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In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso Dì, "Egli, Allah è Unico, Allah è l'Assoluto. Non ha generato, non è stato generato e nessuno è eguale a Lui". (Corano 112, 1-4)
 
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Inviato: Mar Mag 26, 2020 4:44 pm    Oggetto: Ads

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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Gio Mag 03, 2012 2:56 pm    Oggetto: "Nessuno mi può giudicare": Cuore, Intenzioni ed A Rispondi citando

Di questi tempi, è praticamente impossibile iniziare un qualsiasi discorso sulla religione - sia la sua dottrina che la sua pratica - senza sentire frasi come "non ti voglio giudicare, però" - "non giudicarmi" - "non è per giudicare" - "nessuno mi può giudicare!".

La diffusione di queste espressioni tradisce un più ampio fenomeno sociale, che affonda le sue origini nella cultura consumistica del secondo dopoguerra (o anche prima).
Ed in quanto fenomeno sociale e rappresentazione dell'ideologia dominante, è essenziale verificarne la compatibilità con il messaggio ed il metodo islamico, in modo da rendere chiaro se tale modo di ragionare e pensare sia compatibile con gli insegnamenti e lo spirito del nostro Din (religione e stile di vita), o se non sia piuttosto il risultato dell'influenza di modelli extra-islamici degenerati e sovversivi.

Siccome tale "ragionamento" ha tre principali applicazioni, cerchiamo di dare delle risposte chiare e sintetiche ad ognuna di esse, e quindi:

-nella dottrina;
-nella pratica religiosa.
-nell'implementazione della Legge Sacra

1. Nella dottrina; l'affermazione: "Dio scruta il cuore degli uomini e saprà cosa fare. Non spetta a noi giudicare".

Risposta:

Certo, noi non siamo nessuno per "giudicare", ma Allah ci ha informato su quali siano i criteri con cui ci giudicherà nel giorno del giudizio, ed è stato molto chiaro sul fatto che l'Islam è l'unica religione da Lui accettata.

E' dunque il massimo dell'ipocrisia affermare "non spetta a noi giudicare" nel senso di "non possiamo sapere qual'è la verità, per cui andiamo avanti ognuno per la propria strada senza farci problemi", se si afferma di credere in Dio, e Dio stesso ha affermato chiaramente quali sono i Suoi criteri per concedere il Paradiso ai Suoi servi.

Dio ci ha dato dei Libri e delle rivelazioni nelle quali ci ha detto chiaramente cosa dobbiamo fare e da cosa dobbiamo astenerci, e quali sono i criteri per poter sperare di ottenere la salvezza ed andare in Paradiso. Non ha alcun senso (nemmeno dal punto di vista logico) dire di credere in Dio e poi dire che la Sua parola, le Sue promesse e le Sue minacce "non siano importanti" ed ignorare il fatto che Egli abbia già "anticipato" quali saranno i criteri in base ai quali avrà luogo il Suo giudizio.

Non ha alcun senso, a meno che non si sia decisi di seguire i propri desideri e condurre la propria vita "come ti pare", coltivando però al tempo stesso l'illusione di potersi salvare pur sapendo di agire in aperta violazione ai comandi di Dio. E questa si chiama pura illusione.

Se vado da un avvocato e gli chiedo "cosa succede se rapino un supermercato" lui mi risponde citando la pena prevista dall'ordinamento italiano, non mi dice "ci penserà il giudice, non spetta a noi giudicare".
Se ti dicesse così, non ti consiglierei proprio di prendertelo come avvocato.

E dunque, Dio ci ha informati chiaramente su quali sono i criteri in base ai quali Egli giudicherà i Suoi servi nel Giorno del Giudizio; fingere che non tali criteri non ci siano noti e pretendere di avere una possibilità di salvezza pur violandoli apertamente, significa coltivare illusioni infondate, e rigettare il Suo messaggio.


2. Nelle azioni e nella pratica della religione: "Ho fatto x, ma non voglio essere giudicato".

Risposta:

Da dove viene questo tabù sul giudicare?

A me pare dalla società del liberismo che promuove le "libertà personali" come requisito del sistema di profitto e consumo.

Rimando a quanto già chiarito in questi tre post:


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C'è una differenza enorme tra il rispettare la dignità di ogni Musulmano, anche il peggior peccatore, ed il chiamare ciò che è proibito/riprovevole/kufr con il suo nome; tra il "semplice" peccato, ed il disinteresse completo per il Din che sconfina spesso e volentieri nel kufr.

Finché non si avrà chiara tale differenza, qualunque parola di verità verrà letta come un "illegittimo giudizio" etc. etc., e rimarrà impossibile discutere di qualunque problema per cercare di risolverlo, perchè "non si può giudicare"; quando Allah ed il Suo Profeta (sallallahu `alayhi wa sallam) ci hanno dato i criteri per giudicare e distinguere il giusto dallo sbagliato, il vero dal falso.


