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Chi sono i Deobandi? Introduzione agli `Ulama' ed al Mas

 
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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Lun Ott 31, 2011 3:15 pm    Oggetto: Chi sono i Deobandi? Introduzione agli `Ulama' ed al Mas Rispondi citando

Introduzione agli `Ulama' ed al Maslak Deobandi
- Il Volto di Ahl as-Sunnah nell'Epoca Contemporanea -


Come abbiamo già avuto modo di affermare in questi anni, gli `ulama' "Deobandi" costituiscono una delle rappresentazioni più fulgide, floride e di successo di Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah (l'Islam ortodosso) nell'epoca recente e contemporanea.

Più chiaramente, possiamo dire che non vi sia differenza alcuna tra il "maslak Deobandi" ed "Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah", essendo il prima null'altro che la rappresentazione contemporanea del secondo, in tutti i suoi aspetti.

Allo scopo di rendervi più familiare il pubblico italiano (tanto sommerso negli ultimi anni dalla propaganda dei gruppi e delle sette più diverse e deviate, quanto all'asciutto dall'esposizione alla metodologia ed alle opere dell'Islam sunnita ortodosso, e dunque bisognoso di riferimenti saldi, corretti ed affidabili), ho pensato di aprire questo thread per raccogliere una breve presentazione del maslak Deobandi, assieme ad un elenco di relative risorse per l'approfondimento.

"Deobandi", significato ed origini del sinonimo di "Ahl as-Sunnah"
In breve, il maslak (via, orientamento) Deobandi è erede diretto dell'opera rivivificatrice di Akabir indiani quali l'Imam Rabbani Shaykh Ahmad as-Sirhindi, Shah Wali Allah Muhaddith al-Dihlawi e Sayyid Shah Ahmad Shahid (rahimahumuLlah), e prende il suo nome dalla città indiana di Deoband, situata nella regione settentrionale dell'Uttar Pradesh, e nella quale attorno alla metà dell'800, un solo studente (Shaykh-ul-Hind Maulana Mahmud al-Hasan, rahimahullah) si sedette all'ombra di un albero di melograni per studiare dal suo insegnante (Maulana Muhammad Qasim Nanotwi, rahimahullah), gettando così le basi di quello che in seguito diventerà il "Darul `Uloom Deoband", una madrasa fondata concretamente come tale qualche anno dopo allo scopo fondamentale di preservare l'identità e le scienze Islamiche nell'India invasa dai colonialisti inglesi, e che oggigiorno rappresenta la seconda istituzione scolastico-accedemica per importanza nel mondo islamico dopo al-Azhar (quest'ultima però
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negli ultimi decenni), assieme alle migliaia di altre madaris che in tutto il mondo si rifanno allo stesso maslak.

L'utilizzo dell'etichetta "Deobandi" non è dunque un modo per indicare una "setta", ma una semplice convenzione per differenziare da gruppi deviati e sette di ogni genere, il gruppo di `ulama' che nel Subcontinente Indiano (e non solo) aderisce pienamente alle dottrine ed alle metodologie di Ahl as-Sunnah.

Riferimenti giuridico-dottrinali, obiettivi e metodologia: la via mediana dell'ortodossia tra "tradizionalismo" innovatore e "puritanesimo" letteralista
Aderendo ad Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah, gli `Ulama' Deobandi aderiscono fermamente:

-all'`Aqidah Maturidi/Ash`ari, conformandosi fermamente al credo dei Salaf;

-ad una delle quattro scuole giuridiche canoniche - e sono in gran maggioranza Hanafi, più diversi Shafi`i (soprattutto in India meridionale e Sri Lanka, zone tradizionalmente Shafi`i) ultimamente anche alcuni Maliki), esercitando con enorme successo il tahqiq e tajdid alla luce di una staordinaria conoscenza degli ahadith;

-ed alle Turuq storicamente più diffuse nel Subcontinente Indiano: Chishtiyyah, Qadiriyyah, Naqsbhandiyyah e Suhrawardiyyah, separando nettamente il Tasawwuf autentico da tutte le innovazioni e deviazioni che vi sono penetrate nei secoli.

L'essenza dell'attività e dell'impegno degli `Ulama' Deobandi è stata quella di ripristinare il puro Tawhid (dottrina dell'unicità di Allah) di fronte ad eresie ed `Aqa'id (dottrine, credenze) scorrette diffuse in particolar modo da pseudo-"sufi" deviati e sciiti; di ripristinare l'adesione alla Sunnah in ogni aspetto e di combattere tutte le innovazioni (bid`ah) che nei secoli erano penetrate nell'Islam nel Subcontinente Indiano, a causa sia dell'ignoranza che dell'influenza dei costumi e delle abitudini dei "vicini" indù.

Essi hanno svolto (e svolgono) quest'opera rivivificatrice aggrappandosi saldamente alla tradizione islamica autentica ma facendo contemporaneamente sempre riferimento alle fonti islamiche originali, mediando tra ed opponendosi dunque ai due estremi:

-da una parte, quello che afferma di promuovere improbabili e falsi "ritorni alle fonti" che vorrebbero bypassare l'intera tradizione sapienziale islamica, con il risultato di trovarsi a dover "reinventare la ruota", privi di usul al-fiqh, e a denunciare come "haram/bid`ah/shirk" pratiche assolutamente ortodosse o perché non hanno gli strumenti o le conoscenze per comprenderle, o perchè non sono apprezzate/accettate dai loro padroni occidentali (atteggiamento incarnato oggigiorno da una parte dai salafiti, e, dall'altra, dai modernisti/riformisti che pretendono di basarsi su singoli ed isolati episodi storici per derivare di testa propria regole innovative);

-dall'altra, quello di chi, con la scusa della "tradizione", propone la supina e cieca imitazione di qualunque cosa abbia un sapore di "tradizionale" in quanto semplicemente ereditato dalla generazione precedente, senza vagliarne o verificarne in alcun modo l'autenticità, con il risultato di "santificare la tradizione" e difendere qualunque pratica anche se in realtà è priva di basi nelle fonti islamiche od è di fatto proibita, facendo sforzi immani per giustificare praticamente qualunque azione avvenga "tradizionalmente" in una società islamica (e questo è l'atteggiamento incarnato dall'altro estremo, quello degli auto-nominati "tradizionalisti", dei "
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" e di altri pseudo-Sufi deviati).

Invece, gli `Ulama' Deobandi si trovano nella via mediana tra questi due estremi (e l'essere sulla via mediana tra estremi opposti è una delle loro caratteristiche principali, essendo la vera moderazione una caratteristica essenziale dell'Islam stesso): essi camminano solidamente sul sentiero della tradizione islamica (della quale sono già parte integrante), ma al tempo stesso sottoponendola ad un'analisi critica sulla base del continuo e costante riferimento alle uniche "fonti infallibili" del nostro Din: il Qur'an e la Sunnah, ed eliminando dunque qualunque cosa si opponga ed esse ed alle pratiche dei Sahabah e degli as-Salaf as-Salih (radiyallahu `anhum), ed il tahqiq è la loro specializzazione.

Il contributo degli `Ulama' Deobandi in tutti i dipartimenti del Din
Alla luce di tutto ciò, si può brevemente elencare nel modo seguente (in maniera sicuramente incompleta e lacunosa, semplicemente per dare un'idea) il contributo degli `Ulama' Deobandi a tutti i "dipartimenti del Din" (e la considerazione per e l'impegno in tutti i "dipartimenti" del Din sono uno dei segni e criteri più importanti nel mostrare l'adesione di un gruppo di `Ulama' all'Islam ortodosso, mentre invece altri gruppi "limitano" l'Islam unicamente a quell'uno o due settori in cui essi si impegnano e che riducono ad "Islam", perdendo in tal modo l'equilibrio e l'onnicomprensività che sono invece caratteristiche essenziali dell'Islam vero e completo), ad ognuno dei quali hanno dedicato opere (letterarie e fisiche) rinomate e riconosciute in tutto il mondo islamico:

-nelle scienze del Qur'an e nel suo tafsir (avendo prodotto moltissimi ottimi commentari ed esegesi, oltre che quantità incredibili di qurra' (recitatori del Qur'an) e di huffaz (che conoscono il Qur'an a memoria)).
-nel Fiqh (dove come abbiamo visto seguono prevalentemente il Madhhab Hanafi ma avendo cura di basare ogni posizione su prove chiare dalle fonti islamiche, e dove hanno prodotto decine di manuali di giurisprudenza e centinaia di migliaia di fatawa su ogni aspetto del Din);
-nella scienza degli Ahadith (avendo prodotto ottimi Muhaddithin e molti commentari delle più celebri opere di Ahadith);
-nell'`Aqidah (dove hanno riespresso con chiarezza e lucidità straordinarie anche i punti più complessi della dottrina islamica);
-nella diffusione e nello studio dell'`Ilm, aprendo una straordinaria quantità di madaris che diffondono la corretta comprensione del Din tra la popolazione e sfornando ogni anno migliaia di `Ulama' e Mufti, non solo dal "Darul Uloom" di Deoband, ma anche dalle migliaia di istituzioni e madaris "sorelle" aperte negli ultimi decenni (ed è un punto che vedremo più in dettaglio qualche riga più sotto.
-nella lotta contro lo shirk e la bid`ah, contro i costumi e gli usi derivati dagli indù, o dagli "occidentali", etc.;
-nella confutazione dei deviati, degli eretici e dei non-Musulmani, come di sciiti e di sette come i Qadiyani, coloro che rigettano gli Ahadith, modernisti, i missionari, etc. A questo proposito contano un gran numero di `ulama' e semplici musulmani che sono diventati Shuhada', caduti sotto i colpi di sciiti e qadyiani;
-nel Tasawwuf (purificato e filtrato da ogni innovazione e deviazione, e ricollegandosi (eccellendovi) a tutte e quattro le Turuq più diffuse del subcontinente: Chishtiyyah, Qadiriyyah, Naqshbandiyyah e Suhrawardiyyah);
-nella Da`wah e nel Tabligh (avendo originato il cosiddetto "movimento" della "Tablighi Jama`ah", che potrebbe essere definito a ragione il "gruppo" (o meglio sforzo) di Musulmani più diffuso, ramificato e numeroso al mondo, e che ha prodotto milioni di riavvicinamenti all'Islam ed alla Sunnah, oltre che di conversioni, etc);
-così come pure nella politica e nel Jihad (avendo giocato un ruolo chiave nella lotta contro il colonialismo inglese -nelle cui battaglie sono stati in prima fila tra i Mujahidin e tra gli Shuhada'-; a sostegno del Khilafah Uthmani (il Califfato Ottomano) prima, e per la ricostituzione del Khilafah poi; nella nascita del Pakistan, originariamente progettato per essere uno Stato islamico; nel Jihad in Afghanistan contro i sovietici prima e contro gli americani adesso: tutta la storia recente del subcontinente indiano è segnata dal sacrifico di migliaia di `Ulama' e Tullab Deobandi che hanno difeso l'Islam ed i Musulmani con il loro sangue contro inglesi, indù, sikh, sciiti, sovietici, comunisti ed americani ed i loro alleati).
Etc. etc.; si tratta certamente di un elenco in completo, che non rende giustizia agli sforzi degli `Ulama' Deobandi per il Din di Allah.

Mentre i Barelwi e gli "Ahl-e-Hadith" (che nel Subcontinente indiano rappresentano i due "estremi" rispetto ai quali il maslak Deobandi è via mediana, ortodossa e moderata) spendono la gran parte del loro tempo ad attaccarli - i primi accusando i Deobandi di essere "wahhabiti", ed i secondi di essere "sufi" - gli stessi stessi Barelwi ed "Ahl-e-Hadith" sono costretti a fare riferimento alle opere scritte dagli `ulama' Deobandi quando si tratta di confutare altri deviati ed eretici, perchè "mentre i cani abbaiano, la carovana passa", ed i Deobandi continuano le loro ricerche ed i loro studi, costruendo, mentre gli altri sanno solo produrre odio e confutazioni, distruggendo.

Reazione al colonialismo, preservazione del Din e costruzione di Madaris
Inoltre, pure l'elemento del colonialismo, cui ho accennato qualche riga più su, è essenziale per comprendere correttamente il maslak Deobandi non solo nella sua storia ed importanza, ma anche per comprenderne l'attualità odierna: mentre ad esempio nel mondo arabo la discussione tra gli intellettuali intorno a "modernità" e "colonialismo" si è storicamente focalizzata sul "dove abbiamo sbagliato, come mai non siamo noi "evoluti" come loro, come possiamo fare per raggiungere gli stessi obiettivi?" (come già discusso in parte di
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), gli `ulama' Deobandi hanno invece messo in atto una resistenza ben strutturata all'imperialismo occidentale: una resistenza sia militare (dalle numerose ribellioni anti-coloniali capeggiate dagli `ulama' Deobandi nel Subcontinente, all'attuale resistenza dei Taliban in Afghanistan) ma anche e soprattutto culturale ed intellettuale, sulla base della fedele trasmissione della conoscenza islamica autentica e di tutti i "dipartimenti del Din", nessuno escluso, come abbiamo visto poco fa.

Ed è anche proprio per questo motivo che tanta enfasi è stata messa dagli `ulama' "Deobandi" sulla trasmissione dell'`Ilm, e quindi sull'apertura di makatib e madaris ovunque le comunità che da essi hanno beneficiato sono emigrate, perchè ci si è resi conto che l'iman delle proprie e delle future generazioni è messo a rischio dall'acculturazione e dall'imperialismo culturale "occidentale", e la risposta ad esso non è nel limitarsi a formare future generazioni di "duktur" ed ingegneri, bensì nel trasmettere loro la conoscenza più importante, quella del Din.

Ed è dunque per questo che ovunque nel mondo si siano stabilite comunità di fratelli originari del Subcontinente Indiano ed influenzati dal maslak Deobandi, la loro preoccupazione immediata è stata subito quella di costruire madaris, che così oggi troviamo dal Sudafrica a Panama, dal Canada allo Zambia.

Deobandi: una scuola "indiana", od un riferimento per i Musulmani in tutto il mondo?
Il punto precedente dovrebbe allora prevenire la domanda che poteva sorgere nel momento in cui si delineavano le origini geografiche del maslak Deobandi, ovvero "perchè proporre una scuola "indiana""?

Innanzitutto, va' notato che già solo l'area di origine del maslak Deobandi è un'area centrale del mondo islamico (sebbene negli ultimi decenni determinati avvenimenti storici abbiano chiuso le prospettive di molti Musulmani quasi unicamente sul "mondo arabo"), sia storicamente (nella cornice più ampia della civilizzazione turco-persiana, una delle civiltà più importanti e feconde della storia dell'Islam, e per secoli fiorente centro di conoscenza), sia numericamente, dato che sommando il numero di Musulmani già solo di Pakistan, India e Bangladesh si raggiunge un terzo dell'intera popolazione islamica mondiale.

La realtà è che negli ultimi decenni, Allah ha concesso al maslak Deobandi una straordinaria diffusione, non solo nell'accettazione e nell'apprezzamento riscontrato presso gli `Ulama' di Ahl as-Sunnah in tutto il resto del mondo, ma anche proprio fisicamente con madaris che continuano ad aprire non solo in tutto l'Asia: centro-meridionale (India, Pakistan, Bangladesh, Afghanistan, Sri Lanka, Nepal, Uzbekistan) ed oltre (Hijaz, Iran, Birmania, Thailandia, Indonesia..), ma che hanno iniziato a diffondersi anche in altri continenti: dall'Africa (Sudafrica, Zambia ed altri paesi dell'Africa Meridionale, verso i quali affluiscono studenti da tutto il resto dell'Africa ed oltre), all'America Settentrionale (Canada, Stati Uniti), Centro-meridionale (Panama, Trinidad e Tobago, Venezuela, Cile..), all'Europa (Regno Unito, dove la maggior parte delle moschee e la stragrande maggioranza delle madaris sono di orientamento Deobandi..).

Come conseguenza a tale straordinaria diffusione geografica, abbiamo oggi a nostra disposizione una grande quantità di materiale prodotto/tradotto dagli `ulama' Deobandi soprattutto in inglese (lingua molto diffusa nel Subcontinente Indiano, oltre che lingua ufficiale di paesi che ospitano moltissime madaris ed `Ulama' Deobandi: Sudafrica, Regno Unito, Canada, Stati Uniti...), col risultato che buona parte della produzione sapienziale (libri, articoli, fatawa) degli `ulama' Deobandi, oltre ad essere quella oggigiorno più vitale e completa (nel comprendere e considerare tutte le componenti dell'Islam, invece che fossilizzarsi solo su un numero limitato di aspetti, come troppo spesso avviene in altri "gruppi") è anche quella più accessibile anche ad un pubblico europeo.

Spero dunque che quanto detto finora (e quanto raccolto qui di seguito, da considerarsi in aggiornamento costante) possa essere utile nell'offrire una chiarezza ed una solidità di riferimenti che sono oggigiorno - in mezzo a tante incomprensioni ed a tanti gruppi deviati che diffondono comprensioni errate del Din ed informazioni sbagliate) - essenziali per avere un orientamento saldo e sicuro su cui basare la propria comprensione del Din ed in base al quale trarre le proprie conoscenze ed informazioni in ambito giuridico, dottrinale e spirituale.

Propaganda anti-Deobandi
Questa breve introduzione non sarebbe completa senza un accenno alle polemiche che troppo spesso accompagnano - suo malgrado - il maslak Deobandi.
Se sono prevedibili le lamentele di modernisti (che ne criticano l'integrità e l'ortodossia), sciiti e qadyani(che non possono sopportare il fatto di venire esposti per quello che sono: miscredenti fuori dall'Islam) e salafiti (che non possono accettare `Ulama' Ash`ariti/maturiditi, Sufi e che affermano la necessità di seguire una scuola canonica!), più insidiosa è la feroce propaganda negativa scatenata da quelli che teoricamente dovrebbero essere considerati come i più "vicini" ai Deobandi, visto che anch'essi si proclamano a parole "Maturiditi, Hanafi e Sufi", ovvero i
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In realtà, tale "vicinanza" è solo nominale ed illusoria, ed i barelwi sono in realtà un gruppo pesantemente tarato da bid`ah e talvolta persino shirk, che nascondono sotto il pretestuoso e falso riferimento al "Tasawwuf".
Spinti dall'invidia nel constatare il successo degli `Ulama' Deobandi, rosi dalla rabbia per vedere le loro innovazioni ed eresie impietosamente spezzate dalla penna dei Fuqaha' Deobandi, e talvolta addirittura comprati dai soldi inglesi che non potevano sopportare i proclami del Jihad diffusi dai Deobandi, i Barelwi hanno da sempre scatenato una grossa fitna contro i Deobandi, accusandoli non solo di essere "influenzati dai Wahhabiti" (il che è semplicemente storicamente falso e non provato in alcun modo), ma addirittura di essere "gustakh-e-Rasul" (ovvero, di insultare e mancare di rispetto al Profeta - sallallahu `alayhi wa sallam) e miscredenti; proprio così, i Barelwi fanno takfir dei Deobandi, e, di più fanno takfir di chiunque non faccia anch'egli takfir sui Deobandi (dunque di tutti gli altri Musulmani oltre a loro stessi!)!

Molvi Rida Khan scrisse un documento ("Hussam al-Haramayn") in cui faceva takfir su quattro tra i maggiori esponenti del maslak Deobandi del suo tempo: Hadrat Shaykh Muhammad Qasim Nanotwi (rahmatullahi `alayhi), Hadrat Shaykh Rashid Ahmad Gangohi (rahmatullahi `alayhi), Hadrat Shaykh Khalil Ahmad Saharanpuri (rahmatullahi `alayhi) ed Hadrat Maulana Ashraf Ali Thanawi (rahmatullahi `alayhi), e lo inviò a diversi `ulama' arabi in Hijaz e Sham, che inizialmente lo sottoscrissero, tratti in inganno dalle falsificazioni operate nel suo documento, spacciate per "citazioni" da opere dei quattro suddetti Akabir Deobandi.

Difatti, tali "citazioni" erano o completi fraintendimenti del significato inteso dagli Akabir, o miscugli di frasi artefatte, in cui spezzoni da pagine diverse delle loro opere erano uniti a formare le dichiarazioni volute da Molvi Rida Khan.

Alcuni `ulama' dall'Hijaz allora inviarono un questionario composto da ventisei domande, al quale rispose Hadrat Shaykh Khalil Ahmad Saharanpuri (rahmatullahi `alayhi), per mezzo dell'opera "Al-Muhannad `ala al-Mufannad" (sottoscritta pure da altri ventiquattro tra i maggiori esponenti del Maslak Deobandi), ad elencare l'effettiva "`Aqidah Deobandi" (che altro non è se non l'`Aqidah di Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah..), la quale, una volta raggiunti gli `Ulama' dell'Hijaz, li portò a ritrattare la loro precedente adesione al takfir mosso da Molvi Rida Khan, ed anzi, essi sottoscrissero il documento preparato dagli `Ulama' Deobandi, affermando che le loro risposte e posizioni erano in accordo con la dottrina di Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah. "Al-Muhannad `ala al-Mufannad" venne anche inviato in altri paesi arabi, come Egitto e Siria, dove raccolse l'adesione di numerosi altri sapienti, per un totale di 45 sottoscrizioni da parte di `Ulama' dal Subcontinente Indiano, dall'Hijaz, da Sham e dall'Egitto.

