli la conoscenza delle basi essenziali della religione di appartenenza costituirebbe una vera e propria "violenza" contro le coscienze, il senso critico, l'indipendenza e l'autonomia dei propri figli, e di quanto essi dovrebbero essere lasciati "liberi di scegliere" e di approfondire per conto loro (se e quando vorranno) in età adulta, ormai maggiorenni, "senza forzature né costrizioni".

E capita allora che a volte i Musulmani, tratti in inganno dall'incalzare di tutta questa retorica sulla "libertà di scelta", sul "non imporre", finiscano sulla difensiva, e falliscano nel riconoscere il dovere di fornire un'educazione islamica ai propri figli.

Capita addirittura che alcuni "padri Musulmani", sposati con donne cristiane, rinuncino in toto ad offrire un'educazione islamica, o accettino che i figli abbiano un'educazione mista secondo "entrambe le religioni", delegando loro la scelta ad un futuro più o meno remoto, come se "scegliere" una religione fosse qualcosa privo di alcuna importanza, come se si trattasse di scegliere il proprio colore preferito o la squadra di calcio nel cuore.

Anzi, ancora meno, visto che è normale per dei genitori tifosi di una determinata squadra di calcio portare i figli allo stadio a vedere e tifare per la propria squadra, instillando senza alcun timore nei figli l'amore e la passione per la propria squadra, senza che nessuno invochi la "libertà di scelta" o denunci la violazione dell'"indipendenza" e dell'"autonomia" dei suoi figli.

Vediamo quindi che, in se stessa, l'idea di "libertà di scelta religiosa" è basata di fatto sul presupposto che la religione sia qualcosa di "poco importante" ed in fondo "poco vero": solo se si crede che fare una scelta religiosa piuttosto che un'altra sia di poca o nessuna conseguenza si sarà disposti ad accettare di privarli di qualcosa che invece è la cosa più importante di tutte, visto che da essa dipende la salvezza dei propri figli nell'altra vita!

Su ciò che invece in questa società considera "importante", non si accetta alcun compromesso né si invoca alcuna libertà di scelta:

-Nessuno si sognerebbe di non insegnare alcuna lingua ai propri figli e delegare loro la scelta - in età adulta - se voler essere madrelingua (ed imparare) inglese, francese, italiano o tedesco!

-Nessuna scuola si sognerebbe di rinunciare a denunciare "i mali del nazismo" e lasciar scegliere ai bambini se da grandi vorranno ritenere che, razzismo, antisemitismo, persecuzioni politiche e genocidi siano "giusti" o "sbagliati".

-Nessuno penserebbe mai di non insegnare le regole della "buona educazione" per lasciare scegliere ai loro figli - una volta raggiunta la maggiore età - se voler rispondere a "grazie" con "prego" o con "sì" o con "sono le 19.18".

Su ciò che il buon senso o questa società considera imprescindibile, non vi è alcun dibattito su "libertà di scelta".

E' solo su ciò che in fondo si ritiene non importante, secondario, che è accettabile il concetto di "libertà di scelta".

E questo ci riporta al ruolo della religione nelle società secolari liberal-capitaliste, ed a quanto
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sul fatto che il concetto liberal-capitalista di "libertà religiosa" è basato in fondo sull'idea che le "religioni" rappresentino "dettagli secondari e non importanti", idea che a sua volta può essere basato solo sul presupposto che le varie "religioni" vivano in condizione di sottomissione all'ordine socio-economico imperante ed i suoi idoli ideologici (secolarismo, etc.): se una religione accetta di limitarsi ad un ruolo del tutto marginale e puramente di costume, attestandosi come "fatto intimo, privato", a "curiosità personale" senza alcuna incidenza sulla vita sociale, economica e politica di una comunità (ovverosia, senza costituire un minaccia all'ordine socio-economico imperante), allora tale "libertà religiosa" è "sacra", dal momento che non costa nulla né pone alcuna minaccia al sistema.

Ma nel momento in cui è impossibile limitare una religione a tali "ruoli asserviti" al potere ad ai suoi idoli, nasce un "problema" per il sistema, ed oggi tale "problema" è costituito proprio dall'Islam.

E dunque anche in questa occasione si svela una delle grandi ipocrisie di questa società, quella per la quale principi quali la "libertà di scelta" vengano sostenuti non di per se stessi, ma bensì vengano artatamente invocati solo quando in realtà lo scopo è opporre un'altra scelta a quella attuale.

Quindi, se da una parte la "libertà di scelta" può essere concepita solo riguardo ciò che di fatto viene considerato non-importante, nel caso specifico di questa discussione vedremo che essa viene invocata come scusa e strumento retorico per risolvere quello che il Sistema intravede come "problema".

In una società nella quale più del 95% della popolazione italiana è stata battezzata secondo la religione cristiana pochi giorni dopo la nascita (17 anni e qualcosa prima del raggiungimento della "maggiore età", dunque, così come prima dei 18 anni avvengono altri sacramenti cristiani quale comunione e cresima), o nella quale "valori universali" come la democrazia etc. vengono insegnati fin dalle elementari (anche qui diversi anni prima del compimento della "maggiore età"), che tali principi di "libertà di scelta" vengano invocati solo quando si tratta di dare un'educazioni islamica ai propri figli, dovrebbe far suonare qualche campanello d'allarme.

Il fatto è che non fornire un'educazione islamica non significa astenersi da una "scelta" e delegarla ad un futuro più lontano nel quale essa potrà venir presa autonomamente dal figlio.
La realtà, invece, è che non fornire un'educazione islamica è anch'essa una scelta, e cruciale, ma in direzione opposta: significa privare dalle coordinate mentali dei propri figlia l'importanza della religione, la conoscenza degli attributi di Dio e della religione da Lui istituita, la conoscenza del giusto e dello sbagliato.

Un figlio Musulmano privato dai genitori di un'educazione islamica non è "un figlio che quando sarà grande sceglierà liberamente ed in piena coscienza": è un figlio laicizzato, secolarizzato, agnosticizzato, dalla cui esistenza ed orizzonti è stato eliminato l'elemento più importante di questa vita, e che dunque non è che venga educato "senza religione", bensì viene educato secondo principi anti-islamici.

L'assenza di un'educazione religione non significa "favorire una scelta autonoma in futuro", significa modellare già ora un'orizzonte mentale dereligiosizzato, desacralizzato, di fatto ateo, nel quale il vuoto dei punti di riferimento metafisici e di senso della vita non è semplicemente lasciato in stand-by in attesa di futuri contributi e ragionamenti, bensì viene riempito di altri significati ad esso alternativi e di altre teorie ed ideologie sul senso della vita: quelle del moderno "umanesimo laico", dei "diritti umani", della "modernità".

Un bambino privato di un'educazione islamica non cresce con un cassetto vuoto da riempire in futuro o con un punto interrogativo alla casella "visione del mondo": tale vuoto viene invece riempito da visioni del mondo, idee, dottrine, abitudini che sono alternative e contrarie all'Islam e basate su ogni genere di superstizioni ed ideologie del kufr.

Vediamo dunque chiaramente come tutta questa retorica sulla libertà di scelta non è basata su alcuna vera preoccupazione per la coscienza dei figli dei Musulmani o per la loro effettiva "libertà di scelta" - che di fatto esiste comunque anche fornendo un'educazione islamica, per il semplice fatto che i figli saranno comunque liberi di scegliere in età matura (non perché gli si dia un "diritto" di questo genere, come se si trattasse di scegliere tra due ipotesi equivalenti: non è così), ma perché se malauguratamente perdessero la fede in futuro, nessuno potrà obbligarli a credere in ciò in cui non credono o a restare Musulmani.

Invece, la retorica sulla "libertà di scelta" che si oppone all'educazione islamica dei propri figli è motivata unicamente dal voler privare i nostri figli della conoscenza della Religione di Allah, dal voler spezzare il legame che li lega alla Ummah islamica ed alla nostra storia, dalla volontà di allontanarli dall'Islam e farli crescere senza Islam, Musulmani nel nome ma miscredenti di fatto, in modo da poter riempire questo vuoto con le vacue narrazioni post-moderne del kufr (nelle loro varie declinazioni: dal liberalismo, alla democrazia, al consumismo, al socialismo, al laicismo, all'umanitarismo, al secolarismo, al "libertè egalitè fraternitè") e farne individui atomizzati, assimilati, interscambiabili al servizio del sistema e degli idoli della "società" e del consumismo.


