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In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso Dì, "Egli, Allah è Unico, Allah è l'Assoluto. Non ha generato, non è stato generato e nessuno è eguale a Lui". (Corano 112, 1-4)
 
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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Mer Mar 19, 2008 4:06 pm    Oggetto: Un Romanzo sulla verità dell'Islam! di Buttafuoco Rispondi citando

Pierangelo Buttafuoco, intellettuale e scrittore molto intelligente (pur definendosi di "destra"), ha scritto niente poco di meno che un romanzo ("L'Ultima del Diavolo") a proposito dei tentativi da parte della Chiesa cattolica di occultare la vicenda del monaco Bahira, che incontrando il Profeta Muhammad (Pace e Benedizione su di lui) ancora bambino, lo riconobbe come il Profeta preannunciato da Gesù (Pace su di lui), in base a dei segni trasmessi all'interno delle comunità cristiane dell'epoca.

Con la corruzione delle scritture cristiane nei secoli, è oggi difficile trovare traccia dell'annuncio da parte di Gesù della venuta dell'ultimo Profeta, Muhammad (Pace e Benedizioni su di Lui), ma altre cronache - soprattutto nel mondo cristiano orientale, gettano altra luce su questa questione.

Non posso che augurarmi il maggior numero di vendite possibili per questo romanzo, e la Guida di Allah di chiunque lo legga (e non solo :wink:); dopotutto, se Dan Brown basandosi su incredibili baggianate ha venduto milioni di copie, Buttafuoco - che si è basato su verità - meriterebbe di vendere come minimo il doppio!!

A seguire alcune recensioni (con diversi inevitabili errori), insha'Llah.

3umar andrea

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Il Diavolo Buttafuoco
di Valeria Giuffrida
Da:
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Il patto fra il maligno e uno dei maggiori esponenti della Chiesa Cattolica per rovesciare la figura di un monaco eretico, che potrebbe costituire l’anello di congiunzione tra Cristianesimo e Islam. "L’ultima del Diavolo" è il nuovo romanzo di Pietrangelo Buttafuoco, presentato sabato scorso al Castello Ursino

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«Non uno scontro, ma un incontro tra Islam e Cristianesimo. Ecco cosa tento di approfondire nel mio romanzo, perché – diciamoci la verità – questo rapportarsi con odio all’altro non fa parte della nostro essere siciliani». Noi siciliani. Noi arabi. Per Pietrangelo Buttafuoco confrontarsi con la cultura islamica significa capire la nostra identità. «Per questo libro mi sono fatto turco. E più mi sono infilato nell’Islam, più ho trovato qualcosa delle mie radici e della mia educazione». E dice quella frase, che ripete più volte nel corso del suo intervento: «Ciò che ci sembra lontano è invece molto vicino».

Le guerre, invece, separano. Il nemico deve essere nemico, non fratello. «La maggior parte di noi ignora molte cose dell’Islam, cose importanti come il culto della Madonna e di Cristo, visto come una figura attesa nell’escatologia islamica».

Temi seri raccontati «sotto forma di gioco, dove ciò che è vero sembra trasfigurato nel falso, e ciò che è falso sembra terribilmente vero». Una scrittura goliardica che è costata al libro le stroncature da parte di molti giornali, fra cui La Repubblica. Silvano Nigro, uno dei relatori dell’incontro, difende il romanzo. «Negli ultimi anni i giovani scrittori hanno puntato troppo sulla tematica, trascurando lo stile. Buttafuoco invece ha scritto un libro pensato, con un linguaggio curato». Molto simile alla sua opera precedente (Le uova del drago) sia nella struttura che nel sistema delle metafore, ma con uno stile più maturo e attento. «La stessa tastiera si è spostata verso un diverso sistema linguistico, più barocco, da leggere dentro una dimensione grottesca. Con un bellissimo sottofondo di rime e assonanze come fosse la colonna sonora della storia».

Fabio Fatuzzo, esponente politico della destra e secondo relatore, continua dicendo che «Il libro si può leggere su due piani, quello narrativo e quello allusivo». Il nome dei personaggi non è scelto a caso. Dal cardinale Taddeo, come San Giuda Taddeo (cugino di Cristo), al diavolo Mac Pharpharel, il demone Farfarello che Dante incontra nella bolgia dei barattieri. E le allusioni a Dante sono tante, lo stesso Diavolo non è uscito dall’Inferno dantesco ma lo ha studiato. Anche Bāhirā – conosciuto nella tradizione come Sergio, il monaco eretico che riconobbe nel giovane Maometto i tratti del Profeta e ne divenne consigliere – richiama al particolare per cui nell’Inferno Maometto è posto tra i seminatori di scismi.