3. Nell'implementazione della religione: "Perchè dovremmo elargire punizioni al posto di Dio, non sarebbe meglio se pensasse a tutto Lui? Come mai i musulmani fanno le veci di Allah quando c'è da condannare o seviziare qualcuno che abbia commesso un furto, un adulterio o qualsiasi altra cosa?

Risposta:

Nessuno di sostituisce a Dio, bensì si seguono le Leggi che Lui stesso ci ha ordinato di implementare.

Non è in alcun modo un paragone, ma se il tuo datore di lavoro ti ordina di posteggiare la sua macchina, stai "facendo le sue veci arrogandoti il suo diritto di guidare la sua auto", o stai semplicemente seguendo il suo ordine?

"L'applicazione dei castighi" non è stata decisa da qualche "Mullah" (per usare la retorica che piace a certa gente), ma è l'ordine di Allah l'Altissimo sancito nel Corano e messo in pratica dallo stesso Profeta (Pace e Benedizioni su di lui), o vorremmo dare a intendere che egli abbia "malcompreso" la rivelazione a lui destinata (wa na`udhubiLlah!)?!

La questione dei "castighi" è già stata abbondantemente affrontata in questo forum: alla tesi (frutto di una completa incomprensione, quando non di cattiva fede) secondo la quale le pene - sancite nel Corano e nella Sunnah stessi! - sarebbero "un'indebita intromissione dell'uomo in ciò che spetta solo a Dio", la risposta è molto semplice:

Dio stesso ci ha ordinato di applicare le Sue leggi in questo mondo.

Da un altro post, in risposta ad una domanda simile:

"Faremmo le veci di Allah se ci arrogassimo la pretesa di conoscere quale sarà il destino ultra-terreno di Tizio o di Caio, o di condannarlo noi al Paradiso od all'Inferno, visto che in realtà il giudizio ultra-terreno spetta solo ad Allah, ed a Lui spetta la decisione di ricompensare una persona con il Paradiso o di punirla con l'Inferno.

Ma infatti nessuno afferma che possiamo noi umani condannare qualcuno all'inferno od al paradiso; a noi umani spetta l'amministrazione della Legge di Dio in questo mondo, non il giudizio riguardo l'Aldilà.

Le condanne e le pene cui alludi (peculiare che tu ti concentri solo sulla parte delle pene corporali) vengono invece impartite come punizione temporanea in questa vita, per ordine di Dio e del Suo Profeta: Dio stesso ha stabilito queste condanne nel Suo Libro; con quale contorta logica puoi affermare che mettere in pratica la Legge che Dio stesso ha stabilito venga applicata da noi esseri umani in questo mondo, significhi "fare le veci di Allah"?".

L'argomento è comunque stato ampiamente sviluppato in questi post, ai quali rimando:

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sura 16:32 (fare le veci di Allah?) -

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4. Un altro punto, infine, è quello di chi pretende di giustificarsi buttandola su "ciò che c'è nel cuore", stabilendo quindi una rottura, una dicotomia, tra l'"interiorità" e l'"esteriorità", come se Allah avesse ordinato soltanto di nutrire il primo, e chi invece prestasse attenzione ad entrambi i piani dovesse essere tacciato di "ipocrisia", "formalismo", "letteralismo farisaico".

Invece Allah ci ha ordinato di agire su entrambi i piani: sia di pregare con sincerità e concentrazione, sia di farlo in determinati e precisi momenti della giornata; sia di essere modesti e casti, sia di vestirci secondo precise regole (sia uomini che donne); sia di lasciar crescere la barba, sia di essere onesti nelle nostre transazioni.

Quella della dicotomia interiore/esteriore è una caratteristica di altre religioni attuali, che non ha nulla a che fare con l'Islam; l'Islam ci invita semmai a nutrire entrambi i piani contemporaneamente, ed entrambi sono essenziali per l'accettazione delle nostre azioni.

Anche questo punto è già stato discusso in altri post, come quando, alla sorella che ha detto:

"penso che è verpo che non possiamo cambiare la religione a nostro piacimento ma è anke vero che Allah swt è misericordioso e compassionevole e se noi crediamo davvero in lui lo sa xkè è l' unico in grado d leggere nei nostri cuori",

abbiamo risposto così:

"Questo è un modo di ragionare estremamente pericoloso che può portare a gravi eresie, come quella degli antinomisti; ovvero, "non serve per forza stare seguire i dettagli la Legge, basta ciò che c'è nel cuore, e Dio vede ciò che c'è nel cuore, etc.". Purtroppo, vivendo a contatto con i post-cristiani di oggi, certi Musulmani subiscono l'influenza del loro modo di pensare, e difatti questo è proprio il modo di pensare di tanti "cristiani" contemporanei, che non hanno una Legge Sacra.

Certamente Iddio è il più Misericordioso e Perdonatore, ma al tempo stesso è anche Colui che punisce severamente, e ci sono molti ahadith che illustrano chiaramente la punizione per chi non esegua la Salah nel suo orario.

