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In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso Dì, "Egli, Allah è Unico, Allah è l'Assoluto. Non ha generato, non è stato generato e nessuno è eguale a Lui". (Corano 112, 1-4)
 
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Inviato: Dom Lug 05, 2020 4:18 pm    Oggetto: Ads

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Von Sor
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MessaggioInviato: Mer Mag 11, 2011 9:00 pm    Oggetto: Riflessione - Abitudine, coraggio, difficoltà e ricompensa Rispondi citando

Credo che esista un bene "inerziale" che si compie senza troppo coinvolgimento. Una sorta di religiosità moderata di chi non ama veramente il bene, ma lo persegue per abitudine o anche per "vigliaccheria".
Scusate se mi esprimo in questi termini.
Dostoevskij mi ha insegnato che solo chi ha il coraggio del male, può perseguire il sommo bene.
Per fare un esempio:
C'è chi non spara perchè ha paura di sparare.
C'è chi non spara perchè - nonostante non abbia paura di sparare- sceglie di non sparare.

L'esito è lo stesso.. ma la differenza è tanta.
La ricompensa è quindi la stessa?

E inoltre mi chiedevo:
Secondo voi un buon musulmano deve avvicinarsi alle tentazioni per poi riuscire a dimostrare di esserne immune, o dovrebbe evitarle del tutto?

Cerco di chiarire la mia domanda con un esempio:

Una persona è sempre vissuta in "clausura", lontana da qualsivoglia tentazione, attorniata da persone impeccabili...
Questa persona vive una vita impeccabile, anche grazie al contesto in cui è vissuta.
Ma si può veramente dire che qusta persona abbia ucciso il suo nafs, e sconfitto le manifestazioni di Shaytan?

La forza di una persona non dovrebbe confrontarsi con la forza nemica, per dirsi davvero vittoriosa?

_________________
'Abdullah bin 'Umar [...] said:"Muhammad used to fight against the pagans, for a Muslim was put to trial in his religion (The pagans will either kill him or chain him as a captive). His fighting was not like your fighting which is carried on for the sake of ruling."

“il 66 per cento della produzione mondiale di cereali è destinato alla alimentazione degli animali dei paesi ricchi” Ibid.


"Questa vita terrena non è altro che gioco e trastullo. La dimora ultima è la vera vita, se solo lo sapessero!" Al Ankabut 64

Quando ho cominciato ad usare la dinamite, allora credevo anch'io in tante cose, in tutte... e ho finito per credere solo nella dinamite.

"In verità dovrai morire" Corano (29;39)
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Fabb Yusuf Tarenti
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Messaggi: 1420
Residenza: Bologna / Taranto

MessaggioInviato: Mer Mag 11, 2011 11:19 pm    Oggetto: Re: Riflessione Rispondi citando

soroboru ha scritto:
Credo che esista un bene "inerziale" che si compie senza troppo coinvolgimento. Una sorta di religiosità moderata di chi non ama veramente il bene, ma lo persegue per abitudine o anche per "vigliaccheria".
Scusate se mi esprimo in questi termini.
Dostoevskij mi ha insegnato che solo chi ha il coraggio del male, può perseguire il sommo bene.
Per fare un esempio:
C'è chi non spara perchè ha paura di sparare.
C'è chi non spara perchè - nonostante non abbia paura di sparare- sceglie di non sparare.

L'esito è lo stesso.. ma la differenza è tanta.
La ricompensa è quindi la stessa?


Cerchiamo di trarre gli insegnamenti religiosi dai musulmani e non da altri. Dostoevskij mi risulta che non lo fosse e ho anche letto in giro delle sue affermazioni indecorose sull'Islam che preferisco non riportare anche perché non ho modo di verificare se le avesse davvero pronunciate lui.

In ogni modo in questo caso coincidentalmente c'è del fondo di vero in quel che riporti. Non certo nella cervellotica macchinazione per cui per essere buoni dobbiamo avere il coraggio di essere malvagi (?!?), ma nel fatto che effettivamente i nostri atti saranno giudicati secondo le nostre intenzioni e Allah conosce cosa abbiamo nei nostri petti, in che contesto viviamo, quali siano le nostre nozioni, le nostre possibilità, ecc.

Da un hadith sappiamo anche per esempio che c'è una ricompensa per chi si frena dal commettere un male, sebbene prima avesse avuto l'intenzione di commetterlo.


Citazione:
E inoltre mi chiedevo:
Secondo voi un buon musulmano deve avvicinarsi alle tentazioni per poi riuscire a dimostrare di esserne immune, o dovrebbe evitarle del tutto?


Evitarle del tutto!