Nonostante queste ritrattazioni, e nonostante le spiegazioni ed i chiarimenti offerti dagli `Ulama' Deobandi sulle frasi che i barelwi hanno frainteso o manipolato, questi ultimi a tutt'oggi continuano la loro fitna, e non perdono occasione per cercare di mettere contro i Deobandi (descrivendoli come dei "pericolosi wahhabiti") persone ed `Ulama' di altri paesi che sono completamente all'oscuro dei dettagli di questa contrapposizione, e che a volte, non avendo accesso alle opere in urdu in cui viene chiarita la questione, finiscono per cadere nella propaganda barelwi..

Infine, come sintesi di tutto quanto detto finora, lascio uno stupendo video (in urdu, ma con sottotitoli in inglese) tratto da un discorso di Maulana Abdul Karim Nadeem sugli sforzi degli `Ulama' Deobandi per l'Islam:




E per chiudere, alcune risorse:

Definizione:

About - http://www.deoband.org/about-2/

Who is a Deobandi? -

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What Is Deobandiyat? -

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What Were The Elders Of Deoband? - Mufti Muhammad Taqi Usmani -

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The Maslak Comprises of 5 things -

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The objectives of Darul ‘Uloom Deoband -

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The Poet of the East, ‘Allamah Iqbal (1837-1938) on Deobandis -

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Storia e metodologia:

The Scholars of Deoband - Shaykh Zulfiqar Ahmed -

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Darul Ulum Deoband - A Brief Account of its Establishment and Background - Mawlana Muhammad Zafiruddin Miftahi:
1. Introduction -

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2. Background -

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3. The Final Collapse of the Mughal Empire and the Massacre of Muslims -

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4. Founding of Darul Ulum, Deoband -

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5. Why the “modern” sciences were excluded at Deoband -

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6. The widespread popularity of the Darul Ulum -

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7. The universal recognition of the role of the Darul Ulum -

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8. British counter-efforts -

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The Maslak of the Ulema of Deoband - Hadrat Maulana Qari Muhammad Tayyib (rahimahullah) -

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-
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Al-Muhannad ‘ala al-Mufannad -

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Darul Uloom Deoband: (

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)
1. A Brief Introduction -

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2. The Track (Maslak) of Darul Uloom -

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3. Constitution of Darul Uloom -

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4. The Universal Religious call and Educational Movement -

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5. Darul Uloom in the Fight of Freedom -

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6. The Inspired Madrasah and it's School of Thoughts -

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7. Preaching Services of Darul Uloom -

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8. Efforts for the Preservation of Religion -

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Darul Uloom Deoband 1866-2008 = 1283-1429 - Muhammadullah Khalili Qasmi -

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Mufti Taqi Usmani’s visit to Deoband – 2010 -

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The Foundation of Darul Uloom Deoband -

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Background and Methodology of the Deoband Seminar - 'Allamah Anwar Shah Kashmiri -

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Principles of Deobandi Fiqh - Mufti Sayyid 'Abd al-Shakur Tirmidhi -

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Shah Waliullah And The ‘Ulama of Deoband -

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Shah Waliullah And Darul ‘Uloom Deoband -

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Darul Uloom Deoband -

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Establishment of Islamic Institutions of Learning in India - Moulana Yunus Osman (Secretary General - Jamiatul Ulama (KZN)) -

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Are Indo-Pak Scholars Strong in the Islamic Sciences? - Mufti Muhammad Ibn Adam al-Kawthari -

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How Hadith Came To India - Shaykh Sayyid Abu ’ l-Hasan ‘Ali Nadwi -

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Indian Scholarship of the Past Two Centuries - Muzzammil Husayn -

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Deobandi/Syrian Hanafism -

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Those Were Our Forefathers -

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Il riconoscimento da altri sapienti di Ahl as-Sunnah nel mondo:

Praise of the scholarship of Deoband from scholars around the world -

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Mauritanian Shuyukh on the Deobandi ‘Ulama -

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‘Allamah Shaykh ‘Abd al-Fattah Abu Ghuddah On Dar al-’Ulum Deoband -

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Shaykh ‘Abd al-Fattah Abu Ghuddah’s Comments Regarding Mazahir al-’Uloom -

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Allamah Kawthari's tribute to the greatness of the scholars of India -

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Shaykh Muhammad ‘Awwamah on Contemporary Scholars Of the Indian Subcontinent -

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The Rank of Recent Hanafi Jurists -

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`Allamah Shaykh Muhammad `Awwamah sul Maslak Deobandi -

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‘Allamah Zahid al-Kawthari’s Ijazah From Mawlana Ashraf ‘Ali Thanawi -

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Allamah Zahid al-Kawthari’s Praise of Fath al-Mulhim by Mawlana Shabbir Ahmad Uthmani -

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Shaykh ‘Abd al-Fattah Abu Ghuddah’s Love For Mawlana Abu’l-Hasan ‘Ali Nadwi -

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"Shaykh-ul-Hind Maulana Mahmud Hasan and Indian Freedom Movement", Rafiya Nisar
"Deoband Ulema's Movement for the Freedom of India", Farhat Tabassum
"The Maslak of the Ulema of Deoband, Hadrat Maulana Qari Muhammad Tayyib (rahimahullah)

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MessaggioInviato: Mer Nov 02, 2011 8:25 am    Oggetto: Rispondi citando

Intervenendo in una discussione in cui si analizzavano gli stretti rapporti di stima ed apprezzamento tra gli `Ulama' della Mauritania e gli `Ulama' Deobandi, Maulana Bilal Ali ha illustrato in maniera sintetica ma molto chiara le similitudini nell'approccio e nella metodologia di questi due gruppi, sulle linee di quanto già ho tentato di accennare nel post precedente di questo thread:

"One of the characteristics that distinguish the Mauritanian shuyukh in question and their Deobandi counterparts from other types of scholars is their devotion to reform[1] and their uncompromising stance on the issue of deviation.

Many groups of scholars in the recent past have adopted a more social pacifist role than one of reformation. Though all scholars in a sense must adhere to the Islamic concept of nahi `an al-munkar, there have been distinct groups of scholars who in a sense revived Islam in their areas by reforming the masses.

Hundreds of years ago, the `ulama' of the Murabitun movement[2] stood for this task. In more recent times in Africa, Shaykh Uthman ben Muhammad Den Fodio[3] carried out the task of Islamic revival and sought to reform his people and remove from them all traces of innovation.

Mauritanian shuyukh are similar to Deobandis in the fact that they are able to strike a balance between being passive and retaining customs and the opposite extreme of complete eradication of all things traditional
".
[Maulana Bilal Ali -
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]

Note:
[1] Per "reform", qui, non si intende qui affatto il

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che costituisce invece una delle maggiori minacce al nostro Din, bensì quell'approccio di ricerca, verifica ed analisi critica cui si accennava prima, e che potremmo indicare piuttosto con il termine "tajdid".
[2] Com'è chiaro dall'espressione "hundreds of years ago" che ne introduce la menzione, il movimento dei Murabitun di cui parla qui Maulana Bilal Ali Sahab non è quello odierno fondato negli anni 1980 dell'era cristiana da Shaykh AbdalQadir as-Sufi al-Murabi alias Ian Dallas, bensì quella dinastia-movimento di "riforma" (nel senso inteso nella nota precedente) nato e diffuso nell'Africa Nord-Occidentale (nella fascia che ricopre gli odierni Senegal, Mali, Mauritania, Marocco Algeria, Spagna e Portogallo), e conosciuto in italiano come

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.
[3] Sull'eccezionale figura di

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(Abu Muhammad Sa`d `Uthman ibn Fuduye`, vedi anche
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), Mujaddid, Sapiente Malikita rigoros, Shaykh Sufi (Qadiri) ortodosso, Mujahid e leader che ha guidato il movimento che ha portato alla fondazione del
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in Africa Occidentale (area dell'odierna Nigeria settentrionale) a cavallo tra '700 ed '800 dell'era cristiana, si vedano le preziose risorse contenute nel sito di Shaykh Muhammad Shareef:

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e pure

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Sokoto Caliphate Shaykh Uthman dan Fodio -

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Imperdibile anche il libro:
"The African Caliphate: The Life, Works & Teaching of Shaykh Usman dan Fodio (1754 - 1817)", scritto da Ibraheem Sulaiman e pubblicato da Diwan press



A differenza di questo approccio che è tanto tradizionale quanto rigoroso, è interessante riportare le parole di uno studente di Al-Azhar sulla tendenza generale che invece sembra essere più diffusa in altri contesti cosiddetti "tradizionali":

"I tried to follow the Shafi'i madhab for about a year or so, since there are more opportunities to study Shafi`i fiqh here[1], but I just couldn't do it. It just seems like the muta'akhirin[2] amongst the Shafi'is project their tasawwuf on to their fiqh and adjust it accordingly[3], resulting in allowing istighathah, building over graves, etc. It seems that we have a similar trend as well amongst some of the later scholars of our madhab[4] but fortunately, the `ulama' of Deoband gave precedence to fiqh over tasawwuf that was prevalent in their era and reformed it accordingly. Hence, they weeded out a lot of the bid`at that were prevalent during their time rather than justify them".

Note:
[1] In Egitto.
[2] I sapienti di epoca più recente.
[3] Questo (quello della tendenza di altri settori cosiddetti "tradizionali" ad invertire l'ordine naturale di priorità tra Shari`ah e Tasawwuf) è un altro punto molto importante, che insha'Allah vorrei affrontare a breve.
[4] Il riferimento è al Madhhab Hanafi, che l'autore di questo post è in seguito tornato a seguire.

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MessaggioInviato: Gio Nov 03, 2011 1:29 am    Oggetto: BismiLlahi arRahmani arRahim Rispondi citando

'Umar Andrea ha scritto:
A differenza di questo approccio che è tanto tradizionale quanto rigoroso, è interessante riportare le parole di uno studente di Al-Azhar sulla tendenza generale che invece sembra essere più diffusa in altri contesti cosiddetti "tradizionali":

"I tried to follow the Shafi'i madhab for about a year or so, since there are more opportunities to study Shafi`i fiqh here[1], but I just couldn't do it. It just seems like the muta'akhirin[2] amongst the Shafi'is project their tasawwuf on to their fiqh and adjust it accordingly[3], resulting in allowing istighathah, building over graves, etc. It seems that we have a similar trend as well amongst some of the later scholars of our madhab[4] but fortunately, the `ulama' of Deoband gave precedence to fiqh over tasawwuf that was prevalent in their era and reformed it accordingly. Hence, they weeded out a lot of the bid`at that were prevalent during their time rather than justify them".

Note:
[1] In Egitto.
[2] I sapienti di epoca più recente.
[3] Questo (quello della tendenza di altri settori cosiddetti "tradizionali" ad invertire l'ordine naturale di priorità tra Shari`ah e Tasawwuf) è un altro punto molto importante, che insha'Allah vorrei affrontare a breve.
[4] Il riferimento è al Madhhab Hanafi, che l'autore di questo post è in seguito tornato a seguire.


E qualcuno direbbe: wahhabiti!!! ; )

Ma invece per il madhhab Shafi`i non ci sarà qualche ambiente più ortodosso, ad esempio in Yemen o Somalia? E nel Sud Est asiatico com'è la situazione?
E dentro al Azhar tra pseudotradizionalisti e qualche salafita non ci sono `Ulema più equilibrati?

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(([49.11] O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli. Com'è infame l'accusa di iniquità rivolta a chi è credente ! Coloro che non si pentono sono gli iniqui.)) 49:11



(Dio non è un uomo da potersi smentire,
non è un figlio dell'uomo da potersi pentire.
Forse Egli dice e poi non fa?
Promette una cosa che poi non adempie?)

Numeri 23:19 (BIBBIA)


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MessaggioInviato: Gio Nov 03, 2011 3:59 pm    Oggetto: Re: BismiLlahi arRahmani arRahim Rispondi citando

Fabb Yusuf Tarenti ha scritto:
Ma invece per il madhhab Shafi`i non ci sarà qualche ambiente più ortodosso, ad esempio in Yemen o Somalia? E nel Sud Est asiatico com'è la situazione?
E dentro al Azhar tra pseudotradizionalisti e qualche salafita non ci sono `Ulema più equilibrati?


Non era affatto né la mia intenzione - né quella del fratello che ha scritto quel post - degradare in alcun modo la scuola Shafi`i o voler sottintendere che non esistano `Ulama' al-Haqq che seguano il Madhhab Shafi`i; il discorso verteva piuttosto sulle tendenze all'appiattimento sullo status quo che periodicamente si manifestano, e che sono state segnalate tra i sapienti successivi (muta'akhirin), tra l'altro anche della stessa scuola Hanafi; in quel post il fratello parlava in particolare della scuola Shafi`i perché la sua esperienza è stata con essa; se avesse studiato nel mitico e mitizzato Sham, o tra i sapienti di Stato in Turchia, avrebbe sottolineato lo stesso fenomeno per quanto riguarda la scuola Hanafi, e così via..

A queste "tendenze all'appiattimento", al giustificazionismo pseudo-tradizionalista, reagiscono periodicamente movimenti di "riforma" (nel senso specificato precedentemente, ovvero di tajdid, di rivivificazione, e non certo nel senso di riformismo modernista!), alcuni dei quali sono stati citati precedentemente, ma senza alcuna pretesa di esaustività, solo a titolo di esempio.

Comunque, tra gli odierni `Ulama' al-Haqq che seguono la scuola Shafi`i, va' sicuramente segnalato il sapiente di origine indonesiana, Maulana Taha Keran (hafizahullah), che a quanto mi risulta, oltre alla sua madrasa in Sudafrica, ha aperto anche altre madaris in Indonesia e/o Malesia.

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MessaggioInviato: Gio Nov 03, 2011 11:59 pm    Oggetto: Re: BismiLlahi arRahmani arRahim Rispondi citando

Ma infatti la mia era solo una domanda : O
Ero curioso di sapere se esistono comunità di `Ulema Shafi`i affini come metodologia ai deobandi e agli `Ulema mauritani.
Jazaka Allahu khayr per avermi menzionato Maulana Taha Keran, hafizahullah.

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MessaggioInviato: Mar Nov 29, 2011 3:32 am    Oggetto: Rispondi citando

Madrasa Sawlatiyyah: una Madrasa Deobandi a Makkah Mukarramah!
Ed un'altra Madrasa a Madina Munawwarah!


Al-Madrasah as-Sawlatiyyah è stata la prima Madrasah Nizamiyyah (ovvero, che segua il curriculum Darse Nizami) in Arabia.

Prende il nome da una ricca signora indiana (chiamata "Sawlat an-nisa'"), originaria di Calcutta che viveva a Makkah Mukarramah, ed era solita contribuire alle spese della Madrasah con donazioni mensili.

La Madrasah è nata nella seconda metà dell'800 (era cristiana), su iniziativa di Maulana Rahmatullah Keranvi (Mawlana al-Shaykh Rahmatullah bin Khalil al-Rahman al-Hindi), un sapiente indiano (autore del celeberrimo libro di confutazione delle dottrine cristiane, "Izhar ul-Haq") che, dopo aver studiato al Darul Uloom Deoband, aveva preso parte al Jihad anticoloniale / guerra di indipendenza contro gli inglesi nel "Sepoy Mutiny"; ricercato dagli inglesi, questo Mawlana fu costretto a lasciare l'India, e dopo essere salpato da Mumbai (Bombay), arrivò al porto yemenita di Moka, da dove infine - dopo due anni - raggiunge a piedi Makkah Mukarramah, dove in seguito aprì questa madrasah.

Foto ed immagini della Madrasa Sawlatiyyah:


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di un'altra Madrasah Deobandi, "Darul Uloom" a Madinah Munawwarah (più precisamente a Hara Sharqiya, a soli 5 km dal Masjid al-Haram), gestita da Mawlana Abdul Wahid, fratello di Hadrat Mawlana Abdul Hafiz Makki - Mawlana Abdul Hafiz Makki è uno dei più importanti khulafa di Hazrat Mawlana Shaykh Muhammad Zakariyya (rahimahullah), ed insegna regolarmente all'intero del Masjid al-Haram di Makkah Mukarramah; Ihsan Way - الطريق إلى الإحسان è il sito web (in arabo) gestito da un suo murid:
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; e qui una sua biografia: Shaykh ‘Abd al-Hafiz al-Makki: Spiritual Master of the 21st Century - by Mawlana As’ad Mahmud Makki -

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MessaggioInviato: Gio Dic 08, 2011 1:07 am    Oggetto: Rispondi citando

Darul Uloom Deoband saved the Prophet's green dome
Shaykh Zulfiqar Ahmad

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MessaggioInviato: Mer Gen 11, 2012 3:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

The Spark That Lit the Fire - Darul Uloom Deoband
Shaykh Mumtaz ul Haq


This is an excerpt from the SOON to come lecture "Nizamia, Azhar and Deoband" By Sheikh Mumtaz Ul Haq

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MessaggioInviato: Ven Feb 24, 2012 4:06 am    Oggetto: Rispondi citando

The excellence of Maulana Qasim Nanotwi
Shaykh Mumtaz ul Haq


Alcuni cenni biografici di uno degli Akabir del Maslak Deobandi, fondatore del Darul Uloom Deoband, ed insegnante di molti altri Akabir: Mawlana Muhammad Qasim Nanotwi (rahimahullah).

Per una biografia più dettagliata, si veda:


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MessaggioInviato: Mer Mar 21, 2012 8:45 am    Oggetto: Rispondi citando

Due Testi Fondamentali del Maslak Deobandi,
Finalmente tradotti in inglese:

1. Al-Muhannad ‘ala al-Mufannad
Shaykh Khalil Ahmad Saharanpuri

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(In arabo:
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)
(In urdu:

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)

Di cui si parlava nel primo post di questo thread:

Citazione:
Alcuni `Ulama' dall'Hijaz allora inviarono un questionario composto da ventisei domande, al quale rispose Hadrat Shaykh Khalil Ahmad Saharanpuri (rahmatullahi `alayhi), per mezzo dell'opera "Al-Muhannad `ala al-Mufannad" (sottoscritta pure da altri ventiquattro tra i maggiori esponenti del Maslak Deobandi), ad elencare l'effettiva "`Aqidah Deobandi" (che altro non è se non l'`Aqidah di Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah..), la quale, una volta raggiunti gli `Ulama' dell'Hijaz, li portò a ritrattare la loro precedente adesione al takfir mosso da Molvi Rida Khan, ed anzi, essi sottoscrissero il documento preparato dagli `Ulama' Deobandi, affermando che le loro risposte e posizioni erano in accordo con la dottrina di Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah. "Al-Muhannad `ala al-Mufannad" venne anche inviato in altri paesi arabi, come Egitto e Siria, dove raccolse l'adesione di numerosi altri sapienti, per un totale di 45 sottoscrizioni da parte di `Ulama' dal Subcontinente Indiano, dall'Hijaz, da Sham e dall'Egitto.


E qui:
Have you edited the Deobandi Aqida Book 'Al-Muhannad' and Where Can I get a Copy? - Mufti Muhammad Ibn Adam al-Kawthari -

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2. Fayslah Kun Munazarah - The Decisive Debate: On the Deobandi and Barelwi Conflict
A thorough refutation of false allegations made against the scholars of Deoband in Husam al-Haramayn

Mawlana Muhammad Manzur Nu‘mani

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Nota del traduttore (Mawlana Zameelur Rahman):

Citazione:
Fayslah Kun Munazarah, first printed in 1933 CE, is a thorough rebuttal of the verdicts of disbelief against four senior scholars of the Deobandi School as presented in Husam al-Haramayn of Mawlawi Ahmad Rida Khan Barelwi. Sufficient details about the book are given in the author’s introduction below. Due to the paucity of material on the subject in the English language, many Muslims in the English-speaking world were easily swayed towards the view propounded in Husam al-Haramayn due to the vigour with which the fatwa is propagated by its English-speaking proponents and the gravity of the allegations made. The book translated here provides a balanced, level-headed, point-by-point critique of the fatwa in simple and easy-to-understand language, demonstrating with complete clarity the deception of the original accusations against the Deobandi elders and their innocence from the heresies ascribed to them. Sincere readers who have been exposed to the allegations will now have the opportunity to assess the validity of such claims. Allah, Most Exalted, commands in the Glorious Qur’an: “O you who believe, if a sinful person brings you a report, verify its correctness, lest you should harm a people out of ignorance, and then become remorseful on what you did.” (49:6).

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MessaggioInviato: Ven Mar 23, 2012 4:42 pm    Oggetto: Rispondi citando

[quote="'Umar Andrea"]
Sheikh Shuraim visits Darul Uloom Deoband 2012


*slight error with the date on the vid, it was actually 4 March 2012.