I Sahabah (radiyallahu `anhum) erano coloro che più e meglio avevano comprensione di Allah e dei Suoi attributi di Misericordia e Perdono, ma mai nessuno di loro ha usato questa come "scusa" per cercare di giustificare le violazioni della Legge che Lui stesso ci ha dato, nemmeno nel più "piccolo" comando.
E figuriamoci allora se si tratta di non eseguire la Salah nel suo orario, che è uno dei peccati più gravi".

In riferimento poi al tentativo di "scardinare" precetti "esteriori" pretendendo di dare la "priorità" a "ciò che c'è nel cuore", abbiamo risposto:

"Questo genere di ragionamenti (in cui si giudica quale azione haram sia migliore di quale) è assolutamente privo di senso, è come quelli che dicono:

"Sì io non indosso l'hijab, ma non è meglio chi non indossa l'hijab e "non è ipocrita" di chi magari lo indossa però poi fa il peccato x"?

O:

"Sì, io non faccio la Salah, però mi comporto bene con i miei genitori; c'è tanta gente che fa la Salah ma poi tratta male i genitori".

Tutti questi discorsi sono assolutamente privi di senso e gravi giustificazioni di aperte violazioni della Shari`ah in nome di presunte "priorità" stabilite senza alcuna base; ed è un po' come dire "ho rapito una persona, non è meglio che gli taglio tre dita del piede sinistro, invece che tre dita della mano destra?" (scusate l'esempio), quando invece dovrebbe essere ovvio che ciò che è meglio è non torcergli un capello e liberarlo!

Anzi, il tuo esempio è ancora più grave, perchè viene paragonato qualcosa di chiaramente haram con qualcosa di "non ottimale" e soprattutto invalutabile dall'esterno; come dicono gli inglesi, è come paragonare mele ed arance.

E questo è un modo per giustificare la violazione di un aperta e chiara violazione della Shari`ah in nome di fattori che - a differenza di essi - non sono verificabili in alcun modo dall'esterno: solo Allah sa se una persona che esegue la Salah è concentrata durante di essa o no; o vorremmo forse dire che c'è un principio per il quale fare la Salah nel suo orario impedirebbe di concentrarsi, ed al contrario solo nel riunirle tutte la sera si possano raggiungere il kushu' durante la Salah?..

Il punto è che quello è che è davvero meglio, è fare le cose giuste, al modo giusto, e nel modo corretto, e questo dev'essere l'unico obiettivo!

Così, quello che è davvero meglio, è fare la Salah nel suo tempo e con concentrazione: così come non c'è nessuno che ti punti la pistola alla testa se preghi nell'orario corretto, allo stesso modo non c'è nessuno che te la punti se quando esegui la preghiera nel suo tempo ti impegni anche a concentrarti; o è forse un'equivalenza dimostrata quella per la quale pregare nel suo tempo impedisca la concentrazione?

Allah ci ha ordinato la preghiera in tempi stabiliti, ovunque siamo e qualunque cosa stiamo facendo; non ci ha ordinato "fate la preghiera quando vi sentite e quando trovate tempo nel comfort della vostra casa, così che possiate concentrarvi meglio"; tutte queste non sono altro che giustificazioni che ci tentano per legittimare gravi peccati ed aperte violazioni della Shari`ah.

Per cui ognuno di noi deve impegnarsi a seguire le regole al 100% (e quando si scivola, si chiede perdono al Misericordioso e ci si rialza), e a farlo con le migliori intenzioni e con sincerità; nessuno ha detto che si debba scegliere "o regole o intenzioni", se non chi, con questa scusa, vorrebbe disfarsi delle "regole" in nome del suo presunto "cuore puro" e della sua "perfezione interiore".

O ancora, all'affermazione secondo cui:

"Vedere una persona che invece ne salta qualcuna [preghiera] ma quando prega stringe gli occhi per l'emozione, concentrazione, amore di Dio, è una cosa che mi smuove molto di più.."

La risposta è stata:

"Questo sono dicotomie assolutamente errate.

Chi ha detto che la scelta è tra o il fare le 5 Salah nel loro orario ma in modo meccanico ed insincero, o farle tutte in una volta ma con sincerità e concentrazione? Sulla base di che cosa si dovrebbe scegliere o l'uno o l'altro, e non sarebbe possibile unire sincerità e tempo corretto?

Allah ci ha ordinato entrambe le cose: sia di pregare con sincerità e concentrazione, sia di farlo in determinati e precisi momenti della giornata.

Quella della dicotomia interiore/esteriore è una caratteristica di altre religioni attuali, che non ha nulla a che fare con l'Islam; l'Islam ci invita semmai a nutrire entrambi i piani contemporaneamente, ed entrambi sono essenziali per l'accettazione delle nostre azioni".

