Indice del forum Informazioni sull'Islam
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso D, "Egli, Allah Unico, Allah l'Assoluto. Non ha generato, non stato generato e nessuno eguale a Lui". (Corano 112, 1-4)
 
 FAQFAQ   CercaCerca   Lista utentiLista utenti   GruppiGruppi   RegistratiRegistrati 
 ProfiloProfilo   Messaggi privatiMessaggi privati   Log inLog in 

L'EVOLUZIONE E' UN INGANNO

 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Storia, biografie, conoscenze, arte, poesie ed immagini
Precedente :: Successivo  
Autore Messaggio
Ads






Inviato: Lun Set 28, 2020 8:47 pm    Oggetto: Ads

Top
MUHAMMAD LUCA VELUDO
Frequentatore stabile
Frequentatore stabile


Registrato: 19/09/08 08:16
Messaggi: 22
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Sab Ott 18, 2008 1:59 pm    Oggetto: L'EVOLUZIONE E' UN INGANNO Rispondi citando

Esistono molte altre prove, oltre alle leggi scientifiche, che confutano l'evoluzione, ma in questo libro ne abbiamo potute considerare soltanto alcune. Anche queste dovrebbero, tuttavia, essere sufficienti a rivelare una verit fondamentale. Sebbene si nasconda sotto le spoglie della scienza, la teoria dell'evoluzione non altro che un inganno: un inganno difeso soltanto al fine di sostenere la filosofia materialistica; un inganno basato non sulla scienza, ma sul lavaggio del cervello, la propaganda e la frode.
Ci che segue la sintesi di quanto si detto finora.
La teoria dell'evoluzione crollata
La teoria dell'evoluzione viene meno fin dai primi passi. La ragione che i suoi sostenitori non sono in grado di spiegare neppure la formazione di una singola proteina. N le leggi della probabilit, n le leggi della fisica e della chimica offrono alcuna possibilit alla fortuita formazione della vita.
Sembra forse logico o ragionevole che, pur non potendo esistere neppure una singola proteina formata dal caso, milioni di tali proteine si siano combinate insieme al fine di produrre una cellula; e che miliardi di cellule si siano formate e si siano aggregate casualmente per produrre esseri viventi; e che da essi si siano generati i pesci e che questi, passati sulla terra, si siano trasformati in rettili, uccelli e in tutti i milioni di specie differenti che popolano la Terra?
Anche se questo non sembra logico, ci che credono gli evoluzionisti.
Nondimeno, ci soltanto una credenza o piuttosto una falsa fede in quanto non sono neppure in grado di avanzare una singola prova che attesti la loro storia. Non mai stata trovata una sola forma transizionale quale un mezzo pesce/mezzo rettile o un mezzo rettile/mezzo uccello. Non sono mai stati capaci di provare che una proteina, o una singola molecola di amminoacido che la compone, possa essersi formata in quelle che essi chiamano condizioni primordiali della Terra, neppure nei loro laboratori minuziosamente equipaggiati. Al contrario, con i loro sforzi, gli evoluzionisti stessi hanno dimostrato che nessun processo evolutivo mai avvenuto, n potr mai accadere.
L'evoluzione non potr essere provata neppure nel futuro
Di fronte a tutto questo, gli evoluzionisti possono solo consolarsi sognando che un giorno la scienza risolver in qualche modo tutti i loro dilemmi. Che la scienza, tuttavia, possa mai provare una teoria talmente infondata e illogica del tutto fuori discussione, indipendentemente dallo scorrere del tempo. All'opposto, i progressi della scienza rendono solo pi chiara ed evidente l'insensatezza di quanto affermato dagli evoluzionisti.
Ci quanto avvenuto finora. Con la progressiva scoperta di ulteriori dettagli sulla struttura e le funzioni della cellula vivente, divenuto del tutto palese che questa non una semplice composizione dovuta al caso, come si era creduto sulla base della primitiva comprensione della biologia al tempo di Darwin.
Essendo la situazione cos evidente, negare la realt della creazione, fondare le origini della vita su coincidenze estremamente improbabili e difendere tale assunto con insistenza, potrebbe divenire in seguito una fonte di grave umiliazione. Dal momento che la vera faccia della teoria dell'evoluzione diviene sempre pi chiara agli occhi della pubblica opinione, non passer molto tempo prima che i suoi fanatici sostenitori dovranno mostrare le loro nudit.
Il maggiore ostacolo all'evoluzione: l'anima
Esistono molte specie al mondo che si rassomigliano. Ad esempio, vi sono molti esseri viventi simili al cavallo o al gatto e molti insetti che potrebbero sembrare uguali tra di loro. Tali somiglianze non sorprendono.
La superficiale similitudine tra l'uomo e la scimmia in qualche modo attrae troppo l'attenzione. Tale interesse si spinge talvolta cos avanti che taluni giungono a credere alla falsa tesi dell'evoluzione. In realt tali somiglianze non provano nulla. Il coleottero rinoceronte e il rinoceronte possono anche presentare alcune somiglianze superficiali, sarebbe tuttavia ridicolo cercare di stabilire un qualche legame evolutivo tra queste due creature, essendo luna un insetto e l'altra un mammifero.
Oltre alla somiglianza superficiale, le scimmie non possono dirsi pi vicine all'uomo di altri animali. Allo stato attuale, se si considera il grado d'intelligenza, allora l'ape, che produce le strutture geometricamente miracolose degli alveari, o il ragno, la cui tela un miracolo d'ingegneria, si possono dire pi vicini all'uomo. Essi sono addirittura superiori sotto alcuni aspetti.
Esiste una grande differenza tra l'uomo e la scimmia, nonostante la rassomiglianza meramente esteriore. Una scimmia un animale e come tale non diversa da un cavallo o un cane qualora si consideri il suo livello di coscienza. L'uomo consapevole, un essere dotato di forte volont, che pu pensare, parlare, capire, decidere e giudicare. Tutte queste caratteristiche sono le funzioni dell'anima che l'uomo possiede. Questa la principale differenza che determina un'enorme distanza tra l'uomo e le altre creature. Nessuna somiglianza fisica pu superarla. In natura, il solo essere vivente dotato di anima l'uomo.
Dio crea secondo il Suo Volere
Cambierebbe qualcosa se lo scenario avanzato dagli evoluzionisti fosse realmente esistito?Per nulla. In quanto ogni stadio prospettato dalla loro teoria e basato sulla coincidenza avrebbe potuto realizzarsi soltanto a seguito di un miracolo. Anche se la vita fosse gradualmente avanzata secondo tale successione, ogni stadio progressivo avrebbe potuto essere determinato solo da una volont cosciente. Non soltanto improbabile che tale processo sia nato dal caso, impossibile.

Il crollo della teoria dellevoluzione:
la realt della creazione

PRIMA CONFERENZA - ISTANBUL
La prima di una serie di conferenze internazionali, organizzate dalla Fondazione per la Ricerca Scientifica (BAV), si tenne nel 1998. Il titolo era Il crollo della teoria dellevoluzione: la realt della creazione, ed essa si tenne a Istanbul il 4 aprile del 1998. La conferenza, che fu un gran successo, vide la partecipazione di esperti riconosciuti di tutto il mondo e forn una piattaforma sulla quale per la prima volta la teoria dellevoluzione fu messa in questione e confutata scientificamente in Turchia. Persone di ogni classe della societ turca parteciparono alla conferenza, che attir molta attenzione. Quelli che non riuscirono a trovare posto nella sala seguirono la conferenza dal vivo dal sistema televisivo a circuito chiuso allesterno.
La conferenza vide la partecipazione di famosi oratori turchi ed esteri. Dopo i discorsi dei membri della BAV, che esposero gli ulteriori motivi ideologici che sottendono alla teoria dell'evoluzione, fu presentato un documentario video preparato dalla stessa BAV.
Duane Gish e Kenneth Cumming, due scienziati di fama mondiale dell'Institute for Creation Research (ICR) degli Stati Uniti, sono autorit nel campo della biochimica e della paleontologia. Essi dimostrarono con prove sostanziali che la teoria dellevoluzione non ha alcuna validit. Durante la conferenza, uno dei pi stimati scienziati turchi di oggi, Cevat Babuna, illustr i miracoli di ciascuna fase della creazione di un essere umano con una serie di diapositive che minarono alla radice l'ipotesi della coincidenza dell'evoluzione.

_________________
MUHAMMAD LUCA VELUDO
Top
Profilo Invia messaggio privato
girardo
Affezionatissimo
Affezionatissimo


Registrato: 11/05/09 08:20
Messaggi: 96

MessaggioInviato: Mer Mag 20, 2009 7:50 am    Oggetto: Levoluzione Rispondi citando

Non un inganno, una teoria scientifica delle meglio dimostrate :D

E te lo dico io che ci lavoro in laboratorio e la uso tutti i giorni per migliorare delle proteine!
Il problema che una teoria scientifica non delle pi semplici, e uno degli errori pi comuni, come si evince dal testo che hai postato, che la gente spesso non capisce come funziona levoluzione.
Semplicemente fatta da due momenti: il primo la mutazione casuale, il secondo la selezione della mutazione se essa comporta qualche vantaggio, ma la gente dimenticando il secondo step (selezione) poi non comprende levoluzione perch crede che dalla sera alla mattina appaia una specie nuova...
Top
Profilo Invia messaggio privato
Dolceritmo
Matricola
Matricola


Registrato: 06/07/09 09:56
Messaggi: 18
Residenza: Vicenza

MessaggioInviato: Mer Ago 05, 2009 10:58 pm    Oggetto: Rispondi citando

L'evoluzione prevista.. perch detestarla fa parte del lato oscuro, sufficente metterla nel posto che le compete, nella scala dei nostri valori prioritari, utili per nostra vita eterna.
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 5:03 pm    Oggetto: Re: L'EVOLUZIONE E' UN INGANNO Rispondi citando

L'autore
Con lo pseudonimo di Harun Yahya lautore ha pubblicato diverse opere aventi per
tema la politica e la religione. Una parte cospicua del suo impegno letterario tratta della
visione materialista della vita e dellimpatto di tale mentalitˆ sulla storia e sulla politica
mondiali.
Lo pseudonimo costituito dai due nomi Harun (Aronne) e Yahya (Giovanni)
in devota memoria dei due Profeti che a lungo si batterono contro la miscredenza.
Altre sue opere includono: Il Nuovo Ordine Massonico, Massoneria e Capitalismo,
La mano segreta in Bosnia, Dietro le quinte del terrorismo, La carta curda di Israele,
Strategia nazionale per la Turchia, Lostilitˆ di Darwin nei confronti dei Turchi, Nazioni
rovinate, Per uomini dotati di intelletto, Il miracolo nella cellula, Il miracolo nellocchio, Il
miracolo nel ragno, Il miracolo nel moscerino, Il miracolo nella formica, Il miracolo del
sistema immunitario, Attraverso la ragione si scopre Allah, Atemporalitˆ e realtˆ del
destino, La veritˆ della vita in questo mondo.
Fra i suoi opuscoli: Il crollo della teoria evoluzionista: la realtˆ della creazione, Il
crollo del materialismo, La fine del materialismo, Gli errori degli evoluzionisti I, Gli errori
degli evoluzionisti II, Gli errori scientifici nei testi per le scuole pubbliche, Il crollo
microbiologico dellevoluzione, La realtˆ della creazione, Il mistero dellatomo, Il crollo
dellevoluzione in venti domande, Il pi grande inganno nella storia della scienza: il
darwinismo.
Altre opere dello stesso autore riguardanti il Corano: Hai mai pensato alla veritˆ?,
Devoto di Allah, Abbandonare la societˆ dellignoranza, Il Paradiso, Valori morali nel
Corano, Conoscenza del Corano, Indice del Corano, Emigrare per la causa di Allah, Gli
ipocriti nel Corano, I segreti dellipocrita, Gli epiteti di Allah, Comunicazione del
Messaggio e discussione nel Corano, Concetti basilari nel Corano, Risposte dal Corano,
Morte resurrezione e Inferno, Limpegno dei Profeti, Il nemico dichiarato delluomo:
Satana, Lidolatria, Larroganza di Satana, La preghiera nel Corano, La coscienza nel
Corano, Il giorno della Resurrezione, Non dimenticare mai, Insegnamenti del Corano
trascurati, La religione degli ignoranti.
Il sigillo del Profeta Muhammad che viene riportato su tutti I libri di Harun Yahya,
assume un significato simbolico relativamente ai loro contenuti. Questo sigillo ci ricorda
il Corano, lultima delle Scritture rivelate da Allah e ultima parola da Lui proveniente e il
Profeta Muhammad ultimo dei profeti. Guidato dal Corano e dalla Tradizione profetica,
lautore persegue lobiettivo di confutazione delle dottrine e delle ideologie della
miscredenza in maniera di avere lultima parola e far tacere le obiezioni portate contro
la religione. Il sigillo del Profeta che raggiunse la saggezza pi elevata e la perfezione
morale utilizzato come segno della sua intenzione di affermare questa Ultima Parola.
Linganno
dellevoluzione
di HARUN YAHYA
Tradotto dallinglese da Ali Stefano Azzali
Ed. Al Hikma
Il fallimento
scientifico
del darvinismo
e del suo bagaglio
ideologico
Prima edizione italiana
Aprile 2001 / Muharrom 1422
Edizioni "Al Hikma"
C.P. 653, 18100 Imperia
Tel. 0183.767601, Fax 0183.764735
Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.


e-mail: al

Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.


Titolo originale:
"The Evolution Deceit"
OKUR Publishing, 1999
Gumussuyu Cad. Litros Yolu 1. Matbaaclar Sitesi
Topkap-Istanbul / TURKEY
Kelebek Matbaaclk
Gumussuyu Cad. 1. Matb. Sitesi No: 1-2
Topkap stanbul /TURKEY
(+90 212) 612 43 59

Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.


Linganno
dellevoluzione
HARUN YAHYA
EDIZIONI AL HIKMA
1422/2001
Traduzione dallinglese di
Ali Stefano Azzali
L'idea dell'Evoluzione, cio che tutto si sia originato spontaneamente per
graduali trasformazioni a partire dal nulla, opprime da un secolo e mezzo la
nostra cultura, nonostante sia stata ripetutamento e estesamente confutata
come nessun'altra teoria al mondo. Essa non si limitata a sentenziare sul piano
strettamente biologico e ha esteso la sua logica anche alla storia della civiltˆ. Ha scritto
Giorgio De Santilliana ("il Mulino di Amleto", Adelphi 1983, p.100): "Forse gli storici
dei secoli a venire ci dichiareranno tutti pazzi per non aver scoperto subito e confutato
con la necessaria energia questa incredibile cantonata," L'evoluzionismo darwiniano
s’ d“mostrato non solo scientificamente insostenibile, ma anche moralmente
deleterio, avendo adottato come principio fondante della realtˆ vivente e della civiltˆ
la competizione tra gli esseri e la sopraffazione del pi debole ad opera dei pi forte.
La teoria dell'evoluzione ha questa inaudita pretesa: di spiegare la genesi delle
forme attraverso una serie di processi che tutti portano alla degradaz“one. il primo
quello dei Caso, che notoriamente presiede al disordine e alla perdita della forma. La
Mutazione semplicemente- l'errore nella riproduzione, e solo un folle pu˜ pensare
che l'accumulo degli errori possa dar origine a qualcosa d“ complesso e di sensato. La
Selezione N aturale una forza eliminativa, che riduce la varietˆ e appiattisce la
biodiversitˆ. La Sessualitˆ agisce confondendo quello che distinto, rimescolando le
cose che cercano di isolarsi. La cosiddetta Teoria S’ntetica dell'Fvoluzione, che ha
unito tutti questi principi in un corpo dottrinale, non che la teoria della "edificazione
attraverso la degradazione". Purtroppo questi princ“pi sono gli stessi che governano
le societˆ industrializzate e le stanno conducendo alla dissoluzione. Esse affidano il
futuro alla cecitˆ del caso, accettano come giusto tutto quello che nuovo e ha
successo, adottano la competizione e l'appiattimento come motori della societˆ,
privilegiano la confusione e la prorniscuitˆ.
Si pu˜ dire senza tema di sbagliare che tutte le attese verificabili della teoria
dell'evoluzione sono andate deluse. La comparsa dei grandi gruppi sistematici - i tipi,
gli ordini, le famiglie - non avvenuta per gradi ma per improvvise esplosioni. Gli
"anelli ’ntermedi", che la teoria postulava in gran numero, hanno sempre deluso i
paleontologi. Le mutazioni-selezioni, praticate intensivamente dagli allevatori e dai
genetisti, non hanno mai dato origine a una nuova specie. E nessuno ha visto
INTRODUZIONE di
Giuseppe Sermonti
"l'evoluzione sotto i nostri occhi". Le grandi differenze tra gli -stadi (il bruco e la
farfalla), le caste (operaie e soldat“) e tra gli organi (occhi e cuore) di un individuo
non sono nei geni. Il numero d“ geni nell'uomo (circa trentamila) appena il doppio
di quello dei geni di un moscerino. Sulla base delle teorie molecolari della vita oggi
non sappiamo dire perchŽ una mosca una mosca e un cavallo un cavallo. La paura
di accettare l'esistenza di qualche principio d'ordine o di coerenza nella Natura
vivente ci ha condotto ad una condizione di totale ignoranza di tutti i fenomeni pi
“nteressanti che ci circondano e alla sola conoscenza specialistica di cose che
interessano solo quelli che vi lavorano nel laboratori o sui computer.
Non si pensi che la grande disillusione dell'evoluzionismo abbia prodotto un
ravvedimento tra gli specialisti della biologia molecolare. La loro tesi, che tutto ci˜
che avvenuto nella storia della vita sia stato semplicemente un gioco meccanico,
qualcosa che l'uomo avrebbe potuto realizzare con le sue tecnologie, ha trovato un
nuovo argomento nelle manipolazioni genetiche. Il bambino in provetta, le
alterazioni germinali, gli esseri transgenici, la clonazione, la decifrazione del genorna
umano, la terapia genica e tutte le diavolerie faustiane che l'uomo ha sviluppato
negli ultimi anni hanno dato a qualcuno l'illusoria convinzione che la "creazione" del
vivente e il cambiamento delle forme fosse ormai a nostra portata. E allora se la vita
si potesse fare e alterare in provetta, con gli strumenti dei chimico, l'immane e
ridondante processo che in miliardi di anni, attraverso innumerevoli tentativi e
fallimenti, avrebbe costruito la biosfera, non c'interesserebbe pi. La prova che non
c' bisogno della Trascendenza e che l'uomo ha superato il suo Creatore sarebbe
raggiungibile in poco spazio e in poco tempo. "Evolution is dead" il titolo di
copertina di un recente numero della rivista scientifica inglese New Scientist..
L'Orologiaio Cieco di Dawkins stato messo da parte dai nuovi ingegneri genetici,
che ormai sanno, o meglio pretendono di saper elaborare in laboratorio i loro Geni
Egoisti.
L'inganno dell'Evoluzione oggi superato da un inganno ancora pi insidioso,
quello della Ingegneria Genetica. Con questa l'uomo pretende non solo di conoscere
i meccanismi della Creazione, ma di poterla sostituire con una tecnologia precisa,
accessibile, rapida e brevettabile. Questa pretesa prepara il mondo ad una decadenza
morale ancora pi profonda, a una definitiva abdicazione, e lo offre al dispotismo di
nuovi Dmiiurghi, incapaci di costruire alcunchŽ e solo maestri nei trucchi degli
illusionisti. Essi non sono che ombre nel fondo della caverna di Platone, che
s'industriano a costruire le luci e le forme del mondo dalla loro piatta oscuritˆ.
11
14
22
33
42
49
54
68
71
76
9
PerchŽ la teoria dellevoluzione?
Per liberarsi dal pregiudizio
Una breve storia della teoria
I meccanismi immaginari
dellevoluzione
I reperti fossili confutano
levoluzione
La favola della transizione
dallacqua alla terra
Lorigine degli uccelli e dei
mammiferi
Ingannevoli interpretazioni
dei fossili
Falsificazioni dellevoluzione
Lo scenario dellevoluzione umana
PRIMA PARTE
INTRODUZIONE
CAPITOLO I
CAPITOLO II
CAPITOLO III
CAPITOLO IV
CAPITOLO V
CAPITOLO VI
CAPITOLO VII
CAPITOLO VIII
CAPITOLO IX
La confutazione del
darvinismo
CONTENUTI
105
143
151
159
173
182
187
191
211
213
252
265
Levoluzione di fronte al vicolo
cieco della molecola
La termodinamica confuta
levoluzione
Progetto e coincidenza
Le affermazioni degli evoluzionisti
e la realtˆ
La teoria dellevoluzione: una
predisposizione al materialismo
I mezzi di comunicazione:
terreno fertile per levoluzione
Conclusione: levoluzione
uninganno
La realtˆ della Creazione
La vera essenza della materia
Relativitˆ del tempo e realtˆ
del fato
CAPITOLO X
CAPITOLO XI
CAPITOLO XII
CAPITOLO XIII
CAPITOLO XIV
CAPITOLO XV
CAPITOLO XVI
CAPITOLO XVII
CAPITOLO XVIII
CAPITOLO XIX
NOTE
La confutazione del
materialismo
SECONDA PARTE
PRIMA PARTE
LA CONFUTAZIONE
DEL
DARVINISMO
PerchŽ la teoria
dell'evoluzione?
Karl Marx ha affermato che la
teoria di Darwin ha fornito una
base solida al materialismo e di
conseguenza al comunismo. Egli
ha espresso la sua simpatia per
Darwin dedicandogli Das
Kapital, la sua opera principale.
Nell'edizione tedesca del libro,
ha scritto: "Da un devoto
ammiratore a Charles Darwin".
Ipi, qualora si parli di "teoria dell'evoluzione" o "darvinismo",
pensano che tali concetti riguardino soltanto il campo della biologia e
che non abbiano alcuna rilevanza nell'ambito della loro vita
quotidiana. Questa un'idea sbagliata, in quanto, ben lungi dall'essere
una semplice nozione biologica, la teoria dell'evoluzione costituisce la
base di una filosofia disonesta che ha soggiogato un gran numero di
persone.
Tale filosofia il "materialismo", il quale riunisce in sŽ una congerie
di false teorie al fine di spiegare le cause e le modalitˆ della nostra
esistenza. Il materialismo sostiene che non vi nulla se non la materia e
che essa l'essenza di tutto, sia essa organica che inorganica. Muovendo
da tali premesse, nega l'esistenza di un divino Creatore, cio, Allah.
Riducendo tutto ad un simile livello, questa idea trasforma l'uomo in una
creatura interessata soltanto alla materia, volgendo le spalle, di
conseguenza, a qualsiasi genere di valore morale. Ci˜ rappresenta il
principio dei grandi disastri destinati ad abbattersi sulla vita dell'uomo.
I danni del materialismo non sono limitati soltanto agli individui, in
quanto esso mira anche ad abolire i valori di base sui quali poggiano lo
INTRODUZIONE
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Stato e la societˆ, generando quindi una collettivitˆ insensibile e
senz'anima, interessata unicamente alla materia. PoichŽ i membri di una
simile societˆ sono destinati a restare privi di qualsivoglia nozione
idealistica, quale il patriottismo, l'amore per il proprio popolo, la
giustizia, la lealtˆ, l'onestˆ, il sacrificio, l'onore, oltre che dei beni morali,
l'ordine sociale costituito da siffatti individui condannato a dissolversi
in un breve lasso di tempo. Per queste ragioni, il materialismo
rappresenta una delle pi terribili minacce ai valori fondamentali
dell'ordine politico e sociale di una nazione.
Un altro grande male del materialismo rappresentato dai supporti
forniti a ideologie anarchiche e disgreganti che prendono di mira la
perpetuitˆ dello stato e del popolo. Il comunismo, la pi importante di
esse, il naturale esito politico della filosofia materialista. Nel tentativo di
abolire nozioni sacre quali lo stato e la famiglia, costituisce l'ideologia
fondamentale di ogni forma di azione separatista diretta contro la
struttura unitaria dello stato.
La teoria evoluzionista costituisce il cosiddetto fondamento
scientifico del materialismo, da cui l'ideologia comunista dipende.
Prendendo l'evoluzionismo a punto di riferimento, il comunismo tenta di
trovare una giustificazione e di presentare la sua ideologia come valida e
corretta. Questa la ragione per cui il fondatore del comunismo, Karl
Marx, ha scritto, in riferimento al libro di Darwin 'L'origine della specie',
nel quale si gettano le basi della teoria evoluzionista, che: "questo il libro
che contiene il fondamento, nell'ambito della storia naturale, necessario
alla nostra visione".1
In realtˆ, ogni tipo di nozione materialista, il cui primato spetta alle
idee di Marx, definitivamente fallita, poichŽ la teoria evoluzionista, che
in effetti un dogma del XIX secolo sul quale poggia il materialismo,
stata completamente invalidata dalle scoperte della scienza moderna. La
scienza ha confutato e continua a confutarere l'ipotesi materialista che
nega l'esistenza di alcunchŽ oltre alla materia, dimostrando che tutti gli
esseri sono i prodotti della creazione da parte di un essere superiore.
Il proposito di questo libro di divulgare quei fatti scientifici che
12
confutano la teoria dell'evoluzione in ogni ambito, informando la gente
del nascosto, implicito e vero proposito di questa cosiddetta "scienza", che
in realtˆ una frode.
necessario mettere in rilievo che gli evoluzionisti non hanno
risposte da contrapporre a questo libro, nŽ tenteranno di controbattervi,
in quanto ben coscienti che ci˜ servirebbe unicamente a comprendere
meglio che l'evoluzionismo semplicemente una menzogna.
PerchŽ la teoria dell'evoluzione? 13
Per liberarsi dal
pregiudizio
1
Per lo pi, qualsiasi affermazione proveniente dagli scienziati viene
accettata come rigorosamente esatta. Non si pensa che essi possano
avere svariati pregiudizi di natura filosofica o ideologica. La realtˆ
che gli scienziati evoluzionisti impongono i loro preconcetti e i loro
punti di vista filosofici al pubblico sotto la maschera della scienza. Per
esempio, sebbene sappiano che gli eventi accidentali non causino altro
che irregolaritˆ e confusione, persistono, tuttavia, nell'affermare che il
meraviglioso ordine, piano e progetto, visibile nell'universo e negli
organismi viventi, abbia avuto inizio per caso.
Un simile biologo capirˆ facilmente che vi un'incomprensibile
armonia in una molecola proteica, la pietra da costruzione della vita, nŽ
possibile che ci˜ sia accaduto per caso. Asserirˆ, tuttavia, che questa
proteina giunta all'esistenza miliardi di anni orsono in seguito a
primitivi processi accidentali. E non si fermerˆ qui; affermerˆ inoltre,
senza ombra di dubbio, che milioni di proteine si siano formate
fortuitamente e che si siano riunite per creare la prima cellula vivente. Per
di pi, egli difenderˆ la sua idea con cieca caparbietˆ. Questo uno
scienziato evoluzionista.
Se lo stesso studioso, procedendo lungo una strada pianeggiante,
dovesse imbattersi in tre mattoni posti l'uno sull'altro, non penserebbe
mai che questi si fossero incontrati e quindi aggregati in tal guisa
accidentalmente. Infatti, chiunque affermasse questo, sarebbe ritenuto
pazzo.
Com' quindi possibile che uomini in grado di valutare
razionalmente eventi ordinari possano adottare punti di vista talmente
CAPITOLO
irrazionali qualora si trovino a dover pensare alla loro esistenza?
Non possibile sostenere che un simile atteggiamento sia stato
assunto in nome della scienza: essa richiede che vengano prese in
considerazione entrambe le alternative, nel caso in cui, in riferimento a
una data circostanza, siano in pari grado possibili. Qualora la probabilitˆ
di una delle due risulti molto inferiore, per esempio corrisponda soltanto
al 1 per cento, allora la cosa razionale e scientifica da fare sarˆ di prendere
in considerazione come valida l'altra alternativa, equivalente al 99 per
cento.
Procediamo, quindi, tenendo a mente questa base scientifica. Vi sono
due punti di vista che possono essere sostenuti in relazione al modo in cui
gli esseri viventi sono pervenuti all'esistenza sulla terra. La prima che
tutti gli esseri viventi siano stati creati da Allah nella loro presente
struttura complessa. La seconda che la vita sia stata formata da una serie
di coincidenze inconsapevoli e casuali, secondo quanto propugnato dalla
teoria evoluzionista.
Nel considerare i dati scientifici, ad esempio quelli della biologia
molecolare, si pu˜ osservare che non vi alcuna possibilitˆ che una
singola cellula vivente o anche una dei milioni di proteine presenti in
questa cellula possa essere giunta all'esistenza per caso, secondo
l'opinione degli evoluzionisti. Come si vedrˆ nei capitoli successivi, anche
i calcoli delle probabilitˆ apportano ulteriori conferme, a tal punto che la
dottrina evoluzionista sulla comparsa degli esseri viventi ha zero
possibilitˆ di essere vera.
Ci˜ significa che il primo punto di vista gode del "cento per cento" di
probabilitˆ di essere vero. Ossia, la vita pervenuta all'essere
consapevolmente. Ponendo la questione in termini diversi, stata
"creata". Tutti gli esseri viventi sono giunti all'esistenza grazie al progetto
di un Creatore, eminente per superiore potenza, sapienza e conoscenza.
Questa realtˆ non un semplice motivo di convinzione, la normale
conclusione alla quale conducono il senno, la logica e la scienza.
In tali circostanze, il nostro scienziato "evoluzionista" dovrebbe
prendere le distanze dalle sue affermazioni e aderire ad un fatto che, oltre
Per liberarsi dal pregiudizio 15
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
ad essere ovvio, anche provato. In caso contrario, egli dimostrerebbe di
sacrificare la scienza in nome della sua filosofia, ideologia e dogma,
piuttosto che essere un vero scienziato.
La rabbia, la caparbietˆ e i pregiudizi del nostro "scienziato" si
accresceranno progressivamente ogniqualvolta si troverˆ costretto a
confrontarsi con la realtˆ. Il suo atteggiamento pu˜ essere chiarito con una
sola parola: "fede". Si tratta infatti di una cieca fede superstiziosa, dal
momento che non vi pu˜ essere alcun'altra spiegazione di fronte al
disprezzo per tutti i fatti e in presenza di una eterna devozione all'assurdo
scenario che egli ha costruito nella sua mente.
Cieco materialismo
La fede di cui stiamo parlando la filosofia materialista, la quale
afferma che la materia sempre esistita e che non vi altro oltre ad essa.
La teoria evoluzionista rappresenta il cosiddetto "fondamento scientifico"
di questa filosofia ed quindi difesa ciecamente al fine di sostenerne la
veridicitˆ. Nel momento in cui la scienza dimostra l'infondatezza delle
affermazioni dell'evoluzionismo e questo il punto che stato raggiunto
ora, alla fine del XX secolosi cerca allora di distorcerla e di renderla tale
da corroborare la teoria dell'evoluzione, al fine di mantenere in vita il
materialismo.
Una breve citazione da uno dei pi noti biologi evoluzionisti turchi
un buon esempio che permette di constatare il disordinato criterio e
giudizio a cui conduce questa cieca devozione. Questo scienziato discute
la probabilitˆ della formazione casuale del citocroma-C, che uno degli
enzimi pi indispensabili alla vita:
La probabilitˆ della formazione di una sequenza di citocroma-C probabilmente
pari a zero. Ovverosia, se la vita richiede una certa sequenza, si potrebbe dire
che questa ha la probabilitˆ di realizzarsi verosimilmente una sola volta
nell'intero universo. Diversamente, alcuni poteri metafisici al di lˆ della
nostra definizione sarebbero dovuti intervenire nella sua formazione. Accettare
quest'ultima proposizione non tuttavia appropriato agli scopi della scienza.
16
Noi dobbiamo, dunque, esaminare la prima ipotesi.2
Questo scienziato reputa "pi scientifico" accettare una possibilitˆ
"probabilmente pari a zero" piuttosto che la creazione. Comunque,
secondo i metodi della scienza, se esistono due spiegazioni alternative
riguardo ad un evento e se una di esse ha una possibilitˆ di realizzazione
"probabilmente pari a zero", allora l'altra deve essere considerata quella
corretta. Tuttavia, l'approccio dogmatico materialistico proibisce di
ammettere l'esistenza di un Creatore superiore. Tale proibizione
conduce quindi questo scienziato e molti altri che credono nello stesso
dogma materialistico ad accettare asserzioni che ripugnano
completamente alla ragione.
Coloro che credono e hanno fiducia in questi scienziati vengono a
loro volta asserviti e accecati dal medesimo sortilegio, adottando
necessariamente la stessa psicologia indifferente che si ricava dalla
lettura dei loro libri ed articoli.
Tale dogmatico punto di vista materialistico la ragione per cui
molti nomi eminenti della comunitˆ scientifica si dichiarano atei. Coloro
che si emancipano dalla schiavit di questa magia e pensano con mente
aperta, non esitano ad accettare l'esistenza di un Creatore. Il biochimico
americano Michael J. Behe, uno tra i pi illustri sostenitori della teoria del
"progetto intelligente", che di recente divenuta ampiamente accettata,
descrive cos“ quegli scienziati che si oppongono alla credenza nel
"progetto" o "creazione" di organismi viventi:
Negli ultimi quattro decenni la moderna biochimica ha scoperto i segreti della
cellula. Ci˜ ha richiesto il sacrificio, da parte di decine di migliaia di persone,
della parte migliore della loro vita al tedioso lavoro di laboratorio... Il risultato
di questi sforzi cumulativi per investigare la cellula per studiare la vita allo
stato molecolare un forte, chiaro e acuto grido: "progetto!". L'esito a tal
punto privo di ambiguitˆ e significativo da dover essere classificato come una
delle pi grandi conquiste nella storia della scienza... Tuttavia un curioso,
silenzio pieno d'imbarazzo circonda l'assoluta complessitˆ della cellula. Per
quale motivo la comunitˆ scientifica non abbraccia avidamente la sua
sorprendente scoperta? PerchŽ l'osservazione del progetto viene maneggiata con
Per liberarsi dal pregiudizio 17
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
guanti intellettuali? Il dilemma che
mentre una parte dell'elefante viene
classificata come progetto intelligente,
l'altra deve essere chiamata Dio.3
Questa la posizione degli scienziati
evoluzionisti atei quale si pu˜ incontrare sui
giornali, alla televisione e nei libri. Tutta la
ricerca scientifica condotta da queste
persone gli ha dimostrato l'esistenza di un
Creatore. Tuttavia sono divenuti a tal punto
indifferenti e ciechi, a causa dell'educazione
dogmatica materialista di cui sono imbevuti,
da persistere caparbiamente nel loro rifiuto.
Gli uomini che trascurano irremovibilmente i chiari segni e le prove
del Creatore diventano totalmente insensibili. Imprigionati in un'ignara
confidenza in sŽ stessi, dovuta alla loro indifferenza, essi possono anche
ridursi a sostenere che un'assurditˆ sia una virt. Un esempio
particolarmente calzante rappresentato dal celebre evoluzionista
Richard Dawkins, il quale ha ammonito i Cristiani di non credere di aver
assistito ad un miracolo qualora abbiano visto la statua della Vergine
Maria fargli dei segni. Scrive Dawkins: "Se, per una mera coincidenza,
tutte le molecole si muovessero in una stessa direzione nello stesso
momento, la mano potrebbe muoversi. Se poi si invertissero di nuovo, in
uno stesso istante, la direzione del movimento della mano potrebbe
muoversi all'indietro, verso la posizione originaria. In questo modo una
statua di marmo potrebbe fare un cenno verso di noi. Potrebbe accadere".4
La psicologia dei miscredenti sempre esistita nel corso della storia.
Nel Corano essa descritta in questi termini:
Quand'anche facessimo scendere gli angeli su di loro, e i morti
parlassero e radunassimo tutte le cose di fronte a loro, crederebbero
solo se Allah vuole. Ma la maggior parte di loro ignora!. (Surat al-
Anaam, 111)
18
Michael Behe: "Un silenzio
pieno d'imbarazzo circonda
l'assoluta complessitˆ della
cellula".
Come questi versetti rendono evidente,
il pensiero dogmatico degli evoluzionisti
non originale, nŽ peculiare soltanto di
essi. Ci˜ che tali scienziati propugnano,
infatti, non un pensiero scientifico
moderno, ma una forma di ignoranza che si
protrae fino dalle pi incivilizzate comunitˆ
pagane.
La stessa psicologia descritta in un
altro versetto del Corano:
Se anche aprissimo loro una porta del
cielo perchŽ possano ascendervi,
direbbero: "I nostri occhi sono ipnotizzati o ci hanno lanciato un
sortilegio!". (Surat Al-Hijr, 14-15)
Indottrinamento di massa evoluzionista
Come si evince dai versetti sopracitati, una delle ragioni per cui la
gente non pu˜ scorgere la realtˆ della loro esistenza una specie di
"sortilegio" che gli impedisce di ragionare. lo stesso tipo di "sortilegio"
che si nasconde dietro alla universale accettazione della teoria
evoluzionista. Ci˜ che intendiamo come sortilegio un condizionamento
indotto tramite l'indottrinamento. La gente sottoposta a un tale
indottrinamento riguardo alla correttezza della teoria evoluzionista da
non comprendere spesso la distorsione esistente.
Questo indottrinamento provoca sul cervello un effetto negativo, che
inabilita la facoltˆ di giudizio. Il cervello, sottoposto a tale pressione,
comincia, infine, a percepire la realtˆ non come essa effettivamente, ma
secondo le direttive impartitegli. Tale fenomeno pu˜ essere osservato in
diverse situazioni. Ad esempio, se qualcuno, nel corso di una seduta
d'ipnosi, viene istruito che il letto sul quale sta giacendo un'automobile,
in seguito egli percepirˆ il letto come un'automobile. Penserˆ, di
conseguenza, che tutto ci˜ sia molto logico e razionale, in quanto egli lo
Per liberarsi dal pregiudizio 19
Richard Dawkins impegnato
nella propaganda evoluzionista.
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
vedrˆ realmente e non vi sarˆ dubbio sulla sua buona fede. Esempi simili,
che mostrano l'efficienza e il potere dei meccanismi di indottrinamento,
sono realtˆ scientifiche verificate da innumerevoli esperimenti riportati
nella letteratura scientifica che costituiscono il cibo quotidiano dei
manuali di psicologia e psichiatria.
La teoria evoluzionista e la visione materialistica del mondo, che su
di essa si fonda, sono imposte alle masse grazie a tali metodi di
indottrinamento. La gente, che di continuo vi si imbatte nei mezzi di
comunicazione, nelle fonti accademiche e nelle piattaforme "scientifiche",
non riesce a comprendere che accettare questa teoria significa in effetti
contraddire i pi basilari principi di ragione. Lo stesso tipo di
indottrinamento coinvolge anche gli scienziati. Giovani studiosi in ascesa
nelle loro carriere scientifiche, col passare del tempo, adottano, con
sempre maggior frequenza, la visione del mondo materialista. Incantati
da questo sortilegio, numerosi scienziati evoluzionisti proseguono nella
loro ricerca al fine di trovare la conferma scientifica alle irrazionali e
datate asserzioni del XIX secolo, ormai da lungo tempo confutate.
Vi sono inoltre dei meccanismi addizionali che costringono gli
scienziati ad essere evoluzionisti e materialisti. Nei paesi occidentali,
uno scienziato deve rispettare alcune norme per poter fare carriera, per
ottenere dei riconoscimenti accademici o per riuscire a vedere pubblicati i
suoi articoli su riviste scientifiche. La totale accettazione
dell'evoluzionismo il criterio principale. Questo sistema conduce questi
studiosi a spendere la loro vita intera e la loro carriera scientifica per
amore di un credo dogmatico.
Questa la realtˆ che continua a nascondersi dietro all'asserzione:
"L'evoluzionismo ancora accettato dal mondo della scienza".
L'evoluzionismo mantenuto in vita non per il suo valore scientifico, ma
in quanto un dovere ideologico. Pochissimi scienziati, consapevoli di
questo fatto, possono correre il rischio di dichiarare che il re nudo.
Nel prosieguo di questo libro passeremo in rassegna le scoperte della
scienza moderna che hanno portato al crollo della fede evoluzionista e
all'esposizione delle chiare prove dell'esistenza di Allah. Il lettore
20
testimonierˆ che la teoria evoluzionista effettivamente un inganno, che,
sebbene sia ognora smentito dalla scienza, viene perpetrato al fine di
occultare la realtˆ della creazione. nostra speranza che il lettore,
riflettendo sul contenuto di questo libro, sappia spezzare l'incantesimo
che ottenebra le menti degli uomini inficiandone la capacitˆ di giudizio.
Se egli saprˆ liberarsi da questo incantamento riuscendo a pensare in
modo chiaro, indipendente e senza pregiudizio, allora scoprirˆ presto la
veritˆ adamantina. Questa inevitabile veritˆ, dimostrata dalla scienza in
tutti i suoi aspetti, che gli organismi viventi sono pervenuti all'esistenza
non per un processo casuale, ma in seguito a creazione. L'uomo pu˜
agevolmente constatare tale realtˆ considerando le modalitˆ della sua
stessa esistenza, come egli sia giunto all'essere da una goccia d'acqua, o la
perfezione di ogni essere vivente.
Per liberarsi dal pregiudizio 21
Una breve storia
della teoria
2
Le radici del pensiero evoluzionista, nella forma di credo dogmatico
volto a negare la creazione, risalgono all'antichitˆ. La maggior
parte dei filosofi pagani della Grecia antica difese l'idea
dell'evoluzione. La storia della filosofia dimostra che tale idea costituisce
l'essenza del pensiero di molti filosofi pagani.
Non fu, tuttavia, l'antica filosofia pagana, ma la fede in Allah a
giocare un ruolo determinante nella nascita e nello sviluppo della scienza
moderna. La maggior parte dei precursori furono persone che credevano
nell'esistenza di Allah, i quali si avvalsero dello studio della scienza per
scoprire l'universo da Lui creato, per comprendere le Sue leggi e i
particolari della Sua creazione. Astronomi quali Leonardo da Vinci,
Copernico, Keplero e Galileo; il padre della paleontologia, Cuvier; il
pioniere della botanica e della zoologia, Linneo; Isaac Newton, di cui si
parla come del "pi grande scienziato mai esistito", si dedicarono allo
studio della scienza non solo credendo in Allah, ma sapendo anche che
l'intero universo pervenne all'essere come risultato della Sua creazione.
Albert Einstein, considerato il pi grande genio della nostra epoca, fu un
altro scienziato devoto che credette in Allah, come testimoniano le sue
parole: "Non posso concepire un vero scienziato senza quella fede
profonda. Tale condizione pu˜ essere espressa con una immagine: la
scienza senza la religione zoppa".6
Uno dei fondatori della fisica moderna, il fisico tedesco Max Planck
ha detto che chiunque si dedichi alla scienza seriamente deve leggere la
frase che campeggia sul suo tempio: "Abbi la fede". La fede un attributo
essenziale di uno scienziato.7
CAPITOLO
La teoria dell'evoluzione il risultato della filosofia materialistica
riapparsa con il risveglio dell'antico pensiero materialista e diffusasi nel
corso del XIX secolo. Come abbiamo indicato in precedenza, questa
dottrina tenta di spiegare la natura per mezzo di fattori puramente
materiali. Dal momento che nega la creazione fin dal principio, essa
asserisce che ogni cosa, animata o inanimata, sia apparsa senza un atto di
creazione, ma piuttosto come l'esito di una coincidenza che ha assunto
quindi un carattere di ordine. La mente umana tuttavia disposta in
modo tale da comprendere l'esistenza di una volontˆ organizzatrice
ovunque scorga un ordine. La filosofia materialistica, che rappresenta
esattamente il contrario di questa fondamentale facoltˆ della mente
umana, ha prodotto la "teoria dell'evoluzione" alla metˆ del XIX secolo.
L'immaginazione di Darwin
Colui che ha proposto la teoria evoluzionista nella forma oggi difesa
fu un naturalista dilettante inglese, Charles Robert Darwin.
Darwin non ricevette mai una formale educazione in biologia. Egli
ebbe soltanto un interesse amatoriale nell'ambito della natura e degli
esseri viventi. Tale interesse lo spron˜ a unirsi volontariamente ad una
spedizione a bordo della nave H.S.M. Beagle, salpata dall'Inghilterra nel
1832, che per cinque anni visit˜ diverse regioni del mondo. Il giovane
Darwin rimase fortemente impressionato dalla varietˆ delle specie
viventi, in special modo da certi uccelli che vide nelle isole Galapagos.
Egli pens˜ che le variazioni presenti nei loro becchi fossero state causate
dal loro adattamento all'habitat in cui risiedevano. Con questa idea in
mente, egli ipotizz˜ che l'origine della vita e delle specie si trovasse nel
concetto di "adattamento all'ambiente". Secondo lo studioso inglese, le
differenti specie viventi non erano state create separatamente da Allah,
ma derivavano piuttosto da un comune antenato dal quale si erano
differenziate in seguito alle differenti condizioni naturali.
L'ipotesi di Darwin non fu fondata su alcuna scoperta scientifica o
esperimento; col tempo, tuttavia, egli la trasform˜ in una teoria
Una breve storia della teoria 23
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
pretenziosa, grazie all'appoggio e all'incoraggiamento ricevuto dai famosi
biologi materialisti del suo tempo. L'idea era che gli individui che si
adattavano all'habitat nel modo migliore trasferivano le loro qualitˆ alle
generazioni seguenti; queste qualitˆ vantaggiose, accumulatesi nel
tempo, trasformavano gli individui in specie totalmente differenti dai loro
antenati. (L'origine di tali qualitˆ era sconosciuta in questo periodo.)
Secondo Darwin, l'uomo era l'esito pi avanzato di questo meccanismo.
Darwin chiam˜ questo processo "evoluzione per selezione
naturale". Egli credette di avere scoperto "l'origine della specie": l'origine
di una specie era un'altra specie. Pubblic˜ quindi tali considerazioni nel
suo libro intitolato L'origine della specie per mezzo della selezione naturale nel
1859.
Darwin era ben consapevole che questa sua teoria poneva molti
problemi, come confess˜ nel suo libro al capitolo "Difficoltˆ della teoria".
Tali difficoltˆ consistevano in primo luogo nei resti fossili, negli organi
complessi degli esseri viventi che non potevano essere in alcun modo
spiegati per mezzo della coincidenza (ad esempio gli occhi), e negli istinti
degli esseri viventi. Darwin nutr“ la speranza che questi ostacoli sarebbero
stati superati dalle nuove scoperte; questo tuttavia non lo fren˜ dal
proporre una serie di soluzioni completamente inadeguate. Il fisico
americano Lipson ha scritto a proposito delle "difficoltˆ" di Darwin:
Nel leggere L'origine della specie ho trovato che Darwin fosse molto meno
sicuro di sŽ stesso di quanto si deduce dalle consuete rappresentazioni; il
capitolo intitolato "Difficoltˆ della teoria" ad esempio, rivela dei dubbi
considerevoli. Come fisico sono rimasto particolarmente incuriosito dai suoi
commenti sul modo in cui l'occhio sarebbe apparso.8
Mentre sviluppava la sua teoria, Darwin fu profondamente
influenzato da alcuni biologi evoluzionisti che lo avevano preceduto, in
primo luogo dal francese Lamarck.9 Secondo quest'ultimo, le creature
viventi si passavano i caratteri che avevano acquisito nel corso della loro
vita da una generazione all'altra in modo tale da evolvere. Ad esempio, le
giraffe si erano evolute da animali simili ad antilopi estendendo il loro
24
collo sempre pi in alto di generazione
in gene-razione, nel tentativo di
raggiungere i rami di cui si cibavano
posti ad un'altezza sempre maggiore.
Darwin utilizz˜ cos“ la tesi del
"passaggio dei caratteri acquisiti"
proposto da Lamarck come il fattore
decisivo dell'evoluzione.
Sia Darwin che Lamarck erano
tuttavia in errore, poichŽ, ai loro giorni,
la vita poteva essere studiata solo
valendosi di tecnologie primitive e di
livello inadeguato. Rami della scienza
quali la genetica e la biochimica non
esistevano neppure di nome. Le loro teorie dipesero quindi dal potere
dell'immaginazione.
Mentre risuonava l'eco del libro di Darwin, un botanico austriaco di
nome Gregor Mendel scopriva, nel 1865, le leggi dell'ereditarietˆ.
Rimasta nel silenzio fino alla fine del secolo, soltanto agli inizi del 1900 la
scoperta di Mendel godette di grande importanza. Ci˜ rappresent˜ la
nascita della genetica. Solo pi tardi divenne nota la struttura dei geni e
dei cromosomi. La scoperta, nel 1950, della molecola del DNA, che
incorpora le informazioni genetiche, provoc˜ una grave crisi della teoria
dell'evoluzione. La ragione era l'incredibile complessitˆ della vita che
invalidava i meccanismi evolutivi proposti da Darwin.
Tali sviluppi avrebbero dovuto avere l'effetto di relegare la teoria di
Darwin tra i rifiuti della storia. Ci˜, tuttavia, non avvenne in seguito
all'insistenza di certi circoli per revisionare, rinnovare ed elevare la teoria
ad una piattaforma scientifica. Questi sforzi assumono un senso soltanto
se si comprende che tale teoria nasconde intenzioni ideologiche piuttosto
che interessi scientifici.
Una breve storia della teoria 25
Charles Darwin
Uno dei pi
importanti,
seppur meno
noti, aspetti della
teoria evoluzionista
il razzismo: Darwin
considerava gli
Europei bianchi pi
"avanzati" rispetto
alle altre razze umane. Credendo
che l'uomo si fosse evoluto da
una creatura simile alla scimmia,
egli suppose che alcune razze si
fossero sviluppate pi di altre, le
quali avrebbero presentato
ancora caratteri scimmieschi.
Nel suo libro L'origine dell'uomo,
pubblicato dopo L'origine della
specie, Darwin parla
apertamente "delle enormi
differenze tra uomini di razze
distinte"1. In quest'opera, egli
considera i neri e gli Aborigeni
australiani pari ai gorilla,
concludendo di conseguenza
che essi, con l'andar del tempo,
sarebbero stati "eliminati" dalle
"razze civilizzate". Ha detto:
In un qualche tempo avvenire, non molto
lontano se misurando per secoli, quasi
certo che le razze umane incivilite
stermineranno e si sostituiranno in tutto
il mondo alle razze selvagge. Nello stesso
tempo le scimmie antropomorfe... saranno
senza dubbio sterminate. Allora la lacuna
sarˆ ancora pi larga, perchŽ starˆ fra
l'uomo in uno stato ancor pi civile,
speriamo, che non il caucasico, e qualche
scimmia inferiore, come il babbuino,
invece di quella che esiste ora fra un nero
ed un australiano ed il gorilla. 2
Le idee insensate
di Darwin non
vennero
solo teorizzate, ma
fornirono anche la
principale "base
scientifica" al
r a z z i s m o .
Supponendo che
gli esseri viventi si
fossero evoluti in
seguito alla lotta
per la vita, il
darvinismo fu addirittura adattato alle
scienze sociali, trasformandosi in una
concezione che fu detta "darvinismo
sociale". Questa sostiene che le razze
umane esistenti si trovino su differenti
gradini della "scala evolutiva", della
quale le razze europee sarebbero le pi
"avanzate", mentre le altre
presenterebbero ancora caratteristiche
"scimmiesche".
1. Benjamin Farrington, What Darwin Really
Said, Sphere Books, London 1971, pp. 54-56
2. Charles Darwin, L'origine dell'uomo, trad it.
del prof. Michele Lessona, Torino 1872, p. 147
IL RAZZISMO DI DARWIN
Gli sforzi disperati del neo-darvinismo
La teoria di Darwin entr˜ in una crisi profonda per la scoperta delle
leggi della genetica nel primo quarto del XX secolo. Nondimeno, un
gruppo di scienziati determinati a rimanere leali a Darwin, tentarono di
proporre delle soluzioni. L'incontro, organizzato dalla Societˆ Geologica
d'America, avvenne nel 1941. Genetisti quali G. Ledyard Stebbins e
Thedosius Dobzhansky, zoologi come Ernst Mayr e Julian Huxley,
paleontologi tra cui George Gaylard Simpson e Glenn L. Jepsen, genetisti
matematici quali Ronald Fischer e Sewall Right, dopo una lunga
discussione, si accordarono infine di "rappezzare" il darvinismo.
Questo schema sommario si focalizz˜ sulla questione dell'origine
delle variazioni vantaggiose che, ipoteticamente, avevano causato
l'evoluzione degli organismi viventi un problema che Darwin stesso fu
incapace di risolvere e che tent˜ semplicemente di eludere appoggiandosi
a Lamarck. L'idea era ora quella delle "mutazioni casuali". Essi
chiamarono questa nuova dottrina la "Teoria della moderna evoluzione
sintetica", formulata grazie all'aggiunta del concetto di mutazione alla
tesi della selezione naturale di Darwin. In breve tempo questa teoria
divenne nota con il nome di "neo-darvinismo", mentre coloro che
l'avevano propugnata furono detti "neo-darvinisti".
I decenni successivi videro una serie di disperati tentativi per
dimostrare la validitˆ della nuova teoria. Era giˆ noto che le mutazioni o
"accidenti" che avevano avuto luogo nei geni degli organismi viventi
erano sempre state nocive. I neo-darvinisti tentarono di farne un caso che
giustificasse le "mutazioni vantaggiose" conducendo migliaia di
esperimenti di mutazione. Tutti i loro tentativi si risolsero nondimeno in
completi fallimenti.
Tentarono inoltre di dimostrare che i primi organismi viventi
avrebbero potuto essere stati originati dal caso nelle primitive condizioni
terrestri proposte dalla teoria, ma ne segu“ lo stesso fallimento. Ogni
esperimento che si sforz˜ di provare la generazione della vita da parte del
caso fall“. I calcoli delle probabilitˆ provarono che neppure una singola
Una breve storia della teoria 27
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
proteina avrebbe potuto essere stata generata dal caso. Neppure la cellula
ipoteticamente apparsa per caso durante le primitive e incontrollate
condizioni terrestri elaborate dagli evoluzionisti potrebbe essere
sintetizzata, nemmeno dai pi sofisticati laboratori del XX secolo.
La teoria neo-darvinista risulta inoltre inficiata dai reperti fossili.
Nessuna "forma transizionale", quale venne ipotizzata allo scopo di
dimostrare la graduale evoluzione degli organismi viventi dalle specie
primitive a quelle avanzate, secondo i dettami della teoria neo-darvinista,
mai stata scoperta in qualsiasi parte del mondo. Nel contempo,
l'anatomia comparativa ha rivelato che le specie che si era ipotizzato si
fossero evolute le une dalle altre, ebbero in realtˆ caratteristiche
anatomiche assai differenti confutando l'ipotesi di un'eventuale
discendenza.
Ma il neo-darvinismo non mai stato una teoria scientifica, bens“ un
dogma ideologico, per non dire una sorta di "religione". Questa la
ragione per cui i campioni della teoria dell'evoluzione persistono nel
difendere le loro posizioni nonostante tutte le prove del contrario. Su un
solo problema essi non riescono, tuttavia, a trovare un accordo, nel
decidere quale sia, tra i differenti modelli proposti per la realizzazione
dell'evoluzione, quello "giusto". Uno dei pi importanti tra questi modelli
lo scenario fantastico noto come "equilibrio punteggiato".
Prova ed errore: l'equilibrio punteggiato
La maggior parte degli scienziati evoluzionisti accettano la teoria
neo-darvinista di una lenta e graduale evoluzione. Negli ultimi decenni
stato tuttavia proposto un modello differente detto "equilibrio
punteggiato", il quale respinge l'idea darvinista di una progressiva
evoluzione cumulativa, sostenendo che tale processo sia avvenuto invece
per grandi "salti" discontinui.
I primi chiassosi difensori di questa nozione fecero la loro comparsa
agli inizi degli anni Settanta. Due paleontologi americani, Niles Eldredge
e Stephen Jay Gould, erano ben consapevoli del fatto che le asserzioni
28
Quando Darwin
avanz˜ le
sue ipotesi,
le discipline della
genetica, della
microbiologia e
della biochimica
non esistevano
ancora. Se queste fossero
state scoperte prima che
Darwin avesse concepito la
sua teoria, quest'ultimo
avrebbe potuto facilmente
riconoscere la totale
mancanza di scientificitˆ
delle sue pretese.
L'informazione che
determina la specie esiste giˆ nei geni
ed quindi impossibile alla selezione
naturale produrre nuove specie
attraverso l'alte-razione dei geni.
Similmente, il mondo della scienza in
quei giorni disponeva di una
conoscenza molto grezza e superficiale
della cellula e delle sue funzioni. Se
Darwin avesse avuto la possibilitˆ di
osservare una cellula con un
miscroscopio elettronico, avrebbe
constatato la grande complessitˆ e la
straordinaria struttura presente negli
organelli cellulari. Avrebbe
visto con i suoi occhi
l'impossibilitˆ che un sistema
talmente complesso e intricato fosse
apparso tramite variazioni minori. Se
avesse conosciuto la
biomatematica, avrebbe capito che
neppure una singola molecola
proteica, per non parlare di
un'intera cellula, avrebbe potuto
pervenire all'esistenza per caso.
IL LIVELLO PRIMITIVO DELLA SCIENZA AL TEMPO DI DARWIN
Studi approfonditi sulla cellula
sono stati possibili solo dopo la
realizzazione del microscopio
elettronico. Ai tempi di Darwin
con i primitivi microscopi allora
disponibili era possibile
osservare solo la parte esterna
della superficie della cellula.
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
della teoria neo-darvinista erano
assolutamente contraddette dai reperti
fossili, i quali provavano che gli
organismi viventi non avevano avuto
origine da un processo di graduale
evoluzione, ma erano apparsi
improvvisamente giˆ completamente
formati. I neo-darvinisti vivevano
nell'infondata speranza tuttora viva
che le perdute forme di transizione
sarebbero state un giorno trovate. Pur
avendo compreso che tale speranza era
priva di fondamenta, Eldredge e Gould
furono nondimeno incapaci di
abbandonare il loro dogma evoluzionista, per cui avanzarono un nuovo
modello: l'equilibrio punteggiato. Questo afferma che l'evoluzione non
avvenne come esito di variazioni minori, ma piuttosto nella forma di
grandi cambiamenti improvvisi.
Tale modello non era altro che un frutto della fantasia. Ad esempio,
il paleontologo europeo O.H. Shindewolf, che apr“ la via a Eldredge e
Gould, asser“ che il primo uccello usc“ da un uovo di rettile come una
"grossa mutazione", vale a dire, come il risultato di un enorme
"accidente". Secondo questa teoria, alcuni animali terrestri si sarebbero
trasformati in balene giganti avendo subito una repentina e ampia
metamorfosi. Queste affermazioni, interamente contraddette da tutte le
leggi della genetica, della biofisica e della biochimica, sono tanto
scientifiche quanto la favola del principe tramutato in rospo! Nondimeno,
angosciati dalla crisi in cui versava il pensiero neo-darvinista, alcuni
paleontologi abbracciarono questa teoria, che ha la peculiaritˆ di essere
anche pi bizzarra della precedente.
L'unico proposito di questo modello era di fornire una spiegazione
delle lacune nei reperimenti archeologici che il neo-darvinismo non
poteva giustificare. Risulta, in ogni caso, poco razionale il tentativo di
30
Stephen Jay Gould
spiegare la mancanza di testimonianze fossili nell'evoluzione degli uccelli
asserendo che "un uccello balz˜ fuori improvvisamente da un uovo di
rettile", in quanto, per ammissione degli stessi evoluzionisti, l'evoluzione
da una specie ad un'altra richiede un grande e vantaggioso cambiamento
di informazioni genetiche. In ogni caso, nessun tipo di mutazione
migliora le informazioni genetiche o ne aggiunge di nuove. Le mutazioni
creano soltanto disordine nell'informazione genetica. Perci˜ le "grosse
mutazioni" prospettate dal modello dell'equilibrio punteggiato
potrebbero solo causare delle "grosse", cio "grandi", riduzioni e
menomazioni nell'informazione genetica.
Il modello dell'equilibrio punteggiato, inoltre, crolla fin dall'inizio
per la sua incapacitˆ di affrontare il problema dell'origine della vita, che
rappresenta l'elemento di confutazione iniziale del modello neodarvinista.
Dal momento che neppure una singola proteina pu˜ essere
stata originata dal caso, il dibattito se organismi costituiti da trilioni di tali
Una breve storia della teoria 31
Oggi, decine di migliaia di scienziati al mondo, in modo particolare negli Stati Uniti e in
Europa, sfidano la teoria evoluzionista pubblicando studi che ne confutano i principi. In
alto sono stati riprodotti alcuni esempi.
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
proteine possano aver subito un'evoluzione punteggiata o graduale si
rivela completamente privo di senso.
Nonostante tali considerazioni, il modello che oggi viene alla mente,
qualora si discuta di evoluzione, ancora il neo-darvinismo. Nei capitoli
seguenti, esamineremo dapprima due meccanismi immaginari di tale
modello, quindi ne verificheremo la validitˆ analizzando le testimonianze
fossili. In seguito ci diffonderemo sulla questione dell'origine della vita,
che infirma sia il modello neo-darvinista che qualsiasi altro di matrice
evoluzionista quale "l'evoluzione per salti".
Prima, per˜, sarˆ utile ricordare al lettore che la realtˆ che
affronteremo ad ogni stadio, ovvero lo scenario evoluzionista, non che
un favola immaginaria, una grande menzogna del tutto in disaccordo col
mondo reale. Tale scenario stato utilizzato al fine di ingannare gli
uomini per 140 anni. Grazie alle pi recenti scoperte scientifiche, la sua
difesa serrata divenuta ormai impossibile.
32
I meccanismi immaginari
dell'evoluzione
3
Il modello neo-darvinista, che si potrebbe considerare oggi la "corrente
principale" della teoria evoluzionista, sostiene che la vita si evoluta
per mezzo di due meccanismi naturali: la "selezione naturale" e la
"mutazione". L'asserzione principale che essi siano due meccanismi
complementari. L'origine delle modificazioni evolutive la casuale
mutazione che ha luogo nella struttura genetica delle cose viventi. I
caratteri determinati dalle mutazioni vengono selezionati dai meccanismi
della selezione naturale, i quali causano l'evoluzione.
Un'indagine approfondita di tale teoria permette di scoprire che non
esiste assolutamente un tale meccanismo evolutivo, in quanto nŽ la
selezione naturale nŽ la mutazione offrono alcun contributo alla pretesa
che le specie differenti si siano trasformate ed evolute l'una dall'altra.
La selezione naturale
Come processo della natura, la selezione naturale era familiare ai
biologi che avevano preceduto Darwin, il quale la defin“ come un
"meccanismo che mantiene le specie immutabili senza essere corrotte".
Darwin fu il primo ad affermare che questo processo aveva un potere
evolutivo; quindi, egli eresse la sua intera teoria sulle fondamenta di tale
asserzione. Il titolo che egli diede al suo libro indica che la selezione
naturale fu la base della sua teoria: L'origine della specie per mezzo della
selezione naturale...
Tuttavia, sin dal tempo di Darwin, non stata avanzato neppure un
briciolo di prova per dimostrare che la selezione naturale sia all'origine
dell'evoluzione degli esseri viventi. Colin Patterson, il maggiore
CAPITOLO
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
paleontologo del Museo di Storia Naturale d'Inghilterra, che oltretutto
un eminente evoluzionista, sottolinea che non mai stato provato il
potere della selezione naturale di provocare un tale processo:
Nessuno ha mai prodotto una specie con i meccanismi della selezione
naturale. Nessuno vi si mai neppure approssimato e ci˜ rappresenta la
questione di maggior discussione nell'ambito del neo-darvinismo.11
La selezione naturale sostiene che quegli esseri viventi che risultano
pi adatti alle condizioni naturali del loro habitat sono destinati a
prevalere, in quanto i loro discendenti sopravviveranno, mentre quelli che
non sono adatti scompariranno. Per esempio, di un gruppo di cervi sotto
la minaccia di animali feroci sopravviveranno naturalmente coloro che
sapranno correre pi velocemente. Questo vero. Ma, indipendentemente
dalla durata di questo processo, esso non trasformerˆ questi cervi in
un'altra specie vivente. Il cervo rimarrˆ sempre un cervo.
La considerazione dei pochi incidenti avanzati dagli evoluzionisti
quali esempi osservabili di selezione naturale, dimostra che questi non
sono altro che un semplice tentativo di inganno.
"Melanismo industriale"
Nel 1986 Douglas Futuyma pubblic˜ un libro dal titolo La biologia
dell'evoluzione, considerato una delle fonti pi esplicite per esporre la
teoria dell'evoluzione per mezzo della selezione naturale. Il pi famoso
tra gli esempi addotti sul tema riguarda il colore delle falene, che parve
oscurarsi nel corso della Rivoluzione Industriale in Inghilterra.
Secondo quanto riferito, ai prodromi della Rivoluzione Industriale il
colore delle cortecce degli alberi nell'area di Manchester era abbastanza
chiaro. Per questo motivo, le falene di colore scuro che si posavano su
questi alberi potevano essere facilmente avvistate dagli uccelli che se ne
cibavano; le loro possibilitˆ di sopravvivenza erano, di conseguenza,
alquanto scarse. Cinquanta anni dopo, a seguito dell'inquinamento, le
cortecce degli alberi si scurirono, ne consegu“ che le falene di colore chiaro
divennero le prede pi cacciate. Si verific˜ quindi un decremento delle
34
I meccanismi immaginari dell'evoluzione 35
falene di colore chiaro, mentre quelle di colore scuro aumentarono grazie
alla loro ridotta visibilitˆ. Gli evoluzionisti si valsero di questo esempio
come di una prova di grande importanza a sostegno della loro teoria. Essi,
d'altra parte, vi trovarono rifugio e sollievo mostrando, con arte
vetrinistica, il modo in cui le falene di colore chiaro "si erano evolute"
nelle altre di colore scuro.
Dovrebbe essere abbastanza chiaro, tuttavia, che questo fatto non
pu˜ essere considerato una prova a favore della teoria dell'evoluzione, in
quanto la selezione naturale non ha dato origine ad una nuova forma mai
apparsa in precedenza. Le falene di colore scuro sono esistite anche prima
della Rivoluzione Industriale. Solo le proporzioni relative alle diverse
varietˆ cambiarono. Le falene non hanno acquisito nuovi caratteri o nuovi
organi tali da causare una "speciazione". AffinchŽ una falena si tramuti in
un'altra specie vivente, ad esempio un uccello, si dovrebbero realizzare
nuove addizioni ai geni. Ovverosia, avrebbe dovuto essere annesso un
programma genetico interamente separato, al fine di includere
L'esempio del melanismo industriale non certamente una prova a favore
dell'evoluzionismo, in quanto questo processo non ha prodotto alcuna nuova specie di
falene. La selezione avvenne soltanto tra le varietˆ giˆ esistenti.
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
informazioni sulle caratteristiche fisiche degli uccelli.
In breve, la selezione naturale non ha la capacitˆ di aggiungere un
nuovo organo ad un organismo vivente, o di eliminarlo, o di mutare tale
organismo in un'altra specie contrariamente all'immagine evocata dagli
evoluzionisti. La "pi grande" prova avanzata a partire dall'epoca di
Darwin non stata in grado di andare oltre al "melanismo industriale"
delle falene in Inghilterra.
La selezione naturale pu˜ spiegare la complessitˆ?
La selezione naturale non apporta alcun contributo alla teoria
dell'evoluzione, in quanto tale meccanismo non pu˜ in alcun modo
incrementare o diminuire le informazioni genetiche di una specie. NŽ
pu˜ trasformare una specie in un'altra: una stella di mare in un pesce, un
pesce in una rana, una rana in un coccodrillo, o un coccodrillo in un
uccello. Il pi strenuo difensore dell'equilibrio punteggiato, Gould, in
riferimento a questa empasse della selezione naturale, ha scritto:
L'essenza del darvinismo condensata in una singola frase: la selezione
naturale la forza creativa del cambiamento evolutivo. Nessuno nega che la
36
La selezione naturale un meccanismo che serve a eliminare gli individui deboli all'interno
della specie. una forza conservativa che preserva le specie esistenti dalla degenerazione.
Oltre a questo, non assolutamente in grado di trasformare una specie in un'altra.
selezione naturale avrˆ un ruolo negativo nell'eliminazione del disadatto. Le
teorie di Darwin richiedono che crei anche l'adatto.12
Un altro dei metodi ingannevoli di cui si servono gli evoluzionisti
il tentativo di presentare il meccanismo della selezione naturale come una
sorta di progettista consapevole. Nondimeno, la selezione naturale non
ha consapevolezza. Non possiede una volontˆ che possa decidere ci˜ che
buono e ci˜ che cattivo per gli esseri viventi. Ne deriva che la selezione
naturale non pu˜ spiegare i sistemi biologici e gli organi che hanno la
caratteristica di "irriducibile complessitˆ". Questi sono composti dalla
cooperazione di un gran numero di parti, e risultano inutilizzabili qualora
una di queste sia mancante o difettosa. (Ad esempio, l'occhio umano non
pu˜ funzionare a meno che non sia completo di tutti i suoi particolari).
Quindi, la volontˆ che mette insieme tutte queste parti dovrˆ essere in
grado di raffigurare il futuro in anticipo, mirando direttamente al
vantaggio da raggiungere all'ultimo stadio. PoichŽ i meccanismi naturali
sono privi di consapevolezza o volontˆ, non possono ottenere tale
risultato. Questo fatto, che demolisce le fondamenta della teoria
dell'evoluzione, torment˜ Darwin: "Se si potesse dimostrare l'esistenza
di un qualsiasi organo complesso che non abbia potuto essere formato
attraverso modificazioni numerose, successive, lievi, la mia teoria
dovrebbe assolutamente cadere." 13
La selezione naturale agisce soltanto sugli individui deformati,
deboli o inabili di una specie. Non pu˜ produrre nuove specie, nuove
informazioni genetiche o nuovi organi. Vale a dire, non pu˜ fare evolvere
niente. Darwin accett˜ questa realtˆ quando scrisse: "La selezione
naturale non pu˜ agire fin quando non compaiano differenze e
variazioni individuali favorevoli".14 Questa la ragione per cui il neodarvinismo
ha dovuto esaltare le mutazioni insieme alla selezione
naturale come "la causa dei cambiamenti vantaggiosi". Come vedremo,
tuttavia, le mutazioni possono essere solo "la causa di cambiamenti
dannosi".
I meccanismi immaginari dell'evoluzione 37
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Mutazioni
Le mutazioni sono definite come rotture o sostituzioni che
avvengono nella molecola del DNA, il quale si trova nel nucleo della
cellula di un organismo vivente e contiene tutte le informazioni genetiche.
Queste rotture o sostituzioni sono il risultato di effetti esterni quali le
radiazioni o l'azione chimica. Ogni mutazione un "accidente" che pu˜
danneggiare i nucleotidi che costituiscono il DNA o cambiarne la
locazione. Per lo pi, i danni e le modificazioni causati sono tali che la
cellula non pu˜ porvi rimedio.
La mutazione, che gli evoluzionisti spesso nascondono, non una
bacchetta magica in grado di tramutare gli organismi viventi in forme pi
avanzate e perfette. L'effetto diretto delle mutazioni nocivo. I
cambiamenti operati dalle mutazioni possono essere equiparati solo a
quelli subiti dagli abitanti di Hiroshima, Nagasaki e Chernobil: ovvero, la
morte, l'invaliditˆ e gli scherzi di natura (mostri)...
La ragione molto semplice: il DNA ha una struttura molto
complessa, e gli effetti fortuiti possono solo causare danni a questa
struttura. B.G. Ranghanattan scrive:
Le mutazioni sono piccole, casuali e nocive. Accadono raramente e nel migliore
dei casi risultano inefficaci. Queste quattro caratteristiche delle mutazioni
implicano l'impossibilitˆ di condurre ad uno sviluppo evolutivo. Un
cambiamento casuale in un organismo altamente specializzato pu˜
essere inefficace o dannoso. Un cambiamento accidentale in un orologio non
potrˆ migliorarlo, molto probabilmente lo danneggerˆ, o, nel migliore dei casi,
sarˆ inefficace. Un terremoto non migliora una cittˆ, la distrugge.15
Non sorprende quindi che finora non sia mai stata osservata una
mutazione vantaggiosa. Tutte le mutazioni hanno dimostrato di essere
dannose. Lo scienziato evoluzionista Warren Weaver, commentando il
documento preparato dalla Commissione sugli effetti genetici delle
radiazioni atomiche, costituito al fine di investigare le mutazioni che
possono essere state provocate dall'utilizzo di armi atomiche nel corso
della Seconda Guerra Mondiale, ha scritto:
38
Molti resteranno sconcertati dall'affermazione che in pratica tutti i geni
mutanti sono dannosi. In quanto le mutazioni sono una parte necessaria del
processo evolutivo. Quale buon effetto ovvero un'evoluzione verso forme pi
elevate di vita pu˜ derivare da mutazioni che risultano effettivamente
tutte dannose?16
Ogni sforzo compiuto al fine di "generare mutazioni vantaggiose"
sfociato in un fallimento. Per decenni, gli evoluzionisti hanno
condotto numerosi esperimenti per produrre mutazioni nelle
mosche della frutta, in quanto questi insetti si riproducono molto
celermente, permettendo quindi alle mutazioni di apparire
rapidamente. Ogni generazione di queste mosche venne mutata,
tuttavia non venne mai osservata alcuna mutazione vantaggiosa. Il
I meccanismi immaginari dell'evoluzione 39
Un effetto disastroso delle mutazioni sul
corpo umano. Il bambino a sinistra una
vittima dell'incidente nucleare di Chernobil.
Sinistra: una normale mosca della frutta
(drosophila).
Destra: una mosca della frutta le cui zampe
spuntano dalla testa; una mutazione indotta
dalle radiazioni.
Antenna
Occhio
Zampa
TUTTE LE MUTAZIONI SONO DANNOSE
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
genetista evoluzionista Gordon Taylor scrisse quindi:
In tutte le migliaia di esperimenti condotti sulla riproduzione delle
mosche in ogni parte del mondo per pi di cinquanta anni, non mai
stata vista apparire neppure una nuova specie distinta... e nemmeno un
nuovo enzima.17
Un altro ricercatore, Michael Pitman, scrive, sul fallimento degli
esperimenti svolti sulle mosche da frutta:
Morgan, Goldschmidt, Muller e altri genetisti hanno sottoposto generazioni di
mosche della frutta a condizioni estreme di caldo, freddo, luce, oscuritˆ e a
trattamenti chimici e radioattivi. Ogni sorta di mutazioni, praticamente tutt

