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In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso Dì, "Egli, Allah è Unico, Allah è l'Assoluto. Non ha generato, non è stato generato e nessuno è eguale a Lui". (Corano 112, 1-4)
 
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Credere in Allah

 
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Inviato: Dom Ago 19, 2018 4:27 am    Oggetto: Ads

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MessaggioInviato: Mer Giu 04, 2014 8:00 pm    Oggetto: Credere in Allah Rispondi citando

LA FEDE IN ĀLLĀH



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La fede in Āllāh comprende quattro fattori, e cioè che:

1. Āllāh esiste senza che qualcuno l’abbia creato.

2. Egli è il Signore dei Mondi.

3. Egli è il Possessore dell’Universo ed Egli vi dirige tutto quanto.

4. Egli è l’Unico Dio ad aver il diritto dell’adorazione e al Quale non si deve associare (nel culto) nessun altro.

1. L’esistenza di Āllāh

Nel precedente capitolo, nella spiegazione della sesta regola, abbiamo detto che il credere nell’esistenza di Āllāh fa parte delle verità evidenti che possiamo percepire tramite l’“istinto”, insito nella nafs, prima che ci sia presentata una prova razionale; dunque la sua esistenza non ha bisogno di essere dimostrata, anche se le prove che ne dimostrano la veridicità sono evidenti in ogni cosa che ci circonda. Non starò qui a ricordare tutte le prove, sia perché è difficile circoscriverne il numero, sia per il fatto che un Sapiente di Damasco, Shaīkh Jamālu-ddīn āl-Qāsimī, ne ha citato tantissime nel suo libro “Dalā’il āl-Taūhīd” (Le prove dell’Unicità di Dio), nonostante questo libro sia stato scritto da più di mezzo secolo e che al tempo non ci fossero tante delle prove messe alla luce dalla scienza moderna. Chi volesse consultare i libri “The evidence of God in an expanding universe” (Le prove di Dio nell’universo in espansione), scritto da una trentina tra Professori di Scienze Naturali ed Astrologi, scienziati che sono degli specialisti in questo settore, e il libro “Man Does Not Stand Alone” (l’Uomo non si è creato da solo) scritto da Cressy Morrison, si convincerà che un vero Sapiente alla stessa maniera di un analfabeta che vive secondo la fitraħ (seguendo l’istinto naturale che Allah ha posto in noi), entrambi non possono se non essere credenti. Il lettore si convincerà inoltre che l’ateismo e la miscredenza possono essere presenti solo presso coloro che sono Sapienti solo per metà o solo per un quarto; presso coloro che hanno appreso quel poco del Sapere, che hanno perso così la fitraħ innata in ogni essere umano, e che non sono di conseguenza arrivati alla Scienza che porta alla Fede, cadendo così nell’abisso della miscredenza!

In questi due libri vi sono articoli che sono il frutto delle ricerche di questi scienziati, studiosi come Frank Allen, il quale ha provato l’impossibilità della teoria della pre-esistenza dell’universo -sostenuta dai filosofi greci- citando il fatto che la scienza ha ora stabilito che tutto ha un’età, cioè che ogni cosa ha un suo inizio che esclude il fatto della sua pre-esistenza. Tale Frank Allen è uno dei più grandi biologi a livello mondiale. Nei libri citati vi sono gli interventi di altri studiosi, come Robert Morris Page, l’inventore del radar, John Cleveland Cothran, professore di chimica, e George Herbert Blount, professore di fisica, e tanti, tanti altri.

Non desidero ripetere di nuovo l’elenco delle prove dette e ridette dai teologi a proposito dell’esistenza di Dio e così non voglio citare le prove più recenti che hanno apportato questi scienziati, ma vorrei indicare una sola prova delle prove del Qur’ān, poiché le prove apportate dal Qur’ān sono chiare, esplicite, decisive e portano la grande argomentazione tramite una frase concisa, che viene compresa dalla persona analfabeta, come riempie nella persona il Sapiente, il quale, comprendendo la profondità del suo significato lo porta a stupirsi della sua potenza, della sua precisione e della sua chiarezza, per lo stupore che essa ha provocato in lui; è così che entrambi, l’analfabeta e il Sapiente, non riescono a trattenersi dal dire: «Vero!».