Si veda ancora:


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Molto chiaro anche il modo in cui un fratello risponde a chi dice cose tipo "I've seen women in hijab not practising other aspects of islam", "Allah swt judges your intentions", "not wearing hijab doesn't make me any less of a muslim", "how much we cover doesn't show how much iman we have", "it's for Allah to judge", "I've seen a woman in hijab with tight clothes and a woman without hijab in loose clothes":

Risposta:
"Allah does not only judge our intentions but he also judges our actions. So those who say He
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judges our intentions are trying to be misleading. Not only that, what is the intention of the one who does not wear hijaab? Isn't it her intention to purposefully disobey her Lord, in which case, how does she think He
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will judge her? The 'Allah judges our intentions' excuse can be used for anything. I could steal everything you own and say 'Allah judges my intention' but it doesn't make the theft OK.

And when they say not wearing hijaab doesn't make them any less of a Muslim, that is correct, but it makes them a faasiq (sinner) Muslim in the eyes of the Sharia and whoever is content with being an open sinner has their priorities messed up
".
[ahmad12 -

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]

Nello stesso thread vi è anche la risposta di una muridah di Shaykh Yunus Patel (rahimahullah), che contiene anche due brevi brani dai suoi discorsi:

"Dear Sister in Islam,

1.) Having read your post, and the different excuses presented by some women (which are common excuses) – and I thought of sharing two excellent analogies conveyed to us by my respected teacher, Shaykh Yunus Patel (RA) :


Hazrat Maulana had presented the example of a bird. If a bird has a sound heart, but its wings are clipped, it will never soar.

Similarly, if a Muslim claims to have a “sound” or “clean” heart, but does not have the attire and identity of the Muslim, then that Muslim will never soar spiritually.

Hazrat Maulana (RA) also gave the example: If there is a brand new Boeing on the tarmac and passengers have boarded for flight, and the engine is in perfect condition, but just one small wheel is punctured, the plane will never take off.

Similarly, if a Muslim claims to have an excellent heart, but his or her ‘zaahir’ is not right, then the person will not take flight, spiritually. Because he or she has punctured the Zaahir (outward appearance)
".

2.) There are so many valid points to counter those reasons and excuses.

It takes perhaps a few minutes to put the Zaahir right : How long does it take us to wear a burqa, niqaab, jilbaab? - just a few minutes.

But it takes, sometimes, a lifetime, to work on the Baatin – i.e. to reform the nafs and to purify the heart. Correcting the Zaahir, facilitates ease in correcting the Baatin. This is the great impact our clothing has on our spirituality.

If a woman is in Hijaab and Niqaab, or a man wears the Sunnah Libaas, she or he will think many, many times before going to a venue of sin, i.e. if there is that temptation. The dressing thus becomes a barrier between the Muslim and sins : A barrier between us and cinemas, clubs, casinos, and other Haraam establishments.

We would not want to be seen at such venues because of what our dressing represents.

And when we stay away from the venues of sins, we stay away from sins, and when we stay away from sins, we improve on our Taqwa. SubhanAllah.

3.) The Hadeeth makes clear that Hayaa (shame and modesty) is a branch of Imaan – highlighting the great importance of modesty – in our dress, in our speech, in our actions, in our heart and mind – in everything. It is not confined to just one aspect of our lives. It covers the entire spectrum of our lives. But the easiest to start with is our dressing - which then influences everything else.

4.) Another point comes to mind: My respected Shaykh presented the example of 400 men in a gathering and ONLY ONE is wearing a kurta, topee and has a fist length beard, etc. The rest are all in suit and tie. If you were to tell a 4 year old child : Make Salaam to the ones you recognize as Muslims.

The 4 year old will make Salaam first and foremost to the one whom he RECOGNIZES as a Muslim – the one who is dressed in the Sunnah Libaas. He will, in all probability, not even consider the rest.

So even if the 399 in suit and tie are Muslim, they will not be recipient to that Salaam because they have not been recognized as Muslim.
The same with women.

5.) The different excuses by women, not to wear the Hijaab, are the excuses of nafs and the whisperings of Shaytaan. The condition of a true and sincere Muslimah is the deep-hearted aspiration to conform to the Pleasure of Allah Ta’ala. May Allah Ta'ala make us true and sincere.

In the time of Rasulullah (Sallallahu ‘alayhi waSallam), not one of his pure wives, his chaste daughters or the pious Believing women who were part of his noble company, understood Hijaab as something other than veiling. They were all veiled and their garments were modest and loose.

Then which one of us today, can be so bold and audacious to claim to have a purer heart than the Ummahatul Mu`mineen? And can thus walk about without Hijaab?

The need is to acknowledge weakness and not justify it.

It is only when in Hijaab, does a woman realize its beauty, its protection, its benefits, its blessings.

6.) Every aspect and every teaching of Islam is BEAUTIFUL beyond words. The weakness is with us – Never with Islam.

May Allah Ta’ala give us all the understanding and appreciation
".
[munawwarah -

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Non è un caso che si sia finiti per parlare di Salah, hijab, niqab e barba, perchè tutti questi discorsi sorgono proprio nel momento in cui si deve applicare il Din e passare dalle parole ai fatti, ed è proprio questo il momento in cui si va' alla ricerca di qualsiasi scusa e pretesto per non impegnarsi e fare sacrifici - e, quel che peggio, lo si fa sull'influenza di ideologie extra-islamiche che contrastano apertamente il messaggio e la metodologia dell'Islam.