Per piacere prendi un foglio di carta, scrivici sopra "secondo me", strappalo in mille pezzettini, mischiali, bruciali, racchiudine la cenere in un contenitore di ferro, sigillalo a fuoco, incatenalo con tre metri di catena in acciaio e dieci lucchetti, chiudi il tutto in una cassaforte e gettala a mare.
Se poi magari fai lo stesso anche con certe letture che citi qua e là sarebbe il top ; )


Citazione:
Cerco di chiarire la mia domanda con un esempio:

Una persona è sempre vissuta in "clausura", lontana da qualsivoglia tentazione, attorniata da persone impeccabili...
Questa persona vive una vita impeccabile, anche grazie al contesto in cui è vissuta.
Ma si può veramente dire che qusta persona abbia ucciso il suo nafs, e sconfitto le manifestazioni di Shaytan?


Si potrebbe anche dire, che ne sappiamo noi del suo nafs?
Comunque la clausura non è affatto una pratica islamicamente raccomandata, anzi. La nostra religione di norma invita alle relazioni sociali e quando apri un libro di hadith trovi montagne di capitoli sui meriti della socialità, mentre alcuni hadith parlano anche di certe forme di ascesi, ma è una cosa che vale a certe condizioni e più che altro in certe situazioni precise.


Citazione:
La forza di una persona non dovrebbe confrontarsi con la forza nemica, per dirsi davvero vittoriosa?


, ma nel modo praticamente opposto a quel che dici sopra.

_________________
(([49.11] O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli. Com'è infame l'accusa di iniquità rivolta a chi è credente ! Coloro che non si pentono sono gli iniqui.)) 49:11



(Dio non è un uomo da potersi smentire,
non è un figlio dell'uomo da potersi pentire.
Forse Egli dice e poi non fa?
Promette una cosa che poi non adempie?)

Numeri 23:19 (BIBBIA)


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MessaggioInviato: Gio Mag 12, 2011 8:09 am    Oggetto: Re: Riflessione Rispondi citando

Tema decisamente interessante e sul quale ho constatato una certa "confusione" tra alcuni fratelli.

soroboru ha scritto:
Credo che esista un bene "inerziale" che si compie senza troppo coinvolgimento. Una sorta di religiosità moderata di chi non ama veramente il bene, ma lo persegue per abitudine o anche per "vigliaccheria".
Scusate se mi esprimo in questi termini.
Dostoevskij mi ha insegnato che solo chi ha il coraggio del male, può perseguire il sommo bene.
Per fare un esempio:
C'è chi non spara perchè ha paura di sparare.
C'è chi non spara perchè - nonostante non abbia paura di sparare- sceglie di non sparare.

L'esito è lo stesso.. ma la differenza è tanta.
La ricompensa è quindi la stessa?


Allah sa meglio qual'è la vera condizione interiore di ognuno nel momento in cui compie o non compie una determinata azione, ma certamente vi è una differenza tra le due cose.

Bisogna però capire che tale differenza non bisogna cercarsela, non bisogna "crearla" artificialmente per stimolare un contrasto maggiore in modo da considerarsi "migliore" di chi vive in una situazione di "contrasto" minore; se ciò non fosse chiaro per come l'ho espresso, insha'Allah dovrebbe diventarlo leggendo il resto di questo post...

soroboru ha scritto:
E inoltre mi chiedevo:
Secondo voi un buon musulmano deve avvicinarsi alle tentazioni per poi riuscire a dimostrare di esserne immune, o dovrebbe evitarle del tutto?


Assolutamente la seconda, perchè il Musulmano non deve buttarsi nella fitna per dimostrarne di esserne immune, ma starne lontano e non peccare di orgoglio nel ritenersi così "bravo e forte" da essere protetto dal peccato e nel volersi mettere alla prova.

Questo è un principio basilare che si esplica di molte diverse regole e principi dell'Islam; ad esempio, nell'Islam è riconosciuto ed applicato il principio del
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, ovvero del "chiedere le porte" al peccato, ed in base a questo viene vietato non solo il peccato in sé stesso, ma anche tutto ciò che porta verso di esso.

In un'altra discussione si parlava della questione della hijrah, e del vivere in un paese non Musulmano, ed alcuni fratelli notavano che vivere in un paese non Musulmano restando saldi sul Din fosse certamente più difficile che restare saldi sul Din vivendo in un paese Musulmano in cui la pratica religiosa sia più comoda, e partendo da questo fatto inconfutabile, ne derivavano l'errata conclusione che dunque vivere in un paese non Musulmano attirasse automaticamente una maggiore ricompensa, e fosse dunque la scelta migliore.

Avevo risposto così (copio per evitare di ripetermi):

"Certo, l'aiuto di Allah può ovviamente manifestarsi anche nel centro del kufr, ma la Sunnah di questa Ummah è il ricorso agli asbab, ai "mezzi", e non l'aspettarsi dei miracoli.