Allah ci ha fatto notare, in una breve espressione del Qur’ān, che la prova è presente dentro di noi, “in voi stessi”, come possiamo dunque negare una questione della quale è stato prescritto sulle nostre fronti[i], ciò che ci fa sentire la sua veridicità? Allah l’Altissimo ha detto:

وَفِي أَنفُسِكُمْ أَفَلَا تُبْصِرُ‌ونَ [الذاريات: ٢١].

“E anche in voi stessi [vi sogno segni dell’esistenza di Āllāh]. Non vedete dunque?” (51:21)

È così che noi sentiamo -dalla profondità dei nostri cuori- che Egli è presente; ci rivolgiamo a Lui nei momenti di crisi e di profonda difficoltà, per nostra fitraħ innata, con l’istinto della fede in noi, vediamo le prove della Sua esistenza dentro di noi e nel creato che ci circonda; perciò la parte inconscia della nostra ragione vi crede perché percepisce con l’intuito la Sua esistenza e la parte conscia della mente vi crede tramite la prova logica.

Come può quindi il miscredente negare l’esistenza di Āllāh quando è egli stesso -nella sua persona- ad essere la prova della Sua esistenza? Non è questo forse simile a una persona che pur tenendo in mano i tuoi soldi afferma di non averli presi e nemmeno toccati? Oppure a uno che, pur avendo i vestiti bagnati fradici che sgocciolano di acqua nega di aver toccato l’acqua? Questa è la verità delle verità ma come mai vediamo che la maggior parte delle persone non ci fa caso?!

La risposta è perché di fatto essi non meditano su sé stessi:

نَسُوا اللَّـهَ فَأَنسَاهُمْ أَنفُسَهُمْ [الحشر: ١٩].

Hanno dimenticato Āllāh e così Egli gli ha fatto dimenticare sé stessi. (59:19)

Queste persone scappano da sé stessi, han paura di rimanere da soli con il proprio “io”, ed è così che un individuo simile non riesce a stare da solo, a stare in intimità con la propria nafs, senza tenersi occupato con qualcosa, qualcosa con cui passare il tempo, come se il suo “io” fosse un nemico che lo odia e da cui deve scappare; come se la sua vita -che è il capitale più prezioso da lui posseduto- fosse un peso da portare, un peso che egli getta via per potersene disfare.

Se tu osservi la maggior parte della gente, vedrai che essi si limitano a mangiare, a bere, a dormire, a rialzarsi e così via, sono attenti a seguire il piacere e a stare lontani dal dolore, ricercano il bene di questa vita per se stessi, per le loro famiglie e per le persone amate; quando una di queste persone si alza al mattino si pulisce, si veste, mangia ed esce per andare al lavoro: egli lavora per accumulare denaro e guadagnare sempre di più. Dopodiché egli ritorna a casa, pranza, si risposa e ritorna al lavoro oppure si dedica a qualche intrattenimento; egli cerca qualcosa con cui colmare questo vuoto, con cui perdere tempo, con cui far passare questa vita… fino a quando non sente di nuovo lo stimolo della fame e ritorna a mangiare oppure viene colto dal sonno e va a dormire. Poi si appresta a iniziare una nuova giornata in cui ripete il “programma” del giorno passato; egli ricorda il suo passato, passato che consiste unicamente nei giorni che sente di aver vissuto in questa vita terrena e così pensa al suo futuro, un futuro che consiste unicamente nei giorni che gli sono stati prescritti da vivere in questo mondo.