(Nel prossimo post insha'Allah vedremo come nell'Islam impartire un'educazione islamica ai propri figli sia invece obbligatorio, e - alla luce di quanto detto finora - vedremo in ciò una prova ulteriore della saggezza dei precetti dell'Islam, stabiliti dal nostro Creatore che ovviamente ci conosce meglio di noi stessi e meglio di chi complotta vanamente contro il Suo Din).

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L'ultima modifica di Sufi Aqa il Gio Mar 21, 2013 3:29 pm, modificato 1 volta
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Anonymous
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MessaggioInviato: Mar Dic 11, 2012 8:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

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L'ultima modifica di Anonymous il Mer Dic 12, 2012 9:25 pm, modificato 1 volta
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Giuseppe
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MessaggioInviato: Mer Dic 12, 2012 12:09 am    Oggetto: Rispondi citando

Ismail A. ha scritto:
Credo che nell'orientamento dello stato e della società italiana in merito all'educazione religiosa pesi molto il "cambio di rotta" impresso dalla chiesa cattolica dopo il concilio vaticano II, quando si è passati dall'imposizione del cristianesimo alla difesa della libertà religiosa.
Nonostante l'evidente crisi globale del cristianesimo, la chiesa cattolica in Italia ha a tutt'oggi un ampio seguito; parlare dunque di libertà religiosa è solo una apparente concessione alle altre fedi: in realtà, grazie alla capillare diffusione sul territorio nazionale, la chiesa di fatto si comporta come se fosse la religione di stato. D'altro canto, propugnare la libertà religiosa serve alla chiesa per respingere le accuse storiche che vennero fatte al cristianesimo in europa ( totalitarismo religioso, imposizione della religione con la violenza ecc.).
Si vuole una libertà religiosa vera? Si accetti da parte dello stato la legittimità di una determinata opinione sulla Shariah. Oggi un cittadino italiano musulmano non è totalmente libero di dire in giro che la legge X della Shariah è a suo avviso migliore della legge Y dello stato.
Si smetta allora di parlare di libertà religiosa: in Italia al momento attuale non c'è una effettiva libertà religiosa per i musulmani e, se volete saperlo, temo purtroppo un peggioramento nel prossimo futuro.


La Pace sia con te!
Le cose non stanno esattamente come dici. Occorre intendersi sul significato di libertà religiosa: in Italia C'E' la libertà di religione e la prova più evidente siete proprio voi, che siete potuti divenire apostati e convertirvi all'islam tranquillamente, senza che ciò fosse considerato un reato o senza che lo Stato l'avesse impedito. La libertà religiosa cui accennava sopra Umar era altra, riguardava la possibilità di trasmettere ai figli la propria religione; in questi termini il suo ragionaento mi sembra condivisibile: io cerco di trasmettere ai miei figli i miei valori, etici, morali politici e, anche e soprattutto, religiosi. E' giusto che sia così e debbo essere libero di farlo (così come voi, ovvio). Questa deve essere una mia libertà; sarà libertà di mio figlio, poi, da grande, continuare ad accettare i valori in cui l'ho cresciuto o no né, una volta che sarà maggiorenne, potrò fare molto per convincerlo se non dando l'esempio e continuando a spronarlo. E un musulmano in Italia può liberamente dire che preferisce la Shariah e che vorrebbe che fosse applicata; non per questo la Shariah potrà essere applicabile in Italia, perché si tratta di un sistema giuridico (oltre che religioso) estraneo al nostro diritto e, per certi versi, incompatibile. Qui non c'entra più la libertà del singolo ma l'ordinamento di uno Stato, che necessariamente prevale. In Italia una qualunque religione può liberamente essere professata, a condizione che i suoi principi non violino norme dello Stato: e questo vale per tutte le religioni, quella cattolica compresa.
Spero di essere stato chiaro.
Un saluto di pace!

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Hajna
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MessaggioInviato: Mer Dic 12, 2012 1:03 am    Oggetto: Rispondi citando

@Umar: proprio perché la religione è una cosa così delicata, proprio perché se ognuno sceglie la propria religione è perché avrà dei riscontri soprannaturali (anche se non mi risulta che voi Musulmani ne abbiate... e degli Ebrei non capisco perché si ostinino a non riconoscere Gesù)... se due persone di religione diversa decidono di amare Dio ognuno a modo loro e di unirsi in matrimonio perché trovano l'uno nell'altra la persona ideale con cui condividere tutto e creare una famiglia (in virtù della loro compatibilità caratteriale,etc.) e sanno gestire questa differenza religiosa... tanto di cappello!!!!!! però è ovvio che essendo persone che si rispettano troveranno una soluzione adeguata per il loro figliolo. io personalmente non credo riuscirei nell'impresa, però insomma, non si può mai sapere =) è ovvio che se indirizzo mio figlio ad essere juventino questo non potrà mai essergli di nocumento, ma proprio perché la scelta religiosa è molto importante... sarà sua responsabilità decidere... e personalmente credo accetterei tutto purché si tratti delle religioni del libro (soprattutto se cristianesimo e Islam, dato che riconoscono Maria e Gesù =))
nei casi di coppie dove i coniugi professano la stessa religione invece secondo me non ci sono scuse....

@Ismail... anche le leggi divine cristiane non coincidono con quelle di Dio... tipo quella del divorzio che cristianamente non è concesso (e chettelodicoafa', sei cresciuto in una famiglia cristiana =)) dai per fortuna in Italia c'è libertà di scelta... nessuno ti viene a puntare la pistola perché non professi una religione specifica... però se io volessi andare a vivere negli emirati o in arabia saudita non potrei manco entrarvi perché non sono musulmana..................

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MessaggioInviato: Mer Dic 12, 2012 1:03 am    Oggetto: Rispondi citando

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L'ultima modifica di Anonymous il Mer Dic 12, 2012 9:25 pm, modificato 1 volta
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Hajna
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MessaggioInviato: Mer Dic 12, 2012 1:10 am    Oggetto: Rispondi citando

invio qst msg perché a ismail non verrà notificato il mio dato che abbiamo risp quasi simultaqneamente =)

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MessaggioInviato: Mer Dic 12, 2012 1:26 am    Oggetto: Rispondi citando

,,,


L'ultima modifica di Anonymous il Mer Dic 12, 2012 9:26 pm, modificato 1 volta
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MessaggioInviato: Mer Dic 12, 2012 1:35 am    Oggetto: Rispondi citando

Ismail A. ha scritto:
Ciao Hajna,
non è affatto vero il tuo ragionamento sull'Arabia Saudita.
Oggi in Arabia Saudità e negli Emirati Arabi Uniti vivono centinaia di migliaia di cristiani provenienti per la maggior parte dall'India e dalle Filippine.
In Arabia è permesso praticare il culto nelle case private ( dal 2011 in modo esplicito, per legge, prima implicitamente) e il governo non lo impedisce, pur sapendo che le persone in questione sono cristiani.
Negli Emirati vi è la più grande chiesa cattolica del Medio Oriente, che ogni anno per le festività cattoliche maggiori ospita migliaia di fedeli.


nelle case private? vabbè cmq ho letto da fonti affidabili che ad es. essere cattolici in nord-africa non è semplice... non si trovano neanche tante parrocchie... ed i cristiani vengono perseguitati ed aggrediti dalla gente per ignoranza. fino a maltrattare i preti e costringerli a non celebrare........
mi pare di aver letto su questo forum che ci siano luoghi permessi solo ai Muslim... forse si tratta nello specifico di Mecca che mi pare sia collocata in una delle due nazioni da me citate (ok non sono un asso in geografia e al momento non cerco su google perché oltre a scrivere qui sto facendo anche altro =)).
cmq secondo me qui c'è libertà di scelta, poi vabbè è ovvio che secondo te non è così perché frequenti posti frequentati da invasati.... con tutto il rispetto.