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L'ultima modifica di Sufi Aqa il Gio Mar 21, 2013 3:29 pm, modificato 6 volte
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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Gio Mag 03, 2012 5:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

"Brothers should realize that our deen commands us to enjoin good and forbid evil. If a munkar is perpetrated publicly, then it must also be spoken against in public. This whole "don't judge me" and "who are you to tell me" nonsense is a result of growing up in the West and adopting values that are at times diametrically opposed to those of Islam".
[godilali -
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Don't judge others!"...."Only Allah has the right to judge!" etc. are just as deceptive slogans as "As long as my heart's clean!" and "It's your heart that matters" to excuse oneself from following Islam. Yes, only Allah is the true and ultimate judge of matters, but he has granted us guidance in the form of the Quran and Sunna whereby we distinguish between right and wrong. If nobody has the right to judge others, then never should we look down upon or comment on the actions of every mass murderer, serial killer, paedophile, terrorist or any other sick, individual guilty of a heinous crime".
[Mufti Javed -

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Abdel Nur
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MessaggioInviato: Ven Mag 04, 2012 4:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Liberamente tratto da "Minhaj ul-Muslim" di Shaykh Abū Bakr Jābar Al-Jazā'irī [trad. it Hamza R. Piccardo], cap. XVI, su «L'obbligo di ordinare il bene e proibire il male»:

«Ogni musulmano «mukallaf» ("adulto") [1] che constati l'omissione di un atto dovuto o l'accettazione di un'azione riprovevole deve obbligatoriamente intervenire con la forza, se è in grado di farlo, altrimenti con la parola. Quest'obbligo è il più tassativo, dopo la fede in Dio.
Allah lo ha assimilato alla fede stessa dicendo: «Voi siete la migliore comunità mai apparsa sulla terra, perché raccomandate il bene e condannate il male e credete in Dio» (3:110).

Molte prove islamiche lo testimoniano.
Allah dice: «Si formi tra voi una comunità che esorti al bene, ordini quello che è lecito e proibisca quello che è biasimevole. Essi saranno i fortunati» (3:104).

Iddio afferma che i Suoi alleati, quelli che sono degni del Suo aiuto, sono quelli che raccomandano il bene e condannano il male. Egli dice: « [..] coloro che, una volta stabiliti sulla terra, compiono la preghiera con assiduità, pagano l'imposta [zakāt], raccomandano il bene e denunciano il male» (22:41).

«I credenti e le credenti sono strettamente solidali tra loro. Ordinano quello che è bene e aborriscono il male. Sono assidui nella preghiera, pagano regolarmente l'imposta [zakāt] obbediscono a Dio e al Suo Messaggero» (9:71).

Parlando del Suo servo Luqmān [2] che stava educando il suo bambino, il Corano riferisce che egli diceva: «Figlio mio, compi la preghiera, raccomanda il bene e sconsiglia il male. Accetta con pazienza tutte le sventure, questa è la caratteristica di un'anima ferma» (31:17).

Rimproverando le colpe degli Ebrei, Egli dice: «Coloro che, tra i Figli di Israele, si erano allontanati dalla fede, sono stati maledetti per bocca di Davide e di Gesù per essersi ribellati al Signore ed essere stati iniqui. Assistevano al male con indifferenza, senza rimproverarsi gli uni con gli altri. Con quanta infamia si comportavano» (5:78).

Continuando il discorso sui Figli di Israele, Allah ci dice che aveva salvato quelli che invitavano al bene e biasimavano il male, e che aveva lasciato perire quelli che erano indifferenti.
Egli dice: «Salvammo quelli che condannavano il male e infliggemmo ai perversi un terrificante castigo per la loro iniquità» (7:165).

Anche il Profeta (ﷺ) ce lo ha ordinato, dicendo: «Chiunque si renda conto di empietà, deve intervenire per correggerla, con l'azione, se ne è capace, o con la parola o, se non può fare nemmeno questo, riprovandola nel suo intimo. Ma questo non è che il più debole livello della fede» (Muslim).

«Tutte le società dove vengono commesse delle iniquità, e dove tutti coloro che sono in grado di denunciarle tacciono, sono destinate a subire un castigo generale, che non risparmierà nessuno. Sarà allora inutile implorare Iddio, Egli non vi aiuterà» (Tirmidhī).

Abū Thālaba Khostī domandò al Profeta (ﷺ) spiegazioni sul seguente versetto: «Cosa vi importa se gli altri si allontanano, se voi siete sulla strada di Allah?». L'Inviato di Dio (ﷺ) rispose: «Thālaba! Esorta gli altri a compiere il bene ed a condannare il male. Quando ti accorgi che l'avarizia non è più controllata, che il capriccio diventa legge, che ognuno è infatuato della sua opinione e che la vita materiale assume la più grande importanza, in quel momento pensa a te stesso e sfuggi la gente».

