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L'avvistamento lunare e la definizione dei mesi Islamici

 
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Inviato: Sab Lug 11, 2020 7:59 pm    Oggetto: Ads

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Abdel Nur
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MessaggioInviato: Ven Mag 18, 2012 7:11 pm    Oggetto: L'avvistamento lunare e la definizione dei mesi Islamici Rispondi citando

Breve saggio di Shaykh Ibrāhīm della Dār ul-'Ulūm al-Madanīa (trad, note e grassetti di 'Abdu n-Nūr Ibrāhīm), liberamente tratto da Madania.org

Introduzione
«E' sufficiente menzionare il Ramadān, per trovarsi dinanzi a diverse cose. La prima di esse è l'avvistamento della luna, e quindi gli alterchi e gl'incessanti litigi che risuonano nelle moschee e nelle comunità, dal principio del mese di Ramadān fino alla sua fine. [..] Il risultato è di per sé evidente. Uno dei giorni rituali più sacri dell'Islām e due giorni di celebrazione della Ummah sono trasformati (da Shaytān) in tre giorni di disunione e di caos.

E' perciò che è importante analizzare tale questione dell'avvistamento lunare attraverso il Corano e la Sunnah. Così, ogni Musulmano può stabilire la propria posizione in accordo con il Corano e la Sunnah, e parimenti conoscere la posizione degli altri in base alle evidenze utilizzate per supportare le loro posizioni. Quelli che seguono sono alcuni punti, discussi in modo che ci aiutino a riflettere su tale questione, così da alleviare - se non proprio risolvere - le divisioni e le forti tensioni fra entrambe le parti; ancor più importante, ciò ci aiuterà ad aprire le nostre menti alle opinioni altrui. E tutto ciò non è difficile per Allah. [1]

Ci sono un paio di cose su cui noi tutti possiamo trovarci d'accordo. La prima è che i mesi del calendario Islamico sono basati sulla luna. La seconda è che non c'è dissenso sul fatto che un mese Islamico sia o di 29 o di 30 giorni; esso non può durare né meno di 29 giorni né più di 30. La questione allora è come determinare l'inizio e la fine del mese. Quelle che seguono sono le varie opinioni di come e quando ha inizio un nuovo mese.

1) Alcune persone seguono i calcoli astronomici. Essi dicono che la nascita di una nuova luna, determinata dai calcoli astronomici, determina il principio della luna nuova.

2) Altri sono del parere che la luna avvistata in un qualsiasi luogo del mondo dia principio all'inizio del mese per tutti i Musulmani.

3) Ci sono poi coloro che seguono l'avvistamento lunare dell'Arabia Saudita. Pertanto, la luna avvistata altrove, dal loro punto di vista, non determina l'inizio di un nuovo mese. Ciò ha creato una tendenza nazionalistica tra i Musulmani di differenti etnie. Un Pakistano può sostenere di seguire soltanto l'avvistamento lunare effettuato dal Pakistan, o da una persona di origine Pakistana, od un Turco può asserire di accettare soltanto l'avvistamento lunare effettuato da un Turco, o l'inizio di un nuovo mese lunare quand'esso sia dichiarato ufficialmente dalla Turchia.

4) Alcune persone seguono l'Arabia Saudita soltanto per [quanto riguarda la datazione del mese di] Dhū l-Hijja, ed il locale avvistamento lunare [del proprio Paese di residenza] per i restanti undici mesi.

5) Infine, ci sono persone che fanno riferimento all'avvistamento lunare locale, che significa che il nuovo mese non ha inizio nella loro regione finché la luna non è avvistata in quella stessa regione, od in una regione circostante, anche qualora la luna fosse stata avvistata altrove nel mondo.

1. I calcoli astronomici
Determinare il principio e la fine di un nuovo mese tramite i calcoli astronomici [è una pratica che] non ha alcun fondamento nel Corano e nella Sunnah. Il criterio nella Sharī'ah per discernere il principio di un nuovo mese e la fine del mese precedente è basato sull'avvistamento lunare attuale [effettivo, ndt]; ciò significa che se la luna non è avvistata, il mese sarà completato con 30 giorni. Negli ahadīth, il Nobile Profeta (ﷺ) pone incessantemente enfasi su questo aspetto: «Non digiunate finché non vedete la luna; non rompete il vostro digiuno finché non vedete la luna». [Bukhārī h.1773; Muslim h.1795; Nasā'ī h.2093; Abū Dāwūd h.1976; Muwatta' Mālik h.557]