Ovvero: sì, in teoria è certamente possibile vivere e restare Musulmani "al 100%" anche quando in Europa riapriranno i campi di concentramento (questa volta per i Musulmani), così come è stato possibile per il fuoco in cui fu gettato Sayyidina Ibrahim (Pace su di lui) essere fresco e non bruciarlo.
Ma allo stesso modo in cui un Musulmano non si deve buttare nel fuoco aspettandosi il miracolo, così, in una situazione in cui diventi impossibile praticare elementi essenziali, cardine del proprio Din (o ciò diventa molto difficile), diventa necessario emigrare in un paese in cui invece la pratica del Din non sia ostacolata, invece di aspettarsi un altro miracolo.

Perchè vanno bene le eccezioni, ma il Musulmano non deve gettarsi nella difficoltà, magari ritenendo che ciò sia degno di maggiore "ricompensa" perchè si compie uno sforzo "maggiore": non è questo che ci viene chiesto, allo stesso modo in cui sarebbe ridicolo pretendere che buttarsi in una discoteca sforzandosi di abbassare lo sguardo dalla vista di donne non-mahram sia "migliore" e "più degno di ricompensa" di evitare ambienti promiscui e di chiudere le porte al munkar
".
[

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Potrei fare un altro esempio: si può ipotizzare che la preghiera di una persona malata possa essere più ricompensata di quella di una persona sana che non ha niente da fare tutto il giorno e pregasse giusto perché non ha altro da fare; ma in base a questa equazione si può forse dire che una persona che si ferisse volontariamente alle gambe per provare più fatica nell'eseguire la Salah compierebbe un'azione corretta?
Certamente no!

soroboru ha scritto:
Cerco di chiarire la mia domanda con un esempio:

Una persona è sempre vissuta in "clausura", lontana da qualsivoglia tentazione, attorniata da persone impeccabili...
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Questa persona è stata benedetta con la lontananza dalla fitna e dal peccato, e dovrebbe essere solo riconoscente e grato per questo: perchè maledire le benedizioni che si ricevono per intraprendere qualcosa su cui non si può affatto essere sicuri di "passare l'esame"?

Magari se fosse vissuto in mezzo alle tentazioni non sarebbe stato forte a sufficienza e avrebbe peccato "guadagnandosi" così l'inferno: sarebbe forse valsa la pena di cercare di dimostarsi di essere "forte e pio" nel mezzo delle tentazioni, o se gli fossero offerte entrambe le possibilità tornando indietro avrebbe scelto di stare lontano da ogni fonte di fitna?

soroboru ha scritto:
La forza di una persona non dovrebbe confrontarsi con la forza nemica, per dirsi davvero vittoriosa?


E come si può avere la sicurezza di vincere? Se poi si perde?
Già solo questo pensiero in sé stesso sarebbe una manifestazione di kibr, di orgoglio.

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MessaggioInviato: Gio Mag 12, 2011 9:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

Grazie fratelli per le risposte stimolanti che mi avete dato.

Citazione:
Per piacere prendi un foglio di carta, scrivici sopra "secondo me", strappalo in mille pezzettini, mischiali, bruciali, racchiudine la cenere in un contenitore di ferro, sigillalo a fuoco, incatenalo con tre metri di catena in acciaio e dieci lucchetti, chiudi il tutto in una cassaforte e gettala a mare.
Se poi magari fai lo stesso anche con certe letture che citi qua e là sarebbe il top ; )


Fratello Fabb Yusuf Tarenti, hai proprio ragione. E' quello che dovrei iniziare a fare.
Mi fate capire che questi rovelli mentali forse non sono che delle insidie di Shaytan.
Io e i miei conoscenti ci perdiamo in ore ed ore di chiacchiere vane, in cui si fa a gara tra chi riesce a raggiungere i livelli di astrazione più alti.

E' bello vedere come la religione dissolva in un attimo tutto questo, mostrandolo in tutta la sua vanità.

La via che porta dalla complicazione alla semplicità è sicuramente quella Retta.

La filosofia compie il percorso opposto e inizio a pensare che sia una delle invenzioni più sottili di Shaytan.

Citazione:
si può forse dire che una persona che si ferisse volontariamente alle gambe per provare più fatica nell'eseguire la Salah compierebbe un'azione corretta?


Fratello Umar Andrea Khan. Quello che hai scritto mi ha fatto sorridere. Ma hai ragione, "certamente no".

Non ha senso voler andare a controllare la bilancia di Allah, poichè sicuramente è la più giusta.

Salem Aleikom Fratelli e Sorelle

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“il 66 per cento della produzione mondiale di cereali è destinato alla alimentazione degli animali dei paesi ricchi” Ibid.


"Questa vita terrena non è altro che gioco e trastullo. La dimora ultima è la vera vita, se solo lo sapessero!" Al Ankabut 64

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