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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Mer Dic 12, 2012 3:32 am    Oggetto: Rispondi citando

Giuseppe ha scritto:
La libertà religiosa cui accennava sopra Umar era altra, riguardava la possibilità di trasmettere ai figli la propria religione; in questi termini il suo ragionaento mi sembra condivisibile: io cerco di trasmettere ai miei figli i miei valori, etici, morali politici e, anche e soprattutto, religiosi. E' giusto che sia così e debbo essere libero di farlo (così come voi, ovvio). Questa deve essere una mia libertà; sarà libertà di mio figlio, poi, da grande, continuare ad accettare i valori in cui l'ho cresciuto o no né, una volta che sarà maggiorenne, potrò fare molto per convincerlo se non dando l'esempio e continuando a spronarlo.


Gentile Giuseppe,

Visto il tuo intervento, colgo l'occasione per ricordare che - a differenza dell'ipocrisia promossa dall'attuale ordinamento socio-politico (nel quale sinceramente vedo poco di "cristiano", ma moltissimo di post-cristiano [mi riferisco alla secolarizzazione ed all'uso di certi concetti in nuova veste, ma il discorso è ampio]) - in un ordinamento islamico avresti il pieno diritto non solo di praticare la tua religione e di vedere difesi e protetti dall'esercito islamico tu, la tua famiglia ed i tuoi luoghi di culto, bensì avresti anche pieno diritto di trasmettere la tua religione ai tuoi figli, nonché di regolare i tuoi affari "comunitari" secondo il diritto canonico della chiesa cattolica.

Personalmente sono convinto che un cristiano praticante sarebbe in grado di vivere la propria fede in maniera molto più piena e completa in un governo islamico che nell'attuale "occidente secolarizzato". Compresa l'Italia, nella quale il rapporto col cristianesimo è vissuto in maniera molto sclerotizzata: i politici sembrano essere in gran parte ultra filo-clericali ma ben poco cristiani, e la definizione dei ruoli dei rapporti tra società e religione è confusa tra la laicità proclamata nella costituzione, le fitte relazioni con le istituzioni della chiesa cattolica, e le spinte secolarizzanti da parte dei vari sistemi culturali. Il risultato è che se da una parte abbiamo molta formalità cristiana (crocefissi nelle aule scolastiche e negli ospedali, cappelle nelle stazioni ferroviarie, educazione religiosa cattolica a scuola, sgravi fiscali, preti e vescovi invitati alle inaugurazioni di edifici, fabbriche, scuole), dall'altra abbiamo pochissima sostanza cristiana nella società e nelle singole persone.

Hajna ha scritto:
se ognuno sceglie la propria religione è perché avrà dei riscontri soprannaturali (anche se non mi risulta che voi Musulmani ne abbiate...


Prego?
Non sono sicuro di capire cosa intendi (anche se temo di aver capito).

Hajna ha scritto:
se due persone di religione diversa decidono di amare Dio ognuno a modo loro e di unirsi in matrimonio perché trovano l'uno nell'altra la persona ideale con cui condividere tutto e creare una famiglia (in virtù della loro compatibilità caratteriale,etc.) e sanno gestire questa differenza religiosa... tanto di cappello!!!!!! però è ovvio che essendo persone che si rispettano troveranno una soluzione adeguata per il loro figliolo.


Il fatto è che un Musulmano che sposi una donna cristiana od ebrea non può essere pienamente fedele alla propria religione se rinuncia all'obbligo religioso di impartire ai suoi figli un'educazione islamica e crescerli come Musulmani.

Non c'è alcuna "imposizione": le cose andranno chiarite sin da subito, già prima di sposarsi ed avere figli.

Le possibili situazioni allora saranno tre:

-O le cose vengono chiarite fin da subito e la moglie cristiana o ebrea accetterà liberamente che i suoi figli cresceranno e verranno educati come Musulmani;

-O la "moglie" non accetterà tale necessità dal padre, e la coppia si dividerà mancando un accordo su qualcosa di così importante ed irrinunciabile;

-O la persona che sposa una donna cristiana o ebrea se ne frega della sua religione (perché non è praticante, perché è ignorante della sua religione, etc., ed è innegabile che la maggior parte dei casi di matrimoni misti rientra in questi casi) e dunque non si pone il problema e lascia che i figli facciano "quello che vogliono" (in realtà, come abbiamo visto, delegherà la loro educazioni a potenti agenzie di acculturazione e dunque ai modelli da loro seguiti e promossi: scuola, televisione, facebook, etc.).

Hajna ha scritto:
ma proprio perché la scelta religiosa è molto importante... sarà sua responsabilità decidere...


Sarà comunque responsabilità sua decidere quando sarà più grande e nessuno potrà costringerlo a credere in una religione piuttosto che un'altra (non perché sia "sbagliato" costringere a fare qualcosa, ma perché è impossibile costringere una persona a credere a ciò in cui non crede).

Ma nel frattempo un Musulmano non può non riconoscere l'importanza di dare ai propri figli gli strumenti necessari a conoscere ed apprezzare ed essere in grado di praticare la propria religione, visto che da ciò dipenderà la sua salvezza nell'altra vita.

Un genitore davvero credente non potrà mai essere a suo agio all'idea che il proprio figlio abbandoni la propria religione, se sa bene che ciò equivale a fargli perdere qualsiasi possibilità di ottenere la salvezza nell'altra vita: come potrebbe mai un genitore accettare l'idea che il proprio figlio brucerà all'inferno per sempre?

Aggiungo anche un elemento: io ho accettato l'Islam quando avevo da poco superato la "maggiore età", per questo motivo non ho mai ricevuto un'educazione religiosa islamica dai miei genitori, che sono "cristiani di nome", e ciò mi è ha significato per me dover imparare a 18-20 anni ciò che un bambino Musulmano ha la benedizione di imparare a 5-6 anni, ed io ""invidio"" (in senso buono ovviamente) moltissimo i bambini che hanno avuto le benedizioni di poter imparare a leggere e recitare il Qur'an (etc. etc.) a 6 anni invece che a 18.

Privare un bambino Musulmano del suo diritto di conoscere la sua religione significa sradicarlo e mettere sulla strada della sua pratica religiosa degli ostacoli enormi, costringendolo ad acquisire le basi ad un'età molto più avanzata.

Non è una forma di "rispetto" verso la sua "libertà di scelta", è un'oppressione nei suoi confronti.

Hajna ha scritto:
e personalmente credo accetterei tutto purché si tratti delle religioni del libro (soprattutto se cristianesimo e Islam, dato che riconoscono Maria e Gesù =))


Allora problema risolto!

Hajna ha scritto:
@Ismail... anche le leggi divine cristiane non coincidono con quelle di Dio...


Mi fa piacere che tu te ne sia resa conto e mi auguro che tu possa comprendere quali siano davvero le leggi di Dio e ciò che Egli davvero vuole da noi.

Hajna ha scritto:
però se io volessi andare a vivere negli emirati o in arabia saudita non potrei manco entrarvi perché non sono musulmana..................


Hahahaha!! Scusa ma dove l'hai sentita 'sta roba!
Ci sono milioni di cristiani sia in Arabia Saudita che negli Emirati Arabi Uniti; anzi, in alcune zone degli Emirati Arabi Uniti vivono più non-Musulmani che Musulmani, ed in totale il 25% della popolazione negli Emirati è composta da non-Musulmani, dei quali il 9-10% sono cristiani!

Non mi dire che credi anche tu alle cose tipo "nei loro paesi però non ci sono chiese e se giro col crocefisso al collo (cosa che non fanno nemmeno in Italia, se non per accentuare il decolleté) mi ammazzano"?!

Churches in the Islamic World

(Attenzione, contiene musica)



Alcuni esempi di crocifissi tutt'altro che nascosti in paesi Musulmani:

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Ismail A. ha scritto:
se si veste in modo Sunnah ( cosa che io purtroppo non posso fare) si è continuamente controllati dalla polizia


Onestamente non è affatto così (magari a Roma è diverso).
Io venivo fermato dalla polizia più spesso prima di essere Musulmano che dopo! :-D
Alhamdulillah non ci sono problemi a girare vestiti "in modo Sunnah", con la barba, etc.
Lo preciso soprattutto per i molti fratelli paranoici che pensano che se si vestono da Musulmani o pregano in giro li arrestano/deportano/ammazzano o chissà che altro.
Chiaramente il tuo caso specifico (di cui avevi parlato in passato) è una storia ed una situazione a parte.