Ciò significa che se non vedete la luna, allora non cominciate [il digiuno rituale del mese di] Ramadān; allo stesso modo, non celebrate l'Eid [al-Fitr, la Festa della Rottura del digiuno rituale, ndt] finché non vedete la luna [nuova, che stabilisce la fine del mese di Ramadān ed il principio del mese successivo, Shawwāl, ndt]. In un altro hadīth, il Nobile Profeta (ﷺ) ha chiaramente proibito l'uso del calcolo [astronomico]; egli ha detto: «Noi siamo una nazione illetterata. Non scriviamo né calcoliamo i mesi». [Prosegue l'hadīth:] «Egli disse: "Ciò è così, così, e così". Dicendo ciò, il Nobile Profeta (ﷺ) alzò le sue mani tre volte, con tutte le dita distese le prime due volte, ed il pollice nascosto, la terza, per indicare 29 giorni. Poi disse: "Il mese è così, così, e così", ed alzò di nuovo le mani tre volte, questa volta con tutte le dita distese ogni volta, per indicare 30 giorni». [Muslim h.1806; Bukhārī h.1780; Nasā'ī h.2111; Abū Dāwūd h.1975]

In questo hadīth, il Nobile Profeta (ﷺ) non vuol certamente dire che questa è una Ummah di illetterati, ma piuttosto egli enfatizza la loro semplicità, nel non essere [artificiosamente] educati a proposito del tema che stiamo discutendo. Alla base di ciò, l'obiettivo è quello di dichiarare che non conosciamo calcoli, né intendiamo adottare questo metodo per determinare i nostri mesi. Questa è una religione universale. Chiunque, da qualsiasi luogo, può seguirla, ovunque possa trovarsi. Se il sistema fosse basato sui calcoli, la decisione di milioni di persone sarebbe nelle mani di quei pochi che deciderebbero quando il mese comincia e quando finisce. Invece, l'Islām basa il calendario lunare sull'avvistamento lunare, cosicché perfino i Beduini, che non hanno rapporti diretti con la maggior parte delle scienze e delle tecnologie moderne, possono avvistare la luna e sapere quando il mese comincia e finisce. [2]

Ciò potrebbe fare emergere un interrogativo nelle menti di molti, giacché se l'Islām propende generalmente alla semplicità, perché dunque utilizziamo tabelle orarie per la Salāh, e dipendiamo dai calcoli in base a cui queste tabelle sono realizzate? Questa è una questione importante, poiché la risposta ad essa dimostra come l'Islām sia invero una religione universale, e mostra altresì uno dei più affascinanti miracoli del Profeta (ﷺ). Per comprenderlo, dobbiamo ricordare che nell'Islām, l'inizio e la fine di ogni mese è legato all'avvistamento lunare, mentre le determinazioni temporali della Salāh sono basate sul movimento del sole.

I calcoli [astronomici], al giorno d'oggi, non sono in grado di informarci quando la luna potrà essere avvistata per la prima volta; l'unica cosa che sappiamo tramite i calcoli è quando la luna [nuova] è nata. E noi, come umani, non possiamo vedere la luna immediatamente dopo la sua nascita. Quante ore ci vogliono, prima che la luna possa essere vista? Talvolta essa può essere vista dopo 14 ore, ed alcune volte non può essere vista nemmeno dopo 20 ore. Ciò dipende dal fatto che ci sono molti differenti fattori che contribuiscono all'avvistamento della luna.

Il sole è differente. Durante il giorno, il sole è visto molto facilmente, tranne quando i cieli sono coperti di nuvole. Questa è una delle differenze tra il sole e la luna. Un'altra tra le principali differenze tra i due è che il sole attraversa un'orbita definita, che è la medesima ogni anno. Per esempio, se si misura il tempo che intercorre tra il sorgere ed il calare del sole il 1 Gennaio di un qualsiasi anno, si troverà che non c'è differenza [significativa] tra il tempo che intercorre tra il sorgere ed il calare del sole, lo stesso giorno, l'anno precedente od il successivo. E se [allo stesso modo] si misurasse il tempo che intercorre tra il sorgere ed il calare del sole, nella stessa data, dieci anni più tardi, ancora una volta non si troverebbe una differenza [significativa] tra le due rilevazioni. Così, se una persona annotasse i movimenti del sole per un anno intero, e redigesse una tabella oraria sulla base delle sue osservazioni, potrebbe poi continuare ad utilizzare quella tabella per il resto della sua vita. In realtà, questo è esattamente il modo in cui sono realizzate le tabelle orarie per la Salāh. Una volta realizzata questa tabella oraria, non è necessario ripetere il processo di osservazione del sole.