Click here to listen to the full speach given by Sheikh Shuraim:

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The Imam of Ka'ba, Shaikh Abu Ibrahim Sa'ud ibn Ibrahim ibn Muhammad ash-Shuraim visited Darul Uloom Deoband on 4 March 2012 Sunday.

He arrived in Darul Uloom Deoband via helicopter and landed around 1 O'clock. Mufti Abul Qasim Nomani presented him Words of Thanks in the grand Jama Rashid and welcomed him in Deoband. The Imam also addressed the gathering and admired Deoband for its important role in the cause of Islam. He conveyed a message of peace and uity and invited the Muslims to pay attention to Dawah and Tabligh. Maulana Arshad Madani summarized the essence of his speech in Urdu for the common audience.

Later, the Imam al-Shurain led the Zuhar Salah and thousands of Muslims offered the prayer behind him. All the streets leading to Darul Uloom and around were packed with the crowd of people gathered to welcome the Imam and to perform Zuhar Salah behind him.

Here is the nasheed i used:

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MessaggioInviato: Ven Mar 23, 2012 5:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

last but not least
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"la salafia,assieme alla coca cola e all happy meal è il prodotto della globalizazzione capitalistica statunitense"

"la salafia è una multinazionale capitalistica con sede a ryadh e i maggiori azionisti negli stati uniti e israele"

"mc donald ha ronald mc donald come mascotte,la salafia ha al albani e ibn baz......

salafia im lovin it!!"
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MessaggioInviato: Lun Mar 26, 2012 9:30 am    Oggetto: Rispondi citando

Un fratello scrive, introducendo le parole del celebre sapiente siriano,
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(rahimahullah):

"Non vi alcun angolo del mondo che la luce emanata dagli Akabir Deobandi non abbia raggiunto, preservano la magnifica Sunnah del Profeta (sallallahu alayhi wa sallam) ed eliminando la bid`ah. L'affermazione di Shaykh Abdul Fattah Abu Ghudda sull'opera dei Deobandi nel Subcontinente [indiano] è applicabile in tutto il mondo:

"La grande madrasah di Deoband è [come] un sole radioso che ha illuminato varie parti dell'India. Essa ha ravvivato la via Profetica (Sunnah) accademicamente, nella pratica e nel suluk, ed ha rimosso l'oscurità dell'innovazione (bid`ah) che da tanto tempo si era accumulata in quelle terre; ha strappato dalle fonti di conoscenza e [i]Shari`ah tutto ciò che fosse alieno ad esse allo stesso modo in cui ha strappato dal [/i]suluk[/i] dei Sufi i nuovi usi - come il [/i]sama` e gli strumenti a corde e simili dei raduni di bid`ah allora presenti in India. Essa ha rimpiazzato queste innovazioni con la chiara e raggiante Sunnah - in termini di insegnamento e studio, suluk e propagazione [da`wah] - finché è diventata una potente, grande ed autentica fonte di luce dalla quale sono giunte frotte di pii (rabbaniyyin) `Ulama', che hanno coniugato l'eccellenza della conoscenza e dell'azione (`amal), aderendo alla Sunnah ed eliminando la bid`ah".
".

Questo è quanto a uno dei fondatori del Darul Uloom Deoband, e tra i più illustri Akabir Deobandi, Mawlana Qasim Ahmad Nanotwi (rahimahullah) fu predetto in sogno (se non sbaglio citato anche nel video di Shaykh Mumtaz ul Haqq su di lui, qualche post qui sopra):

"Maulana Qasim Nanotwi (Rahmatullah Alayhi) used to see many pious dreams. Once he saw a dream that he was sitting on top of the Kabah Shareef and many streams were flowing from his hands to many parts of the world. He related this dream to his Ustadh Hadhrat Maulana Mamlook Ali (Rahmatullah Alayhi) who interpreted the dream that the world will benefit from the knowledge of Maulana Qasim Nanotwi (Rahmatullah Alayhi).

Hadhrat Maulana founded Darul Uloom Deoband and the branches of Darul Uloom Deoband are spread throughout the different parts of the world. Once he also saw a dream that he was sitting above the Kabah Shareef and facing towards Baghdad. There was a stream flowing from there, which touched his feet. The dream was interpreted that the Hanafi Madhhab would spread through Maulana Qasim Nanotwi (Rahmatullah Alayhi). Imam Abu Hanifa (Rahmatullah Alayhi) was from Baghdad and the Hanafi Madhhab was established from there
".
[

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MessaggioInviato: Mar Apr 03, 2012 1:36 am    Oggetto: Rispondi citando

Una buona sintesi, a cura del fratello Ali al-Hanafi:

"You nearly got it. Look at it this way. Islam came to India, just as it did in other countries and spread until a strong Muslim community was formed. Many great and traditional Ulema were produced during this time, from Hadhrat Mujaddid Alf Thani to Shah Waliullah Dehlwi (Allah have mercy on them) and beyond. At some point during this time (the 1600s to be more precise), the British arrived and eventually, Islam began to diminish in the region until some traditional Ulema; who were inheritors of the same traditional legacy left behind by Shah Waliullah (rahmatullahialayh), decided to revive it once more through the establishment of a Madrasa at Deoband. They not only preserved and continued the spread and growth of traditional Islam through actively teaching it, but in addition, also fought against the Shirk and Bid'ah prevalent in the Subcontinent at the time. These Ulema were not a part of a new sect and neither did they claim to be. They were from the same line of Hanafi Ulema to which the likes of Hadhrat Imam Abu Hanifah, Imams Tahawi, Sarakhsi, Ibn Abideen, Shah Waliullah and numerous others (may Allah have mercy on them all) also belonged. The success of the Madrasa was such that soon, its influence had spread to the far reaches of the Subcontinent and under its supervision, numerous Madaaris were rendering their services of Deen to the extent that the vast majority of religious institutions in the region were operating under the supervision of Dar ul Uloom Deoband and its affiliated institutions like Mazaahir ul Uloom Sahaaranpur. On seeing this, certain other Ulema who also claimed to be Hanafi but supported the practices of Bid’ah which the Madrasa at Deoband opposed, rose up in opposition to the Ulema of the Madrasa at Deoband. These are the Ulema we now refer to as Barelwis. However, since these Ulema also claimed to be followers of the traditional Islamic legacy and the Hanafi School (which in my view is nothing but an empty claim of theirs and is not supported by facts), it became necessary to distinguish between the Hanafi Ulema who adhered to the view of the Ulema of Deoband (i.e. opposition to Bid’ah) and those Hanafi Ulema that did not (i.e. who adhered to the practices of Bid’ah). As a result, the supporters of Bid’ah began referring to the Ulema from the former group as Deobandis and themselves as Barelwis. Therefore, in reality, there is no such thing as a “Deobandi”. This word is just an unfortunate consequence of the ploys of the evil and corruption which existed in the Subcontinent at the time. Otherwise, the “Deobandis” are simply a continuation of the same Islam taught by the traditional Hanafi Ulema for the last 13-14 centuries. I know Barelwis will also claim the same and accuse us of being the deviants, but the facts do not support their claims. This is how I see it. Anyone is free to correct me".
[Ali al-Hanafi -
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MessaggioInviato: Mar Apr 10, 2012 2:25 pm    Oggetto: Rispondi citando

Analisi di una delle accuse sulle quali la setta degli
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si è basata per il loro takfir sugli Akabir Deobandi:

Allegation By Barelwis - "Allah Can Lie"
Sheikh Mumtaz Ul Haq


Vedi anche la discussione:

Il takfir barelwi sui Deobandi -
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L'ultima modifica di Sufi Aqa il Lun Mar 24, 2014 11:17 pm, modificato 1 volta
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MessaggioInviato: Sab Mag 05, 2012 2:55 am    Oggetto: Rispondi citando

'Umar Mujaddidi ha scritto:
Deobandi: una scuola "indiana", od un riferimento per i Musulmani in tutto il mondo?
Il punto precedente dovrebbe allora prevenire la domanda che poteva sorgere nel momento in cui si delineavano le origini geografiche del maslak Deobandi, ovvero "perchè proporre una scuola "indiana""?

Innanzitutto, va' notato che già solo l'area di origine del maslak Deobandi è un'area centrale del mondo islamico (sebbene negli ultimi decenni determinati avvenimenti storici abbiano chiuso le prospettive di molti Musulmani quasi unicamente sul "mondo arabo"), sia storicamente (nella cornice più ampia della civilizzazione turco-persiana, una delle civiltà più importanti e feconde della storia dell'Islam, e per secoli fiorente centro di conoscenza), sia numericamente, dato che sommando il numero di Musulmani già solo di Pakistan, India e Bangladesh si raggiunge un terzo dell'intera popolazione islamica mondiale.

La realtà è che negli ultimi decenni, Allah ha concesso al maslak Deobandi una straordinaria diffusione, non solo nell'accettazione e nell'apprezzamento riscontrato presso gli `Ulama' di Ahl as-Sunnah in tutto il resto del mondo, ma anche proprio fisicamente con madaris che continuano ad aprire non solo in tutto l'Asia: centro-meridionale (India, Pakistan, Bangladesh, Afghanistan, Sri Lanka, Nepal, Uzbekistan) ed oltre (Hijaz, Iran, Birmania, Thailandia, Indonesia..), ma che hanno iniziato a diffondersi anche in altri continenti: dall'Africa (Sudafrica, Zambia ed altri paesi dell'Africa Meridionale, verso i quali affluiscono studenti da tutto il resto dell'Africa ed oltre), all'America Settentrionale (Canada, Stati Uniti), Centro-meridionale (Panama, Trinidad e Tobago, Venezuela, Cile..), all'Europa (Regno Unito, dove la maggior parte delle moschee e la stragrande maggioranza delle madaris sono di orientamento Deobandi..).

Come conseguenza a tale straordinaria diffusione geografica, abbiamo oggi a nostra disposizione una grande quantità di materiale prodotto/tradotto dagli `ulama' Deobandi soprattutto in inglese (lingua molto diffusa nel Subcontinente Indiano, oltre che lingua ufficiale di paesi che ospitano moltissime madaris ed `Ulama' Deobandi: Sudafrica, Regno Unito, Canada, Stati Uniti...), col risultato che buona parte della produzione sapienziale (libri, articoli, fatawa) degli `ulama' Deobandi, oltre ad essere quella oggigiorno più vitale e completa (nel comprendere e considerare tutte le componenti dell'Islam, invece che fossilizzarsi solo su un numero limitato di aspetti, come troppo spesso avviene in altri "gruppi") è anche quella più accessibile anche ad un pubblico europeo.


Al di là della diffusione del maslak Deobandi, un altro punto collegato al discorso sulle sue radici subcontinentali è legato al dubbio ed alle "preoccupazioni" di una sorta di "perifericità" del subcontinente indiano rispetto al "centro" sapienziale dell'Islam, immaginato come radicato nel "mondo arabo", o ancora più restrittivamente nella "penisola arabica" (a sua volta identificata con "l'Arabia Saudita", che in realtà ha meno di un secolo di vita).

E tale "perifericità" è ritenuta in qualche modo diminuire la legittimità od affidabilità di sapienti proveniente da "paesi Musulmani di serie B", quali appunto vengono troppo spesso considerati i paesi Musulmani non-arabi.

In realtà, l'Islam ha avuto nell'arco della sua storia molti e diversi centri di conoscenza e di sapere, nient'affatto limitati all'Hijaz od alla penisola arabica: oltre allo Sham, all'Egitto ed all'`Iraq (sin dai primi tempi), sono sorti centri importanti di trasmissione della conoscenza (con importanti madaris) in Nord-Africa, Africa Occidentale (Sokoto, etc.), Anatolia, e soprattutto nel mondo persiano, che storicamente ha esteso la sua influenza ben oltre l'odierno Iran, verso tutta l'Asia Centrale (odierni Uzbekistan, Turkmenistan, Tajikistan, Afghanistan) ed il Subcontinente indiano, influenza estesa inoltre con dell'utilizzo del persiano come lingua franca di un'enorme area geografica, lingua di corte, sapienti, letterati e burocrati in uno spazio dalla Turchia alla Cina, dall'Asia Centrale al Bengala.

All'enorme rilevanza del mondo persiano nella storia dell'Islam, abbiamo dedicato un altro thread:

Il Contributo della Persia alla Civiltà Islamica Sunnita -

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Quello che qui vogliamo sottolineare è la forte legame che il Subcontinente indiano ha avuto con la trasmissione della conoscenza islamica, in particolare tramite la "mediazione" del mondo persiano (e difatti in persiano fu per diverso tempo insegnato il programma del Darse Nizami, ovvero il curriculum standard delle madaris di tutta l'area, per poi passare all'urdu da un paio di secoli, segnando il conseguimento di una maggiore maturità ed autonomia propria).

Non si tratta dunque di "aree periferiche" della conoscenza islamica, bensì di veri e propri centri primari di sapere, con secoli di storia di studio ed insegnamento delle scienze islamiche.

Ho ritenuto fosse il caso di precisare tutto ciò visto che capita di imbattersi in chi, in preda al razzismo ed all'`asabiyyah, pretenda di delegittimare `Ulama' indo-pakistani con terribili affermazioni tipo: "Cosa vuoi che sappia lui dell'Islam, che i suoi genitori/antenati adoravano le mucche", senza considerare magari che l'`alim in tal modo calunniato potrebbe in realtà discendere direttamente dal Profeta sallallaahu o dai Sahabah (radiyallahu `anhum), mentre il calunniatore stesso potrebbe discendere da popoli arabizzati che hanno accettato l'Islam appena qualche generazione fa!

Chiudo con alcuni articoli che offrono un quadro più dettagliato sulla storia dello studio delle scienze islamiche nel Subcontinente, e sul rango dei loro `Ulama':

Establishment of Islamic Institutions of Learning in India - Moulana Yunus Osman (Secretary General - Jamiatul Ulama (KZN)) -

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Are Indo-Pak Scholars Strong in the Islamic Sciences? - Mufti Muhammad Ibn Adam al-Kawthari -

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How Hadith Came To India - Shaykh Sayyid Abu ’ l-Hasan ‘Ali Nadwi -

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Indian Scholarship of the Past Two Centuries - Muzzammil Husayn -

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Deobandi/Syrian Hanafism -

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Allamah Kawthari's tribute to the greatness of the scholars of India -

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Shaykh Muhammad ‘Awwamah on Contemporary Scholars Of the Indian Subcontinent -

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The Rank of Recent Hanafi Jurists -

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mullah
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MessaggioInviato: Sab Mag 05, 2012 4:41 am    Oggetto: Rispondi citando

grazie per questo bellissimo thread, e dato che ho deciso di approfondire e studiare il PURO islam ortodosso potresti darci dei link buoni,anche in inglese dove poter studiare cose serie?

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MessaggioInviato: Sab Mag 05, 2012 12:25 pm    Oggetto: Rispondi citando

mullah ha scritto:
grazie per questo bellissimo thread, e dato che ho deciso di approfondire e studiare il PURO islam ortodosso potresti darci dei link buoni,anche in inglese dove poter studiare cose serie?


Barakallahu fik!

Vedi:
(web) Link: Siti, forum, blog in inglese e altre lingue -

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Sono moltissimi, quindi all'inizio ti suggerirei di concentrarti sulla decina di siti linkati all'inizio ("Fondamentali").

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MessaggioInviato: Mar Mag 15, 2012 4:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

A Yameni Hanbali Sheikh’s first hand impressions of Darul Uloom Deoband

By: Mawlana "Abu Hajira"
Source:
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Maulāna Muhammad Anwarī Lā’ilpūrī says that the year in which he was studying hadīth under Hadhrat ‛Allāmah Anwar Shāh Kashmīrī rahmatullah ‛alayh at Darul Ulūm Deoband, ‛Allāmah ‛Ali al Yamanī thumma al Misrī, a hāfidh al-hadīth, came for vacation to India. He came to Mumbai and then went to Randheir. In Randheir he met Maulāna Muftī Mahdi Hasan Sahib Shahjahānpūrī. ‛Allāmah ‛Ali was Hanbalī in madhab and was very a staunch defender of his school of thought. Hence when Mufti Mahdi Sahib talked about Darul Ulūm Deoband and its elders he was unable to entertain the discussion at length.

In this vacation he happened to come to Delhi and stayed by Maulavī Abdul Wahāb, a well known Ahl-e-Hadīth scholar, in Sadr Bazār. Coincidently he got involved in a heated debate with Maulvī Abdul Wahāb about the timings of Salāt. ‛Allamah ‛Ali became very despondent at the situation and made his stay elsewhere in Delhi. He would complain at times that what was done to a guest was inappropriate.

Someone suggested him to visit Dārul Ulūm Deoband; however he kept thinking that since he is Hanbalī and even though Hanbaliyyah is more in line with the way of the Ahl-e-Hadīth, he did not receive the appropriate welcoming from them. How then would a non Hanbalī entertain him any better? But due to continuous insistence he decided to go Deoband.

When he reached Dārul ‛Ulūm Deoband, Maulāna Habībur Rehmān Uthmānī took great care in welcoming the sheikh. At the time there were some students from Yemen studying at the Dārul ‛Ulūm as well. Maulana Uthmānī also encouraged these students to take exceptional care of their guest. After just two days (at the Dārul ‛Ulūm) this Muhaddith and ‛Allama mentioned to his fellow countrymen,

‛Ulamā’ Dārul ‛Ulūm are embodiment of good character. Look at the open heart and enthusiasm with which they have taken care of me, a complete stranger with no prior acquaintance. (All this and) although we are different in school of thought, their hospitality did not waver.

Maulvī Muhammad Yahyā al Yemenī, a student, seeing that ‛Allāmah was impressed by the teachers, stated that,

‛Just like the character of Ulamā’ Deoband is brilliant so is the grounding of their knowledge and intellect unmatchable.

Upon this the Sheikh replied,

Oh leave that aspect aside, what would a stranger non-Arab know the depth of knowledge

Coincidently in the very days the eulogy written in Arabic by ‛Allāmah Shah Kashmīrī rahmatullah ‛alayh in remembrance of Hadhrat Shāh Abdur Rahīm Raipūrī (khalīfah of Hadhrat Maulāna Gangohī rahmatullah ‛alayh), was published in the Dārul Ulūm’s magazine. Maulvī Yahyā handed that magazine over to ‛Allāmah Ali al Yameni rahmatullah ‛alayh. Upon reading he said,

I can smell the style and literature of the pre Islamic Arabic from these verses.

When he learnt that the person who has composed such an eulogy in this day and age is teaching Bukhāri and Tirmidhī Sharīf at Dārul Ulūm Deoband, ‛Allāmah decided to take part in the lessons. Next day he went along with the Yemeni students and sat for lessons. What ill fortune that the topic under discussion was in refutation of ‛Allāmah Ibn Taymiyyah. ‛Allāmah Shah Kashmīrī rahmatullah ‛alayh, keeping ‛Allamah Ali al Yameni in mind, decided to give the lesson in Arabic.

Hence a lengthy dialogue on the obsessive stances of ‛Allāmah Ibn Taymiyyah and its response and then responses to that response opened. ‛Allamah Ali attended the lessons for one week and then he disclosed his first impression to the Yemeni students,

I have travelled from Lavant (Shām) to Hindustān and have visited nearly every Muslim city. I have given lessons on Sahihayn (Bukhārī Sharīf and Muslim Sharīf) in Egypt myself but I have never seen a scholar of this stature. I tried to silence him innumerable times but his command and depth of knowledge is incomparable.

The day when he was about to leave Deoband, he announced in the gathering of students that,

لو حلفت انه اعلم بابى حنيفة لما حنثت

If I were to take an oath that he (‛Allāmah Kashmīri) is more knowledgeable than
Imām Abu Hanīfah then it (reality of the matter) would not break my oath.


However ‛Allāmah Shah Kashmīrī rahmatullah ‛alayh’s humility could not accept such praise and when he came to know of these impressions of the Sheikh, he stopped the students after ‛Asr and made the announcement,

Sheikh Ali Misrī has exaggerated in my favour. The extent of reach of Imām A‛dham in his Ijtihād is so high that I cannot fathom reaching anywhere close to it.

Hayāt Kashmīrī Pg. 290

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MessaggioInviato: Gio Mag 31, 2012 12:36 am    Oggetto: Rispondi citando

Deobandi clerics say no to friendship of ‘Muslim-hating’ America

Citazione:
The United States’ bid to reach out to leading Deobandi clerics, as part of a public relations exercise by the new ambassador Nancy Powel, failed to take off as its delegation that visited leading Islamic seminaries at Deoband and Sharanpur had to face tough questions on American policy on Muslims and Islam.

Embassy officer James Plasman and his Indian accomplice Dinish Dubey found themselves at the receiving end at both seminaries, where clerics told the delegation unequivocally that the US by its actions has moved too far to find a meeting ground with the Muslims community.

