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Tariq Ramadan e la Distruzione dell'Islam

 
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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Dom Feb 20, 2011 5:22 pm    Oggetto: Tariq Ramadan e la Distruzione dell'Islam Rispondi citando

Ottima ed approfondita analisi/confutazione del "riformismo islamico" di uno dei peggiori innovatori della nostra epoca, Tariq Ramadan, in particolare alla luce delle sue ultime, shockanti affermazioni sulla necessità di "cambiare" le regole stabilite da Allah nel Qur'an sulla distribuzione dell'eredità.

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Tariq Ramadan ed il Tentativo di Riforma ad Oxford
Scritto da: Husain Al-Qadi
Articolo originale:
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Traduzione a cura di chi posta.

In un momento in cui nel mondo Islamico avvengono eventi epocali, qualcuno potrebbe restare perplesso dal fatto che noi di UmmahPulse insistiamo sui temi dell'Haskala [un movimento riformista ebraico sviluppatosi in Germania nel Settecento e.v. - NdT] e del riformismo. Bene, la verità è che le due cose sono collegate più di quanto possa sembrare a prima vista, e di questo tornerò a parlare più avanti.
Chi di voi legge regolarmente i JumahPulses avrà notato che è in corso un dibattito nella sezione dei commenti del sito sulla nostra recente scelta degli argomenti di discussione. Mentre alcuni hanno gradito il nostro coraggio nell'affrontare tematiche difficili che riguardano il riformismo, altri hanno accusato UmmahPulse di scegliere bersagli facili (come ad esempio Sarah Joseph) piuttosto che figure importanti come Tariq Ramadan, che è stato l'ispirazione dietro la conferenza chiamata "Ripensare la Riforma Islamica", tenutasi ad Oxford.

La martellante promozione pre-conferenza ha alzato di molto in alcuni ambienti le speranze sull'impatto che speravano che tale evento potesse avere. Come ha detto un organizzatore: "Cambierà il mondo", e un altro è intervenuto dicendo che

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. Infatti, i media mondiali, sebbene massicciamente presenti quella notte, hanno deciso nell'insieme di ignorare la conferenza. Qui ad UmmahPulse decidemmo di non parlarne perchè si era rivelata essere null'altro che una ben-pubblicizzata tempesta in un bicchier d'acqua.

Ma gli eventi nelle scorse settimane ci hanno fatto riconsiderare la nostra decisione. Oltre alle accuse di timidezza sui forum, i nostri timori sulle attività del Sig. Ramadan si sono accresciuti con la messa in onda di un

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televisivo sul canale BBC, in cui ha emesso una fatwa per una coppia di Musulmani confusi che in passato erano tra i protagonisti dell' Associazione Islamica della Gran Bretagna. La fatwa non solo contravveniva ad aspetti fondamentali degli usūl al-fiqh (i principi della giurisprudenza), ma ha in sé anche il rischio di corrompere la fede dei credenti sull'equità del Giudizio Divino. Egli ha detto alla coppia che nell'interesse dell'"equità" potevano ignorare i versetti espliciti del Qur'an, ed accordare ai loro figli maschi e femmine quote eguali della loro eredità. Secondo Ramadan, questo perchè "il contesto è cambiato", e loro potrebbero seguire l'ingiunzione coranica (per la quale ai figli maschi spetti il doppio della quota delle figlie femmine) solo se il figlio offrisse una garanzia che avrebbe assunto su di sé la responsabilità finanziaria delle sue sorelle per il resto della loro vita. Inoltre, basandosi su un hadith che non viene applicato nel fiqh [giurisprudenza] dell'eredità, ha fatto modificare alla coppia, senza alcuna necessità, la proprietà congiunta della casa di famiglia.

Abbiamo perciò deciso di mettere in guardia la gente a riguardo del Sig. Ramadan e della sua devianza. Sapevamo che ciò avrebbe causato agitazione in alcuni ambienti e, a giudicare da alcuni dei commenti ricevuti, ha colto alcune persone di sorpresa.

La ragione dello shock è che l'immagine del Sig. Ramadan negli ultimi sei anni è stata gestita abbastanza bene da un diligente network di sostenitori. Essi lo hanno promosso nella comunità Islamica come un intellettuale Musulmano superstar protetto da ogni critica. Ciò è ovviamente facile in una società guidata dai media, in cui ognuno può diventare famoso per il mero fatto di essere famoso, specialmente se hai pubblicato venti libri (pieni di non-sense postmodernista) ed hai una lista di titoli accademici e riconoscimenti dalle riviste appicciati al tuo nome: tali credenziali ti innalzeranno vicino alla santità agli occhi di molti, soprattutto se nessuno nella comunità solleva interrogativi seri.