Per quanto riguarda la luna, si tratta [invece] di un caso assai diverso. Se Ramadān fosse di 30 giorni quest'anno, non lo sarebbe necessariamente anche l'anno prossimo od il successivo. Ciò mette in evidenza il miracolo del Nobile Profeta (ﷺ), che proibì l'utilizzo di calcoli e di formule matematiche per determinare la nascita della luna («Noi siamo una nazione illetterata. Non scriviamo né calcoliamo»), ma non incluse in quest'ordine il movimento del sole. Fu così che il Nobile Profeta (ﷺ) seppe 14oo anni fa della regolarità propria dell'orbita solare [nei cieli], e che - nonostante gli ultimi passi in avanti nei dati e nei calcoli astronomici - nessuno potrebbe mai stabilire invece il momento esatto dell'avvistamento della luna nuova. [3]

In definitiva, non è possibile né è permesso dalla Sharī'ah che il calendario Islamico sia basato su calcoli. Ciò non è mai stato permesso, e su ciò converge il consenso della Ummah. Piuttosto, ciò che tutt'al più si può dire è che l'Islām permette l'utilizzo di calcoli astronomici per agevolare l'avvistamento lunare [diretto, senza che questi vi si possano mai sostituire]. Per esempio, ciò può essere d'aiuto nel darci un'idea del tempo approssimativo in cui è più probabile che la luna sia visibile, o l'età della luna al momento del calar del sole, od il momento in cui la luna calerà.

2. L'avvistamento lunare universale
La seconda opinione è che ovunque la luna sia avvistata nel mondo, che sia per l'inizio o per la fine del mese, tutti i Musulmani sono obbligati ad accettare tale avvistamento lunare per [stabilire] l'inizio o la fine del nuovo mese. Se riguardiamo il hadīth, troviamo che esso certamente accetta la possibilità di questa prospettiva. Per esempio, è detto nel hadīth: «Dopo aver visto la luna, comincia il tuo digiuno, e dopo aver visto la luna, termina il tuo digiuno [ovvero, considera il giorno seguente come il giorno dell'Eid]». [Bukhārī h.1776; Muslim h.1809; Tirmidhī h.620; Nasā'ī h.2093]

Si può dire che ciò significa che ovunque la luna sia avvistata, i Musulmani di tutto il mondo cominceranno o termineranno il mese [ovvero, lo considereranno cominciato o terminato, ndt]. In tal modo, molte persone che sostengono questo parere utilizzano questo tipo di ahadīth per supportare la loro opinione per cui ovunque la luna sia avvistata, tutti i Musulmani del mondo dovrebbero cominciare il nuovo mese [ovvero, dovrebbero considerarlo iniziato, ndt]. Ma se noi consideriamo questa prassi praticamente e realisticamente, vediamo che soltanto in pochi oggi agiscono secondo questa opinione, poiché coloro che la seguono, lo fanno [generalmente, soltanto] per utilizzarla come puntello, che provi il fatto che dovremmo soltanto seguire l'Arabia Saudita. Quando vengono a conoscenza di notizie di un avvistamento lunare in una qualsiasi altra parte del mondo, [infatti, queste persone] non le accettano.

In secondo luogo, tale punto di vista è assai difficoltoso. Chi potrebbe monitorare costantemente più di 200 Paesi al mondo, ricevere notizie ed informazioni sugli avvistamenti lunari, e filtrare quelle false da quelle vere? Per questa ragione, nessuno dei Paesi musulmani segue questo punto di vista. Nemmeno l'Arabia Saudita accetta notizie di avvistamenti lunari da altri Paesi. Dunque, esso è impraticabile per molte ragioni. [4] [..]

3. Seguire l'Arabia Saudita
La terza opinione è che dovremmo seguire l'Arabia Saudita. Dal punto di vista della Sharī'ah, non c'è nessuna evidenza a tal proposito nel Corano e nella Sunnah. C'è solo un argomento emotivo, proposto da alcuni, che sostengono che poiché l'Arabia Saudita è il luogo d'origine dell'Islām, o quello in cui il Nobile Profeta (ﷺ) visse, allora dovrebbe essere riconosciuto come il primo decisore in queste importanti questioni.

Oltre a non avere basi nella Sharī'ah, quest'opinione è problematica anche da un altro punto di vista. Cosa accade laddove la luna sia avvistata altrove, prima di essere avvistata in Arabia Saudita? Cosa dovrebbero fare i Musulmani di quella regione? Se essi aspettassero che l'annuncio giunga dall'Arabia Saudita, violerebbero [in tal modo] le direttive dell'hadīth, il quale stabilisce chiaramente che il digiuno e la sua rottura devono basarsi sull'avvistamento lunare. D'altra parte, se essi seguissero il proprio avvistamento lunare, ignorerebbero così l'Arabia Saudita, sia per il Ramadān, sia per l'Eid al-Fitr o l'Eid al-Adhā. Pertanto, seguire [esclusivamente] l'avvistamento dell'Arabia Saudita è scorretto.