Invece il musulmano non si accontenta nella vita del solo mangiare, bere e divertirsi ma egli si chiede: «Da dove vengo? Dove sto andando? Qual è stato l’inizio? Quale sarà la fine?» Egli riflettendo comprende che la sua vita non è iniziata con la sua nascita per terminare con la sua morte. Egli osserva di essere stato un embrione prima di nascere, prima ancora era stato una goccia di sperma nei lombi del padre e prima ancora era del sangue che scorreva nelle vene di questo padre; questo sangue si era formato dal nutrimento contenuto nel cibo che egli aveva mangiato e il cibo era stato una pianta cresciuta sulla terra oppure un animale che si era nutrito di qualche pianta. Si tratta dunque di fasi che ha trascorso prima di nascere, di cui non conosce nulla; è stata una lunga successione di eventi composta di alcuni cicli brevi e chiari e di altri che sono per noi ancora oscuri. Come può quindi l’uomo essersi creato da solo con la sua ragione e la sua forza di volontà quando egli stesso esisteva prima di essere provvisto di una ragione e di una forza di volontà?

Ognuno di noi era inconsapevole di se stesso fino all’età di quattro anni, difatti nessuno è capace di ricordarsi del momento della sua nascita. Chi, infatti, si ricorda della sua nascita o di quando si trovava nel ventre della madre? Se dunque l’uomo esisteva, prima di essere consapevole della sua esistenza è mai possibile che venga affermato il fatto che è stato egli a creare se stesso? Se ti capitasse di incontrare un miscredente ateo ponigli queste domande: «Hai creato te stesso con la tua propria volontà ed intelletto? Hai forzato te stesso nell’utero di tua madre? Hai scelto te questa donna perché fosse tua madre? Eri tu quello che ha portato l’ostetrica a presenziare al tuo parto? Sei dunque stato creato dal niente e senza un creatore?». Certamente questo è impossibile.

Cartesio, quando tentò di applicare la teoria del dubbio, per la quale divenne famoso[1], egli mise in dubbio tutto, arrivando fino al suo stesso “io”, chiedendosi se potesse mettere in dubbio pure quello, poiché era lui, in prima persona, a dubitare e non può esserci dubbio senza una persona che lo ponga; per questo motivo egli disse la sua famosa affermazione: «Io penso, dunque esisto»[2]. Certo, lui senza dubbio esiste, ma chi ha fatto sì che lui esistesse? Sono forse stati quegli esseri materiali che esistevano prima di lui a crearlo? Dunque le montagne, i mari, il sole ed i pianeti? Ma essi sono privi di intelletto mentre egli è dotato di ragione; come può un essere irrazionale creare un essere razionale? Può una persona che non possiede qualcosa darla agli altri?

Questa era stata la posizione assunta dal Profeta Abramo, il Padre dei Profeti, la pace sia su di lui, quando vide suo padre (che era uno scultore) scolpire col suo stesso piccone statue, creando una figura dalla pietra, che poi egli stesso e il suo popolo assumevano come divinità! Statue di pietra fatte dalle mani dell’uomo, poi da esso adorate?! Come posso creare un dio e poi rivolgermi a lui chiedendo che mi crei ciò che desidero?! Questo non può essere accettato dalla ragione; dunque dove si trova il vero Dio?

Egli iniziò a cercare la verità e a pensare; quando giunse la notte e vide le stelle scintillanti, luccicanti ed alte nel cielo… stelle che non erano tratte dalla terra, come la pietra da cui venivano fatti gli idoli, che non erano oggetti che l’uomo fabbricava di sua mano e poi si metteva ad adorare, disse di aver trovato il Dio che stava cercando; ma improvvisamente, ecco spuntare la Luna e sparire le stelle! Egli vide la Luna più grande a vista d’occhio, più luminosa e disse dunque che era la Luna ad essere il Dio! Rimase così ad osservarla tutta la notte, e quando a un tratto vide la sua luce sparire lasciando il posto al Sole che illuminò la Terra, egli disse: «Questo è il Dio». Ma poi anche il Sole sparisce (tramonta), lasciando la Terra nelle tenebre; che Dio è questo, che se ne va abbandonando il suo regno? No! Non è il Sole ad essere il Dio che mi ha creato e neppure queste creature esistenti; inoltre non sono certo io ad essere il Dio: non sono stato io a creare me stesso ma neppure sono stato creato da altre cose e dunque rimane una sola opzione possibile, quella vera, che rappresenta la verità e all’infuori di essa tutto il resto è menzogna: è che dietro a tutte queste creature esistenti vi è un Dio Potente, Supremo, che le ha create, che mi ha creato, che ha creato tutto quanto.