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 5:12 pm    Oggetto: Rispondi citando

tutte
insignificanti o positivamente deleteree, stata prodotta. Un'evoluzione
prodotta dall'uomo? In realtˆ no: pochi mostri creati dai genetisti potrebbero
essere sopravvissuti al di fuori delle bottiglie nelle quali erano stati procreati. In
pratica i mutanti muoiono, sono sterili o tendono a ritornare al tipo
primitivo.18
Lo stesso discorso vale anche per l'uomo. Tutte le mutazioni che sono
state osservate negli esseri umani sono risultate deleteree. Su questo
problema gli evoluzionisti hanno gettato un velo, tentando addirittura di
mostrare esempi di tali perniciose mutazioni come "prove
dell'evoluzione". Tutte le mutazioni avvenute sugli umani hanno dato
luogo a deformitˆ fisiche, a infermitˆ quali il mongolismo, la sindrome
di Down, l'albinismo, il nanismo o il cancro. Queste mutazioni vengono
presentate nei testi evoluzionisti come esempi di "meccanismi evolutivi al
lavoro". Inutile dire che un processo che lascia gli uomini invalidi e
infermi non possa essere un "meccanismo evolutivo" si suppone che
l'evoluzione produca forme migliori pi adatte alla sopravvivenza.
Per ricapitolare, esistono tre ragioni principali per cui le mutazioni
non possono essere avanzate a sostegno delle asserzioni degli
evoluzionisti:
1) L'effetto diretto delle mutazioni dannoso: dal momento che
capitano accidentalmente, quasi sempre danneggiano l'organismo
vivente che ad esse sottoposto. La ragione ci dice che un intervento
40
inconsapevole su una struttura perfetta e complessa non vi apporterˆ dei
miglioramenti, ma dei danni. Invero, nessuna "mutazione proficua" mai
stata osservata.
2) Le mutazioni non aggiungono alcuna nuova informazione al
DNA dell'organismo: le particelle che compongono l'informazione
genetica vengono o strappate dalla loro posizione e distrutte, o spostate in
punti differenti. Le mutazioni non possono fare acquistare ad un essere
vivente nuovi organi o nuove caratteristiche. Possono causare soltanto
anormalitˆ quali una gamba sporgente dalla schiena o un orecchio
dall'addome.
3) Affinch una mutazione venga trasferita alla generazione
successiva, deve avvenire nelle cellule riproduttive dell'organismo: un
cambiamento accidentale occorso in una cellula qualsiasi o in un organo
del corpo non pu˜ essere trasferito alla generazione successiva. Per
esempio, un occhio umano alterato dagli effetti delle radiazioni o da altre
cause non passerˆ alle generazioni seguenti.
In breve, impossibile che gli esseri viventi si siano evoluti, poichŽ
non esistono meccanismi in natura capaci di determinare tale processo.
Ci˜ concorda con la testimonianza dei reperti fossili, che dimostrano
quanto questo scenario sia distante dalla realtˆ.
I meccanismi immaginari dell'evoluzione 41
I reperti fossili
confutano l'evoluzione
4
Secondo la teoria dell'evoluzione, ogni specie vivente derivata da
una precedente. Una specie preesistente si trasformata, col tempo,
in un'altra differente, dando cos“ origine alla varietˆ. Questa
trasformazione sarebbe proseguita gradualmente per milioni di anni.
Se cos“ fosse, allora le numerose specie intermedie sarebbero dovuto
esistere e vivere durante questo lungo periodo di trasformazione.
Ad esempio, nel passato sarebbero dovuti esistere dei mezzi-pesci /
mezzi-rettili, i quali avrebbero dovuto acquisire dei caratteri da rettile in
aggiunta a quelli da pesce da essi giˆ posseduti. Oppure sarebbero dovuti
esistere alcuni rettili-uccelli, originati secondo lo stesso processo. Gli
evoluzionisti chiamano queste creature immaginarie, che essi credono
siano vissute nel passato, "forme di transizione".
Se tali animali fossero realmente esistiti, avrebbero dovuto essere
milioni o miliardi per numero e varietˆ. Ma, ci˜ che pi conta, i resti di
siffatte creature dovrebbero trovare testimonianza nei reperti fossili. Il
numero di queste forme di transizione avrebbe dovuto essere addirittura
superiore a quello delle attuali specie animali e sarebbe oggi possibile
reperirne in ogni parte del globo. Ne L'origine della specie, Darwin
spiega:
Se la mia teoria fondata sono certamente esistite innumerevoli varietˆ
intermedie, che collegavano insieme tutte le specie dello stesso gruppo... Di
conseguenza, la prova della loro esistenza pu˜ essere trovata solo tra i resti
fossili.19
Anche lo stesso Darwin era consapevole dell'assenza di tali forme di
transizione; sperava, quindi, che sarebbero state scoperte nel futuro. A
CAPITOLO
dispetto della sua speranza, egli cap“ che il maggiore ostacolo alla sua
teoria era costituito dalla loro mancanza. Perci˜, ne L'origine della specie,
al capitolo "Difficoltˆ della teoria", ha scritto:
...PerchŽ se le specie derivano da altre specie attraverso impercettibili
graduazioni, non vediamo ovunque innumerevoli forme di
transizione?PerchŽ nella natura non v' confusione, e esistono, invece, come ci
dato osservare, specie ben definite?... Ma, dal momento che queste forme di
transizione devono essere esistite, perchŽ non le troviamo sepolte in numero
infinito nella crosta terrestre?... Ma nella regione intermedia, con condizioni
intermedie di vita, perchŽ non troviamo le varietˆ intermedie che si collegano
strettamente? Queste difficoltˆ mi hanno confuso per molto tempo.20
L'unica giustificazione che Darwin pot addurre per confutare
questa obiezione fu che le testimonianze fossili allora reperite erano
inadeguate. Asser“, quindi, che qualora i reperti fossili fossero stati
studiati dettagliatamente, sarebbero stati trovati gli anelli mancanti.
Confidando nella profezia di Darwin, gli evoluzionisti, fino dalla
metˆ del XIX secolo, si sono dedicati in tutto il mondo alla ricerca dei
fossili e dell'anello mancante. Nonostante i loro sforzi, nessuna forma
transizionale stata ancora scoperta. Tutti i fossili portati alla luce negli
scavi mostrano che, contrariamente a quanto creduto dagli evoluzionisti,
la vita apparve sulla terra improvvisamente e giˆ pienamente formata.
Nel tentativo di provare la loro teoria, gli evoluzionisti hanno involontariamente
provocato la sua rovina.
Un famoso paleontologo britannico, Derek V. Ager, ammette questo
fatto sebbene egli stesso sia un evoluzionista:
Emerge l'idea che se esaminiamo le testimonianze fossili in dettaglio, a qualsiasi
livello di ordine o specie, ci imbattiamo ad ogni piŽ sospinto non in una
evoluzione graduale, ma in un'improvvisa esplosione di un gruppo a spese di
un altro.21
Un altro paleontologo evoluzionista, Mark Czarnecky, commenta:
Un importante problema incontrato nel tentativo di provare la teoria stato
quello delle testimonianze fossili, le impronte di specie scomparse preservate
I reperti fossili confutano l'evoluzione 43
La teoria evoluzionista sostiene che le specie si evolvano continuamente in
altre specie. Qualora si confrontino gli esseri viventi con i fossili
corrispondenti, si vedrˆ tuttavia che essi sono rimasti immutati per milioni di
anni. Questo fatto confuta esplicitamente le pretese degli evoluzionisti.
L'ape vivente non diversa dal
suo antenato fossile, che si
suppone sia vissuto milioni di
anni fa.
La libellula risalente a 135 milioni
di anni fa non differisce dalla sua
copia moderna.
Il paragone con questa formica
fossile delletˆ di 100 milioni di
anni dimostra come nel corso del
tempo la specie non abbia subito
cambiamenti
FOSSILI VIVENTI
nelle formazioni geologiche della terra. Questa testimonianza non ha mai
rivelato tracce delle ipotetiche varianti intermedie di Darwin al contrario le
specie appaiono e scompaiono improvvisamente. Tale anomalia ha
alimentato la ragione addotta dai creazionisti che ogni specie sia stata creata da
Dio.22
Essi dovettero inoltre "aspettare" inutilmente la futura apparizione
delle forme di transizione, come illustrato da un professore
dell'Universitˆ di Glasgow, T. Neville George:
Non c' bisogno di scusarsi ancora per la povertˆ delle testimonianze fossili.
Esse si sono arricchite in vari modi in maniera quasi ingestibile, a tal punto che
la scoperta sta sopravanzando l'integrazione... Le testimonianze fossili
continuano nondimeno ad essere perlopi composte di lacune.23
La vita emerse improvvisamente sulla terra in
forme complesse
Dall'esame degli strati terrestri e delle testimonianze fossili, risulta
evidente che tutti gli organismi viventi apparvero simultaneamente. Il pi
antico strato della terra nel quale siano stati reperiti fossili di creature
viventi il Cambriano, la cui etˆ viene stimata in 500-550 milioni di anni.
Le creature viventi trovate negli strati risalenti al periodo Cambriano
sono emerse tutte all'improvviso nelle testimonianze fossili non vi si
trovano antenati preesistenti. Tali fossili sono composti da lumache,
trilobiti, spugne, vermi, meduse, ricci di mare e altri invertebrati di
struttura complessa. Questo ampio mosaico di organismi viventi
costituito da un gran numero di creature complesse emerse cos“
all'improvviso che a tale evento miracoloso venne dato il nome di
"esplosione cambriana" nella letteratura geologica.
La maggior parte delle forme di vita trovate in questi strati presenta
sistemi complessi come occhi, branchie, sistema circolatorio e altre
strutture fisiologiche avanzate non dissimili da quelle moderne. Ad
esempio, la struttura bucherellata a doppio cristallino dell'occhio dei
trilobiti una meraviglia della progettistica. David Raup, professore di
I reperti fossili confutano l'evoluzione 45
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
geologia presso le Universitˆ di Harvard, Rochester e Chicago, ha detto:
"i trilobiti si avvalevano di organi ottimamente progettati, che, per
poter essere sviluppati oggi, richiederebbero un ingegnere ottico ben
preparato e ricco d'ingegno".24
Questi invertebrati complessi emersero impovvisamente e in modo
completo senza alcun legame o forma transizionale con gli organismi
unicellulari, le uniche forme di vita presenti sulla terra prima della loro
apparizione.
Richard Monastersky, editore di Earth Sciences, una delle pi
popolari pubblicazioni della letteratura evoluzionista, afferma, a
proposito della "esplosione cambriana", apparsa del tutto
inaspettatamente:
Mezzo miliardo di anni fa apparvero improvvisamente le ragguardevoli forme
di animali complessi che oggi vediamo. Questo momento, al principio del
periodo Cambriano, all'incirca 550 milioni di anni fa, segna l'esplosione
evolutiva che riemp“ i mari delle prime creature complesse. Gli ampi phyla
animali odierni erano giˆ presenti nei primi anni del Cambriano ed erano
distinti tra loro quanto lo sono oggi.. .25
46
I reperti fossili dimostrano
che le forme transizionali
non sono mai esistite,
l'evoluzione non ha
mai avuto luogo e le
specie sono state
create
separatamente
nella loro forma
perfetta.
Come la terra sia stata all'improvviso inondata da simili tipi distinti
di specie e come questi, privi di un antenato comune, possano essere
emersi, una domanda destinata a non ricevere risposta da parte degli
evoluzionisti. Lo zoologo oxoniense Richard Dawkins, uno dei principali
propugnatori del pensiero evoluzionista nel mondo, ha detto,
commentando questa realtˆ che inficia definitivamente i capisaldi delle
tesi da lui sostenute:
Per esempio, gli strati geologici del Cambriano, databili a circa 600 milioni di
anni fa, sono i pi vecchi in cui possiamo trovare la maggior parte dei principali
gruppi di invertebrati. E ne troviamo molti giˆ in uno stato di evoluzione
avanzato la primissima volta che compaiono tra i fossili. un po' come se
I reperti fossili confutano l'evoluzione 47
Itrilobiti, apparsi
d'improvviso nel periodo
Cambriano, hanno una
struttura oculare
estremamente complessa. La
struttura bucherellata a doppio
cristallino dell'occhio una meraviglia della
progettistica. David Raup, professore di geologia,
ha detto: "i trilobiti si avvalevano di organi
ottimamente progettati, che, per poter essere
sviluppati oggi, richiederebbero un ingegnere
ottico ben preparato e ricco d'ingegno".
Questo occhio apparve 530 milioni di anni fa in
stato perfetto. Senza dubbio l'improvvisa
apparizione di un simile disegno non si pu˜
spiegare con l'evoluzione, dimostrando l'attualitˆ
della creazione. Inoltre, la struttura oculare a nido
d'api dei trilobiti sopravvissuta fino ai nostri
giorni senza un singolo cambiamento. Alcuni
insetti come le api e le libellule presentano la loro
stessa struttura oculare.* Questa situazione
confuta la tesi dell'evoluzione progressiva degli
esseri viventi dal primitivo al complesso.
(*) R.L.Gregory, Eye and Brain: The Physiology of
Seeing, Oxford University Press, 1995, p.31
L'OCCHIO DEL TRILOBITE
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
fossero apparsi d'improvviso, senza alcuna storia evoluzionistica. Non
occorre dire che questo fatto ha esaltato i creazionisti.26
Come Dawkins costretto a riconoscere, l'evoluzione cambriana
una prova rilevante a favore della creazione, in quanto rappresenta l'unica
possibilitˆ di spiegare l'apparizione della vita sulla terra in forme
complete. Douglas Futuyma, un eminente biologo evoluzionista,
ammette tale realtˆ e dice: "Gli organismi poterono apparire sulla terra
soltanto giˆ completamente formati. In caso contrario, essi devono essersi
sviluppati da specie preesistenti per mezzo di un processo di
modificazione. Se apparvero in uno stato di completo sviluppo, devono
essere stati creati da una intelligenza onnipotente".27 Darwin stesso ne
riconobbe la possibilitˆ quando scrisse: "Se molte specie, appartenenti agli
stessi generi o famiglie, fossero realmente apparse improvvisamente,
questo fatto sarebbe fatale alla teoria dell'evoluzione per selezione
naturale."28 Il periodo Cambriano rappresenta, all'incirca, il "colpo fatale"
di Darwin. Questa la ragione per cui il paleoantropologo evoluzionista
svizzero Stefan Bengston confessa la mancanza di vincoli di transizione
allorquando descrive tale periodo; commenta quindi: "Frustrante (e
imbarazzante) per Darwin, questo evento ancora ci abbaglia".29
Come si pu˜ constatare, le testimonianze fossili rivelano che gli
esseri viventi non si sono evoluti da forme primitive verso forme
avanzate, ma sono apparsi tutti all'improvviso integralmente. In breve, gli
esseri viventi non pervennero all'esistenza attraverso l'evoluzione, ma
furono creati.