La meteorica ascesa di Tariq Ramadan alla fama nella comunità islamica non è stata lenta e graduale: sebbene anni fa fosse diventato il diletto dei media occidentali, i Musulmani in occidente, come ammesso dallo stesso Sig. Ramadan, all'inizio non volevano avere nulla a che fare con lui. E' stato solo quando nel 2004 fu revocato il suo visto per gli Stati Uniti, ed egli fu visto come una vittima dell'oppressione americana, che ha guadagnato simpatia e gradimento tra gli ambienti Musulmani. "Ironia della sorte", adesso tiene conferenze ai Musulmani su come non debbano considerarsi delle vittime.

Una Raffinata Campagna per Decostruire e Riformare l'Islam

Oggi, il Sig. Ramadan dà l'idea che nella comunità Islamica siano solo quelli che hanno approcci "estremamente tradizionalisti" o "letteralisti salafiti" a non essere d'accordo con lui. [1]

Tempo fa, invece, il suo messaggio era forte e chiaro: gli `Ulama' (sapienti islamici) andavano ignorati, il sapere tradizionale (incluso quello insegnato ad al-Azhar) era inutile, e tutti gli `Ulama' al mondo erano degli inetti, essendo gente di testi, ignoranti dei contesti. Lui aveva ragione e tutti gli altri erano nel torto - e per provarlo, tutti i paesi Musulmani dovevano firmare la sua moratoria globale sugli hudud (punizioni corporali), o essere per sempre condannati come retrogradi e barbarici. Ovviamente, non aveva previsto la ferocia della reazione a tale atteggiamento sfacciato.

Lasciando da parte i "tradizionalisti" ed i "salafiti", persino i cosiddetti "sapienti moderati" gli si precipitarono addosso come una tonnellata di mattoni. Ad esempio, il famoso Dr. Taha Jaber al-Alwani - che non può venire accusato né di non avere familiarità con i contesti moderni (stabilitosi in carriera in Occidente sin dal 1983), nè di essere così intellettualmente inetto e non comprendere il vero significato della moratoria - fu così indignato dalla sfacciataggine del Sig. Ramadan nel rilasciare tale appello, da scrivere:

"Inventare menzogne contro la nazione Musulmana è inaccettabile, sia che ciò sia fatto da una singola persona o da un gruppo. Per di più, tale bugiardo o accusatore contro la nazione Musulmana sarà considerato in errore, a prescindere dalla validità del suo punto di vista. Il Dr. Tariq avrebbe dovuto sottoporre tale questione ad istituzioni ed uomini di religione specializzati, ovvero i giuristi Musulmani ed i sapienti e le accademie di fiqh [giurisprudenza] islamico, invece di fare della questione un argomento mediatico che preoccupi i Musulmani. Questa religione consiste di dottrina e Shari`ah (Legge Islamica), e la seconda è l'applicazione della prima. La differenza tra la Shari`ah ed il fiqh (giurisprudenza islamica) è che la Shari`ah è stabilita da Allah, mentre il fiqh è la comprensione umana della Shari`ah. Inoltre, la religione è stata completata perfettamente dal messaggio di Muhammad (sallallahu `alayhi wa sallam). Perciò, la religione non è incompleta, né nella dottrina né nella Shari`ah, al punto che ci sia bisogna di qualche persona o gruppo che vengano oggi a dichiarare che la completeranno loro.