The delegation visited both the madrassas quietly. They had asked local authorities to keep their visit under wraps. It is generally believed that the Taliban had learned their interpretation of Islam while studying at Deobandi seminaries in Pakistan.
At their first destination at Jamia Mazahir Uloom Saharanpur in western Uttar Pradesh, chief cleric Maulana Mohammad Salman told the delegation that American policies were unjust and would lead to anarchy.

“Your country is threatening Iran, but shielding Israel,” the Maulana said. He confided to the DNA that he mentioned how the US administration let off an American priest who had allegedly burnt the Holy Quran and Also issued warrants against Sudan General Umar-al-Bashir for acting against Christians.

He even interrupted James Plasman who was trying to explain that the US was as pluralistic as India and was not against Islam. The chief cleric told the delegation that America by its actions, evident from desecration of the Holy Quran, recent expose of curricula being taught to the US soldiers, urinating on dead bodies has only highlighted how much America hates Muslims.

At their second destination at Deoband, rector Mufti Abul Qasim Noamani and his deputy Maulana Abdul Khaliq Madrassi raised the issues of Palestine, besides discrimination and profiling of Muslims. They told the US officers that even an illiterate Muslim would not believe in their statements.

[

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MessaggioInviato: Dom Giu 10, 2012 12:04 am    Oggetto: Rispondi citando

Ulama-E-Deoband: Revivers of the Islamic World
Shaykh Mumtaz Ul Haq Abdur Raheem Limbada

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MessaggioInviato: Ven Giu 15, 2012 1:10 am    Oggetto: Rispondi citando

Darul uloom Deoband: The Rise
Shaykh Mumtaz Ul Haq

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L'ultima modifica di Sufi Aqa il Ven Nov 29, 2013 12:37 pm, modificato 1 volta
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MessaggioInviato: Mar Lug 03, 2012 10:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

"Potente" affermazione di
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(un'altra biografia
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) (Shaykh Hanafita siriano originario di Aleppo e residente da tempo a Madinah Munawwarah, studente di altri celeberrimi sapienti siriani Hanafiti contemporanei come
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(rahimahullah) e
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(rahimahullah) - e dunque, non "Deobandi" di origine:

"Se i Deobandi iniziano a deviare, non resta nessun altro al mondo (come grande gruppo che si mantenga sull'Haqq)".
(Cit. in un articolo di Mawlana A.S. Desai).

Allahu akbar!

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MessaggioInviato: Dom Lug 15, 2012 4:30 am    Oggetto: Rispondi citando

Shaykh Abdus Shakur Brooks [a Maliki Canadian "Afro-American" scholar] wrote while defending the Deobandis against some criticism:

"I am not going to quarrel on this matter. But you should look to yourself and ask "what have you given in service to consider yourself the one to point fingers?" While you sit here ranting about the Deobandis, you fail to realize what most of the big scholars of hadith like Shaykh Muhammad Awammah, Abu Fattah Abu Guddah, and thousands of others have expressed in depths to the deobandis about their great service in the science of hadith and fiqh.

In fact as Abu Fattah Abu Guddah said, had it not been for them the science of Hadith would have been lost in this last century. They have outstripped every nation in regards to hadith on the face of this earth. So clean the rancor from your heart.

Not only in hadith have they done a great service but also in the field of fiqh. And while you sit here and claim they are "ghetto' etc. they are the ones that have given the service to answer many modern day issues of finance etc. and yet they still disperse knowledge in a traditional manner. No madhab, not even us malikis, can say we have come close in modern works in this century as they have done. So where is your gratitude for the service of knoweldge? What have you done to criticize what these people haven't done in your eyes?

Furthermore, they have set up institutes of FREE education or at a very low cost throughout the world in less than 70 years. From AFRICA, Asia, and The West. In Camperdown South Africa, In'amiyyah has more foreign students than locals, from more than 25 countries, many of which are sponsored by them. I just met with a young zulu alim who converted to Islam memorized Quran and finished the alim course last week while he came back to visit the madrasah.

Face it whether in Europe or North American when it comes to memorizing Qur'an whose doing the work? Who are the ones standing there reciting the Quran from beginning to end NOT looking at the mushaf ? Its not the Arabs nor the Europeans but 9/10 it is an indo pak from Deobandi madrasahs.

You have to expect that anything that spreads across the world is not going to remain perfect, that is expected. But there service to the deen is unquestionable.

It is clear you have some rancor in your heart towards them adding to the fact that your fatwa claiming that women should not veil is because it resembles the salafis and those like them, which you stated were deobandis in spite of the fact that they are generally Ashari's/Maturidi's who believe without a shadow of doubt in following a madhab. In reality that is nothing more than slander.

Don't be upset because they have their way of doing things. They are not bound by your principles nor mine. Give respect where respect is due.

WE both have not contributed anywhere close to what they have, than we should keep our mouths closed least our tongue backfire on us...

Their contributions have lead to preserving the Sunnah of the dean and the teachings of hadith with undoubted sanad. I love and honor them if only for that but not blind of their pitfalls. Those who live the sunnah and hadith of the Prophet will no doubt show some love towards the deobandi's rather than constant demoralizing them. They carried the sunnah when it was being lost. Is that not worthy?
".

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MessaggioInviato: Mar Lug 24, 2012 1:52 am    Oggetto: Rispondi citando

Imperdibile:

Legacy of Hakim-ul-Ummah (Mawlana Ashraf `Ali Thanwi, rahimahullah)
Shaykh al-Islam Hadrat Mufti Muhammad Taqi Usmani

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MessaggioInviato: Dom Lug 29, 2012 6:25 am    Oggetto: Rispondi citando

The Value of Traditional Islamic Seminaries
Source:
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Hadhrat Mufti Muhammad Taqi Uthmani (db) has written regarding his journey to Baghdad:

“Baghdad is that city which for centuries had been at the center of the Islamic world. The mere sight of this city reminds one of the glorious days of the Abbasi khilafat. Upon reaching Baghdad I enquired whether there were any Madaris (seminaries) present in which Islamic knowledge is imparted in accordance with the ways of the pious predecessors. I was informed that all such Madaris had now been converted into schools and universities. Now, the knowledge of Deen can only be attained from university faculties, such places wherein Islam is taught as mere theory, similar to ancient philosophy. Islam can neither be seen in the lives of the students nor in the Ustadhs (teachers). Forget bring religious scholars, on seeing their appearance, one wonders if they are even Muslim.

“This is just like how orientalists study Islam today, in the universities of America, Canada, and Europe. If you read their books and articles you will come across the names of such books that many of our Ulama have never even heard about. It seems as if deep tahqiq (research) is being made. But [sadly], in spite of swimming in the ocean of Islamic knowledge from morning till evening, they return dry as bone. No effect of what they rigorously study can be seen in their lives. The soul of this knowledge has been destroyed. “

Mufti Taqi Uthmani thereafter asked if they could at least direct him to an Aalim (scholar) of the old school of thought, so that he could present himself at his service. He was directed to a Masjid close to the tomb of Shaykh `Abd al-Qadir al-Jilani (ra), in which was a Maktab. Here he met an old pious-looking man. Mufti Taqi Uthmani described his meeting with him in the following words:

“On seeing him, I felt as if I was in the presence of a pious Allah-fearing Aalim. He was sitting on a straw mat, dressed in coarse clothing, and eating dry bread. The light of the Shari`ah could be discerned on his forehead.

“After making salaam, he enquired regarding my name and the place from which I had come. He also asked about the condition of the Madaris of our country, their syllabus, and the manner in which the kitabs (books) are taught. Tears flowed from his eyes as I mentioned the names of the kitabs found in the Dars-e-Nizami syllabus [the syllabus used by Islamic seminaries across the Indian subcontinent].

He asked, “Are these kitabs still being taught!?”

“I replied in the affirmative. He then explained, ‘Today, we have been deprived of even hearing the names of these kitabs. These kitabs create Allah-conscious men, they create true Muslims. In our country these books are no longer taught. I beg you to convey this message of mine to the Ulama and the masses of your country, that for the sake of Allah subhana wa ta`ala, they should bear everything but should never allow the destruction of such Madaris wherein these kitabs are taught!’ ”

The enemies of Islam are fully conscious of the fact that as long as these simple Maulanas, sitting on straw mats, are present in society, they cannot remove Iman (faith) from the hearts of the Muslims. Therefore the enemies of Islam are making all out effort to remove these Madaris.


Extracted from "Ulema of Deoband" by Madrasa Arabia Islamia (Azaadville, South Africa).

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MessaggioInviato: Mer Ago 15, 2012 6:10 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il "modello Deobandi" di rigetto delle innovazioni e di seguire la Sunnah è evidente anche nel cimitero del Darul Uloom, dove sono assenti tutte quelle pratiche di bid`ah o persino shirk che sono prevalenti in molte parti del mondo islamico.
Niente mausolei, niente tombe sopra-elevate, niente qawwali con musica, etc..
Massima sobrietà e rispetto della Sunnah.

Graveyard Of Darul Uloom Deoband

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MessaggioInviato: Gio Ago 16, 2012 6:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

'Umar Waziristani ha scritto:
'Umar Mujaddidi ha scritto:
Deobandi: una scuola "indiana", od un riferimento per i Musulmani in tutto il mondo?
Il punto precedente dovrebbe allora prevenire la domanda che poteva sorgere nel momento in cui si delineavano le origini geografiche del maslak Deobandi, ovvero "perchè proporre una scuola "indiana""?

Innanzitutto, va' notato che già solo l'area di origine del maslak Deobandi è un'area centrale del mondo islamico (sebbene negli ultimi decenni determinati avvenimenti storici abbiano chiuso le prospettive di molti Musulmani quasi unicamente sul "mondo arabo"), sia storicamente (nella cornice più ampia della civilizzazione turco-persiana, una delle civiltà più importanti e feconde della storia dell'Islam, e per secoli fiorente centro di conoscenza), sia numericamente, dato che sommando il numero di Musulmani già solo di Pakistan, India e Bangladesh si raggiunge un terzo dell'intera popolazione islamica mondiale.

La realtà è che negli ultimi decenni, Allah ha concesso al maslak Deobandi una straordinaria diffusione, non solo nell'accettazione e nell'apprezzamento riscontrato presso gli `Ulama' di Ahl as-Sunnah in tutto il resto del mondo, ma anche proprio fisicamente con madaris che continuano ad aprire non solo in tutto l'Asia: centro-meridionale (India, Pakistan, Bangladesh, Afghanistan, Sri Lanka, Nepal, Uzbekistan) ed oltre (Hijaz, Iran, Birmania, Thailandia, Indonesia..), ma che hanno iniziato a diffondersi anche in altri continenti: dall'Africa (Sudafrica, Zambia ed altri paesi dell'Africa Meridionale, verso i quali affluiscono studenti da tutto il resto dell'Africa ed oltre), all'America Settentrionale (Canada, Stati Uniti), Centro-meridionale (Panama, Trinidad e Tobago, Venezuela, Cile..), all'Europa (Regno Unito, dove la maggior parte delle moschee e la stragrande maggioranza delle madaris sono di orientamento Deobandi..).

Come conseguenza a tale straordinaria diffusione geografica, abbiamo oggi a nostra disposizione una grande quantità di materiale prodotto/tradotto dagli `ulama' Deobandi soprattutto in inglese (lingua molto diffusa nel Subcontinente Indiano, oltre che lingua ufficiale di paesi che ospitano moltissime madaris ed `Ulama' Deobandi: Sudafrica, Regno Unito, Canada, Stati Uniti...), col risultato che buona parte della produzione sapienziale (libri, articoli, fatawa) degli `ulama' Deobandi, oltre ad essere quella oggigiorno più vitale e completa (nel comprendere e considerare tutte le componenti dell'Islam, invece che fossilizzarsi solo su un numero limitato di aspetti, come troppo spesso avviene in altri "gruppi") è anche quella più accessibile anche ad un pubblico europeo.


Al di là della diffusione del maslak Deobandi, un altro punto collegato al discorso sulle sue radici subcontinentali è legato al dubbio ed alle "preoccupazioni" di una sorta di "perifericità" del subcontinente indiano rispetto al "centro" sapienziale dell'Islam, immaginato come radicato nel "mondo arabo", o ancora più restrittivamente nella "penisola arabica" (a sua volta identificata con "l'Arabia Saudita", che in realtà ha meno di un secolo di vita).

E tale "perifericità" è ritenuta in qualche modo diminuire la legittimità od affidabilità di sapienti proveniente da "paesi Musulmani di serie B", quali appunto vengono troppo spesso considerati i paesi Musulmani non-arabi.

In realtà, l'Islam ha avuto nell'arco della sua storia molti e diversi centri di conoscenza e di sapere, nient'affatto limitati all'Hijaz od alla penisola arabica: oltre allo Sham, all'Egitto ed all'`Iraq (sin dai primi tempi), sono sorti centri importanti di trasmissione della conoscenza (con importanti madaris) in Nord-Africa, Africa Occidentale (Sokoto, etc.), Anatolia, e soprattutto nel mondo persiano, che storicamente ha esteso la sua influenza ben oltre l'odierno Iran, verso tutta l'Asia Centrale (odierni Uzbekistan, Turkmenistan, Tajikistan, Afghanistan) ed il Subcontinente indiano, influenza estesa inoltre con dell'utilizzo del persiano come lingua franca di un'enorme area geografica, lingua di corte, sapienti, letterati e burocrati in uno spazio dalla Turchia alla Cina, dall'Asia Centrale al Bengala.

All'enorme rilevanza del mondo persiano nella storia dell'Islam, abbiamo dedicato un altro thread:

Il Contributo della Persia alla Civiltà Islamica Sunnita -

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Quello che qui vogliamo sottolineare è la forte legame che il Subcontinente indiano ha avuto con la trasmissione della conoscenza islamica, in particolare tramite la "mediazione" del mondo persiano (e difatti in persiano fu per diverso tempo insegnato il programma del Darse Nizami, ovvero il curriculum standard delle madaris di tutta l'area, per poi passare all'urdu da un paio di secoli, segnando il conseguimento di una maggiore maturità ed autonomia propria).

Non si tratta dunque di "aree periferiche" della conoscenza islamica, bensì di veri e propri centri primari di sapere, con secoli di storia di studio ed insegnamento delle scienze islamiche.

Ho ritenuto fosse il caso di precisare tutto ciò visto che capita di imbattersi in chi, in preda al razzismo ed all'`asabiyyah, pretenda di delegittimare `Ulama' indo-pakistani con terribili affermazioni tipo: "Cosa vuoi che sappia lui dell'Islam, che i suoi genitori/antenati adoravano le mucche", senza considerare magari che l'`alim in tal modo calunniato potrebbe in realtà discendere direttamente dal Profeta <img src="http://img97.imageshack.us/img97/6042/saaws.png"> o dai Sahabah (radiyallahu `anhum), mentre il calunniatore stesso potrebbe discendere da popoli arabizzati che hanno accettato l'Islam appena qualche generazione fa!

Chiudo con alcuni articoli che offrono un quadro più dettagliato sulla storia dello studio delle scienze islamiche nel Subcontinente, e sul rango dei loro `Ulama':

Establishment of Islamic Institutions of Learning in India - Moulana Yunus Osman (Secretary General - Jamiatul Ulama (KZN)) -

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Are Indo-Pak Scholars Strong in the Islamic Sciences? - Mufti Muhammad Ibn Adam al-Kawthari -

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How Hadith Came To India - Shaykh Sayyid Abu ’ l-Hasan ‘Ali Nadwi -

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Indian Scholarship of the Past Two Centuries - Muzzammil Husayn -

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Deobandi/Syrian Hanafism -

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Allamah Kawthari's tribute to the greatness of the scholars of India -

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Shaykh Muhammad ‘Awwamah on Contemporary Scholars Of the Indian Subcontinent -

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The Rank of Recent Hanafi Jurists -

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Un'ulteriore chiarimento a questo riguardo, in risposta ad una persona che chiedeva quale fosse l'opionione degli "`Ulama' arabi" a proposito di una determinata pratica), e contrapponeva gli "`Ulama' arabi" a quelli "di Bangladesh e Pakistan":

"1. "The preference of Arab Ulama over non-Arab Ulama"

It is vital to realise that what the Arabs do and do not do has no influence on the legality of an action.

To determine the legal ruling of an action, the only method is to resort to the Qur’an and Sunnah as primary sources, and Ijma’ (consensus) and the Ijtihad (analogy based on Qur’an and Sunnah) of righteous and well-qualified scholars as secondary sources.

What the Arabs do is not a principle of Islamic Law. Yes, Imam Malik رحمه الله considered the actions of the People of Madinah as proof, but this was only valid during his time which was not too long after the Prophetic Era, hence there wasn’t a drastic change in circumstances. The same cannot be said of now; 1400 years later.

The idea that Arabs must be right and Indian-Subcontinent Ulama are not trustworthy is completely baseless and sheer ignorance.

The likes of Imam Abu Hanifa, Imam Bukhari, Imam Muslim and countless other luminaries of the past are not ‘Arab’, yet their authority and contributions cannot be denied.

Over the past century, the services of the Indian Subcontinent Ulama in Hadith and Fiqh are unparalleled, and even Arab Ulama refer to their works. Many Arabs travelled, and still do travel, to the Indian Subcontinent in order to study under the tutelage of its respected Ulama.

Our teacher, Shaykhul Hadith Muhammad Habibur Rahman زاد الله شرفه, originally from Bangladesh, has given Ijaazah of Hadith to many Arab Ulama. In fact, his expertise in Fiqh and Hadith earned him the post of Qadi in the United Arab Emirates, where he served as a judge for many years.

One should not look at the ethnicity of a scholar, rather at his knowledge and righteousness
".
[Shaykh Abu Zahra -

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MessaggioInviato: Ven Ago 24, 2012 5:15 pm    Oggetto: Rispondi citando

An Introduction to Dar al-’Ulum Deoband

By Ibn Rashid Ahmad al-Qasmi
Source:
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In every era Allah has selected from amongst the Ummah of the last Messenger (Allah bless him and grant him peace) people who would revive the deen, teach it, practice it and rid it of all newly invented beliefs and actions. In the 19th Century this task was granted to a small band of faithful, pious and dedicated scholars who where placed in a land which was hostile to the deen and where the people had been led astray by pagan religions, centuries after Islam had come to them by the heroic spirit of Jihad under the leadership of al-Imam Muhammad bin Qasim al-Thaqafi (Allah have mercy on his soul).

This small band of scholars where led by the great spiritual master of his time, al-Hajj Imdad Allah al-Thanawi al-Muhajjir al-Makki (Allah sanctify his resting place) who beside being a noted sufi shaykh was also the amir of the armies that fought against colonialism in 1857. A few years later on the 15th Muharram 1283 H which corresponds to the 30th May 1866 C, was established in Deoband the Dar al-’Ulum al-Jami’ah al-Islamiah by al-Imam Muhammad Qasim al-Nanauwti (Allah sanctify his secret).

Cii Broadcasting, during Ramadan 1433 H, presented in the form of a drama series the establishment of the Umm al-Madaris Dar al-’Ulum Deoband. Listen to vivid details of the sacrifices and struggles of the ‘ulama in the quest for the protection of the deen.


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MessaggioInviato: Mar Ott 09, 2012 6:33 pm    Oggetto: Rispondi citando

Legends of the Black Flag

By Ibn Rashid Ahmad al-Qasmi


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In every era Allah has selected from amongst the Ummah of the last Messenger (Allah bless him and grant him peace) people who would revive the deen, teach it, practice it and rid it of all newly invented beliefs and actions. In the 19th Century this task was granted to a small band of faithful, pious and dedicated scholars who where placed in a land which was hostile to the deen and where the people had been led astray by pagan religions, centuries after Islam had come to them by the heroic spirit of Jihad under the leadership of al-Imam Muhammad bin Qasim al-Thaqafi (Allah have mercy on his soul).

This small band of scholars where led by the great spiritual master of his time, al-Hajj Imdad Allah al-Thanawi al-Muhajjir al-Makki (Allah sanctify his resting place) who beside being a noted sufi shaykh was also the amir of the armies that fought against colonialism in 1857. A few years later on the 15th Muharram 1283 H which corresponds to the 30th May 1866 C, was established in Deoband the Dar al-’Ulum al-Jami’ah al-Islamiah by al-Imam Muhammad Qasim al-Nanauwti (Allah sanctify his secret).

Cii Broadcasting, during Ramadan 1433 H, presented in the form of a drama series the establishment of the Umm al-Madaris Dar al-’Ulum Deoband. Listen to vivid details of the sacrifices and struggles of the ‘ulama in the quest for the protection of the deen.

Legends of the black flag:

Complete 16 episodes (MP3):


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Complete 16 episodes (YouTube):


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Legends of the Black Flag: The Movie (Audio Only) Full 16 parts in a 1 complete link:



As per the writer of the series the following resources were used for the research, amongst others:

Various lectures by Mawlana Junaid Kharsany, Mawlana Shabbier Ahmad Saloojee, Mawlana 'Abd al-Hamid Ishaq, etc.

Various books such as Asiraan Malta, and other books documenting history. As well as Fadha'il Sadaqah.