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 5:15 pm    Oggetto: Rispondi citando

a favola della transizione
dall'acqua alla terra
5
Secondo l'ipotetico modello
"dal mare alla terra", alcuni
pesci sentirono il bisogno di
passare dal mare alla terra per
problemi di alimentazione.
Questa affermazione
sostenuta da simili disegni
fantastici.
Gli evoluzionisti presumono che gli invertebrati marini apparsi
nello strato Cambriano si siano in qualche modo evoluti in pesci
nel corso di dieci milioni di anni. Tuttavia, cos“ come gli
invertebrati cambriani non hanno antenati, non vi sono vincoli di
transizione tali da rivelare un simile processo evolutivo. Si noti che gli
invertebrati e i pesci presentano enormi differenze strutturali. Mentre i
primi hanno i loro tessuti duri all'esterno dei loro corpi, i pesci, che sono
vertebrati, li hanno all'interno. Siffatta enorme "evoluzione" avrebbe
richiesto miliardi di passi per essere portata a compimento e dovrebbe
essere testimoniata da altrettante forme di transizione.
Gli evoluzionisti hanno scavato gli strati fossili per circa 140 anni alla
ricerca di queste ipotetiche forme. Hanno scoperto milioni di fossili di
invertebrati e di pesci, ma nessuno ha mai rinvenuto neppure una
testimonianza di tale forma intermedia.
Un paleontologo evoluzionista, Gerald T. Todd ammette questo fatto
in un articolo dal titolo "L'evoluzione del polmone e l'origine dei pesci
dotati di ossa":
CAPITOLO
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Tutte e tre le suddivisioni dei pesci dotati di ossa appaiono per la prima volta tra
le testimonianze fossili approssimativamente nello stesso periodo. Essi si
presentano giˆ ampiamente divergenti morfologicamente e pesantemente
corazzati. Come ebbero origine? Che cosa permise loro una cos“ ampia
differenziazione? Come poterono giungere ad avere una corazza pesante?
PerchŽ non vi traccia di precedenti forme intermedie?30
Lo scenario evolutivo avanza di un passo e sostiene che i pesci,
evolutisi dagli invertebrati, si siano quindi trasformati in anfibi. Anche in
questo caso, tuttavia, mancano le prove. Non vi neppure un singolo
fossile in grado di dimostrare l'esistenza di una creatura per metˆ pesce e
per metˆ anfibio. Questo fatto confermato, sebbene con qualche
riluttanza, dall'autoritˆ di un evoluzionista molto noto, Robert L. Carroll,
autore di Vertebrate Paleontology and Evolution: "Non abbiamo alcun
fossile intermedio tra il pesce ripidistiano e i primi anfibi."31 Due
paleontologi evoluzionisti, Colbert e Morales, scrivono a proposito delle
tre classi fondamentali di anfibi, rane, salamandre e cecilie:
Non vi prova di un anfibio Paleozoico che combini le caratteristiche
la cui presenza ci si attenderebbe in un singolo comune antenato. Le pi
antiche rane, salamandre e cecilie conosciute sono molto simili ai loro
discendenti viventi.32
50
Un fossile di celacanto risalente a 410 milioni di anni fa. Gli evoluzionisti affermarono
che si trattasse della forma transizionale rappresentante il passaggio dall'acqua alla
terra. Esemplari viventi di questo pesce furono catturati molte volte a partire dal 1938,
fornendo un buon esempio della vastitˆ delle speculazioni degli evoluzionisti.
Gli evoluzionisti sostengono
che un giorno una
specie acquatica sia
passata in qualche modo sulla
terra e si sia trasformata in una
specie terrestre. Esistono
numerose prove che confutano
tale transizione:
1. Il trasporto del peso: le creature marine
non hanno problemi a trasportare il loro
proprio peso. Le creature terrestri,
nondimeno, consumano il 40% della loro
energia solo per il trasporto del loro peso.
Le creature di transizione dall'acqua alla
terra, per trovare l'energia necessaria,
avrebbero dovuto sviluppare un nuovo
sistema scheletrico e muscolare, la cui
formazione non sarebbe potuta avvenire
per mutazioni casuali.
2. Ritenzione di calore: sulla terra la
temperatura pu˜ variare rapidamente,
fluttuando secondo un'ampia scala. Una
creatura terrestre ha un meccanismo
corporeo che pu˜ sopportare tali
escursioni termiche. Nel mare, tuttavia, la
temperatura cambia lentamente senza
sbalzi eccessivi. Un organismo vivente con
un sistema corporeo regolato secondo la
temperatura costante del mare dovrebbe
acquisire un sistema di protezione tale da
garantirgli il minimo danno di fronte alle
escursioni termiche. assurdo affermare
che i pesci abbiano sviluppato un tale
sistema per mutazioni casuali non appena
giunti sulla terra.
3. Uso dell'acqua: essenziale al
metabolismo, l'acqua e l'umiditˆ devono
essere utilizzate limitatamente a causa
delle scarse fonti sulla terra. Per esempio,
la pelle deve essere creata in modo tale da
permettere la perdita di acqua fino a un
certo limite, pur prevenendo un'eccessiva
evaporazione. Di conseguenza, le creature
terrestri provano un senso di sete che gli
organismi marini non hanno. Per di pi, la
pelle degli animali marini non adatta ad
un habitat non acquatico.
4. I reni: gli organismi marini sono in
grado di espellere materiali di scarto,
specialmente l'ammoniaca, dai loro corpi
filtrandoli, poichŽ il loro habitat costituito
di acqua. Sulla terra, l'acqua deve essere
usata con parsimonia. Questa la ragione
per cui tali esseri viventi hanno un sistema
renale. Grazie ai reni, l'ammoniaca viene
immagazzinata sotto forma di urea,
utilizzando in tal modo soltanto una
minima quantitˆ di acqua durante
l'escrezione. Inoltre, sarebbero necessari
dei nuovi sistemi per permettere il
funzionamento dei reni. In breve, perchŽ
fosse possibile il passaggio dall'acqua alla
terra, gli esseri viventi che ne fossero stati
privi avrebbero dovuto sviluppare
repentinamente un sistema renale.
5. Il sistema respiratorio: i pesci
"respirano" assimilando l'ossigeno
dissolto nell'acqua che passano attraverso
le loro branchie. Essi non possono vivere
pi di pochi minuti fuori dall'acqua. Per
poter vivere sulla terra, dovrebbero
acquisire all'improvviso un perfetto
sistema polmonare.
sicuramente impossibile che tutti questi
drammatici cambiamenti fisiologici
possano essere avvenuti contemporaneamente
e casualmente nello stesso
organismo.
PERCHƒ LA TRANSIZIONE DALL'ACQUA
ALLA TERRA IMPOSSIBILE?
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Ancora cinquant'anni orsono, gli evoluzionisti pensavano che tale
creatura fosse esistita davvero. Questo pesce, detto Celacanto, che si
credeva fosse esistito 410 milioni di anni fa, venne esibito come una forma
transizionale dotata di un polmone primitivo, un cervello sviluppato, un
sistema digestivo e circolatorio pronto a funzionare sulla terra e
addirittura un primitivo meccanismo motorio. Queste interpretazioni
anatomiche furono accettate come una veritˆ indiscutibile dai circoli
scientifici fino alla fine degli anni Trenta. Il Celacanto fu presentato come
una genuina forma transizionale in grado di provare la transizione
evolutiva dall'acqua alla terra.
Il 22 dicembre 1938, tuttavia, nell'Oceano Indiano venne alla luce
un'interessante scoperta. Un membro vivente della famiglia dei Celacanti,
52
Come la teoria
evoluzionista non
pu˜ spiegare i
gruppi di base degli
esseri viventi quali i pesci
e i rettili, cos“ non in
grado di determinare
l'origine delle specie
all'interno di questi
gruppi. Per esempio, le
tartarughe, che sono una specie rettile, appaiono all'improvviso tra le testimonianze
fossili dotate della loro corazza. Per citare una fonte evoluzionista: "... dalla metˆ
del periodo triassico (circa 175000000 milioni di anni fa), i suoi (della tartaruga)
membri erano giˆ numerosi e in possesso delle basilari caratteristiche delle
tartarughe. I legami tra le tartarughe e i cotilosauri, da cui probabilmente
discendono, sono quasi del tutto assenti" (Encyclopaedia Britannica, 1971, vol. 22,
p. 418).
Non esiste alcuna differenza tra i fossili delle antiche tartarughe e i membri di
questa specie oggi viventi. Le tartarughe, semplicemente, non si sono "evolute":
sono sempre state le stesse fin dal momento della loro creazione.
Una tartaruga
fossile risalente a
100 milioni di anni
fa: non presenta
alcuna differenza
rispetto ai moderni
esemplari. (The
Dawn of Life,
Orbis Pub.,
Londra, 1972).
LE TARTARUGHE SONO SEMPRE STATE TARTARUGHE
in precedenza considerato una forma transizionale estintasi settanta
milioni di anni prima, venne catturato! La scoperta di tale prototipo
"vivente" provoc˜ indubitabilmente un terribile shock tra gli
evoluzionisti. Il paleontologo J.L.B. Smith disse che non sarebbe stato pi
sorpreso se avesse incontrato un dinosauro vivente.33 Negli anni
successivi, vennero catturati duecento Celacanti in diverse parti del
mondo.
I Celacanti viventi rivelarono quanto lontano la fantasia degli
evoluzionisti potesse giungere nella creazione di scenari immaginari.
Contrariamente a quanto affermato, i Celacanti sono privi sia di un
polmone primitivo che di un ampio cervello. L'organo che i ricercatori
evoluzionisti proposero come polmone primitivo si rivel˜ nient'altro che
una borsa di lipidi.34 Il Celacanto, inoltre, presentato come "un candidato
rettile in preparazione al passaggio dal mare alla terra", era in realtˆ un
pesce che viveva nelle profonditˆ degli oceani e che non risaliva mai oltre
180 metri dalla superficie del mare.35
La favola della transizione dall'acpua alla terra 53
L'origine degli uccelli
e dei mammiferi
6
Secondo la teoria dell'evoluzione, la vita ha avuto origine e si si
evoluta nel mare, quindi si trasferita sulla terra grazie agli anfibi.
Questo scenario evolutivo suggerisce anche l'evoluzione degli
anfibi in rettili, creature solo terrestri. Anche questa prospettiva non
plausibile, a causa delle enormi differenze strutturali esistenti tra queste
due classi animali. Ad esempio, l'uovo degli anfibi disegnato per
svilupparsi nell'acqua, mentre quello amniotico sulla terra. Una
"graduale" evoluzione di un anfibio deve essere respinta, perchŽ senza un
uovo perfetto e integralmente progettato, non possibile che una specie
sopravviva. Inoltre, come sempre, non vi prova di quelle forme di
transizione che si supponeva collegassero gli anfibi ai rettili. Il
paleontologo evoluzionista Robert L. Carroll stato costretto ad accettare
che "i primi rettili erano molto differenti dagli anfibi e i loro antenati
non sono ancora stati trovati."36
Eppure gli scenari disperati degli evoluzionisti non sono ancora
finiti. Rimane il problema di far volare queste creature! PoichŽ credono
che anche gli uccelli si siano in qualche modo evoluti, asseriscono che la
loro origine risalga ai rettili. Nondimeno, nessuno dei distinti meccanismi
degli uccelli, la cui struttura completamente diversa da quella degli
animali terrestri, pu˜ essere spiegata per mezzo dell'evoluzione graduale.
In primo luogo le ali, che sono la peculiare caratteristica degli uccelli,
rappresentano un'empasse per gli evoluzionisti. Uno di essi, il turco
Engin Korur, confessa l'impossibilitˆ dell'evoluzione delle ali:
Il carattere comune degli occhi e delle ali che essi possono funzionare soltanto
se sono completamente sviluppati. In altre parole, un occhio sviluppato solo
CAPITOLO
a metˆ non pu˜ vedere, cos“ come un uccello con le ali a metˆ non pu˜
volare. Come questi organi siano pervenuti all'essere rimasto uno dei misteri
della natura che attende di essere illuminato.37
La domanda sul modo in cui la perfetta struttura delle ali sia
pervenuta all'essere a seguito di mutazioni accidentali rimane del tutto
priva di risposta. Non c' modo di spiegare come le zampe anteriori di un
rettile abbiano potuto trasformarsi in ali perfettamente funzionanti in
seguito a una distorsione nei suoi geni (mutazione).
La sola presenza delle ali, inoltre, non sufficiente a un organismo
terrestre per volare. Ad esempio, le ossa degli uccelli sono molto pi
leggere di quelle di esseri che vivono al suolo. I loro polmoni funzionano
in maniera del tutto diversa. Hanno un sistema muscolare e scheletrico
differente e un sistema cardiaco e circolatorio molto specializzato. Queste
caratteristiche sono prerequisiti altrettanto necessari al volo che le ali. Tali
meccanismi devono essere tutti presenti contemporaneamente; non
possono formarsi gradualmente per "accumulazione". Per questo motivo
la teoria che asserisce l'evoluzione di organismi terrestri in aerei
completamente fallace.
L'origine degli uccelli e dei mammiferi 55
L'anatomia degli uccelli molto diversa da quella dei rettili, i loro supposti antenati. I
polmoni degli uccelli funzionano in maniera totalmente differente rispetto a quella degli
animali terrestri. Questi ultimi inspirano ed espirano attraverso le stesse vie aeree. Negli
uccelli, l'aria entra nel polmone dalla parte anteriore ed esce dalla parte posteriore.
Questo "disegno" distinto una peculiaritˆ degli uccelli, i quali necessitano di una
grande quantitˆ di ossigeno durante il volo. impossibile che simile struttura si sia
evoluta dal polmone di un rettile.
Polmone di rettile Polmone di uccello
Branchie
Alveoli
Entrata Uscita
Parabronchia
Aria
Aria
POLMONI SPECIALI PER GLI UCCELLI
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Tutto ci˜ sollecita un'altra considerazione: pur supponendo che tale
storia sia vera, per quale motivo allora gli evoluzionisti non sono in grado
di rinvenire alcun fossile "mezzo-alato" o con una sola ala a sostegno della
loro favola?
Un'altra ipotetica forma transizionale: l'Archopteryx
Gli evoluzionisti, per controbattere, pronunciano il nome di un'unica
creatura. Questo il fossile di un uccello chiamato Archopteryx, che
una delle pi note forme cosiddette di transizione tra le poche che essi
difendono ancora. L'Archopteryx, l'antenato degli attuali uccelli
secondo l'opinione degli evoluzionisti, visse 150 milioni di anni fa. La
teoria sostiene che alcuni dinosauri di piccole dimensioni, chiamati
Velociraptor o Dromeosaur, si siano evoluti in seguito all'acquisizione
delle ali, iniziando quindi a volare.
Gli ultimi studi sui fossili di Archopteryx rivelano, tuttavia, che
questa creatura non assolutamente una forma transizionale, ma un
uccello con alcune caratteristiche distinte rispetto a quelli attuali.
La tesi che l'Archopteryx fosse un "mezzo-uccello" incapace di
volare perfettamente era molto popolare nei circoli evoluzionisti fino a
pochi anni orsono. L'assenza di uno sterno, cio delle ossa del petto, in
questa creatura, o perlomeno il fatto che non corrispondesse a quello
degli uccelli attuali, venne sostenuto come la prova pi evidente
dell'incapacitˆ di volare perfettamente di questo uccello. (Sull'osso del
petto, situato sotto il torace, si collegano i muscoli necessari al volo. Ai
nostri giorni, quest'osso si trova in tutti gli uccelli, volatili e non. Anche
nei pipistrelli, mammiferi volanti che appartengono ad una famiglia del
tutto diversa.)
Tuttavia, la scoperta del settimo Archopteryx fossile nel 1992
caus˜ un grande stupore tra gli evoluzionisti. La ragione fu che in esso
l'osso del petto, ritenuto mancante da tali studiosi, era invece presente. La
rivista Nature descrisse il rinvenimento nei termini seguenti:
La recente scoperta del settimo esemplare di Archopteryx preserva un parziale
56
sterno rettangolare a lungo sospettato ma mai documentato prima. Esso
attesta la forza dei suoi muscoli atti al volo.38
Questa scoperta min˜ alla base la tesi che l'Archopteryx fosse un
mezzo-uccello incapace di volare completamente.
D'altra parte, la struttura delle penne degli uccelli divenne uno dei
pi importanti elementi di prova a dimostrazione del fatto che
l'Archopteryx fosse un uccello volante nel vero senso della parola. La
struttura asimmetrica delle penne di questo animale non distinguibile
da quella degli uccelli moderni, a riprova cos“ della sua perfetta idoneitˆ
al volo. Il famoso paleontologo Carl O. Dunbar ha scritto: "In ragione
delle sue ali, l'Archopteryx deve essere chiaramente classificato come un
uccello."39
Un altro fattore che venne rivelato dalla struttura delle penne
dell'Archopteryx fu il suo metabolismo a sangue caldo tipico degli
uccelli. Come noto, i rettili e i dinosauri sono animali a sangue freddo
che dipendono dalla temperatura ambientale in quanto non sono in grado
di regolare in modo indipendente il loro calore corporale. Tale importante
funzione viene adempiuta, nel caso degli uccelli, dalle penne. Le penne
dell'Archopteryx, di cui aveva bisogno per mantenere il calore del suo
corpo a differenza dei dinosauri, dimostrano che questi fu un vero uccello
a sangue caldo.
Congetture degli evoluzionisti:
i denti e gli artigli dell' Archopteryx
I due punti importanti sui quali gli evoluzionisti si fondano quando
affermano che l'Archopteryx sia una forma transizionale, sono gli artigli
sulle ali e i denti. Sebbene queste caratteristiche siano effettivamenti
presenti, ci˜ non implica alcuna relazione con i rettili. Inoltre, due specie
di uccelli oggi viventi, il Taouraco e l'Hoatzin, hanno artigli per
aggrapparsi ai rami. Queste creature sono assolutamente uccelli e non
presentano alcuna caratteristica dei rettili. Questa la ragione per cui
completamente infondato sostenere che l'Archopteryx sia una forma
L'origine degli uccelli e dei mammiferi 57
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
transizionale soltanto per la presenza degli artigli sulle ali.
Neppure i denti nel becco giustificano la precedente affermazione.
Gli evoluzionisti commettono una vera e propria frode allorquando
asseriscono che i denti siano una caratteristica dei rettili, in quanto ci˜ non
corrisponde al vero. Oggi non tutti i rettili sono provvisti di denti.
L'Archopteryx, per di pi, non la sola specie di uccelli che presenti tale
attributo. corretto affermare che oggi gli uccelli sono privi di denti,
tuttavia, le testimonianze fossili risalenti all'epoca dell'Archopteryx e
posteriori, sino ad un'etˆ relativamente recente, parlano dell'esistenza di
un distinto genere di uccelli che pu˜ essere classificato come "uccello
provvisto di denti".
Il punto fondamentale, tuttavia, che la struttura dentale
dell'Archopteryx e di altri uccelli del tutto diversa da quella dei loro
supposti antenati, i dinosauri. I famosi ornitologi Martin, Stewart e
Whetstone osservarono che i primi presentavano denti con superficie
superiore piatta e radici larghe, mentre i secondi, ovvero i dinosauri
teropodi, gli ipotetici antenati di questi uccelli, avevano denti a forma di
sega e con radici strette.40
58
Le penne
indicano che si
tratta una
creatura volante
a sangue caldo.
I denti nella
mandibola non
provano alcun
tipo di relazione
con i rettili. Nel
passato sono
esistite diverse
altre specie di
uccelli "dentati".
Le ossa sono
vuote come negli
uccelli moderni.
La recente
scoperta del
settimo esemplare
di Archaeopterix,
il quale presenta
uno sterno
rovesciato,
dimostra che
questo uccello
era dotato di forti
muscoli del volo
come i moderni
uccelli volanti.
Alcuni uccelli
odierni
presentano
"artigli" simili
sulle ali.
I ricercatori, dopo aver posto a confronto le ossa dei polsi
dell'Archopteryx e quelle dei dinosauri, hanno osservato che non esiste
alcuna similitudine tra loro.41
Gli studi di anatomisti quali Tarsitano, Hecht e A.D. Walker
rivelarono che alcune "similaritˆ", che si asseriva fossero esistite tra questa
creatura e i dinosauri, come proposto da John Ostrom, erano in realtˆ
interpretazioni errate.42
Tutti questi ritrovamenti mostrano che l'Archopteryx non fu un
anello transizionale, ma solo un uccello appartenente alla categoria degli
"uccelli con i denti".
L'Archopteryx e gli altri fossili di antichi uccelli
Mentre gli evoluzionisti hanno sostenuto per decenni che
l'Archopteryx fosse la prova pi importante dell'evoluzione degli
uccelli, altri fossili recentemente rinvenuti hanno invalidato tale
prospettiva per altri riguardi.
Lianhai Hou e Zhonghe Zhou, due paleontologi dell'Istituto Cinese
di Paleontologia dei Vertebrati, hanno scoperto nel 1995 un nuovo uccello
fossile, da essi denominato Confuciusornis. Questo uccello risale
approssimativamente allo stesso periodo dell'Archopteryx (circa 140
milioni di anni fa), ma non fornito di alcun tipo di dente. Il suo becco e
le sue ali, inoltre, sono del tutto simili a quelle degli uccelli attuali, dei
quali condividono anche la medesima struttura scheletrica, tuttavia
presentano artigli all'estremitˆ delle ali come l'Archopteryx. La speciale
struttura detta "pigostilo" era presente in questa specie per sostenere le
penne timoniere. In breve, questo uccello, contemporaneo
dell'Archopteryx (considerato il pi antico antenato di tutti gli uccelli e
accettato come un semi-rettile), ha un'enorme somiglianza con i volatili
moderni. Questo fatto inficia tutte le tesi evoluzioniste che reputavano
l'Archopteryx il primitivo antenato di tutti gli uccelli.
Un altro fossile, rinvenuto in Cina nel novembre 1996, ha creato una
confusione addirittura maggiore. L'esistenza di questo uccello, risalente a
L'origine degli uccelli e dei mammiferi 59
La teoria evoluzionista,
la quale sostiene che
gli uccelli si siano
evoluti dai rettili, non in
grado di spiegare l'enorme
differenza che intercorre tra
queste due differenti classi
viventi. Per quanto riguarda
caratteristiche quali la loro struttura
scheletrica, il sistema polmonare, il
metabolismo a sangue caldo, gli uccelli
sono molto diversi dai rettili. Un altro fattore
che erige una barriera insormontabile tra i
rettili e gli uccelli sono le penne, che
presentano una forma del tutto peculiare.
Il corpo dei rettili ricoperto di scaglie,
mentre gli uccelli sono rivestiti di penne.
Dal momento che gli evoluzionisti considerano
i rettili gli antenati
degli uccelli, sono costretti ad
affermare che le penne
costituiscano il risultato dell'evoluzione
delle scaglie dei
rettili. Nondimeno, non vi
alcuna similaritˆ tra le scaglie
e le penne.
Un professore di fisiologia e
neurobiologia presso l'Universit
ˆ del Connecticut, A. H.
Brush, conferma questa realtˆ
sebbene sia un evoluzionista:
"Ogni caratte-ristica, dalla
struttura e organizzazione dei
geni, allo sviluppo, morfogenesi e
organizzazione dei tessuti, differente".1 Il
prof. Brush, dopo aver esaminato la
struttura delle penne degli uccelli, sostiene
inoltre che essa "unica tra i vertebrati".2
Non esiste alcuna testimonianza fossile in
grado di provare che le penne degli uccelli
si siano evolute dalle scaglie dei rettili. Al
contrario, "le penne appaiono improvvisamente
tra i fossili come un carattere di
distinzione"innegabilmente unico" degli
uccelli".3 Inoltre, nei rettili non ancora
stata scoperta una struttura epidermica che
fornisca un'origine alle penne.4
Nel 1996 i paleontologi fecero un gran
parlare dei fossili del cosiddetto dinosauro
pennuto, chiamato Sinosauropteryx. Nel
1997, tuttavia, venne rivelato che questi
dinosauri non avevano alcuna relazione
congli uccelli e che non si trattava di penne
moderne.5
D'altra parte, se si osservano con
attenzione le penne, si incontrerˆ un
disegno molto complesso che non pu˜
essere spiegato mediante alcun processo
evolutivo. Il famoso ornitologo Alan
Feduccia afferma che "ogni loro caratteristica
ha funzioni aerodinamiche.
Sono estremamente leggere, hanno una
capacitˆ di sollevarsi che aumenta a
velocitˆ pi basse e possono tornare alla
loro precedente posizione con estrema
facilitˆ". Prosegue quindi, "Io non sono in
grado di comprendere veramente come un
organo perfettamente disegnato
per il volo possa essere
apparso dapprincipio per un
altro bisogno".6
Il disegno delle penne ha
obbligato anche Charles
Darwin a considerarle. Per di
pi, l'estetica perfetta delle
penne del pavone lo ha reso
"infermo", secondo le sue
stesse parole. In una lettera
scritta ad Asa Gray il 3 aprile
1860, dice: "Ricordo bene il
tempo in cui il pensiero degli
occhi mi faceva rabbrividire,
ma ho superato questa fase di lamenti...".
Continua poi: "... ora insignificanti
particolari di struttura mi mettono spesso a
disagio. La vista della penna di una coda di
pavone mi fa ammalare ad ogni sguardo."7
1 A. H. Brush, "On the Origin of Feathers", Journal
of Evolutionary Biology, vol. 9, 1996, p. 132.
2 A. H. Brush, "On the Origin of Feathers", p. 131.
3 Ibid.
4 Ibid.
5 "Plucking the Feathered Dinosaur", Science, vol.
278, 14 novembre 1997, p. 1229.
6 Douglas Palmer, "Learning to Fly" (Recensione di
The Origin of and Evolution of Birds di Alan
Feduccia, Yale University Press, 1996), New
Scientist, vol. 153, 1 marzo 1997, p. 44.
7 Norman Machbeth, Darwin Retried: An Appeal to
Reason, Boston, Gambit, 1971, p. 101.
IL DISEGNO DELLE PENNE DEGLI UCCELLI
130 milioni di anni fa, detto Liaoningornis, fu
annunciata su Science da Hou, Martin e Alan
Feduccia. Il Liaoningornis presentava un osso
pettorale, sul quale si innestavano i muscoli
del volo, del tutto simile a quello degli uccelli
attuali, dai quali era difficilmente distinguibile anche per altri riguardi.
La sola differenza erano i denti nel becco. Questo fatto mostr˜ che gli
uccelli forniti di denti non avevano una struttura primitiva secondo
quanto sostenuto dagli evoluzionisti.44 Come venne espresso sulla rivista
Discover, in un articolo dal titolo "Whence came birds? This fossil says not
from dinosaurs"("Da dove provengono gli uccelli? 'Non dai dinosauri'
dice questo fossile").45
Un altro fossile che contraddice la tesi evoluzionista
sull'Archopteryx l'Eoalulavis. La struttura alare dell'Eoalulavis, che si
disse fosse pi giovane di 30 milioni di anni dell'Archopteryx, stata
osservata nei moderni uccelli che volano lentamente. Ci˜ rappresenta la
dimostrazione che 120 milioni di anni fa vi erano uccelli indistinguibili
per molti aspetti da quelli attuali.46
Queste testimonianze indicano con sicurezza che nŽ l'Archopteryx
nŽ gli altri uccelli antichi simili ad esso furono forme di transizione. I
fossili non ci dicono che le differenti specie di uccelli si sono evolute le une
dalle altre. Provano, al contrario, che gli uccelli attuali e quelli arcaici sono
vissuti nello stesso periodo. Alcune specie, tuttavia, come l'Archopteryx
e il Confuciusornis, si estinsero e solo una parte delle specie preesistenti
stata in grado sopravvivere sino ai giorni nostri.
In breve, alcune particolari caratteristiche dell'Archopteryx
dimostrano che questo essere vivente non pu˜ essere considerato una
forma transizionale! Stephan Jay Gould e Niles Eldredge, due
L'origine degli uccelli e dei mammiferi 61
Qualora si considerino in dettaglio le penne degli
uccelli, si vedrˆ che esse sono costituite di migliaia di
fini barbe attaccate le une alle altre per mezzo di uncini.
Questa forma unica consente delle superiori prestazioni
aerodinamiche.
paleontologi evoluzionisti di fama
mondiale provenienti da Harvard,
accettano che l'Archopteryx sia un
"mosaico" vivente che riunisce in sŽ
caratteristiche diverse, il quale,
tuttavia, non pu˜ essere considerato
una forma transizionale!
L'immaginario vincolo
uccello-dinosauro
La giustificazione avanzata dagli
evoluzionisti, al fine di presentare
l'Archopteryx come forma
transizionale, che gli uccelli si
sarebbero evoluti dai dinosauri. Uno
dei pi noti ornitologi al mondo, Alan
Feduccia, professore presso
l'Universitˆ del Nord Carolina, ha
tuttavia osteggiato tale teoria,
nonostante la sua fede evoluzionista.
Su questa questione ha scritto:
Ho studiato il cranio degli uccelli
per ben venticinque anni e non vi
trovo alcuna similitudine. Non la
vedo... L'origine degli uccelli dai teropodi, a mio giudizio, sarˆ il maggiore
motivo di imbarazzo per la paleontologia del XX secolo.48
Anche Larry Martin, uno specialista di uccelli antichi dell'Universitˆ
del Kansas, si oppone alla teoria che gli uccelli discendano dalla stessa
linea dei dinosauri. Discutendo la contraddizione in cui l'evoluzione cade
riguardo a questo argomento, Martin afferma:
A dir la veritˆ, se dovessi sostenere l'ipotesi che gli uccelli con queste
caratteristiche derivino dai dinosauri, cadrei nell'imbarazzo ogni qualvolta
dovessi rivolgerti la parola.49
L'uccello detto Confuciusornis ha
la stessa etˆ dell'Archopterix.
62 L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Gli evoluzionisti,
per difendere la
tesi della
trasformazione dei
dinosauri in uccelli,
affermano che alcuni di
essi, i quali agitavano
le zampe per catturare
le mosche, "presero le
ali e volarono", come si vede
nell'immagine. Non potendo contare
su alcun tipo di base scientifica
essendo un frutto dell'immaginazione,
questa teoria implica
una contraddizione logica
molto semplice: l'esempio
addotto dagli evoluzionisti per
spiegare l'origine del volo,
ovverosia, la mosca, possedeva giˆ una
perfetta capacitˆ di volare. Mentre un
uomo non pu˜ aprire e chiudere gli occhi
dieci volte al secondo, una normale
mosca batte le ali 500 volte al secondo.
Per di pi, muove entrambe le ali
simultaneamente. La minima dissonanza
nella vibrazione delle ali comporterebbe la
perdita dell'equilibrio della mosca, tuttavia
ci˜ non accade mai.
Gli evoluzionisti dovrebbero dapprima
tentare di spiegare come la mosca abbia
acquisito questa perfetta capacitˆ di
volare, invece di fabbricare scenari
immaginari su goffe creature simili a rettili
che intraprendono il volo.
Anche la perfetta creazione della mosca
confuta le pretese evoluzioniste. Il biologo
inglese Robin Wootton ha scritto in un
articolo intitolato "The Mechanical Design
of Fly Wings" (Il disegno meccanico delle
ali delle mosche):
Meglio comprendiamo il
funzionamento delle ali degli insetti,
pi fine e bello ci appare il loro
disegno. Le strutture sono
tradizionalmente disegnate in modo
tale da deformarsi il meno possibile;
i meccanismi sono progettati per
muovere le parti che li compongono
in maniera prevedibile. Le ali degli
insetti combinano queste due
caratteristiche, utilizzando
componenti dotati di una vasta
gamma di proprietˆ elastiche,
elegantemente assemblate per
permettere deformazioni adatte alle
forze facendo uso dell'aria nel modo
migliore.1
D'altra parte, non esiste neppure un
singolo fossile che consenta di provare
l'immaginaria evoluzione delle mosche.
Ci˜ quanto il noto zoologo francese
Pierre Grass intendeva quando ha detto:
"Siamo al buio per quanto riguarda
l'origine degli insetti".2
1 Robin J. Wootton, "The Mechanical Design
of Insect Wings", Scientific American, v. 263,
November 1990, p.120
2 Pierre-P GrassŽ, Evolution of Living Organisms,
New York, Academic Press, 1977, p.30
QUAL' L'ORIGINE DELLE MOSCHE?
Un esempio dagli scenari evoluzionisti: dinosauri che
sviluppano improvvisamente le ali nel tentativo di
catturare delle mosche.
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Per riassumere, lo scenario dell'evoluzione degli uccelli, costruito
soltanto sulle basi dell'Archopteryx, non che il prodotto dei pregiudizi
e delle speranze degli evoluzionisti.
L'origine dei mammiferi
Come abbiamo visto, la teoria dell'evoluzione ipotizza che alcune
creature immaginarie siano uscite dall'acqua e si siano trasformate in
rettili, per poi evolversi in uccelli. Secondo tale prospettiva, i rettili sono
gli antenati non solo degli uccelli, ma anche dei mammiferi. Vi sono,
tuttavia, enormi differenze strutturali tra i rettili, che oltre ad essere
rivestiti di scaglie, sono a sangue freddo e si riproducono deponendo
uova, e i mammiferi, i quali sono ricoperti di pelame, sono a sangue caldo
e generano prole viva.
Un esempio delle barriere strutturali tra rettili e mammiferi
costituito dalla struttura mascellare. La mandibola dei mammiferi
costituita da un solo osso sul quale si trovano i denti. Nei rettili, invece, vi
sono tre piccole ossa su entrambi i lati. Un'altra sostanziale differenza
che tutti i mammiferi hanno tre ossicini nell'orecchio medio (il martello,
l'incudine e la staffa), mentre in tutti i rettili vi un singolo osso. Gli
evoluzionisti affermano che la mascella e il medio orecchio dei rettili si
siano gradualmente evoluti nei corrispettivi propri dei mammiferi.
Nondimeno la questione su come tale processo sia avvenuto rimane senza
risposte. In particolare, rimane inesplicata la domanda su come un
orecchio con un singolo osso si sia potuto evolvere a tal punto da
presentare tre ossicini, pur continuando a svolgere la sua funzione. Non
sorprende, quindi, che non sia stato trovato neppure un singolo fossile
che colleghi i rettili ai mammiferi. Questa la ragione per cui il
paleontologo evoluzionista Roger Lewin stato costretto a dire che "la
transizione verso il primo mammifero, che probabilmente avvenne in
uno o, tutt'al pi, in due casi, ancora un enigma".50
George Gaylord Simpson, una delle massime autoritˆ evoluzioniste
e fondatore della teoria neo-darvinista, commenta:
64
Il pi sbalorditivo evento nella storia della vita sulla terra il
passaggio dal Mesozoico, l'etˆ dei rettili, all'etˆ dei
mammiferi. Avvenne come se il sipario fosse stato calato
improvvisamente su una scena in cui tutte le parti da
protagonista fossero appartenute a un gran numero di
rettili di stupefacente varietˆ, in particolare ai
dinosauri. Repentinamente rialzate le
tende, quindi, lo scenario si sarebbe
rivelato lo stesso, ma non il cast, esso
completamente rinnovato: i
dinosauri scomparsi, gli altri rettili
ridotti a semplici comparse e tutti i
ruoli principali affidati a diversi
mammiferi, oggetto di fugaci
allusioni negli atti precedenti.51
Inoltre, nel momento della
brusca apparizione dei mammiferi, le
differenze tra loro erano giˆ molto
marcate. Animali tanto diversi, quali i
pipistrelli, i cavalli, i topi e le balene
sono tutti mammiferi emersi nel
corso dello stesso periodo geologico.
Stabilire una relazione evolutiva tra
loro impossibile anche all'interno
dei pi vasti confini dell'immaginazione.
Lo zoologo evoluzionista R.
Eric Lombard vi attribu“ grande
importanza in un articolo apparso
sulla rivista Evolution:
Queste ricerche di specifiche
informazioni al fine di costruire
filogenesi di taxa di mammiferi
andranno incontro a delusioni.52
L'origine degli uccelli e dei mammiferi 65
Gli evoluzionisti
sostengono che tutte le
specie mammifere si
siano evolute da un comune
progenitore. Nondimeno, gli orsi,
le balene, i topi e i pipistrelli
presentano enormi
differenze. Ognuno di
questi esseri viventi
possiede sistemi
specificamente
disegnati. Per
esempio, i pipistrelli
sono stati creati
con un sistema
sonar molto
sensibile che li
aiuta ad orientarsi
nel buio. Questi
complessi sistemi,
che la moderna
tecnologia pu˜
soltanto imitare,
non possono
essere apparsi come risultato di
coincidenze casuali. Anche i
fossili dimostrano che i pipistrelli
emersero improvvisamente nella
perfezione del loro stato attuale,
senza passare attraverso alcun
"processo evolutivo".
Un pipistrello
fossile risalente
a 50 milioni di
anni fa: non
presenta alcuna
differenza
rispetto
all'attuale
specie vivente.
(Science, vol.
154)
Fino a non molto tempo fa,
un'immaginaria sequenza
dell'evoluzione del cavallo
era avanzata come la
principale testimonianza fossile
della teoria evoluzionista. Oggi,
tuttavia, molti evoluzionisti ne
ammettono apertamente l'infondatezza.
L'evoluzionista Boyce
Rensberger, nel corso di un simposio tenutosi
nel 1980 presso il Museo di Storia Naturale di
Chicago, ha affermato che tale scenario non
trova conferme nelle testimonianze fossili e
che in questo caso non possibile parlare di
processo evolutivo:
Il popolare esempio dell'evoluzione del
cavallo, che suggerisce una graduale
sequenza di cambiamenti da una
creatura con quattro dita delle
dimensioni di una volpe fino all'animale
odierno, molto pi grande e con una sola
unghia, si giˆ da molto tempo rivelato
errato. In luogo di cambiamenti graduali,
i fossili di ogni specie intermedia
appaiono completamente distinti,
persistono immutati e quindi si
estinguono. Le forme transizionali sono
sconosciute.1
Il famoso paleontologo Colin Patterson,
direttore del Natural History Museum of
England, dove ancora si mostravano gli schemi
dell'"evoluzione del cavallo", ha detto riguardo
a questa pubblica esposizione allestita presso
il pianterreno del museo:
Sono circolate una terribile quantitˆ di
storie, le une pi fantasiose delle altre,
sulla reale natura della vita. L'esempio
pi famoso, ancora in mostra al piano
sottostante, l'esibizione dell'evoluzione
del cavallo, risalente a circa
cinquant'anni orsono. stata presentata
come l'esatta veritˆ dalla tradizione
manualistica. Ora, io ritengo che ci˜ sia
deplorevole, in particolare quando coloro
che diffondono questo tipo di storie
possono essere consapevoli della natura
speculativa di alcune di esse.2
Qual' allora lo scenario per "l'evoluzione del
cavallo"? Tale descrizione fu preparata grazie
ai falsi documenti compilati sulla base della
sistemazione sequenziale di fossili di specie
distinte che, secondo la forza d'immaginazione
degli evoluzionisti, sarebbero vissuti in India,
Sudafrica, Nord America ed Europa. Esistono
pi di venti tabelle sull'evoluzione del cavallo
proposte da differenti ricercatori. Gli
evoluzionisti non sono riusciti a raggiungere
un comune accordo sul problema di questi
alberi genealogici, che, tra l'altro, sono in totale
disaccordo tra loro. Il solo punto in comune
la credenza che una creatura della taglia di un
cane detta "Eohippus", vissuta nel periodo
eocenico, cio 55 milioni di anni fa, sia il
progenitore del cavallo (Equus). Le ipotetiche
linee evolutive dall'Eohippus all'Equus sono,
tuttavia, del tutto inconsistenti.
Lo scrittore evoluzionista Gordon R. Taylor
illustra questa veritˆ poco conosciuta nel suo
libro The Great Evolution Mistery:
Ma forse la pi grave debolezza del
darvinismo la mancanza di
paleontologi in grado di trovare
filogenesi convincenti o sequenze di
organismi capaci di dimostrare i
maggiori cambiamenti evolutivi... Il
cavallo spesso citato come l'unico
esempio compiuto. Ma il fatto che la
linea dall'Eohippus all'Equus molto
irregolare. addotta per mostrare un
continuo incremento di dimensioni, ma la
realtˆ che alcune varianti erano pi
piccole dell'Eohippus, non pi grandi.
Esemplari provenienti da fonti differenti
possono essere riuniti in una sequenza
all'apparenza convincente, ma non vi
prova sufficiente a confermare che essi
fossero disposti secondo questo ordine
temporale.3
Tutti questi fatti dimostrano chiaramente come
le tabelle sull'evoluzione del cavallo,
presentate come una delle pi solide prove a
favore del darvinismo, non siano altre che
favole fantastiche ed implausibili.
1. Boyce Rensberger, Houston Cronicle, 5 novembre
1980, p. 15.
2. Colin Patterson, Harper's, febbraio 1984, p. 60.
3. Gordon Rattray Taylor, The Great Evolution Mistery,
Abacus, Sphere Books, Londra 1984, p. 230.
IL MITO DELL'EVOLUZIONE DEL CAVALLO
Ci˜ dimostra che tutti gli esseri viventi apparvero repentinamente
sulla terra giˆ completamente formati, senza alcun processo evolutivo.
Questa la prova evidente della loro creazione. Gli evoluzionisti, tuttavia,
tentano di interpretare il fatto che tutte le specie viventi sono pervenute
all'esistenza in un ordine particolare come un segno dell'evoluzione.
Nondimeno la sequenza secondo cui gli esseri viventi emersero l'ordine
della creazione, poichŽ non possibile parlare di processo evolutivo.
Grazie a una superiore e perfetta creazione, gli oceani e poi le terre si
riempirono di esseri viventi; infine, venne creato l'uomo.
Contrariamente alla storia dell'"uomo scimmia", imposta alle masse
con un'intensa propaganda mediatica, anche l'uomo apparve sulla terra
d'improvviso giˆ completamente formato.