[..] Molti di coloro che seguono l'avvistamento lunare dell'Arabia Saudita dicono anche che il Hajj ha luogo in Arabia Saudita; perciò, dovremmo seguire [generalmente] il suo avvistamento lunare. Nemmeno questo genere di argomento ha alcuna prova nella Sharī'ah. Se alcuni basassero il nocciolo delle loro argomentazioni su questa prova [ovvero, lo svolgimento spaziale del rito dell'Hajj in Arabia Saudita, ndt], allora reciterebbero la loro Salāh in accordo con gli orari dell'Arabia Saudita [ovvero, secondo lo stesso argomento, facendo dipendere la scansione temporale dell'orazione quotidiana dalla posizione geografica della Ka'aba, che rappresenta il necessario riferimento spaziale per l'orientamento rituale dell'orante, ndt]; ognuno può comprendere [alla luce di questo esempio] fino a che punto questo dalīl [prova shara'itica, ndt] sia viziato dal capriccio personale. Ancora, il maggiore problema che emerge in questo punto di vista è che qualora la luna sia avvistata altrove, prima di essere scorta in Arabia Saudita, cosa si dovrebbe quindi fare? I Sauditi certamente non seguiranno l'avvistamento lunare altrui; dunque, ciò è completamente fuori discussione.

Quest'opinione è centrata sull'argomento per cui il giorno di 'Arafah è seguito dal giorno dell'Eid. Pertanto, tutti i Musulmani del mondo dovrebbero celebrare l'Eid seguendo il giorno di 'Arafah in Arabia Saudita. Questo argomento non è soltanto privo di qualsiasi evidenza dal Corano e nella Sunnah ma, in effetti, le evidenze dal Corano e dalla Sunnah indicano il contrario.

L'Eid al-Adhā fu stabilito nell'Islām nel secondo anno dall'hijra, ed il primo Hajj, nell'ambito del calendario Islamico, fu eseguito nel nono anno dall'hijra. Ciò significa che per i primi sette anni i Sahāba celebrarono l'Eid e sacrificarono i loro animali, benché l'Hajj non fosse ancora cominciato. Se il giorno dell'Eid fosse associato al giorno di 'Arafah, nel mondo in cui alcuni ritengono, allora sarebbero stati implementati entrambi nella Sharī'ah nello stesso momento. Nella storia dell'Islām, mai nessun Paese musulmano ha cercato di seguire l'avvistamento lunare dell'Arabia Saudita [ovvero, dei territori della Penisola Araba, ndt] - basandosi sull'idea che l'Eid dovrebbe essere successivo al giorno di 'Arafah - tranne che soltanto negli ultimi tempi. [..]

In breve, l'Hajj e l'Eid sono separati e distinti l'uno dall'altro. Essi furono introdotti nell'Islām in momenti diversi. I Musulmani che celebrano l'Eid non sono pellegrini, e coloro che lo sono, non celebrano l'Eid. I fuqahā' (giuristi), i muhaddithīn (studiosi di ahadīth), i mufassirīn (commentatori del Corano) ed i mujtahidīn (interpreti qualificati della Legge sacra) non hanno mai provato ad associare le due ricorrenze nel modo in cui alcuni provano a farlo oggigiorno.

4. Seguire l'Arabia Saudita per determinare soltanto il mese di Dhū l-Hijja
La quarta opinione è quella di seguire l'Arabia Saudita per [determinare soltanto il mese di] Dhū l-Hijjah, e l'avvistamento lunare locale [del proprio Paese di residenza] per [determinare] i restanti undici mesi. I problemi relativi a questo punto di vista sono stati menzionati in precedenza. In più, quest'opinione non ha alcuna evidenza (dalīl) dal Corano e dalla Sunnah, a proposito del fatto che il principio di alcuni mesi possa essere stabilito in una certa maniera, mentre i termini dei restanti mesi siano stabiliti in un modo diverso. Un altro problema che emerge con questo punto di vista è che il mese di Dhū l-Qa'dah potrebbe terminare in 28 giorni, ciò che è una chiara obiezione dell'hadīth (ciò è effettivamente successo [laddove è stato adottato questo punto di vista] negli anni scorsi). I mesi Islamici possono essere soltanto di 29 o 30 giorni.