Various articles by Al-Haqq Journal of Mawlana Ahmad Sadeck Desai.

Other sources include english transcript of Chach Nama, diaries of Moghul Emperor Babul, historical biographies, etc.

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MessaggioInviato: Mer Nov 14, 2012 4:07 pm    Oggetto: Rispondi citando

Scholarship of the Indian Subcontinent
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MessaggioInviato: Dom Dic 02, 2012 3:47 am    Oggetto: Rispondi citando

Shaykh ‘Abd al-Fattah’s request to the ‘Ulama of Deoband

By Shaykh ‘Abd al-Fattah Abu Ghuddah
Translated by Mawlana Ridwaan Nomani


Source:
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On Shaykh ’Abd al-Fattah Abu Ghuddah’s tour of India in 1965, he visited the internationally reputed bastion of piety and knowledge, Dar al-’Ulum Deoband. Hereunder follows extracts of his impressions:

It was my lifelong wish and dream to visit this centre of knowledge. Praise be to Allah who has today honoured me with visiting and viewing the Dar al-’Ulum. What I have seen today – the celestial light of knowledge emanating from every inch of this blessed institute, the spiritual effulgence of the saints in full force, the vestiges of the scholars and researchers sparkling, is far beyond the expectations I had.

It is the mere favour of Allah that I have had the honour of listening to part of the hadith lesson conducted by Shaykh Muhaddith Sayyid Fakhr al-Din Ahmad Muradabadi, which seemed to be a collection of shining pearls and bright stars.

While mentioning the splendid services of din offered by the venerable scholars of this blessed institute, I wish to express one of our desires, or rather if I take the courage to say: I am demanding one of our rights which is this, that the ‘ulama should translate their rare findings, unique research and monumental masterpieces into Arabic, which should then be widely distributed in the Arab world thereby tremendously benefiting our Arab ‘ulama. The reason why this obligation should get first priority is that when one studies the books of these researching scholars of India, one finds such unique research which apart from being based on profound knowledge, is also powered by piety and righteousness. Since the ‘ulama of India not only fully possess the qualities of piety, righteousness, spirituality and profound knowledge, but are in fact the perfect examples and true inheritors of our pious predecessors, therefore, their works are inundated with benefit. “This is the favour of Allah which he bestows to whom He wishes.” (Qur’an)

In fact, you’ll find in some of their books that which is not found even in the works of the great ‘ulama, mufassirin, muhaddithin etc. of former times… But, with remorse and regret we are forced to say that most of these rare literary masterpieces are in the Urdu language and I fear that if not translated into Arabic, we, the Arabs will really be deprived of a lot, which will be oppression against us on your part.

It is therefore necessary to translate these valuable books into Arabic so that those eyes can be cooled and those hearts soothed, which have been yearning and longing for it for many years.

I once again, before ending off, feel it necessary to repeat our aforementioned request, or if I may take the courage to say; “Our obligatory right which rests upon your shoulders.


It is therefore extremely important that these precious Urdu books be translated into Arabic and distributed on a large scale so that the circle of benefit can be widened.

Tarikh Dar al-’Ulum Deoband

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MessaggioInviato: Mar Dic 11, 2012 1:28 am    Oggetto: Rispondi citando

The Amazing Story of an English Spy at Dar al Ulum Deoband, 1875

By Sayyid Mahboob Rizvi, "History of Dar al Ulum Deoband", Volume 1, Pg. 135;
Translated into English by Prof. Murtaz Husain F. Quraishi

Source:
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A cornucopia of arts, science, mathematics, guns, languages, and what not! Its a long read but a brilliant one, really worth the time.


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The time when the Dar al-Ulum, Deoband was established only nine years had passed over the fight for freedom of A. D. 1857.

Since the common Muslims and the elders at the Dar al-Ulum had taken up arms and ranked against the English in this fight for freedom, the English government was very much antagonistic to the Muslims, suspicious of and ill-disposed towards them.

The Muslims activities and movements were being kept under strict surveillance.

On this account a series of investigations, secret and open, in respect of the Dar al-Ulum continued for a long time. As such, in 1291 / 1875, the governor of Uttar Pradesh (formerly, the United Provinces), Sir John Strachey, sent a trusted man of his, John Palmer, to visit the Dar al-Ulum with the purpose of making secret investigations and report about the objective behind the establishment of the Dar al-Ulum and about the thought and activity the Muslims Ulamah [a term used for Scholars] were engaged in under the cover of this institution.

The report that John Palmer prepared and the impressions that he gathered, he has described in detail in a letter that he wrote to a friend.

The interesting and scholarly manner in which John Palmer has expressed his observations and impressions, comparing the educational condition of the Dar al-Ulum with the English universities, helps a good deal in understanding the educational position of the Dar al-Ulum. This incident occurred during the incipience of the existence of the Dar al-Ulum.

It can be estimated from this as to what the educational standard of the Dar al-Ulum has been from the very beginning.

While this letter consists of details of the Dar al-Ulum’s educational and some other particulars as well as review and criticism, it also brings forth an interesting album of the Dar al-Ulum’s features and its educational peculiarities, based on very profound impressions from the pen of a man, who had had an adverse view-point.

Hence it seems apt that the whole text of the letter is reproduced here.


In a tour with the Lt Governor of the western and northern provinces I happened to stay at Deoband on January 30, 1875. The Governor told me:

“The Muslims here, at Deoband, have started a madrasah against the government. Go there incognito and find out what is taught there and what the Muslims are after”.

Accordingly, on Sunday, 31st January, I reached the habitation. The village is quite clean, the inhabitants are courteous and pious but are poor and miserable.

Making enquiries, I reached the madrasah. Having reached there, I saw a large room in which boys were sitting on a palm-mat with books open before them, and an older boy was sitting in their midst. I asked the boys who their teacher was? One boy pointed out and then I came to know that the fellow sitting in the middle was himself the teacher. [1]

I wondered what kind of teacher he might be.

I asked him, “What do your boys read?”

“Persian is taught here”, he replied.

When I proceeded from here, a man of medium height but very handsome was sitting at one place, with a row of older boys before him. Approaching near, I heard that the science of triangle was being discussed.

It was my guess that considering me to be a stranger they would be startled, but no one paid any attention to me at all.

I went near, sat down and began to hear the teacher’s lecture.

My astonishment knew no bounds when I saw that such strange and difficult theorems of the science of triangles were being expounded that I had never heard even from Dr. Sprenger.

Rising from there when I went to a courtyard. I saw that students, wearing ordinary clothes, were sitting before a Maulvi (Honorific Islamic religious title given to Sunni Muslim religious scholars or Ulamah). Here the variants of the second figure of the sixth article of Euclid were being stated and the Maulvi was speaking off-hand in such a way that it appeared as though Euclid’s soul had entered his body?. [2]

I was agape with wonder.

Meanwhile, the Maulvi sahib asked the students such a difficult question on the first grade of equation from Todd Hunter’s Algebra that I was in a sweat at my own knowledge of mathematics and I was astounded.

Some students solved it correctly.

From here I reached a third courtyard. One Maulvi [3] was teaching a thick tome of Hadith and was all smiles while lecturing.

Climbing a staircase from here, I reached the 1st floor. There were elegant houses on its three sides and in the centre was a small courtyard in which two blind men were chattering.

In order to hear what they were saying, I went near stealthily.

I came to know that they were committing to memory some lesson from a book of astronomy. Meanwhile one blind man said to the other: “Brother! In yesterday’s lesson I could not understand the bridal figure properly. If you have understood it, please explain it to me”.

The other fellow first stated the claim and then proceeded to prove it by drawing lines on his palm and when their mutual discussion was going on, I was wondering, bringing before my eyes the scene of Principal Breggar’s lecture.

Getting up from there I went to a 5 doored room. Small children sitting very respectfully before the teacher were reading books of grammar. In Class III a traditional science was being taught.

I came down by another stair-case. I was under the impression that the madrasah was only this much. By chance I met a man and sought confirmation of my impression from him. He said: “No. The Holy Quran is taught at another place”. When I asked him where?, he took me to the mosque.

In the courtyard of the mosque, many small children were reading the Quran before a sightless Hafiz. [4]

The Hafiz caught hold of a small child and thrashed him mercilessly. The child shrieked. I told my guide that it was an oppression to exact such hard work from small children. He laughed and said:

“Apparently it is an oppression, but in fact it is affection. To habituate children from the very beginning with hard work is the very essence of wisdom and in their interest and is very much needed to overcome the hardships to be encountered in future life. Nowadays only this thing of courage and tail has remained among the Muslims and it is because of this that some shattered pieces of Islam still remain with them”.

I said that “Last year I had seen in newspaper [5] that four students had been awarded ‘the turban of proficiency’. Is any one of them present here?”.

“Yes”, he said, “there is one, come along with me and I will introduce you to him”. He took me to a house where a young man was sitting. A thick book was lying before him and ten to twelve students were sitting and reading. Two guns were also lying on one side. I saluted him and he responded with utmost courtesy. I asked him,

“Was the turban of proficiency tied on your head last year”?

“It is”, he replied, “my teachers favor”.

“What’s this book”? I asked him.

“It is”, he said. “a technical book in the Arabic language. The manager of a press has sent it for translation. Its remuneration has been settled at Rs. 1000/-, I have been translating it for three months and nearly three-fourth of it is finished. The remaining, if it please Allah, will be completed in a month”.

“How are these guns here”? I asked.

He said:

“I am fond of hunting. From seven to ten I teach, from eleven to one I go on hunting and from two to five I translate”.

I asked: “Why don’t you take up some service”?

He said: “God gives me Rs 250/- per month while I sit at home. Why should I then serve?” [6]

Rising up from here I came to the library. The librarian, welcoming me, showed me the catalogue of books.

I was amazed. There was no subject on which a book was not there.

He showed me another register. It was a muster-roll for the students and was written in a very neat hand. Out of the 210 students on the roll, 208 were present.

I was about to get up when a young man with an incipient beard came and, having saluted, sat down. I asked him who he was.

He said: “I am the vice-chancellor”. [7]

Then he placed three large registers before me and said: “Please see it; this is the account of income and expenditure for the whole year”.

I saw that the account was written date wise with extreme soundness. From the abstract I learnt that at the end of the last academic year some money had remained in balance after the expenses.

I wished to have a look at the books but the time was short and evening was about to set in. I was obliged to return.

The results of my investigations are that the people of this place are educated, well behaved and very gentle. There is no necessary subject which is not taught here. The work that is being done in big colleges at the expense of thousands of rupees is being clone here by a Maulvi for forty rupees. There cannot be a better teaching institution than this for the Muslims and I can even go to the extent of saying that it even if a non-Muslim takes education here, it will not be without benefit. I had heard about the existence of a school for the blind in England, but here I saw with mine own eyes two blind men prove mathematical figures on their palms in the way it should be!

I regret that Sir William Muir is not present today otherwise he would have inspected this madrasah with great zest and eagerness and would have given prizes to the students”.


References:

1. He was Maulana Munfi’at Ali Deobandi, teacher of Persian who had been appointed the same year (A.H. 1291 / 1874) after the completion of his education. Initially he served as a Persian teacher and after some years was made Arabic teacher in which capacity he served the Dar al-Ulum till 1318 / 1900.

2. He was Maulana Sayyid Ahmed Dehelvi who was appointed second teacher in A. H. 1285 / 1868 and was made Vice-Chancellor on Maulana Muhammad Yaqub Nanautavi’s demise in A. H. 1302 / 1884. He continued on this post till A. H. 1307 / 1889. He was a matchless scholar of the time in mathematical sciences. Maulana Muhammad Oasim Nanautavi remarks “The Beneficient Lord has endowed Maulavi Sayyid Ahmed with such ability in and affinity with the mathematical arts that the inventors of these sciences too perhaps had had this much only.” (Report for A. H. 1293 / 1876, p. 13).

3. This is a reference probably to Maulana Muhammad Yaqub Nanautavi, the vice-chancellor. From the very inception he had been appointed to this post. - Sayyid Mahboob Rizvi.

4. That is Hafiz Namdar Khan, a resident of Bassi, District Muzatfarnagar. In the second year of the establishment ot the Dar al-Ulum, when the Quran class was started in 1284 / 1867, he was appointed its teacher and for nearly 55 years i.e till 1339/1920, he taught this class and produced a vast circle of Huffaaz including several teachers of the Dar al-Ulum.

5. This was the earliest stage of the life of the Dar at-Ulum but it seems from John Palmer’s sentence that the conditions and particulars of the Dar al-Ulum were published prominently in the newspapers, which means that even in those incipient days the Dar at-Ulum was deemed to have achieved a central and distinguished position.

6. Most probably he was Shaikh al-Hind. He had completed his studies in 1290/1874 and had been appointed as teacher without pay in A.H. 1291. Among those who graduated in A. H. 1290 / 1873, Shaikh al Hind alone was an inhabitant of Deoband. And he was very fond of hunting also. It is regrettable that the book under translation referred to by John Palmer could not be traced.

Note: Shaykh al-Hind Maulana Mahmud Hasan [may Allah be pleased with him] is not to be confused with another great Islamic scholar, Mufti Mahmud al-Hasan popularly referred to with the title ‘Faqeeh ul Ummah’ meaning ‘Jurist of the Muslim community’ who is also a graduate of Deoband. - Blog author.

7. That is Maulana Rafi al-Din, Vice Chancellor of the Dar al-Ulum from 1284 / 1867 to 1286 / 1869 and again from 1288 / 1871 to 1308 / 1888.

This letter is a translation from the Urdu version of John Palmer’s letter. As a spy he might have known Urdu and Persian well. Unfortunately the compiler of this history. Maulana S. M. Rizwi died of heart failure on 25th March, 1979 otherwise he could have supplied the original English text, if there was any. – Murtaz Husain F. Quraishi, the translator of the book into English.

[Source: Pg. 135, Volume 1, History of Dar al Ulum Deoband, by Sayyid Mahboob Rizvi and translated into English by Prof. Murtaz Husain F. Quraishi]

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MessaggioInviato: Mer Gen 09, 2013 1:42 am    Oggetto: Rispondi citando

the.ijtema® Makes Available To Its Readers a Very Rare, Two Volume, 900 Page Book on One Among the Two of the Muslim World’s Most Respected Islamic Seminaries: Dar al Ulum Deoband. [PDF Download]

Source:
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s salaamu wa alay kum wa rahmatullahi wa barakathu,

Here’s the download link of perhaps the most authentic book written on the history of the world famous Islamic seminary, Dar al Ulum Deoband, titled:

‘History of Dar al Ulum Deoband’
written by Maulana Sayyid Mahboob Rizvi and translated into English by Prof. Murtaz Husain F. Quraishi.


The book published in the late 70s was commissioned by the Shura [Managing committee] of the Dar al Ulum and supervised by the grandson of its founder, Hadrath Shaykh Maulana Mufti Qasim Nanautwi [Nawwarallahu Markadahu], Qari Muhammad Tayyib [Nawwarallahu Markadahu].

Its nearly a 900 page book chronicling the events, services and achievements [including its great sacrifices for the Indian Freedom Movement] of the blessed Islamic school since its inception to nearly 120 years of its existence up to 1980.


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History of Dar al Ulum Deoband Volume One 1980. [Click on the image to download the first part]


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History of Dar al Ulum Deoband Volume Two 1981. [Click on the image to download the second part]


Right click on the images of the books and click ‘Save as’ to download the books to your computer. Each book’s file size is about 6 MB.

There is one more version of the scans which retain the old world feel of the book to a great extent and the quality too is the on a very very higher side, but its file size is about 130 MB each.

Download those copies here:

Volume One:
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Volume Two:
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My book which has been scanned for the purpose [actually taken apart] is actually a 32 year old copy and is well on its way to becoming a collector’s item because its no more in print and nor is it available in any book store across the world except for one single bookstore in Deoband.


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Every single page was taken apart to make sure that nothing gets missed out during the scanning.


Request for Duas,
Wa alaykum as salaam.

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L'ultima modifica di Sufi Aqa il Mer Gen 16, 2013 11:23 am, modificato 2 volte
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MessaggioInviato: Mer Gen 16, 2013 11:22 am    Oggetto: Rispondi citando

A Summary of the Maslak of the ‘Ulama of Deoband

By Qari Mawlana Muhammad Tayyib al-Qasmi
Summarised by Mawlana Moosa Kajee

Source:
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Their din is Islam which incorporates ‘aqa'id (beliefs), ‘ibadah (worship), mu‘amalat (social dealings), akhlaq (character) as well mu’asharat (social conduct).

Their group is that of Ahl al-Sunnah wa ‘l-Jama’ah which is based totally on the Qur’an, Sunnah and the understanding of din in the light of the Sahabah (ra) which has reached us through a direct sanad (chain).

Their fiqhi madhhab is Hanafi since the akabir (elders) of the Dar al-’Ulum were Hanafi, but at the same time refrain from slurring or insulting any of the other imams or their madhahib since all the imams were on haqq (truth). They have preferred staunch taqlid over giving their nafs a free reign and following their whims and fancy.

Their spirituality is based on Tasawwuf which conforms totally to the Shari’ah, comprising of purification of the soul, beautification of one’s character and establishing a connection with Allah .

Their beliefs (in the field of kalam (beliefs)) are Maturidi, a part of the Ahl al-Sunnah wa ‘l-Jama’ah who are on haqq, neither believing only in that which their intelligence accepts without considering the Qur’an, Sunnah and Ijma’, nor denying that one’s intelligence is a useful tool which clarifies the beliefs of Islam.

Their chain of Tasawwuf is mainly Chishti, but in fact a combination of all chains which are on haqq. They are generally given khilafah (permission to accept pledge of allegiance) in all four famous chains i.e. Chishti, Qadiri, Naqshbandi and Suhrwardi.

Their fikr (intellectual inclination) is according to the fikr of Shah Wali Allah which is a combination of naql (divine promptings) and ’aql (rational and intellectual promptings).

Their principles and ideology regarding din are according to that of Mawlana Muhammad Qasim Nanautwi who had expounded on the beliefs of the Ahl al-Sunnah wa ‘l-Jama’a using logical and rational proofs and reconciled the differences between the Asha’ira and the Maturidiyya.

Their ideology regarding the furu’ (subsidiary laws) of din i.e. fiqh is according to that of Mawlana Rashid Ahmad Gangohi who had figured out the intricacies of the field and expounded on it.

Their nisbah (connection) is Deobandi since their starting point was the Dar al-’Ulum in Deoband.

To achieve the spread of this school of thought, the Dar al-’Ulum was founded on these objectives:

[list=]To spread the teachings of the Qur’an and Sunnah and to bring alive all branches of din through the system of ta’lim (teaching) and ta’allum (learning), since every facet of din is dependent upon knowledge. Thus the ‘ulama' of Deoband gave greater significance to knowledge over all other branches of din.

Islah and tazkiyah nafs (spiritual reformation and purification of the soul) through the medium of Tasawwuf and spiritual training.

To protect and establish the personal and social interests of the Muslims by giving importance to fiqh (jurisprudence) and Islamic justice.

To keep alive the spirit of jihad and self-defence by continuous training.

To reform the society through the means of lectures and sermons which will aim to correct the incorrect beliefs of the masses, removing misconceptions regarding Islam and root out bid’ah (innovations).

To bring alive the Sunnah by combining fikr (concern) for the reformation of the people and ‘amal (practice) by promoting the Sunnah lifestyle.

To spread Islam and its beautiful teachings to all foreign non-Muslims by explaining to them that true wisdom lies in the way of the anbiya’ (messengers), not in their superficial wisdom and so-called progress.

To fill the vacuum void of writing and authoring by presenting Islam according to the necessity of the hour.

To keep Islamic brotherhood alive and to establish an Islāmic Khilāfah.

To maintain freedom and independence in their expression of knowledge so that their teachings remain free from the influence of strangers by avoiding any assistance from the state and sufficing upon the sincere assistance, albeit limited, of the Muslim public. Thus it is not the system of the ‘ulama' of Deoband to limit din to a few aspects labouring under the misconception that this is the entire din. Rather every aspect and branch of din is firmly adhered to in a just, enveloping maslak (ideology).[/list]

("‘Ulama of Deoband". Azaadville: Madrasah Arabia Islamia. 1432H, 2011C. p. 13-6).

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MessaggioInviato: Dom Gen 20, 2013 5:13 pm    Oggetto: Rispondi citando

Una poesia in arabo dedicata agli `Ulama'-e-Deoband, scritta da
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PDF:
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MessaggioInviato: Gio Feb 14, 2013 2:26 am    Oggetto: Rispondi citando

Non mi capacito di come sia possibile che non l'avessi ancora inserito fino ad ora:

WOW The work of Ulama-e-Deoband for Islam
Mawlana Abdul Karim Nadeem

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MessaggioInviato: Mer Mar 20, 2013 12:21 am    Oggetto: Rispondi citando

The Asanid of the Indian Subcontinent in the Sahihayn - Shaykh Muhammad Daniel -
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MessaggioInviato: Dom Mar 24, 2013 2:51 am    Oggetto: Rispondi citando

In questo video Mawlana Syed Arshad Madani fa un'introduzione (in arabo) alla figura di Mawlana Qasim Ahmad an-Nanotvi - uno degli Akabir Deobandi - e la sua eredità spirituale, in occasione del conferimento del "Mawlana Qasim Nanotwi Award" al celebre Shaykh Naqshbandi turco di Istanbul, Shaykh Mahmud Efendi (hafizahullah).