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 5:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ingannevoli
interpretazioni dei fossili
7
Prima di addentrarci nel mito dell'evoluzione umana, dobbiamo
menzionare i metodi di propaganda utilizzati per instillare nel
pubblico la convinzione che un tempo sia esistita una creatura per
metˆ uomo e per metˆ scimmia. Tale metodo si vale di "ricostruzioni",
ovverosia di disegni o modelli di creature viventi eseguite spesso sulla
base di un singolo osso fossile e talvolta di un solo frammento. Gli
"uomini scimmia"che appaiono nei quotidiani, nelle riviste o nei film sono
tutte ricostruzioni.
PoichŽ i fossili sono spesso dispersi e incompleti, ogni congettura
fondata su di essi si rivela facilmente del tutto astratta. In realtˆ, le
ricostruzioni (disegni o modelli) eseguite dagli evoluzionisti sulla base
dei resti fossili sono preparate speculativamente proprio allo scopo di
convalidare la loro tesi. Un antropologo di Harvard, David R. Pilbeam,
rileva questo fatto quando afferma: "Per lo meno in paleoantropologia, i
dati sono ancora cos“ sparsi che la teoria influenza profondamente le
interpretazioni. In passato, le teorie hanno chiaramente riflettuto le
nostre ideologie correnti piuttosto che i dati attuali".53 PoichŽ la gente
intimamente influenzata dalla informazione visiva, queste ricostruzioni
sono altamente funzionali allo scopo degli evoluzionisti di convincere
della reale esistenza di queste creature nel passato.
necessario, ora, mettere in rilievo un punto particolare: le
ricostruzioni basate sulle ossa rimaste possono rivelare soltanto le
caratteristiche generali dell'oggetto, in quanto i particolari realmente
distintivi sono i tessuti molli, i quali svaniscono rapidamente nel tempo.
Ne consegue che le astratte interpretazioni dei tessuti molli dipendono
CAPITOLO
Nei disegni e nelle raffigurazioni gli evoluzionisti inventano deliberatamente
caratteristiche di cui non vi traccia nei fossili, come la struttura del naso e delle
labbra, la forma dei capelli, delle sopracciglia e tutta la peluria sul corpo, allo scopo
di patrocinare la loro teoria. Vengono anche realizzate rappresentazioni dettagliate di
queste creature immaginarie mentre camminano con le loro famiglie, cacciano e altre
situazioni della loro vita quotidiana. Tutte queste immagini, nondimeno, sono frutto
della fantasia e non trovano conferme nei reperti fossili.
RAFFIGURAZIONI IMMAGINARIE ED INGANNEVOLI
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
totalmente dalla fantasia degli autori delle ricostruzioni. Earnst A.
Hooten, docente presso l'Universitˆ di Harvard, scrive, per spiegare tale
situazione:
Il tentativo di ricostruire le parti molli un'impresa addirittura pi azzardata.
Le labbra, gli occhi, le orecchie e la punta del naso non lasciano indizi nelle
sottostanti parti ossee. Con un cranio neardentaloide possibile
modellare, con eguale facilitˆ, le fattezze di uno scimpanzŽ o i
lineamenti di un filosofo. Queste presunte ricostruzioni di antiche
tipologie di uomini non hanno alcun valore scientifico e servono solo a
fuorviare il pubblico... Perci˜ non fidatevi di simili ricostruzioni.54
In realtˆ, le storie inventate dagli evoluzionisti sono talmente
assurde da attribuire allo stesso cranio addirittura tre volti differenti. Ad
esempio, i tre diversi disegni eseguiti sulla base del fossile detto
Australopithecus robustus (Zinjanthropus), sono un famoso esempio di
tale falsificazione.
Le prevenute interpretazioni dei fossili o la fabbricazione di molte
ricostruzioni immaginarie possono ritenersi un indice della frequenza con
cui gli evoluzionisti ricorrono all'inganno. Ci˜, tuttavia, appare innocente
se paragonato alle deliberate frodi perpetrate nella storia dell'evoluzione.
70
Ricostruzione di N. Parker, N.
Geographic, settembre 1960.
Disegno di Maurice
Wilson.
Apparsa sul Sunday Times
del 5 aprile 1964.
TRE DIVERSE RICOSTRUZIONI BASATE SULLO
STESSO CRANIO BASED ON THE SAME SKULL
Falsificazioni
dell'evoluzione
8
Non esiste alcuna concreta testimonianza fossile che avvalori
l'immagine dell'uomo-scimmia, quale incessantemente
propagandata dai mezzi di comunicazione e dai circoli
accademici evoluzionisti. Pennello alla mano, gli evoluzionisti producono
creature immaginarie; il fatto che questi disegni non combacino con i
fossili, tuttavia, costituisce un serio problema per loro. Un interessante
metodo utilizzato al fine di superare questo problema la produzione dei
fossili che non possono trovare. L'Uomo di Piltdown, il pi grande
scandalo nella storia della scienza, un tipico esempio di questo metodo.
L'Uomo di Piltdown:
una mandibola di orang-utan e un cranio umano
Un noto dottore e paleoantropologo dilettante, Charles Dawson, nel
1912 afferm˜ di avere scoperto un osso mascellare e un frammento di
cranio in una cava presso Piltdown, in Inghilterra. Sebbene la mandibola
fosse molto simile a quella di una scimmia, i denti e il cranio erano umani.
Questi campioni vennero classificati come "Uomo di Piltdown". Dopo
aver asserito che risalivano a cinquecentomila anni fa, furono spacciati, in
parecchi musei, come una prova assoluta dell'evoluzione umana. Per pi
di quarant'anni vennero scritti molti articoli scientifici dedicati a questa
scoperta e furono prodotte molte interpretazioni e disegni, mentre il
fossile fu presentato come una testimonianza importante che avvalorava
la teoria evoluzionista. Furono compilate non meno di cinquecento tesi
dottorali sull'argomento. Il famoso paleoantropologo americano Henry
CAPITOLO
Mascella di
orangutang
Parti di
teschio
umano
I fossili sono portati alla luce
da Charles Dawson e affidati
a sir Arthur Smith Woodward
I pezzi vengono
ricostruiti per
formare il famoso
cranio.
Sulla base del
cranio
ricostruito,
vengono fatti
numerosi disegni
e sculture e
redatti numerosi
articoli. Il cranio
originale
esposto al British
Museum.
Passati 40 anni
dalla sua scoperta,
il fossile di
Piltdown si rivela
un inganno ideato
da un gruppo di
ricercatori.
3
4
1
2
LA STORIA DI UNA BEFFA
Fairfield Osborn disse, durante una visita al British Museum nel 1935: "...
a noi deve essere ricordato che la Natura piena di paradossi e questo
uno stupefacente ritrovamento riguardo ai primi uomini..."56
Nel 1949, Kenneth Oakley, del dipartimento di paleontologia del
British Museum, tent˜ di applicare il metodo del "test del fluoro", un
nuovo sistema per determinare la data di alcuni fossili antichi, sui
campioni dell'Uomo di Piltdown. Il risultato fu sbalorditivo. Durante il
test si scopr“ che l'osso mascellare non conteneva alcuna traccia di fluoro.
Questo significava che era rimasto sepolto non pi di pochi anni. Il cranio,
che rivelava soltanto una minima quantitˆ di fluoro, dimostr˜ di risalire a
poche migliaia di anni addietro, come stato confermato dai pi recenti
studi.
Si determin˜ che i denti sull'osso mascellare, appartenenti ad un
orang-utan, erano stati logorati artificialmente, mentre gli strumenti
"primitivi" scoperti con i fossili erano semplici imitazioni, affilate con
utensili di ferro.57 Con la dettagliata analisi condotta a termine da Weiner
nel 1953, venne resa nota al pubblico questa frode. Il cranio apparteneva
a un uomo vissuto cinquecento anni prima, mentre l'osso mascellare ad
una scimmia morta recentemente! I denti erano stati, quindi, disposti in
ordine e aggiunti alla mascella in modo tale da imitare quelli dell'uomo.
Tutti questi pezzi vennero poi trattati con potassio dicromato per
conferirgli un aspetto di vecchiezza. Queste macchie iniziarono a
dissolversi a contatto con l'acido. Le Gros Clark, il quale faceva parte del
team che scopr“ la frode, non pot nascondere il suo sbalordimento e
disse: "le prove delle abrasioni artificiali saltarono immediatamente
agli occhi. Invero, apparivano cos“ ovvie che ci si pot chiedere perchŽ
non fossero state scoperte prima."58 All'indomani, l'Uomo di Piltdown
venne rapidamente rimosso dal British Museum, dove era stato esposto
per pi di quarant'anni.
L'Uomo del Nebraska: un dente di maiale
Nel 1922, Henry Fairfield Osborn, direttore dell'American Museum
of Natural History, dichiar˜ di aver scoperto un dente molare fossile in
Falsificazioni dell'evoluzione 73
Nebraska occidentale, nei pressi di Snake Brooks, risalente al Pliocene.
Questo dente presentava presumibilmente le comuni caratteristiche
dell'uomo e della scimmia. Ci˜ fu argomento di profonde discussioni
scientifiche, nelle quali alcuni sostenevano che si trattasse di un dente di
Pithecanthropus erectus, mentre altri affermavano che si approssimasse
di pi a quello di un essere umano. Il fossile, che sollev˜ estesi dibattiti,
venne detto "Uomo del Nebraska". Gli fu anche affibbiato un "nome
scientifico": Hesperopithecus haroldcooki.
Molte autoritˆ diedero il loro sostegno a Osborn. Sulla base di
questo singolo dente vennero eseguite ricostruzioni della testa e del
corpo dell'Uomo del Nebraska, il quale venne addirittura raffigurato
insieme alla moglie e ai figli, come un'intera famiglia nella sua cornice
naturale.
Tutti questi scenari si svilupparono da un solo dente. I circoli
evoluzionisti avvalorarono a tal punto questo "uomo fantasma" che,
allorquando un ricercatore di nome William Bryan si oppose alla
tendenziosa decisione di basarsi su un singolo dente, fu aspramente
criticato.
Nel 1927 vennero scoperte altre parti dello scheletro. I nuovi reperti
rivelarono che il dente non apparteneva nŽ a un uomo nŽ a una scimmia,
bens“ ad una specie estinta di maiale selvatico americano detto
prosthennops. William Gregory intitol˜ un suo articolo, pubblicato sulla
rivista Science, dove annunciava l'errore: "Hesperopithecus: in realtˆ nŽ
una scimmia nŽ un uomo".59 Ne segu“ che tutte le rappresentazioni
dell'Hesperopithecus haroldcooki e della "sua famiglia" furono
repentinamente rimosse da tutta la letteratura evoluzionista.
L'illustrazione a sinistra,
pubblicata sull'Illustrated
London News del 24
luglio 1922, venne fatta
sulla base di un singolo
dente. Gli evoluzionisti,
tuttavia, furono molto
delusi quando fu rivelato
che questo dente non
apparteneva nŽ a una
creatura simile a una
scimmia nŽ a un uomo,
ma bens“ ad una specie
estinta di maiale.
Ota Benga: l'Africano in gabbia
Dopo aver avanzato, ne L'origine dell'uomo, l'idea che l'uomo fosse
evoluto da un essere vivente simile alla scimmia, Darwin si dedic˜ alla
ricerca dei fossili che convalidassero la veridicitˆ delle sue asserzioni.
Alcuni evoluzionisti, tuttavia, credettero che tali creature si potessero
trovare non solo nei fossili, ma, ancora viventi, in varie parti del mondo.
Agli inizi del XX secolo, le ricerche degli "anelli di transizione viventi"
condussero a degli sfortunati incidenti, il pi crudele dei quali quello
del pigmeo Ota Benga.
Ota Benga fu catturato nel 1904 da un ricercatore evoluzionista nel
Congo. Nella sua lingua, il suo nome significa "amico". Egli aveva una
moglie e due figli. Incatenato e ingabbiato come un animale, venne
portato negli USA, dove alcuni scienziati lo esposero al pubblico alla
Mostra Mondiale di St. Louis, insieme ad alcune specie di scimmie. Fu
presentato come "il vincolo transizionale pi vicino all'uomo". Due anni
dopo, fu trasferito nello zoo del Bronx di New York, dove venne esibito
come uno dei "pi antichi antenati dell'uomo", in compagnia di alcuni
scimpanzŽ, di un gorilla di nome Dinah e di un orang-utan detto Dohung.
Il dottor William T. Hornaday, il direttore evoluzionista dello zoo,
espresse in lunghi discorsi l'orgoglio di ospitare questa eccezionale
"forma transizionale" nel suo zoo e tratt˜ Ota Benga come se fosse un
comune animale in gabbia. Non potendo sopportare oltre il trattamento a
cui era sottoposto, Ota Benga infine si suicid˜.60
L'Uomo di Piltdown, l'Uomo del Nebraska,
Ota Benga... Questi scandali dimostrano come gli
scienziati evoluzionisti non abbiano esitato a
servirsi di qualsiasi tipo di metodi anti-scientifici
al fine di provare la loro teoria. Di questo
dobbiamo ricordarci, quando consideriamo le
altre cosiddette prove del mito dell'evoluzione
umana. C' infatti un esercito di volontari pronti
a tutto pur di appurare la veridicitˆ di queste
storie fittizie.
Falsificazioni dell'evoluzione 75
OTA BENGA:
"Il pigmeo allo zoo".
Lo scenario
dell'evoluzione umana
9
Nei capitoli precedenti abbiamo visto che in natura non esistono
meccanismi che inducano gli esseri viventi ad evolvere e che le
specie viventi non sono pervenute all'essere in seguito a un
processo evolutivo, ma sono piuttosto emerse all'improvviso nella loro
presente struttura perfetta. Ovvero, vennero create individualmente.
ovvio, quindi, che anche l'evoluzione umana non ha mai avuto luogo.
Che cosa propongono allora gli evoluzionisti a fondamento della
loro storia?
Il fondamento costituito dall'esistenza di una moltitudine di fossili
sui quali sono state costruite interpretazioni immaginarie. Nel corso del
tempo sono vissute pi di 6000 specie di scimmie, in maggioranza estinte.
Oggi, solo 120 specie di scimmie sono presenti sulla terra. Queste
approssimative 6000 specie rappresentano una ricca risorsa per gli
evoluzionisti.
Essi hanno descritto lo scenario dell'evoluzione umana sistemando
una parte dei crani che rispondevano al loro proposito in un ordine di
grandezza, dal pi grande al pi piccolo, e inframettendovi i crani di
razze umane estinte. Secondo questa prospettiva, gli uomini e le scimmie
moderne hanno antenati in comune. Queste creature si sarebbero evolute
nel tempo; alcune di esse sarebbero divenute le scimmie di oggi, le altre,
che avrebbero seguito una diversa branca dell'evoluzione, si sarebbero
trasformate negli uomini attuali.
Tutte le scoperte paleontologiche, anatomiche e biologiche, hanno,
nondimeno, dimostrato che queste asserzioni sono fittizie e infondate
come tutte le altre. Nessuna prova chiara e convincente stata avanzata
CAPITOLO
per verificare se esista una relazione tra l'uomo e la scimmia, ad eccezione
di frodi, distorsioni, disegni e commenti fuorvianti.
I fossili dimostrano che, nel corso del tempo, gli uomini sono sempre
stati uomini cos“ come le scimmie sono sempre state scimmie. Alcuni dei
fossili che gli evoluzionisti ritengono i progenitori dell'uomo,
appartengono a razze umane vissute all'incirca 10.000 anni fa, poi
scomparse. Inoltre, molte comunitˆ umane ancora oggi viventi hanno le
stesse fattezze e caratteristiche di queste razze umane estinte, che gli
evoluzionisti ritengono i nostri antenati. Tutto ci˜ rappresenta una prova
chiara che l'uomo non mai passato attraverso un processo evolutivo in
alcun periodo storico.
Ma la cosa pi importante che vi sono numerose differenze
anatomiche tra l'uomo e la scimmia, e nessuna di queste avrebbe potuto
giungere all'esistenza attraverso un processo evolutivo. Il fatto di essere
bipedi una di queste. Tale elemento, di cui si parlerˆ pi avanti,
peculiare soltanto dell'uomo ed uno dei tratti distintivi pi importanti.
L'immaginario albero genealogico dell'uomo
I darvinisti affermano che gli uomini moderni si siano evoluti da una
sorta di creature simili alle scimmie. Nel corso di questo ipotetico
processo evolutivo, che si suppone abbia avuto inizio quattro o cinque
milioni di anni fa, si sostiene che siano esistite alcune "forme di
transizione" intermedie tra l'uomo moderno e i suoi progenitori. Secondo
questa prospettiva del tutto immaginaria, vengono elencate quattro
"categorie" di base:
1. Australopithecinae (forma plurale di Australopithecus)
2. Homo habilis
3. Homo erectus
4. Homo sapiens
Gli evoluzionisti designano il cosiddetto primo antenato comune
degli uomini e delle scimmie "Australopithecus", che significa "scimmia
sudafricana". L'Australopithecus, nient'altro che un'antica specie di
Lo scenario dell'evoluzione umana 77
78 L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
scimmia estinta, presenta varie tipologie, tra cui alcune di buona
complessione, altre di struttura pi piccola e gracile
Gli evoluzionisti classificano la fase successiva dell'evoluzione
umana come "homo", cio uomo. Gli esseri viventi appartenenti a tale
serie sarebbero pi sviluppati dell'Australopithecus e non molto diversi
dall'uomo attuale. Quest'ultimo, ovvero l'Homo sapiens, si dice che si sia
formato all'ultimo stadio dell'evoluzione di questa specie.
Fossili come l'Uomo di Giava, l'Uomo di Pechino e "Lucy", che
talvolta compaiono sui mezzi di comunicazione, nelle pubblicazioni e nei
libri divulgativi evoluzionisti, sono inclusi in una delle quattro specie
sopra elencate. Queste ultime si diramano in sottospecie.
Alcune ipotetiche forme di transizione del passato, come il
Il primo fossile di Ramapithecus
scoperto: una mascella dispersa
composta di due parti (a destra).
Gli evoluzionisti raffigurarono
audacemente il Ramapithecus, la
sua famiglia e l'ambiente in cui
viveva basandosi soltanto su
queste ossa.
UN SINGOLO OSSO MASCELLARE
COME FONTE D'ISPIRAZIONE
Ramapithecus, sono state escluse dall'albero genealogico
dell'immaginaria evoluzione umana allorquando si compreso che erano
delle semplici scimmie.61
Nel delineare la catena "Australopithecinae > Homo habilis > Homo
erectus > Homo sapiens", gli evoluzionisti intendono che ognuna di
queste specie sia l'antenata dell'altra. Le recenti scoperte dei
paleoantropologi hanno nondimeno rivelato che Australopithecinae,
Homo habilis e Homo erectus sono esistiti, nello stesso tempo, in diverse
parti del mondo. Inoltre, un certo segmento di umani, classificato come
Homo erectus, vissuto fino a tempi molto recenti. L'Homo sapiens
neandarthalensis e l'Homo sapiens sapiens (l'uomo moderno) sono
coesistiti nella stessa regione. Questi fatti rivelano chiaramente la
mancanza di validitˆ dell'asserzione che essi siano i progenitori gli uni
degli altri.
In realtˆ, tutte le scoperte e le ricerche scientifiche hanno dimostrato
che i fossili non suggeriscono alcun processo evolutivo secondo quanto
sostenuto dagli evoluzionisti. I fossili che vengono considerati gli antenati
degli umani appartengono di fatto o a diverse razze umane o a specie di
scimmie.
Quali fossili, allora, sono umani e quali scimmie? possibile che
ciascuno di essi sia considerato una forma transizionale? Per rispondere a
queste domande, sarˆ necessario esaminare ogni singola categoria.
Australopithecus: una specie di scimmia
Australopithecus, corrispondente alla prima categoria, significa
"scimmia del sud". Si presume che sia apparso per la prima volta in Africa
quattro milioni di anni fa, ove visse per i successivi tre milioni di anni. Vi
sono alcune classi tra gli Australopithecinae. Gli evoluzionisti credono
che la pi antica specie di Australopithecus sia l'A. Afarensis. Seguono
quindi l'A. Africanus, che ha ossa pi esili, e l'A. Robustus, le cui ossa
sono relativamente pi grandi. Per quanto concerne l'A. Boisei, alcuni
ricercatori ritengono che sia una specie diversa, altri che sia una
Lo scenario dell'evoluzione umana 79
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
sottospecie del'A. Robustus.
Tutte le specie di Australopithecus sono scimmie estinte che
rassomigliano a quelle contemporanee. La loro capacitˆ cranica pari o
inferiore a quella degli attuali scimpanz. Come questi, hanno alcune
parti, nelle estremitˆ superiori e inferiori, disegnate al fine di arrampicarsi
sugli alberi, mentre i loro piedi hanno la capacitˆ di far presa sui rami in
modo tale da mantenersi in equilibrio. Sono di bassa statura (al massimo
130 cm.) e, proprio come gli scimpanz di oggi, il maschio pi robusto
della femmina. Molte caratteristiche, quali alcune particolaritˆ nei loro
crani, la vicinanza degli occhi, i molari acuminati, la struttura
mandibolare, le braccia lunghe, le gambe corte, testimoniano che questi
esseri viventi non erano diversi dalle scimmie attuali.
Gli evoluzionisti affermano che, sebbene gli Australopithecinae
abbiano l'anatomia di una scimmia, camminavano tuttavia eretti come gli
umani. Tale posizione stata sostenuta per decenni da paleontropologi
come Richard Leakey e Donald C. Johanson. Nondimeno, una gran
quantitˆ di ricerche sulla struttura scheletrica degli Australopithecinae,
condotte da numerosi studiosi, ha dimostrato la mancanza di validitˆ di
questo argomento. Un'estesa ricerca effettuata su vari esemplari di
Australopithecus da due anatomisti di fama mondiale provenienti
dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti, Lord Solly Zuckerman e il Prof.
Charles Oxnard, ha rivelato che queste creature non erano bipedi e si
muovevano in modo analogo alle scimmie moderne. Dopo aver studiato
le ossa di questi fossili per un periodo di quindici anni, grazie alle
sovvenzioni del governo britannico, Lord Zuckerman e il suo team di
cinque specialisti giunsero alla conclusione che gli Australopithecinae
erano soltanto un'ordinaria specie di scimmie e non erano
assolutamente bipedi, per quanto lo stesso scienziato fosse un
evoluzionista.62 In modo corrispondente, Charles E. Oxnard, un altro
evoluzionista famoso per le sue ricerche sul tema, ha paragonato la
struttura scheletrica degli Australopithecinae a quella dei moderni orangutan.
63 Nel 1994, infine, un gruppo dell'Universitˆ di Liverpool, in
Inghilterra, avvi˜ una vasta ricerca al fine di pervenire ad una conclusione
80
definitiva. L'esito raggiunto fu che "gli Australopithecinae sono
quadrupedi".64
In breve, gli Australopithecinae non hanno alcun legame con gli
umani, ma sono semplicemente una specie di scimmia estinta.
Homo Habilis: la scimmia che fu presentata come umana
La grande similitudine tra la struttura cranica e scheletrica degli
Australopithecinae e gli scimpanz e la confutazione che tali creature
camminassero erette, caus˜ gravi difficoltˆ ai paleoantropologi
evoluzionisti. PoichŽ, secondo l'immaginario schema evolutivo, l'Homo
erectus venne dopo gli Australopithecinae. Come il prefisso "homo"
indica, l'Homo erectus una classe umana e il suo scheletro eretto. La
sua capacitˆ cranica superiore pi del doppio a quella degli
Australopithecinae. Una diretta transizione da questi ultimi, che sono
scimmie simili a scimpanz, all'Homo erectus, che ha uno scheletro non
diverso da quello umano odierno, fuori discussione anche secondo la
teoria evoluzionista. Servirebbero, infatti, dei "legami", ovvero, delle
"forme di transizione". Il concetto di Homo habilis nacque per rispondere
a questa necessitˆ.
La classificazione di Homo habilis fu proposta negli anni Sessanta
dai Leakeys, un'intera famiglia di "cacciatori di fossili". Essi affermarono
che questa nuova specie, classificata come Homo habilis, ebbe una
capacitˆ cranica relativamente ampia, l'idoneitˆ a camminare in posizione
eretta e a servirsi di pietre e arnesi di legno. Avrebbe potuto essere, quindi,
l'antenato dell'uomo.
I nuovi fossili scoperti alla fine degli anni '80 erano destinati a mutare
radicalmente tale visione. Alcuni ricercatori, tra cui Bernard Wood e C.
Loring Brace, confidando nei fossili appena rinvenuti, asserirono che
l'Homo habilis, ovvero "uomo capace di usare strumenti", avrebbe dovuto
essere classificato Australopithecus habilis, ossia "scimmia dell'Africa
meridionale capace di usare strumenti", in quanto presentava parecchie
caratteristiche in comune con la scimmia detta Australopithecus. Aveva,
Lo scenario dell'evoluzione umana 81
Il primo fossile scoperto in
Etiopia, presso Hadar, che si
supponeva appartenesse alla
specie Australopithecus
aferensis: AL 288-1 o "Lucy". Per
lungo tempo gli evoluzionisti si
sforzarono di provare che Lucy
potesse camminare in posizione
eretta. Le ultime ricerche, tuttavia,
hanno definitivamente stabilito
che questo animale era una
scimmia ordinaria che procedeva
in posizione ricurva.
Il fossile di Australopithecus
aferensis Al 333-105 (sotto)
appartiene ad un membro giovane di
questa specie. Questa la ragone per
cui non si era ancora formata la
protrusione sul suo cranio.
AUSTRALOPITHECUS AFERENSIS: UNA SCIMMIA ESTINTA
Sopra: cranio fossile di
Australopithecus aferensis AL
444-2. Sotto: cranio di una
scimmia contemporanea.
L'ovvia somiglianza prova che
l'A. aferensis era una specie di
scimmia ordinaria, priva di
qualsiasi caratteristica umana.
AUSTRALOPITHECUS
SCIMPANZƒ MODERNO
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
infatti, braccia lunghe, gambe corte e una struttura scheletrica simile alla
scimmia. Le sue dita delle mani e dei piedi erano prensili, mentre la sua
struttura mandibolare era molto simile a quella dei moderni Primati.
Anche la capacitˆ cranica, pari a 600 cc, offriva ulteriori conferme. In
breve, l'Homo habilis, presentato da alcuni evoluzionisti come una specie
differente, era in realtˆ una specie di scimmia cos“ come tutti gli altri
Australopithecinae.
Le ricerche condotte negli anni seguenti hanno dimostrato che
l'Homo habilis non era diverso dagli Australopithecinae. Il cranio e lo
scheletro fossile OH62 trovati da Tim White dimostrarono che questa
specie ebbe una ridotta capacitˆ cranica, braccia lunghe e gambe corte,
che le consentivano di arrampicarsi sugli alberi.
Le dettagliate analisi condotte dall'antropologa americana Holly
Smith nel 1994 rivelarono che l'Homo habilis non era un "homo", ma bens“
una "scimmia". Aproposito dei suoi studi sui denti dell'Australopithecus,
dell'Homo habilis, dell'Homo erectus e dell'Homo neandertalensis, Smith
ha scritto:
Circoscrivendo l'analisi dei fossili a quei campioni che soddisfino tali criteri, i
modelli di sviluppo dentale di australopithecinae gracili e di Homo
Habilis rimangono classificati come scimmie africane. Quelli dell'Homo
erectus e di Neanderthal sono classificati come umani.65
Nello stesso anno, Fred Spoor, Bernard Wood e Frans Zonneveld,
tutti specialisti di anatomia, giunsero alla stessa conclusione seppure con
un metodo del tutto differente. Tale metodo era basato sull'analisi
comparativa dei canali semicircolari nell'orecchio interno, che
provvedono a mantenere l'equilibrio, di umani e scimmie. I canali degli
umani, i quali camminano eretti, sono molto diversi da quelli delle
scimmie, che procedono ricurve verso il basso. I campioni di orecchi
interni di Australopithecus e di Homo habilis analizzati dai tre studiosi
erano pressochŽ simili a quelli delle scimmie moderne, mentre quelli di
Homo erectus erano identici a quelli dell'uomo odierno.66
Queste scoperte hanno prodotto due importanti risultati:
1. I fossili a cui si fa riferimento come Homo habilis, in realtˆ, non
84
"OH 7 Homo habilis", in
basso a sinistra, stato il
fossile che meglio ha
definito le caratteristiche
mandibolari della specie
Homo Habilis. Questa
mandibola fossile presenta
degli incisivi molto grandi,
mentre i molari sono
piccoli; la forma
quadrata. Tutte queste
qualitˆ rendono tale
mandibola molto simile
a quella delle scimmie
odierne. In altre
parole, questo fossile
fornisce un'ulteriore
conferma del fatto che
questo essere fosse
una scimmia.
Per lungo tempo gli
evoluzionisti sostennero
che le creature da essi
chiamate Homo habilis
potessero camminare in
posizione eretta. Tuttavia,
i nuovi fossili di Homo
habilis portati alla luce da
Tim White nel 1986,
definiti OH 62,
confutarono questa
asserzione. Questi
frammenti rivelarono che
l'Homo habilis possedeva
braccia lunghe e gambe
corte, proprio come le
scimmie contemporanee.
Questo fossile pose fine
all'asserzione che l'Homo
habilis fosse un bipede in
grado di procedere in
posizione eretta. In veritˆ,
esso era soltanto un'altra
specie di scimmia.
HOMO HABILIS: UN'ALTRA SCIMMIA ESTINTA
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
appartengono alle classi "homo", ovvero agli umani, ma a quelle degli
Australopithecinae, cio alle scimmie.
2. Sia l'Homo habilis che gli Australopithecinae erano esseri viventi
che camminavano ricurvi, il loro scheletro era quindi quello di una
scimmia. Non avevano alcun tipo di relazione con gli umani.
Homo Rudolfensis: un errore nella composizione della faccia
Homo Rudolfensis il termine che si dato ad alcuni frammenti
fossili riportati alla luce nel 1972. Anche la classe ipoteticamente
rappresentata da questo fossile venne designata con lo stesso nome, in
quanto questi frammenti fossili furono scoperti nei pressi del fiume
Rudolf in Kenya. La maggior parte dei paleoantropologi accetta l'idea che
questi fossili non appartengano ad una specie distinta, ma che in realtˆ
tale essere vivente fosse un Homo habilis.
Richard Leakey, colui che rinvenne i fossili, alla presentazione del
cranio da lui denominato "KNM-ER 1470", risalente, secondo le stime, a
2,8 milioni di anni prima, defin“ la sua scoperta la pi importante nella
storia dell'antropologia, suscitando un tale effetto emotivo da indurre al
pianto gli ascoltatori. Secondo Leakey, questo essere, che pur avendo una
scarsa capacitˆ cranica come l'Australopithecus, presentava nondimeno
tratti umani nel volto, era il legame mancante tra l'Australopithecus e
l'uomo. Dopo breve tempo, tuttavia, si comprese che il viso dalle fattezze
umane del cranio KNM-ER 1470, giˆ apparso sulle copertine di numerose
riviste scientifiche, era il risultato dell'errata congiunzione dei frammenti,
compiuta forse con deliberazione. Il Prof. Tim Bromage, che ha effettuato
studi sull'anatomia della faccia umana, ha descritto questo fatto, scoperto
nel 1992 grazie all'aiuto di alcune simulazioni al computer:
Quando venne ricostruito per la prima volta (intendi il KNM-ER 1470), la
faccia era adattata al cranio in una posizione quasi verticolare, in maniera molto
simile al volto piatto degli umani moderni. Ma i recenti studi sulle relazioni
anatomiche mostrano che in vita tale faccia deve essere stata assai prominente,
creando un aspetto simile ad una scimmia piuttosto che ad un
Australopithecus.67
86
Il paleoantropologo evoluzionista J.E. Cronin scrive in riferimento a
questa questione:
... la sua faccia costruita in modo relativamente robusto, il clivus naso-alveolare
piuttosto piatto (che ricalca il volto degli Australopithecinae), la scarsa
ampiezza massima del cranio (presso le zone temporali), i forti canini e i larghi
molari (come indicato dalle radici rimaste) sono tutti caratteri relativamente
primitivi che imparentano l'esemplare con i membri del taxon A. africanus.68
Loring Brace dell'Universitˆ del Michigan pervenne alle stesse
conclusioni grazie alle analisi da lui condotte sulla mascella e sulla
struttura dentale del cranio 1470; disse che le dimensioni della mascella e
delle parti contenenti i molari rivelavano esattamente la faccia e i denti di
un Australopithecus.69
Il Prof. Alan Walker, paleoantropologo presso la John Hopkins
University, che ha svolto altrettante ricerche di Leakey sul KNM-ER,
afferma che questo essere vivente non dovrebbe essere classificato come
"homo", ovvero come specie umana, ma al contrario dovrebbe essere
incluso sotto la specie Australopithecus.70
Per ricapitolare, classificazioni quali Homo habilis o Homo
rudolfensis, che vengono presentate come vincoli di transizione tra
l'Australopithecinae e l'Homo erectus, sono del tutto immaginarie. Come
stato oggi confermato da molti ricercatori, questi esseri viventi sono
membri della serie Australopithecus. Tutte le loro caratteristiche
anatomiche rivelano la loro appartenenza alla specie delle scimmie.
Seguendo queste creature, ognuna delle quali appartiene alla specie
delle scimmie, giungiamo agli "homines" fossili, ovvero agli esseri umani
fossili.
Homo erectus ed oltre: esseri umani
Il fantasioso schema degli evoluzionisti asserisce che l'evoluzione
interna della specie Homo segua questa progressione: primo l'Homo
erectus, poi l'Homo sapiens arcaico e l'Uomo di Neanderthal, quindi
l'Uomo di Cro-Magnon ed infine l'uomo moderno. Tutte queste
classificazioni sono in realtˆ soltanto razze umane originarie. Le
Lo scenario dell'evoluzione umana 87
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
differenze che intercorrono tra loro sono pari a quelle tra un nero e un
Inuit o un pigmeo e un europeo.
Esaminiamo dapprima l'Homo erectus, a cui si fa riferimento come
alla pi primitiva specie umana. Come implica la parola stessa, "Homo
erectus" significa un "uomo che cammina eretto". Gli evoluzionisti hanno
dovuto distinguere questi uomini dai precedenti annettendovi la qualitˆ
di "erezione", per la quale tutti i fossili di Homo erectus esistenti si
distinguono nettamente rispetto agli esemplari di Australopithecus e di
Homo habilis. Non vi alcuna differenza tra lo scheletro di un uomo
moderno e quello di un Homo erectus.
La ragione primaria per cui gli evoluzionisti definiscono "primitivo"
l'Homo erectus la capacitˆ cranica (900-1100 cc.), inferiore rispetto alla
media dell'uomo moderno, e la sporgenza delle arcate sopraccigliari.
Nondimeno, molti popoli che vivono oggi nel mondo hanno la stessa
capacitˆ cranica dell'Homo erectus (ad esempio i pigmei), mentre
esistono altre razze umane che hanno arcate sopraccigliari prominenti
(come gli aborigeni australiani).
un fatto comunemente accettato che tali differenze di capacitˆ
cranica non denotino disparitˆ per quanto riguarda l'intelligenza o la
capacitˆ. L'intelligenza dipende dall'organizzazione interna del cervello,
non dal volume.71
I fossili che hanno reso noto al mondo l'Homo erectus sono quelli
dell'Uomo di Pechino e dell'Uomo di Giava scoperti in Asia, per quanto
si comprese ben presto che non erano attendibili. L'Uomo di Pechino
consisteva di alcuni elementi di gesso i cui originali erano andati perduti,
mentre l'Uomo di Giava era "composto" di alcuni frammenti di cranio e di
un osso pelvico, trovato ad alcuni metri di distanza, privo di qualsiasi
indicazione valida ad attribuirne l'appartenenza allo stesso essere
vivente. Questa la ragione per cui i fossili di Homo erectus scoperti in
Africa hanno goduto di una tale crescente importanza. (Si deve
menzionare il fatto che alcuni fossili identificati come Homo erectus
vennero anche inclusi da alcuni evoluzionisti sotto una seconda classe
detta "Homo ergaster". Regna tuttavia il disaccordo su questo argomento.
88
KNM-WT 15000 o scheletro del "ragazzo di Turkana" (a destra),
probabilmente il pi antico e pi completo fossile umano mai
scoperto. Le ricerche condotte su questo fossile, che si ritiene
risalga a 1,6 milioni di anni orsono, rivelano che esso apparteneva a
un bambino di 12 anni il quale avrebbe raggiunto l'altezza di circa
1,80 m. se fosse pervenuto all'adolescenza. Il "ragazzo di Turkana",
molto simile alla razza di Neanderthal, rappresenta una delle prove
pi significative a confutazione della favola dell'evoluzione umana.
L'evoluzionista Donald Johnson ha scritto riguardo a questo fossile:
"Era alto e magro. La forma del suo corpo e la proporzione delle sue
membra erano le stesse degli attuali Africani equatoriali. Le
dimensioni dei suoi arti combaciano perfettamente con quelle degli
odierni adulti nordamericani bianchi".
Homo erectus significa
ovviamente "uomo eretto". Tutti i
fossili inclusi in questa specie
appartengono a particolari razze
umane. Dal momento che la
maggior parte di questi fossili
non presenta una caratteristica
comune, abbastanza difficile
definire questi uomini sulla base
del loro cranio. Questa la
ragione per cui diversi ricercatori
evoluzionisti hanno fatto varie
classificazioni e designazioni. In
alto a sinistra: cranio trovato
presso Koobi Fora, in Africa, nel
1975, esso pu˜ essere
generalmente definito Homo
erectus. In alto a destra: cranio di
Homo ergaster KNM-ER 3733 che
presenta alcune oscuritˆ.
La capacitˆ cranica di tutti questi
differenti fossili di Homo erectus
varia tra 900 e 1100 cc. Queste
cifre si mantengono entro i limiti
dell'odierna capacitˆ cranica
umana.
HOMO ERECTUS: UN'ANTICA RAZZA UMANA
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Tratteremo in seguito tutti questi fossili sotto la classificazione di Homo
erectus).
Il pi famoso esemplare di Homo erectus trovato in Africa quello
detto di Narikotome o "Ragazzo di Turkana", che venne rinvenuto nei
pressi del lago Turkana in Kenya. confermato che questo fossile
apparteneva ad un giovinetto di dodici anni, che, nel corso della sua
adolescenza, avrebbe raggiunto l'altezza di 1,83 metri. La struttura
scheletrica eretta del fossile non si differenzia da quella dell'uomo
moderno. A tale riguardo, il paleoantropologo americano Alan Walker
afferm˜ di dubitare che "un normale patologo potesse distinguere la
differenza tra lo scheletro fossile e quello di un uomo moderno."72 Del
cranio, Walker ha detto che "assomiglia molto a quello di Neanderthal."73
Come vedremo in seguito, gli uomini di Neanderthal sono una razza
umana moderna; ne consegue, quindi, che anche l'Homo erectus deve
essere considerato tale.
Anche l'evoluzionista Richard Leakey nota che la differenza tra
90
"Early humans were much smarter than we suspected..." ("I primi umani erano pi abili di
quanto sospettassimo...")
Notizia pubblicata su New Scientist del 14 marzo 1998 in cui si dice che quegli umani
chiamati Homo erectus dagli evoluzionisti praticavano l'arte marinaresca 700000 anni fa.
Questi umani, che disponevano di conoscenza e tecnologia sufficiente a costruire vascelli
e a navigare, si possono difficilmente definire "primitivi".
MARINAI DI 700 MILA ANNI
l'Homo erectus e l'uomo moderno pari ad una variazione di razza:
Si potrebbero considerare le differenze nella forma del cranio, nel grado di
protrusione della faccia, nella robustezza della fronte e cos“ di seguito. Tali
differenze non sono probabilmente pi pronunciate di quelle che
vediamo oggi tra le diverse razze geografiche degli umani moderni. Una
simile varazione biologica si presenta quando le popolazioni vivono
geograficamente separate le une dalle altre per significativi periodi di tempo.74
Il Prof. William Laughlin dell'Universitˆ del Connecticut comp“
parecchi esami approfonditi sugli Inuit e sugli abitanti delle isole Aleut e
osserv˜ che queste popolazioni erano straordinariamente simili all'Homo
erectus. La conclusione a cui arriv˜ fu che tutte queste distinzioni erano
in realtˆ razze differenti di Homo sapiens (uomo moderno).
Allorquando si considerino le ampie differenze che intercorrono tra gruppi
remoti quali gli Esquimesi e gli Aborigeni, noti per appartenere alla singola
specie dell'Homo sapiens, pare giustificato concludere che lo stesso
Sinanthropus [un esemplare eretto-ALC] ne faccia parte.75
Vi , d'altra parte, un'enorme vuoto tra l'Homo erectus, che una
razza umana, e le scimmie che lo precedettero nello scenario
dell'evoluzione umana (Australopithecus, Homo abilis, Homo
Rudolfensis). Ne consegue che i primi uomini apparvero nelle
testimonianze fossili improvvisamente e direttamente, escludendo ogni
concatenazione evolutiva. Non vi potrebbe essere alcuna indicazione pi
chiara della loro creazione.
Ammettere, tuttavia, questo fatto del tutto contrario alla filosofia
dogmatica e all'ideologia degli evoluzionisti. Tentano, quindi, di
rappresentare l'Homo erectus come una creatura per metˆ scimmia. Nelle
ricostruzioni, persistono tenacemente nell'attribuirvi tratti scimmieschi.
D'altra parte, in tali immagini, scimmie quali l'Australopithecus o l'Homo
habilis vengono umanizzate. Tale metodo cela il tentativo di "avvicinare"
le scimmie agli esseri umani, colmando cos“ il vuoto intercorrente tra
queste due distinte classi viventi.
Lo scenario dell'evoluzione umana 91
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
I Neandertaliani
I Neandertaliani sono esser umani
apparsi repentinamente centomila anni fa in
Europa e scomparsi o assimilati, per
mescolanza, da altre razze altrettanto
rapidamente 35 mila anni orsono. L'unico
elemento che li differenzia dall'uomo
moderno la superiore robustezza del loro
scheletro e la maggiore capacitˆ cranica.
I Neandertaliani sono una razza umana,
come oggi per lo pi si ammette. Sebbene gli
evoluzionisti abbiano tentato con ogni mezzo
di definirli "una specie primitiva", tutti i
reperti dimostrano che essi non erano
differenti da un "uomo robusto" odierno. Un'eminente autoritˆ in questo
campo, Erik Trinkaus, paleoantropologo presso l'Universitˆ del New
Mexico, ha scritto:
Un dettagliato confronto tra gli scheletri di Neanderthal e quelli umani moderni
ha rivelato che non vi nulla nell'anatomia dell'uomo di Neanderthal che
dimostri una capacitˆ motoria, manipolativa, intellettuale o
linguistica inferiore a quella degli uomini attuali.76
Molti ricercatori contemporanei definiscono l'uomo di Neanderthal
una sottospecie dell'uomo moderno e lo chiamano "Homo sapiens
neanderthalensis". I ritrovamenti testimoniano che i Neandertaliani
seppellivano i loro morti, foggiavano strumenti musicali e presentavano
alcune affinitˆ culturali con l'Homo sapiens sapiens a lui contemporaneo.
Per riassumere, i Neandertaliani erano una razza umana "robusta",
semplicemente scomparsa nel corso del tempo.

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 5:21 pm    Oggetto: Rispondi citando

L'Homo Sapiens arcaico, l'Homo Heilderbergensis
e l'Uomo di Cro-Magnon
L'Homo sapiens arcaico l'ultimo gradino verso l'uomo
contemporaneo nell'immaginario schema evolutivo. Gli evoluzionisti,
92
MASCHERE FALSE: sebbene
non differissero dagli uomini
moderni, gli uomini di
Neanderthal sono ancora
raffigurati simili alle scimmie
dagli evoluzionisti.
In alto: Homo sapiens Neanderthalensis, cranio
Amud 1 scoperto in Palestina. L'uomo di
Neanderthal generalmente noto per essere
robusto ma basso. Si nondimeno stimato che
l'uomo a cui apparteneva questo cranio fosse
alto circa 1,80 m. La sua capacitˆ cranica la pi
grande mai vista: 1740 cc. Per queste ragioni,
questo fossile rappresenta una delle
testimonianze pi importanti per confutare le
pretese degli evoluzionisti che gli uomini di
Neanderthal fossero una specie primitiva.
NEANDERTHAL: UN POPOLO ROBUSTO
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
infatti, non hanno molto da dire riguardo a questi uomini, che presentano
scarse differenze rispetto agli uomini moderni. Alcuni ricercatori hanno
addirittura affermato che esistono ancora oggi dei rappresentanti di
questa razza, indicandone un esempio negli aborigeni australiani. Come
l'Homo sapiens, gli Aborigeni hanno arcate sopraccigliari prominenti,
una struttura mandibolare prognata e una capacitˆ cranica lievemente
inferiore. Sono state fatte, inoltre, significative scoperte che rivelano come
tali uomini siano vissuti in Ungheria e in alcuni villaggi italiani fino a
tempi recenti.
Il gruppo denominato Homo heilderbergensis nella letteratura
evoluzionista in realtˆ lo stesso Homo sapiens arcaico. La ragione per
cui vengono utilizzati due termini differenti per definire la medesima
razza umana la diversitˆ concettuale tra gli evoluzionisti. Tutti i fossili
inclusi sotto la classificazione di Homo heilderbergensis indicano che
popoli anatomicamente molto simili ai moderni Europei vissero 500 e
addirittura 740 mila anni orsono in Inghilterra e in Spagna.
Si stimato che l'Uomo di Cro-Magnon sia vissuto 30000 anni fa.
Questi ebbe un cranio a cupola e una fronte ampia. La capacitˆ cranica era
superiore a quella dei suoi contemporanei. Le arcate sopraccigliari erano
prominenti e presentava una protrusione ossea nella schiena,
caratteristica che compare anche nell'uomo di Neanderthal e nell'Homo
erectus.
Sebbene l'uomo di Cro-Magnon sia considerato una razza europea, la
struttura e il volume del suo cranio sono molto simili a quelli di alcune
razze viventi oggi in Africa e ai tropici. Confidando in tale similitudine, si
creduto si trattasse di un'antica razza africana. Altre scoperte
paleoantropologiche hanno mostrato che le razze di Cro-Magnon e di
Neanderthal si mescolarono tra loro, gettando le basi delle razze attuali. Ai
nostri giorni, inoltre, stato accettato il fatto che i rappresentanti della
razza di Cro-Magnon siano ancora viventi in diverse parti dell'Africa e
nelle regioni francesi di Salute e Dordogne. Uomini viventi che presentano
simili caratteristiche sono stati individuati anche in Polonia e in Ungheria.
94
Specie viventi nella stessa epoca dei loro antenati
Ci˜ che abbiamo finora investigato ci permette di constatare la
finzione assoluta dello scenario dell'evoluzione umana. AffinchŽ possa
esistere un simile albero genealogico, dovrebbe essere avvenuta una
graduale evoluzione dalla scimmia all'uomo e questo processo dovrebbe
essere testimoniato dai reperti fossili. Vi tuttavia uno iato enorme tra le
scimmie e gli umani. La struttura scheletrica, la capacitˆ cranica ed altri
fattori quali il procedere eretti distinguono nettamente le due specie.
(Abbiamo menzionato una recente ricerca, risalente al 1994, sui canali
d'equilibrio dell'orecchio interno, grazie alla quale l'Australopithecus e
l'Homo abilis erano classificati come scimmie, mentre l'Homo erectus
come umano.)
Un'altra scoperta significativa che prova come non vi possa essere
stato un albero genealogico tra queste specie differenti il fatto che queste
ultime, le quali vengono descritte come progenitrici le une delle altre, in
realtˆ vissero contemporaneamente. Se, come sostengono gli
evoluzionisti, l'Australopithecus si convert“ nell'Homo habilis, e se
questo, a sua volta, si evolvette nell'Homo erectus, allora le ere in cui
vissero dovrebbero necessariamente susseguirsi reciprocamente. Non c'
tuttavia un tale ordine cronologico.
Sulla base delle stime degli evoluzionisti, gli Australopithecinae
Lo scenario dell'evoluzione umana 95
UN AGO RISALENTE
A 26000 ANNI FA.
Un fossile interessante che
rivela come gli uomini di
Neanderthal utilizzassero
dei vestiti: un ago risalente
a 26000 anni fa.
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
comparvero quattro milioni di anni orsono e scomparvero un milione di
anni fa. Gli esseri viventi classificati come Homo habilis, d'altra parte, si
ritiene che siano vissuti fino a 1,7-1,9 milioni di anni fa. L'Homo
rudolfensis, che si afferma sia stato pi "avanzato" rispetto all'Homo
habilis, risalirebbe a 2,5-2,8 milioni di anni addietro! Ci˜ significa che
l'Homo rudolfensis di circa un milione di anni pi vecchio dell'Homo
habilis, del quale si suppone sia l'antenato. Per l'altro verso, l'etˆ
dell'Homo erectus risale a 1,6-1,8 milioni di anni fa, che indica come i
primi esemplari apparvero sulla terra nello stesso lasso di tempo dei loro
cosiddetti antenati, ovvero, l'Homo habilis.
Alan Walker, a conferma di questo fatto, ha affermato che "esistono
prove dall'Africa orientale della tarda sopravvivenza di individui minuti
di Australopithecus, i quali furono contemporanei dapprima dell'H.
Habilis, poi dell'H. erectus."77 Louis Leakey ha rinvenuto fossili di
Australopithecus, Homo habilis e Homo erectus contigui nella regione di
Olduvai Gorge.78
Un'ulteriore prova dell'inesistenza di un tale albero genealogico
fornita dal paleontologo di Harvard Stephen Jay Gould, il quale parla di
questa empasse dell'evoluzione nonostante sia egli stesso un
evoluzionista:
Che ne della nostra scala se vi sono tre razze di uomini coesistenti (A.
africanus, i robusti Austrlopithecinae e l'H. habilis), nessuna delle quali deriva
dall'altra? Per di pi, nessuna delle tre mostra alcun orientamento evolutivo
durante la loro permanenza sulla terra.79
Muovendo dall'Homo erectus all'Homo sapiens, constatiamo ancora
che non esiste alcun albero genealogico di cui parlare. provato che
l'Homo erectus e l'Homo sapiens arcaico continuarono a vivere da 27000
a 10.000 anni prima del nostro tempo. Nella palude di Kow in Australia,
stato rinvenuto il cranio di un Homo erectus risalente a 10.000 anni fa,
mentre nell'Isola di Giava ne stato scoperto un altro della stessa specie
la cui datazione attribuibile a 27000 anni orsono.80
96
La storia segreta dell'Homo Sapiens
Il fatto pi interessante e significativo che invalida le basi reali
dell'immaginario albero genealogico della teoria evoluzionista
l'impensata antichitˆ della storia dell'uomo moderno. I dati della
paleoantropologia rivelano che la gente Homo Sapiens, che assomigliava
del tutto a noi, visse un milione di anni fa.
Fu Louis Leakey, il famoso paleoantropologo evoluzionista, a
scoprire le prime tracce di questa realtˆ. Nel 1932, nella regione di
Kanjera, nei pressi del Lago Vittoria in Kenya, Leakey scopr“ parecchi
fossili appartenenti al Medio Pleistocene, i quali non presentavano alcuna
differenza rispetto all'uomo moderno. L'epoca del Medio Pleistocene
corrisponde ad un milione di anni fa. PoichŽ queste scoperte
rovesciavano l'albero genealogico evoluzionista, vennero respinte da
alcuni paleoantropologi evoluzionisti. Leakey, tuttavia, avall˜ sempre
l'esattezza delle sue stime.
Proprio quando questa controversia stava per essere dimenticata, un
fossile rinvenuto in Spagna nel 1995 rivel˜ in modo sorprendente che la
storia dell'Homo Sapiens era molto pi antica
di quanto si fosse presunto. Tale fossile venne
scoperto nella grotta detta Gran Dolina nella
regione di Atapuerca in Spagna da tre
paleoantropologi iberici dell'Universitˆ di
Madrid. Il fossile apparteneva alla faccia di un
bambino undicenne del tutto simile agli
uomini moderni. Erano nondimeno trascorsi
800000 anni dalla sua morte. La rivista Discover
diede grande risalto all'evento dedicandovi la
copertina nel numero di dicembre 1997.
Il fossile scosse le convinzioni di Ferreras,
a capo degli scavi di Gran Dolina, il quale
dichiar˜:
Ci aspettavamo qualcosa di grande, qualcosa di
Lo scenario dell'evoluzione umana 97
Una delle pi popolari riviste
di letteratura evoluzionista,
Discover, pubblica in
copertina un volto umano
risalente a 800000 anni fa
con la domanda
evoluzionista: " questo il
volto del nostro passato?".
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
largo, qualcosa di gonfiato... qualcosa di "primitivo". Ci˜ che ci attendevamo da
un bambino di 800000 anni era qualcosa di simile al Ragazzo di Turkana.
Mentre ci˜ che trovammo fu una faccia del tutto moderna... Per me questo era
la cosa pi spettacolare... Questo quel tipo di cose che ti scuotono. Trovare
qualcosa di assolutamente inaspettato come quella. Nella ricerca dei fossili, il
rinvenirne ugualmente inaspettato, ed un bene. Ma la cosa pi spettacolare
trovare ci˜ che tu riterresti appartenente al presente, nel passato. come
trovare qualcosa come... come rinvenire un audioregistratore a Gran Dolina.
Ci˜ sarebbe sorprendente. Non ci aspettiamo cassette e registratori nel
Basso Pleistocene. Trovarvi una faccia moderna la stessa cosa. Noi
fummo molto sorpresi quando la vedemmo.82
Il fossile mette in evidenza il fatto che la storia dell'Homo Sapiens
deve essere retrodatata di ben 800 mila anni. Dopo essersi ripresi dallo
shock iniziale, gli evoluzionisti che rinvennero il fossile decisero che
doveva essere attribuito a una specie differente, in quanto, sulla base del
noto albero genealogico, nessun Homo Sapiens sarebbe vissuto 800 mila
anni fa. Essi crearono, di conseguenza, una specie immaginaria chiamata
"Homo antecessor", sotto la cui classificazione inclusero il cranio di
Atapuerca.
Una capanna di 1,7 milioni di anni
Molte scoperte hanno dimostrato che la
datazione dell'Homo Sapiens deve essere fatta
risalire a un periodo anteriore agli 800 mila
anni. Una di esse quella effettuata da Louis
Leakey agli inizi degli anni '70 a Olduvai
Gorge. Qui, nello strato Bed II, Leakey scopr“
che le specie Australopithecus, Homo Habilis
e Homo erectus erano coesistite nello stesso
periodo. Ci˜ che fu addirittura pi
interessante fu una struttura rinvenuta nello
stesso strato (Bed II), nella quale Leakey
trov˜ i resti di una casupola di pietra.
98
La scoperta di una capanna
risalente a 1,7 milioni di anni
fa suscit˜ enorme impressione
presso la comunitˆ scientifica.
Essa era simile alle capanne
utilizzate oggi da alcuni popoli
africani.
L'aspetto inusuale dell'evento fu che questa costruzione, ancora in uso in
molte parti dell'Africa, avrebbe potuto essere costruita soltanto
dall'Homo Sapiens! Cos“, in conformitˆ ai rinvenimenti di Leakey,
l'Australopithecus, l'Homo Habilis, l'Homo erectus e l'uomo moderno
devono essere coesistiti approssimativamente 1,7 milioni di anni fa.83 Tale
scoperta inficia definitivamente la teoria evoluzionista laddove pretende
che l'uomo moderno sia evoluto da una specie simile alla scimmia quale
l'Australopithecus.
Le impronte di un uomo moderno di 3,6 milioni di anni fa!
Altre scoperte fanno risalire le origini dell'uomo moderno ad un
periodo anteriore a 1,7 milioni di anni fa. Tra le pi importanti spiccano le
impronte di piedi rinvenute a Laetoli, in Tanzania, da Mary Leakey nel
1977. Queste furono rinvenute in uno strato che si calcola risalga a 3,6
milioni di anni fa, ma, cosa pi importante, non sono diverse da quelle
che lascerebbe un uomo contemporaneo.
Tali impronte di piedi furono in seguito esaminate da numerosi
paleoantropologi, tra cui Don Johanson e Tim White. I risultati furono
identici. White ha scritto:
Non vi alcuna possibilitˆ di errore... Sono simili alle impronte di piedi
degli uomini moderni. Se qualcuno le lasciasse
oggi sulla sabbia di una spiaggia californiana e si
chiedesse poi a un bambino di quattro anni che
cosa fossero, egli risponderebbe subito che
qualcuno aveva camminato l“. Non sarebbe in
grado di distinguerle tra cento altre, e neppure
noi.84
Dopo aver esaminato le impronte, Louis
Robbins dell'Universitˆ della North Carolina ha
commentato:
L'arco elevato l'individuo pi piccolo presenta
un arco pi alto del mio e l'alluce largo e
Lo scenario dell'evoluzione umana 99
Le impronte di Laetoli
appartengono a un umano
moderno, sebbene
risalgano a milioni di anni
fa.
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
allineato al secondo dito... Le dita stringono il terreno come quelle umane. Ci˜
non visibile in altre forme animali.85
Gli esami condotti sulla morfologia delle impronte dei piedi
mostrarono di nuovo che queste dovevano essere accettate come umane
e, in particolare, appartenenti a un uomo moderno (Homo Sapiens).
Russell Tuttle, che ha esaminato le impronte, ha scritto:
Potrebbe averle fatte un piccolo Homo sapiens a piedi scalzi... Per tutte
le caratteristiche morfologiche discernibili, i piedi degli individui che lasciarono
le impronte sono indistinguibili da quelli di umani moderni.86
Analisi imparziali delle impronte rivelarono la loro reale
appartenenza. Esse constavano di 20 impronte fossilizzate attribuite a un
umano moderno di dieci anni di etˆ e di altre 27 appartenenti ad uno di
etˆ inferiore. Essi erano sicuramente simili a noi.
Le impronte di Laetoli furono al centro della discussione per anni. I
paleoantropologi evoluzionisti tentarono disperatamente di trovare delle
spiegazioni, tanto era duro per essi accettare il fatto che un uomo
moderno avesse camminato sulla terra 3,6 milioni di anni fa. Nel 1990,
tale "spiegazione" inizi˜ a prendere corpo. Gli evoluzionisti decisero che
queste impronte sarebbero state lasciate da un Australopithecus, in
quanto, basandosi sulla loro teoria, era impossibile che una specie homo
100
Un altro esempio che prova la
mancanza di validitˆ dell'immaginario
albero genealogico ideato dagli
evoluzionisti: una mandibola di un
umano moderno risalente a 2,3 milioni
di anni fa. Questa mandibola, il cui
codice A.L. 666-1, fu scoperta ad
Hadar, in Etiopia. Le pubblicazioni
evoluzioniste hanno tentato di
dissimularla presentandola come "una
scoperta veramente sorprendente..." (D.
Johanson, Blake Edgar, From Lucy to
Language, p. 169)
fosse vissuta 3,6 milioni di anni fa. Russell H. Tuttle scrisse in un articolo
datato 1990:
Insomma, le caratteristiche dell'impronta di 3,5 milioni di anni rinvenuta al
sito G di Laetoli simile a quelle abitualmente lasciate da uomini moderni senza
scarpe. Nessun aspetto suggerisce che gli ominidi di Laetoli fossero bipedi meno
capaci di noi. Se non si sapesse che le impronte G sono cos“ vecchie, si potrebbe
facilmente concludere che siano state lasciate da un membro del nostro genere
Homo... In ogni caso, dovremmo accantonare la perduta ipotesi che tali
impronte appartengano a un tipo Lucy, un Australopithecus afarensis.87
Per riassumere, queste impronte, che si suppone risalgano a 3,6
milioni di anni orsono, non sarebbero potute appartenere ad un
Australopithecus. L'unica ragione per cui venne avanzata tale ipotesi fu
l'etˆ dello strato geologico (3,6 milioni di anni) in cui furono rinvenute le
impronte, che si attribuirono ad un Australopithecus per la presunzione
che gli umani non avrebbero pouto vivere in un'etˆ cos“ remota.
Queste interpretazioni rivelano una realtˆ molto importante. Gli
evoluzionisti non sostengono la loro teoria fondandosi su scoperte
scientifiche, ma indipendentemente da esse. Abbiamo una teoria difesa
ciecamente con qualunque mezzo, mentre tutte le nuove scoperte che ne
hanno confutato i presupposti sono state ignorate o distorte al fine di
preservarla.
In breve, la teoria evoluzionista un dogma mantenuto in vita a
dispetto della scienza.
La locomozione bipede: l'impasse dell'evoluzionismo
Oltre ai fossili di cui ci siamo occupati, anche le differenze
anatomiche tra uomini e scimmie confutano la finzione dell'evoluzione
umana; tra queste vi il modo di camminare.
Gli esseri umani camminano eretti sui loro due piedi. Questo un tipo
di locomozione molto speciale in quanto non presente in nessun'altra
specie. Alcuni animali hanno una limitata capacitˆ di movimento
poggiando sulle zampe posteriori. L'orso e la scimmia, ad esempio,
possono procedere in tal modo solo in rare occasioni e per breve tempo,
Lo scenario dell'evoluzione umana 101
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
quando vogliono raggiungere una fonte di cibo. Normalmente il loro
scheletro inclinato in avanti e in posizione quadrupede.
La locomozione bipede si sarebbe, allora, evoluta dall'andatura
quadrupede delle scimmie come affermano gli evoluzionisti?
Sicuramente no.
Le ricerche hanno dimostrato che l'evoluzione verso la locomozione
bipede non mai avvenuta, nŽ ci˜ sarebbe possibile, principalmente in
quanto questo carattere non rappresenta un vantaggio evolutivo. Il modo
in cui si muovono i primati molto pi facile, veloce ed efficiente di
quello degli uomini. Un uomo non potrebbe mai saltare da un ramo
all'altro come uno scimpanzŽ, nŽ correre alla velocitˆ di 125 km orari
come un ghepardo. Al contrario, l'andatura bipede dell'uomo molto pi
lenta sul terreno. Per la stessa ragione, la specie pi indifesa in natura in
termini di movimento e protezione. Secondo la logica dell'evoluzione, le
scimmie non avrebbero dovuto evolversi verso la locomozione bipede: gli
umani, piuttosto, sarebbero dovuti diventare quadrupedi.
Un'altra impasse dell'evoluzionismo che la locomozione bipede
non funzionale al modello dello "sviluppo graduale" del darvinismo, il
quale richiede un passo "scalare" tra l'una e l'altra postura. Nondimeno,
grazie ad alcune ricerche condotte al computer nel 1996, il
paleoantropologo inglese Robin Crompton ha dimostrato che tale passo
102
Ricerche recenti hanno rivelato
l'impossibilitˆ che lo scheletro
curvo di una scimmia,
destinato a un'andatura
quadrupede, possa evolversi in
uno scheletro umano eretto
atto alla locomozione bipede.
scalare non sarebbe stato possibile. Lo studioso pervenuto alla
conclusione che un essere vivente pu˜ camminare eretto o a quattro
zampe.88 Un tipo di passo intermedio impossibile a causa dell'estremo
consumo di energia che comporterebbe. Questa la ragione per cui
impossibile che sia esistito un mezzo-bipede.
L'immensa distanza tra l'uomo e la scimmia non si limita solo alla
locomozione bipede. Molti altri problemi restano insoluti, quali le
capacitˆ cerebrali e verbali. A questo riguardo, la paleoantropologa
evoluzionista Elaine Morgan confessa:
Quattro dei misteri pi insolubili dell'uomo sono: 1) PerchŽ cammina su due
gambe? 2) PerchŽ ha perso la pelliccia? 3) PerchŽ ha sviluppato un cervello cos“
grande? 4) PerchŽ ha imparato a parlare?
Le risposte ortodosse a queste domande sono: 1) 'Non lo sappiamo ancora'; 2)
'Non lo sappiamo ancora'; 3) 'Non lo sappiamo ancora'; 4) 'Non lo sappiamo
ancora'. La lista delle domande potrebbe essere considerevolmente estesa senza
intaccare la monotonia delle risposte.
Evoluzione: una fede anti-scientifica
Lord Solly Zuckerman uno tra i pi famosi e stimati scienziati
britannici. Per anni si dedicato allo studio dei fossili e ha condotto molte
indagini dettagliate. Venne onorato con il titolo di 'Lord' per i suoi
contributi alla scienza. Zuckerman un evoluzionista, quindi, i suoi
commenti all'evoluzione non possono essere ritenuti deliberatamente
sfavorevoli. Dopo anni di studi sui fossili inclusi nello scenario
dell'evoluzione umana tuttavia, ha raggiunto la conclusione che, in realtˆ,
non esiste tale albero genealogico.
Zuckerman ha anche preparato uno "spettro della scienza" al fine di
sceverare quelle dottrine che riteneva scientifiche da quelle che non lo
erano. Secondo tale spettro, i rami della scienza pi "scientifici" ovvero
dipendenti da dati concreti sono la chimica e la fisica. Seguono poi le
scienze biologiche ed infine quelle sociali. All'estremitˆ opposta dello
spettro, ovvero nella parte considerata "meno scientifica", si trovano le
Lo scenario dell'evoluzione umana 103
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
"percezioni extrasensoriali" concetti quali la telepatia e il sesto senso ed
infine "l'evoluzione umana". Zuckerman giustifica la sua posizione con
queste parole:
Muovendo dal registro della veritˆ oggettiva verso quegli ambiti di presunta
scienza biologica, come le percezioni extrasensoriali o l'interpretazione della
storia fossile dell'uomo, dove per il fedele tutto diventa possibile e
dove, per l'ardore della sua fede, talvolta in grado di ritenere vere le cose pi
contraddittorie allo stesso tempo.90
Che cosa ha reso tanti scienziati cos“ tenacemente saldi a questo
dogma? PerchŽ hanno tentato, con tanta insistenza, di mantenerlo in vita,
al costo di accettare innumerevoli conflitti e di rinunciare alle prove da
loro stessi avanzate?
L'unica risposta la paura di affrontare il rischio di dover
abbandonare la teoria dell'evoluzione e l'inevitabile confronto con la
realtˆ della creazione da parte di Allah. Considerando, tuttavia, i
fondamenti della filosofia materialista in cui credono, la creazione per
loro un concetto inaccettabile.
Per questo motivo, essi ingannano se stessi e il mondo valendosi dei
media. Qualora non riescano a trovare i fossili necessari, "fabbricano"
delle rappresentazioni immaginarie o dei modelli fittizi,per diffondere la
convinzione che esistano fossili che comprovino l'evoluzione. Parte dei
mass media, che condivide il punto di vista materialistico, tenta anche di
ingannare il pubblico instillando la favola dell'evoluzione per vie
subliminali.
Nonostante i loro saldi tentativi, la veritˆ evidente: l'uomo non
pervenuto all'esistenza tramite un processo evolutivo, ma per creazione
da parte di Allah. L'uomo quindi responsabile di fronte a Lui, per
quanto si rifiuti di assumere questa responsabilitˆ.