Questa è la prova che il Qur’ān ha esposto sintetizzandola in un’unica frase che rappresenta uno dei miracoli di eloquenza del Signore, che Egli ha menzionato come prova schiacciante contro coloro che si sottomettono unicamente alla ragione e dicono di rispettare il pensiero umano tra gli atei miscredenti. Si tratta dell’affermazione di Allah l’Altissimo:

أَمْ خُلِقُوا مِنْ غَيْرِ شَيْءٍ أَمْ هُمُ الْخَالِقُونَ [الطور: ٣٥]

Sono stati forse creati dal nulla, o sono essi stessi i creatori? (52:36)

Alcune persone di poco conto tra i miscredenti atei, in passato affermavano che la “natura” avesse creato l’uomo e che la “natura” avesse donato all’uomo la ragione. Vi era tra gli insegnanti chi ci ripeteva questo sin dall’infanzia, ai tempi della prima guerra mondiale e anche dopo di essa; si trattava di insegnanti che avevano annusato le brezze della nuova civilizzazione, che venivano da Istanbul innanzitutto, e da Parigi in secondo luogo, che avevano pensato che facendo questo sarebbero stati considerati degli “illuminati”, quando la parola “illuminati” al tempo era come dire “all’avanguardia” oggigiorno. Per ogni epoca vengono coniati dei termini per prendere in giro la gente, alla stessa maniera in cui ingannarono i Pellerossa in America, offrendo loro lustrini e vestiti colorati per prendersi in cambio i loro paesi.

Poi quando crescemmo iniziammo a chiedere: «Che cos’è la natura?». In arabo la parola tabī°aħ (natura) è al passivo, e significa “qualcosa che è stato forgiato, fatto naturale”; se si tratta di qualcosa che è stato forgiato, fatto naturale, chi dunque l’ha fatto tale?

Alcuni dissero: «La natura è coincidenza; si tratta della legge delle probabilità».

Rispondemmo: «Sapete qual’è l’esempio adatto a tale affermazione?».

È l’esempio di due uomini persi nel deserto che passano di fronte a un grande palazzo ben fatto, con le pareti incise e decorate, arredato con preziosi tappeti, orologi e lampadari.

- Il primo uomo disse: «Qualcuno deve aver costruito ed arredato questo palazzo».

- Il secondo gli rispose dicendo: «Quanto sei retrogrado e tardivo… Tutto questo è opera della natura!!».

- Disse l’altro: «Come può essere opera della natura?».

- Questo rispose: «Qui vi erano delle pietre; quando giunse la pioggia, il vento e gli altri agenti atmosferici queste si sono ammassate, poi col passare dei secoli queste per caso si sono trasformate in muri!».

- L’altro: «E i tappeti?».

- Rispose: «Si tratta di lana volata via dalle pecore, che poi si è mischiata, è stata toccata da metalli colorati; così si è tinta, dopodiché si è intrecciata diventando un tappeto».

- E il primo: «E gli orologi?».

- Il secondo disse: «Si tratta di ferro corroso ad opera degli agenti atmosferici, che poi si è diviso in cilindri e si è mischiato; dopo secoli lo vediamo così com’è adesso».