Maulana Arshad Madani With Turkey Scholars
Maulana Syed Arshad Madani

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MessaggioInviato: Lun Set 09, 2013 3:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

Un'eccezionale documento che consiglio a tutti di leggere con attenzione:

Shari`at and Tariqat. A Study of the Deobandi Understanding and Practice of Tasawwuf - Mawlana Aamir Bashir -
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Who Are The `Ulama' of Deoband? - Allamah Kawthari’s Tribute To The Scholars of India

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Allamah Kawthari’s Tribute To The Scholars of India

Allamah Zahid ibn Hasan al-Kawthari (1879-1951 or 1296 AH-1371 AH) was the deputy to the last Shaykhul Islam of the Ottoman Empire and a peerless authority in the Sunni scholarly arena throughout the Arab lands. Being extremely well-traveled, and having settled in several countries including Egypt and Shaam, he was intimately aware of the state of Islamic scholarship throughout the world.

Throughout his numerous works, Allamah al-Kawthari frequently refers to the brilliance of the Indian scholars, and the fact that Allah had entrusted them with the burden of reviving the Sunnah and its sciences for the past three hundred years. Other than a few exceptions, such as Imam Nimawi (rahmatullahi alayhi), his praise of contemporaries is largely limited to the scholars of Deoband. The absence in Allamah al-Kawthari’s analyses, of other self-claimed mujaddids from the same region, is also quite telling.


Allah Revives Deen In Different Lands In Different Eras

Shaykh ‘Abd al-Fattah Abu Ghuddah, the great hadith scholar from the last century, wrote the following taqriz (commendation) of I’la al-Sunan when Mufti Taqi ‘Uthmani was editing the first few volumes. He states it is the best book on the subject, and quotes ‘Allamah al-Kawthari describing how the different lands take it in turns to revive knowledge and that the burdens of the sciences of the Sunnah were being carried by the scholars of India:

“All praise to Allah Lord of the Worlds, and blessings and peace upon our leader and our master Muhammad, and upon his family and all his companions.

To proceed:

From the most important ways in which the pure Sunnah is served is by commenting on the hadiths of rulings and extracting what is found in them of jurisprudence (fiqh) and teaching, commands and prohibitions, the lawful and the unlawful. The aspirations of the juristic hadith-scholars vied with one another in every age and place to collect these hadiths in one platform so they become a simple reference-point and easily attainable for every student of jurisprudence and seeker of benefit.

From the best, nay the best, of what was compiled on this [subject] in this fourteenth century, and the most far-reaching of them in comprehensiveness, from the perspective of the Hanafi masters, is the book I‘la al-Sunan, a compilation by our teacher, the great scholar (‘allamah), the hadith-scholar (muhaddith), the jurist (faqih), the theoretician (usuli), the proficient researcher, Shaykh Zafar Ahmad al-‘Uthmani al-Thanawi (Allah Almighty have mercy on him) which was first printed in India using [old] lithographic print in the year 1341 (1923 CE) and [later volumes continued to be printed] from then on, and most of it was printed there. Then its printing was completed in Karachi in Pakistan, and it appeared in twenty volumes*. From them were two volumes written as an introduction to the book, one of them a hadith-related introduction** and another on juristic principles, in consideration of what the book contained of noble hadiths in the main text (matn) and the juristic rulings extracted from them in the commentary (sharh), so the book by means of this comprehensiveness and meticulousness came to be at the peak of what was compiled on its subject-matter.

The reason for compiling this immense beneficial book is what occurred in the course of this century when a group of people in some cities of India arose, before the partition of Pakistan, calling themselves “Ahl al-Hadith,” claiming that the school of the Hanafi masters, which is the school of the majority of Muslims in those large and expansive lands, conflicts with the Prophetic hadiths in many issues, just as they claimed also that the Hanafi masters prefer analogy over the noble hadith, and just as they denied also taqlid of the four Imams (Allah be pleased with them) that are followed, and they lengthened their tongues with respect to Hanafi jurisprudence and more specifically with respect to the jurist of this nation Imam Abu Hanifah.

Outstanding scholars from those Indian lands arose to challenge these deviant beliefs and they falsified these claims through many well-researched hadith-related works. They explained in these [works] the reliance of the Hanafi masters in their jurisprudence and their school on the noble hadiths, and that they prefer the noble hadith and even weak hadith over analogy, and that analogy with its conditions is from the proofs which must be acted upon, and in drawing evidence from the Sunnah and relying upon it, the Hanafis are not less than other than them from the Imams, if not stronger than other than them in relying on hadith and narration. Rather, our teacher, the author of I‘la al-Sunan, Allah Almighty have mercy on him and increase his rewards, established in his hadith-related introduction Qawa‘id fi ‘Ulum al-Hadith p. 289 that the Hanafis prefer the statements of the Companions over analogy, due to their excessive adherence to reports, let alone the noble Prophetic hadiths.

And by this unique comprehensive and rare book I‘la al-Sunan and those hadith-related compilations similar to it which the scholars of India and Pakistan undertook – in those lands which have now carried from between the lands of the Muslims the burdens of the sciences of the Sunnah and its service and its propagation – those deviant claims against the Hanafis have been destroyed, and every arrogant deviant or shameless pretender of knowledge was silenced, and it became apparent to every possessor of two eyes that the Hanafis are from the greatest of people in reliance on hadith and narration while they are also people of reason and analogy.

‘Allamah al-Thanawi, Allah give him abundant reward and raise his position and his mention with Him, exhausted in his book I‘la al-Sunan the proofs of all the chapters of jurisprudence from the chapter of purification to the last chapters of jurisprudence with an excellent effort and in a rigorous hadith and fiqh-related method. Gazes turned to this book so the hands of the scholars from the time of its publication hastily seized it, and acquiring a copy of it came to be from the great hopes in the hearts of the scholars who knew about this book from [other] books or heard about it.

It is a sufficient testimony for you to [know] the lofty position of this book that you see the like of our teacher, Imam al-Kawthari (Allah Almighty have mercy on him) praise it with the most wonderful praise in his book Maqalat al-Kawthari p. 75 in an article of his in which he spoke about the different lands taking turns in carrying the burdens of the sciences of the Sunnah, so after referring to the efforts of the scholars of India and Pakistan and their achievements in the field of the pure Sunnah in the latter centuries, and their undertaking of the burdens of the sciences of the Sunnah since the tenth century till now, he said:

“Some of their scholars also have specific compilations on the hadiths of rulings in a novel original manner, which is to exhaust the rulings from their sources and collect them in one platform [arranged] into chapters, and to comment on every hadith from them with criticism and accreditation and strength and weakness.”

And after Imam al-Kawthari loftily praised the book Athar al-Sunan written for the same purpose by the great scholar, the hadith-scholar, the knowledgeable jurist, the critic, Shaykh Muhammad ibn ‘Ali known as Zahir Ahsan al-Nimawi (Allah Almighty have mercy on him), he said, the summary of which is:

“Similarly, the inimitable great scholar, the unique ocean, the teacher of the scholars of the Indian lands, the great hadith-scholar, the knowledgeable critic, our master, the sage of the nation, Muhammad Ashraf ‘Ali al-Thanawi, the author of works, both small and large, numbering around five hundred, paid attention to this matter, and thus he wrote Jami‘ al-Athar on this subject. A description of this book is dispensable by the mention of the great name of its author. It was printed in India although getting hold of it has become somewhat difficult since its printed copies were depleted because of the great number of those interested in collecting the works of this lordly scholar, who is a blessing of the Indian lands, and he has a high standing amongst the scholars of India such that they call him “the sage of the nation” (hakim al-ummah).

“This magnificent scholar instructed his student and nephew, who completed his hadith studies with him, the critical hadith-scholar, the excellent jurist, Mawlana Zafar Ahmad al-Thanawi (may his achievements increase), to compile the proofs of the chapters of jurisprudence by gathering the hadiths of rulings, [arranging them] into chapters, from the sources which are difficult to obtain, while commenting on every hadith at the bottom of every page according to what is required in the science of hadith of strength and weakness and acceptance and rejection according to the different schools. This enthusiastic scholar occupied himself in this difficult task for around twenty years with the utmost devotion until he completed his work with the utmost brilliance with the accordance of Allah Glorified is He.

“Truth be told, I was astonished by this compilation and this exhaustion and by this extreme comprehensiveness in commenting on every hadith as is required in the science [of hadith], in relation to the text and chain, without there appearing the signs of affectation in support of his school, rather fairness was his principle when speaking about the opinions of the adherents of the [different] schools. Hence, I was pleased with it with the utmost happiness. This is how the aspirations of [real] men and the seriousness of [true] heroes are. If only some of the owners of the big printing presses in Egypt would attain the aforementioned book from its author, and print it with beautiful Egyptian letters, and if one of them were to do that he would have served knowledge a service that is appreciated, and he would fill a gap in this subject.” [Here] ends the statement of our teacher Imam al-Kawthari, Allah have mercy on him.

Indeed Allah Almighty has favoured for the realisation of this priceless noble desire and for the printing of this brilliant hadith and fiqh-related book in the city of Karachi in Pakistan, adorned with an academic and distinguished service, the great scholar, the researcher, the hadith-scholar, the perceptive jurist, the man of letters, the esteemed Shaykh Muhammad Taqi al-‘Uthmani, the son of our respected teacher the Grand Mufti Mawlana Muhammad Shafi‘, his lofty shadow be lengthened in good health and happiness.

That descendant, the brilliant heir, undertook [the task of] verifying this [book] and annotating it, in a way that will make its aims and objectives complete and will perfect its pearls and its benefits, with a lofty academic flavour and a novel typed artistic format, with a brilliant look from the beauty of modern printing. The first volume of it has become a wonderful academic treasure. The services of the sagacious researcher, the apple of Pakistan***, is manifest therein, so this wonderful academic work deserves the gratitude of the students of knowledge and scholars.

Allah is beseeched for the production of this encyclopaedic beneficial book to be completed at his hands, so it becomes a great weight in his overflowing good deeds, Allah willing. Allah reward him the best of rewards on behalf of knowledge and its people. Allah also reward with goodness its publisher and its printer and all who helped in its production in this nice cover and beautiful printing. All praise to Allah by Whose grace good actions are fulfilled.

The one needy of Him Most High wrote it, ‘Abd al-Fattah Abu Ghuddah. Riyadh, College of Shari‘ah. 3/2/1396 (1976 CE)

*The final volume was completed in 1357 Hijri (1938 CE)

**Shaykh ‘Abd al-Fattah: This beneficial comprehensive hadith-related introduction called Inha’ al-Sakan ila man yutali‘u I‘la al-Sunan was printed in India in the year 1345 in [old] lithographic print, and then it was printed in Karachi in Pakistan in the year 1383 with modern printing. Later, Allah, with Whom is grace and blessing, favoured me with serving this unique hadith-related introduction and verifying it and annotating it and printing it and publishing it with the title Qawa‘id fi ‘Ulum al-Hadith. Its printing was completed in Beirut in the year 1392 in 550 pages, and it became by Allah Almighty’s grace, a knowledge-filled treasure, wonderful to look at and learn from, and it received the most pleasant acceptance and approval from the great scholars of this field, and all praise belongs to Allah Lord of the Worlds.

*** Shaykh ‘Abd al-Fattah: This is a title with which I named the verifier of this book [Mufti Taqi al-‘Uthmani], Allah Almighty preserve him and maintain him, while he was in the prime of his youth around fifteen years ago in my first trip to Pakistan in the year 1382 (1962 CE) when I saw in him a vigorous talent, a sharp mind, expansive knowledge, overflowing brilliance, along with a high and transparent spirit and a rare Arabic eloquence in his sermons and his extemporary speech. Allah increase him from His favour and His accordance, and benefit through him [His] servants and all lands, and bless me with his righteous supplications.


None Equal To Shah al-Kashmiri Since Ibn al-Humam

In Maqalat al-Kawthari, one article is devoted to showing the misguidance of the Qadiyanis. Towards the end of the article, ‘Allamah Zahid al-Kawthari (1879 – 1951) only mentions ‘Allamah Anwar Shah al-Kashmiri (1875 – 1933)‏ and his associates, Mawlana Murtada Hasan al-Chandpuri (1868 – 1951) and Mufti Shafi‘ al-‘Uthmani (1896 – 1976), as those who defeated the Qadiyani heresy in India in writing. Mawlana Murtada Hasan al-Chandpuri is the author of a famous book refuting Ahmad Rida Khan’s false allegations against the Deobandi scholars.

“May Allah (Glorified is He) elevate the rank of the lost soul of Islam, the penetrating hadith-scholar, Shaykh Muhammad Anwar al-Kashmiri in the rooms of the Gardens [of paradise], and may He repay him with the reward of those who defended the borders of the religion of Islam, for indeed he uprooted the Qadiyanis with his irrefutable arguments, and he created a barrier before the terrible evil of the moderate of them and the extreme of them in India, by compiling beneficial books in refutation of them in various languages.

He researched in his book Ikfar al-Mulhidin the matter of anathematising them and their ilk. At its conclusion is found around seventy seven quotes similar [to the quotes] that have preceded from the writings of the aforementioned Ghulam Ahmad the false claimant to prophethood, quoting from the books of this deviant while identifying the pages from them by the selection of the eminent teacher, Mawlana Sayyid Murtada [Hasan al-Chandpuri] al-Hindi, and along with those texts are their translations into Arabic by the pen of the earnest teacher, Mawlawi Muhammad Shafi‘ al-Deobandi. Awareness of [even] one of them is enough to be certain of the speaker and his partisans having left the fold of Islam.” (Maqalat al-Kawthari, p. 271-2)

While discussing the deviant belief that the Prophet ‘Isa (upon him peace) has died and will not descend, ‘Allamah al-Kawthari writes:

“And in ‘Aqidat al-Islam fi Hayat ‘Isa ‘alayhi al-salam by our master, the oceanic-scholar, al-Kashmiri, is a detailed explanation of the ways the Book indicates to what the people of truth are upon, so whoever wants more detail should refer to that.” (Maqalat al-Kawthari, p. 266)

Besides ‘Aqidat al-Islam (and its commentary Tahiyyat al-Islam) and Ikfar al-Mulhidin, ‘Allamah Anwar Shah al-Kashmiri also authored al-Tasrih bi ma Tawatara fi Nuzul al-Masih in refutation of the Qadiyanis. In this book, he collected all the narrations proving the bodily descent of ‘Isa at the end of time. The book was edited and published by Shaykh ‘Abd al-Fattah Abu Ghuddah.

‘Allamah al-Kawthari also said ‘Allamah al-Kashmiri’s work on the issue of raf‘ al-yadayn is one of the best on the topic:

“From the best of what was written on this topic is Nayl al-Firqadayn and Bast al-Yadayn both of them by our master, the great scholar, the deep ocean, Muhammad Anwar Shah al-Kashmiri, Allah have mercy on him.” (Ta’nib al-Khatib, p. 166)

On specific works on hadith-proofs for the Hanafi school, he also has a book on reciting behind the imam in prayer (Fasl al-Khitab fi Mas’alati Umm al-Kitab), and another on Witr (Kashf al-Sitr ‘an Salat al-Witr); and he was also an aide to ‘Allamah Nimawi’s Athar al-Sunan to which he made further notes after the author’s death with the title al-Ithaf li Madhhab al-Ahnaf.

Finally, Shaykh ‘Abd al-Fattah Abu Ghuddah wrote in the introduction to his edition of al-Tasrih bi ma Tawatara fi Nuzul al-Masih:

“Our shaykh, the researcher, al-Kawthari said: “After the shaykh, the imam, Ibn al-Humam, there appeared none equal to him [i.e. ‘Allamah Anwar Shah al-Kashmiri] in eliciting rare points of discussion from hadiths – and this is a long period of time!” (al-Tasrih bi ma Tawatara fi Nuzul al-Masih, p. 26)


The Achievements of the Indians are Beyond Estimation

While speaking about the important works written on the topic of hadith-proofs for the schools of fiqh, ‘Allamah Zahid al-Kawthari wrote on the contributions of the Indian scholars on this topic, saying it is “beyond all estimation,” and while mentioning these “Indians of the Ahl al-Sunnah,” he directly or indirectly refers to and praises at least six Deobandi scholars from the seven that he mentions:

“Then came the turn of our brothers, the Indians of the Ahl al-Sunnah, for their achievements in the Sunnah in these latter centuries is beyond all estimation, and their commentaries of the six mother-books are brimming with richness in [commenting on] the hadiths of rulings, so you have Fath al-Mulhim fi Sharh Sahih Muslim [by Mawlana Shabbir Ahmad al-‘Uthmani]; Badhl al-Majhud fi Sharh Sunan Abi Dawud [by Mawlana Khalil Ahmad al-Saharanpuri]; al-‘Arf al-Shadhi fi Sharh Sunan al-Tirmidhi [by ‘Allamah Anwar Shah al-Kashmiri] and innumerable other [works] in which are found satisfactory explanations of controversial issues [of fiqh].

Some of their ‘ulama also have specific compilations on the hadiths of rulings in a marvellous new style, which is to exhaust the hadiths of rulings from their sources and gather them onto one platform [dividing them] into the chapters [of fiqh], and discuss every hadith from them with criticism and accreditation and strengthening and weakening.

Thus, the great scholar and hadith-expert Mawlana Zahir Ahsan al-Nimawi (Allah have mercy on him) wrote his book Athar al-Sunan in two short volumes*, in which he compiled the hadiths related to purification and prayer according to the different juristic schools, and he commented on every hadith from them with criticism and accreditation in the manner of the hadith-scholars, and he excelled in what he accomplished with complete excellence. He had intended to continue in this way to the last chapters of fiqh, but death came between him and his hopes (Allah have mercy on him). This book is printed in India with lithographic print although the people of knowledge snatched it after its publication, so it is difficult to get hold of a copy of it unless it is printed again.

Similarly, the inimitable great scholar, the unique ocean, the teacher of the scholars of the Indian lands, the great hadith-scholar, the knowledgeable critic, our master, the sage of the nation,Muhammad Ashraf ‘Ali al-Thanawi, the author of works, both small and large, numbering around five hundred, paid attention to this matter, and thus he (his stay be lengthened) wrote Ihya’ al-Sunan and Jami‘ al-Athar on this subject. A description of these books is dispensable by the mention of the great name of its author. Both of them were printed in India although getting hold of them has become somewhat difficult since their printed copies were depleted because of the great number of those interested in collecting the works of this lordly scholar (Allah extend his stay), who is a blessing of the Indian lands, and he has a high standing amongst the scholars of India such that they call him “the sage of the nation” (hakim al-ummah).

This magnificent scholar instructed his student and nephew, who completed his hadith studies with him, the critical hadith-scholar, the excellent jurist, Mawlana Zafar Ahmad al-Thanawi(may his achievements increase), to compile the proofs of the chapters of jurisprudence by gathering the hadiths of rulings, [arranging them] into chapters, from the sources which are difficult to obtain, while commenting on every hadith at the bottom of every page according to what is required in the science of hadith of strength and weakness and acceptance and rejection according to the different schools. This enthusiastic scholar occupied himself in this difficult task for around twenty years with the utmost devotion until he completed his work with the utmost brilliance with the accordance of Allah Glorified is He in twenty slim volumes with the paper size of Athar al-Sunan and this book of his was called I‘la al-Sunan; and a special volume was written for it as a brilliant introduction to the principles of hadith which is beneficial in [reaching] the goal in this subject.

Truth be told, I was astonished by this compilation and this exhaustion and by this extreme comprehensiveness in commenting on every hadith as is required in the science [of hadith], in relation to the text and chain, without there appearing the signs of affectation in support of his school, rather fairness was his principle when speaking about the opinions of the adherents of the [different] schools. Hence, I was pleased with it with the utmost happiness. This is how the aspirations of [real] men and the perseverance of [true] heroes are. May Allah extend his stay in goodness and safety and enable him to compile similar beneficial works. The author (Allah preserve him) has printed around twenty parts of this book with lithographic print, and the copies of the first parts have finished. As for the publication of the remaining [volumes], it is happening very slowly, so if only some of the owners of the big printing presses in Egypt would obtain the aforementioned book from its author, and print it with beautiful Egyptian letters, and if one of them were to do that he would have served knowledge a service that is appreciated, and he would fill a gap in this subject.

Also from the famous scholars of India, of those who have an interest in the hadiths of rulings, is the great scholar and hadith expert, Shaykh Mahdi Hasan al-Shahajanpuri [a graduate of Dar al-‘Ulum Deoband and student of Shaykh al-Hind], the Mufti (Allah preserve him), for he commented on the book al-Athar by Imam Muhammad ibn al-Hasan al-Shaybani in two large volumes. Allah (Glorified is He) increase the likes of such men.