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 5:45 pm    Oggetto: Rispondi citando

L'evoluzione di fronte al
vicolo cieco della molecola
10
Nei capitoli precedenti abbiamo visto come i fossili inficino la
teoria dell'evoluzione. In realtˆ non avremmo avuto bisogno di
tale dimostrazione, in quanto tale teoria crolla ben prima di
giungere alla pretesa "evoluzione della specie" e alle testimonianze fossili.
L'argomento che ne rivela l'insensatezza sin dal pricipio la questione di
come la vita sia apparsa sulla terra.
Di fronte a tale domanda, la teoria evoluzionista afferma che la vita
ha avuto inizio da una cellula formatasi per casualitˆ. Secondo tale
prospettiva, quattro miliardi di anni fa vari composti chimici inorganici
subirono una reazione nell'atmosfera primordiale della terra per effetto
dei fulmini e della pressione seguitane, la quale avrebbe provocato la
formazione della prima cellula vivente.
necessario dapprima affermare la mancanza di scientificitˆ della
pretesa che i materiali inorganici possano congiungersi per formare la
vita, in quanto nessun esperimento o osservazione ne ha mai confermato
la veridicitˆ. La vita si genera solo dalla vita. Ogni cellula vivente
formata dalla riproduzione di un'altra cellula. Nessuno al mondo mai
riuscito a creare una cellula vivente mettendo insieme dei materiali
inorganici, neppure nei pi avanzati laboratori.
Nonostante la teoria evoluzionista affermi che la cellula di un essere
vivente si sia formata fortuitamente durante le primitive condizioni della
terra, essa, in realtˆ, non pu˜ essere prodotta neppure con il concorso di
tutto il potere dell'intelletto umano, della sua conoscenza e della sua
tecnologia. Nelle pagine seguenti esamineremo la ragione per cui tale
asserzione contraria ai pi basilari principi della scienza e della ragione.
CAPITOLO
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
La favola della cellula prodotta dal caso
Se si crede che una cellula vivente possa giungere all'esistenza per
coincidenza, allora niente pu˜ prevenire dal prestar fede alla storia che ci
accingiamo a raccontare. la storia di una cittˆ:
Un giorno, un pezzo di argilla compresso tra le rocce in una terra
sterile si bagn˜ per la pioggia. L'argilla bagnata si asciug˜ e indur“ al
sorgere del sole, assumendo un aspetto solido e resistente. In seguito, le
rocce servite da stampo in qualche modo si sbriciolarono. Apparve,
quindi, un mattone ben fatto e resistente, il quale attese per anni che, nelle
stesse condizioni naturali, un altro mattone si formasse. L'attesa prosegu“
fino a che centinaia e migliaia di simili mattoni presero forma nello stesso
luogo. Fortuitamente, tuttavia, nessuno dei mattoni venne danneggiato.
Per quanto esposti alla pioggia, alla tempesta, al vento, al sole cocente e al
gelo per migliaia di anni, i mattoni non si ruppero, non si spezzarono o
non vennero spazzati via, ma aspettarono nello stesso posto con la stessa
determinazione che altri si formassero.
Quando il numero dei mattoni fu adeguato, questi eressero un
edificio sistemandosi individualmente ai lati l'uno sull'altro grazie alla
violenta forza trascinante delle condizioni naturali, ossia i venti, gli
uragani o i tornado. Nel frattempo, il cemento, la calce e simili elementi si
formarono in "condizioni naturali" con perfetto tempismo, quindi
strisciarono tra i mattoni per fissarli. Durante tale accadimento, il
minerale ferroso giacente nelle viscere della terra prese forma "in
condizioni naturali" e pose le fondamenta dell'edificio costituito da questi
mattoni. Alla fine di questo processo, apparve un fabbricato completo di
tutti i suoi materiali, della carpenteria e di ogni installazione intatta.
Non c' dubbio, un edificio non costituito solo dalle fondamenta,
dai mattoni e dal cemento. Come si ottennero, allora, i materiali
mancanti? La risposta semplice: ogni tipo di materiale necessario alla
costruzione si trovava nel terreno sul quale era stato eretto l'edificio. Il
silicone per il vetro, il rame per i fili elettrici, il ferro per i pilastri, le travi
e i tubi idraulici, ecc. e tutto in abbondante quantitˆ sottoterra. Fu
106
Non vi crisi
maggiore in cui la
teoria
dell'evoluzione possa
incorrere di quella che
insorge nel tentativo di
spiegare l'emergere della
vita. La ragione che le
molecole organiche sono
talmente complesse che non
possibile spiegare la loro formazione
per mezzo della coincidenza, come
manifestamente impossibile che una
cellula organica sia frutto del caso.
Gli evoluzionisti si occuparono
dell'origine della vita nel secondo
quarto del XX secolo. Una delle
principali autoritˆ nell'ambito
dell'evoluzione molecolare,
l'evoluzionista russo Alexander I.
Oparin, ha scritto nel libro L'origine
della vita, pubblicato nel 1936:
Sfortunatamente, l'origine della
cellula rimane il punto pi oscuro
dell'intera teoria evoluzionista.1
A partire da Oparin, gli evoluzionisti
hanno condotto innumerevoli
esperimenti e ricerche per provare la
possibilitˆ della casuale formazione di
una cellula. Nondimeno, ogni singolo
tentativo ha messo sempre pi in luce
la complessa struttura della cellula,
confutando per l'ennesima volta le
ipotesi degli evoluzionisti. Il prof. Klaus
Dose, presidente dell'Istituto di
Biochimica presso l'Universitˆ
Johannes Gutenberg, afferma:
Pi di 30 anni di sperimentazioni
sull'origine della vita nei campi
della chimica e dell'evoluzione
molecolare hanno consentito una
miglior percezione dell'immensitˆ
di tale problema senza pervenire
tuttavia ad una soluzione. Tutte le
attuali discussioni sulle principali
teorie e gli esperimenti
pervengono a un punto morto o a
un'ammissione di ignoranza.2
Quanto ha scritto il geochimico Jeffrey
Bada, docente presso il San Diego
Scripps Institute, rivela l'incapacitˆ
degli evoluzionisti di fronte a questo
punto morto:
Oggi, al termine del XX secolo, ci
troviamo ancora di fronte al pi
grande problema irrisolto, lo
stesso che ci attendeva al
principio di questo secolo: Qual'
l'origine della vita sulla terra? 3
CONFESSIONI DI EVOLUZIONISTI
Alexander
Oparin:
"L'origine della
cellula rimane
un mistero".
Jeffrey Bada:
"L'origine della
vita sulla terra
rappresenta il
pi grande
problema
irrisolto".
1 Alexander I. Oparin, Origin of Life, (1936) New
York: Dover Publications, 1953 (ristampa), p.
196.
2 Klaus Dose, "The Origin of Life: More Questions
Than Answers", Interdisciplinary Science
Reviews, vol. 13, n. 4, 1988, p. 348.
3 Jeffrey Bada, Earth, febbraio 1998, p. 40
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
necessaria soltanto la maestria delle "condizioni naturali" per foggiare e
installare questi materiali all'interno dell'edificio. Tutte le installazioni, i
lavori di falegnameria e gli accessori si posero tra i mattoni grazie al soffio
del vento, alla pioggia e ai terremoti. Tutto procedette cos“ bene che i
mattoni si sistemarono in modo tale da lasciare lo spazio necessario alle
finestre, come se avessero saputo che qualcosa chiamato vetro si sarebbe
poi costituito ad opera delle condizioni naturali. Non dimenticarono,
inoltre, di lasciare lo spazio necessario a installare il sistema idraulico,
elettrico e termico, che si sarebbero formati successivamente per
coincidenza. Tutto si svolse talmente bene che le "coincidenze" e le
"condizioni naturali" diedero vita a un progetto perfetto.
Se stato possibile credere fino a questo punto a questa storia, allora
non dovrebbe essere un problema supporre come apparvero gli altri
edifici della cittˆ, le piante, le strade, i marciapiedi, le infrastrutture, il
sistema di comunicazione e i trasporti pubblici. Se poi si in possesso
della conoscenza tecnica e si ha dimestichezza con il soggetto, allora sarˆ
possibile scrivere un libro estremamente "scientifico" in pi volumi che
esprima le personali teorie sul "processo evolutivo di un sistema fognario
e la sua uniformitˆ con le presenti strutture". Per tali studi si potrebbe
essere insigniti di un'onoreficenza accademica e godere la fama di genio
impegnato a emanare luce sul mondo.
La teoria dell'evoluzione afferma che la vita pervenuta all'esistenza
per caso. Tale asserzione non meno assurda della storia che abbiamo
raccontato, in quanto, con tutti i suoi sistemi operativi, di comunicazione,
di trasporto e di amministrazione, una cellula non meno complessa di
una cittˆ.
Il miracolo della cellula e la fine dell'evoluzione
La struttura complessa di una cellula era sconosciuta ai tempi di
Darwin, si riteneva, quindi, abbastanza convincente attribuire la vita a
"coincidenze e condizioni naturali".
La tecnologia del XX secolo ha investigato fin nei pi reconditi
108
La cellula il sistema pi complesso e accurato che l'uomo abbia mai conosciuto.
Il professore di biologia Michael Denton, nel suo libro Evolution: A Theory in
Crisis (Evoluzione: una teoria in crisi), spiega tale complessitˆ con un esempio:
"Per cogliere la realtˆ della vita come stata rivelata dalla biologia molecolare,
dobbiamo ingrandire una cellula fino a raggiungere un diametro di venti
chilometri, cos“ da somigliare ad un'aeronave gigante grande abbastanza da
coprire una cittˆ delle dimensioni di Londra o New York. Ci˜ che vedremmo
sarebbe un oggetto di impareggiabile complessitˆ. Sulla superficie della cellula
sarebbero visibili migliaia di fori, simili a obl˜ di una nave immensa, aprentisi
alternativamente per permettere il continuo flusso e riflusso di materiali. Se
entrassimo in uno di questi fori, ci troveremmo in un mondo di suprema
tecnologia e stupefacente complessitˆ... [una complessitˆ] superiore alle nostre
capacitˆ creative, una realtˆ che rappresenta l'antitesi del caso, che supera in
ogni senso qualsiasi cosa prodotta dall'intelligenza dell'uomo...".
LA COMPLESSIT DELLA CELLULA
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
recessi della vita, rivelando che la cellula il pi complesso sistema che
l'umanitˆ abbia mai incontrato. Oggi sappiamo che la cellula contiene
centrali di forza che generano l'energia di cui ha bisogno, fabbriche che
producono gli enzimi essenziali alla vita, una banca dati con tutte le
informazioni necessarie ai suoi processi, sistemi complessi di trasporto e
condutture per trasferire da un posto ad un altro materia prima e trattata,
laboratori avanzati e raffinerie per disgregare il materiale grezzo nelle
parti utilizzabili, proteine della membrana cellulare specializzate nel
controllo dell'accesso e dell'uscita di sostanze. Tutto questo costituisce
soltanto una minima parte dell'incredibile complessitˆ del sistema.
Lo scienziato evoluzionista W. H. Thorpe riconosce che "il pi
elementare tipo di cellula costituisce un 'meccanismo' incredibilmente
pi complesso di qualsiasi macchina che sia stata fino ad ora pensata,
per non dire costruita, dall'uomo."91
Una cellula talmente complessa che neppure il pi alto livello di
tecnologia raggiunto dall'uomo in grado di riprodurla. Nessun tentativo
di creare una cellula artificiale ha mai ottenuto successo. Simili
esperimenti, di conseguenza, sono stati abbandonati.
La teoria evoluzionista sostiene che tale sistema, che il genere
umano, con tutta l'intelligenza, la conoscenza e la tecnologia a sua
disposizione non ha potuto ricreare, pervenne all'esistenza "per caso",
nelle primordiali condizioni terrestri. Per fare un altro esempio, la
probabilitˆ che una cellula si formi casualmente pari a quella di
stampare un libro a seguito di un'esplosione in una tipografia.
Il matematico e astronomo inglese sir Fred Hoyle ha fatto un
confronto simile in un'intervista rilasciata alla rivista Nature pubblicata il
12 novembre 1981. Per quanto evoluzionista, Hoyle disse che la possibilitˆ
di manifestazione di forme di vita superiore per questa via paragonabile
a quella di un tornado che, spazzando un deposito di rottami, possa
assemblare un Boeing 747 col materiale presente.92 Ci˜ dimostra
l'impossibilitˆ che una cellula pervenga all'esistenza accidentalmente.
Deve essere inevitabilmente "creata".
Una delle ragioni principali per cui la teoria evoluzionista non pu˜
110
spiegare l'apparizione della cellula la sua "irriducibile complessitˆ". Una
cellula vivente si mantiene grazie all'armoniosa cooperazione di molti
organi. Qualora uno di questi cessasse di funzionare, la cellula morirebbe.
Essa non ha la possibilitˆ di aspettare che meccanismi inconsci quali la
selezione naturale e la mutazione le permettano di svilupparsi. La prima
cellula apparsa sulla terra fu, quindi, necessariamente completa e in
possesso di tutti gli organi e delle funzioni richieste, dimostrando
definitivamente di essere stata creata.
Le proteine sfidano il caso
Il fallimento della teoria evoluzionista si rivela non soltanto in
riferimento alla cellula, ma anche ai suoi elementi costitutivi, qualora tenti
di offrire una spiegazione plausibile. La formazione, in condizioni
naturali, di soltanto una singola proteina tra le migliaia di molecole
complesse che costituiscono la cellula, impossibile.
Le proteine sono molecole giganti che consistono di unitˆ pi piccole
dette "amminoacidi", i quali vengono disposti secondo una sequenza
particolare in certe quantitˆ e strutture. Queste molecole costituiscono i
blocchi da costruzione delle cellule viventi. La pi semplice composta di
cinquanta amminoacidi, mentre in altre se ne possono contare migliaia.
Il punto cruciale che l'assenza, l'aggiunta o la sostituzione di un
singolo amminoacido nella struttura di una proteina pu˜ trasformarla in
un inutile ammasso molecolare. Ogni amminoacido deve trovarsi al posto
giusto e nell'ordine corretto. La teoria evolutiva, che sostiene la casuale
manifestazione della vita, dispera di fronte a questo ordine troppo
meraviglioso per poter essere spiegato con la coincidenza. (La teoria non
inoltre in grado di giustificare la presunta "formazione casuale" degli
amminoacidi, di cui discuteremo oltre.)
Il fatto che la struttura funzionale delle proteine non possa
assolutamente essersi presentata per caso pu˜ facilmente essere osservato
per mezzo del semplice calcolo delle probabilitˆ, comprensibile a tutti.
Una proteina di media dimensione composta di 288 amminoacidi,
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 111
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
dei quali esistono dodici tipi differenti. Questi possono essere disposti in
10300 modi diversi. (Questo numero astronomicamente grande consiste di
un 1 seguito da 300 zeri.) Di tutte queste possibili sequenze, soltanto una
forma la desiderata molecola proteica. Il resto di esse sono catene di
amminoacidi che possono risultare o del tutto inutili o potenzialmente
dannose per gli esseri viventi.
In altre parole, la probabilitˆ della formazione di una sola molecola
proteica pari a "1 su 10300". La probabilitˆ che questo "1" accada
praticamente impossibile. (In matematica, le probabilitˆ inferiori a 1 su
1050 sono considerate "probabilitˆ zero").
Per di pi una molecola proteica di 288 amminoacidi piuttosto
modesta se paragonata ad alcune molecole proteiche giganti composte di
migliaia di amminoacidi. Qualora si applichi il calcolo delle probabilitˆ a
queste proteine giganti, la parola "impossibile" diventa inadeguata.
Avanzando di un passo nella direzione dello schema dello sviluppo
della vita, osserviamo che una sola proteina non significa nulla per se
stessa. Uno dei pi piccoli batteri mai scoperti, il Mycoplasma Hominis
H39, contiene 600 tipi di proteine. In questo caso dovremmo ripetere gli
stessi calcoli delle probabilitˆ prima applicati ad una sola proteina per
ognuno di questi 600 tipi differenti. Il risultato rende assurdo anche il
concetto stesso di impossibilitˆ.
Alcuni lettori che considerino la teoria dell'evoluzione una
spiegazione scientifica, potrebbero sospettare che questi numeri siano
esagerati e che non riflettano i fatti: questi sono dati definiti e concreti.
Nessun evoluzionista potrebbe muovere alcuna obiezione a questi
numeri, i quali confermano la probabilitˆ che la formazione accidentale di
una singola proteina "sia pari alla possibilitˆ che una scimmia scriva la
storia dell'umanitˆ su una macchina da scrivere senza commettere alcun
errore".93 Nondimeno, piuttosto di accettare l'altra spiegazione, che la
creazione, essi continuano a difendere quanto manifestamente
impossibile.
Molti evoluzionisti lo hanno confessato. Ad esempio, Harold F.
Blum, un noto scienziato evoluzionista, il quale afferma che "la
112
formazione spontanea di un polipeptide delle dimensioni della pi
piccola proteina nota al di lˆ di ogni probabilitˆ."94
Gli evoluzionisti affermano che l'evoluzione molecolare sia avvenuta
nel corso di un periodo molto lungo di tempo che ha reso possibile
l'impossibile. Nondimeno, indifferentemente dalla durata, gli
amminoacidi non possono formare delle proteine in modo accidentale.
William Stokes, un geologo americano, nel suo libro Essential of Earth
History scrive che tale possibilitˆ cos“ remota "che essa (la proteina) non
sarebbe potuta apparire neppure nel corso di miliardi di anni su
miliardi di pianeti, ognuno dei quali ricoperto da un manto di
soluzione di acqua concentrata dei necessari amminoacidi."95
Cosa significa tutto questo? Perry Reeves, professore di chimica,
risponde a questa domanda:
Quando si esamina il vasto numero di strutture possibili che potrebbero
risultare da una semplice combinazione casuale di amminoacidi in un
primordiale stagno in evaporazione, stupefacente credere che la vita possa
avere avuto origine in questo modo. pi plausibile che un Gran
Costruttore con un progetto maestro sia necessario a una tale impresa.96
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 113
Le proteine sono gli
elementi pi vitali per gli
esseri viventi. Esse non
soltanto si combinano per
costituire le cellule viventi,
ma hanno anche una parte
di primo piano nella
chimica del corpo. La loro
azione si estende dalla
sintesi proteica alla
comunicazione ormonale.
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Se la formazione accidentale di anche una sola di queste proteine
impossibile, miliardi di volte ancora pi impossibile che circa un
milione di queste proteine si riuniscano in modo corretto casualmente e
costituiscano una cellula umana. Ci˜ che pi importante, una cellula
non mai composta di un mero ammasso di proteine. Oltre a queste, una
cellula include anche gli acidi nucleici, i carboidrati, i lipidi, le vitamine e
molte altre sostanze chimiche quali gli elettroliti, ordinate in proporzioni
specifiche, in armonia e ordine, sia in termini di struttura che di funzione.
Ognuna di queste funge da blocco abitativo o co-molecola in vari
organuli. Robert Shapiro, professore di chimica preso l'Universitˆ di New
York e esperto di DNA, ha calcolato la probabilitˆ di formazione
accidentale dei 2000 tipi di proteine trovati in un singolo batterio (Vi sono
20000 differenti tipi di proteine in una cellula umana). Il numero che si
ottenne fu 1 su 1040000.97 (Questo un numero incredibile, che si ottiene
aggiungendo 40000 zeri all'1.)
Un professore di matematica applicata e astronomia presso la
University College (Cardiff, Galles), Chandra Wickramasinghe,
commenta:
La probabilitˆ di una formazione spontanea della vita dalla materia
inanimata pari a 1 seguito da 40000 zeri... abbastanza grande da
seppellire Darwin e l'intera teoria dell'evoluzione. Non vi stato alcun
brodo ancestrale, nŽ su questo pianeta nŽ su qualsiasi altro, e se gli inizi della
vita non furono accidentali, allora devono essere stati prodotti da
un'intelligenza risoluta.98
Sir Fred Hoyle scrive a proposito di questi numeri non plausibili:
In veritˆ, tale teoria (che la vita sia stata creata da un'intelligenza) cos“ ovvia
che ci si stupisce che non sia ampiamente accettata come evidente. Le ragioni
sono psicologiche piuttosto che scientifiche.99
La ragione per cui Hoyle ha usato il termine "psicologico" l'autocondizionamento
degli evoluzionisti a non accettare il fatto che la vita
possa essere stata creata. Queste persone hanno deciso di rifiutare
l'esistenza di Allah come loro obiettivo principale. Soltanto per questo
114
motivo, perseverano a difendere gli irragionevoli scenari che essi stessi
riconoscono come impossibili.
Proteine sinistrorse
Esaminiamo ora in dettaglio la ragione per cui lo scenario
evoluzionista relativo alla formazione di proteine impossibile.
La corretta sequenza di amminoacidi non del tutto sufficiente alla
formazione di una molecola proteica. Oltre a questo, ognuno dei venti tipi
differenti di amminoacidi presenti nella composizione di proteine deve
essere levogiro. Esistono due tipi differenti di amminoacidi detti
"levogiri" e "destrogiri". Ci˜ che li differenzia la simmetria speculare tra
le loro strutture tridimensionali, che simile alla mano sinistra e alla
mano destra di una persona.
Questi due tipi di amminoacidi possono essere facilmente collegati
tra loro. La ricerca ha rivelato un fatto sorprendente: tutte le proteine nelle
piante e negli animali, dall'organismo pi semplice a quello pi
complesso, sono costituite da amminoacidi levogiri. Se anche un solo
amminoacido destrogiro si fissasse alla struttura di una proteina, essa
diverrebbe inutilizzabile. In alcuni esperimenti, i batteri ai quali furono
dati amminoacidi destrogiri immediatamente li distrussero e in alcuni
casi formarono degli amminoacidi levogiri dai componenti spezzati in
modo da potersene servire.
Supponiamo, per un istante, che la vita pervenga all'esistenza
casualmente, come sostengono gli evoluzionisti. In questo caso, gli
amminoacidi destrogiri e levogiri che fossero in tal modo generati,
dovrebbero essere presenti schematicamente in parti uguali in natura.
Tutti gli esseri viventi, quindi, dovrebbero essere costituiti da aminoacidi
destrogiri e levogiri, in quanto chimicamente possibile che entrambi i
tipi si combinino reciprocamente. In realtˆ, le proteine esistenti in ogni
organismo vivente sono costituite soltanto da amminoacidi levogiri.
Come le proteine possano scegliere soltanto i levogiri tra tutti gli
amminoacidi, mentre neppure un destrogiro possa essere compreso nel
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 115
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
processo vitale, una questione ancora irrisolta da parte degli
evoluzionisti, i quali non possono spiegare una selezione talmente
specifica e conscia.
Questa caratteristica delle proteine intensifica, inoltre, la confusione
dell'impasse "coincidentale" degli evoluzionisti. Affinch una proteina
"significativa" venga generata, non sufficiente che gli amminoacidi siano
in un numero determinato, in una sequenza perfetta e combinati insieme
secondo la corretta forma tridimensionale, devono anche essere
selezionati soltanto tra i levogiri e neppure un destrogiro pu˜ essere
presente. Non esiste, tuttavia, alcun meccanismo di selezione naturale che
comprenda che un amminoacido destrogiro stato aggiunto alla catena e
che debba quindi essere rimosso in quanto erroneo. Questa situazione
inficia ancora una volta la possibilitˆ della coincidenza e del caso.
Nella Britannica Science Encyclopaedia, strenua paladina
dell'evoluzionismo, si dice che gli amminoacidi di tutti gli organismi
viventi sulla terra e i blocchi di polimeri complessi quali le proteine hanno
la stessa asimmetria sinistra. Viene aggiunto, inoltre, che questo
equivalente a lanciare una moneta mille volte e a ottenere sempre "testa".
Si ammette inoltre che non possibile comprendere perchŽ le molecole
divengano sinistrorse o destrorse e che tale alternativa fascinosamente
correlata all'origine della vita sulla terra.100
Se si ottiene sempre testa gettando una moneta un milione di volte,
pi logico attribuirlo al caso o accettare che vi sia un intervento
consapevole? La risposta dovrebbe essere ovvia. Nondimeno, a dispetto
della sua apparente evidenza, gli evoluzionisti si rifugiano nella
coincidenza semplicemente perchŽ non vogliono accettare l'esistenza di
un "intervento consapevole".
Una situazione simile si presenta con i nucleotidi, le pi piccole unitˆ
del DNA e del RNA. Al contrario degli amminoacidi negli organismi
viventi, sono scelte solo le forme destrorse di nucleotidi. Anche questa
situazione non potrˆ mai essere spiegata per mezzo della coincidenza.
Per concludere, definitivamente provato dalle probabiltˆ che
abbiamo esaminato in precedenza che il caso non pu˜ spiegare l'origine
116
della vita. Se tentiamo di calcolare la probabilitˆ di una media proteina
composta di 400 amminoacidi, selezionati soltanto tra i levogiri,
otteniamo la probabilitˆ di 1 su 2400, che corrisponde a 10120. Solo per fare
un confronto, utile ricordare che il numero di elettroni nell'universo
stimato pari a 1079, che assai inferiore a questo numero. La probabilitˆ
degli amminoacidi che formano la sequenza richiesta e la forma
funzionale determinerebbe numeri molto superiori. Se congiungiamo
queste probabilitˆ e ampliamo il soggetto alla formazione di un pi
elevato numero e tipo di proteine, il calcolo diventa inconcepibile

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 5:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

Un legame corretto vitale
Anche la lunga lista precedente non pone fine alle mancanze degli
evoluzionisti. Non sufficiente che gli amminoacidi siano ordinati in
numero corretto, in sequenza e secondo la richiesta struttura
tridimensionale. La formazione di una proteina esige anche che le
molecole di amminoacidi con pi di un braccio siano reciprocamente
legate solo attraverso certi bracci. Tale vincolo detto "legame peptidico".
Gli amminoacidi possono creare dei legami reciproci in modo diverso, ma
le proteine sono costituite solo da quegli amminoacidi che sono uniti per
mezzo di legami "peptidici".
Un paragone permetterˆ di chiarire questo punto: si supponga che
un'automobile sia completa di tutte le sue parti correttamente assemblate,
ad eccezione di una ruota, fissata non con con i dadi e i bulloni
appropriati, ma con un pezzo di filo metallico, in modo tale che il suo
mozzo sia rivolto verso terra. Sarebbe impossibile per tale automobile
avanzare anche solo di un metro, nonostante la complessitˆ della sua
tecnologia e la potenza del suo motore. Aprima vista tutto sembrerebbe a
posto, ma l'errata installazione di anche una sola ruota renderebbe l'intera
auto inutilizzabile. Allo stesso modo, in una molecola proteica, l'unione di
anche un solo amminoacido ad un altro con un legame diverso da quello
peptidico renderebbe l'intera molecola inservibile.
Le ricerche hanno mostrato che gli amminoacidi combinati
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 117
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
casualmente presentano legami peptidici solo nella misura del 50%,
mentre il restante costituito da legami differenti che non sono presenti
nelle proteine. Per funzionare correttamente, ogni amminoacido
costituente una proteina deve essere congiunto solo per mezzo di un
legame peptidico, cos“ come deve essere scelto soltanto tra i levogiri.
Tale probabilitˆ la stessa di ogni proteina di essere sinistra. Ovvero,
quando si considera una proteina formata da 400 amminoacidi, la
probabilitˆ che questi si combinino tra loro solo con legami peptidici
pari a 1 su 2399.
Probabilitˆ zero
Come si visto, la probabilitˆ che una molecola proteica costituita di
500 amminoacidi si formi pari a "1" su un numero formato da 950 zeri,
incomprensibile alla mente umana. Questa solo una probabilitˆ sulla
carta. In pratica, questa ha "0" possibilitˆ di realizzazione. In matematica,
una probabilitˆ inferiore a 1 su 1050 statisticamente considerata pari a "0"
possibilitˆ di realizzazione.
Una probabilitˆ di "1 su 10950" ben oltre i limiti di questa
definizione.
Mentre la improbabilitˆ della formazione di una molecola proteica di
500 amminoacidi raggiunge un tale grado, possiamo procedere oltre
spingendo i limiti della mente a livelli pi elevati di improbabilitˆ. Nella
molecola dell'emoglobina, che una proteina vitale, vi sono 547
amminoacidi, un numero superiore a quello citato in precedenza. Si pensi
ora che in un solo tra i miliardi di globuli rossi del sangue, vi sono
"280.000.000" di molecole di emoglobina.
La presunta etˆ della terra non sufficiente a permettere la
formazione di neppure una singola proteina mediante il metodo di "prova
ed errore", per non considerare un globulo rosso. Anche se si supponesse
che gli amminoacidi si fossero combinati e decomposti per mezzo di tale
metodo, senza alcuna perdita di tempo fin dalla formazione del mondo al
fine di costituire una singola molecola proteica, il periodo di tempo
118
richiesto sarebbe ancora pi esteso della presente etˆ del mondo per
raggiungere la probabilitˆ di 1 su 10950.
Ne deriva che l'evoluzione cade in un terribile abisso di
improbabilitˆ giˆ dal momento della formazione di una singola proteina.
Esiste in natura un meccanismo di prova ed errore?
Concludiamo, infine, con un punto molto importante in relazione
alla logica di base del calcolo delle probabilitˆ, del quale abbiamo dato
alcuni esempi. Abbiamo visto in precedenza come il calcolo delle
probabilitˆ raggiunge limiti astronomici e che tali possibilitˆ sono
praticamente irrealizzabili. Vi , tuttavia, un aspetto molto pi importante
e caotico per gli evoluzionisti: in condizioni naturali, tali probabilitˆ non
possono neppure dare inizio ad alcun periodo di prova, in quanto in
natura non esiste alcun meccanismo di prova ed errore che tenti di
produrre proteine.
I calcoli che abbiamo sopra indicato per mostrare la probabilitˆ della
formazione di una molecola proteica con 500 amminoacidi sono validi
solo per un'ideale condizione di "prova ed errore", che non esiste nella
vita reale. Ovvero, la probabilitˆ di ottenere una proteina utile pari a "1"
su 10950 soltanto se si suppone che esista un meccanismo immaginario nel
quale una mano invisibile congiunga 500 amminoacidi a caso, quindi,
dopo averne constatato l'erroneitˆ, li separi uno ad uno e li disponga in
un ordine diverso per la seconda volta, e cos“ di seguito. Nel corso di ogni
tentativo, gli amminoacidi dovrebbero essere disuniti singolarmente e
sistemati secondo un nuovo ordine; la sintesi dovrebbe fermarsi dopo
l'aggiunta del cinquecentesimo amminoacido e l'assicurazione che non ve
ne sia neppure un altro coinvolto. La prova dovrebbe, quindi,
interrompersi per verificare se la proteina si fosse costituita, in caso di
insuccesso, tutto dovrebbe essere dissolto e provato per una nuova
sequenza. Oltre a questo, nel corso di ogni prova, neppure un singolo
materiale estraneo dovrebbe essere coinvolto. Sarebbe inoltre essenziale
che la catena formatasi durante la prova non venisse spezzata e distrutta
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 119
Vi sono tre condizioni fondamentali alla formazione di una proteina utile:
Prima condizione: che tutti gli amminoacidi nella catena proteica siano del tipo giusto e nella
sequenza corretta.
Seconda condizione: che tutti gli amminoacidi nella catena siano levogiri.
Terza condizione: che tutti questi amminoacidi siano uniti tra loro per formare un legame chimico
detto "peptidico".
AffinchŽ una proteina si possa formare casualmente, tutte le tre condizioni devono essere
simultaneamente presenti. La probabilitˆ della formazione casuale di una proteina pari alla
moltiplicazione delle probabilitˆ di realizzazione di ciascuna di queste condizioni.
Per esempio, nel caso di una molecola media comprendente 500 amminoacidi:
1. La probabilitˆ che gli amminoacidi siano nella sequenza corretta:
Esistono 20 tipi di amminoacidi utilizzati nella composizione di proteine. Tenuto conto di questo:
-la probabilitˆ che ogni amminoacido venga scelto correttamente tra questi 20 tipi =1/20
-la probabilitˆ che tutti questi 500 amminoacidi siano scelti correttamente = 1/20500500=1/10650650
= 1 possibilitˆ su 10650650
2. La probabilitˆ che gli amminoacidi siano levogiri:
- La probabilitˆ che un solo amminoacido sia levogiro = 1/2
- La probabilitˆ che tutt questi 500 amminoacidi siano levogiri
contemporaneamente = 1/20500500=1/101506150
= 1 possibilitˆ su 10150150
3. La probabilitˆ che gli amminoacidi si combinino con un "legame peptidico".
Gli amminoacidi possono combinarsi tra loro per mezzo di differenti legami chimici. PerchŽ si
formi una proteina utile, tutti gli amminoacidi nella catena devono combinarsi con uno speciale
legame chimico detto "peptidico". Si calcolato che la probabilitˆ che gli amminoacidi si
combinino tra loro con un legame chimico diverso da quello peptidico pari al 50%. Tenuto conto
di questo:
-La probabilitˆ che due amminoacidi si combinino con un
"legame peptidico" = 1/2
-La probabilitˆ che 500 amminoacidi si combinino con legami peptidici = 1/2499499 = 1/10150150
= 1 possibilitˆ su 10150150
LA PROBABILIT CHE UNA PROTEINA SI
FORMI PER CASO PARI A ZERO
TOTALE PROBABILIT = 1/10650650 x 1/10150150 x 1/10150150 = 1/10950950
= 1 possibilitˆ su 10950950
prima di aver raggiunto il quattrocentonovantanovesimo vincolo. Tali
condizioni significano che le probabilitˆ, di cui sopra abbiamo fatto
menzione, possono aver luogo soltanto in un ambiente controllato, ove un
meccanismo consapevole diriga, sin dal principio, ogni fase del processo,
in cui solo la "selezione degli amminoacidi" sia lasciata al caso. , senza
dubbio, impossibile che che un simile ambiente esista in condizioni
naturali. La formazione di una proteina nell'ambiente naturale , quindi,
logicamente e tecnologicamente impossibile, nonostante l'aspetto di
"possibilitˆ". In realtˆ, parlare della probabilitˆ di un tale evento del
tutto privo di scientificitˆ.
Alcuni evoluzionisti poco istruiti non colgono questo. PoichŽ
credono che la formazione di una proteina sia una semplice reazione
chimica, ne traggono ridicole deduzioni del tipo che "gli amminoacidi si
combinano per reazione e quindi formano proteine". Nondimeno, le
reazioni chimiche accidentali che si verificano in una struttura inorganica
possono solo apportare cambiamenti semplici e primitivi, il cui numero
certo e limitato. Un materiale chimico alquanto pi complesso richiede
enormi stabilimenti chimici e laboratori. La medicine e molti altri
materiali chimici che utilizziamo nella nostra vita quotidiana sono dello
stesso tipo. Le proteine hanno strutture molto pi complesse di quelle
chimiche prodotte dall'industria. impossibile, di conseguenza, che le
proteine, ognuna delle quali un capolavoro di design e ingegneria,
abbiano avuto origine da reazioni chimiche casuali.
Mettiamo da parte per un minuto tutte le impossibilitˆ che abbiamo
descritto finora e supponiamo che una molecola proteica utile si sia
evoluta spontaneamente "per coincidenza". Anche a questo punto
l'evoluzione non ha risposte, in quanto, affinchŽ questa proteina possa
sostenere la sua presenza, richiederebbe di essere isolata dalla
collocazione naturale in cui si trova e avrebbe necessitˆ di essere protetta
in condizioni molto speciali. In caso contrario, questa proteina verrebbe
disintegrata dall'esposizione alle condizioni naturali della terra oppure si
congiungerebbe ad altri acidi, amminoacidi o composti chimici, perdendo
le sue proprietˆ e trasformandosi, di conseguenza, in una sostanza del
tutto diversa e inutile.
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 121
La confusione degli evoluzionisti riguardo
all'origine della vita
La questione su "come gli esseri viventi siano apparsi per la prima
volta" rappresenta una tale impasse per gli evoluzionisti, che essi di solito
non tentano neppure di avvicinarsi a questo argomento. Cercano di
evitare la domanda affermando che "le prime creature pervennero
all'esistenza in seguito ad alcuni eventi accidentali nell'acqua". Sono,
tuttavia, ad un punto morto che non possono in alcun modo oltrepassare.
Adispetto delle ragioni evoluzioniste dei paleontologi, in questo caso non
dispongono di alcun fossile che gli permetta di distorcere e fraintendere
la realtˆ come vorrebbero al fine di patrocinare le loro asserzioni. La teoria
dell'evoluzione risulta, quindi, definitivamente confutata fin dal
principio.
Vi un punto importante da prendere in considerazione: se
dimostrato che ogni passo del processo evolutivo impossibile, ci˜
10950 =
100,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,
000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000
La probabilitˆ che una molecola proteica media costituita da 500
amminoacidi sia ordinata secondo la corretta quantitˆ e sequenza oltre
alla probabilitˆ che tutti gli amminoacidi contenuti siano solo levogiri e
combinati soltanto con legami peptidici 1 su 10950. possibile scrivere
questo numero aggiungendo 950 zeri dopo l'1:
sufficiente a provare che l'intera teoria del tutto falsa e non valida. Ad
esempio, provando che la formazione accidentale di proteine
impossibile, vengono di conseguenza confutate anche tutte le altre
motivazioni riguardo ai passi successivi dell'evoluzione. Dopo questa
fase, perdono ogni senso le speculazioni sui crani di alcuni uomini e
scimmie.
Come gli organismi viventi fossero pervenuti all'esistenza da
sostanze inorganiche fu una questione che gli evoluzionisti non vollero
per lungo tempo neppure menzionare. Nondimeno, divenne un problema
inevitabile che si tent˜ di risolvere con una serie di studi nel secondo
quarto del XX secolo.
La domanda principale era: "Come avrebbero potuto le prime cellule
viventi apparire nella primordiale atmosfera della terra?" In altre parole,
che tipo di spiegazione avrebbero potuto apportare a questo problema gli
evoluzionisti?
Le risposte vennero cercate per mezzo di esperimenti. Gli scienziati
e i ricercatori evoluzionisti condussero una serie di esperimenti di
laboratorio volti a trovare la soluzione a questa domanda, senza, tuttavia,
risvegliare un grande interesse.
Lo studio pi prestigioso sull'origine della vita il cosiddetto
Esperimento Miller, condotto dal ricercatore americano Stanley Miller
nel 1953. (L'esperimento anche noto come "Esperimento Urey-Miller",
per il contributo dell'insegnante di Miller presso l'Universitˆ di Chicago,
Harold Urey.)
Questo esperimento rappresenta la sola prova avanzata a
dimostrazione della "tesi dell'evoluzione molecolare", addotta per
definire il primo periodo dell'evoluzione. Nonostante sia trascorso quasi
mezzo secolo e siano stati realizzati enormi progressi tecnologici, non si
fatto alcun passo avanti. L'esperimento di Miller tuttora oggetto di
studio nei testi didattici per spiegare l'originaria generazione di esseri
viventi. Consapevoli del fatto che tali studi non offrono alcun supporto,
ma che anzi confutano la loro tesi, gli evoluzionisti hanno
deliberatamente evitato di intraprendere simili esperimenti.
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 123
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 5:49 pm    Oggetto: Rispondi citando