5. L'avvistamento locale per tutti i mesi
La quinta opinione è quella di seguire solamente l'avvistamento lunare locale [del proprio Paese di residenza]. Questo fu il metodo principale al tempo del Nobile Profeta (ﷺ), e continua ad essere l'unico metodo utilizzato lungo la storia dell'Islām. Una narrazione di Ibn 'Abbās nel Sahīh Muslim indica che questo fu il metodo principale utilizzato al tempo del Profeta (ﷺ), e che fu una parte dell'insegnamento del Profeta (ﷺ) ai Sahāba (Iddio sia soddisfatto di loro): «Kurayb narra che Umm al-Fadl lo inviò a Mu'āwiya nello Shām [per un certo affare]. Disse Kurayb: «Sono venuto nello Shām ed ho terminato il mio lavoro. Mi trovavo nello Shām quando il mese di Ramadān ebbe inizio, e vedemmo la luna nella notte di Venerdì. Quando tornai a Madīnah al termine del mese benedetto, Ibn 'Abbās mi domandò dello Shām. [Dopo che gli ebbi risposto] Egli mi domandò quando abbiamo avvistato la luna. Gli dissi: "Abbiamo avvistato la luna la notte del Jumu'a". Rispose: "L'hai vista anche tu, allo stesso modo?". Replicai: "Sì, l'ho vista anch'io, e così l'han vista molti altri, e [perciò] abbiamo cominciato tutti il digiuno, e così ha fatto Mu'āwiya [in accordo con quell'avvisamento lunare]". Disse Ibn 'Abbās: "Ma noi abbiamo avvistato la luna la notte di Sabato, perciò osserveremo 30 giorni di digiuno in accordo con ciò, a meno che non avvisteremo la luna il 29esimo giorno". Gli domandai: "Non credi che l'avvistamento di Mu'āwiya ed il suo [periodo di] digiuno sia sufficiente per voi?". Ibn 'Abbās rispose: "No, così [come ho spiegato che ci regoleremo] è come ci ha insegnato il Profeta (ﷺ)"». [Muslim h.1819; Tirmidhī h.629; Nasā'ī h.2084; Abū Dāwūd h.1985; Musnad Ahmad h.2653]

Questo hadīth è una prova molto chiara. Quando Ibn 'Abbās (che Iddio sia soddisfatto di lui) fu informato da una persona che aveva avvistato la luna coi suoi stessi occhi - in virtù del quale avvistamento la gente dello Shām aveva iniziato il Ramadān un giorno prima [rispetto alla gente di Madīnah] - egli rispose che non era soltanto sua opinione, bensì era tra gli insegnamenti del Profeta (ﷺ), che l'avvistamento della luna in un'altra località non era vincolante per loro [ovvero, l'avvistamento lunare in una certa località non rappresenta un criterio obbligatorio per gli abitanti di una località diversa, laddove non sia stato loro possibile compiere l'avvistamento lunare nella medesima notte, ndt].

Conclusione
In sintesi, dei cinque punti di vista che sono stati presi in considerazione, soltanto due sono compatibili con la Sharī'ah.

1. Il primo punto di vista è che ovunque la luna sia avvistata nel mondo, è obbligatorio per tutti i Musulmani del mondo farvi riferimento. L'unica condizione, a tal proposito, è che l'avvistamento lunare non sia limitato [esclusivamente] ad un solo Paese. Per esempio, non si può dire che si accetterà soltanto l'avvistamento lunare da parte di un determinato Paese, ma non da parte di altri. Ciò a prescindere dal fatto che il Paese [da cui sia segnalato l'avvistamento lunare] sia un Paese musulmano o meno, a patto che coloro che effettuano tale avvistamento siano Musulmani. Ma come abbiamo detto in precedenza, nessuno - ai nostri tempi - ha messo in pratica questa [legittima] opinione, e gli oneri relativi alla sua effettiva messa in pratica sono stati segnalati in precedenza. [4]

2. Il secondo punto di vista è quello di seguire l'avvistamento lunare locale. Non solo ciò è molto più semplice, ma rappresenta un'attuazione ed una continuazione coerente della tradizione del Nobile Profeta (ﷺ), e di coloro che sono venuti dopo di lui lungo la storia dell'Islām.»