Ai riferimenti letterari si aggiungono quelli legati all’attualità con la polemica nei confronti della politica statunitense e della Chiesa Cattolica, trattata sempre sul piano goliardico dell’intrattenimento. Fatuzzo ricorda la presenza nel romanzo di una scimmia che rappresenta il presidente Bush, «che gli americani chiamano scimmia parlante» e la punizione che spetterebbe ad una delle due parti contraenti nel caso non rispettasse il patto.«Il Diavolo dovrebbe presiedere alcune riunioni dell’onu, mentre il cardinale dovrebbe celebrare una messa beat con chierichetti di sesso femminile».

Buttafuoco parla di Taddeo, del suo carattere profondamente napoletano e delle sue scelte polemiche, come quella di gridare «Viva Tarek Aziz! Proprio come il cardinale vero». Perché i suoi personaggi non sono del tutto inventati. «Vi svelo un segreto. Il cardinale esiste davvero ed è esattamente come l’ho descritto. Molti degli sms che trovate nel libro li ho ancora nel mio cellulare». Anche il personaggio femminile, Sabela, una veterana del kgb che incontra Khomeini a Parigi, è ispirato ad una donna che conosce. «Sono un giornalista, anche quando scrivo un romanzo devo scrivere cose vere».

Ecco perché i protagonisti della storia sono l’Islam e la Chiesa Cattolica. Parte un lungo racconto sulla presa di Gerusalemme, sull’incontro tra il califfo Umar e il patriarca cristiano Sofronio, sul mito della principessa Narciso, discendente di San Pietro e madre del dodicesimo Imam. Dodici Imam musulmani come dodici apostoli cristiani. «Le due religioni sono due facce della stessa proiezione divina». L’autore cita lo sceicco della moschea di Parigi – «Le religioni sono come le automobili: l’ultimo modello è sempre il migliore» – e più parla, più riesce a somigliare al suo Mac Pharpharel, a quel diavolo colto e affabulatore. Riesce a convincere la platea.

«Non è solo un gioco di sincretismo, del volemosebbene, è un’unica ansia, quel passaggio di spiritualità raccontato sotto forma di divertimento».

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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Mer Mar 19, 2008 4:12 pm    Oggetto: Rispondi citando

Alcune dichiarazioni di Buttafuoco:

…Se c’è un aspetto sublime nell’ondata migratoria del Sud verso il Nord, infatti, uno è certamente quello di essere stata nel tempo anche un innesto spirituale, una risorsa metafisica per l’Occidente ateo. Il Dio maomettano è lo stesso Dio di Cristo. Lo ha spiegato molte volte Giovanni Paolo II.(…) Non si deve temere la contaminazione islamica. Al contrario. E nessuno per carità venga a dire la solita fregnaccia “sui cattolici che non possono dire messa ne paesi arabi”. Chi lo dice è sempre in malafede. (…) Se le moschee sorgono in Occidente, i sinceri cattolici non possono che gioirne: colmano un vuoto, la voragine di materialismo lasciatasi alle spalle dal clericalismo. L’islam, dunque, non è altro che quella speranza additata da Martin Heidegger oltre le macerie della metafisica occidentale. (…) E’ proprio per questo che, anche politicamente, l’islam è l’unico potente alleato di chi combatte il degrado morale, l’orrore sociologico del nuovismo e la miseria della civiltà americana. L’islam è l’unico potente contravveleno d’Occidente. (…)

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MessaggioInviato: Mer Mar 19, 2008 4:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

Due recensioni ufficiali:

Pierangelo Buttafuoco - L'Ultima del Diavolo
"Bahirà", un monaco siriano proclamato santo sugli altari della cristianità, fu il primo tra i sapienti uomini di religione a riconoscere in Maometto ancora bambino il sigillo della profezia. Il venerando sacerdote identificò, nel fanciullo arrivato con la carovana dei coreisciti, i segni annunciati dai sacri papiri sui quali esercitava la sua dottrina e devozione. Da un remoto passato ai oggi, "Caravanserai" racconta la gara tra il cardinal Taddeo e lo starec Pavel. Il primo intende far cancellare dal calendario cristiano un santo che per primo riconobbe la sacralità di Maometto bambino; il sacerdote ortodosso, al contrario, vuole rilanciare il culto dell'antico monaco per avvicinare ortodossi e musulmani spegnendo così gli odi e la rabbia della guerra religiosa in Russia...