This is a small selection of the achievements of these brothers, and in this let the competitors compete.”

(Maqalat al-Kawthari, p. 68-9)

*This was also, in part, the contribution of a scholar from Deoband: ‘Allamah Anwar Shah al-Kashmiri helped the author with the writing of this book. Shaykh ‘Abd al-Fattah in his biography of ‘Allamah Anwar Shah al-Kashmiri in Tarajim Sittah min Fuqaha al-‘Alam al-Islami quotes ‘Allamah Yusuf al-Binnori (the student of ‘Allamah Kashmiri), who after mentioning the ‘ilmi benefit acquired from ‘Allamah al-Kashmiri by his major contemporaries like Mawlana Ashraf ‘Ali al-Thanawi, Mawlana Khalil Ahmad al-Saharanpuri, and his teacher, Shaykh al-Hind Mahmud al-Hasan al-Deobandi, he said:

“Mawlana Muhammad Zahir Ahsan al-Nimawi (d. 1322/1904), Allah have mercy on him, the famous hadith-scholar, author of Athar al-Sunan, would seek assistance from Shaykh [Anwar Shah al-Kashmiri] with regards to the ambiguities of hadith, by correspondence through letter-writing. He would seek help from him while writing his book Athar al-Sunan and he would present to him what he had written piece by piece. This is what I heard from the revered Shaykh [himself], Allah have mercy on him. He said in his book Nayl al-Firqadayn: “The deceased Shaykh [al-Nimawi] while writing that book would send it to me piece by piece, until I became an aide therein; and I added many things to it after him.” The Shaykh, Allah have mercy on him, at that time was a youth whose reputation was not [yet] manifest to the people while the hadith-scholar al-Nimawi was an experienced scholar, and in spite of this, this was his [manner of] interacting [with 'Allamah Kashmiri], and this shows his intellectual humbleness and his estimation of men. Allah raise both their statuses.” (Tarajim Sittah min Fuqaha al-‘Alam al-Islami, p. 29)


The Commentary of Sahih Muslim That Supersedes That of Imam Nawawi

Allamah Zahid al-Kawthari’s Praise of Fath al-Mulhim by Mawlana Shabbir Ahmad Uthmani

The people of knowledge have a special interest in Sahih Muslim, in recognition from them of its lofty position amongst the six mother-books of Islam. Some of them composed mustakhrajat (a collection of the same hadiths with different chains) upon it; and some of them compiled specifically on its narrators; and some of them paid interest to the areas criticised by some critics of the chain and text; and some of them strove to clarify its hidden meanings and comment on the manners of its indications and release all that was locked in its chains.

From the group of the commentators of this eminent book are:

• Imam Abu ‘Abd Allah Muhammad ibn ‘Ali al-Mazini author of al-Mu‘lim fi Sharh Sahih Muslim;

• and from them is al-Qadi ‘Iyad ibn Musa al-Yahsabi author of Ikmal al-Mu‘lim fi Sharh Sahih Muslim;

• and from them is Abu al-‘Abbas Ahmad ibn ‘Umar al-Qurtubi author of al-Mufhim lima Ashkala min Talkhis Kitab Muslim;

• and from them is Abu Zakariyya Muhyi al-Din Yahya al-Nawawi author of al-Minhaj fi Sharh Sahih Muslim ibn al-Hajjaj which is derived [primarily] from the three books of these luminaries that we mentioned and Ma‘alim al-Sunan of al-Khattabi.

This commentary of al-Nawawi is the first commentary to appear in the world of printing from the commentaries of Sahih Muslim, although it is not of that which quenches the thirst of the researcher in all objectives. Then there appeared Ikmal Ikmal al-Mu‘lim by Abu ‘Abd Allah Muhammad ibn Khalifah al-Ubbi in the world of existence which was printed around thirty years ago together with Mukmil Ikmal al-Ikmal by Abu ‘Abd Allah Muhammad ibn Muhammad al-Sanusi, in which they collected the essence of what is found in the previous commentaries, of benefits, together with their amendments as far as was possible for them, and the people of knowledge were greatly impressed with them due to what they received in them of a degree of expansion in comparison to the commentary of al-Nawawi printed previously.

However, truth be told, none of these commentaries fulfil the right of Sahih Muslim, of commentary and exposition from all perspectives, which concern the thirsty researchers [seeking] to reveal the secrets of the book. So if one commentary excels in jurisprudence or beliefs according to one school, for example, you find it lacking in the commentary of what relates to the remainder of the schools of practice and belief. This does not quench the thirst of the researcher. Or you find it neglecting the commentary of its introduction despite it being from the oldest of what the imams of hadith wrote in preparing the principles of the science of hadith like the book al-Tamyiz by Muslim, and such [a book] deserves a full commentary. And you find amongst the commentators those who omit commenting on the narrators altogether, although the researcher is in great need of this in areas of known criticism. Hence, when one of these commentaries pleases you from some perspectives, you find it does not quench your thirst from other perspectives. The remainder of the commentaries are similar. This is a substantial gap. We had the strongest desire that a commentary of Sahih Muslim appears in the world of print to fill this gap.

Now we are ones who have chanced upon our longed-for lost treasure in the production of Fath al-Mulhim fi Sharh Sahih Muslim in its wonderful dress and brilliant suit in a number of Indian prints. Till now two large volumes of it have been printed. The number of pages in each of its volumes is five hundred, and the number of lines in every page is 35. If the book were printed in Egypt, each volume would be two volumes in large size paper. The entire book is like this in five volumes, and the third volume is about to be published.

We were very pleased by this glorious and splendid commentary, in form and meaning, since we found it adequate and satisfactory from every perspective. And it filled, in the true sense, that void which we alluded to. Hence, the researcher finds a big introduction at its opening, collecting miscellanea of the science of the principles of hadith with brilliant research, collecting the opinions of the hadith-scholars who have written on this topic, according to what the scholars of the principles of jurisprudence authorised in accordance with the different schools, not being limited to one party besides another. Thus, this marvellous introduction suffices the researcher the burden of looking at endless sources. After the amazing introduction is a hundred pages giving the researcher a commentary of the introduction of Sahih Muslim, a commentary by which the breast of the examiner will expand, since the brilliant commentator did not leave any place of ambiguity therein at all, rather he explained what is for it and what is against it with absolute fairness. Then he commented on the hadiths in all the chapters with the utmost balance, so he left no juristic issue without his full assessment, rather he enumerated the proofs of the schools in the juristic issues and compared them, strengthening the strong and weakening the weak with utmost fairness.

Likewise, this learned commentator did not neglect any hadith-related matter in all of the chapters, rather he gave it its full due, of verification and elucidation. Hence, he exhausted:

• determining the correct vowelling of the names;

• explanation of the uncommon words;

• discussion of the narrators;

• verification of the areas in which some imams of this field brought various objections from the perspective of the art, not yielding to the acceptance of the statement of those who said, “All who the two shaykhs have transmitted from, he has jumped the hurdle,” as a means to blind imitation.

He refuted many deviant groups in this commentary of his and he had complete impartiality in his refutations of the opponents from the jurists and hadith-scholars. And he produced while commenting on hadiths many runaway benefits and lofty realities which none realise besides exceptional men and masters of the hearts.

There is no surprise that this commentary is as we described, rather better than what we described to the fair reader, since its author is that brilliant scholar, the proof, the embodiment of multiple sciences, the verifier of this age, the exegete, hadith-scholar, expert jurist, deep critic, Mawlana Shabbir Ahmad al-‘Uthmani, teacher of hadith at the Islamic University in Dabhel, Surat, in India, and principal of Dar al-‘Ulum Deoband, the Azhar of the Indian lands, and author of famous works on the sciences of the Qur’an, hadith, jurisprudence and refutation of opponents. May Allah extend his stay in affluence and good health, and enable him to complete the publication of this priceless commentary, and to compile many such [works] in which is happiness in the two abodes; and may He benefit by his sciences the Muslims in the east and west of the earth. Verily, He is Near, Responding.

(Maqalat al-Kawthari, pp. 74-5)


Mufti Shafi – Faqih an-Nafs in the True Sense

Allamah Zahid Al-Kawthari’s letter to Hadhrat Mufti Shafi (father of Mufti Taqi Usmani):

To our respected brother (for the sake of Allah), the ‘Allamah, the Hadith Scholar, the Jurist, Mufti Muhammad Shafi’ ad-Deobandi (may Allah protect him)

Assalamu alaykum wa rahmatullah wa barakatuh,

I received your kind letter on the 15th of Safar, 1369 AH. There was much delay in receiving this letter due to a mistake in the address. Anyway, your kindness in writing to me greatly pleased me. I thank Allah that you are well and that you have remained busy in the affairs of the religion with your excellent companions under the leadership of Shaykh al-Islam ‘Allamah Shabbir Ahmad ‘Uthmani (may Allah lengthen his life in goodness and wellbeing, and may Allah grant you all the ability to establish Islamic knowledge and the foundations of Shari’ah in this Islamic state for which we have high aspirations).

I hope that you send my sincere greetings and regards to that person who holds a unique position in knowledge, Muhaqqiq al-’Asr Mawlana [Shabbir Ahmad] ‘Uthmani. May Allah cure him completely from that illness which he has. The scholarly community of the world is impatiently awaiting him to expand his efforts in completing his commentary, which is tremendous in every way.

I have desired, for a long time, [to become acquainted] with your honoured self, since I have seen your beneficial works and benefited from them. Ustadh [Yusuf] Binnori and Ustadh [Ahmad Ridha] al-Bijnori have been perfuming our gatherings with sweet smelling words of praise for you. Therefore, my happiness was multiplied when I was made aware of your membership to the organisation that Mawlana ‘Uthmani presides over. Your words are due to your extreme humbleness, otherwise your high rank in knowledge is known to all, whether they are close to you or far. We supplicate sincerely for you all, for complete success in your efforts, and that Allah keep you safe from the evils of the Isma’ilis and the Qadiyanis, and their like at home and abroad.

As far as issuing fatawa is concerned, you are the expert in this. Your long engagement [with issuing fatawa] has made you ‘Faqih an-Nafs’ in the true sense. The points that you have brought up [in your letter] are extremely notable … [Trans: this part of the text has been omitted by Hadhrat Mufti Taqi Saheb]

However, I do not dare add my signature to the fatwa, [because] I consider this to be insolence in light of your expertise in fiqh.

I pray to Allah that he grants you and I the ability to do that in which his pleasure lies and that he keeps you in good health.

The author of Faharis al-Bukhari was extremely pleased at your appreciation for his book. He expresses his gratitude and sends his sincere greetings. I hope you do not forget me in your prayers during those likely times in which prayers are accepted.

Sincerely,

Muhammad Zahid al-Kawthari.

16 Safar 1369 AH
Mere Walid Mere Shaykh Aur Un ka Mijaz Wa Mizaq, Idarat-ul-Ma’arif, Pages 58-62

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MessaggioInviato: Ven Ott 04, 2013 12:25 am    Oggetto: Rispondi citando

Alhamdulillah l'Ebrahim College ha pubblicato tutti i video di una conferenza su "
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", a cui hanno partecipato molti sapienti illustri, organizzata dall'Ebrahim College di Londra lo scorso 15 Giugno 2013, per presentare la traduzione inglese del libro di Shaykh al-Islam Mufti Muhammad Taqi Uthmani, "
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".

The Legacy of the Scholars from the Subcontinent
Playlist completa:
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- Hadrat Shaykh al-Islam Mufti Taqi Uthmani


- Mufti Abdur Rahman Mangera - Contributions in Qur'anic Studies


- Shaykh Riyadh ul Haq - Contributions in Hadith Sciences


- Mufti Muhammad Ibn Adam al-Kawthari - Contributions in the Science of Jurisprudence/[i]Fiqh[/i]


- Shaykh al-Hadith Abdur Rahim Limbada - Contributions in the Science of the Heart/Tazkiya


- Shaykh Shams Ad Duha - Lessons from India under the leadership of the Scholars

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MessaggioInviato: Ven Nov 29, 2013 12:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

The Knights of Islam
Mawlana Ilyas Ghuman

[Courtesy of Ibrahim al-Albani Sahib]

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MessaggioInviato: Ven Nov 29, 2013 12:36 pm    Oggetto: Rispondi citando

The Acceptance of Darul `Ulum Deoband
Shaykh Zulfiqar Ahmad Naqshbandi

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MessaggioInviato: Mer Mar 12, 2014 12:42 am    Oggetto: Rispondi citando

Darul Ulum Deoband - A Brief Account of Its Establishment and Background - Mufti Muhammad Zafiruddin Miftahi -
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MessaggioInviato: Dom Giu 14, 2015 4:41 pm    Oggetto: Rispondi citando

Forse è già stato citato ma penso meriti un post a parte:

THE SCHOLARS OF DEOBAND
By Shaykh Zulfiqar Ahmed


The Prophetic Tradition

The auspicious month of Rabi’ul Awwal is replete with lectures and speeches of the glorious life of our beloved Prophet Muhammad-e-Mustafa sallallahu `alayhi wasallam, the most perfect of all creation who was sent as a mercy. Different gatherings sing praises of his beauty and character while others cite examples of his superb generalship and justice. Still other gatherings are adorned with stories of the honorable Companions (Sahabah) and the excellent love for the Prophet sallallahu `alayhi wasallam within the breasts of the scholars of Islam.

The Muslims trace the roots of their knowledge to the esteemed scholars of Deoband, and, in essence, are their spiritual offspring. Hearts hence derive pleasure from listening to stories of their heroic struggles because of this spiritual connection. These people were heroes of Islam that shone like beacons of intense light to guide the Muslim nation to the right path again and again.

The European Scheme

The magnificent Mughals ruled India at the dawn of the seventeenth century, and Muslims were quite unaware of the coming European onslaught that was to rip through their normal and peaceful lives.

In 1602 India was ruled by King Abdali, and a European trade expedition under Vasco de Gama landed on the shores of Bombay in that year. Naïve and failing to understand their true evil intentions, Abdali became blinded by their fake diplomacy and allowed the foreigners open access to the land because he envisioned great advances for India in these trade agreements.

With such free and open access, it took the East India Company only a hundred years to sink its claws and establish itself firmly in India. In just one hundred years they understood the laws and culture of the land, from which they could work out the best policy for totally subjugating the land and people. The East India Company hence expanded very rapidly and extended its property holdings to include large estates and buildings within India, where they could exercise their own laws much like a city state. All the time that they talked about only being interested in trade and non-interference, they were secretly plotting ways and means to secure all of India in their hands.

In the traditional policy of divide and conquer, influential members of the Indian bureaucracy were lured by lavish gifts and financial means to buy their favor. Still others were married to British women and given concubines to enslave them to the British will, while the evil European ways themselves were sufficient to corrupt many. In many such cunning ways they were able to clear the way for themselves in India so that by 1740 the British governed four provinces.

The Birth of Shah WaliUllah

However, it turned out that Allah u had also been planning while the British were planning and executing their wicked game. At the same time that the Europeans first landed in Bombay in 1602, a child was born in the household of Shaykh Abdul Rahim i who was named WaliUllah.

Shaykh Abdul Rahim i was a highly learned scholar and one of the compilers of Aurangzaib Alamgir’s Fatawa Alamgiri. After this grand work was completed, Shaykh Abdul Rahim i was summoned to receive a grant of land from the Mughal emperor as a show of gratitude for exemplary service.

Shaykh Abdul Rahim i was extremely passionate in his love for and trust in Allah u, and did not focus on such earthly trivialities. He hence replied in writing:

“Allah u has said that this whole world is very small, and of this small world, you have been granted kingship over an even smaller portion. Now you are summoning me to accept a minute portion of your small section, so I do not think I can justify crossing out my name from the registry of Allah’s u Court just to enter it in the court of earthly kings.”

Education and Achievements

Allah u granted the boy WaliUllah a keen intelligence and wisdom from his adolescent years, hence doing justice to the name. He learned respect and character in the home and showed great love and desire for Islam. His father, Abdul Rahim i, sent him to the holy city of Makkah to complete his studies in Islam, where he perfected his study of hadith and explication (tafsir) of the Holy Quran under the tutelage of Shaykh Abu Tahir Makki i and other renowned teachers.

Completing his studies in knowledge and religion, he returned to his home country and became the first Muslim scholar to translate the Holy Quran into the Farsi tongue. This was a tremendous achievement because no such translation of the Holy Quran existed before this.

A Strong Posterity

Allah u soon granted children to Hadrat Shah WaliUllah Muhaddith Delhvi i. It is not surprising that all descendants of this great house become pillars of knowledge and strength in their own disciplines.

His eldest son Shah Abdul Aziz i wrote the famous Tafsir Azizi, and Hadrat Aziz’s two sons Shah Rafiuddin and Shah Abdul Qadir i rendered the first Urdu translation of the Holy Quran. Allama Shibbir Ahmed i wrote that their translation was so exact and meticulous that it would have been an exact match had the Holy Quran been revealed in the Urdu language. Hence this household rendered tremendous services to the sciences of the Holy Quran and hadith.

Hadrat Shah WaliUllah Muhaddith Dehlvi i wrote Hujjattullah hul Baligha, which became the subject of great praise from both Arab and non-Arab scholars alike. He then wrote Tafhimat Ilahia, followed by Fuyuzul Haramain – every one of his books was a pinnacle of knowledge for the people. Hadrat Shah WaliUllah i finally passed on from this life in 1662 at the age of sixty.

He was succeeded by his eldest son and heir Hadrat Shah Abdul Aziz i, whose gatherings of Quranic discussion became so famous that they attracted people from all over the world.

A Shortsighted Englishman

The British had been in India for sixty years and by now had firm control in most areas; they were learning Arabic and Hindi so that they could get a firm grasp on both language and culture by which to further strengthen their grip on the country.

One day an Englishman brought his son to Hadrat Shah Abdul Aziz i and observed children reading and learning the Holy Quran. He started arguing with Hadrat Shah Saheb that studying Arabic all day would only serve to close the children’s minds, whereas study of the English language and British culture would expand children’s horizons. There was a pond nearby and Hadrat Shah Saheb called the Englishman’s son close to him and asked, “How many cups of water could this pond hold?” The foreigner’s son stared blankly at Hadrat Saheb, who then summoned one of his own students and asked him the same question. The student immediately answered, “Hadrat, if the cup is as large as the pond then it will take only one, and if it is half the size then it will take two cups.” It is the study of the Creator that expands horizons and not of creation.

Beginnings of Organized Resistance

Hadrat Shah Abdul Aziz i realized that the British had other sinister motives and were only interested in ruling over India and robbing Muslims of their Islam. He hence issued a religious decree (fatwa) in 1672 that it had now become obligatory (fard) upon the Muslims to throw off British rule in India. This famous decree formed the foundation for all the movements that arose against British rule throughout Indian history. Hadrat Shah WaliUllah’s i son had predicted the sinister designs of the British, and this religious decree slowly started stirring and waking up the Muslims.

Sultan Tipu was a very well mannered young man who lived in the province of Mysore. The British had tried hard to taint his name but he was a very pious man from the household of Hadrat Ali g, so much so that Hadrat Makki i has written that Sultan Tipu used to offer tahajjud prayers regularly.

Sultan Tipu built the first Jamia Masjid of Mysore and announced that the first prayers would be led only by a Saheb-e-Tarteeb, a person by definition who has not missed the allotted time for more than five prayers in his lifetime. It is written that Sultan Tipu was the only one who could claim that honor, not even the noted scholars of the area, so Sultan Tipu led the first prayers in Jamia Masjid Mysore. In letters to Shah Ahmed Shaheed i he wrote that he wanted to rid his land of the British and establish the shariah (Islamic Sacred Law) throughout India. The British had tried hard to corrupt Sultan Tipu’s image in front of the Muslims as someone who was deprived of sunnah, but the letters of Hadrat Makki and Hadrat Shah Ahmed Shaheed i are enough proof for us that Sultan Tipu was an upright man. The British showed their enmity openly by naming their dogs Tipu, all in a continuous effort to cut the roots of the coming generations from their leaders and scholars.

War and Betrayal

Hypocrites and traitors flourish in every society and move like cancer; they are people without values who see nothing but their own gain. Mir Sadiq was a soldier in Sultan Tipu’s army who proved to be such a traitor. The British promised him more than nine hundred acres of land in India, and his betrayal resulted in the martyrdom of Sultan Tipu and several top commanders. Before this Sultan Tipu had waged four battles against the British, and it was this brave man who had stood up in the masjid and said, “Living one day as a lion is worth more than living a thousand days as a mouse.” Sultan Tipu was a very courageous man whose heart ached for his people.

After the fall of Mysore the British were content that they had succeeded in crushing all opposition. However, the Muslims rose up again in 1792 led by Nawab Siraj ud-Daula at the Battle of Plasi, but once again were betrayed by one of their own. This battle lasted only twenty-two hours because of the actions of Mir Jafir. Hence, the Muslims found themselves betrayed time and again by those who greedily sought their own ends. The Muslims were fighting two dangerous enemies, both within and without.