Hajna ha scritto:
nelle case private? vabbè cmq ho letto da fonti affidabili che ad es. essere cattolici in nord-africa non è semplice... non si trovano neanche tante parrocchie... ed i cristiani vengono perseguitati ed aggrediti dalla gente per ignoranza. fino a maltrattare i preti e costringerli a non celebrare........


Per favore...

Il fatto stesso che dopo 1300-1400 anni dalla conquista islamica del Nord-Africa e del Vicino Oriente siano rimaste tutt'ora popolazioni autoctone cristiane ed i rispettivi luoghi di culto (comprese altre confessioni cristiane spazzate via invece in Europa dal cattolicesimo che le considera eretiche) è la prova più evidente del contrario.

In Algeria ci sono 39 parrocchie per 5.042 battezzati: una ogni 129.

In Marocco ci sono 39 parrocchie per 23'300 battezzati: una ogni 597.

...In Italia ci sono 2-3 moschee vere e proprie per un milione e mezzo di Musulmani: una moschea ogni 500'000 Musulmani.

Non so se mi spiego.

Hajna ha scritto:
mi pare di aver letto su questo forum che ci siano luoghi permessi solo ai Muslim...


Se intendi la visita, gli unici luoghi cui i non-Musulmani non possono accedere sono soltanto le due città di Makkah al-Mukarramah e Madina al-Munawwarah; anzi, anche su questo vi sono divergenze d'opinione, con alcuni giuristi che limitano la proibizione solo all'accesso nelle due moschee principali delle rispettive città, ed altri che lo limitano solamente all'esecuzione dei riti dell'Hajj.

Rimando a:

Makkah Preclusa ai Non-Musulmani? -

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In una fascia che va' dal Senegal alle Filippine e dalla Russia al Kenya, ci sono solo due città che - da non-Musulmana - non puoi visitare, non mi sembra una grossa limitazione alle tue libertà di spostamento..

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MessaggioInviato: Mer Dic 12, 2012 6:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

Essendo "vittima" di una non educazione religiosa, non posso che ritenermi d'accordo con l'importanza di impartire dei valori religiosi fin da subito.
Mi ricordo che nella mia testa di bambina c'erano solo tante domande e nessuna risposta, tanta confusione e, dopo una certa età, un senso di vuoto.
Personalmente ritengo che la mancata trasmissione di valori religiosi crei più problemi che benefici, perchè se si insegna ai propri figli un qualcosa in cui credere fortemente, cresceranno più sicuri e più sereni. I valori del consumismo sono dei non valori, è inevitabile che arrivati ad un certo punto ci si pone delle domande e si percepisca un qualcosa che manca nella propria vita.
E' nella nostra natura umana sentire la necessità di essere guidati in un percorso, ciò ci contraddistingue dagli animali

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amatoLlah
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MessaggioInviato: Gio Dic 13, 2012 9:04 pm    Oggetto: Re: Sulle Obiezioni all'Educazione Islamica dei Figli Rispondi citando

Aurangzeb 'Umarzai ha scritto:


(Nel prossimo post insha'Allah vedremo come nell'Islam impartire un'educazione islamica ai propri figli sia invece obbligatorio, e - alla luce di quanto detto finora - vedremo in ciò una prova ulteriore della saggezza dei precetti dell'Islam, stabiliti dal nostro Creatore che ovviamente ci conosce meglio di noi stessi e meglio di chi complotta vanamente contro il Suo Din).


assalamo alykom wa rahmatollahi wa barakatoh,
io sono in attesa del prossimo post inshaLlah, e un tema molto importante,ma la discussione sta andando fuori topic.

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MessaggioInviato: Ven Dic 14, 2012 4:08 pm    Oggetto: BismiLlahi arRahmani arRahim Rispondi citando

Tornando all'argomento in questione, cioè l'educazione islamica per i nostri bambini, ringrazio `Umar per l'articolo che va dritto alla questione in modo chiaro e lampante, jazahuLlahu khayran.

Spero apra gli occhi a tanti inshaAllah sul semplice e banale fatto che se quasi nessuno oggi in Italia si sognerebbe di privare il figlio di un'educazione laica e mai penserebbe di essere un dittatore, un padre padrone o sciocchezze simile perché impone al figlio di andare a scuola, il fatto che si ha viceversa il timore di imporre un'educazione religiosa è dovuto un po' alla paranoica sudditanza agli idoli di questo tempo, fra cui c'è il "laicismo", la demonocrazia e tutto quanto sta di convenzionale e statale a partire dalla pubblica istruzione, o tutt'al più quella paritaria.

Dobbiamo liberarci dalle catene mentali che ci hanno messo, e di cui siamo noi stessi complici. E' ridicolo continuare a dirci liberi, a felicitarci di vivere in dei paesi in cui possiamo liberamente praticare la nostra religione, mentre intanto costringiamo i nostri figli ad andare in scuole pubbliche che li educano al kufr (miscredenza) e ai fawaish (immoralità), mentre fondiamo associazioni islamiche "democratiche" perché altrimenti ci fanno problemi, organizziamo eventi immorali con donne e uomini assieme perché dobbiamo integrarci... Cosa resterà del nostro Islam? Cosa trasmetteremo ai nostri figli?
Quel che non capiscono tanti musulmani è che di questo passo, al di là delle conversioni, al di là dell'alta natalità dei musulmani, in due o tre generazioni non resterà quasi nulla, come poco è restato nei paesi comunisti in cui c'è stata la stessa spinta acculturatrice da parte dei governi, forse solo un po' più repressiva, o forse nemmeno, e che anche per l'ignavia e la complicità di tanti musulmani in breve tempo ha distrutto la tradizione islamica di interi paesi.

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(([49.11] O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli. Com'è infame l'accusa di iniquità rivolta a chi è credente ! Coloro che non si pentono sono gli iniqui.)) 49:11



(Dio non è un uomo da potersi smentire,
non è un figlio dell'uomo da potersi pentire.
Forse Egli dice e poi non fa?
Promette una cosa che poi non adempie?)

Numeri 23:19 (BIBBIA)


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MessaggioInviato: Ven Dic 14, 2012 11:22 pm    Oggetto: Re: Sulle Obiezioni all'Educazione Islamica dei Figli Rispondi citando

amatoLlah ha scritto:
Aurangzeb 'Umarzai ha scritto:


(Nel prossimo post insha'Allah vedremo come nell'Islam impartire un'educazione islamica ai propri figli sia invece obbligatorio, e - alla luce di quanto detto finora - vedremo in ciò una prova ulteriore della saggezza dei precetti dell'Islam, stabiliti dal nostro Creatore che ovviamente ci conosce meglio di noi stessi e meglio di chi complotta vanamente contro il Suo Din).


assalamo alykom wa rahmatollahi wa barakatoh,
io sono in attesa del prossimo post inshaLlah, e un tema molto importante,ma la discussione sta andando fuori topic.


Cominciamo dal versetto che ordina ai Musulmani di proteggere loro stessi e le loro famiglie (dunque, figli compresi), dal fuoco, e qual'è la protezione dal fuoco se non l'Islam e la conoscenza della sua dottrina e dei suoi precetti?

"Ma`ariful Qur'an - Vol. 8 - Surah At-Tahrîm-66 : Verses 6-7
Mufti Shafi` Usmani RA


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O those who believe, save yourselves and your families from a fire, the fuel of which is human beings and stones, appointed on which are angels, stern and severe, who do not disobey Allah in what He orders them, and do whatever they are ordered to do. [6] O those who disbelieve, do not make excuses today. You will only be recompensed for what you have been doing. [7]

Commentary


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(O those who believe, save yourselves and your families from a fire...66:6). This verse addresses the general body of Muslims and enjoins upon them to safeguard themselves and their families from a fire of Hell whose fuel is people and stones. Then the verse goes on to describe the intensity and horror of the Hell-Fire. Towards the end of it the angels in charge of it, whose name is Zabaniah, are described. They are harsh and terrible from whom no inmate of Hell will be able to rescue himself by force, power, strength, flattery or bribery.