Non pensereste forse che questa persona sia pazza? È la legge delle probabilità ad aver fatto in modo che la cellula, tra le cellule del fegato, (che non può essere vista se non col telescopio) compiesse delle azioni chimiche che per essere fatte necessitano di apparecchiature riempite di una grande quantità di aria, ma che comunque non riuscirebbero a compiere, se non in parte, le azioni di tale cellula? Questa cellula converte lo zucchero in eccesso nel sangue in glicogeno per poter essere usato dal nostro organismo quando lo necessita, dopo averlo di nuovo trasformato in glucosio. Queste cellule producono inoltre la bile, mantengono equilibrato il livello del colesterolo nel sangue, così come producono i globuli rossi e svolgono tante altre funzioni.

Sono le leggi della probabilità ad aver fatto in modo che la lingua avesse novemila piccole papille, ciascuna delle quali consente di sentire il gusto? Sono esse ad aver fatto in modo che dentro ogni orecchio ci fossero centomila cellule fatte per sentire i suoni e che nell’occhio ci fossero centotrenta milioni di cellule adatte a captare la luce? Per di più, considera le meraviglie e i misteri della Terra in sé, l’aria che la circonda e tutti i viventi che essa trasporta che non vediamo né percepiamo, le straordinarie forme del fiocco di neve che vedi cadere… Chi è stato a crearli con questa precisione e ad aver posto in essi questa bellezza che non abbiamo potuto vedere se non di recente?

Guarda alla Terra e ai minerali che contiene, ai segreti che vi sono stati posti, alle specie che vi si sono, di flora e di fauna, ai suoi vasti deserti, agli oceani, alle alte montagne, alle profonde valli… Comparali poi al Sole e troverai che la Terra è un’entità molto piccola e trascurabile se posta accanto al Sole e alla sua grandezza! Anche il Sole, che è più grande della Terra di un milione di volte, se confrontato ad altri pianeti diviene al pari di un granello di sabbia in mezzo all’immenso deserto!

Il Sole, che dista da noi centoquaranta milioni di chilometri, diventa distante di soli otto minuti se valutiamo la distanza in termini di velocità della luce, poiché essa percorre trecento mila chilometri al secondo. Dunque quanto sarà la distanza delle stelle la cui luce ci arriva in un milione di anni luce? L’ anno luce equivale a diecimila milioni di chilometri[3].

Cosa dire dei pianeti, tra i quali vi sono i pianeti della galassia, dei quali l’astronomia non conosce nulla se non il fatto che si tratta di un punto luminoso che contiene corpi celesti di cui nessuno sa la quantità se non Allah l’Altissimo. Questi pianeti, delle cui dimensioni non riusce a capacitarsi il cervello umano, si muovono a una velocità enorme che non può essere circoscritta in numeri, come fanno a non scontrarsi mai fra loro?!

Lessi tempo fa un articolo scritto da un astronauta in cui affermava che la possibilità che hanno i pianeti di urtare fra di loro è pari alla possibilità che hanno sei api di scontrarsi fra loro se volassero nell’universo che circonda la Terra; così è lo Spazio per gli innumerevoli Pianeti che non si riescono a circoscrivere.

Lo Spazio nella sua totalità si trova in mezzo a un’enorme globo, il cielo terrestre (ās-samā’ ād-duniā). Questo globo ha un corpo definito, non si tratta né di aria, né di atmosfera[4] e neppure di una linea immaginaria su cui orbitano i pianeti, come hanno immaginato alcuni fra gli esordienti tra i commentatori del Sacro Qur’ān. Si tratta invece di un globo che circonda questo spazio e ciò che esso contiene; un contenitore che lo racchiude lasciandolo al suo interno… un globo custodito dotato di porte che vengono aperte e chiuse, che Allah ha posto come:

سقفًا محفوظًا[الأنبياء: ٣٢]

una tetto custodito. (21:32)