esperimento di Miller
L'intento di Miller era di presentare una scoperta sperimentale che
mostrasse come gli amminoacidi fossero pervenuti all'esistenza "per
casualitˆ" miliardi di anni fa sulla terra priva di vita.
Nel corso del suo esperimento, Miller utilizz˜ una mistura di gas,
composta di ammoniaca, metano, idrogeno e vapore acqueo, che egli
presuppose fosse esistita sulla terra primordiale (ma che in seguito si
dimostr˜ irrealistica). Dal momento che questi gas non reagivano tra loro
in condizioni naturali, egli applic˜ degli stimoli energetici al milieu per
provocare la reazione. Supponendo che tale energia fosse derivata da
lampi di luce nell'atmosfera primordiale, egli si serv“ di una fonte
artificiale di scarica elettrica per riprodurla.
Miller fece bollire a 100C questa mistura di gas per una settimana e
vi introdusse una corrente elettrica. Alla fine della settimana, Miller
analizz˜ le sostanze chimiche formatesi nel fondo della vaschetta e
osserv˜ che tre dei 20 amminoacidi, che costituiscono gli elementi basici
delle proteine, si erano sintetizzati.
Questo esperimento indusse una grande eccitazione tra gli
evoluzionisti e venne promosso come un notevole successo. In uno stato
di abbagliante euforia varie riviste pubblicarono titoli del tipo "Miller crea
la vita". Tuttavia, le molecole che Miller aveva sintetizzato erano solo
molecole "inorganiche".
Incoraggiati da questo esperimento, gli evoluzionisti crearono
immediatamente nuovi scenari. Furono precipitosamente ipotizzati stadi
successivi agli amminoacidi. Questi, per supposizione, si sarebbero pi
tardi riuniti casualmente in sequenze appropriate per formare proteine.
Tali proteine createsi accidentalmente si sarebbero, in seguito, poste
autonomamente in strutture simili a membrane cellulari, le quali, "in
qualche modo", sarebbero pervenute all'esistenza e avrebbero costituito
una cellula primitiva. L'esperimento di Miller, tuttavia, non fu nient'altro
che una finzione, la cui falsitˆ stata provata in molti modi.
124
L'esperimento di Miller non fu nient'altro che una finzione
L'esperimento di Miller fu un tentativo di provare che gli
amminoacidi avrebbero potuto formarsi autonomamente nelle
primordiali condizioni della terra. Permangono, tuttavia, numerose
incongruenze:
1. Servendosi di un meccanismo detto "trappola fredda", Miller
isol˜ gli amminoacidi dall'ambiente non appena essi si erano formati.
Se non avesse fatto questo, le condizioni dell'ambiente in cui gli
amminoacidi si erano formati avrebbero immediatamente distrutto
queste molecole. Senza dubbio, questo tipo di meccanismo di isolamento
consapevole non esisteva durante le primordiali condizioni terrestri.
Senza un tale meccanismo, anche se si fosse ottenuto un solo
amminoacido, sarebbe stato immediatamente distrutto. Il chimico
Richard Bliss ha espresso questa contraddizione nel modo seguente: "In
realtˆ, senza questa trappola fredda, i prodotti chimici sarebbero stati
distrutti dalla sorgente elettrica."101
Sicuramente Miller, nei suoi esperimenti precedenti, non pot
costituire alcun amminoacido, pur usando gli stessi materiali ma senza la
trappola fredda.
2. Il primordiale ambiente atmosferico che Miller tent˜ di simulare
nel suo esperimento non era realistico. Nel 1980, gli scienziati furono
concordi nell'affermare che l'azoto e il biossido di carbonio, in realtˆ,
erano presenti in questo ambiente artificiale in luogo del metano e
dell'ammoniaca. Dopo un lungo periodo di silenzio, lo stesso Miller
confess˜ che l'ambiente atmosferico da lui ricostruito non era realistico.102
PerchŽ, allora, Miller ha insistito su questi gas? La risposta
semplice: senza l'ammoniaca, sarebbe stato impossibile sintetizzare un
amminoacido. A questo proposito, in un articolo apparso sulla rivista
Discover, Kevin Mc Kean ha scritto
Miller e Urey imitarono l'antica atmosfera della terra con una mistura di
metano e ammoniaca. Secondo la loro opinione, la terra sarebbe stata una
mistura omogenea di metallo, roccia e ghiaccio. Gli studi pi recenti, tuttavia,
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 125
Oggi l'esperimento di
Miller non tenuto in
alcuna considerazione
neppure dagli stessi scienziati
evoluzionisti. Nel numero del
febbraio 1998, la rivista
scientifica evoluzionista Earth
ha pubblicato un articolo
intitolato "Life's Crucible" (Il
crogiolo della vita), in cui erano espresse
le seguenti considerazioni:
I geologi credono ora che
l'atmosfera primordiale consista
soprattutto di biossido di carbonio e
di azoto, gas meno reattivi di quelli
utilizzati nell'esperimento del 1953.
Anche se l'atmosfera di Miller fosse
esistita, come sarebbe stato
possibile che molecole semplici
come gli amminoacidi subissero le
trasformazioni chimiche necessarie
a convertirle in composti assai pi
complicati, o polimeri, come le
proteine? Miller stesso a questo
punto si arreso. " un problema,"
ha sospirato con dolore "Com'
possibile ottenere polimeri? Non
facile." 1
Come si visto, anche Miller ha oggi
ammesso che il suo esperimento non ha
apportato alcun elemento utile alla
risoluzione del problema sull'origine della
vita. Il fatto che i nostri scienziati
evoluzionisti accettino indiscriminatamente
questo esperimento rivela
soltanto la miseria della teoria da essi
sostenuta e la loro disperazione.
Nell'edizione del marzo 1998 di National
Geographic apparso un articolo, dal
titolo "The Emergence of Life on Earth"
(L'apparizione della vita sulla terra), che
tratta di questo argomento:
Molti scienziati sospettano ora che
l'atmosfera primordiale fosse
differente da quanto supposto
dapprincipio da Miller. Si pensa che
consistesse di biossido di carbonio
e azoto piuttosto che di idrogeno,
metano e ammoniaca. Questa una
brutta notizia per i chimici. Quando
tentano di stimolare il biossido di
carbonio e l'azoto, essi ottengono
una misera quantitˆ di molecole
organiche equivalente alla
dissoluzione di una goccia di
colorante nell'acqua di una piscina.
Gli scienziati trovano difficile
immaginare che la vita sia emersa
da una tale zuppa diluita. 2
In breve, nŽ l'esperimento di Miller, nŽ
alcun altro tentativo evoluzionista
possono rispondere alla domanda
sull'apparizione della vita sulla terra. Tutte
le ricerche condotte negano la possibilitˆ
che la vita sia emersa per caso,
confermando cos“ la realtˆ della
creazione.
1. Earth, "Life's Crucible", febbraio 1998, p.
34.
2. National Geographic, "The Rise of Life
on Earth", marzo 1998, p. 68.
LE ULTIME FONTI EVOLUZIONISTE
DISCUTONO L'ESPERIMENTO DI MILLER
hanno rivelato che la terra era molto calda a quei tempi e che era composta di
nichelio e ferro fuso. Di conseguenza, l'atmosfera chimica di quel periodo
dovrebbe essere stata composta soprattutto di azoto (N2), biossido di carbonio
(CO2) e vapore acqueo (H2O). Nondimeno, questi elementi non sono cos“ adatti
alla produzione di molecole organiche come il metano e l'ammoniaca.103
Gli scienziati americani J. P. Ferris e C. T. Chen ripeterono
l'esperimento di Stanley Miller in un ambiente atmosferico che conteneva
biossido di carbonio, idrogeno, azoto e vapore acqueo, e non riuscirono
ad ottenere neppure un singolo amminoacido.104
3. Un altro aspetto importante volto ad infirmare l'esperimento di
Miller che vi era abbastanza ossigeno da distruggere tutti gli
amminoacidi presenti nell'atmosfera nel periodo in cui si suppone si
siano formati. Questo fatto, non rilevato da Miller, rivelato dalle tracce
di ossido di ferro e uranio scoperte in rocce che si stima risalgano a 3,5
milioni di anni fa.105
Altre scoperte mostrano che la quantitˆ di ossigeno a quello stadio
era molto pi elevato di quanto originariamente sostenuto dagli
evoluzionisti. Gli studi rivelano che in quel periodo il livello di radiazioni
ultraviolette a cui la terra era esposta era diecimila volte superiore alle
stime degli evoluzionisti. Queste intense radiazioni ultraviolette
avrebbero inevitabilmente liberato l'ossigeno decomponendo il vapore
acqueo e il biossido di carbonio nell'atmosfera.
Questa situazione invalida radicalmente l'esperimento di Miller, nel
quale l'ossigeno era del tutto negletto. Se l'ossigeno fosse stato utilizzato
nell'esperimento, il metano si sarebbe decomposto in biossido di carbonio
e acqua, mentre l'ammoniaca in azoto e acqua. D'altra parte, in un
ambiente dove l'ossigeno non esisteva non vi sarebbe stato neppure uno
strato di ozono, quindi gli amminoacidi sarebbero stati immediatamente
distrutti non appena esposti a raggi ultravioletti molto intensi senza la
protezione di uno strato di ozono. In altre parole, con o senza l'ossigeno
nel mondo primordiale, il risultato sarebbe stato un ambiente distruttivo
per gli amminoacidi.
4. Al termine dell'esperimento di Miller, si formarono molti acidi
organici con caratteristiche nocive alle strutture e alle funzioni degli esseri
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 127
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
viventi. Se gli amminoacidi non fossero stati isolati e fossero stati lasciati
nello stesso ambiente con queste sostanze, la loro distruzione o
trasformazione in composti differenti, attraverso reazioni chimiche,
sarebbe stata inevitabile.
Per di pi, alla fine dell'esperimento si formarono innumerevoli
amminoacidi destrogiri. La loro esistenza confut˜ la teoria fin nel suo
intimo ragionamento, in quanto gli amminoacidi destrogiri erano parte di
quelli che non si adattavano alla funzione nella composizione degli
organismi viventi. Per concludere, le circostanze in cui si formarono gli
amminoacidi nell'esperimento di Miller non erano adatte alla vita. In
realtˆ, questo mezzo prese la forma di una mistura acida che distruggeva
e ossidava le molecole utili ottenute.
Un'unica realtˆ concreta si ricava da tutti questi fatti: l'esperimento
di Miller non pu˜ pretendere di provare la casuale formazione di esseri
viventi nelle primordiali condizioni terrestri. L'intero esperimento non
altro che una prova di laboratorio sottoposta a controlli per sintetizzare
amminoacidi. Il volume e il tipo di gas utilizzati furono determinati al fine
di originare amminoacidi. La quantitˆ di energia rifornita al sistema non
era nŽ in eccesso nŽ in difetto, bens“ quella stabilita con precisione allo
scopo di permettere le necessarie reazioni. L'impianto adibito
all'esperimento fu accuratamente isolato in modo tale da evitare la
penetrazione di qualsiasi tipo di elemento dannoso, distruttivo o di
impedimento alla formazione di quegli amminoacidi che erano
probabilmente presenti nelle primordiali condizioni terrestri. Nessun
elemento, minerale o composto, tra quelli presenti effettivamente ai
primordi che avrebbe potuto cambiare il corso delle reazioni, fu incluso
nell'esperimento. L'ossigeno, che avrebbe potuto prevenire la formazione
di amminoacidi per ossidazione, soltanto uno tra questi elementi
distruttivi. Anche in ideali condizioni di laboratorio, stato impossibile
mantenere in vita gli amminoacidi prodotti evitando la loro distruzione
senza valersi del meccanismo della "trappola fredda".
Con questo esperimento, in realtˆ, gli evoluzionisti stessi hanno
confutato l'evoluzione, in quanto, se l'esperimento ha provato qualcosa,
128
che gli amminoacidi possono essere prodotti soltanto in un ambiente di
laboratorio controllato, dove tutte le condizioni sono specificamente
progettate da un intervento consapevole. Ovvero, il potere che determina
la vita non pu˜ essere il caso inconsapevole, ma piuttosto una creazione
conscia.
La ragione per cui gli evoluzionisti non accettano questa realtˆ
palese la loro cieca adesione a pregiudizi che non hanno alcun carattere
di scientificitˆ. degno di nota il fatto che Harold Hurey, l'organizzatore
insieme al suo allievo Stanley Miller dell'esperimento in esame, abbia a
tale proposito confessato:
Tutti noi che abbiamo studiato le origini della vita riteniamo che pi ci si
addentri in essa, pi si senta che troppo complessa per essersi in qualche
modo evoluta. Noi tutti crediamo, come se fosse un articolo di fede, che la vita
su questo pianeta si sia evoluta dalla materia morta. La sua complessitˆ
tuttavia cos“ grande, che diventa difficile immaginarselo.107
L'atmosfera primordiale della terra e le proteine
Nonostante tutte le incongruenze che abbiamo citato in precedenza,
gli evoluzionisti continuano a riferirsi all'esperimento di Miller per
evitare la questione dell'autonoma formazione di amminoacidi nelle
primordiali condizioni terrestri. Tuttora, essi continuano a ingannare la
gente pretendendo che il problema sia stato risolto da questo esperimento
fallace.
Nondimeno, per spiegare la seconda fase dell'origine della vita, gli
evoluzionisti dovettero affrontare un problema incomparabilmente pi
grande di quello della formazione degli amminoacidi: le "proteine",
ovvero, i blocchi da costruzione della vita, composte da centinaia di
differenti amminoacidi uniti secondo un ordine preciso.
Affermare che le proteine siano state formate dal caso in condizioni
naturali molto pi irrealistico e irragionevole della medesima
affermazione a proposito degli amminoacidi. Nelle pagine precedenti
abbiamo studiato, valendoci del calcolo delle probabilitˆ, l'impossibilitˆ
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 129
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
matematica dell'unione accidentale di amminoacidi in sequenze precise al
fine di formare proteine. Ora esamineremo come sia impossibile che le
proteine siano state prodotte chimicamente nelle primordiali condizioni
terrestri.
La sintesi proteica non possibile in acqua
Quando si combinano per formare proteine, gli amminoacidi
costituiscono tra loro un legame speciale detto "peptidico", nel corso della
cui formazione viene liberata una molecola di acqua.
Ci˜ confuta definitivamente la spiegazione evoluzionista che la vita
ai primordi abbia avuto origine dall'acqua, in quanto, secondo il
"principio di Le Ch‰telier", non possibile che una reazione che libera
acqua (reazione di condensazione) abbia luogo in un ambiente idrato. La
realizzazione di questo tipo di reazione in un ambiente idrato si dice che
"abbia la minima probabilitˆ di accadere" tra tutte le reazioni chimiche.
Gli oceani, quindi, considerati i luoghi dove ebbero origine la vita e
gli amminoacidi, non sono lo sfondo appropriato alla formazione di
proteine. D'altra parte, sarebbe irrazionale per gli evoluzionisti cambiare
il loro pensiero e affermare che la vita ebbe origine sulla terra, perchŽ il
solo ambiente dove gli amminoacidi avrebbero potuto essere protetti
dalle radiazioni ultraviolette costituito dagli oceani e dai mari. Il
principio di Le Ch‰telier smentisce l'idea della formazione della vita nei
mari. Ci˜ costituisce un altro dilemma da risolvere per gli evoluzionisti.
Un altro sforzo disperato: l'esperimento di Fox
Sfidati dal suddetto dilemma, gli evoluzionisti iniziarono a inventare
scenari irrealistici sul "problema acqua" che confutavano integralmente le
loro teorie. Sydney Fox fu uno tra i pi noti di questi ricercatori. Egli
avanz˜ la seguente teoria per risolvere tale problema: i primi
amminoacidi devono essere stati trascinati su alcune rupi nei pressi di un
vulcano nel periodo appena successivo alla loro formazione nell'oceano
primordiale. L'acqua contenuta nella mistura, che includeva gli
130
amminoacidi presenti sulle rupi, deve essere evaporata quando la
temperatura ha superato il punto di ebollizione. In tal modo, gli
amminoacidi che erano stati "asciugati" avrebbero potuto combinarsi per
formare le proteine.
Tale "complicata" soluzione non ottenne, tuttavia, diffusa
approvazione, in quanto gli amminoacidi non avrebbero potuto
sopravvivere a temperature cos“ elevate, come stato provato da
successive ricerche.
Fox, in ogni caso, non si rassegn˜. Egli combin˜ degli amminoacidi
purificati in laboratorio "in condizioni molto speciali" riscaldandoli in
ambiente asciutto. Gli amminoacidi si combinarono, ma non si ottenne
alcuna proteina. Ci˜ che egli ottenne, in realtˆ, furono semplici e
disordinati raccordi di amminoacidi arbitrariamente combinati tra loro,
ben lungi dal rassomigliare ad una proteina vivente. Inoltre, se Fox avesse
mantenuto gli amminoacidi ad una temperatura costante, allora questi
inutili raccordi sarebbero stati disintegrati.108
Un altro fattore che invalid˜ ulteriormente l'esperimento fu l'utilizzo
da parte di Fox non degli inutili prodotti finali dell'esperimento di Miller,
ma di puri amminoacidi provenienti da organismi viventi. Nondimeno
questo esperimento, che intese proseguire quello di Miller, prese avvio
proprio dai risultati ottenuti da quest'ultimo. Eppure, nŽ Fox, nŽ alcun
altro ricercatore utilizzarono mai gli inutili amminoacidi prodotti da
Miller.109
L'esperimento di Fox non fu accolto positivamente neppure presso i
circoli evoluzionisti, poichŽ fu chiaro che le insignificanti catene di
amminoacidi (proteinoidi) prodotte noon avrebbero potuto formarsi in
condizioni naturali. Per di pi, le proteine, i blocchi da costruzione della
vita, non avrebbero potuto essere prodotte. Il problema dell'origine delle
proteine rimaneva ancora aperto. In un articolo del 1970 apparso nella
Nel suo esperimento Fox ha
prodotto una sostanza detta
"proteinoide". I proteinoidi erano
casuali combinazioni di
amminoacidi, che, a differenza delle
proteine degli esseri viventi, erano
inutili e non-funzionali. A sinistra:
proteinoidi visti attraverso un
microscopio elettronico.
rivista scientifica divulgativa Chemical Engineering News, l'esperimento di
Fox venne menzionato nei termini seguenti:
Sidney Fox e gli altri ricercatori tentarono di unire gli amminoacidi in forma di
proteinoidi, avvalendosi di tecniche di riscaldamento molto speciali in
condizioni che non corrispondevano a quelle delle fasi primordiali della terra.
Inoltre, i proteinoidi non assomigliano assolutamente alle proteine regolari
presenti negli esseri viventi. Non sono altro che macchie inutili e irregolari. Si
detto che seppure tali molecole si fossero formate nei primi tempi, sarebbero
state sicuramente distrutte.110
Numerosi esperimenti evoluzionisti, come quelli di Miller e di Fox, sono stati
concepiti al fine di provare che la materia inanimata in grado di autoorganizzarsi
e di generare esseri viventi complessi. Tale convinzione
radicalmente anti-scientifica: ogni osservazione ed esperimento ha incontrovertibilmente
provato che la materia non possiede tale capacitˆ. Il noto astronomo e
matematico inglese sir Fred Hoyle nota che la materia non pu˜ generare la vita da se
stessa senza una deliberata interferenza:
Se ci fosse un principio basilare della materia che in qualche modo
conducesse i sistemi organici alla vita, la sua esistenza sarebbe facilmente
dimostrabile in laboratorio. Uno potrebbe prendere, per esempio, una piscina
per rappresentare il brodo ancestrale. Riempirla ad arbitrio di prodotti chimici
di natura non biologica. Pomparvi qualsivoglia gas, sopra o all'interno, e
colpirla con ogni tipo di radiazione. Lasciare procedere l'esperimento per un
anno e vedere quanti dei 2000 enzimi (proteine prodotte dalle cellule viventi)
saranno apparsi nella piscina. Riveler˜ io stesso il risultato, per evitare inutili
perdite di tempo, problemi e spese: non si troverˆ nulla, se non forse una
fanghiglia catramosa composta di amminoacidi ed altre semplici sostanze
chimiche organiche.1
Il biologo evoluzionista Andrew Scott ammette lo stesso fatto:
Si prenda un po' di materia, la si scaldi mentre si mescola e si aspetti. Questa
la versione moderna della Genesi. Le "fondamentali" forze di gravitˆ, l'elettromagnetismo
e le intense e deboli forze nucleari si presume che abbiano
fatto il resto... Ma quanto di questo bel racconto fermamente stabilito e
quanto speranzosa speculazione? In realtˆ, ogni maggior passo, dai precursori
chimici alle prime cellule riconoscibili, responsabile o di una controversia o
di un'assoluta perplessitˆ.2
1. Fred Hoyle, The Intelligent Universe, New York, Holt, Rinehard & Winston, 1983, p. 256.
2. Andrew Scott, "Update on Genesis", New Scientist, vol. 106, 2 maggio 1985, p. 30.
LA MATERIA INANIMATA NON PU GENERARE LA VITA
Senza dubbio, i proteinoidi ottenuti da Fox furono assolutamente
diversi dalle proteine reali sia per struttura che per funzione. La
differenza tra proteine e proteinoidi tanto grande quanto quella che
intercorre tra uno strumento ad alta tecnologia e un ammasso di materia
informe
No vi era, inoltre, neppure la possibilitˆ che queste irregolari catene
di amminoacidi potessero sopravvivere nell'atmosfera primordiale.
Effetti chimici e fisici dannosi e distruttivi causati dalla violenta
esposizione ultravioletta e instabili condizioni naturali avrebbero
provocato la disintegrazione di questi proteinoidi. Secondo il principio di
Le Ch‰telier, sarebbe stato impossibile agli amminoacidi di combinarsi
nell'acqua dove i raggi ultravioletti non li avrebbero raggiunti. Per questa
ragione, l'idea che i proteinoidi costituissero le basi della vita perse infine
l'appoggio degli scienziati.
La molecola miracolosa: il DNA
Il nostro esame del livello molecolare ha finora mostrato che la
formazione di amminoacidi non stata in alcun modo chiarita dagli
evoluzionisti. Allo stesso modo, anche la formazione delle proteine resta
un mistero. Il problema, tuttavia, non si limita soltanto a tali processi. Ci˜
soltanto l'inizio. La perfetta struttura della cellula conduce, infatti, gli
evoluzionisti ad una empasse. La ragione che la cellula non un
semplice mucchio di proteine composte di amminoacidi; un
meccanismo vivente strutturato in centinaia di sistemi sviluppati ed
talmente complesso da rendere l'uomo incapace di comprenderne il
mistero. Complessitˆ a parte, gli evoluzionisti non sono in grado di
spiegare neppure l'unitˆ di base della cellula.
Mentre la teoria dell'evoluzione non ha saputo fornire una coerente
spiegazione dell'esistenza delle molecole che costituiscono le basi della
struttura cellulare, i progressi della genetica e la scoperta degli acidi
nucleici (DNA e RNA) hanno sollevato dei problemi del tutto nuovi per gli
evoluzionisti. Nel 1955, il lavoro di due scienziati, James Watson e Francis
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 133
Crick, sul DNA, ha inaugurato una
nuova era per la biologia. Molti studiosi
diressero la loro attenzione alla scienza della
genetica. Oggi, dopo anni di ricerche, la
struttura del DNA stata in gran parte rivelata.
La molecola chiamata DNA, che si trova nel nucleo di ognuno dei
100 trilioni di cellule presenti nell'uomo, contiene il piano completo di
costruzione del corpo umano. Le informazioni riguardanti tutte le
caratteristiche di una persona, dall'aspetto fisico alla struttura degli
organi interni, sono registrate nel DNA per mezzo di uno speciale sistema
di codificazione. Le informazioni nel DNA sono codificate all'interno
della sequenza di quattro basi speciali che costituiscono questa molecola.
Queste basi vengono specificate come A, T, G, C , secondo le lettere iniziali
dei loro nomi. Tutte le differenze strutturali tra le persone dipendono
dalle variazioni nella sequenza di queste lettere. una sorta di banca dati
composta di quattro lettere.
L'ordine sequenziale delle lettere nel DNA determina la struttura di
un essere umano fin nei minimi particolari. Oltre a caratteristiche quali la
statura, gli occhi, il colore dei capelli e della pelle, il DNA di una singola
cellula contiene anche la conformazione di 206 ossa, 600 muscoli, una rete
di 10.000 muscoli auditivi, 2 milioni di nervi ottici, 100 bilioni di cellule
nervose, 130 bilioni di metri di vene e 100 trilioni di cellule nel corpo. Se
dovessimo trascrivere tutte le informazioni codificate nel DNA, allora
dovremmo compilare una libreria gigantesca composta di 900 volumi
enciclopedici di 550 pagine l'uno. Questo incredibile volume di
informazioni codificato in quei componenti del DNA detti "geni".
Tutte le informazioni relative agli esseri
viventi sono contenute nel DNA. Il metodo
incredibilmente efficiente di magazzinaggio di
informazioni prova a sufficienza che la vita
non pervenuta all'essere per caso, ma
stata consapevolmente progettata o, per
meglio dire, meravigliosamente creata.
Pu˜ il DNA essere pervenuto all'esistenza casualmente?
A questo punto, si deve prestare attenzione a un dettaglio
importante. Un errore nella sequenza dei nucleotidi che costituiscono un
gene renderebbe quest'ultimo del tutto inutile. Quando si considera che vi
sono 200 mila geni nel corpo umano, diventa pi evidente quanto sia
impossibile che quei milioni di nucleotidi che compongono questi geni si
siano formati in corretta sequenza per coincidenza. Un biologo
evoluzionista, Frank Salisbury, scrive a proposito di tale impossibilitˆ:
Una proteina media pu˜ includere circa 300 amminoacidi. Il gene del DNA
delegato al controllo di questo dovrebbe avere circa 1000 nucleotidi nella sua
catena. Dal momento che vi sono quattro tipi di nucleotidi in una catena di
DNA, uno consistente di 1000 legami potrebbe esistere in 41000 forme.
Servendosi dei logaritmi possibile costatare che 41000=10600. Il dieci
moltiplicato per se stesso 600 volte forma un numero pari a un 1 seguito da 600
zeri! Questo numero completamente al di lˆ della nostra comprensione.111
Il numero 41000 equivalente a 10600. Questo numero si ottiene
aggiungendo 600 zeri a 1. Come 10 con 11 zeri indica un trilione, una
figura con 600 zeri una figura senza dubbio difficile da cogliere.
L'impossibilitˆ della formazione di RNA e DNA per accumulazione
coincidentale di nucleotidi espressa dallo scienziato francese Paul
Auger:
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 135
Watson e Crick
con un modello
a bastoncini di
molecola del
DNA.
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Dobbiamo distinguere nettamente due fasi nella casuale formazione di molecole
complesse, quali i nucleotidi, tramite eventi chimici. La produzione di nucleotidi
uno ad uno che possibile e la combinazione di questi in sequenze molto
speciali. La seconda assolutamente impossibile.112
Anche Francis Crick, il quale ha creduto per molti anni nella teoria
dell'evoluzione molecolare, confess˜, dopo la scoperta del DNA, che una
molecola talmente complessa non avrebbe potuto formarsi
spontaneamente per coincidenza, come risultato di un processo
evolutivo:
Un uomo onesto, armato soltanto della conoscenza a noi disponibile, potrebbe
affermare soltanto che, in un certo senso, l'origine della vita appare al momento
piuttosto un miracolo.113
L'evoluzionista turco Ali Demirsoy stato costretto ad ammettere
che:
In realtˆ, la probabilitˆ della formazione di una proteina e di un acido nucleico
(DNA-RNA) molto pi lontana di quanto si stimato. Inoltre, il caso che
emerga una certa catena proteica cos“ esile da poter essere definito
astronomico.114
Un dilemma molto interessante si presenta quindi a questo punto:
mentre il DNA pu˜ solo replicarsi con l'aiuto di alcuni enzimi che sono in
realtˆ proteine, la sintesi di questi enzimi pu˜ solo realizzarsi per mezzo
di informazioni codificate nel DNA. In quanto dipendono entrambi l'uno
dall'altro, o esistono contemporaneamente allo stesso tempo per
replicarsi, o uno di essi deve essere "creato" prima dell'altro. A questo
proposito, il microbiologo americano Jacobson scrive:
Le direzioni per la riproduzione dei piani, per l'energia e l'estrazione delle parti
dall'ambiente corrente, per la sequenza di crescita e per il meccanismo che ne
trasferisce le istruzioni, devono essere tutti simultaneamente presenti in quel
momento (quando la vita comincia). Questa combinazione di eventi sembrata
un avvenimento incredibilmente inverosimile ed stato spesso attribuito ad un
intervento divino.115
Questa citazione venne scritta due anni dopo la scoperta della
136
struttura del DNA da parte di James Watson e Francis Crick. Ma,
nonostante tutti i progressi scientifici, questo problema rimane insoluto
per gli evoluzionisti. Due scienziati tedeschi, Junker e Scherer, spiegarono
che la sintesi di ognuna delle molecole necessarie all'evoluzione chimica
richiede condizioni distinte e la probabilitˆ di combinazione di questi
materiali, i quali hanno teoricamente metodi di acquisizione molto
differenti, pari a zero:
Fino ad ora, non noto alcun esperimento con il quale sia possibile ottenere
tutte le molecole necessarie all'evoluzione chimica. , di conseguenza,
essenziale produrre appropriatamente varie molecole in posti differenti e quindi
trasferirle in un altri per reazione, proteggendole da elementi dannosi quali
l'idrolisi e la fotolisi.116
In breve, la teoria evoluzionista non in grado di provare alcuno
stadio evolutivo che avvenga ipoteticamente al livello molecolare.
Piuttosto che rispondere a queste domande, i progressi della scienza li
rendono ancor pi complessi ed inestricabili.
Curiosamente, gli evoluzionisti credono in tutti questi impossibili
scenari come se fossero fatti scientifici. PoichŽ sono condizionati a non
ammettere la creazione, non hanno altra possibilitˆ che credere
l'impossibile. Un famoso biologo austriaco, Michael Denton,
intervenuto su questo problema nel suo libro Evolution: A Theory in
Crisis:
Per lo scettico, la proposizione che i programmi genetici di
organismi superiori, i quali consistono in qualcosa di simile
a miliardi di informazioni, equivalenti alla sequenza delle
lettere di una piccola biblioteca di mille volumi, contenente
in forma codificata innumerevoli migliaia di intricati
algoritmi che controllano, specificano e ordinano la crescita e
lo sviluppo di miliardi e miliardi di cellule nella forma di un
organismo complesso, siano stati formati da un processo
puramente accidentale un affronto alla ragione. Ma
per il darvinista, tale idea accettabile senza il
minimo dubbio il paradigma ha la precedenza!117
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 137
Prof. Francis Crick:
"L'origine della vita
appare quasi un
mistero

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 5:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

Un altro vano tentativo evoluzionista: "il mondo RNA"
La scoperta, nel corso degli anni '70, che i gas esistenti in origine nella
primitiva atmosfera terrestre avrebbero reso impossibile la sintesi degli
amminoacidi fu un grave colpo per la teoria evoluzionista molecolare. Si
comprese allora che gli "esperimenti sull'atmosfera primitiva" condotti da
evoluzionisti quali Miller, Fox e Ponnamperuna non erano validi. Per
questa ragione, negli anni '80 vennero fatti nuovi tentativi. Ne risult˜ la
scenario del "mondo RNA", con il quale si avanz˜ l'ipotesi che le proteine
non fossero state le prime ad essersi formate, ma le molecole di RNA che
contenevano le informazioni sulle proteine.
Secondo questa prospettiva, avanzata nel 1986 da un chimico di
Harvard, Walter Gilbert, miliardi di anni orsono una molecola di RNA,
riuscita in qualche modo a replicare se stessa, si form˜ per coincidenza.
Inizi˜, quindi, a produrre proteine sotto l'effetto di elementi esterni. In
seguito, divenne necessario depositare queste informazioni in una
seconda molecola, fu cos“ che emerse la molecola del DNA.
Essendo costituita di una catena di impossibilitˆ ad ogni livello,
questa prospettiva inimmaginabile acu“ il problema e sollev˜ soltanto
questioni inestricabili piuttosto che fornire una spiegazione sull'origine
della vita:
1. Se impossibile spiegare la formazione coincidentale anche di un
solo nucleotide che costituisce il RNA, come possibile che questi
immaginari nucleotidi si siano riuniti insieme in una sequenza
appropriata al fine di formare l'RNA? Il biologo evoluzionista John
Horgan ammette l'irrealizzabilitˆ di tale formazione accidentale:
Il continuo approfondimento da parte dei ricercatori del concetto di mondo-
RNA solleva dei problemi. Come apparve l'RNA al principio? L'RNA e i suoi
componenti sono difficili da sintetizzare in laboratorio nelle migliori condizioni,
molto meno in quelle plausibili.118
2. Pur supponendo che si sia formato per caso, come avrebbe potuto
questo RNA costituito di una catena di nucleotidi avere "deciso" di autoreplicarsi
e con che tipo di meccanismo avrebbe potuto portare a termine
138
questo processo? Dove trov˜ i nucleotidi di cui si serv“ durante l'autoreplicazione?
Anche i microbiologi evoluzionisti Gerald Joyce e Leslie
Orgel espressero la disperazione di tale situazione nel libro dal titolo "In
the RNAWorld".119
3. Anche se si ipotizzasse un'auto-replicazione dell'RNA nel mondo
primordiale, la disponibilitˆ all'uso di ogni tipo di amminoacidi e
l'accadimento di tutte queste impossibilitˆ, la situazione non porterebbe
Il calcolo delle probabilitˆ dimostra che molecole complesse come le proteine e
gli acidi nucleici (RNA e DNA) non potrebbero mai essersi formate casualmente
e in modo indipendente le une dalle altre. Gli evoluzionisti, tuttavia, devono far
fronte a un problema ancora pi grande, quello della necessaria coesistenza
simultanea di tutte queste molecole complesse per permettere alla vita di esistere.
La teoria evoluzionista totalmente confusa da questa esigenza. Questo fatto ha
costretto alcuni eminenti evoluzionisti ad una confessione. Per esempio, un collega
di Stanley Miller e Francis Crick presso l'Universitˆ di San Diego California, lo
stimato evoluzionista dr. Leslie Orgel, ha detto:
estremamente improbabile che le proteine e gli acidi nucleici, entrambi
strutturalmente complessi, siano sorti spontaneamente nello stesso posto e
nello stesso tempo. Sembra anche impossibile avere l'uno senza l'altro. Cos“,
alla prima occhiata, si deve concludere che la vita non ha mai potuto essere
stata originata da mezzi chimici.1a
Lo stesso fatto ammesso anche da altri scienziati:
Il DNA non pu˜ svolgere la sua funzione, inclusa la formazione di altro DNA,
senza l'aiuto di proteine catalitiche, o enzimi. In breve, le proteine non
possono formarsi senza il DNA, nŽ quest'ultimo pu˜ formarsi senza le
proteine.2a
In che modo ha avuto origine il Codice genetico insieme con i meccanismi
della sua traduzione (ribosomi e molecole di tRNA)? Per il momento
dobbiamo contentarci di un senso di mistero e di stupore anzichŽ di una
risposta.3a
1a. Leslie E. Orgel, "The Origin of Life on Earth", Scientific American, vol. 271, ottobre
1994, p. 78.
2a. John Horgan, "In the Beginning", Scientific American, vol. 264, febbraio 1991, p.
119.
3a. Douglas R. Hofstsdter, Gšdel, Escher, Bach: An Eternal Golden Braid, New York,
Vintage Books, 1980, p. 548 [Gšdel, Escher, Bach: un'Eterna Ghirlanda Brillante, trad. it.
di Giuseppe Trautter, Milano 1984, p. 592]
CONFESSIONI DI EVOLUZIONISTI
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
ugualmente alla formazione di neppure una singola proteina. PoichŽ
l'RNA include soltanto informazioni concernenti la struttura delle
proteine. Gli amminoacidi, d'altra parte, sono materiali grezzi.
Nondimeno, non esiste alcun meccanismo in grado di produrre proteine.
Considerare l'esistenza dell'RNA sufficiente alla produzione di proteine
insensato tanto quanto pretendere che un'automobile si auto-assembli
semplicemente gettando il progetto disegnato sulla carta su migliaia di
sue parti accatastate l'una sull'altra. Anche in questo caso la produzione
inconcepibile dal momento che nŽ operai nŽ fabbrica sono coinvolti nel
processo.
Una proteina prodotta nella fabbrica dei ribosomi con l'aiuto di
molti enzimi mediante processi estremamente complessi all'interno della
cellula. Il ribosoma un organulo cellulare complesso costituito di
proteine. Ne consegue la formulazione di un'altra supposizione
irragionevole, ovvero che anche i ribosomi siano pervenuti per caso
all'esistenza nello stesso tempo. Anche Jacques Monod, insignito del
premio Nobel, uno tra i pi fanatici difensori dell'evoluzione, spiega che
la sintesi proteica non pu˜ in alcun modo essere sottovalutata in modo
tale da dipendere meramente dalle informazioni contenute negli acidi
nucleici:
Il codice risulta privo di significato a meno che non venga tradotto. Il moderno
macchinario di traduzione della cellula consiste di almeno cinquanta
componenti macromoleculari, codificati a loro volta nel DNA: il codice non pu˜
essere tradotto se non da prodotti di traduzione. l'espressione moderna di
omne vivo ex ovo. Quando e come si chiuse questo circolo? troppo difficile
immaginarlo.120
Come avrebbe potuto una catena di RNA nel mondo primordiale
prendere una tale decisione e quali metodi avrebbe dovuto utilizzare per
produrre proteine assumendosi da sola la mansione di cinquanta
particelle specializzate? Gli evoluzionisti non hanno risposte.
La dott. Leslie Orgel, una collega di Stanley Miller e Francis Crick
presso l'Universitˆ di San Diego California, utilizza il termine "scenario"
140
per la possibilitˆ dell' "origine della vita per mezzo del mondo-RNA". La
Orgel ha descritto che tipo di caratteristiche questo RNA dovrebbe
presentare e perchŽ ci˜ sia impossibile in un articolo intitolato "The Origin
of Life" pubblicato su American Scientist nell'ottobre 1994:
Questo scenario potrebbe essersi presentato, come abbiamo visto, se l'RNA prebiotico
avesse avuto due proprietˆ oggi non evidenti: la capacitˆ di replicarsi
senza l'aiuto di proteine e la facoltˆ di catalizzare ogni passo della sintesi
proteica.121
Come dovrebbe ormai essere chiaro, aspettarsi due processi
complessi ed estremamente essenziali da una molecola come l'RNA
possibile solo grazie al potere d'immaginazione e al punto di vista degli
evoluzionisti. Concreti fatti scientifici, d'altra parte, chiariscono come la
tesi del "Mondo RNA", che un nuovo modello proposto a sostegno della
casuale formazione della vita, una favola ugualmente non plausibile.
La vita pi di un mero ammasso di molecole
Lasciamo da parte per un momento tutte le cose impossibili e
supponiamo che una molecola proteica si sia formata nell'ambiente pi
inappropriato e incontrollato quali le primordiali condizioni della terra.
La formazione di una sola proteina non sarebbe sufficiente; questa
dovrebbe pazientemente aspettare per migliaia, o forse milioni di anni in
un simile ambiente senza subire alcun danno, fino a quando un'altra
molecola si fosse formata casualmente nelle medesime condizioni.
Dovrebbe aspettare la casuale contigua formazione di milioni di proteine
corrette e essenziali. Quelle formatesi in precedenza avrebbero dovuto
essere abbastanza pazienti da attendere, senza essere distrutte dai raggi
ultravioletti e dai duri effetti meccanici, la formazione delle altre vicine.
Raggiunto il numero adeguato, queste proteine originatesi tutte nello
stesso luogo, si sarebbero dovute congiungere al fine di creare
combinazioni sensate e formare gli organuli della cellula. Nessun
materiale estraneo, molecola dannosa o catena proteica inutile avrebbe
dovuto interferire in questo processo. In seguito, anche se questi organuli
L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 141
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
si fossero uniti armoniosamente in collaborazione tra loro secondo un
piano ordinato, avrebbero dovuto prendere tutti gli enzimi necessari
circumvicini e coprirsi di una membrana, al cui interno avrebbe dovuto
essere riempita di un liquido speciale necessario a creare l'habitat
congeniale. Ora, anche se tutti questi fatti "altamente improbabili" si
fossero in realtˆ verificati, tale ammasso molecolare sarebbe giunto alla
vita?
La risposta negativa, in quanto le ricerche hanno rivelato che la
semplice combinazione di tutti i materiali essenziali non sufficiente
dare l'avvio alla vita. Anche se tutte le proteine essenziali fossero raccolte
e poste in una provetta non produrrebbero una cellula vivente. Tutti gli
esperimenti condotti a questo fine si sono rivelati infruttuosi. Le ricerche
rivelano che la vita pu˜ solo avere origine dalla vita. L'asserzione che la
vita si sia evoluta da cose non viventi, in altre parole, "abiogenesi", una
favola che esiste soltanto nei sogni degli evoluzionisti, in completo
disaccordo con i reali risultati di tutti gli esperimenti e le osservazioni.
Per questo riguardo, la prima forma di vita sulla terra deve aver
avuto origine da un'altra vita. Questo un riflesso del nome di Allah
"Hayy" (Il Possessore della Vita). La vita pu˜ soltanto iniziare, continuare
e finire per la Sua volontˆ. L'evoluzione, non solo non in grado di
spiegare l'origine della vita, ma anche incapace di chiarire come si siano
formati i materiali ad essa essenziali.
Chandra Wickramasinghe descrive la realtˆ che ha incontrato come
scienziato a cui stato insegnato, nel corso della sua intera esistenza, che
la vita emersa in seguito a casuali coincidenze:
Fin dal principio della mia istruzione scientifica, sono stato sottoposto ad un
violento lavaggio del cervello affinch mi fosse inculcata la credenza che la
scienza non pu˜ coesistere con qualsiasi tipo di creazione deliberata. Questa
nozione ha dovuto essere dolorosamente abbandonata. Attualmente, non posso
trovare alcun argomento razionale per abbattere la visione che spinge a
convertirsi a Dio. Eravamo soliti avere una mente aperta; ora comprendiamo
che l'unica risposta logica alla vita la creazione, non un accidentale trascinarsi
alla cieca.122
142
La termodinamica
confuta l'evoluzione
11
La seconda legge della termodinamica, una delle leggi basilari della
fisica, sostiene che in normali condizioni tutti i sistemi abbandonati
a se stessi tendono a divenire disordinati, dispersi e corrotti in
relazione diretta al trascorrere del tempo. Ogni cosa vivente e non vivente
si consuma, si deteriora, decade, si disintegra ed distrutta. Questa la
sicura fine che tutti gli esseri dovranno affrontare in un modo o nell'altro
e, secondo tale legge, questo processo inevitabile non ha ritorno.
Tutti lo osservano. Ad esempio, se si abbandona un'automobile nel
deserto, difficilmente la si potrˆ ritrovare in migliori condizioni dopo
alcuni anni. Al contrario, si vedrˆ che i pneumatici si sono sgonfiati, i
finestrini sono stati infranti, il telaio si arrugginito e il motore
decaduto. Lo stesso processo inevitabile valido ed anche pi rapido per
gli esseri viventi.
La seconda legge della termodinamica rappresenta il mezzo con il
quale questo processo naturale viene definito con equazioni fisiche e
calcoli.
Questa famosa legge anche nota come "Legge dell'entropia".
L'entropia fornisce una misura del grado di disordine in cui si trovano gli
elementi che costituiscono il sistema. L'entropia di un sistema
incrementata dal movimento verso uno stato pi disordinato, disperso e
non pianificato. Pi elevato il disordine di un sistema, pi elevata la
sua entropia. Tale legge sostiene che l'intero universo inevitabilmente
procede verso uno stato pi disordinato, disperso e non pianificato.
La validitˆ della seconda legge della termodinamica stabilita in
maniera sperimentale e teoretica. I pi importanti scienziati
CAPITOLO
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
contemporanei concordano sul fatto che questa legge avrˆ un ruolo
centrale nel prossimo periodo della storia. Albert Einstein, il pi grande
scienziato del nostro tempo, disse che la "legge pi importante di tutta
la scienza". In proposito, sir Arthur Eddington ha affermato che la
"suprema legge metafisica di tutto l'universo".123
La teoria evoluzionista avanzata nella
totale ignoranza di questa basilare e
universale legge della fisica. Il meccanismo
proposto dall'evoluzione contraddice
radicalmente i suoi principi. Gli evoluzionisti
sostengono che atomi disordinati, dispersi e
inorganici e molecole si siano riuniti
spontaneamente nello stesso periodo in un
ordine preciso per formare molecole
estremamente complesse quali le proteine, il
DNA, l'RNA; in seguito, questi avrebbero
gradualmente determinato milioni di
differenti specie viventi con strutture
addirittura pi complesse. Inoltre, questo
ipotetico processo che produce ad ogni passo
strutture pi pianificate, pi ordinate, pi
complesse e pi organizzate, ha presieduto
autonomamente a tale formazione in
condizioni naturali. La legge dell'entropia
mostra chiaramente che questo processo
cosiddetto naturale contraddice interamente le leggi della fisica.
Gli scienziati evoluzionisti sono consapevoli di questo fatto. J. H.
Rush scrive:
Nel complesso corso della sua evoluzione, la vita rivela un notevole contrasto
rispetto alla tendenza espressa nella seconda legge della termodinamica. Mentre
quest'ultima parla di un irreversibile progresso verso una crescente entropia e
disordine, la vita evolve continuamente verso pi elevati livelli di ordine.124
144
La legge della
termodinamica
afferma che le
condizioni
naturali
conducono
sempre al
disordine e
alla perdita di
informazione.
La teoria
evoluzionista,
al contrario,
una fede antiscientifica
che
contraddice
interamente
questa legge.
Lo studioso evoluzionista Roger Lewin parla dell'empasse
dell'evoluzione di fronte alla termodinamica in un articolo apparso su
Science:
Un problema che i biologi hanno dovuto affrontare l'apparente contraddizione
rispetto all'evoluzione rappresentata dalla seconda legge della termodinamica. I
sistemi dovrebbero decadere nel corso del tempo, presentando un minore, non
maggiore ordine.125
Un altro scienziato evoluzionista, George Stravropoulos, parla
dell'impossibilitˆ secondo la termodinamica della spontanea formazione
della vita e confuta la spiegazione dell'esistenza, per leggi naturali, di
complessi meccanismi viventi nella nota rivista evoluzionista American
Scientist:
In condizioni ordinarie, nessuna molecola organica complessa potrebbe formarsi
spontaneamente, ma piuttosto disintegrarsi, in accordo alla seconda legge. In
realtˆ, maggiore la complessitˆ, maggiore l'instabilitˆ e maggiore la
sicurezza, presto o tardi, della sua disintegrazione. La fotosintesi e tutti i
processi vitali, e la vita stessa, nonostante il linguaggio confuso o confusionario,
non possono ancora essere compresi in termini di termodinamica o di ogni altra
scienza esatta.126
La seconda legge della termodinamica costituisce, quindi, un
insormontabile ostacolo per lo scenario dell'evoluzione sia in termini di
scienza che di logica. Incapaci di offrire una consistente spiegazione
scientifica che permetta di superare l'ostacolo, gli evoluzionisti possono
solo vincere grazie all'immaginazione. Ad esempio, il famoso
evoluzionista Jeremy Rifkin parla della sua speranza che l'evoluzione
possa sopraffare questa legge della fisica grazie a un "potere magico":
La legge dell'entropia sostiene che l'evoluzione disperde l'energia disponibile
complessiva per la vita su questo pianeta. Il nostro concetto di evoluzione
esattamente l'opposto. Crediamo che l'evoluzione crei sulla terra, con qualche
meccanismo magico, un valore complessivo maggiore e un maggior ordine.127
Queste parole rivelano con grande chiarezza che l'evoluzione
soltanto una fede dogmatica.