"Il successo raggiunto dalla Shari`ah nel formare la nostra cultura, mentalità e tradizione l'ha resa parte della nostra identità. Perciò, qualsiasi tentativo di separarci dalla Shari`ah significa che vi è in atto una macchinazione per cancellare la nostra identità, cultura e tradizione. Non vi è un credente, che creda in Allah, nel Suo Messaggero (sallallahu `alayhi wa sallam) e nell'Ultimo Giorno, che può supportare un tale complotto o affermare che i Musulmani non abbiano più bisogno della Shari`ah. Vi è una diffusa incomprensione tra alcune persone riguardo il significato globale della Shari`ah - che include gli atti di adorazione, i commerci, la morale e le punizioni. Ciò ha fatto sì che alcune persone, a causa della loro ignoranza, si riferiscano alla Shari`ah come punizioni o legge penale. Questa è, in realtà, una percezione molto limitata che mostra il loro difetto di comprensione sia del fiqh che della Shari`ah... Oggi la proposta di disattivare le punizioni legali Islamiche è un tentativo di rimuovere le barriere tra il liberalismo e l'uomo Musulmano, allo scopo di togliere la dottrina e la Shari`ah dalla sua mente... La distruzione della Legge Islamica (Shari`ah) è sempre stato un obiettivo, perché i nostri nemici sono consapevoli che la Shari`ah è il vero ostacolo ai loro piani distruttivi. Perciò non è in alcun modo accettabile né ragionevole che uno dei membri della nazione Musulmana venga oggi ad inventare accuse che contribuiscono alla demolizione della nazione..." [2] (Per leggere l'articolo completo e le opinioni di altri sapienti visitate la sezione dei commenti del nostro
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.)

Ci furono molti altri sapienti "moderati" che criticarono con forza la sua azione. I loro articoli di condanna verso Tariq Ramadan furono pubblicati sul sito internet Islamonline nel 2005, ma negli anni successivi, molti sono misteriosamente scomparsi dal sito. Gli eventi recenti potrebbero offire una spiegazione al riguardo. [3]

Sapere tradizionale

Queste dure confutazioni sembrano aver spinto il Sig. Ramadan a ripensare la sua strategia. Alla conferenza di Oxford ha fatto di tutto per convincere la platea delle sue "credenziali Azharite":

"Quando andai in Egitto a studiare - perchè non era possibile, e penso anche che in futuro i Musulmani Occidentali dovrebbero avere istituzioni in Occidente - ma andai in Egitto, e sono stato con i sapienti. Infatti, c'è qualcosa in comune anche nel nostro viaggio verso la conoscenza Islamica. Sono nato e cresciuto in occidente e tornare indietro in Egitto ad esempio (è stato in Egitto per me). Ho frequentato corsi individuali tradizionali con i sapienti, e ciò che volevo era ottenere la conoscenza, e ciò che chiamiamo nel modo di insegnamento tradizionale l'ijazah".

Ciò dà l'impressione che egli veda dei pregi nel fare ciò che ha fatto, ma se si leggono i suoi scritti precedenti, i suoi veri sentimenti verso l'insegnamento tradizionale sono praticamente contrari. Infatti, egli è affascinato dall'analisi del massone neo-Mu'tazilita, Muhammad Abduh. Nel suo libro "Essere Musulmano Europeo", Ramadan cita estesamente gli scritti di Abduh nel suo capitolo "Prospettive per un Ijtihad contemporaneo":

"Il movimento, nato più di duecento anni fa, ha provocato una grande rottura con i curricula religiosi tradizionali nelle grandi università Islamiche del Mondo Musulmano. Sebbene i miglioramenti non siano visibili, si possono notare importanti cambiamenti da quando Muhammad Abduh espresse una forte critica contro il "vecchio, ammuffito ed inutile insegnamento di al-Azhar", ad esempio. "Se oggi ho della conoscenza che possa essere menzionata, è solo per i miei sforzi, nell'arco di più di dieci anni, di ripulire la mia mente dalla sporcizia e le stupidaggini che al-Azhar vi ha messo dentro. Finora, non sono stato in grado di raggiungere la purezza che desideravo"" (Ramadan, T., "Essere Musulmano Europeo" (ed. inglese, 1999), p.93).

Egli cerca di sorvolare su tali citazioni nei paragrafi che seguono ma non ci si può non chiedere perchè avesse dovuto citare nel suo libro tali turpi dichiarazioni sul sapere tradizionale se lui stesso non avesse qualche simpatia per esse.

Il fatto che adesso di routine faccia di tutto per convincere la gente dei suoi legami con il sapere tradizionale dai sapienti di al-Azhar può solo venir letto alla luce della convenienza. In seguito alo shock causato dalle domande che furono sollevate sulle sue credenziali quando chiamò alla moratoria degli hudud, divenne chiaro che senza quelle qualifiche, nessuno gli avrebbe prestato ascolto. Per cui fu offerta al mondo una narrazione zoppicante su studi individuali intensivi con shuyukh presso al-Azhar per un periodo di meno di due anni.