Si tratta di un tetto custodito che delinea e protegge questo spazio, in cui i Pianeti sono stati posti come lanterne che decorano la tettoia, la quale ha un certo spessore; oltre ad essa vi è uno Spazio della cui vastità è a conoscenza solamente Āllāh: potrebbe essere uguale al primo o ancora più grande, e potrebbe essere a sua volta circondato da un altro globo, ancora più vasto, oltre al quale potrebbe esserci un terzo Spazio e un terzo globo, più vasto nelle dimensioni. Quindi un quarto Spazio con un quarto globo, quindi un quinto, un sesto e un settimo Spazio, ciascuno dei quali circondato da un globo, dopo il quale ci sono enormi e magnifici corpi: il Regno (al-°arsh), il Trono (al-kursi) e tutto ciò di cui Allah ci ha informato a proposito di questi mondi!

Ma la meraviglia più straordinaria, e la più evidente prova della potenza di Allah, è che questo Spazio con quanto in esso contenuto è presente in miniatura, in dimensioni così ridotte che il cervello umano non lo riesce a percepire, – come anche non riesce a percepire la grandezza dello Spazio e la sua vastità – nell’atomo!

L’atomo, che non può essere visto nemmeno col telescopio elettronico[5]! L’atomo, che veniva chiamato in passato chiamato da scienziati e filosofi “la singola entità” (la parte indivisibile); l’atomo del quale han detto gli scienziati che se ne venissero disposti in fila quaranta milioni l’uno vicino all’altro la loro lunghezza (dei quaranta milioni) sarebbe di un solo centimetro! E al centro di questo atomo vi è uno spazio contenente il nucleo attorno al quale ruotano piccoli corpi[6] alla stessa maniera in cui i Pianeti ruotano nello Spazio. Questo nucleo comparato all’atomo è come un granello di frumento comparato ad un enorme palazzo e il suo peso da solo è superiore a quello di milleottocento elettroni. È tutto questo opera delle coincidenze[7]?

Ciò che consola i cuori dei credenti è sapere che questi banali modi di dire (come “natura”, la “casualità” e simili) non vengono più pronunciate dalle bocche degli scienziati e nessuno ne parla se non da pseudo-scienziati, coloro che vantano la conoscenza senza essere in realtà dei Sapenti.

2. Āllāh, il Signore dei Mondi

Il secondo fattore per quanto riguarda la fede in Āllāh è credere che è Lui solo ad aver creato questi mondi: il mondo animale, il mondo vegetale e il mondo dell’universo; sia i mondi che che si palesano a noi che quelli a noi nascosti sono stati da Lui creati dal nulla ed Egli ha posto per essi queste leggi straordinarie, della chimica, della fisica, della medicina e dell’astronomia, delle quali non conosciamo, sino ad adesso, se non l’infima e minima parte.

وَمَا أُوتِيتُم مِّن الْعِلْمِ إِلاَّ قَلِيلاً[الإسراء: ٨٥]

E non avete ricevuto della scienza, se non ben poca [quantità] (17:85).

Egli è l’unico a conoscere di essa il particolare come il rilevante: il numero delle foglie su ciascun albero, la forma di ciascuna foglia e la sua posizione; quanti batteri ci sono al mondo, la lunghezza e la larghezza di ognuno di essi e le parti di cui sono composti. Lui solo conosce gli elettroni, mobili e statici, che vi sono attorno ad ogni atomo e conosce la loro quantità, a quali effetti ambientali sono sottoposti, ciò che li caratterizza di moto o di staticità, di progresso e di mutamento… tutto questo è registrato in un Libro, presso di Lui[8].

Egli è il Signore di tutti questi mondi: è Lui ad averli creati, è Lui che li protegge, è Lui che li fa mutare da una condizione all’altra. Ed è Lui ad aver fatto in modo che in ogni atomo di essi vi fosse una prova che portasse l’intelletto a riflettere su di Lui e che lo guidasse a Lui.

Questo è il secondo fattore riguardante la fede in Āllāh, ed è un fattore essenziale ed inevitabile. Ma è sufficiente credere ad esso per essere definiti credenti?