Note
[1] La «comprensione giurisprudenziale» (fiqh) della Sharī'ah prevede alcune questioni su cui si è orientato da tempo il generale «consenso» (ijmā') dei Sapienti musulmani - e che dunque non sono più «in discussione» né discutibili, essendo definitivamente stabilite e sottratte a qualsiasi successiva contestazione - ed altre questioni che sono invece oggetto di una legittima «divergenza» (khilāf) di opinioni tra i Sapienti, le quali vanno dunque considerate, in linea di principio, egualmente rispettabili.
La «legittimità» di tali opinioni divergenti non si misura tuttavia sulla base dello «status» di «sapiente» di coloro che le formulano - ovvero, non è sufficiente che una persona sia unanimemente considerata «sapiente» ('ālim), affinché qualsiasi suo parere sia considerato «legittimo», dal punto di vista shara'itico. Tale legittimità si misura, piuttosto, sulla fondatezza delle evidenze shara'itiche (in primis, tratte dal Corano e dalla Sunnah) che questi adducono a riprova delle proprie opinioni, nonché sull'ammissibilità dei procedimenti interpretativi da essi utilizzati - e tradizionalmente determinati nell'ambito della Scienza degli «usūl al-fiqh», nonché della metodologia giurisprudenziale delle «scuole giuridiche» (madhāhib) ortodosse.

Laddove, dunque, si venga a determinare una divergenza d'opinioni a proposito di questioni shara'itiche, il «ritorno al Corano ed alla Sunnah» - e, conseguentemente, il necessario riferimento alle parole dei Sapienti musulmani - rappresenta l'unico modo per chiarire, innanzi tutto, se tali questioni siano oggetto di «consenso» (ijmā') - e ciò le sottrarrebbe da qualsiasi ulteriore considerazione - oppure di legittima «divergenza» (khilāf), ed in tal caso, se le opinioni prese in considerazione, a proposito di tali questioni, rientrino effettivamente tra quelle «legittime» e shara'iticamente ammissibili, o se piuttosto ne esulino, e vadano perciò definitivamente escluse ed abbandonate.

[2] L'esemplare sviluppo scientifico e culturale dei Paesi musulmani, fin da pochi secoli dall'hijra - sviluppo che storicamente sta alla base della «fioritura» della maggior parte delle scienze europee in epoca Rinascimentale - testimonia chiaramente, non solo dell'altissimo grado di conoscenza scientifica ottenuto dalla civiltà Islamica, ma anche e soprattutto della scelta consapevole e deliberata, da parte dei Sapienti musulmani del passato, di non avvalersi di questa conoscenza, ed in particolare degli strumenti del calcolo astronomico, per determinare precisamente la successione dei mesi Islamici.

Ovviamente, com'è rimarcato in questo testo, lo sviluppo delle conoscenze scientifiche in ambito astronomico poté comunque rappresentare un valido ausilio nella previsione delle fasi lunari, e dunque nella determinazione delle maggiori o minori probabilità di avvistare effettivamente la luna, in seguito alla sua nascita. La frequente coincidenza nei Sapienti musulmani - specialmente in epoca classica - di una formazione tradizionale di tipo religioso e di una di tipo scientifico (in primis, in ambito medico ed astronomico), rappresenta un'ulteriore prova in questo senso.
Tuttavia, ciò non indusse mai ad esagerare la funzione esclusivamente ausiliaria di queste conoscenze, a discapito dell'insostituibile centralità della funzione rituale dell'avvistamento diretto della luna, che rappresenta a tutti gli effetti l'unico criterio shara'iticamente valido nella determinazione dei mesi Islamici in generale, e del mese di Ramadān, in particolare.

[3] Oltre alla generale «prevedibilità» dell'orbita solare - posto il principio dell'illimitata onnipotenza del Creatore, anche nei confronti delle leggi che Questi ha imposto alla Sua creazione - lo svolgimento dell'orazione rituale non prevede di necessità l'avvistamento della posizione del sole, per determinarne la scansione temporale, basandosi piuttosto su evidenze di diverso genere (il colore del cielo, la lunghezza dell'ombra, etc), che è meritorio costatare, ma non indispensabile, essendo sufficiente assicurarsi che sia «entrato» il tempo dell'orazione cui s'intende assolvere.
Alla luce di ciò, in caso di una forte nuvolosità, o di qualsiasi condizione perturbante che impedisca un'effettiva costatazione della posizione del sole, è sufficiente ottenere la «ragionevole certezza» che il determinato periodo rituale di una certa orazione abbia avuto inizio. Al contrario, come visto, anche qualora i calcoli astronomici suggeriscano con un bassissimo margine di errore che sia «sorta» la nuova luna, laddove non vi sia un chiaro avvistamento diretto sarà comunque obbligatorio considerare un altro giorno dello stesso mese, completandolo così eventualmente col 30esimo.