Egli (ﷺ) disse inoltre: «Vi attendono una quantità di dure prove, nell'oscurità della notte. Colui che rispetterà la religione in quel tempo, avrà la ricompensa di cinquanta uomini come voi.» «Cinquanta uomini come loro - replicarono i Sahāba - non come noi!» «No! No! Come voi!», ribadì l'Inviato di Dio (ﷺ). «Oggi voi trovate delle persone che vi stimolano a fare il bene; essi [invece] non ne avranno» (Abū Dāwud, Ibn Māja e Tirmidhī).

Disse inoltre l'Inviato di Dio (ﷺ): «Non ci fu nessun Profeta tra quelli che mi hanno preceduto che non abbia avuto apostoli e compagni che imitavano il suo comportamento e applicavano i suoi insegnamenti. Poi, le generazioni successive rinnegarono una parte degli insegnamenti ricevuti o agirono in modo contrario ad essi. Chi si opporrà a questi comportamenti è un credente, chi resiste con la parola è un credente, ed anche chi li disapprova con il cuore è un credente. Senza di ciò, non ci sarà [nemmeno] un atomo di fede» (Muslim).

Chiesero al Profeta (ﷺ) quale fosse la migliore delle guerre sante, [e rispose]: «Proclamare la verità di fronte a un despota» (Ibn Māja, Ahmad e Nasa'ī).

Prove logiche
1. L'esperienza prova che la malattia, se è lasciata a se stessa, progredisce e invade tutto il corpo; a questo stadio sarà difficile combatterla. Lo stesso vale per le azioni malvagie lasciate correre senza che siano impedite o riprovate. La gente ci si abitua, e dopo poco tempo sarà molto difficile cambiare la loro attitudine ed estirpare i difetti. A questo punto incorrono nel castigo divino, perché «la Legge di Allah è immutabile. In Lui non troverete nessuna deviazione» (36:43).

2. Una casa trascurata, non ripulita per molto tempo, diventa malsana, con fetidi miasmi e un aspetto infetto. I microbi la inquinano. Questo è esattamente quello che avviene in una società in cui il male non è più condannato, e non si alzi forte l'esortazione al bene. Ben presto gli animi sprofondano nella sporcizia morale e gli uomini diventano malvagi. Il bene è disconosciuto e il male regna sovrano. Una società del genere non è più degna del dono della vita e Iddio la annienta con gli strumenti che ritiene opportuni; il Suo rigore è implacabile, ed essendo l'Onnipotente, la Sua vendetta è terrificante.

3. Come si può facilmente osservare, la natura umana si adagia nel vizio, familiarizza con esso, lo apprezza e finisce per trovarlo normale. E' in tale situazione che deve intervenire l'esortazione al bene e la condanna del male; se il bene dimenticato non è ristabilito in tempo, la gente non tarda ad abituarsi alla sua assenza ed a trovarne anormale l'esistenza.
Alla stessa stregua, se non si ha cura di reprimere il vizio, esso si propaga, si generalizza e finisce per diventare familiare agli occhi di quelli che lo vivono, al punto che essi lo considerano come se fosse il bene. E' lo stadio dell'accecamento e della deformazione spirituale - che Iddio ce ne guardi!

Per prevenire questa degradazione, Allah ed il Suo Inviato (ﷺ) hanno raccomandato esplicitamente di condannare il male ed incitare a fare il bene. E' questo un dovere al quale nessun musulmano si può sottrarre, per salvaguardare la sua purezza, i suoi buoni costumi, e la sua posizione sociale nel mondo.

Come fare
Chi si propone di raccomandare il bene e di condannare il male deve innanzi tutto conoscere in cosa consiste il bene a cui invita, quello che è stato indicato da Dio e che gli uomini trascurano. Deve ugualmente conoscere il male che vuole condannare.

Chi si vota a questa missione deve essere veramente devoto e di ottimo comportamento personale, e non può agire in modo contrario a come raccomanda.
Allah dice: «Oh voi che credete! Perché dite quello che poi non fate? E' veramente odioso a Dio, che voi diciate quello che non fate!» (61:2).

«Predicate la bontà agli uomini, mentre voi stessi la dimenticate? Siete forse così insensati, voi che recitate le Scritture?» (2:44).

Colui che raccomanda il bene e condanna il male deve essere gentile e paziente. Esortare i suoi fratelli con dolcezza, non offendersi se gli fanno del male, al contrario perseverare e perdonare.
Iddio ce lo raccomanda raccontandoci di Luqmān, che dice al figlio: «Figlio mio, compi la preghiera, raccomanda il bene e sconsiglia il male. Accetta con pazienza tutte le sventure; questa è caratteristica di un'anima salda» (31:17).