The word

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(your families) comprehends wife, children and slaves [males as well as females]. It is not inconceivable to include full-time servants in the imperative like slaves. When this verse was revealed, Sayyidna 'Umar
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inquired: "O Messenger of Allah, we understand how to save ourselves from Hell, that is, we guard ourselves against sins and carry out the Divine injunctions, but how do we safeguard our families from Hell?" The Messenger of Allah replied: "Instruct them to refrain from deeds that Allah has prohibited, and ask them to carry out deeds that Allah has enjoined. This will rescue them from the Hell-Fire." [Ruh-ul-Ma'ani]

Education and Training of Wife and Children: Every Muslim's Responsibility

The jurists have pointed out that, according to the verse under comment, it is the responsibility of every Muslim to educate the wife and children in matters of Shar'i obligations, and in matters of halal and haram and train them diligently to act upon them. A hadith says, "May Allah shower His mercy upon a person who says: 'O my wife and children, (be mindful of) your prayers, your fasting, your alms, your indigent, your orphan, your neighbour! It is hopeful that Allah will gather all these with him in Paradise" 'Your prayers, your fasting' and so on' implies 'Take care of them. Do not ignore them.' The phrase

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'Your indigent, your orphan and so on' implies 'Fulfil their rights towards them willingly and readily.' Righteous elders have said that the person deepest in punishment on the Day of Judgement will be the one whose family is ignorant and unaware of the religion. [Ruh]


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(O those who disbelieve, do not make excuses today. You will only be recompensed for what you have been doing....66:7) After advising the general body of believers, the current verse turns attention to the non-believers who are asked not to try to make excuses, because they will not be accepted. They will be told that they are merely being repaid for what they did.".
[

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,
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]

Al contrario, la scelta ""illuminata"", "moderna", "aperta" dei genitori che affermano di lasciare in futuro ai loro figli la "scelta" su quale religione adottare (come se fosse un figlio) e dunque si astengono dal dar loro un'educazione islamica, o accettano che essa venga mischiata ad un'educazione in base alle dottrine di altre religioni, parte da un presupposto estremamente grave e dannoso per l'iman di chi afferma queste cose, visto che di fatto decide di ignorare che l'unica salvezza è nell'Islam, e "facilita" l'adozione del kufr alle persone di cui dovrebbe avere più cura: i propri figli.

Come scrive l'Imam an-Nawawi riguardo al nutrire compiacimento verso il kufr (traduzione dall'arabo all'inglese a cura di Molvi Yusaf al-Kanadi):

Concerning What Constitutes Unbelief (kufr)

قال المتولى: ولو قال المسلم: يا كافر بلا تأويل, كفر, لأنه سمى الإسلام كفرا, والعزم على الكفر في المستقبل كفر في الحال, وكذا التردد في أنه يكفر أم لا فهو كفر في الحال, وكذا التعليق بأمر مستقبل, كقوله: إن هلك مالي أو ولدي تهودت أو تنصرت, قال والرضا بالكفر كفر, حتى لو سأله كافر يريد الإسلام أن يلقنه كلمة التوحيد فلم يفعل, أو أشار عليه بأن لا يسلم, أو على مسلم بأن يرتد, فهو كافر بخلاف ما لو قال لمسلم: سلبه الله الإيمان, أو لكافر: لا رزقه الله الإيمام فليس بكفر لأنه ليس رضا بالكفر, لكنه دعا عليه بتشديد الأمر والعقوبة عليه.


Al-Mutawalli said: If a Muslim says [to another Muslim] “O kàfir”! without any reason [that is, without actually believing him to be a kàfir on account of something he said or did], he commits kufr because [in effect] he has called Islam kufr [that is, by calling one of the representatives of Islam]. If one intends to commit kufr in the future, he commits kufr at that moment, and even if he vacillates about committing kufr, he commits kufr at that moment. Also if one makes his becoming a kàfir on some condition in the future, [he becomes a kàfir at that moment]; for example, if he said that if I lose my property, or my son, I will become a Jew, or a Christian. Furthermore, being content with kufr is itself kufr; thus, if a kàfir who wanted to become a Muslim asked him to give him shahàdah [that is, to make him repeat after him the shahàdah] and he did not do that [or delayed, by telling him to come to the mosque later, or to wait till after the prayer, or to wait till he brought witnesses, or to wait till so and so the director, or the imam, comes ], or motioned him not to accept Islam, or told a Muslim to apostatize, he becomes a kàfir. However, if one said to a Muslim, “May Allah deprive you of your faith (Imàn),” or if he said to a kàfir, “May Allah not give you Imàn,” that will not be kufr because it does not constitute being content with kufr, rather it is a curse that he be treated severely and that he be punished.

قلت: وذكر القاضي حسين في الفتاوى وجها ضعيفا أن من قال لمسلم: سلبه الله الإيمان كفر, ولله أعلم.

I declare [says Imam al-Nawawi]: Al-Qàdi Husain in his al-Fatàwà mentioned a weak opinion [reported of Imam Shàfi‘i] that one who says to a Muslim, “May Allah deprive you of Imàn,” commits kufr. Allah knows better
".

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MessaggioInviato: Sab Dic 15, 2012 4:30 am    Oggetto: Rispondi citando

Masha'Allah il giorno prima che scrivessi il primo post di questo thread è uscito quest'ottimo (come sempre) articolo di Khalid Baig, che in alcuni punti riprende lo stesso discorso che facevamo qui.
L'ho visto solo stanotte, ma credo di essere ancora in tempo per riproporlo nella sua interezza, invitandovi a leggerlo anche se un po' lungo:

--

Rethinking Education

By: Khalid Baig

Source:
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POSTED: 26 MUHARRAM 1434, 10 DECEMBER 2012

Although the Muslim world is facing many crises today, probably none has more far reaching consequences than the crisis of education. If in every area we find that our affairs are not being run properly, the problem ultimately lies with the system that produced the people responsible for running those affairs. For the same reason its solution offers the greatest promise for the future.

The problem has become intractable because not only our system of education has been corrupted; our very ideas about education have also been corrupted. That is why despite the presence of educational institutions of every type everywhere, the problem defies solution. We are producing literacy but not education. We are disseminating information but not knowledge. We are producing certificates, diplomas, and degrees of every conceivable type but we are not producing men of learning and understanding needed to run the affairs of the Ummah and help it carryout its task of being a guide for the humanity.

The Muslim world throughout is plagued with the presence of two parallel education systems. Schools, colleges and universities on the one hand and madrasas or Darul ulooms on the other. They are parallel in a textbook definition of parallel lines; two lines that never meet. Together they are tearing the fabric of the Muslim community by pulling it in opposite directions.

In order to understand where we stand and where we are headed with what we have, it is important to look at how we ended up where we are now.

The paramount system of education throughout the Muslim world is the system of western education introduced by the imperial powers: The British in the subcontinent, Palestine, Sudan, Egypt, Iraq, and elsewhere; the French in Algeria, Lebanon, Syria, Tunis and Morocco; the Italians in Libya; and so on. These imperial powers methodically worked to destroy the system of education they found in the conquered territories and confer all the power and prestige on the implanted system.

Their main purpose was to control the minds of their subject people. It is instructive to note that the first three universities established in India (Calcutta, Bombay, and Madras) did not do any teaching at all when established or for decades after that. They were established in 1857 and their task was to conduct examinations for the students in their vast areas of jurisdiction, thereby controlling education throughout India. In other words their prestige was not due to their excellent teaching---as there was none--- but due to their monopoly over the granting of certificates and degrees which could be cashed through government employment. [1]

Imperial Schooling

The immediate purpose of the schools and colleges established by the imperial government was the production of junior functionaries for running its affairs. Their products were required to be cogs in the wheels of the exploitative and repressive imperial machinery. For this they had to be convinced of the superiority of their masters, their language, their manners, their knowledge, their system of government, their culture and their history while disdaining their own history and civilization and questioning their religion. Prayers in a textbook used in Libya by the Italians sums up the plan: “O God! Help me to be a good Italian. O God! Help me to love Italy, my second fatherland.” One could substitute France or Britain for Italy in the other colonies.

Toward this goal, they eliminated religious education from government schools in the name of religious neutrality, replacing it with secular humanism. With this moral training was also eliminated. Science education was introduced to train the students into celebrating the discoverers of the laws which governed the physical world from atoms to the huge galaxies, without ever thinking of the Creator of the universe and its laws. It was also used to convince them of the absolute authority of science as the arbiter of truth. The language of instruction was changed to cut the students off from their culture and civilization, decrease parental authority and parental participation in their learning, and develop in them an abiding inferiority complex.