Se un individuo ti dicesse di riconoscere che Allah è il Creatore, ed è il Signore, potresti per questo considerarlo uno dei credenti?

No… questo da solo questo non basta, poiché la maggior parte dei popoli antichi affermava ciò. Anche i miscredenti della tribù dei Quraīsh, ai quali fu mandato il Profeta Muhammad pace e benedizione su di lui per negare il loro associazionismo e annullare le loro false credenze, e gli fu affidato il compito di combatterli a tale scopo, ebbene anch’essi quando venivano interrogati a proposito di Allah, ammettevano la Sua esistenza e non la negavano.

Pure Satana (‘Iblīs) -il peggiore tra le creature- non negò il fatto che Allah fosse il suo Signore; notai questo leggendo la sua affermazione:

رَبِّ بِمَآ أَغْوَيْتَنِي… [الحجر: ٣٩]

O Signor mio, poiché mi hai indotto all’errore […] (15:39)

E anche:

رَبِّ فَأَنظِرْنِي… [الحجر: ٣٦]

O Signor mio, concedimi una dilazione […] (15:36)

Lui riconosce dunque che Allah è il suo Signore!

3. Allah è il Possessore dell’Universo.

Il terzo fattore: è che Allah è il possessore dell’Universo e vi dirige ogni cosa da Sovrano che agisce liberamente nel Suo Regno. Egli è Colui che conferisce la vita e la morte. Rifletti, potresti te allontanare da te stesso la morte e garantirti l’eternità?

È Lui che causa la malattia e dona la guarigione. Rifletti, potresti te guarire colui al quale Allah ha negato la guarigione?

Egli è Colui che dona il denaro e mette alla prova i suoi servi con la povertà.

È lui che manda le alluvioni e provoca la siccità. L’anno scorso vi erano delle alluvioni nel nord Italia che devastarono le città, distrussero gli edifici quando allo stesso tempo in India c’era una siccità che fece seccare le piante, fece morire il bestiame e si arrivò a dover razionalizzare l’acqua da distribuire.

Chi ha fatto in modo che costoro avessero un eccesso di acqua, che ha fatto in modo che iniziassero a lamentarsene e l’ha negata a quegli altri, che sono arrivati a desiderare di averne? Chi conferisce una figlia a certe coppie, un figlio ad altre e fa in modo che altre ancora siano sterili? Può colui al quale sono state donate delle figlie trasformarle in figli e colui che è sterile avere un figlio?

È Lui che decreta per alcune persone la morte quando sono ancora bambini e protrae la vita di altra gente finché non diventano anziani. È sempre Lui che invia l’ondata di freddo e il gelo su un paese, l’ondata di caldo su un altro paese e fa sì che il terremoto colpisca un altro paese ancora. Questi sono fatti reali che l’uomo non può allontanare o impedire.

4. Il Dio che dev’essere adorato

Per questo la maggior parte della gente riconosce che Egli è Colui che Possiede il Regno, Colui che agisce nell’Universo; ma è sufficiente questo perché una persona sia credente?

No… non può mancare con esso il quarto fattore, e cioè che Egli è l’unico Dio al quale rivolgere l’adorazione. Devi ammettere dunque la presenza di Allah, il fatto che Egli sia il Signore dei Mondi, il fatto che Egli sia il Possessore del Regno e dunque non accettare di adorare con Lui nessun altro e non far corrispondere a nessun altro oltre a Lui alcuna forma di adorazione.