A partire da queste considerazioni, sarebbe inoltre opportuno e consigliabile un appropriato approfondimento dei significati e delle relative implicazioni spirituali, circa la «visione diretta» della luna, in particolar modo laddove sia legata alla «rottura del digiuno» ed alla successiva «Festa». Sebbene non sia possibile svolgere qui ulteriori considerazioni in questo senso, un approfondimento di questo genere permetterebbe di comprendere una volta di più l'importante funzione di «supporto rituale» che tale «visione» lunare svolge per il credente, senza che essa possa dunque essere legittimamente assimilata o sostituita da una previsione scientifica o da un calcolo astronomico.

[4] Attualmente, il punto di vista dell'avvistamento lunare universale - ovvero, quello che considera «ritualmente valido» l'avvistamento lunare effettuato da Musulmani in un qualsiasi Paese del mondo, e che risulta, come visto, di per sé shara'iticamente legittimo - è stato adottato da parte di alcune comunità Islamiche residenti in Paesi non musulmani, ed ancora sprovviste di un adeguato coordinamento per la realizzazione di un avvistamento lunare locale, dal proprio territorio.

Alcuni Sapienti hanno incoraggiato a fare riferimento, in questo particolare caso, agli avvistamenti dei Paesi geograficamente più prossimi; tuttavia, anche in tal modo può subentrare un'ulteriore complicazione, ed una conseguente legittima perplessità, laddove questi stessi Paesi adottino a loro volta metodologie di rilevamento non conformi alla Sharī'ah - poiché ancora eccessivamente vincolati, ad esempio, ai principi del calcolo astronomico, col fine dichiarato di «annunciare» l'inizio del mese Islamico diversi giorni prima dell'effettivo avvistamento della nuova luna.
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MessaggioInviato: Dom Mag 20, 2012 12:44 am    Oggetto: Re: L'avvistamento lunare e la definizione dei mesi Islamici Rispondi citando

Assalamu `alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu fratello,

Jazakallahu khayran per questa importante traduzione!

Una nota alla tua nota numero 4 (suggerirei tra l'altro di separare in maniera visivamente più evidente la traduzione dalle note):

Abdel Nur ha scritto:
[4] Attualmente, il punto di vista dell'avvistamento lunare universale - ovvero, quello che considera «ritualmente valido» l'avvistamento lunare effettuato da Musulmani in un qualsiasi Paese del mondo, e che risulta, come visto, di per sé shara'iticamente legittimo - è stato adottato da parte di alcune comunità Islamiche residenti in Paesi non musulmani, ed ancora sprovviste di un adeguato coordinamento per la realizzazione di un avvistamento lunare locale, dal proprio territorio.

Alcuni Sapienti hanno incoraggiato a fare riferimento, in questo particolare caso, agli avvistamenti dei Paesi geograficamente più prossimi; tuttavia, anche in tal modo può subentrare un'ulteriore complicazione, ed una conseguente legittima perplessità, laddove questi stessi Paesi adottino a loro volta metodologie di rilevamento non conformi alla Sharī'ah - poiché ancora eccessivamente vincolati, ad esempio, ai principi del calcolo astronomico, col fine dichiarato di «annunciare» l'inizio del mese Islamico diversi giorni prima dell'effettivo avvistamento della nuova luna.


Ritengo che ci sia una "via d'uscita" da questa impasse, che consiste nel limitare i riferimenti accettabili a quelli che si sa con ragionevole certezza adottare criteri di avvistamento della luna validi e corretti per la Shari`ah.

Parlo in particolare dal punto di vista del Madhhab Hanafi (e dunque accettando la validità di un avvistamento lunare a prescindere dalla località in cui esso è avvenuto, se tutte le condizioni per accettarne la testimonianza sono presenti), ed abbiamo ottenuto una fatwa da Mufti Ebrahim Desai a questo riguardo, che lo scorso Shawwal ho così introdotto e tradotto:

"Qualche giorno fa (dopo qualche ora di confusione due notti prima del giorno dello scorso `Id al-Fitr, causato da un presunto avvistamento della luna dal Cile, che non riuscivamo a confermare) ho chiesto ad alcuni fidatissimi `ulama' in Sudafrica di aiutarci offrendo una spiegazioni dei criteri che dovremmo utilizzare riguardo il corretto annuncio dell'inizio e della fine dei mesi islamici (in particolare, Ramadan e Dhul Hijjah) per la nostra comunità in Italia, dato che molte altre organizzazioni hanno scelto di percorrere

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Alhamdulillah, stamattina ho ricevuto la risposta di Hadrat Mufti Ebrahim Desai Sahab in persona; ecco le sue parole:

"Assalāmu `alaikum Warahmatullāhi Wabrakatuh,

Secondo Zahirur-riwayah[1], l'ikhtilaaf Mataali non viene considerato[2].