Free universal education was ended; it was a requirement of the grants-in-aid system to support a school that the school must charge fees. Providing education was no longer a calling but a business. Its purpose was no longer to produce a good human being but a good wage earner. A petition filed by Arab organizations in Palestine to the Mandate Commission in 1945 stated that the British government policy (the mandatory power) was tajheel (spreading ignorance) not taleem (education). The same could be said of all the colonial powers in all the colonies.

Madrasas

Today most people have no idea of what a madrasa looked like. While there are thousands of historic mosques and tombs throughout the subcontinent, we do not find old madrasa buildings. What happened to them? Well, they never existed! Madrasas existed in a masjid, in the living room of an affluent person in the neighborhood or in the home of the teacher, or under a tree. There were no fees and no fixed grades. Students joined a teacher to study a particular book with him. Classes were heavily interactive so the examination took place everyday, there being no idea of an annual exam. The students that had read a book with a teacher could and did immediately start teaching it to others. Teachers either had support from a ruler or an affluent person or had waqf lands that sustained them. Not only that there were no fees, but frequently students were given a stipend or financial aid by the teachers.

At the time of British arrival in the subcontinent, this system of education was producing men for all walks of life. A large country with millions of people needed all kinds of goods and services and people who could produce them. The country needed religious leaders, scholars, administrators, judges, craftsmen for all sorts of products from textiles to pottery to weapons, builders, workers, soldiers, generals, physicians, writers, copyists (in a thriving publishing business), teachers, and traders. And the pre-colonial madrasa did produce them all. Ustad Ahmad Lahori (d. 1060 AH/1650 AC), the chief architect of Taj Mahal and Jami Masjid Delhi was a graduate of a madrasa [2]. So was Ali Mardan Khan (d. 1067/1657) who was the builder of Shalamar Gardens in Lahore. So was Khairullah Khan Dehlvi (d. 1161/1747) who built the Observatory in Delhi. So was Ustad Rumi Khan who built cannons for the Mughal King Babar (d. 937/1530). So were other architects and engineers who built hundreds of other civil engineering marvels throughout the vast land. Madrasa taught them reading, writing, arithmetic, geometry, tib (medicine), Farsi, Arabic, Qur’an, Hadith, Logic, and Fiqh in an environment which valued adab (manners and morals) over book learning. Then they learned the crafts through apprenticeship and on the job training with a master.

This was the system sustained by the pre-modern Mughal society. It had the capability of absorbing the new disciplines and knowledge coming from Europe into its rich tradition without causing a permanent disruption if it had been allowed to. But those developments coincided with the coming of the colonial masters who had no intention of letting this conquered land tame their modernity, picking only the useful things from it and adapting them to the values and traditions of the society.

Destruction of the Madrasa System

Despite its weaknesses and problems but contrary to common perceptions, this old system of education did not die of natural causes; it was crushed by the power of imperial despotism---by its guns and political intrigue, not its superior scholarship and pedagogy. The task of destroying the existing system of education was carried out efficiently and ruthlessly by simultaneous attacks on two fronts. On the one hand they cutoff financial support for the existing madrasas. Through zamindari system and “land reforms” Muslim landholders who were sponsors of education were impoverished. Further --- and it is just one example of this effort--- a barbaric machinery was established to execute the notorious Resumption Act (1828-1846) to confiscate the tax free land grants that had sustained madrasas for centuries. Even W. W. Hunter (d. 1900), who was later a member of the governor-general's council and presided over the commission on Indian Education admitted, “The Resumption proceedings were harsh in the extreme.” As he describes, an army of “informers, false witnesses, and clam, stern Resumption officers” spread throughout the length and breadth of India, demanding land documents and declaring them invalid at the slightest pretext. The lands were thus confiscated. At the height of this campaign in the middle nineteenth century, hundreds of madrasas closed every year in a single district.

On the other front the imperial despotism eliminated opportunities for employment of the graduates of the old system who had historically filled the jobs in the administrative and judicial branches of the Mughal governments. The only jobs left for them were those associated with mosques, now offering low prestige and lower salary. It is a testimony to its resilience that the system was down but not out despite these attacks. It survives in the form of today’s madrasas.

Modernity

The drastic educational revolution was brought about at the same time as modernity was ushered in at the terms of the colonial power and for the purpose of serving its needs. Beginning in the 1840s Lord Dalhousie’s huge public works project was started to “forge the conquered territory into a unified, secure, and productive colony.” [3] The projects included irrigation, railways, telegraph, mining, and manufacturing. They were all aimed at easing and strengthening imperial control and making the land more productive for the imperial masters.

But there were additional benefits. The dazzling display of engineering feats convinced the people of the superiority of their masters. As Syed Ahmad Khan said at the meeting of Civil Engineering Society in London in 1869, “What creates the most awe of the British Empire in the minds of the people is the work of its engineers.” Not just engineering work but all aspects of modernity made the old education irrelevant and new education a necessity. Obviously madrasas had not been designed to produce the people who could serve the modern institutions that had suddenly been imposed on the land.

To be sure it was a necessary evil in the eyes of many. Syed Ahmad Khan himself openly admitted the problem with the new education even as he slavishly embraced it: “As this education spreads, and spread it must and I am also helping it spread, to the same extent ill feelings, indifference, and even turning away from Islamic practices will become common.”

The society had been changed. Its economic organization, social relations, power structure and all the institutions that had sustained it had been crippled. It could no longer be business as usual.

Deoband

It is in the context of this modernity imposed by imperial despotism at its terms that we should understand the heroic work of the founders of Deoband. Deoband was the first institutional madrasa in the subcontinent: The mother madrasa whose example was followed by all the other madrasas, of all persuasions, in the years and decades to come. It was started under the shade of a pomegranate tree, as Deoband historians love to tell us. But that would hardly be a distinguishing feature as thousands of other madrasas had operated under the shades of trees for centuries in the subcontinent as already noted. Actually that humble beginning was a link with the past that masked a revolutionary change for the future. It would soon introduce a purpose built building housing the class rooms, a system of classes and grades, annual examinations, an organization structure for the faculty and an administrative structure to manage the new madrasa. All of these were innovations and there was internal resistance as they were introduced. Yet, instead of longing for the good old days, its visionary founders designed a modern institution that could survive in the changed post Mughal society that had been forced upon the land. This is an achievement that unfortunately has been ignored by friends and foes alike.

Deoband was not all that was needed, but it was all that could be under the crippling constraints imposed by the imperial despotism. If madrasas had provided all education before, they should have continued to do so now, absorbing the new disciplines and knowledge coming from Europe in their own scheme. But that would require much more than a competent staff well versed in both old and new subjects (itself a daunting task); it would also require an army able to defeat the colonial regime. For, we should have no doubt that the colonial masters would never have allowed such a scheme that would disrupt their plans. Their plans were to disrupt the society and turn it into a willing accomplice to its own subjugation. Any challenge to that would be an existential threat. Let us not forget that even such a loyal and subservient person as Syed Ahmad Khan was not allowed to establish his university. The Aligarh Muslim University did not come into being for nearly a quarter century after Syed Ahmad’s death. He had to quash his plans to build his life’s dream of an independent university and had to be content with establishing the M.A.O College that would be under total academic control of Calcutta University. If this was the freedom given to a loyal servant, one can imagine the freedom allowed to those who were suspected as troublemaker right from the beginning.

Deoband, and other madrasas that emulated its example in institutional structure, avoided conflict with the colonial educational establishment by staying clear of the new subjects taught by them. They made it their goal to preserve the old education ---- now considered to be purely “religious” education. This education had produced civil servants, judges, and well rounded scholars in all fields in a previous era. But their worldly component catered to a world that no longer existed. In the changed world it would only produce imams for the mosque.

They could not tame modernity; they had to find a safe haven in a corner of it. At a time when even this corner was threatened, it was a great achievement. Lest we underestimate the significance of this work, let us not forget that it was in 1856 that Father Edmond’s letter was sent to all the employees of the East India Company exhorting them that the time had come for all of India to become Christian. This was after decades of sustained and increasingly aggressive work by missionaries from all over the Christian world who had been supported by the East India Company. There is no saying what would have happened to Islam and Muslims in the subcontinent if these madrasas had not been there.