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La trama e le recensioni di L'ultima del diavolo, romanzo di Pietrangelo Buttafuoco edito da Mondadori. Sua Eminenza Reverendissima, il cardinale Taddeo Reda di Giugliano, consigliere diplomatico della Santa Sede, è uno splendido principe di Santa Romana Chiesa. Uno di quelli fatti come una volta: molto nobile, molto capriccioso, molto snob, molto napoletano. E assolutamente al suo livello di uomo di gran mondo è il diavolo che si presenta a proporgli un patto davvero bizzarro. Nick Mac Pharpharel è infatti un demone di altissimo rango, che conosce alla perfezione Dante Alighieri nonché "le vele, gli sci, l'aoristo, gli ideogrammi, il sanscrito, i sacri testi, i cataloghi dei porno shop", oltre a ogni segreto della vita notturna newyorkese. Che cosa desidera il principe delle Tenebre dal principe della Chiesa? Una cosa da nulla: che venga definitivamente rovesciato dagli altari un santo del quale, peraltro, nessuno sa più niente. Si tratta del monaco Bahira, un eremita del deserto che a Bosra, in Siria, per primo riconobbe il segno della profezia nel ragazzino giunto con una carovana di Quraysh. Era Maometto quel giovane garzone, e che il profeta dell'Islam sia stato riconosciuto da un monaco cristiano attesterebbe quanto per alcuni è un'assodata certezza e per moltissimi uno scandalo insopportabile: l'iniziazione cristiana all'Islam. Occorre quindi cancellare ogni traccia di Bahira e soprattutto bruciare i papiri studiati dal santo, il libro sacro in cui si annuncia la venuta di un profeta tra gli arabi e che, seguendo un itinerario avventuroso attraverso i secoli e passando tra le mani di sovrani e condottieri, conferma quel legame di solidarietà profonda che si vorrebbe negare. Tutto questo mentre la Chiesa ortodossa persegue l'obiettivo contrario e tramite i propri emissari - il pope Pavel e la fascinosa dona Sabela, un'agente dei Servizi segreti russi - intende procedere alla santificazione di Bahira. Un thriller teologico, un sabba irriverente, scatenato, esilarante, questo romanzo di Buttafuoco. Avanti e indietro nello spazio e nel tempo, tra i grattacieli di New York e le capanne di santi eremiti strette d'assedio dai diavoli, tra le chiacchiere di alti prelati su terrazze di sciccosissimi ristoranti romani e il tintinnio di sacchetti pieni di anime dannate che i demoni agitano tra le dita come nacchere, una scorribanda "indiavolata" tra imam e asceti, cardinali e califfi, tentatori e tentati. Ma su tutto, sulla ridda grottesca di santi, umani e diavoli, sullo scandalo di Cristo e di Maometto come due raggi della stessa luce, emerge in queste pagine la commossa certezza che i libri allargano i confini e che la conoscenza e la comprensione uniscono i popoli almeno quanto l'ignoranza li divide e li avvelena.

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MessaggioInviato: Mer Mar 19, 2008 4:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