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 5:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il mito del "sistema aperto"
Minacciati da tutte queste veritˆ, gli evoluzionisti hanno dovuto
cercare rifugio nella distruzione della seconda legge della termodinamica,
affermando che sia valida soltanto per i "sistemi chiusi", in quanto i
"sistemi aperti" esulano dall'ambito di questa legge.
Un "sistema aperto" un sistema termodinamico nel quale energia e
materia circolano all'interno e all'esterno, a differenza del sistema chiuso
in cui l'energia e la materia iniziali rimangono costanti. Gli evoluzionisti
sostengono che il mondo un sistema aperto, costantemente esposto al
flusso di energia solare e che, quindi, la legge dell'entropia non si applica
al cosmo nel suo insieme. Asseriscono inoltre che esseri viventi complessi
e ordinati possono essere generati da strutture semplici, disordinate e
inanimate.
Ci troviamo di fronte a un'ovvia distorsione. Il fatto che un sistema
riceva un afflusso di energia non sufficiente a renderlo ordinato. Sono
necessari meccanismi specifici affinch l'energia diventi funzionale.
Ad esempio, un'automobile ha bisogno di un motore, di un sistema di
trasmissione e di meccanismi di controllo correlati per convertire l'energia
della benzina in lavoro. Senza tale sistema di conversione, l'automobile
non sarebbe in grado di utilizzare l'energia della benzina.
La stessa cosa capita nella vita. vero che la vita deriva la sua
energia dal sole. L'energia solare, tuttavia, pu˜ essere convertita in
energia chimica soltanto da sistemi di conversione energetica
incredibilmente complessi presenti nelle cose viventi (come la fotosintesi
delle piante e i sistemi digestivi di umani e animali). Nessun essere
vivente pu˜ vivere senza un tale sistema; privo di questo, il sole non
altro che una fonte di energia distruttiva che brucia, inaridisce o fonde.
Come si pu˜ vedere, un sistema termodinamico che non presenti tali
meccanismi di conversione non vantaggioso per l'evoluzione, che sia
aperto o chiuso. Nessuno asserisce che questi meccanismi complessi e
consapevoli possano essere esistiti in natura nelle primigenie condizioni
della terra. In realtˆ, la vera questione a cui devono rispondere gli
146
evoluzionisti come possano essere pervenuti autonomamente
all'esistenza complessi meccanismi di conversione dell'energia quali la
fotosintesi, che non possono essere duplicati neppure servendosi delle
moderne tecnologie.
L'influsso dell'energia solare sul mondo non ha effetti tali da imporre
di per se stessa un ordine. Indipendentemente dal grado elevato di
temperatura che possa essere raggiunto, gli amminoacidi resistono
formando legami in sequenze ordinate. La sola energia non sufficiente a
spingere gli amminoacidi a formare le molto pi complesse molecole
proteiche o queste ultime a costituire le ben pi composite e organizzate
strutture di organelli cellulari. La fonte reale ed essenziale di questa
organizzazione, ad ogni livello, un progetto consapevole: in una parola,
la creazione.
Il mito della "auto-organizzazione della materia"
Ben sapendo che la seconda legge della termodinamica rende
impossibile l'evoluzione, alcuni scienziati evoluzionisti, per avallare la
loro teoria, hanno fatto alcuni tentativi speculativi per superare la
distanza che separa le due concezioni. Come al solito, anche questi sforzi
mostrano come la teoria dell'evoluzione si trovi di fronte a un ineludibile
vicolo cieco.
Uno scienziato che si distinto per i suoi tentativi di coniugare la
termodinamica e l'evoluzione il belga Ilya Prigogine. Partendo dalla
teoria del caos, questi ha proposto alcune ipotesi secondo cui l'ordine si
forma dal caos. Ha affermato che alcuni sistemi aperti possono descrivere
un decremento nell'entropia dovuto ad un influsso di energia esterna e
che il conseguente "riordinamento" una prova che "la materia pu˜
organizzare se stessa". Da quel momento, il concetto di "autoorganizzazione
della materia" divenuto abbastanza popolare tra gli
evoluzionisti e i materialisti. Si comportano come se avessero trovato
un'origine materialistica per la complessitˆ della vita e una soluzione
materialistica al problema della sua origine.
La termodinamica confuta l'evoluzione 147
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
A uno sguardo pi acuto, tuttavia, questo argomento si rivela del
tutto astratto e, in pratica, un mero wishful thinking. Nasconde, inoltre,
un inganno molto semplice, ovvero, la deliberata confusione di due
distinti concetti, "auto-organizzazione" e "auto-ordinamento".128
Ci˜ pu˜ essere chiarito con un esempio. Si immagini una spiaggia
con differenti tipi di pietre di varie dimensioni mischiate tra loro. Quando
un'onda forte si abbatterˆ sulla spiaggia, potrˆ apparire un "ordinamento"
tra le pietre. L'acqua potrˆ sollevare quelle di peso simile in pari quantitˆ.
Quando l'onda si sarˆ ritirata, le pietre potranno forse essere state
ordinate secondo l'ordine di grandezza, dalle pi piccole alle pi grandi,
in direzione del mare.
Questo un processo di "auto-ordinamento": la spiaggia un sistema
aperto e un influsso di energia (l'onda) pu˜ esserne la causa. Ma si noti
anche che lo stesso processo non pu˜ erigere un castello di sabbia. Se
guardiamo un castello fatto di sabbia, siamo sicuri che qualcuno lo ha
costruito. La differenza tra quest'ultimo e le pietre "ordinate" che il
primo rappresenta una complessitˆ veramente unica, mentre il secondo
include solo un ordine ripetitivo. come una macchina da scrivere che
continui a battere il carattere "aaaaaaaaaaaaa" per centinaia di volte in
quanto un oggetto (un influsso di energia) caduto sulla tastiera.
Naturalmente, un tale ordine ripetitivo di "a" non include alcuna
informazione e quindi nessuna complessitˆ. necessaria una mente
cosciente per ottenere una sequenza di lettere che includa informazioni.
La stessa cosa avviene quando il vento penetra in una stanza piena
di polvere. Prima di questo influsso, la polvere sparsa intorno.
Allorquando il vento entra, questa si raccoglie agli angoli della stanza. Ci˜
un "auto-ordinamento". Ma la polvere non si "auto-organizza" mai
autonomamente in modo da creare l'immagine di un uomo sul
pavimento.
Questi esempi sono molto simili agli scenari di "autoorganizzazione"
degli evoluzionisti. Questi affermano, infatti, che la
materia ha una tendenza ad "auto-organizzarsi", quindi mostrano esempi
di auto-ordinamento tentando di confondere i due concetti. Lo steso
148
Prigogine ha parlato di molecole che si auto-ordinano durante l'influsso
di energia. Gli scienziati americani Thaxton, Bradley e Olsen, in un libro
dal titolo "The Mistery of Life's Origin", hanno spiegato questo fatto:
...in ogni situazione i movimenti casuali delle molecole in un fluido sono
spontaneamente sostituiti da un comportamento altamente ordinato. Prigogine,
Eigen e altri hanno suggerito che tale sorta di auto-organizzazione sia
intrinseca nella chimica organica e possa potenzialmente spiegare le
macromolecole altamente complesse essenziali ai sistemi viventi. Ma simili
analogie hanno scarsa rilevanza per la questione dell'origine della vita. Per di
pi, non distinguono tra ordine e complessitˆ... La regolaritˆ o l'ordine non
possono servire a immagazzinare l'enorme quantitˆ di informazioni richieste
dai sistemi viventi. richiesta una struttura irregolare, ma specifica piuttosto
che una ordinata. Ci˜ rappresenta un grave errore nell'analogia offerta. Non vi
connessione apparente tra il tipo di ordinamento spontaneo che deriva dal
flusso di energia attraverso tali sistemi e l'opera richiesta per costruire
macromolecole ad intensa informazione aperiodica, quali il DNA e le
proteine.129
In realtˆ, Prigogine stesso dovette accettare che questi argomenti non
avevano rilevanza per spiegare l'origine della vita. Ha detto:
Il problema dell'ordine biologico implica la transizione dall'attivitˆ molecolare
all'ordine supermolecolare della cellula. Questo problema ben lontano da una
soluzione.130
PerchŽ, allora, gli evoluzionisti continuano ad accettare punti di vista
anti-scientifici quali "l'auto-organizzazione della materia"? PerchŽ
insistono a rifiutare la manifesta intelligenza visibile nei sistemi viventi?
La risposta la loro fede dogmatica nel materialismo e la credenza che la
materia abbia un misterioso potere di creare la vita. Un professore di
chimica presso l'Universitˆ di New York ed esperto in DNA, Robert
Shapiro, descrive la fede degli evoluzionisti e il dogma materialistico che
ne costituisce il fondamento:
Un altro principio evolutivo quindi necessario per permetterci di superare la
distanza tra le miscele di semplici prodotti chimici naturali e il primo effettivo
La termodinamica confuta l'evoluzione 149
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
replicatore. Questo principio non stato ancora dettagliatamente descritto o
dimostrato, ma stato anticipato ed ha ricevuto dei nomi, quali evoluzione
chimica e auto-organizzazione della materia. L'esistenza del principio tenuta
per certa nella filosofia del materialismo dialettico, come dimostra la sua
applicazione alle origini della vita da parte di Alexander Oparin.131
Tutto questo chiarisce come l'evoluzione sia un dogma contrario alle
scienza empirica e che l'origine degli esseri viventi possa essere spiegata
soltanto per l'intervento di un potere soprannaturale. Questo potere
soprannaturale la potenza di Allah, il Quale ha creato l'intero universo
dal nulla. La scienza ha provato che l'evoluzione impossibile per quanto
concerne la termodinamica e che l'esistenza della vita non ha altra
spiegazione se non la Creazione.
150
Progetto e coincidenza
12
Nel capitolo precedente, abbiamo osservato l'impossibilitˆ della
formazione coincidentale della vita. Consideriamo valide,
ancora per un momento, tali impossibilitˆ. Supponiamo che
milioni di anni fa una cellula si sia formata avendo acquisito tutto quanto
necessario a "pervenire alla vita". Giunti a questo punto, l'evoluzione
crolla di nuovo. In quanto, anche se questa cellula fosse sopravvissuta per
un certo periodo, sarebbe infine dovuta morire. Dopo la sua fine, niente
sarebbe rimasto e tutto sarebbe tornato al punto di partenza. Questo si
spiega perchŽ la prima cellula vivente, mancando di ogni informazione
genetica, non sarebbe stata in grado di riprodursi e di dare avvio a una
nuova generazione. La vita sarebbe finita con la sua morte.
Il sistema genetico non compreso soltanto nel DNA. Nello stesso
ambiente dovrebbero esistere anche gli enzimi, per leggere il codice nel
DNA; l'RNA messaggero, prodotto dopo la lettura di questi codici; un
ribosoma sul quale l'RNA messaggero dovrˆ montare in accordo a tale
codice e assicurarsi per la produzione; l'RNA transfer per trasferire gli
amminoacidi al ribosoma per essere utilizzati nella produzione; numerosi
enzimi estremamente complessi per condurre a termine numerosi
processi intermedi. Un tale ambiente non pu˜ esistere se non in un una
condizione totalmente isolata e completamente controllata come la
cellula, dove esistono tutti le materie prime e le risorse di energia.
Di conseguenza, la materia organica si pu˜ auto-riprodurre solo
come cellula interamente sviluppata, provvista di tutti i suoi organelli e in
ambiente appropriato in cui possa sopravvivere, scambiare materiali e
trarre energia da quanto la circonda. Ci˜ indica che la prima cellula venne
CAPITOLO
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
formata "all'improvviso" con la sua struttura incredibilmente complessa.
Cos“, se una struttura complessa pervenne all'esistenza
d'improvviso, cosa ne consegue?
Lasciateci porre la domanda sotto forma d'esempio. Paragoniamo la
cellula, in termini di complessitˆ, ad un'automobile ad alta tecnologia. (In
realtˆ, la cellula comprende un sistema molto pi complesso e sviluppato
di quello di un'automobile con il suo motore e tutti i suoi
equipaggiamenti tecnici.) Poniamo ora la domanda: "Che cosa pensereste
se nel corso di un'escursione nel cuore di una fitta foresta incontraste
l'ultimo modello di automobile tra gli alberi? Pensereste che vari elementi
nella foresta si siano casualmente riuniti nel corso di milioni di anni e
abbiano prodotto un tale veicolo? Tutti i materiali grezzi che costituiscono
l'automobile si ottengono da ferro, plastica, gomma, terra o da loro
sottoprodotti: questa constatazione vi porterebbe a pensare che questi si
siano sintetizzati "per caso" e riunitisi abbiano costruito tale macchina?".
Senza dubbio, un uomo sano di mente capirebbe che questa il
risultato di un progetto consapevole e si stupirebbe di trovare
un'automobile nel mezzo di una giungla. La repentina apparizione di una
struttura complessa in forma completa mostra che stata creata da un
agente conscio. Un sistema complesso come la cellula stato certamente
creato da una volontˆ e da una sapienza superiore. In altre parole,
pervenuta all'esistenza come creazione di Allah.
Con il credere che il puro caso possa produrre disegni perfetti, gli
evoluzionisti oltrepassano i confini della ragione e della scienza. Una
delle indiscusse autoritˆ in questo campo il famoso zoologo francese
Pierre GrassŽ, l'ex presidente dell'Accademia Francese delle Scienze.
Sebbene sia un materialista, GrassŽ riconosce tuttavia l'incapacitˆ della
teoria darvinista di spiegare la vita e scrive riguardo alla logica della
"coincidenza", vera essenza del darvinismo:
L'opportuna apparizione di mutazioni che permettono agli animali e alle piante
di soddisfare le loro necessitˆ difficile da credere. La teoria darvinista,
nondimeno, anche pi esigente nel domandare: una singola pianta, un singolo
animale richiederebbero migliaia e migliaia di eventi appropriati e fortunati.
152
Cos“ i miracoli diventerebbero la norma: eventi con una infinitesimale
probabilitˆ non mancherebbero di accadere... Non esiste una legge che vieti
di sognare a occhi aperti, ma la scienza non pu˜ indulgervi.132
Grass riassume ci˜ che il concetto di "coincidenza" rappresenta per
gli evoluzionisti: "...il caso diventa una sorta di provvidenza, che, sotto
la copertura dell'ateismo, non nominato ma segretamente
adorato."133
Il fallimento logico degli evoluzionisti una conseguenza della loro
gelosa custodia del concetto di coincidenza. Nel Corano, scritto che
coloro i quali adorano gli esseri piuttosto che Allah sono privi di
intendimento:
Hanno cuori che non comprendono, occhi che non vedono e orecchi
che non sentono, sono come bestiame, anzi ancor peggio. Questi sono
gli incuranti. (Surat al-Araf : 179)
La

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 5:59 pm    Oggetto: Rispondi citando

La formula darviniana
Oltre a tutte le prove tecniche che abbiamo trattato, analizziamo ora
la superstizione degli evoluzionisti con un esempio talmente semplice da
poter essere compreso anche dai bambini.
La teoria evoluzionista sostiene che la vita stata formata dal caso.
Secondo tale pensiero, atomi inorganici e inconsci si sarebbero uniti per
formare la cellula e quindi altri esseri viventi, tra cui l'uomo. Prestiamo
attenzione a questo fatto. Se mettiamo insieme gli elementi che
costituiscono i mattoni della vita, come il carbonio, il fosforo, l'azoto e il
potassio, otteniamo solo un ammasso. Indipendentemente dal
trattamento a cui verrˆ sottoposto, questo mucchio atomico non potrˆ
formare neppure un singolo essere vivente. A questo proposito, lasciateci
condurre un esperimento ed esaminare, a nome degli evoluzionisti, ci˜
che essi intendono realmente, senza pronunciarlo a voce alta, con il
termine "formula darviniana":
Supponiamo che gli evoluzionisti pongano in enormi barili una gran
quantitˆ di materiali presenti nella composizione degli esseri viventi,
Progetto e coincidenza 153
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
come il fosforo, l'azoto, il carbonio l'ossigeno, il ferro e il magnesio. Vi
aggiungano, quindi, qualsiasi materiale non esistente in condizioni
naturali e da essi ritenuto necessario. Vi mescolino poi, a loro arbitrio, la
quantitˆ di amminoacidi che non hanno la possibilitˆ di formarsi
naturalmente e di proteine una qualsiasi delle quali ha una probabilitˆ
di formazione pari a 10-950 che pi ritengano opportuna. Espongano poi
questa mistura al grado di temperatura e di umiditˆ considerato ideale.
La agitino quindi con qualsivoglia dispositivo tecnologicamente
all'avanguardia. La circondino con i pi noti scienziati. Permettano a
questi scienziati di aspettare a turno intorno a questi barili per bilioni o
anche trilioni di anni. Gli lascino la facoltˆ di servirsi di tutti i tipi di
condizioni che essi riterranno necessarie alla formazione umana.
Indipendentemente da ci˜ che faranno, non potranno produrre neppure
un umano, dice un professore che esamina la sua struttura cellulare con
un microscopio elettronico. Non possono produrre giraffe, leoni, api,
canarini, cavalli, delfini, rose, orchidee, gigli, garofani, banane, arance,
mele, datteri, pomodori, meloni, cocomeri, fichi, olive, uva, pesche,
pavoni, fagiani, farfalle multicolori o milioni di altri esseri viventi come
questi. Anzi, non potranno ottenere neppure una cellula.
In breve, gli atomi inconsci, riunendosi insieme, non possono
formare una cellula. Non possono prendere una nuova decisione e
dividere questa cellula in due, quindi scegliere altrimenti e creare i
professori che primi hanno inventato il microscopio elettronico ed
esaminare le loro cellule sotto quel microscopio. La materia una massa
inconscia e inanimata, che perviene alla vita grazie alla superiore
Creazione di Allah.
La teoria evoluzionista, che afferma l'opposto, una falsitˆ assoluta
completamente contraria alla ragione. Il seppur minimo
approfondimento di tali asserzioni svela questa realtˆ, come nell'esempio
precedente.
154
La tecnologia nell'occhio e nell'orecchio
Un altro fatto che rimane insoluto da parte della teoria evoluzionista
l'eccellente qualitˆ della percezione nell'occhio e nell'orecchio.
Prima di dedicarci allo studio dell'occhio, lasciateci brevemente
rispondere alla domanda su "come vediamo". I raggi di luce provenienti
da un oggetto raggiungono in maniera opposta la retina dell'occhio, dove
vengono trasmessi dalle cellule in forma di segnali elettrici; pervengono
quindi a un piccolo punto situato nella parte posteriore del cervello detto
centro della visione. Questi segnali elettrici sono percepiti in questo centro
del cervello come immagini dopo una serie di processi. Dopo questa
breve esposizione tecnica, cerchiamo di avviare alcune considerazioni.
Il cervello isolato dalla luce. Ci˜ significa che il suo interno oscuro
e la luce non raggiunge il luogo dove situato. Il posto detto centro della
visione potrebbe essere anche il luogo pi oscuro che si conosca. In questa
completa oscuritˆ, tuttavia, si osserva un mondo luminoso e brillante.
L'immagine formatasi nell'occhio cos“ netta e distinta che neppure
la tecnologia del XX secolo stata in grado di riprodurla. Ad esempio,
osservate il libro che state leggendo, le mani con cui lo sostenete, alzate
quindi la testa e guardatevi intorno. Avete mai visto in qualsiasi altro
posto immagini cos“ nitide e chiare come queste? Neppure lo schermo
televisivo pi avanzato prodotto dalla ditta pi importante al mondo in
questo settore pu˜ offrire un'immagine cos“ netta. Per pi di cento anni,
migliaia di ingegneri hanno tentato di ottenere simile nitidezza. Mezzi
ingenti vennero stanziati, ricerche furono condotte e progetti e disegni
stilati a questo fine. Ancora, guardate lo schermo televisivo e il libro che
avete in mano. Vedrete che c' una grande differenza per distinzione e
nettezza. Lo schermo televisivo, inoltre, mostra soltanto un'immagine
bidimensionale, mentre l'occhio coglie una prospettiva tridimensionale in
profonditˆ. Osservando attentamente, si potrˆ notare un'indistinzione
nella televisione che non si ritrova nella visione umana.
Per molti anni, decine di migliaia di ingegneri hanno tentato di
creare una televisione tridimensionale, al fine di raggiungere la qualitˆ
Progetto e coincidenza 155
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
visiva dell'occhio. Ci˜ che hanno ottenuto ha richiesto, tuttavia, l'uso di
occhiali per ottenere l'effetto desiderato e senza evitare l'artificiositˆ
dell'immagine. Lo sfondo risulta molto indistinto, mentre il primo piano
pare cartaceo. Non mai stato possibile riprodurre una visione chiara e
nitida come quella dell'occhio. Nella telecamera e nella televisione, la
qualitˆ dell'immagine ne perde.
Gli evoluzionisti affermano che tale meccanismo si formato
casualmente. Ora, se qualcuno vi dicesse che la vostra televisione si
costituita accidentalmente, che tutti i suoi atomi si sono riuniti e hanno
foggiato tale congegno per riprodurre le immagini, che cosa pensereste?
Come possibile che gli atomi facciano ci˜ che migliaia di uomini non
sono in grado di realizzare?
Per circa un secolo, migliaia di ingegneri hanno svolto ricerche e si
sono impegnati in laboratori ad alta tecnologia e in grandi complessi
industriali servendosi dei macchinari pi sofisticati, ma non sono riusciti
156
Quando paragoniamo l'occhio e
l'orecchio a una videocamera e a
un registratore vediamo che i nostri
ogani sono molto pi complessi,
funzionali e perfetti rispetto a
questi prodotti tecnologici.
a produrre pi di questo.
Se un dispositivo che produce un'immagine pi primitiva di quella
dell'occhio non stato formato dal caso, allora evidente che neppure
l'occhio nŽ l'immagine percepita possono avere tale origine. Questo
richiede un piano e un progetto molto pi dettagliato e avveduto rispetto
a quello della televisione. Il piano e il progetto di un'immagine cos“
distinta e nitida appartiene ad Allah, Che ha potere su tutte le cose.
La stessa considerazione si applica all'orecchio. L'orecchio esterno
raccoglie i suoni per mezzo del padiglione auricolare e li dirige verso
l'orecchio medio; questo trasmette le vibrazioni sonore intensificandole;
l'orecchio interno le invia quindi verso il cervello traducendole in segnali
elettrici. Come per l'occhio, l'atto di udire finisce nel centro auditivo nel
cervello.
Quanto si detto per l'occhio vale anche per l'orecchio. Ovvero, il
cervello completamente isolato dal suono e non vi permette neppure
l'accesso. Di conseguenza, indipendentemente dalla rumorositˆ esterna,
l'interno completamente silenzioso. Nondimeno, i suoni pi fievoli
vengono percepiti nel cervello. In esso, si ascoltano le sinfonie
dell'orchestra e tutti i rumori di un luogo affollato. Se il livello del suono
nel cervello, tuttavia, fosse misurato in quel momento da uno strumento
preciso, si constaterebbe un silenzio assoluto.
Facciamo un paragone tra l'alta qualitˆ e la superiore tecnologia
presenti nell'orecchio e nel cervello con i prodotti degli esseri umani.
Come nel caso delle immagini, decenni di sforzi sono stati spesi nel
tentativo di generare e riprodurre un suono fedele all'originale. Il risultato
sono gli audioregistratori, i sistemi ad alta fedeltˆ e i sistemi per inviare
suoni. Nonostante tutta questa tecnologia e le migliaia di ingegneri ed
esperti che si sono applicati a questo fine, non stato ancora ottenuto
alcun suono che presenti la stessa chiarezza e precisione di quello
percepito dall'orecchio. Si pensi ai sistemi HI-FI di pi elevata qualitˆ
prodotti dalle maggiori compagnie dell'industria musicale. Anche in
simili congegni, quando si registra un suono buona parte viene perduta;
oppure si percepiscono dei fruscii prima che la musica abbia inizio.
Progetto e coincidenza 157
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Nondimeno, i suoni che sono il prodotto della tecnologia del corpo
umano sono estremamente nitidi e chiari. Un orecchio umano non
percepisce mai un suono accompagnato da fruscii o da disturbi
atmosferici come un HI-FI, lo coglie esattamente come . Cos“ stato sin
dalla creazione dell'uomo.
La tecnologia nel nostro corpo molto superiore a quella prodotta
dal genere umano utilizzando le informazioni accumulate, l'esperienza e
le opportunitˆ. Nessuno direbbe che un HI-FI o una videocamera
pervennero all'esistenza come risultato del caso. Perci˜, come possibile
affermare che le tecnologie presenti nel corpo umano, che sono superiori
alle altre, siano apparse a seguito di una catena di coincidenze detta
evoluzione?
evidente che l'occhio, l'orecchio, e tutte le altre parti del corpo
umano sono il prodotto di una creazione veramente superiore. Queste
sono cristalline indicazioni dell'unica e indiscutibile creazione di Allah,
della Sua eterna conoscenza e potenza.
La ragione per cui menzioniamo specificamente i sensi dell'udito e
della vista per sottolineare l'incapacitˆ degli evoluzionisti di capire una
prova della creazione talmente evidente. Se si chiedesse a un
evoluzionista di spiegare come possibile che un progetto e una
tecnologia talmente perfetti quali l'occhio e l'orecchio abbiano potuto
svilupparsi per azione del caso, si vedrebbe che egli non sarebbe in grado
di fornire alcuna risposta logica o ragionevole. Anche Darwin, in una
lettera inviata ad Asa Gray il 3 ottobre 1860, scrisse che "il pensiero
dell'occhio mi agghiaccia", confessando la disperazione degli
evoluzionisti di fronte all'eccellente progetto degli esseri viventi.134
158
Le affermazioni degli
evoluzionisti e la realtˆ
13
Nei capitoli precedenti, abbiamo constatato la mancanza di
validitˆ della teoria dell'evoluzione sulla base delle prove fornite
dai fossili e dal punto di vista della biologia molecolare. In
questo capitolo, analizzeremo una serie di fenomeni biologici e di concetti
avanzati come prove teoretiche dagli evoluzionisti. Questi argomenti sono
particolarmente importanti in quanto mostrano come non esista alcuna
scoperta scientifica che avalli l'evoluzione, se non la distorsione e
dell'inganno.
Variazioni e specie
Variazione, un termine usato in genetica, si riferisce a un evento
genetico che provoca, in individui appartenenti a determinati gruppi o in
alcune specie, la presenza di caratteristiche diverse rispetto agli altri. Ad
esempio, tutta la popolazione della terra reca fondamentalmente le stesse
informazioni genetiche, tuttavia alcuni presentano occhi allungati, altri i
capelli rossi, alcuni hanno il naso lungo, altri sono di statura modesta,
secondo il grado di variazione potenziale dell'informazione genetica.
Gli evoluzionisti affermano che le variazioni all'interno della specie
rappresentano una prova a sostegno della loro teoria. Nondimeno, le
variazioni non costituiscono una prova per l'evoluzione in quanto non
sono altro che il risultato di differenti combinazioni di informazioni
genetiche giˆ esistenti a cui non aggiungono alcuna nuova
caratteristica.
Le variazioni avvengono sempre entro i limiti dell'informazione
genetica. Tale limite, in genetica, detto "pool genetico", o "fondo comune
CAPITOLO
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
di geni". Tutte le caratteristiche presenti nel pool genetico di una specie
possono apparire in vari modi per variazione. Per esempio, a seguito
della variazione, potrebbero comparire, in una specie rettile, varietˆ che
presentano una coda pi o meno lunga o zampe pi corte, in quanto
queste caratteristiche sono entrambe presenti nel pool genetico dei rettili.
Nondimeno, le variazioni non trasformano questi ultimi in uccelli
aggiungendovi le ali o le penne o mutando il loro metabolismo. Un tale
cambiamento richiede un incremento delle informazioni genetiche degli
esseri viventi, che non assolutamente possibile nelle variazioni.
Darwin non era consapevole di questo fatto quando formul˜ la sua
teoria. Egli credette che non vi fossero limiti alle variazioni. In un articolo
scritto nel 1844 afferma: "Molti autori sostengono che esista un limite
alle variazioni in natura, benchŽ io non sia in grado di scoprire un
singolo fatto sul quale questa fede fondata".135 Ne L'origine della specie
cita diversi esempi di variazioni come prove fondamentali a sostegno
della sua teoria.
Ad esempio, secondo Darwin, gli allevatori di animali che
accoppiavano diverse varietˆ di bovini per ottenere nuove varietˆ che
producessero pi latte, erano destinati infine a trasformarle in specie
160
Nelle Origini, Darwin ha confuso due
concetti: la variazione all'interno di una
specie e l'apparizione di una nuova
specie. Darwin, per esempio, osservando
le varietˆ di cani pens˜ che un giorno
una di esse si sarebbe trasformata in una
specie diversa. Ancora oggi gli
evoluzionisti tentano di presentare tali
variazioni come un'evoluzione, sebbene
proprio il contrario sia una realtˆ
scientifica. Indipendentemente dal
numero di varietˆ esistenti in natura
all'interno della specie cane, o allevate
dall'uomo, questi rimarranno sempre
cani. Nessuna specie si trasformerˆ in
un'altra.
LA VARIAZIONE ALL'INTERNO DELLA SPECIE
NON SIGNIFICA EVOLUZIONE
differenti. La nozione darviniana di "variazione illimitata" espressa con
maggior chiarezza in un brano tratto da L'origine della specie:
Non vedrei nessuna difficoltˆ che una razza di orsi per effetto della selezione
naturale potesse diventare sempre pi acquatica per struttura ed abitudini, con
la bocca sempre pi larga, fino a dar luogo ad un essere mostruoso come la
balena.136
La ragione per cui Darwin ha citato un simile esempio deve essere
ricondotta alla primitiva comprensione della scienza a lui
contemporanea. Da allora, la scienza ha postulato il principio di "stabilitˆ
genetica" (omeostasi genetica) basata sui risultati degli esperimenti
condotti su esseri viventi. Questo principio sostiene che tutti i tentativi di
accoppiamento fatti per produrre nuove variazioni si sono rivelati
inconcludenti e che esistono rigide barriere tra le differenti specie di
esseri viventi. Ci˜ significa che fu assolutamente impossibile agli
allevatori di animali di trasformare il bestiame in specie differenti
accoppiando diverse variazioni come postulato da Darwin.
Norman Macbeth, che ha confutato il darvinismo nel suo libro
Darwin Retried, scrive:
Le affermazioni degli evoluzionisti e la realtˆ 161
LE BALENE SI SONO EVOLUTE DAGLI ORSI?
Ne L'origine della specie, Darwin afferma che le balene si sono evolute da alcuni orsi i quali
tentavano di nuotare! Darwin suppose erroneamente che le possibilitˆ di variazione
all'interno di una specie fossero illimitate. La scienza del XX secolo ha dimostrato che lo
scenario evoluzionistico del tutto immaginario.
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Il cuore del problema se gli esseri viventi siano veramente variati
illimitatamente... Le specie appaiono stabili. Tutti hanno sentito di allevatori
delusi che hanno condotto il loro lavoro fino a un certo punto, per vedere poi gli
animali o le piante tornare al punto da dove erano partiti. Nonostante gli
strenui tentativi nel corso di due o tre secoli, non mai stato possibile produrre
una rosa blu o un tulipano nero.137
Luther Burbank, considerato l'allevatore pi competente di tutti i
tempi, esprime questo fatto quando afferma che "vi sono dei limiti allo
sviluppo possibile, e questi obbediscono a una legge".138 Affrontando
questo argomento, lo scienziato danese W. L. Johannsen ha commentato:
Le variazioni enfatizzate da Darwin e Wallace non possono essere
selettivamente spinte oltre un certo limite, in quanto tale variabilitˆ non
contiene il segreto della "partenza indefinita".139
Le pretese evoluzioniste sulla resistenza
agli antibiotici e l'immunitˆ
Gli evoluzionisti sostengono che la resistenza sviluppata dai batteri
contro gli antibiotici e da alcuni insetti nei confronti del DDT costituisca
una prova a favore della loro teoria. Li ritengono esempi di resistenza
acquisita e d' immunitˆ provocati dalle mutazioni avvenute negli esseri
viventi esposti a queste sostanze.
Sia nel caso dei batteri che degli insetti queste caratteristiche non
furono successivamente acquisite contro il DDT e gli antibiotici in seguito
a mutazioni. Alcune variazioni di questi esseri viventi possedevano
queste caratteristiche giˆ prima che l'intera popolazione fosse soggetta a
queste sostanze. Scientific American, per quanto sia una rivista
completamente evoluzionista, ammette nel numero di marzo 1998:
Molti batteri possedevano una resistenza genetica anche prima che
entrassero nell'uso gli antibiotici commerciali. Gli scienziati non
conoscono esattamente la ragione per cui questi geni si siano evoluti e siano
stati mantenuti.140
162
L'informazione genetica che fornisce la resistenza, esistita prima
dell'esposizione agli antibiotici, non pu˜ essere spiegata dagli
evoluzionisti, rivelando la falsitˆ della loro teoria.
Il fatto che la resistenza ai batteri fosse presente prima della scoperta
degli antibiotici ammesso anche dal Medical Tribune, un'importante
rivista scientifica, nel numero del 29 dicembre 1998. L'articolo tratta un
evento interessante: durante uno studio condotto nel 1986, vennero
scoperti i corpi preservati nel ghiaccio di alcuni marinai morti di malattia
durante una spedizione polare nel 1845. Si rinvennero alcuni tipi di batteri
comuni nel XIX secolo, i quali vennero analizzati; con grande sorpresa, i
ricercatori scoprirono che questi erano resistenti a molti moderni
antibiotici sviluppati soltanto nel corso del XX secolo.141
ben noto nei circoli medici che tale sorta di resistenza fosse
presente in molte popolazioni di batteri prima della scoperta della
penicillina. , quindi, del tutto falso sostenere che la resistenza dei batteri
costituisca uno sviluppo evolutivo. Com', dunque, avvenuto il processo
della cosiddetta "acquisizione batterica di immunitˆ"?
La resistenza dei batteri agli antibiotici
I batteri presentano numerose variazioni all'interno dei loro tipi.
Alcune di queste contengono le informazioni genetiche per resistere a
differenti droghe, prodotti chimici e altre sostanze. Quando i batteri come
gruppo sono esposti a un certo tipo di droga, quelli che non sono ad essa
resistenti vengono distrutti, mentre gli altri sopravvivono e hanno
maggiore possibilitˆ di riprodursi. I batteri non resistenti scompaiono
presto dalla popolazione e vengono rimpiazzati dagli altri, i quali si
riproducono con rapiditˆ. Si costituisce, infine, una colonia batterica
formata unicamente di individui resistenti a quel particolare antibiotico,
che, da quel momento, diventa inefficace contro tale tipo. Il punto cruciale
che i batteri rimangono gli stessi e la specie rimane la stessa.
importante notare, a questo punto, che, contrariamente a quanto
affermato dagli evoluzionisti, non avviene alcun processo evolutivo in cui
Le affermazioni degli evoluzionisti e la realtˆ 163
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
i batteri mutino e si trasformino in discendenze di batteri resistenti a
causa dell'esposizione agli antibiotici, acquisendo cos“ una nuova
informazione genetica. Ci˜ che si verifica soltanto un'eliminazione di
particolari variazioni batteriche dalla popolazione, le quali erano coesistite
sin dai primordi. Questo non determina l'emergere di una nuova
specie di batteri: non "evoluzione". Al contrario, una o pi delle
variazioni esistenti scompaiono, che esattamente il processo opposto,
dal momento che l'informazione genetica andata perduta.

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 6:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

Immunitˆ degli insetti al DDT
Un altro fatto che gli evoluzionisti tentano di distorcere al fine di
trasformarlo in prova a loro sostegno l'immunitˆ al DDT
"apparentemente" acquisita dagli insetti, che abbiamo menzionato al
principio del capitolo. Tale immunitˆ si sviluppa in modo analogo alla
resistenza batterica agli antibiotici. Non si pu˜ in alcun modo dire che
l'immunitˆ al DDT sia stata "acquisita" dai membri della popolazione di
insetti. Alcuni di essi erano giˆ immuni al DDT. Dopo la scoperta di
questo prodotto, gli insetti che vi erano stati esposti ma che non
disponevano dell'immunitˆ furono eliminati dalla popolazione, ovvero, si
estinsero. Coloro che erano immuni, e che erano dapprincipio una
minoranza, aumentarono nel corso del tempo. L'intera specie di insetti
divenne, infine, una popolazione i cui membri erano del tutto immuni.
Quando ci˜ avvenne, il DDT cess˜ di essere effettivo contro di essi. A tale
fenomeno si fa solitamente, sebbene erroneamente, riferimento con il
termine "acquisizione dell'immunitˆ al DDT da parte degli insetti".
Il biologo evoluzionista Francisco Ayala ammette questa realtˆ
quando scrive che "le varianti genetiche richieste per la resistenza ai pi
diversi tipi di pesticidi erano apparentemente presenti in ognuna delle
popolazioni esposte a questi composti creati dall'uomo".142
Ben consapevoli che la maggioranza della gente non ha avuto alcuna
opportunitˆ di compiere studi di microbiologia, gli evoluzionisti si
valgono dell'inganno allorquando affrontano l'argomento dell'immunitˆ e
164
della resistenza. Utilizzano spesso questi esempi come prove inconfutabili
dell'evoluzione. Come dovrebbe essere ora chiaro, nŽ la resistenza dei
batteri agli antibiotici nŽ l'immunitˆ degli insetti al DDT offre una prova
per l'evoluzione, bens“ dei buoni esempi dei metodi di distorsione e di
inganno a cui gli evoluzionisti sono ricorsi per giustificare la loro teoria.
La falsitˆ degli organi rudimentali
Per lungo tempo, il concetto di "organi rudimentali" apparve
frequentemente nella letteratura evoluzionista come "prova"
dell'evoluzione. Venne, infine, messo a riposo quando fu dimostrata la
sua invaliditˆ. Molti evoluzionisti, tuttavia, vi credono ancora e qualcuno
tenta talvolta di proporre gli "organi rudimentali" come valida
giustificazione della sua teoria.
Tale nozione fu avanzata per la prima volta un secolo fa. Come
direbbero gli evoluzionisti, sono esistiti nei corpi di alcune creature un
numero di organi non funzionali. Questi organi erano stati ereditati dai
progenitori ed erano gradualmente divenuti rudimentali a seguito del
mancato uso. L'intera ipotesi alquanto anti-scientifica ed interamente
fondata su una conoscenza insufficiente. Questi "organi non funzionali"
erano in realtˆ organi le cui "funzioni non erano ancora state scoperte".
Ci˜ confermato dal graduale, seppur sostanziale, decremento della
lunga lista di organi rudimentali citati dagli evoluzionisti. S. R. Scadding,
per quanto evoluzionista, conferm˜ la validitˆ di questo fatto in un
articolo dal titolo "Possono gli organi rudimentali costituire una prova
dell'evoluzione?" pubblicato su Evolutionary Theory:
Dal momento che non possibile identificare senza ambiguitˆ strutture inutili
e dal momento che la struttura dell'argomento utilizzata non scientificamente
valida, concludo che "gli organi rudimentali non forniscono alcuna
prova speciale per la teoria dell'evoluzione.143
La lista di organi rudimentali compilata dall'anatomista tedesco R.
Wiedersheim nel 1895 comprese approssimativamente 100 organi, inclusi
l'appendice e il coccige. Grazie ai progressi della scienza, venne scoperto
Le affermazioni degli evoluzionisti e la realtˆ 165
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
che tutti gli organi inclusi nella lista di
Wiedersheim avevano in realtˆ funzioni molto
importanti per il corpo. Ad esempio, si scopr“ che
l'appendice, che si supponeva fosse un organo
rudimentale, era in realtˆ un organo linfatico che
combatteva le infezioni del corpo. Questo fatto
venne chiarito nel 1997: "Altri organi corporei e
tessuti il timo, il fegato, la milza, l'appendice, il
midollo osseo e piccoli cumuli di tessuti linfatici
come le tonsille in gola e le placche di Peyer
nell'intestino tenue fanno parte del sistema
linfatico. Anch'essi aiutano il corpo nella lotta
contro le infezioni."144
Venne, inoltre, scoperto che le tonsille, che
erano state incluse nella lista, svolgevano un ruolo
significativo nel proteggere la gola contro le
infezioni, in particolare fino all'adolescenza. Si anche compreso che il
coccige, all'estremitˆ della colonna vertebrale, sostiene le ossa attorno al
bacino ed il punto di convergenza di alcuni piccoli muscoli. Negli anni
successivi, si scopr“ che il timo stimolava il sistema immunitario nel corpo
umano attivando le cellule T; che la ghiandola pineale era incaricata della
secrezione di alcuni ormoni importanti; che la ghiandola tiroidea
provvedeva alla solida crescita dei neonati e dei bambini; che la
ghiandola pituitaria controllava il corretto funzionamento di molte
ghiandole ormonali. Tutti questi erano un tempo considerati "organi
rudimentali". La plica semilunare nell'occhio, che Darwin consider˜ un
organo rudimentale, svolge in realtˆ il compito di pulire e lubrificare il
globo oculare.
Quanto affermato dagli evoluzionisti riguardo agli organi
rudimentali conteneva un grave errore logico. Come si detto, essi
affermavano che tali organi erano stati ereditati dai progenitori. Molti
organi "rudimentali" non erano, tuttavia, presenti in quelle specie viventi
che si consideravano gli antenati degli esseri umani! Ad esempio,
166
Tutte gli esempi di
organi rudimentali sono
stati smentiti nel corso
del tempo. il caso
della plica semilunare
dell'occhio, menzionata
nelle Origini come
struttura rudimentale,
della quale ai nostri
giorni stata
dimostrata la completa
funzionalitˆ,
sconosciuta al tempo di
Darwin. Questo organo
lubrifica il globo
oculare.
l'appendice non esiste in alcune specie di scimmie. Il noto biologo H.
Enoch, che mise in dubbio la suddetta teoria, evidenzi˜ l'errore logico in
essa insito con le seguenti parole:
Le scimmie possiedono un'appendice, mentre non cos“ per i loro parenti meno
diretti, le scimmie inferiori; appare di nuovo tra i mammiferi quali l'opossum.
Come possono spiegare tutto ci˜ gli evoluzionisti?145
Semplicemente, lo scenario degli organi rudimentali avanzato dagli
evoluzionisti contiene una moltitudine di seri errori di logica ed stato
scientificamente confutato. Non esiste alcun organo rudimentale ereditato
nel corpo umano, dal momento che gli esseri umani non si sono evoluti
da altre creature per azione del caso ma furono creati nella loro attuale,
completa e perfetta forma.
Il mito dell'omologia
Le somiglianze strutturali tra specie differenti sono dette in biologia
"omologie". Gli evoluzionisti tentano di presentare tali somiglianze come
prove della teoria in cui credono.
Darwin pensava che le creature con organi similari (omologhi)
avessero una reciproca relazione evolutiva e che tali organi dovessero
costituire l'ereditˆ di un comune antenato. Secondo questo assunto, sia il
piccione che l'aquila avevano ali; quindi, i piccioni, le aquile, e tutti gli
altri uccelli provvisti di ali si supponeva che si fossero evoluti da un
comune antenato.
L'omologia una tesi ingannevole avanzata senza il supporto di
alcuna prova, se non quella di un'apparente somiglianza fisica. Questo
argomento non mai stato verificato neppure da una singola scoperta
concreta fin dai tempi di Darwin. In nessuno strato geologico si mai
rinvenuto un fossile dell'immaginario antenato comune delle creature con
strutture omologhe. Inoltre, ci˜ che segue appaleserˆ il fatto che
l'omologia non fornisce alcuna prova all'evoluzione.
1. possibile riscontrare organi omologhi in creature di specie
completamente differenti, tra cui gli evoluzionisti non sono in grado di
Le affermazioni degli evoluzionisti e la realtˆ 167
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
stabilire alcuna sorta di relazioni evolutive.
2. I codici genetici di alcune creature che presentano organi omologhi
sono completamente diversi tra loro.
3. Gli sviluppi embriologici di organi omologhi in creature diverse
sono del tutto diffferenti.
Esaminiamo ora, singolarmente, ognuno di questi punti.
Organi similari in specie viventi completamente differenti
Esiste un certo numero di organi omologhi in comune tra specie
differenti, tra le quali gli evoluzionisti non sono in grado di stabilire alcun
tipo di relazione evolutiva. Le ali ne sono un esempio. Oltre agli uccelli,
anche dei mammiferi come i pipistrelli ne sono provvisti, degli insetti e
alcuni dinosauri, che sono dei rettili estinti. Neppure gli evoluzionisti
stabiliscono una relazione o una parentela tra queste quattro differenti
classi di animali.
Un altro esempio sorprendente l'incredibile somiglianza e
similaritˆ strutturale osservata negli occhi di creature differenti. Ad
esempio, il polpo e l'uomo sono due specie estremamente differenti, tra
cui impossibile qualsiasi tipo di relazione evolutiva, tuttavia gli occhi di
entrambi sono molto simili in termini di struttura e funzione. Neppure gli
evoluzionisti pretendono che vi sia un antenato comune tra le due specie
sebbene presentino tale similaritˆ. Questo e numerosi altri esempi
confutano scientificamente l'asserzione che "organi omologhi provano
che le specie viventi si sono evolute da un antenato comune".
In realtˆ, gli organi omologhi dovrebbero essere fonte di grave
imbarazzo per gli evoluzionisti. Le confessioni del noto evoluzionista
Frank Salisbury, che rivelano come specie estremamente differenti
presentino occhi simili, sottolineano l'impasse dell'omologia:
Anche qualcosa di talmente complesso come l'occhio apparso parecchie
volte; ad esempio nei calamari, nei vertebrati e negli artropodi. giˆ
abbastanza difficile render conto dell'origine di ci˜ una sola volta, ma il
pensiero di doverlo ripetere pi volte,in accordo alla moderna teoria
sintetica, mi provoca un giramento di testa.146
168
L'impasse genetica e embriologica dell'omologia
AffinchŽ la teoria evoluzionista sull'omologia possa essere presa sul
serio, gli organi simili (omologhi) nelle differenti creature dovrebbero
presentare un simile (omologo) codice del DNA. Tuttavia, non cos“. In
molti casi la codificazione genetica molto differente. Inoltre, codici
genetici simili nel DNA di creature differenti sono spesso associati a
organi completamente differenti.
Michael Denton, un professore australiano di biochimica, descrive
nel suo libro Evolution: A Theory in Crisis il vicolo cieco che incontra l'interpretazione
evoluzionista dell'omologia: "Le strutture omologhe sono
spesso contraddistinte da sistemi genetici non omologhi e il concetto di
omologia pu˜ essere raramente esteso all'embriologia."147
Per poter sostenere la validitˆ della teoria dell'omologia, lo sviluppo
embriologico (gli stadi di sviluppo nell'uovo o nell'utero materno) delle
specie con organi omologhi dovrebbe presentare un parallelismo
reciproco. In realtˆ, lo sviluppo embriologico di tali organi
completamente differente per ogni specie vivente.
Per concludere, si pu˜ affermare che la ricerca genetica e
embriologica ha definitivamente confutato la definizione di Darwin che il
concetto di omologia sia una "prova dell'evoluzione degli esseri viventi
da un comune antenato." A questo riguardo, la scienza ha provato per
l'ennesima volta la falsitˆ della tesi darvinista.
Invaliditˆ dell'omologia molecolare
La pretesa degli evoluzionisti che l'omologia costituisca una prova
dell'evoluzione invalidata non solo al livello degli organi, ma anche a
quello molecolare. Essi affermano infatti che i codici del DNA o le
strutture proteiche di differenti specie viventi siamo simili e che tale
carattere sia una prova della loro evoluzione da un comune progenitore.
Per esempio, regolarmente affermato nella stampa evoluzionista che "c'
una grande somiglianza tra il DNA di un umano e il DNA di una
scimmia" per dimostrare l'esistenza di una relazione evolutiva tra l'uomo
e la scimmia.
Le affermazioni degli evoluzionisti e la realtˆ 169
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Il pi vistoso esempio di tale sorta di argomento riguarda la presenza
di 46 cromosomi negli esseri umani e di 48 in alcune scimmie tra cui gli
scimpanzŽ. Gli evoluzionisti considerano la prossimitˆ nel numero di
cromosomi tra le due differenti specie una testimonianza della relazione
evolutiva. Nondimeno, se questo argomento fosse vero, l'uomo avrebbe
un parente ancora pi stretto: la patata. Il numero dei cromosomi presenti
nella patata molto pi vicino a quello degli umani che nel caso dei
gorilla o degli scimpanzŽ: pari a 46! In altre parole, gli esseri umani e le
patate hanno lo stesso numero di cromosomi! Questo un singolare,
seppur comico esempio che mostra come le similitudini nel DNA non
possano essere considerate una prova della relazione evolutiva.
Per l'altro verso, esistono enormi differenze molecolari tra quelle
creature che sembrano molto simili e imparentate. Ad esempio, la
struttura del citocroma-C, una delle proteine vitali per la respirazione,
risulta incredibilmente diversa tra esseri viventi appartenenti alla stessa
classe. Sulla base delle ricerche condotte in questo campo, la differenza tra
due specie di rettili maggiore di quella tra un uccello e un pesce o un
pesce e un mammifero. Un altro studio ha mostrato che la differenza
molecolare tra alcuni uccelli superiore a quella tra alcuni uccelli e i
mammiferi. stato inoltre scoperto che la differenza molecolare tra batteri
che appaiono molto simili maggiore di quella tra tra mammiferi e anfibi
o insetti.148 Simili confronti sono stati condotti nei casi di emoglobina,
mioglobina, ormoni e geni con analoghi risultati.149
A proposito di queste e di altre scoperte correlate,
Michael Denton ha commentato:
A livello molecolare ogni classe unica, isolata e
disgiunta da passaggi intermedi. Cos“, le molecole, come i
fossili, non hanno fornito gli elusivi passaggi intermedi tanto a
lungo cercati dalla biologia evolutiva... A livello molecolare,
nessun organismo "ancestrale" o "primitivo"
comparato ai suoi parenti... Non c' dubbio che se questa
prova molecolare fosse stata disponibile un secolo fa... l'idea di
evoluzione organica non sarebbe mai stata accettata.150
170
Professor Michael
Denton:
"L'evoluzionismo
una teoria in crisi."
Il mito della ricapitolazione embriologica
Ci˜ che una volta era chiamato "teoria della ricapitolazione" stato
da lungo tempo rimosso dalla letteratura scientifica, sebbene venga
ancora presentato come una realtˆ da alcune pubblicazioni evoluzioniste.
Il termine "ricapitolazione" un condensato del detto "l'ontogenesi
ricapitola la filogenesi" proposto dal biologo evoluzionista Ernst Haeckel
alla fine del XIX secolo.
La teoria avanzata da Haeckel postula che gli embrioni viventi
ripercorrano il processo evolutivo dei loro progenitori. Egli teorizz˜ che
nel corso del suo sviluppo nell'utero materno, l'embrione umano
dapprima mostri le caratteristiche di un pesce, poi di un rettile ed infine
quelle umane. Da allora stato provato che questa teoria non altro che
una fantasia. ormai noto che le "branchie" che ipoteticamente appaiono
nei primi stadi dell'embrione umano sono in realtˆ le fasi iniziali del
condotto uditivo medio, della paratiroide e del timo. La parte embrionale
che venne paragonata al "sacco vitellino" si rivelata una sacca che
produce sangue per l'infante. La parte che stata
identificata come una "coda" da Haeckel e dai
suoi successori in realtˆ la spina dorsale, la
quale rassomiglia ad una coda solo perchŽ
prende forma prima delle gambe.
Questi fatti sono universalmente noti nel
mondo scientifico e sono accettati anche dagli
stessi evoluzionisti. George Gaylord Simpson,
uno dei fondatori del neo-darvinismo, scrive:
Haeckel travis˜ il principio evolutivo coinvolto.
ora fermamente stabilito che l'ontogenesi non
ripete la filogenesi.151
In un articolo pubblicato su American
Scientist si legge:
La legge biogenetica sicuramente morta
stecchita. stata infine esorcizzata dai manuali di
Le affermazioni degli evoluzionisti e la realtˆ 171
Haeckel era un
evoluzionista sotto
molti rispetti perfino
pi ardente di Darwin.
Per questa ragione,
egli non esit˜ a
distorcere i dati
scientifici e a produrre
varie falsificazioni.
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
biologia nel corso degli anni Cinquanta. Come oggetto di serie indagini si
estinse durante gli anni Venti...152
Un altro interessante aspetto della "ricapitolazione" fu Ernst Haeckel
stesso, un ciarlatano che falsific˜ i suoi disegni al fine di promuovere la
dottrina da lui avanzata. Le falsificazioni di Haeckel pretesero di mostrare
che gli embrioni dei pesci e dell'uomo erano simili. Quando venne
scoperto, si difese accusando anche altri evoluzionisti di aver commesso
simili colpe:
Dopo questa compromettente confessione di "falsificazione" io dovrei
considerarmi condannato e annichilito, se non avessi la consolazione di
vedere accanto a me sul banco degli imputati centinaia di colleghi colpevoli, tra
cui molti dei pi fidati osservatori e dei pi stimati biologi. La grande
maggioranza di tutti i diagrammi presenti nei migliori testi di biologia, nei
trattati e nei giornali presenta lo stesso grado di "falsificazione", in quanto sono
tutti inesatti e pi o meno manipolati, schematizzati e costruiti.153
Vi sono quindi "centinaia di colleghi colpevoli, tra cui molti dei pi
fidati osservatori e dei pi stimati biologi" i cui testi sono pieni di
pregiudizi, distorsioni e anche falsificazioni. Ci˜ dovuto al fatto che tutti
costoro si sono auto-condizionati al fine di sostenere la causa della teoria
evolutiva, sebbene non esista neppure un briciolo di prova scientifica in
grado di avallarla.