Unfortunately what was adopted under compulsion by the founders was retained voluntarily by their followers when times changed. They stuck to the drastically reduced scope, even after the imperial rule ended, because they imagined this to be their universe. As a result they had staged a voluntary withdrawal from the larger public sphere. Madrasas became a smaller and weaker pole in a polarized world of education. The task of producing leaders for all walks of life was taken over by the opposite pole of schools and colleges created in the image of the Western model introduced by imperialism.

Hybrid Education: The Best of the Two Worlds?

The tensions created by the two opposing systems are an old story. We can see them playing out in every Muslim country. How to bridge the gulf between the two is a question that has occupied our minds for more than a century. The dilemma is we cannot do without either one of them and at the same time we cannot continue to have two disparate systems.

The solution that has lately become popular among concerned educators and parents is the hybrid system, combining religious and secular education in one institution. These schools provide Qur’anic education, hifz training, Islamic studies, and Arabic in addition to math, science, social studies and English language and literature taught in the normal secular schools. The new English medium Islamic schools in Pakistan which prepare the students for O and A levels are the trendiest examples of this approach. May be we finally have a solution that would produce Muslim doctors, engineers, scientists, managers, and leaders for all walks of life--- people who would combine first rate worldly education with a solid Islamic education.

Or would they?

Unfortunately while these schools are better than what we had before as contemporary schools, they are hardly a solution to our educational crisis. If the two worlds are not harmonious and pull in opposite directions, as they do, then combining them under one roof is not going to make them so. Hybrid education’s teaching of science, social studies, medicine, engineering, law, journalism, management, business or any other subject would not automatically be stripped of their un-Islamic humanistic worldview just because of a heavier load of Islamic subjects in the curriculum.

If we teach them the same science using the same books as the other schools, the problems will also be the same. For in science we are teaching our students to look at the universe from the viewpoint of a person who does not know God. "And how many Signs in the heavens and the earth do they pass by? Yet they turn their faces away from them." [Yusuf, 12:105]. A proper study of science would make one appreciate both the Power, Majesty, and Grandeur of Allah’s creations and the humbleness and limitations of human knowledge and abilities. Today our science education gives exactly the opposite message. Will this problem go away because the school is also teaching Qur’an memorization and Arabic language?

How can the students reconcile the laws of conservation of mass and energy, which imply an eternal universe, with the knowledge that Allah created the universe from nothing and it will end one day? How can they reconcile the Qur’anic story of Creation with Darwinian story of Evolution? How can they reconcile the command (and a believer’s natural disposition) to reflect on the creations of Allah with the command of science never to mention the name of Allah when engaged in scientific discourse? How can they reconcile the belief in the unseen, which is the first requirement for getting guidance from the Qur’an, with the injunction of science that certain knowledge can only come from sense perception and everything else is suspect and possibly a superstition? How can they reconcile the Islamic worldview with a capitalistic, materialistic worldview that permeates all “secular” curriculums?

The simple answer is they cannot. If they start thinking about the issues they will face endless confusion and frustration. More likely, they will just internalize the secular perspective and relegate Islam to the ritual corner. They will probably be better at the rituals than students going to other schools, but that is a far cry from being good Muslim scientists, engineers, managers, and other professionals that they were supposed to become. They would have effectively learned that Islam is a beautiful religion and dear to our hearts but is irrelevant to understanding this world or to solving its problems. In the hybrid model when you study the serious and prestigious subjects that deal with this world, you still leave Islam at the door step. The problem is not limited to science and technology. It covers the entire spectrum of subjects in our secular system. The best of our MBAs today learn that the goal of a business is to maximize profits and the goal of marketing is to create demand by manipulating people’s perceptions. Those who excel there naturally try to be best at these skills. The best of our journalism graduates do not have a different model for journalism than the one presented by the West. They do not have their own definition of the news, their purpose for gathering it or their own moral standards that must regulate its dissemination. In economics we have been teaching that human beings are utility-maximizing animals. In our teaching of history, we see random events without a moral calculus driving them. We do not see Allah’s laws that govern the rise and fall of nations. In psychology or sociology, medicine or engineering, civics or geography, it is the same story. In fact, our schools and colleges have been the main agency for secularization of Islamic societies.

This problem is not fixed by the hybrid model. In hybrid schools the best we can hope is that the students will become practicing Muslims in a narrow sense of the word, but if they have not been trained and educated to detect and challenge the secular dogmas that have been integrated into their curriculums then in their working lives they will be taking the same road as those who did not go to the hybrid schools.

We can see some additional serious problems in some of the hybrid schools that have emerged in Pakistan. They may even be run by a madrasa and co-located with it at the same campus but everything about them tells you that they belong to a different world. It is hard to beat the feeling that the old madrasa represents third class education while its hybrid cousin represents first class. They charge fees, and quite steep fees, for that matter. They use English not as a foreign language but as a medium of instruction, reaffirming its superiority over Urdu and Arabic. They even use textbooks from Oxford, oblivious of the clever distortions and corruptions in their texts. Lord Macaulay would feel vindicated by these schools!

Solution: Integrated Curriculum

The real solution requires decolonization of our minds. It is not an easy task to dismantle the frame of mind that has been created, nurtured and reinforced for over two centuries. But there is no other option.

Let us imagine that we were there when European nations started to advance in some areas of knowledge but, unlike what really happened, we were independent and free. What would we do? Simply we would do what we had done throughout history; take the useful components of their new knowledge and incorporate it into our system--- aligning it with our worldview, vision, and values. We had always accepted worldly knowledge from other nations --- Hindus, Persians, Greeks, Romans, Jews, Christians --- but it was assimilated into our system. It was an organic growth within our own society not a forced, foreign, disruptive implant.

What will be produced using the same honorable and sensible approach will be an integrated curriculum. Every subject will then be infused with the vision of Islam. Our entire education will then be stamped with the signature of Islam.

Al-Khwarizmi’s Algebra

To get a glimpse of what we are talking about here, let us pick up the book of Algebra, written by Mohammed bin Musa Al-Khwarizmi, who introduced algebra to the modern world. He lived at the time of Al-Mamun (d. 218 AH/833 AC) and was the head of Baitul Hikma. Let us garner some wisdom from this well respected head of the House of Wisdom.

It begins: “Praised be Allah for His bounty towards those who deserve it by their virtuous acts, in performing which, as prescribed by Him to His adoring creatures, we express our thanks, and render ourselves worthy of the continuance (of His mercy), and preserve ourselves from change; acknowledging his Lordship, bending before His Power, and revering His Greatness!”

Right away this beginning destroys any notion that what we are embarking upon is a secular enterprise. In the pre-colonial era all books, whether on chemistry, medicine, astronomy, optics, mathematics, or any other subject were always started this way. The idea of a secular domain (i.e. one divorced from religion) did not exist. This also alerts us that in the pursuit of this subject as elsewhere we are accountable to Allah and should not be doing or saying anything that would not meet His approval. Second, the words of praise are the author’s. He is not copying a standard formula as a ritual but voicing his deeply held emotions.

This is followed by the invocation of blessings on the Prophet, again in the author’s own words: “He sent Mohammed (on whom and on whose descendents, may the blessing, and peace of God repose!) with the mission of a prophet,- long after any messenger from above had appeared, when justice had fallen into neglect, and when the true way of life was sought for in vain.”

After this he describes the purpose of writing this book, which is, “…a short work on Calculating by (the rules of) Completion (jabr)and Reduction (muqabala), confining it to what is easiest and most useful in arithmetic, such as men constantly require in cases of inheritance, legacies, partition, lawsuits, and trade, and in all their dealings with one another, or where the measuring of lands, the digging of canals, geometrical computation, and other objects of various sorts and kinds are concerned.”

There is a clear declaration of purpose, which is to benefit other people, with specifics of how that is to be accomplished. This again is a hallmark of books written in the glorious Islamic tradition. They always declared up front the purpose of studying the subject that they dealt with. It was not education for the sake of education but for a purpose. In contrast modern textbooks fail to make a clear declaration of the purpose of study of the subject. And how many students we find in the universities today who do not have a clear idea of why they are studying what they are studying, except to get a degree or fulfill the requirement for a pre-requisite!