Buttafuoco, l'affabulante ci riprova con "L'ultima del diavolo"
di Giuliano Compagno - 20/02/2008, dal Secolo d'Italia
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La prima fesseria che potrebbe baluginare all’offuscata mente di chi non capisca nulla di alcunché è che quest’ultimo di Pietrangelo Buttafuoco sia soltanto un romanzo filo-islamico. A meno che sia da considerare eretico tout court chi ancora non aderisca retoricamente al vecchio trinomio Dio-Patria-Famiglia. Ma è un’ipotesi che non prenderei neanche sul serio. Semmai l’autore – oltre a esser bravo di penna e di spirito – lo sentirei più prossimo a un altro numero perfetto, quello di Dèi-Terra-Comunità, ove ci si annoia un po’ meno, non si ripudiano le tradizioni migliori e si rispettano almeno le statistiche matrimoniali, a tutt’oggi assai sconfortanti, mi pare. Ora, l’impressione è che qui, nel paesone Italia, scrittori, saggisti e intellettuali, guai a loro se si azzardano ad aprirsi al mondo per quel che esso è o per quel che a loro piacerebbe fosse… Per carità! Si tratti di cielo o di tenebre, che il volo sia basso, quasi radente la realtà, al riparo da vasti orizzonti e da grande distanze! Sarà per questo che l’italica narrativa familista-freudiana marcia così bene ai botteghini! Perché resta chiusa lì, in quel risicato angioletto dove si narra di minime beghe tra genitori asfittici e figli a passioni zero, di casi di cronaca buoni per psicopatici e per chi li rincorre, di fumettoni vippaioli con finale noir… Ma mai che si deliri davvero sul mondo, e non appena uno se la rischia, come ha fatto Buttafuoco con questo suo secondo romanzo (L’ultima del diavolo, pp. 262, euro 18), arriva puntuale il pistolotto etico-realista.
Siamo alle solite: se di mezzo c’è un arabo sei certamente filo-islamico, se c’è un sud-americano sei senz’altro no-global, e se persino ci sta questo e quello, beh, allora non hai colto la temperie del mondo, figlio mio, e faresti bene a leggere Lo scontro di civiltà di Samuel Philips Huntington, il fami gerato teorico del “Clash”. Là sì che c’è materia di turbamento! E perché mai uno dovrebbe sforzarsi di convincere del contrario il succitato signore? Ma la pensi come vuole! Se questi intende mescolare politica, morale e storia, si accomodi. Se a parer suo il bene dei cittadini passa per la revisione di ogni giudizio e di ogni fatto, di ogni epoca e di ogni conflitto, buon pro gli faccia. Ormai se ne sentono di ogni tipo: che il ’68 no, è meglio trasgredire in tradizione (la Messa di Natale, la festa di paese…); che gli anni ’70 nemmeno, pussa via! Brutti e cattivi! Si buttino i bambini (arte, cinema, filosofia) con l’acqua sporca (i terroristi, stop); che la società è fondata sul matrimonio ma forse anche tutta la Terra, per cui sposati o nisba! Ci manca una bella offensiva anti-divorzista, una lista elettorale per lo jus primae noctis e il Nobel a Federico Moccia… perché Signori miei, parliamo di valori condivisi! Ecco a me – e a Buttafuoco, presumo – tutto questo immalinconisce, altrimenti per quale motivo un giornalista di talento dovrebbe sedersi a sera alla sua scrivania per delirare sul mondo? E scrivere un romanzo deleuziano dove coabitano razze e religioni, anime vere e immaginarie, quarantacinque personaggi, il deserto e New York, Demoni e Cardinali… E ancora dialogare su miti e riti, sulle umane strategie e sull’esperienza del Sublime, dinanzi a cui, a ristare un attimo di più, l’uomo moderno sente che nulla, davvero nulla, è limpido, netto, bianco o nero, e che tutto, proprio tutto, è torbido, mescolato, ibrido. C’è davvero di tutto in questo thriller teologico: uno splendido principe di Santa Romana Chiesa e il diavolaccio Nick Mac Pharpharel, George W. Bush e Scipione Romualdo Romualdi, preside in pensione, gli angeli inquisitori Munkar e Nakir e Pavel, Pope di Mosca. E c’è una lotta scatenata dal Principe delle Tenebre affinché venga definitivamente rovesciato dagli altari un santo del quale peraltro, nessuno sa niente. Si tratta del monaco Bahira, un eremita del deserto che a Bosra, in Siria, per primo riconobbe il segno della profezia nel ragazzino giunto con una carovana, il giovane Mohammad. E su tutto, sulla ridda grottesca di santi, sheick, pope e mistici sufi, sullo scandalo di Cristo e di Maometto come due raggi della stessa luce, emerge dalle pagine del romanzo, la commossa certezza che i libri allargano i confini e che la conoscenza spirituale unisce i popoli oltre gli schemi da “scontro di civiltà”.
Ecco, anche per tutto questo, a me – e a Buttafuoco, lo so – commuove ancora la figura di Federico Nietzsche che rincorre affannato dei manifestanti a Berlino e gli urla dietro: «Sono l’uomo che cercate! Ascoltatemi! L’Europa ha una malattia che si chiama nazionalismo… e ne ha un’altra che si chiama idealismo… Spazzateli via!» Ma non ce la fa a raggiungerli, e si ferma desolato mentre la massa lo sbatacchia qua e là. E non gli resta che rantolare un’ultima sentenza: «Allora la vita tornerà di nuovo. La vita torna eternamente…». E vi è un’altra ragione per cui L’ultima del diavolo appare come un romanzo bellamente deleuziano: in uno dei suoi attacchi fulminanti sferrati contro il potere psicanalitico, il filosofo francese argomentò che la sua debolezza stesse nel concepire l’inconscio come un teatro, il che valeva a dire mettere in scena sempre le stesse rappresentazioni – come avviene da noi, film e romanzi che sono infinite copie... Invece per Deleuze l’inconscio era una fabbrica, era il luogo della costruzione di ogni leggenda e di ogni racconto, era l’andar per loro conto di fantasia e immaginazione, che è poi l’invenzione della scrittura. Dovremmo tutti esser lieti che sopravvivano intellettuali non conformisti, capaci di ritagliarsi uno spazio di libera creatività, non del tutto assorbiti nel circo mediatico dell’intrattenimento televisivo. La patente di non-conformismo, com’è noto, viene da anni contraffatta in stamperie apposite. Basta pronunciare una bizzarria e la si ottiene. Io ho piacere di riconoscere che la patente di Pietrangelo Buttafuoco è autentica. Potrete controllare al Pri, che non c’entra con La Malfa ma è il Pubblico Registro Intellettuale. Vi risulterà che questo talentuoso giornalista scelse di studiare filosofia in tempi in cui quella laurea valeva nulla, e figuriamoci nella sua Sicilia orientale! Che incominciò a scrivere proprio su questo giornale in un periodo di grama considerazione per chiunque non fosse posseduto da un riflusso new-age con venature post-moderne. Che con i suoi “dramatis personae” e i suoi “riempitivi” sul Foglio ha inaugurato un vero e proprio genere giornalistico. Che in pochi mesi trasformò un settimanale in via di liquidazione in una dei più provocatori periodici di costume del dopoguerra italiano. Che col suo primo romanzo, Le Uova del Drago, ha imposto il best seller di stampo “cattivista”. E che soprattutto, in anni caotici e di facile adesione, Pietrangelo Buttafuoco non ha mai ceduto alla retribuita tentazione di omologarsi a quel monopensiero per il quale, non solo le mosche hanno la tosse, ma se ne dovrebbe persino parlare! E c’è un solo mezzo per tacerne: riderne. Perché oggi più che mai il riso abbonda sulla bocca dei saggi. «Mentre si ride – scrisse Franz Kafka – si pensa che c’è sempre tempo per la serietà». E quando L’ultima del diavolo è esattamente la pagina che hai terminato di leggere, lasci quel mondo picaresco e salvifico per tornare alla realtà, come si suol dire. E un’altra volta ancora ti persuadi del fatto che tra serietà e riso c’è davvero pochino di interessante.