Determined to break Muslim will once and for all, the British established Ranjit Singh as the governor over Punjab and Sarhat in 1724. Singh was a particularly cruel man who decided to make Muslims his first target, just as the British had planned. This marked the beginning of a tremendous trial for Muslims. Muslim men were martyred in the streets and Muslim women were raped openly and killed. This was not all as the greedy Singh usurped Muslim lands in an open reign of terror on them.

Eternal Heroes

Hadrat Syed Ahmed i was a student of Hadrat Shah Abdul Aziz i who once went to his teacher in amazement because the pages of a book that he was studying one day suddenly went blank. Hadrat Shah Abdul Aziz i said that Allah u wanted to bestow him with special and hidden knowledge. Allah u filled Hadrat Ahmed’s i heart with knowledge and light, so much so that it is written that his enlightened face would compel thousands to become his students.
Guided thus by his teacher, Syed Ahmed Shaheed i was blessed by Allah u with undertaking the noble mission of preparing himself and his students for jihad . By his side in this cause of teaching and preparation was a loyal student and the nephew of Hadrat Shah Abdul Aziz i, Hadrat Shah Ismail Shaheed i.
Hadrat Shah Ismail Shaheed i liberated Peshawar from the British on Sunday the 1st of May, 1827, and announced in the city square that alcohol was banned now that the shariah was established. He governed Peshawar and strengthened Muslim control therein for three years, and the Muslims started marching forward in 1831, liberating Akorra Khatak and nearby towns in their wake. Taking notice of these advances, Ranjit Singh sent the message that he would not let the Muslims advance any further, to which Hadrat Ismail Shaheed i replied that he had no need for office or property, but rather for the shariah which called for him to rid Muslims of despots like Singh.

Based on intelligence from a nearby village, the British and Sikh forces massacred the Muslims when the two armies clashed at Balakot, and Hadrat Ismail Shaheed i was martyred after he had prayed tahajjud. This battle had raged for four bloody days from the 5th of May to the 9th of May, and the events leading to the death of Hadrat Shah Ismail Shaheed i, as written in the books, are fascinating.

Hadrat was engaged in battle with a Sikh when the latter blasphemed against the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam, so Hadrat swore that he would not die until he had killed the Sikh. Saying these words, Hadrat lunged forward but at the same time a British soldier attacked from behind and severed Hadrat’s head from his body. However, Allah u was to make sure that the words that His loyal servant had uttered would come true, and the head fell to the ground but the body with sword in hand miraculously raced toward the Sikh. The blasphemer was so terrified that he fell back and Hadrat Shah Ismail Shaheed’s i body fell on top of him, stabbing him through the heart, so that he died first and Hadrat died after him.

Hadrat Shah Ismail Shaheed i was overflowing with love for the Prophet sallallahu `alayhi wasallam, and he and others like him have offered their bodies as proof. He was the author of such monumental works like Taqwiatul Iman that led to four hundred thousand unbelievers accepting Islam.

The Muslims retreated after the martyrdom of Hadrat Shah Saheb, and the following years witnessed no such activity from them. The British had won every encounter and were strengthening their grip on the country, so it seemed that the Muslims had been defeated.

The Scholars Regroup

In 1856 the scholars who had united under Hadrat Shah Ismail Shaheed’s banner met again in Delhi to devise a plan of action. Present were noted scholars like Haji ImdadUllah Makki, Maulana Jafri Than Siri, Maulana Mamluk, and Hadrat Wilayat Ali i. These scholars collectively decided not to take any action for the time being since they had been defeated in almost every battle in the past and were so few in number as compared to the enemy.

It was in this landmark meeting that Hadrat Qasim Nanotvi i rose and said, “We are here crying in self pity on our small numbers; are we smaller in number than even the warriors of Badr ?” Hearing this awoke the passion of jihad in this council and they decided to resist the British whatever their number, for they would be successful in front of Allah u even if they failed in this life.

The Campaign of 1857 and English Terror

Two fronts were opened against the British in 1857 – one to the north of Amritsar commanded by Hadrat Jafar Than Siri i, and the second just to the south commanded by Haji ImdadUllah Muhajir Makki i. Together with Hadrat ImdadUllah i stood noted scholars and warriors of the time such as Hadrat Rashid Ahmed Gangohi, Hadrat Qasim Nanotvi, and Hafiz Damin Shaheed i.
The Muslims suffered a crushing defeat in the War of 1857, and scores of noted scholars including Hadrat Hafiz Damin Shaheed i met with martyrdom. The British now decided to tighten their noose and started a horrendous Reign of Terror to crush any resistance in the subcontinent.

Over a thousand religious schools (madaris) were burnt to the ground, and the rest shut down automatically as finances throughout the country were seized. Hadrat Shah WaliUllah Muhaddith Dehlvi’s i Madrasa Rahimia was leveled by a bulldozer. In the following year over a thousand Muslim scholars were hanged and their bodies left hanging throughout the country to instill terror in the populace. Still more scholars were chained to cannons and ripped apart as the cannons were fired to salute the British victory.

Infinite Treachery

Despite this mass slaughter to crush all resistance, the British were still anxious to find a solution to these rebellions. They launched a three year survey headed by William Moore to determine a way to permanently keep this resistance from showing its face again. After three years Moore submitted a proposal to the Viceroy that Britain would need to implement three measures to free itself from these frequent uprisings.

Moore’s first suggestion was that the Muslims’ strong link to the Holy Quran would have to be severed, and his second suggestion was that the British would have to find a means to root out the intense passion for jihad from the hearts of Muslims. The third and last thing he stated was that the British had to sever any ties that the common Muslims had with their scholars, and thus their knowledge base. Moore said that Britain would have total control only when these three measures were implemented and seen through to their completion.
The Viceroy of Britain issued orders to act on Moore’s recommendations. More than four hundred thousand copies of the Holy Quran were burned over a three-year period from 1861 to 1864. The second step in this diabolical plan was to kill the passion for jihad amongst the Muslims, and for this the British recruited various false scholars and hypocrites who started issuing fake and unlawful rulings that jihad against the British was prohibited (haram). This served to confuse and divide the Muslims and played right into the foreigners’ plans.

Trials and Tribulations of the Scholars

The culmination of this effort to completely subjugate the Muslims was to kill their scholars, which the British carried out mercilessly in the years 1864 to 1867. An upholder of the law on the outside, the British rulers in India staged mock trials in which scholars were falsely accused of killing Englishmen, and death sentences would be handed down within an hour of trial. Fourteen thousand scholars met with martyrdom in this three-year period. This inquisition had been so widespread that the British historian Thompson writes that the noble bodies of the Muslim scholars were hanging from every tree on the road between Lahore and Peshawar.

Thompson further writes in his autobiography that he was visiting Delhi when he stopped at one of the tents along the way set up as rest stops for travelers. He continues that he noticed a foul stench coming from behind his tent so stepped out to investigate. He describes a scene where forty scholars were stripped and thrown onto beds of coals, being taunted by British soldiers to admit their part in the War of 1857. The flesh and fat was melting and oozing out of their charred bodies and actually extinguishing the ambers. Thompson says that the bodies of these forty scholars stiffened and turned cold in front of him, only to be replaced by forty more who were thrust onto the burning coals.

Still other scholars were imprisoned and tortured in jail, not allowed food or rest in order to break them mentally. Maulana Jafar Than Siri i writes in his biography that he was in the Khot Laqpat jail when the order came to transport them to Multan. They were put into large cages that had metallic spikes fixed into them to maximize suffering, and in this way they reached Multan in three months. They would be denied food for days at a time to intensify their anguish, and be forced to relieve themselves in their cages. The spikes would stab and wound them at every turn, and thus also rob them of any sleep. Needless to say many died on the way because of these horrific conditions.

The surviving few who reached the Multan jail were further subjected to more torture, until it was ordered that all the scholars remaining in Multan be hanged. Hearing this, the scholars were very pleased and relieved, for they would be free of this life and attain martyrdom. Hence regardless of their past suffering, their faces were illuminated on the day their death sentences were to be carried out, something which surprised their captors. When asked why they appeared so peaceful and content on such a day that they were to be hanged, one of them said that they would at last be free and Allah u would give them the status of martyrdom. The British warden hence conferred with his officers and decided that the scholars should not be given the satisfaction of death, so they were now sentenced to a further fourteen years during which the British would intensify their torture.

Tears of Innocence

Maulana Than Siri i further says that his wife and child were brought before him as he and the rest of the scholars were being led away. Seeing him in shackles they both started crying, and his eight year old son said, “When are you coming back to us daddy, and why have these people tied you up like this?” To this Maulana Than Siri i had no reply, but said to his wife and child, “Be strong, and perhaps I will see you again in this life. If I do not then we will surely meet at the stream of Kauthar .”

Foundation of Dar ul-Uloom Deoband

After this slaughter had ended in 1867, the remaining scholars decided that they had to work to preserve the religion of the Muslims, for this would be the one thing of value on the Day of Judgment.

Deoband was a small village where Hadrat Maulana Qasim Nanotvi’s i in-laws lived. Maulana Nanotvi i chose this location for the site of a religious institution for it was too small to come under British scrutiny. This marked the beginnings of Dar ul-Uloom Deoband on the 3rd of May, 1867.

When the time came to erect a structure for accommodating the hundreds of students who were attracted there, the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam visited Hadrat Maulana Nanotvi i in a dream and indicated with a line in the sand where the building was to stand.

The morning after the dream, Hadrat Maulana Nanotvi i related it to the people who had gathered there, and they noticed faint markings in the sand just as in the dream. Hadrat announced that in order to ensure the continued blessings of the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam, such a person who had not even thought of committing major sin would lay the foundations. In line with these wishes, Hadrat Shah Rafiuddin i laid the first brick in the foundations of Dar ul- Uloom Deoband.

The Flower Blooms

Teachers and students were plentiful, but there was yet no arrangement for food. The residents of Deoband soon accepted the responsibility of providing food for the Dar ul- Uloom, and every year admission would only be given to a specific number whose meals the villagers could guarantee. Nourished by the blessings of Allah u and the immense sacrifices of the scholars, Dar ul-Uloom Deoband soon grew to be a shining beacon of Islam.

Different Points of View

Hadrat Qasim Nanotvi i had studied under Hadrat Mamluk Ali i, who had had another student by the name of Syed Ahmed Khan. Hadrat Nanotvi i was determined to mold the students into the future heirs of the prophets and to only teach them religious studies. Ahmed Khan disagreed and stated that they should be given secular education in complement to give them some sort of success in this life as well. This of course appealed to the British who later knighted him and so he became know as Sir Syed Ahmed Khan, who would soon after found Aligarh University.

Whereas Dar ul-Uloom Deoband produced countless and priceless muhaditheen and mufassireen , Aligarh produced doctors and engineers who contributed tremendously to economic stability and progress. Hence the two institutions remained in rivalry for years to come in regards to the best course of action for the people.

Preservation of Sunnah

In 1920, Hadrat Shaykh ul-Hind Mahmood Hasan i of Darul Uloom Deoband visited Aligarh University and lectured the students there on the necessity of preserving the sunnah of the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam. He emphasized to the well-dressed and clean-shaven students that learning English and the ways of the British would be of little value if they failed to please Allah u. This landmark lecture of Hadrat Mahmood Hasan i served to wake Aligarh students to the necessities of preserving their heritage and religious values, and in the coming years Aligarh produced famous scholars like Hadrat Shaukat Ali i and Hadrat Maulana Shibli i. These personalities were forever indebted and a living monument to the honor of Dar ul-Uloom Deoband.

Heirs of the Prophets

These noble personalities lived Islam as well as studied it. Hadrat Madni i would offer prayers in the Dar ul-Uloom before retiring home from teaching all day. When he finished his prayers, the students of the Dar ul-Uloom would be seated behind him with their books in hand, eager for him to start a lesson for them. Hadrat Madni i would thus start a class on Bukhari hadith for the students. On the outside they seemed to be ordinary men, but the British feared them as they would an army. The latter were scared because they could not fathom the strength and stubbornness that drove the scholars. They could not fathom the force behind their indomitable spirit.

When finally arrested and brought before a British judge, Hadrat Madni i faced him fearlessly and showed his kerchief, saying “The most that you can do is hang or shoot us and martyr us. See that I have brought my shroud on my shoulder for I am fully prepared for my death. If you do not know what we are then let me tell you – we are the essence of Imam Abu Hanifa and the strength of Imam Malik. We are the steadfastness of Imam Ahmed bin Hanbal; the purity of heart of Hadrat Mujjadid Alf-Thani; the insight of Hadrat Shah WaliUllah Muhaddith Dehlvi i, and we are the heirs of those people who have died and sacrificed to bring us our religion. So you may be able to take our lives but you will never take our Islam from our hearts.”

Hearing this, Maulana Muhammad Ali Johr i kissed Hadrat’s hands and said, “Hadrat, you have fulfilled the right of the heirs of the prophets.” The Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam had said that the greatest of jihad is proclaiming the truth in front of a tyrant, which Hadrat Madni i did fearlessly. The British did not dare act against him at that time because he commanded such respect.
It is written in the biography of Hadrat Madni i that his face was so illuminated with the brilliance of Allah u that the students would not be able to look straight at it. They would in fact discuss strategies among themselves and would sit around fixated upon Hadrat’s face when he would be in prayer. These students had intense love in their hearts for their teachers.

Migration for Allah

Hadrat Maulana Muhammad Ali Johr i started a literary and journalistic campaign to rid his people of the British. He started a revolutionary newspaper condemning British occupation and giving voice to the people of India. He finally decided to travel to England in an effort to awaken the public there to the atrocities of its government abroad, and he left his home with the intention that he would only return once his people had won their freedom.

After two years in England, his young daughter Fatima fell fatally ill back home and the doctors decided that she did not have long to live. Realizing that she was about to die, she wrote a detailed letter to her father longing to see him for the last time. Maulana Muhammad Ali Johr i was very distressed at the family’s predicament as every father would be, but he had left his home for a greater purpose and had taken an oath not to return until his land was free. Thus, very painstakingly, he replied to his daughter in a poem.

I find myself restricted (by circumstance)
But Allah u is without restrictions,
I may be far, but He is never far.
I want nothing but your health, but if He does not,
Then I bow to His Will.


Maulana Muhammad Ali Johr i was succeeding in his efforts in England to incite public opinion against the British occupation of India, so much so that the government became apprehensive. He was awakening the public to British atrocities in India by his efforts through the media, and the English people themselves started demanding that their government leave India and allow the people to govern themselves.

Maulana Johr i was threatened with arrest, torture, and even assassination - but this did not deter him. In turn, he replied to such threats with another poem.

You may think that death will finish me.
My treasures in the Hereafter are everlasting.
Honored am I to receive the message
That was received by Husain ibn Ali g
Joyful am I to embrace that same fate,
For me death in Allah’s u Way is a cure for all.
Tauheed is for Allah u to say on the Day of Judgment,
“My servant is he who shunned the world (for My sake.)”


An Enduring Legacy

A time came when Allah u liberated India out of the clutches of the British because of the tremendous sacrifices of our courageous scholars and soon created a whole new nation where Islam could be practiced freely. The blood and sacrifices of the great scholars of Deoband have paid for the freedom that Muslims enjoy today and take for granted.

The tremendous blessings of their knowledge spread far beyond India to every corner of the globe; the schools and mosques founded and functioning upon their principles can be found all over the world shining like diamonds across the vast seas.

Hadrat Maulana Madni i and other scholars used to travel to various surrounding lands making tremendous efforts to propagate Islam. One such country is Bangladesh, where five hundred to four thousand students now study the Holy Quran and hadith in schools founded through the teaching and hard work of the scholars of Deoband. Hence, these great personalities laid the first foundations upon which numerous forthcoming scholars are building and thus enlightening peoples’ hearts through the blessings of knowledge. No one has rendered or is rendering more service for Islam in terms of spreading religious knowledge than the scholars of Deoband or the institutions founded upon their magnanimous examples.

Some Examples from the Lives of the Scholars

Hadrat Qasim Nanotvi i loved the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam so much that he would walk barefoot when within seven miles of the Grand Mosque in Makkah when going to Hajj, risking injury to his feet in face of dangerous rocks and the scorching sand. His attendants and students would beg him to wear shoes to protect his delicate feet. In reply he would say, “We learn from hadith that the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam often walked here, and I cannot justify wearing shoes where the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam may have walked barefoot.”

For his respect, Allah u rewarded Hadrat with tremendous love for the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam, and his face would always be glowing whenever he returned from paying his respects at the noble grave of the Prophet sallallahu `alayhi wasallam. At the completion of Hajj he was once asked his innermost desire, and he replied, “I only wish to die in Madinah so the insects of this sacred land may eat my flesh.” Casting a final glance at the Mosque of the Prophet sallallahu `alayhi wasallam as he was leaving, he recited some verses from a poem.

My desire is Madinah and never would I leave you
I would not leave you even after my death.
May your Dome keep shining eternal
May we also be blessed with the desire of Abu Dharr
May we also attain the spirit of Bilal.


Upon his return to his hometown, someone gifted him a pair of green shoes that were very popular in that time. Hadrat accepted them politely but kept them aside and would not wear them. He was asked one day why he was not wearing the shoes and he said, “I do not dare to wear something on my feet that is the same color as the dome of the Mosque of the Prophet sallallahu `alayhi wasallam.”

These great scholars ascended to great heights because of the intensity of this love and attention to these minute but important details. Perhaps the biggest testament to Hadrat Qasim Nanotvi’s i love for the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam is the time when the British were hunting for him after the War of 1857. His students hid him away in a safe house but he came out into the open after three days. They were aghast and begged him to remain in hiding for his life. However, Hadrat replied, “I have studied the life of the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam and cannot find evidence of him staying in hiding for longer than three days in the Cave of Thaur. I am content upon losing my life but I cannot loosen my grasp on the sunnah. Life and death are in the hands of Allah u; our work is to follow the sunnah.”

The strength of these noble men stuns the imagination because they would rather stare death in the face rather than sacrifice the sunnah of the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam.

Hadrat Rashid Ahmed Gangohi i was another such lover of Allah and His Messenger sallallahu `alayhi wasallam. One day there was a cloudburst when he was teaching in the mosque’s courtyard and all the students ran for shelter. Hadrat Gangohi i spread out his shawl and gathered all their shoes in it and brought it to them on his head. The students protested and were ashamed of themselves saying that a man of his stature should not be doing such demeaning work. Hadrat Gangohi i simply replied, “What can Rashid Ahmed do except to carry the shoes of those who study the Word of Allah u and the Word of the Messenger sallallahu `alayhi wasallam of Allah?”

In another excerpt it is written that someone once brought Hadrat Gangohi i some dust from around the tomb of the Prophet sallallahu `alayhi wasallam, which he immediately mixed with his kohl to apply daily to his eyes. He said, “This might be ash to you but to me it is the coolness of my eyes.”

One of his students once asked him his life’s desire. Hadrat Gangohi i remained silent but the student kept insisting. Hadrat’s eyes swelled with tears and he finally said, “I wish that Allah u grant me just a portion of the intense love that the Sahabah had for the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam.”

Models for Eternity

Mere words cannot begin to express the stamina and devotion of these grand people. These heirs of the prophets sacrificed all for the sake of Islam and meticulously followed every sunnah in their intense love for the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam. The scholars of Deoband were not only the heirs of the prophets as far as knowledge and learning is concerned, but are also the inheritors and preservers of the sunnah of the beloved Prophet sallallahu `alayhi wasallam. An important factor in this was the extreme love for the Prophet sallallahu `alayhi wasallam that Allah u had instilled in their breasts, without which they would not have been as successful as they were.
It seems that they were a continuing part of a large caravan rolling gently through time that had started with the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam and the Sahabah who had preserved the traits and character of the earlier heroes so that later generations of Muslims could see a fraction of what had transpired before. Truly their hearts were overflowing and enlightened with the love for the Messenger of Allah sallallahu `alayhi wasallam.


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Hafsa1438
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Residenza: Madhhab Hanafi

MessaggioInviato: Mar Apr 11, 2017 3:21 pm    Oggetto: Tarana Darul Uloom Deoband Rispondi citando

Bismillahi ar-Rahman ar-Rahim; alHamdulillah was-salamu was-salatu ´alâ Rasulillah;
As-salamu ´alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu fratelli e sorelle, ecco il Tarana ("inno") del Darul Uloom Deoband:

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È in lingua urdu e s'intitola Yeh ilm o hunar ka gehwara. Potete ascoltarlo o scaricarlo in formato mp3,

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Was-salam

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"Allah ha fatto scendere il più bello dei racconti, un Libro coerente e reiterante, alla cui lettura rabbrividisce la pelle di coloro che temono il loro Signore e poi si distende la pelle, insieme ai cuori, al Ricordo di Allah. Questa è la Guida di Dio con la quale Egli dirige chi vuole. E coloro che Allah svia, non avranno alcuna direzione"
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