There is an even higher purpose here that he mentions next. He says that in writing this book he is “... relying on the goodness of my intention therein, and hoping that the learned will reward it, by obtaining (for me) through their prayers the excellence of the Divine mercy” He wrote this trailblazing algebra book so people who benefit from it would pray for him and help him get Allah’s mercy.

It is this loftiness of purpose, clarity of vision and wholesomeness of intellect that we need to reinvent Islamic education. This requires completely revamping our education and our thinking about our education. It requires rewriting our textbooks and teaching plans from the lowest to the highest levels so they are infused with Islamic weltanschauung, the Islamic worldview.

Certainly that requires huge resources. But the bigger problem is that we have not yet realized that the hybrid model is not our destination. We have to set our sights on the integrated model. Then a practical solution will be that we begin with teacher training. Dedicated teachers can be trained into the new mode of thinking and using their central position in the education process they can also have a central role in the education revolution. Using the classroom experiences then can pave the way for rewriting of textbooks as the next step.

Let the decolonization of our minds begin.

---------------------
Notes:

1 With the imperial government establishing monopoly over every possible trade (textiles, grains, tea, salt, sugar, indigo, transportation, communications --- you name it), it was the largest employer. It also had a huge administrative bureaucracy. Further its judiciary wiped out the system of qadi courts and concentrated the power of hiring the judges and administrative staff in the hands of the imperial government.

2 The madrasa of Mulla Abdus Salam of Lahore.

3 Gyan Prakash, “Another Reason: Science and the Imagination of Modern India”, New Jersey: Princeton University Press, 1999.

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MessaggioInviato: Sab Dic 15, 2012 1:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:

However, if one said to a Muslim, “May Allah deprive you of your faith (Imàn),” or if he said to a kàfir, “May Allah not give you Imàn,” that will not be kufr because it does not constitute being content with kufr, rather it is a curse that he be treated severely and that he be punished.


ora mi sa che sono io che vado off topic.
se puo cambiare la parola Iman con Islam, nella frase sottolineata? cioè augurare a un kafir di non essere guidato alla Retta Via?

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MessaggioInviato: Sab Dic 15, 2012 6:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

amatoLlah ha scritto:
Citazione:

However, if one said to a Muslim, “May Allah deprive you of your faith (Imàn),” or if he said to a kàfir, “May Allah not give you Imàn,” that will not be kufr because it does not constitute being content with kufr, rather it is a curse that he be treated severely and that he be punished.


ora mi sa che sono io che vado off topic.
se puo cambiare la parola Iman con Islam, nella frase sottolineata? cioè augurare a un kafir di non essere guidato alla Retta Via?


Ho l'impressione sia "la stessa cosa" in questo caso, ma non ne sono sicuro ai fini dell'hukm.

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MessaggioInviato: Dom Dic 16, 2012 11:36 am    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:

The jurists have pointed out that, according to the verse under comment, it is the responsibility of every Muslim to educate the wife and children in matters of Shar'i obligations, and in matters of halal and haram and train them diligently to act upon them. A hadith says, "May Allah shower His mercy upon a person who says: 'O my wife and children, (be mindful of) your prayers, your fasting, your alms, your indigent, your orphan, your neighbour! It is hopeful that Allah will gather all these with him in Paradise" 'Your prayers, your fasting' and so on' implies 'Take care of them. Do not ignore them.' The phrase 'Your indigent, your orphan and so on' implies 'Fulfil their rights towards them willingly and readily.' Righteous elders have said that the person deepest in punishment on the Day of Judgement will be the one whose family is ignorant and unaware of the religion.


aggiungendo il Hadith "kullokom ra'e e kullo ra'in mas'ul an ra'iyatih"(كلكم راع وكلكم مسؤول عن رعيته), mi chiedo quando finisce la responsabilità del/dei genitore/i?? esempio se un padre educa per bene i figli, ma questi lo stesso commettano dei peccati.., sara anche il padre responsabile in parte di questo?

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MessaggioInviato: Dom Dic 16, 2012 11:58 am    Oggetto: Rispondi citando

amatoLlah ha scritto:
Citazione:

The jurists have pointed out that, according to the verse under comment, it is the responsibility of every Muslim to educate the wife and children in matters of Shar'i obligations, and in matters of halal and haram and train them diligently to act upon them. A hadith says, "May Allah shower His mercy upon a person who says: 'O my wife and children, (be mindful of) your prayers, your fasting, your alms, your indigent, your orphan, your neighbour! It is hopeful that Allah will gather all these with him in Paradise" 'Your prayers, your fasting' and so on' implies 'Take care of them. Do not ignore them.' The phrase 'Your indigent, your orphan and so on' implies 'Fulfil their rights towards them willingly and readily.' Righteous elders have said that the person deepest in punishment on the Day of Judgement will be the one whose family is ignorant and unaware of the religion.


aggiungendo il Hadith "kullokom ra'e e kullo ra'in mas'ul an ra'iyatih"(كلكم راع وكلكم مسؤول عن رعيته), mi chiedo quando finisce la responsabilità del/dei genitore/i?? esempio se un padre educa per bene i figli, ma questi lo stesso commettano dei peccati.., sara anche il padre responsabile in parte di questo?


Rimando al seguente thread, in particolare alla fatwa riportata in esso:

Crisi religiosa e famiglia -

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MessaggioInviato: Ven Mag 03, 2013 1:11 am    Oggetto: Rispondi citando

Forcing Kids to Stay Away from Evil - Mawlana Yusuf Laher -
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MessaggioInviato: Mer Feb 26, 2014 2:08 am    Oggetto: Rispondi citando

'Umar Kalabristani ha scritto:
Masha'Allah il giorno prima che scrivessi il primo post di questo thread è uscito quest'ottimo (come sempre) articolo di Khalid Baig, che in alcuni punti riprende lo stesso discorso che facevamo qui.
L'ho visto solo stanotte, ma credo di essere ancora in tempo per riproporlo nella sua interezza, invitandovi a leggerlo anche se un po' lungo:

--

Rethinking Education

By: Khalid Baig

Source:
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POSTED: 26 MUHARRAM 1434, 10 DECEMBER 2012


Leggermente OT rispetto al thread principale, ma legato all'articolo di Khalid Baig qui sopra è questo splendido ed estremamente discorso di Shaykh Syed Salman al-Hussaini al-Nadwi:

Shaykh Salman al-Nadwī: What should be our education system? - Shaykh Syed Salman al-Hussaini al-Nadwi -

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MessaggioInviato: Sab Dic 13, 2014 8:33 pm    Oggetto: Rispondi citando

al-Qustantiniyy ha scritto:
'Umar Kalabristani ha scritto:
Masha'Allah il giorno prima che scrivessi il primo post di questo thread è uscito quest'ottimo (come sempre) articolo di Khalid Baig, che in alcuni punti riprende lo stesso discorso che facevamo qui.
L'ho visto solo stanotte, ma credo di essere ancora in tempo per riproporlo nella sua interezza, invitandovi a leggerlo anche se un po' lungo:

--

Rethinking Education

By: Khalid Baig

Source:
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POSTED: 26 MUHARRAM 1434, 10 DECEMBER 2012


Leggermente OT rispetto al thread principale, ma legato all'articolo di Khalid Baig qui sopra è questo splendido ed estremamente discorso di Shaykh Syed Salman al-Hussaini al-Nadwi:

Shaykh Salman al-Nadwī: What should be our education system? - Shaykh Syed Salman al-Hussaini al-Nadwi -

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E ancora sull'argomento:

"A common occurrence within Muslim families, especially those hailing from the Indo-subcontinent and the Arab world, is the incidence of parents pressuring children towards the study of medicine or engineering. This can be attributed to the hands of British colonialism, as it was monumental in eroding the traditional religious education systems in the Indo-subcontinent and replacing them with English-standard school systems that promised to prepare students for “good” jobs within the colonial administration. Many Indian families were lured by the perception that the English-standard schools were superior and therefore demand for the traditional schools dwindled, leading to the collapse of the traditional madrasa system. There have been some positive externalities that came about from this but overall, religious education, and the Muslim Ummah specifically, suffered immensely".

L'articolo completo su:

Decolonizing Our Career Paths: An Exploration beyond Medicine and Engineering - Nirav Bhardwaj -

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