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 6:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

La teoria dell'evoluzione:
una predisposizione al
materialismo
14
Quanto stato esposto in questo libro dimostra la fondamentale
mancanza di basi scientifiche della teoria evoluzionista, che
entra anzi in conflitto con le nuove scoperte. In altre parole, il
potere che la sostiene non la scienza. L'evoluzione pu˜ essere difesa da
alcuni "scienziati", ma deve esserci un altro agente essenziale all'opera.
L'altro agente la filosofia materialistica, il cui pensiero uno dei pi
antichi della storia. La sua caratteristica basilare la considerazione della
materia come un assoluto. Secondo questa filosofia, la materia infinita e
compone tutto ci˜ che esiste. Questo approccio rende necessariamente
impossibile la credenza in un Creatore. Il materialismo stato quindi per
lungo tempo ostile a ogni tipo di fedi religiose.
La questione verte cos“ sulla correttezza del punto di vista
materialistico. Un metodo per verificare la veridicitˆ di assunti filosofici
che siano in relazione con la scienza proprio l'analisi scientifica di essi.
Ad esempio, nel X secolo un filosofo avrebbe potuto sostenere l'esistenza
sulla superficie lunare di un albero divino sui cui rami sarebbero cresciute
come frutti tutte le cose viventi, le quali sarebbero poi cadute sulla terra.
Alcune persone avrebbero potuto trovare questa filosofia attraente e
avrebbero potuto crederci. Ma nel XX secolo, in un tempo in cui gli
uomini hanno camminato sulla luna, non possibile presentare tale
filosofia. L'esistenza dell'albero pu˜ essere determinata con metodi
scientifici, cio, per mezzo dell'osservazione e della sperimentazione.
perci˜ possibile investigare con metodi scientifici le asserzioni dei
materialisti: ovverosia, che la materia sia esistita eternamente e che possa
organizzare se stessa e dare origine alla vita senza l'intervento di un
CAPITOLO
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Creatore sovra-materiale. Nel fare ci˜, vediamo che il materialismo giˆ
crollato, in quanto l'idea che la materia sia esistita sin dall'eternitˆ stata
abbattuta dalla teoria del Big Bang, che dimostra come l'universo sia
stato creato dal nulla. L'asserzione che la materia si sia auto-organizzata
e abbia dato origine alla vita non altro che la "teoria dell'evoluzione"
quella che stata esaminata in questo libro e di cui abbiamo dimostrato
il fallimento.
Se si tuttavia determinati a credere nel materialismo e si disposti
a porre tale filosofia di fronte a tutto, allora non si agisce in questo modo.
Se si "prima materialisti poi scienziati", allora non si abbandona il
materialismo quando si vede che l'evoluzione smentita dalla scienza. Al
contrario, si tenta di sostenerlo e di salvarlo in qualunque modo
servendosi dell'evoluzione. Questo esattamente ci˜ che viene predicato
da quegli evoluzionisti che difendono oggi la loro teoria.
degno di nota il fatto che essi stessi talvolta confessino la loro
posizione. Un notissimo genetista ed evoluzionista dichiarato, Richard C.
Lewontin dell'Universitˆ di Harvard, confessa di essere "prima un
materialista e poi uno scienziato" con queste parole:
Non che i metodi e le istituzioni della scienza ci costringano in qualche modo
ad una spiegazione materiale del mondo fenomenico, ma, al contrario, siamo
noi che siamo spinti dalla nostra aderenza a priori alle cause materiali
a creare un apparato di investigazioni e una serie di concetti che producono delle
spiegazioni materiali, senza alcuna considerazione per quanto ci˜ possa essere
contrario all'intuizione o mistificante per i non-iniziati. Nondimeno, il
materialismo assoluto, perci˜ non possiamo permettere l'accesso a un
Piede Divino.154
La locuzione "a priori" utilizzata da Lewontin molto importante.
Questo termine filosofico si riferisce a una presupposizione che non si
fonda su alcuna conoscenza sperimentale. Un pensiero a priori quando
lo si considera giusto e accettato senza l'ausilio di informazioni che ne
convalidino la correttezza. Come Lewontin afferma apertamente, il
materialismo un "a priori" per gli evoluzionisti ed essi tentano di
174
adattare la scienza a questo dato. PoichŽ il materialismo deve negare
l'esistenza di un Creatore, essi colgono l'unica alternativa disponibile,
ovvero la teoria dell'evoluzione. Non ha importanza che questa teoria sia
stata confutata da fatti scientifici; simili scienziati l'hanno accettata come
corretta "a priori".
Tale contegno pregiudiziale conduce gli evoluzionisti a credere che
"la materia inconsapevole abbia composto se stessa", un'affermazione non
solo contraria alla scienza, ma anche alla ragione. Un professore di
chimica presso l'Universitˆ di New York ed esperto di DNA, Robert
Shapiro, che giˆ abbiamo citato, parla della fede degli evoluzionisti e del
dogma materialista su cui basata nei termini seguenti:
Un altro principio evolutivo quindi necessario per permetterci di superare la
distanza tra le miscele di semplici prodotti chimici naturali e il primo effettivo
replicatore. Questo principio non stato ancora dettagliatamente descritto o
dimostrato, ma stato anticipato ed ha ricevuto dei nomi, quali evoluzione
chimica e auto-organizzazione della materia. L'esistenza del principio tenuta
per certa nella filosofia del materialismo dialettico, come dimostra la sua
applicazione alle origini della vita da parte di Alexander Oparin...155
La propaganda evoluzionista, la cui presenza costante negli organi
dirigenti dei media occidentali e nelle famose e "stimate" riviste
scintifiche, il risultato di questa necessitˆ ideologica. PoichŽ l'evoluzione
considerata indispensabile, stata trasformata in un tab dai circoli
occidentali che stabiliscono gli standard della scienza.
Vi sono scienziati che si ritrovano in una situazione tale da essere
costretti a difendere questa teoria artificiosa o per lo meno ad evitare di
pronunciare anche una sola parola ad essa contraria al fine di
mantenere la loro reputazione. Gli accademici nei paesi occidentali sono
obbligati a pubblicare i loro articoli su certe riviste scientifiche per
ottenere o mantenere la cattedra. Tutte queste riviste che si occupano di
biologia sono controllate da evoluzionisti, i quali rifiutano qualsiasi
articolo contrario alla loro teoria, sotto la cui egemonia ogni biologo deve
condurre i suoi studi. Anche loro fanno parte dell'ordine stabilito che
La teoria dell'evoluzione: una predisposizione al materialismo 175
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
considera l'evoluzione come una necessitˆ ideologica, per questo motivo
difendono ciecamente tutte le "coincidenze impossibili" che abbiamo
esaminato in questo libro.
Confessioni materialiste
Il biologo tedesco Hoimar Von Dithfurt, noto evoluzionista, un
buon caso di fanatismo materialistico. Dopo aver citato un esempio
dell'estremamente complessa composizione della vita, Dithfurt discute se
essa possa essere emersa casualmente:
possibile che in realtˆ tale armonia sia emersa soltanto a seguito di fortuite
coincidenze? Questa la questione principale dell'intera evoluzione biologica.
Rispondere "Si, possibile" qualcosa di simile a verificare la fede nella
moderna scienza della natura. Criticamente parlando, possiamo affermare che
chi accetta la moderna scienza della natura non ha altra alternativa che la
risposta affermativa, nel tentativo di spiegare i fenomeni naturali in modi
comprensibili evitando ogni interferenza metafisica. Nondimeno, spiegare tutto
per mezzo delle leggi della natura, ovvero, tramite le coincidenze, un segno che
egli non ha altro luogo in cui scappare. In quanto, cos'altro potrebbe fare oltre a
credere nelle coincidenze?156
Certamente, come scrive Dithfurt, l'approccio scientifico materialista
adotta come principio di base per spiegare la vita la negazione di ogni
"interferenza soprannaturale", ovvero la creazione. Accolto tale principio,
anche le cose pi impossibili vengono accettate. possibile trovare
esempi di simile dogmatismo in quasi tutta la letteratura evoluzionista. Il
prof. Ali Demirsoy, il famoso paladino della teoria evoluzionista in
Turchia, solo uno dei tanti. Come giˆ stato messo in evidenza, secondo
quest'ultimo: la probabilitˆ della formazione coincidentale del citocroma-
C, una proteina essenziale all'esistenza, "cos“ improbabile come la
possibilitˆ che una scimmia scriva la storia dell'umanitˆ con una
macchina da scrivere senza commettere errori".157
Non c' dubbio che accettare tale possibilitˆ significhi opporsi ai
principi della ragione e del senso comune. Anche una sola lettera scritta
176
correttamente su una pagina conferma l'intervento di una persona.
Quando poi si vede un libro di storia, aumenta anche la certezza. Nessuno
che sia sano di mente potrebbe accettare che la composizione di tale libro
possa essere frutto del caso.
nondimeno interessante constatare che lo "scienziato evoluzionista"
prof. Ali Demirsoy accetti proposizioni irrazionali di tal sorta:
La teoria dell'evoluzione: una predisposizione al materialismo 177
La sola ragione per cui la teoria di Darwin ancora difesa, nonostante l'ovvia
confutazione da parte della scienza, il suo stretto legame con il materialismo. Il
fatto che Darwin abbia applicato alle scienze naturali la filosofia materialista, spiega
il motivo per cui i sostenitori di quest'ultima, per lo pi marxisti, continuano a
difendere il darvinismo con ogni mezzo.
Uno dei pi famosi paladini contemporanei della teoria evoluzionista, il biologo
Douglas Futuyma, ha scritto: "Insieme alla teoria materialistica della storia di Marx...
la teoria dell'evoluzione di Darwin fu un caposaldo cruciale del meccanicismo e del
materialismo." Questa una chiara ammissione che rivela perchŽ tale teoria rivesta
tanta importanza per i suoi fautori.1
Un altro noto evoluzionista, il paleontologo Stephen J. Gould, ha detto: "Darwin ha
attribuito una consistente visione filosofica materialista alla sua interpretazione
della natura".2 Leon Trotsky, uno degli ideologi della rivoluzione comunista russa
insieme a Lenin, ha commentato: "La scoperta di Darwin fu il pi elevato trionfo
della dialettica nell'intero ambito della materia organica."3 La scienza ha tuttavia
dimostrato che il darvinismo non rappresent˜ una vittoria per il materialismo, ma
piuttosto un segnale della sua sconfitta.
1. Douglas Futuyma, Evolutionary Biology, 2 ed., Sunderland, MA: Sinauer, 1986, p.3.
2. Alan Woods e Ted Grant, "Marxism and Darwinism", Reason in Revolt: Marxism and
Modern Science, London, 1993.
3. Alan Woods e Ted Grant, "Marxism and Darwinism", London, 1993.
Trotsky Darwin Marx
DARVINISMO E MATERIALISMO
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
La probabilitˆ della formazione di una sequenza di citocroma-C probabilmente
pari a zero. Ovverosia, se la vita richiede una certa sequenza, si potrebbe dire
che questa ha la probabilitˆ di realizzarsi verosimilmente una sola volta
nell'intero universo. Diversamente, alcuni poteri metafisici al di lˆ della
nostra definizione sarebbero dovuti intervenire nella sua formazione. Accettare
quest'ultima proposizione non tuttavia appropriato agli scopi della scienza.
Noi dobbiamo, dunque, prendere in esame la prima ipotesi.158
Demirsoy prosegue affermando di ammettere l'impossibile pur di
"non accettare poteri metafisici", ovvero, rifiutare la creazione da parte di
Allah. Non quindi sorprendente che, parlando dell'origine della
mitocondria nella cellula, Demirsoy accetti apertamente il concetto di
coincidenza, per quanto sia "del tutto contrario al pensiero scientifico":
Il cuore del problema come la mitocondria abbia potuto acquisire questo
aspetto, in quanto, che ci˜ possa essere attribuito al caso anche per un solo
individuo, richiede probabilitˆ estreme che risultano incomprensibili... Gli
enzimi, che provvedono alla respirazione e al funzionamento come catalizzatori
ad ogni passo in una forma differente, costituiscono l'essenza del meccanismo.
Una cellula deve contenere in forma completa questa sequenza di enzimi,
altrimenti senza senso. In questo caso, nonostante ci˜ sia contrario al
pensiero biologico, per evitare una spiegazione o una speculazione ancora pi
dogmatica, dobbiamo accettare, seppure con qualche riluttanza, che gli enzimi
della respirazione siano esistiti in forma completa nella cellula, prima che
questa venisse per la prima volta in contatto con l'ossigeno.159
La conclusione da trarre da siffatte dichiarazioni che l'evoluzione
non assolutamente una teoria costituita sulla base di ricerche
scientifiche. Al contrario, la forma e la sostanza di essa furono dettate
dalle necessitˆ della filosofia materialistica. Divenne quindi una fede o un
dogma, nonostante i concreti fatti scientifici. possibile, inoltre, intendere
chiaramente dalla letteratura evoluzionista che tutti questi sforzi tendono
a un "fine", che quello di impedire qualsiasi fede nella Creazione.
Gli evoluzionisti definiscono tale proposito "scientifico". Ci˜ a cui
essi fanno riferimento, tuttavia, non la scienza, ma la filosofia
materialistica. Il materialismo rifiuta radicalmente l'esistenza di qualsiasi
178
Costituendo il fondamento filosofico
dell'evoluzionismo, il
materialismo ottocentesco ha
sostenuto che l'universo fosse
esistito fin dall'eternitˆ, che non
fosse stato creato e che il mondo
organico potesse essere spiegato
in termini di interazione di
materia. Le scoperte della scienza
nel corso del XX secolo, tuttavia,
hanno completamente confutato queste ipotesi.
La supposizione che l'universo sia esistito fino
dall'eternitˆ stata spazzata via dalla scoperta
del cosiddetto "Big-Bang", ovverosia, la grande
esplosione avvenuta all'incirca 15 miliardi di
anni fa che ha dato origine all'universo. Il Big-
Bang mostra che tutte le sostanze fisiche
presenti nell'universo sono pervenute all'essere
dal nulla: in altre parole, sono state create. Uno
dei pi celebri paladini del materialismo, il
filosofo ateo Anthony Flew, ammette:
La confessione notoriamente buona per
l'anima. Comincer˜ quindi confessando
che l'ateo Stratone sarebbe imbarazzato
dal contemporaneo consenso ottenuto
dalla cosmologia (Big-Bang). PoichŽ
sembra che i cosmologi stiano
scientificamente provando ... che
l'universo ha avuto un principio.1
Il Big-Bang dimostra anche che l'universo , ad
ogni livello, opera di una creazione controllata.
Ci˜ reso evidente dall'ordine seguito al Big-
Bang, troppo perfetto per essersi formato a
seguito di un'esplosione incontrollata. Il famoso
fisico Paul Davies spiega questa situazione:
difficile resistere all'impressione che la
presente struttura dell'universo,
all'apparenza cos“ sensibile alle minime
alterazioni numeriche, non sia stata
piuttosto ponderata attentamente...
L'apparentemente miracolosa coincidenza
di valori numerici che la natura ha
assegnato alle sue costanti fondamentali
rimane la prova pi astringente a
conferma di un disegno cosmico.2
La stessa realtˆ ha indotto un professore di
astronomia americano, George Greenstein, a
dire:
Esaminando attentamente tutte le prove,
si presenta con insistenza il pensiero che
debba esservi coinvolta una qualche
forza o piuttosto Forza soprannaturale.
3
L'ipotesi materialistica che la vita possa essere
spiegata unicamente in termini di interazioni di
materia cos“ crollata di fronte alle scoperte
della scienza. In particolare, l'origine dell'informazione
genetica che determina tutti gli esseri
viventi non pu˜ in nessun modo essere
decifrata da alcun agente puramente materiale.
Uno tra i principali difensori della teoria
evoluzionista, George C. Williams, ammette
questa realtˆ in un articolo scritto nel 1995:
I biologi evoluzionisti non sono riusciti a
comprendere che il loro lavoro coinvolge
due ambiti pi o meno incommensurabili:
quello dell'informazione e quello della
materia... il gene un pacco di
informazioni, non un oggetto... Questi
descrittori poco capaci considerano la
materia e l'informazione due distinti
domini di esistenza, che devono essere
discussi separatamente, nei loro propri
termini.4
Questa situazione prova la realtˆ di una
Sapienza sopra-materiale che determina
l'esistenza dell'informazione genetica. Per la
materia impossibile produrre informazioni
all'interno di se stessa. Il direttore dell'Istituto
di Fisica e Tecnologia della Germania Federale,
il professor Werner Gitt, nota:
Tutte le esperienze indicano che
necessario un pensiero il quale eserciti la
sua libera volontˆ, conoscenza e
creativitˆ. Non esiste alcuna legge di
natura o sequenza di eventi nota in grado
di causare l'autonoma produzione di
informazioni nella materia.5
Tutti questi fatti scientifici rivelano che
l'universo e tutti gli esseri viventi sono opera di
un Creatore, il Quale possiede un potere ed una
conoscenza eterni, Allah. Quanto al
materialismo, Arthur Koestler, uno dei pi
celebri filosofi del secolo, ha detto: "Non pu˜
pi pretendere di essere una filosofia
scientifica."6
LA MORTE DEL MATERIALISMO
1 Henry Margenau, Roy A. Vargesse, Cosmos, Bios, Theos, La
Salle IL: Open Court Publishing, 1992, p. 241.
2 Paul Davies, God and the New Physics, New York, Simon &
Schuster, 1983, p. 189.
3 Hugh Ross, The Creator and the Cosmos, Colorado Springs,
CO: Nav-Press, 1993, pp. 114-115.
4 George C. Williams, The Third Culture: Beyond the Scientific
Revolution, New York, Simon & Schuster, 1995, pp. 42-43.
5 Werner Gitt, In the Beginning Was Information, CLV, Bielefeld,
Germany, p. 107, 141.
6 Arthur Koestler, Janus: A Summing Up, New York, Vintage
Books, 1978, p. 250.
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
cosa "oltre" la materia ( o di qualcosa soprannaturale). La scienza stessa
non obbligata a conformarsi a tale dogma. Essa comporta l'esplorazione
della natura e la formulazione di conclusioni sulla base di quanto si
scoperto. Se ci˜ porta alla deduzione che la natura stata creata, la scienza
deve accettarlo. Questo il dovere di un vero scienziato; non quello di
difendere scenari impossibili o i sorpassati dogmi materialisti del XIX
secolo.
I materialisti, la falsa religione e la vera religione
Finora abbiamo esaminato come i circoli materialisti hanno confuso
la scienza, velato la realtˆ e ingannato la gente, al fine di salvare la fede in
cui credono ciecamente. Detto questo, dobbiamo anche ammettere che tali
circoli prestano un "servizio" significativo, per quanto a loro insaputa.
Essi compiono tale "servizio", per mezzo del quale cercano di
giustificare le loro idee false e atee, esponendo tutte le insensatezze e
inconsistenze del pensiero tradizionalista e intollerante che posa in nome
dell'Islam. Le offese del circolo ateo-materialista sono servite a rivelare la
falsa religione che non ha alcun tipo di relazione con il Corano o l'Islam;
la quale dipende da dicerie, supersitizioni e futilitˆ e che non ha alcun
argomento consistente da avanzare. Cos“ vengono rivelate tutte le
incoerenze, le discrepanze e le illogicitˆ della falsa religione, difese da tali
circoli insinceri che agiscono ingiustamente in nome dell'Islam senza fare
affidamento su valide prove.
In questo modo i materialisti aiutano molte persone a comprendere
l'oscuritˆ della mentalitˆ intollerante e tradizionale e li incoraggiano a
cercare l'essenza e la fonte reale della religione che si fonda sul Corano e
ad esso aderisce. Sebbene involontariamente, essi obbediscono al
comando di Allah e servono la Sua religione. Essi rivelano, inoltre, quanto
sia semplice la mentalitˆ che presenta, in nome di Allah, una religione
falsa spacciata a tutti sotto il nome Islam e aiutano a indebolire il potere
di questo sistema fanatico che minaccia la societˆ.
Cos“, volenti o nolenti, in accordo col loro destino, essi diventano i
180
mezzi del decreto di Allah, provocando uno scontro vicendevole tra gli
antagonisti della vera religione, come stabilito nel Corano:
Se Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, la terra sarebbe
certamente corrotta, ma Allah pieno di grazia per le creature. (Surat
al-Baqara, 251)
Aquesto punto, pensiamo sia necessario lasciare aperta una porta ad
alcuni sostenitori del pensiero materialistico evoluzionista. Queste
persone, che un tempo devono aver intrapreso un'onesta ricerca, sono
state tuttavia allontanate dalla vera religione sotto l'influsso di discorsi
infondati in nome dell'Islam, di falsitˆ prodotte in nome del Profeta e di
dicerie a cui sono stati soggetti fin dall'infanzia, non avendo mai la
possibilitˆ di scoprire autonomamente la veritˆ. Essi devono avere
imparato la religione dai libri che ad essa si opponevano, i quali tentavano
di identificare l'Islam con le falsitˆ e le superstizioni che non si trovano nel
Corano, con il tradizionalismo e il fanatismo. L'essenza e l'origine
dell'Islam sono del tutto differenti e, per di pi, completamente
incompatibili con tutto quanto stato a loro insegnato. Per questa
ragione, gli consigliamo di procurarsi un Corano prima possibile e di
leggere il libro di Allah con cuore aperto e una visione coscienziosa e
priva di pregiudizi, in modo tale da imparare la religione alla sua fonte.
Se avranno bisogno di aiuto, potranno consultare i libri scritti dall'autore
di questo studio, Harun Yahya, sui concetti fondamentali del Corano.

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
LUCA MUHAMMAD
Bannato
Bannato


Registrato: 23/01/10 08:57
Messaggi: 49
Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Mar Feb 02, 2010 6:15 pm    Oggetto: Rispondi citando

I mezzi di comunicazione:
terreno fertile per l'evoluzione
15
Come stato finora dimostrato, la teoria dell'evoluzione non
fondata su basi scientifiche. La maggior parte della popolazione
mondiale, tuttavia, inconsapevole di ci˜ e considera
l'evoluzione un fatto scientifico. La ragione principale di questo inganno
il sistematico indottrinamento e la propaganda condotti dai mezzi di
comunicazione. Per questo motivo, dobbiamo menzionare le particolari
caratteristiche di tale azione.
Qualora si considerino attentamente i media occidentali, ci si
imbatterˆ frequentemente in informazioni concernenti la teoria
dell'evoluzione. Le organizzazioni che ne hanno il controllo e riviste
famose e "rispettabili" periodicamente portano all'attenzione questo
soggetto. Se si esamina il loro approccio, se ne ricava l'impressione che
questa teoria sia un fatto assolutamente provato, che non lascia spazio ad
alcuna discussione.
La gente ordinaria che legge questo tipo di notizie indotta a
pensare che la teoria evoluzionista sia una realtˆ certa quanto le leggi
della matematica. Notizie di tal sorta, che appaiono sui media principali,
vengono poi diffuse da quelli locali. Questi stampano quindi titoli a
caratteri cubitali: "Secondo la rivista Time stato rinvenuto un nuovo
fossile che riempie il vuoto nella catena fossile"; oppure "Nature" rivela
che gli scienziati hanno fatto luce sul problema finale della teoria
evoluzionista". Il ritrovamento "dell'ultimo anello mancante della catena
evolutiva" non significa niente, in quanto non esiste neppure una singola
prova che avalli l'evoluzione. Tutto ci˜ che viene avanzato come prova
falso, come abbiamo dimostrato nei capitoli precedenti. Oltre ai media, lo
CAPITOLO
I mezzi di comunicazione: terreno fertile per l'evoluzione 183
stesso fenomeno si ripete nel caso di fonti scientifiche, enciclopedie e testi
di biologia.
In breve, sia i media che i circoli accademici, che sono al servizio di
centri di potere anti-religiosi, mantengono una visione interamente
evoluzionista che viene imposta alla societˆ. Tale azione stata cos“
efficace che, nel corso del tempo, ha reso l'evoluzione un'idea irrefutabile,
la cui negazione paragonata ad un rifiuto della scienza e al disprezzo
delle realtˆ fondamentali. Questa la ragione per cui, nonostante siano
state rivelate cos“ tante deficienze (specialmente a partire dal 1950),
confessate per di pi dagli stessi scienziati evoluzionisti, sia tuttora
impossibile trovare una forma di critica all'evoluzione presso i circoli
scientifici o nei media.
Ampiamente accettate in occidente come i pi prestigiosi veicoli
d'informazione sulla biologia e la natura, riviste quali Scientific American,
PROPAGANDA EVOLUZIONISTA
Dal momento
che le riviste
scientifiche
popolari
hanno
assunto la
leadership
della
propaganda
evoluzionista,
assumono un
ruolo
importante
nell'incoraggiare
il
pubblico ad
accettare la
nota teoria.
184 L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
L'evoluzione , come stato notato una volta da un eminente scienziato, una
favola per adulti. una descrizione completamente irrazionale ed
antiscientifica, secondo la quale la materia non vivente ha una sorta di potere
magico e l'intelligenza per creare forme di vita complessa. Questo lungo racconto
contiene storie molto interessanti su alcuni particolari argomenti. Una di queste
curiose favole evoluzioniste riguarda "l'evoluzione della balena", pubblicata su
National Geographic, una delle pi prestigiose e serie pubblicazioni scientifiche al
mondo:
La superioritˆ di dimensioni della balena ebbe inizio probabilmente sessanta
milioni di anni orsono, quando un peloso mammifero a quattro zampe, in cerca
di cibo o rifugio, si avventur˜ nell'acqua. Col passare degli eoni, si ebbero dei
lenti cambiamenti. Le zampe posteriori scomparirono, quelle anteriori si
tramutarono in natatoie, il pelame lasci˜ il posto a uno spesso e liscio strato di
grasso, le narici si trasferirono alla sommitˆ del capo, la coda si ampli˜ e il
corpo divenne enorme.1a
Oltre al fatto di non disporre di alcuna base scientifica, simili eventi sono anche
contrari ai principi della natura. Questa favola, pubblicata da National Geographic,
degna di nota in quanto mostra il grado di falsitˆ di pubblicazioni evoluzioniste
apparentemente serie.
Un'altra storia singolare quella sull'origine dei mammiferi. Gli evoluzionisti
sostengono che i mammiferi abbiano avuto origine dai rettili. Tuttavia, quando si
giunge al punto di dover spiegare i dettagli di questa pretesa trasformazione, la
narrazione diventa interessante. Eccone un esempio:
La maggior parte dei rettili abitanti nelle regioni pi fredde iniziarono a
sviluppare un metodo per mantenere caldi i loro corpi. La loro produzione di
calore increment˜ con il freddo, mentre la perdita di calore fu ridotta quando le
scaglie divennero pi piccole e appuntite evolvendosi in pelame. Il sudore fu
anche una forma di adattamento per regolare la temperatura corporea, un
dispositivo per raffreddare il corpo quando necessario tramite l'evaporazione
dell'acqua. Ma, incidentalmente, i giovani di questi rettili cominciarono a leccare
il sudore delle loro madri per nutrirsi. Certe ghiandole sudoripare iniziarono a
secernere una escrezione sempre pi ricca che infine divenne latte. Cos“ i
giovani di questi primi mammiferi poterono cominciare a vivere in modo
migliore.2a
L'idea che un cibo perfetto come il latte possa aver avuto origine da ghiandole
sudoripare e tutti gli altri dettagli sopracitati costituiscono soltanto il frutto bizzarro
di una fantasia evolutiva priva di basi scientifiche. (p. 150)
1 Victor B. Scheffer, "Exploring the Lives of Whales", National Geographic, vol. 50,
December 1976, p. 752
2 George Gamow, Martynas Ycas, Mr. Tompkins Inside Himself, London: Allen &
Unwin, 1968, p. 149
FAVOLE EVOLUZIONISTE
Nature, Focus e National Geografic adottano la teoria dell'evoluzione come
ideologia ufficiale e tentano di presentarla come un fatto provato.
Bugie nascoste
Gli evoluzionisti traggono un grande vantaggio dal programma di
"lavaggio del cervello" offertogli dai media. Molte persone credono in
modo talmente incondizionato nell'evoluzione da non preoccuparsi
neppure di chiedere "come" e "perchŽ". Ci˜ significa che gli evoluzionisti
possono camuffare le loro menzogne come preferiscono per essere pi
persuasivi.
Ad esempio, anche nei testi evoluzionisti pi "scientifici" la
"transizione dall'acqua alla terra", che uno dei fenomeni pi
inesplicabili, viene "spiegato" con ridicola semplicitˆ. Secondo
l'evoluzione, la vita ebbe inizio nell'acqua e i primi animali sviluppati
furono i pesci. La teoria narra che un giorno questi pesci iniziarono a
lanciarsi sulla terra per una causa non ben definita, ( per lo pi addotta
la ragione della siccitˆ); quelli che decisero di permanervi svilupparono
piedi invece di pinne e polmoni in luogo di branchie.
I libri maggiormente evoluzionistici non parlano di "come" ci˜ possa
essere avvenuto. Anche nelle fonti pi "scientifiche", l'assurditˆ di tale
asserzione viene nascosta dietro a proposizioni quali "il trasferimento
dall'acqua alla terra fu conseguito".
Come fu conseguito questo trasferimento? Sappiamo che un pesce
non pu˜ vivere pi di pochi minuti fuori dall'acqua. Se supponessimo che
l'asserita siccitˆ avesse costretto il pesce a avanzare sulla terra, cosa
sarebbe accaduto di lui? La risposta evidente. Tutti i pesci fuoriusciti
dall'acqua sarebbero morti nel giro di pochi minuti. Anche se questo
processo fosse perdurato per un lasso tempo di dieci milioni di anni, la
risposta sarebbe ancora la stessa, i pesci sarebbero morti uno ad uno. La
ragione che un organo talmente complesso come un polmone completo
non avrebbe potuto pervenire all'essere per un "accidente" improvviso,
ovvero, per mutazione; un mezzo polmone, del resto, del tutto inutile.
I mezzi di comunicazione: terreno fertile per l'evoluzione 185
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Ma ci˜ esattamente quanto proposto dagli evoluzionisti. Il
"trasferimento dall'acqua alla terra", il "trasferimento dalla terra
all'aria" e molti altri ipotetici salti vengono "spiegati" in maniera cos“
illogica. Per quanto riguarda la formazione di organi realmente complessi
come l'occhio e l'orecchio preferiscono tacere.
facile influenzare l'uomo della strada con il pacco della "scienza".
Si disegna un'immagine fantasiosa che rappresenti la transizione
dall'acqua alla terra, si inventano termini latini per gli animali acquatici,
per i loro "discendenti" terrestri e le "forme di transizione intermedie" (che
sono animali immaginari), si fabbrica quindi una bugia elaborata:
"L'Eusthenopteron si trasforma dapprima in un Rhipitistian
Crossoptergian, poi in un Ichthyostega nel corso di un lungo processo
evolutivo". Se si pongono queste parole sulla bocca di uno scienziato con
occhiali dalle lenti spesse e un camice bianco, si otterrˆ un grande
successo nel convincere molte persone, in quanto i mezzi di
comunicazione, che si dedicano alla divulgazione dell'evoluzione,
annunceranno al mondo la buona notizia con grande entusiasmo.
186
Conclusione:
l'evoluzione un inganno
16
Esistono molte altre prove, oltre alle leggi scientifiche, che
confutano l'evoluzione, ma in questo libro ne abbiamo potute
considerare soltanto alcune. Anche queste dovrebbero, tuttavia,
essere sufficienti a rivelare una veritˆ fondamentale. Sebbene si nasconda
sotto le spoglie della scienza, la teoria dell'evoluzione non altro che un
inganno: un inganno difeso soltanto al fine di sostenere la filosofia
materialistica; un inganno basato non sulla scienza, ma sul lavaggio del
cervello, la propaganda e la frode.
Ci˜ che segue la sintesi di quanto si detto finora.
La teoria dell'evoluzione crollata
La teoria dell'evoluzione viene meno fin dai primi passi. La ragione
che i suoi sostenitori non sono in grado di spiegare neppure la
formazione di una singola proteina. NŽ le leggi della probabilitˆ, nŽ le
leggi della fisica e della chimica offrono alcuna possibilitˆ alla fortuita
formazione della vita.
Sembra forse logico o ragionevole che, pur non potendo esistere
neppure una singola proteina formata dal caso, milioni di tali proteine si
siano combinate insieme al fine di produrre una cellula; e che miliardi di
cellule si siano formate e si siano aggregate casualmente per produrre
esseri viventi; e che da essi si siano generati i pesci e che questi, passati
sulla terra, si siano trasformati in rettili, uccelli e in tutti i milioni di specie
differenti che popolano la terra?
Anche se questo non sembra logico, ci˜ che credono gli
evoluzionisti.
CAPITOLO
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
Nondimeno, ci˜ soltanto una credenza o piuttosto una fede in
quanto non sono neppure in grado di avanzare una singola prova che
attesti la loro storia. Non mai stata trovata una sola forma transizionale
quale un mezzo-pesce/mezzo-rettile o un mezzo-rettile/mezzo-uccello.
Non sono mai stati capaci di provare che una proteina, o una singola
molecola di amminoacido che la compone, possa essersi formata in quelle
che essi chiamano condizioni primordiali della terra, neppure nei loro
laboratori minuziosamente equipaggiati. Al contrario, con i loro sforzi, gli
evoluzionisti stessi hanno dimostrato che nessun processo evolutivo
mai avvenuto, nŽ potrˆ mai accadere.
L'evoluzione non potrˆ essere provata neppure nel futuro
Di fronte a tutto questo, gli evoluzionisti possono solo consolarsi
sognando che un giorno la scienza risolverˆ in qualche modo tutti i loro
dilemmi. Che la scienza, tuttavia, possa mai provare una teoria talmente
infondata e illogica del tutto fuori discussione, indipendentemente dallo
scorrere del tempo. All'opposto, i progressi della scienza rendono solo pi
chiara ed evidente l'insensatezza di quanto affermato dagli evoluzionisti.
Ci˜ quanto avvenuto finora. Con la progressiva scoperta di
ulteriori dettagli sulla struttura e le funzioni della cellula vivente,
divenuto esaustivamente palese che questa non una semplice
composizione dovuta al caso, come si era creduto sulla base della
primitiva comprensione della biologia al tempo di Darwin.
Essendo la situazione cos“ auto-evidente, negare la realtˆ della
creazione, fondare le origini della vita su coincidenze estremamente
improbabili e difendere tale assunto con insistenza, potrebbe divenire in
seguito una fonte di grave umiliazione. Dal momento che la vera faccia
della teoria dell'evoluzione diviene sempre pi chiara agli occhi della
pubblica opinione, non passerˆ molto tempo prima che i suoi fanatici
sostenitori dovranno mostrare le loro nuditˆ.
188
Il maggiore ostacolo all'evoluzione: l'anima
Esistono molte specie al mondo che si rassomigliano. Ad esempio, vi
sono molti esseri viventi simili al cavallo o al gatto e molti insetti che
potrebbero sembrare uguali. Tali somiglianze non sorprendono.
La superficiale similitudine tra l'uomo e la scimmia in qualche modo
attrae troppo l'attenzione. Tale interesse si spinge talvolta cos“ avanti che
taluni giungono a credere alla falsa tesi dell'evoluzione. In realtˆ tali
somiglianze non provano nulla. Il coleottero rinoceronte e il rinoceronte
possono anche presentare alcune somiglianze superficiali, sarebbe
tuttavia ridicolo cercare di stabilire un qualche legame evolutivo tra
queste due creature, essendo una un insetto e l'altra un mammifero.
Oltre alla somiglianza superficiale, le scimmie non possono dirsi pi
vicine all'uomo di altri animali. Allo stato attuale, se si considera il grado
d'intelligenza, allora l'ape, che produce le strutture geometricamente
miracolose degli alveari, o il ragno, la cui tela un miracolo d'ingegneria,
si possono dire pi vicini all'uomo. Essi sono addirittura superiori sotto
alcuni aspetti.
Esiste una grande differenza tra l'uomo e la scimmia, nonostante la
rassomiglianza meramente esteriore. Una scimmia un animale e come
tale non diversa da un cavallo o un cane qualora si consideri il suo
livello di coscienza. L'uomo consapevole, un essere dotato di forte
volontˆ, che pu˜ pensare, parlare, capire, decidere e giudicare. Tutte
queste caratteristiche sono le funzioni dell'anima che l'uomo possiede.
Questa la principale differenza che determina un'enorme distanza tra
l'uomo e le altre creature. Nessuna somiglianza fisica pu˜ superarla. In
natura, il solo essere vivente dotato di anima l'uomo.
Allah crea secondo il Suo Volere
Cambierebbe qualcosa se lo scenario avanzato dagli evoluzionisti
fosse realmente esistito? Per nulla. In quanto ogni stadio prospettato dalla
loro teoria e basato sulla coincidenza avrebbe potuto realizzarsi soltanto a
seguito di un miracolo. Anche se la vita fosse gradualmente avanzata
Conclusione: l'evoluzione un inganno 189
L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE
secondo tale successione, ogni stadio progressivo avrebbe potuto essere
determinato solo da una volontˆ cosciente. Non soltanto improbabile
che tale processo sia nato dal caso, impossibile.
Se si dice che una molecola proteica si formata in primordiali
condizioni atmosferiche, si deve ricordare che giˆ stato dimostrato dalle
leggi della probabilitˆ, della fisica e della chimica come ci˜ non possa
essere avvenuto per caso. Se si deve accettare che stata prodotta, allora
non resta altra alternativa che ammetterne l'attribuzione alla volontˆ di
un Creatore. La stessa logica si applica all'ipotesi avanzata dagli
evoluzionisti. Ad esempio, non c' alcuna prova paleontologica nŽ
giustificazione fisica, chimica, biologica o logica che provi il passaggio dei
pesci dall'acqua alla terra e la formazione degli animali terrestri. Ma se
qualcuno deve credere che i pesci si sono arrampicati sulla terra e si sono
trasformati in rettili, allora deve anche accettare l'esistenza di un Creatore
capace di realizzare qualunque Suo volere pronunciando solo il verbo
"sii". Ogni altro tentativo di spiegare tale miracolo una contraddizione
intrinseca e una violazione dei principi della ragione.
La realtˆ chiara ed evidente. Tutta la vita il prodotto di un
progetto perfetto e di una creazione superiore. Questo offre una prova
concreta dell'esistenza di un Creatore, Colui Che detiene un potere,
un'intelligenza e una conoscenza infiniti.
Il Creatore Allah, il Signore dei cieli e della terra e di tutto ci˜ che
tra loro.

_________________
La Ilaha Illa Allah
Top
Profilo Invia messaggio privato
amin pukua
Utente Senior
Utente Senior


Registrato: 10/03/10 22:54
Messaggi: 137
Residenza: GENOVA

MessaggioInviato: Gio Apr 29, 2010 12:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

.....

_________________
Abul-Abbas Sahl ibn Saad as-Saidi (Allah si compiaccia di lui) racconta:
"Un uomo venne dal Profeta (pace su di lui) e gli chiese: O Messaggero di Allah (pace su di lui), indicami un atto che, se da me compiuto, mi faccia amare da Allah e dagli uomini. Egli rispose: <Rinuncia al mondo e Allah ti amer; rinuncia a ci che possiede la gente e la gente ti amer"da ibn Magiah


L'ultima modifica di amin pukua il Dom Ott 14, 2012 7:05 pm, modificato 1 volta
Top
Profilo Invia messaggio privato
AAli94
Matricola
Matricola


Registrato: 06/09/09 11:56
Messaggi: 19

MessaggioInviato: Sab Ott 30, 2010 7:44 pm    Oggetto: Rispondi citando

solo allah subhna wa taala pu aver fatto una opera cos grande gi nella prima sura al 2 verso troviamo gia' un' affermazione a ci:

Sura 1 al Fatiha (l'Aprente)
1. In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso2

2. La lode [appartiene] ad Allah3, Signore dei mondi creati

3. il Compassionevole, il Misericordioso,

4. Re del Giorno del Giudizio5.

5. Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto6.

6. Guidaci sulla retta via7,

7. la via di coloro che hai colmato di grazia8, non di coloro che [sono incorsi] nella [Tua] ira, n degli sviati.

per i miscredenti:
facciamo finta ke la vita si formata casualmente mettiamo ke tutte le teorie di famosi scienziati tra i quali Oparin,Fox,Margulis erano tutte fondate e il mare era un brodo primordiale ricco di amminoaicidi e altre sostanze organiche semplici( coacervati e microsfere proteinoidi) inoltre tutti i meteoriti ke si scontravano cn la terra erano ricchi di prime forme di vita(batteri procarioti autotrofi fotosintetici e chemiosintetici e qualche altra diavoleria), di conseguenza la vit si cos potuta formare e col passare dei millenni ogni essere vivente si poteva evolvere adattandosi ai vari cambiamenti. La mia domanda per i miscredenti questa ed la stessa domanda ke si posto pure Harun Yahya: come potuta formarsi nell'uomo una civilt ,con un linguaggio cos complesso e ke potesse comunicare senza bisogno di alcuna lingua, cio senza una lingua madre?
Dubito ke come mostrano nei documentari gli ominidi comunicassero con i gesti visto ke come linguaggio mi sembra troppo semplice.....basta pensare dove siamo arrivati contando tutti i progressi dell'uomo in ambito scientifico,matematico,linguistico,
Top
Profilo Invia messaggio privato
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Storia, biografie, conoscenze, arte, poesie ed immagini Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora
Pagina 1 di 1

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi argomenti
Non puoi rispondere a nessun argomento
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi votare nei sondaggi
c d
e



Powered by phpBB © 2001, 2005 phpBB Group
phpbb.it

Abuse - Segnalazione abuso - Utilizzando questo sito si accettano le norme di TOS & Privacy.
Powered by forumup.it forum gratis free, crea il tuo forum gratis free ora! Created by Hyarbor & Qooqoa - Auto ICRA

Page generation time: 0.272