Allah mi ha mostrato uno dei significati di Suraħ An-Nās, che da una risposta a colui che riconosce l’esistenza di Allāh, la realtà della Sua Signoria e della Sua Sovranità, ma non riconosce la Sua Unicità, come Unico Dio avente diritto di adorazione ed obbedienza; questo significato non l’ho trovato citato da altri commentatori e spero che la che sia corretto. Dice Allah, il Fiero, il Maestoso:

قُلْ أَعُوذُ بِرَبِّ النَّاسِ (١) مَلِكِ النَّاسِ (٢) إِلَهِ النَّاسِ (٣) [الناس: ١ – ٣]

Dì: mi rifugio nel Signore degli uomini, Re degli uomini, Dio degli uomini. (114: 1-3)

Ho riflettuto e mi sono chiesto del perché Egli ha ripetuto la parola “uomini” e rendendola appositamente palese, invece di nasconderla? Egli non ha detto, ad esempio: “il Signore degli uomini e il loro Possessore e il loro Dio…”.

Quello che mi è parso è che il nostro Signore – e Allah ne sa di più – è come se dicesse loro: “Queste sono tre fattori, simili e complementari, sono ognuno indipendente dall’altro e interconnesso al suo affiliato. Dunque Egli è il Signore degli uomini, cioè il loro Creatore e Protettore; ed è: Re degli uomini, cioè il loro Possessore che decreta su di loro il Suo volere; egli è il Dio degli uomini, cioè l’unico ad aver diritto di essere il destinatario della loro adorazione, e non è permesso che vi sia associato a Lui nessun altro. Questo significato presuppone che crediate a tutti e tre i fattori o li rigettiate tutti e tre! Come potete credere nel primo e nel secondo e rifiutare il terzo?! Come potete separare questi fattori, simili fra loro, accettandone alcuni e rifiutandone altri, quando sono tutti e tre accertati alla stessa maniera, e non vi è possibilità di separare tra di loro nel giudizio?



[1] La teoria del dubbio di Cartesio non era qualcosa di nuovo perché altri vi giunsero in precedenza; consulta: “Āl-munqidh mina-ddalāl” (Ciò che salva dalla perdizione) di Āl-Ghazālī.

[2] (Je Pense donc Je suis).

[3] Voglio ricordare, trattando di questo argomento, che Apollo, l’astronave che giunse sulla Luna, ha precorso nell’andata e nel ritorno quattrocentomila chilometri, cioè solo la durata di un secondo e un terzo di secondo in termini di anni luce!

[4] Ciò che ho citato a proposito del cielo è quello che ho compreso dai versetti del Libro e dalle regole che Allah ha stabilito nell’Universo, di ciò che hanno scoperto gli Scienziati. Non so di qualcun altro che ne abbia trattato in questa maniera; questo argomento l’ho affrontato dettagliatamente in un altro libro.

Una nota che vorrei aggiungere è che la distanza media fra la Terra e la Luna è di 386.000 km.

[5] Nelle precedenti stampe questa frase era formulata in questa maniera: l’atomo che non può essere visto se non col telescopio elettronico; mentre la nozione più corretta è quella che viene qui citata.

[6] Questi piccoli corpi vengono chiamati “elettroni”.

[7] Come ricordai nell’introduzione, scrissi questa parte senza avere sottomano o vicino un libro da poter consultare: scrivevo quindi ciò che mi passava per la mente e ciò che la mia memoria ricordava di nozioni lette o sentite dai Sapienti; ed è da settant’anni ad oggi che dedico alla lettura più di dieci ore al giorno, letture da cui ho tratto questi esempi. Chi desidera esempi più precisi e reali li trova in un libro di recente pubblicazione intitolato “Al tibb mihrab al.iman” (la Medicina è l’altare della fede), molto buono come lettura.

[8] [ما فَرَّطْنَا فِي الكِتَابِ مِن شَيْءٍ} [الأنعام: 38}: “Non abbiamo tralasciato nulla nel Libro [senza citarlo]” (6:38); qui per Libro non si intende il Qur’an ma bensì il Libro del Decreto Divino, che non può essere visto da nessun uomo.



[i] Questo modo di dire “scritto sulla fronte” è un modo per dire “è stato prescritto che fosse chiaro per ognuno di noi” e cioè che dentro di noi abbiamo tutti la sensazione dell’esistenza dell’Altissimo.

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