E' vietato spiare le persone per individuare il male; spiarli a casa loro, sollevare i panni delle loro vesti per vedere quello che nascondono o aprire i loro bagagli per scoprire quello che contengono. La religione raccomanda di non cercare mai di svelare le debolezze umane, e di non spiare i peccatori. Dice il Corano: «[..] Non spiatevi gli uni con gli altri» (49:12).

Disse l'Inviato di Dio (ﷺ): «Non spiatevi» (Bukhārī). [E disse:] «Iddio, in questo mondo e nell'altro, sorvolerà sulle imperfezioni di chi avrà sorvolato sulle imperfezioni di un suo fratello» (Muslim).

Prima di esortare qualcuno a fare il bene, è necessario informarlo, perché è possibile che il suo comportamento sia dettato dall'ignoranza. Quando si deve rimproverare qualcuno, bisogna mostrargli il male che sta commettendo, perché è possibile che non se ne renda conto.
Fatto ciò, bisogna comunque e sempre agire con dolcezza. Se il soggetto non si adegua, bisogna rivolgergli parole che lo tocchino nel profondo del cuore. Gli si esponga, ad esempio, il castigo che può ricevere e la ricompensa che Iddio gli ha riservato. Se insiste nel rifiuto, si ricorra allora al rimprovero e ad un linguaggio severo. Se ancora tutto ciò non fosse sufficiente, si utilizzi la forza, se si è in grado di farlo, altrimenti si facciano intervenire altri fratelli o le Autorità.

Se proprio non si è in condizione di impedire il male con l'azione o con la parola, temendo per la propria vita, la propria incolumità, i propri beni o la propria dignità, ritenendosi troppo deboli per sopportare il peso di questi sacrifici, non resta quindi che disapprovare il male con la segreta intenzione, ma - come ci ha indicato il Profeta (ﷺ) - questo «è il minimo della fede».

Note
[1] «Mukallaf»: è il musulmano, uomo o donna, adulto - cioè pubere - sano di mente e senza malattie fisiche che ne possano compromettere il comportamento, agente senza costrizione di nessun genere.

[2] Luqmān era uno schiavo nero originario della Namibia, che viveva ai tempi di Davide. Il suo mestiere era quello di falegname, ed era molto noto per la sua saggezza e devozione. Allah lo lodò con queste parole del Sublime Corano: «Abbiamo dato a Luqmān la saggezza e gli abbiamo ordinato: sii riconoscente a Dio» (31:12). Gli domandarono: «Come hai raggiunto questa saggezza?» Rispondeva: «E' un dono divino, poi è anche il frutto della fedeltà e della sincerità».
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MessaggioInviato: Dom Mag 06, 2012 1:19 pm    Oggetto: Re: "Nessuno mi può giudicare", Cuore ed Apparenze Rispondi citando

'Umar Mujaddidi ha scritto:
4. Un altro punto, infine, è quello di chi pretende di giustificarsi buttandola su "ciò che c'è nel cuore", stabilendo quindi una rottura, una dicotomia, tra l'"interiorità" e l'"esteriorità", come se Allah avesse ordinato soltanto di nutrire il primo, e chi invece prestasse attenzione ad entrambi i piani dovesse essere tacciato di "ipocrisia", "formalismo", "letteralismo farisaico".


Tornando ancora su questo punto, da un pamphlet che insha'Allah tradurrò a breve, e che risponde a diverse "obiezioni tipiche", una di esse che viene confutata (nell'ambito dell'argomento del pamphlet, ovvero l'obbligo di lasciar crescere la barba) è questa:

"Le apparenze non contano nell'Islam, l'importante è essere una brava persona".

L'autore (Shaykh Sulayman Bhula) risponde:

"Ciò che conta di più nell'Islam è che una persona obbedisca ad Allah subhanahu wa taala ed al Suo Rasul sallallaahu, eseguendo ciò che gli è stato stato ordinato di fare ed astenendosi da ciò che gli è stato proibito di fare. Questa regola dev'essere applicata ad ogni aspetto della propria vita, sia che riguardi l'aspetto fisico o le condizioni del cuore, poiché Allah subhanahu wa taala dice:

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا ادْخُلُوا فِي السِّلْمِ كَافَّة ً

"O voi che credete, entrate nell'Islam completamente" - Sacro Qur'an, II, 208.

Una volta stabilito che il Profeta sallallaahu ha ordinato di lasciar crescere la barba lunga ed ha proibito di raderla, certamente l'obbedienza in questo è parte dell'"essere una brava persona"
".
[The Beard: "only" a Sunnah? - Shaykh Sulayman Bhula - Islamic Da`wah Academy]

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MessaggioInviato: Lun Giu 04, 2012 2:53 pm    Oggetto: Rispondi citando

Masha'Allah quanta chiarezza nelle parole dei Sahabah:

Narrato da 'Umar bin Al-Khattab: "Le persone erano giudicate dalla rivelazione di un'Ispirazione Divina durante la vita del Profeta di Allah sallallaahu, ma ora non vi è più alcuna rivelazione divina (Wahi). Ora noi vi giudichiamo dalle azioni che compiete in pubblico, perciò ci fideremo e favoriremo di colui che compie buone azioni di fronte a noi, e non chiederemo conto di ciò che egli fa davvero in segreto, perché lo giudicherà Allah per quello; ma non ci fideremo o crederemo in chi si presenta davanti a noi con un'azione malvagia anche se pretenda che le sue intenzioni fossero buone".
(Sahih al-Bukhari, Libro dei Testimoni)

Da ciò si evince un altro principio fondamentale:

Una "buona" intenzione non rende lecito né giustifica un atto illecito.