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namil
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MessaggioInviato: Dom Giu 22, 2008 5:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

...


L'ultima modifica di namil il Sab Dic 26, 2009 5:36 am, modificato 2 volte
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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Lun Giu 23, 2008 3:47 pm    Oggetto: Re: Dalle parti degli infedeli Rispondi citando

namil ha scritto:
بسمـم الله الرحمن الرحيـم
الســلام عليـكم ورحمـةالله وبركاـت
ه

Caro fratello 3umarandrea, e cari fratelli e sorelle di questo blog, che la pace e le benedizioni d' iddio il sommamente misericordioso siano su di tutti voi..
Questo è il mio primo intervento su questo blog, ed è anche il mio primo intervento su un blog in generale. Stamani, non ricordo nemmeno come, durante una delle mie escursioni sul web, sono stato catapultato sulla sezione libri di questo blog, che già conoscevo da circa un mese, e mi complimento con i curatori per come lo avete allestito, e per tutto il materiale che grazie a voi e grazie all'altissimo ho potuto esperirvi e consultare, jazakallahu khayran, e mi sono imbattuto in questa pagina, contenente ambedue le recensioni ufficiali dell'ultimo libro scritto dal noto giornalista e scrittore siciliano Pietrangelo Buttafuoco, 'L'ultima del diavolo'.
(...)
Sadaqallahul'Azim In fede. Servo dell'Unico


Wa `alaykum asSalam wa RahmatuLlahi wa BarakatuHu!

Caro fratello "AbdulWahid", è con piacere che ti dò il benvenuto in questo forum!

JazakaLlahu khayran per le tue parole, e per l'interessante panoramica e serie di informazioni sulla tua splendida terra!
Aspettiamo altri tuoi interventi, insha'Llah!

'umar andrea

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