Dunque, l'avvistamento della luna in qualsiasi luogo del mondo è valido a condizione che non porti ad un mese di 28 o di 31 giorni. Il problema, però, è nelle informazioni dell'avvistamento: non sarà corretto il mero affidarsi a notizie postate su dei siti web riguardo all'avvistamento della luna, per ovvie ragioni: non sapremmo chi ha postato tali informazioni e quali procedure siano state adottate per verificare tali avvistamenti.

Le recenti notizie di avvistamento della luna in Cile[3] potrebbero costituire un buon esempio per illustrare questo punto. E' dunque la mia opinione che le persone in Italia identifichino un paese che ha un buon comitato di avvistamento della luna ["Hilal committee"] e seguano esso. Ritengo che il Sudafrica possa costituire una buona scelta dato che il comitato di avvistamento della luna qui è davvero ben coordinato.

Ed Allah Ta'ala sa meglio,

Muftī Ebrahim Desai

Daruliftaa
35 Candella Rd, Durban, South Africa


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".

Note:
[1] Si tratta di una raccolta delle opere più importanti nel Madhhab Hanafi, alla base di molte delle sue regole, scritte da uno dei due maggiori studenti dell'Imam Abu Hanifa: l'Imam Muhammad as-Shaybani; come spiega Maulana Bilal Ali:

"Zahir al-Riwayah: Also called the Usul or Masa’il al-Usul, this collection of the rulings of the imams of the madhhab is contained in six books of Imam Muhammad ibn al-Hasan al-Shaybani.

The Zahir al-Riwayah primarily serve as a compendium of the legal opinions of the three preeminent imams of the madhhab, namely Abu Hanifah, Abu Yusuf, and Muhammad (who are also called sometimes Ashab al-Madhhab).
".
[The Categories of Hanafi Legal Rulings - Maulana Bilal Ali -

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[2] Ciò significa che - per la scuola Hanafi - non importa il luogo in cui un'avvistamento della luna ha avuto luogo: esso sarà accettabile (in presenza di tutte le condizioni sullo statuto e numero dei testimoni, etc.) da qualsiasi altra parte del mondo provenga. Per altre scuole, invece, un'avvistamento viene considerato accettabile per un certo luogo solo se proveniente dallo stesso "distretto" geografico.

[3] Vedi introduzione alla fatwa: il ventinovesimo giorno di Ramadan 1432 si era diffusa la notizia in internet di un presunto avvistamento dal Cile - che però più tardi si è scoperto essere provenuto da uno sciita - e questo aveva diffuso una certa confusione sul fatto che esso potesse o meno costituire la ragione per festeggiare l'`Id il giorno successivo. Più tardi, vedendo che quell'annuncio non era stato preso in considerazione da nessuna delle organizzazioni affidabili di avvistamento lunare in centro e nord-America, è stato confermato il 30esimo giorno di digiuno."
[

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E, come annunciato nello stesso post, è questo il criterio che utilizziamo presso la nostra Associazione genovese per l'annuncio dei mesi lunari, facendo affidamento a diversi `Ulama' in Sudafrica, ed al Wifaq al-`Ulama' (che a sua volta, accetta anch'esso informazioni e notizie di avvistamenti da determinate fonti che ritiene affidabili) nel Regno Unito.

Perlomeno fintanto che anche in Italia non ci si riesca ad organizzare per tentare di avvistare la luna nuova ad inizio di ogni mese, ritengo che tale metodo sia il più pratico per procedere in maniera islamicamente corretta.

Mi rendo però conto che per chi segue l'opinione (dominante in altre scuole giuridiche) che tiene in considerazione le differenze di località e limita l'accettazione di avvistamenti solo entro determinati limiti spaziali, ciò possa non costituire una soluzione valida. A questo riguardo, bisognerebbe vedere però se gli "orizzonti" di cui si parla siano in senso di latitudine o di longitudine..


P.S.: cosa intendi con questa passaggio?

Abdel Nur ha scritto:
A partire da queste considerazioni, sarebbe inoltre opportuno e consigliabile un appropriato approfondimento dei significati e delle relative implicazioni spirituali, circa la «visione diretta» della luna, in particolar modo laddove sia legata alla «rottura del digiuno» ed alla successiva «Festa». Sebbene non sia possibile svolgere qui ulteriori considerazioni in questo senso, un approfondimento di questo genere permetterebbe di comprendere una volta di più l'importante funzione di «supporto rituale» che tale «visione» lunare svolge per il credente, senza che essa possa dunque essere legittimamente assimilata o sostituita da una previsione scientifica o da un calcolo astronomico.

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