Il criterio di giudizio è la Shari`ah.

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MessaggioInviato: Sab Gen 12, 2013 3:57 pm    Oggetto: Rispondi citando


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MessaggioInviato: Sab Gen 12, 2013 4:32 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mr. "My Opinion" in Deen
Mufti Hussain Kamani

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MessaggioInviato: Mar Ott 22, 2013 9:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

Un chiaro esempio dai Sahabah in completa opposizione alla comoda retorica del "non giudicarmi non sai cos'ho passato non mi conosci solo Dio sa cosa c'è nel mio cuore":

Abdullah bin Mas'ud ﺭﺿﻲ ﺍﻟﻠﻪ ﻋﻨﻪ said:
"Amongst the greatest of sins is that a person says to his brother, "Fear Allah." And he replies, "You worry about yourself"".

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MessaggioInviato: Mar Feb 11, 2014 11:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

How "Don't Judge" Has Taken a Wrong Turn Among American Muslims - Dawud Walid -
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MessaggioInviato: Mer Mar 12, 2014 1:02 am    Oggetto: Rispondi citando

Hadrat Umar (radiyallahu `anhu) on Deeds: We judge people by their outward deeds and leave their inner secrets to Allah

عَبْدَ اللَّهِ بْنَ عُتْبَةَ قَالَ سَمِعْتُ عُمَرَ بْنَ الْخَطَّابِ رَضِيَ اللَّهُ عَنْهُ يَقُولُ إِنَّ أُنَاسًا كَانُوا يُؤْخَذُونَ بِالْوَحْيِ فِي عَهْدِ رَسُولِ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ وَإِنَّ الْوَحْيَ قَدْ انْقَطَعَ وَإِنَّمَا نَأْخُذُكُمْ الْآنَ بِمَا ظَهَرَ لَنَا مِنْ أَعْمَالِكُمْ فَمَنْ أَظْهَرَ لَنَا خَيْرًا أَمِنَّاهُ وَقَرَّبْنَاهُ وَلَيْسَ إِلَيْنَا مِنْ سَرِيرَتِهِ شَيْءٌ اللَّهُ يُحَاسِبُهُ فِي سَرِيرَتِهِ وَمَنْ أَظْهَرَ لَنَا سُوءًا لَمْ نَأْمَنْهُ وَلَمْ نُصَدِّقْهُ وَإِنْ قَالَ إِنَّ سَرِيرَتَهُ حَسَنَةٌ

2498 صحيح البخاري كِتَاب الشَّهَادَاتِ بَاب الشُّهَدَاءِ الْعُدُولِ


Abdullah ibn Utbah reported: I heard Umar ibn Al-Khattab, may Allah be pleased with him, say, “Verily, in the time of the Messenger of Allah, peace and blessings be upon him, the people would be judged by revelation, but the revelation has ended. Now we judge you according to your outward deeds. Whoever shows us good, we will trust him and favor him and it is not for us to judge his inner secrets, for Allah will hold him accountable for those. Whoever shows us evil, then we will not trust him or believe in him even if he claims his intention is good.”
[Sahih al-Bukhari]

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MessaggioInviato: Mer Apr 02, 2014 7:32 pm    Oggetto: Rispondi citando

Un altro spunto da un vecchio thread:

---
Ma da dove viene questo tabù sul giudicare?

A me pare dalla società del liberismo che promuove le "libertà personali" come requisito del sistema di profitto e consumo.

Rimando nuovamente a:


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C'è una differenza enorme tra il rispettare la dignità di ogni Musulmano, anche il peggior peccatore, ed il chiamare ciò che è proibito/riprovevole/kufr con il suo nome; tra il "semplice" peccato, ed il disinteresse completo per il Din che sconfina spesso e volentieri nel kufr.

Finché non si avrà chiara tale differenza, qualunque parola di verità verrà letta come un "illegittimo giudizio" etc. etc., e rimarrà impossibile discutere di qualunque problema per cercare di risolverlo, perchè "non si può giudicare"; quando Allah ed il Suo Profeta (sallallahu `alayhi wa sallam) ci hanno dato i criteri per giudicare e distinguere il giusto dallo sbagliato, il vero dal falso.

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MessaggioInviato: Dom Mag 31, 2015 9:15 pm    Oggetto: Rispondi citando

How some people deal with advice

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MessaggioInviato: Mer Mag 20, 2020 10:09 am    Oggetto: Rispondi citando


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(Mawlana Usamah Dockrat)

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