Incompentenza nella Lingua Araba

Un presupposto di base per lo studio di testi avanzati presso degli shuyukh è la competenza in arabo, e non intendo l'arabo parlato nelle strade del Cairo. Nel mondo arabo, quando si dice che qualcuno "sa l'arabo" si intende che è competente nel fussha (arabo classico). Senza di questo, una persona non può nemmeno comprendere gli argomenti che il Sig. Ramadan ha affermato di aver studiato in gran profondità ai piedi dei maggiori sapienti di al-Azhar.



La triste verità è che il Sig. Ramadan ha ripetutamente mostrato di avere poca o nessuna competenza in arabo classico. Ad esempio, alla conferenza di Oxfor ha mostrato la sua completa ignoranza della lingua. Qualunque studente al primo anno di arabo sarebbe in grado di distinguere tra le forme transitive ed intransitive dei verbi che usano. Il verbo fasada è intransitivo, e per poter essere utilizzato transitivamente, dev'essere usato nella forma di af`ala (ovvero, afsada). Questa è la morfologia di base che ogni studente dovrebbe conoscere. Eppure il Sig. Ramadan è sembrato completamente all'oscuro di questa regola quando, nel tentativo di citare un hadith, ha detto "fasadaha" per intendere "le persone che corrompono la Shari`ah". Tale ovvia incompentenza nell'uso dell'arabo base mentre si afferma di aver studiato i complicati testi di usul al-fiqh in arabo è rivelatrice.

Il Riferimento ad un Hadith Che Non Esiste

L'hadith a cui il Sig. Ramadn cercava di riferirsi è stato citato come base dell'intera discussione dal primo oratore, Shaykh Hamza Yusuf Hanson. I termini "Din" (religione), "Sunnah" (esempio) e "Shari`ah" (via) hanno significati differenti nell'Islam. Vi sono ahadith simili a quello menzionato nella conferenza, che menzionano i termini "Din" e "Sunnah", ma non vi è alcun hadith di questo genere con il termine "Shari`ah". In altre parole, non ho potuto rintracciare alcun hadith che affermi che Allah manderà qualcuno al volgere di ogni secolo per rinnovare la Shari`ah, o che i ghuraba (estranei) rinnoveranno la Shari`ah, che è ciò che sembra che gli oratori stessero tentando di dire.



Ciò è significativo perché l'attenzione ai dettagli negli ahadith è richiesta ai sapienti in generale, ma specialmente quando essi tentano di riformare o rinnovare la religione deviando dalle tradizioni ricevute. Ogni termine ha specifiche connotazioni: vi è una gran differenza tra il tajdid ("rinnovamento") del Din o della Sunnah ed il tajdid della Shari`ah.

La corruzione del Din e della Sunnah nasce prevalentemente dalle masse nella forma di negligenza e disattenzione, mentre la corruzione della Shari`ah è prevalentemente legata ai custodi della Shari`ah: gli `ulama', che sono gli eredi dei Profeti.

Ma quando leggiamo le profezie relative alla corruzione della conoscenza della Shari`ah, troviamo uno scenario opposto a questo: la Conoscenza e la Guida resteranno preservata per mezzo della provvidenza divina fino al giorno in cui Allah deciderà di toglierle dal mondo: Egli farò ciò causando la morte degli `ulama' nei cui cuori è preservata tale conoscenza. Allora, gli ignoranti verranno presi come sapienti e svieranno la gente e saranno sviati essi stessi, avendo corrotto la Shari`ah. Quando ciò succederà, nessun essere umano avrà il potere di correggerlo - nemmeno con tutte le biblioteche del mondo a sua disposizione.

La Rimozione dell'Autorità degli `Ulama'

Sembrerebbe piuttosto innocente suggerire - come ha fatto il Sig. Ramadan ad Oxford - che vi sia bisogno di "spostare il centro di gravità dell'autorità nell'Islam". Egli intende istituire dei consigli per discutere questioni di fiqh ed usul al-fiqh, in cui in centro di gravità dell'autorità non resti più tra gli `ulama' - che è dove Allah ed il Suo Profeta (sallalllahu `alayhi wa sallam) lo hanno collocato. Egli vorrebbe che gli `ulama' condividessero la loro posizione ed autorità con esperti nei campi dei contesti, con pensatori ed intellettuali. Come parte di questa nuova struttura di autorità ha anche detto che "a volte abbiamo bisogno di persone che non siano Musulmane", nei concili di fiqh!



Ora, mettiamo tutto questo in prospettiva. Immaginate se qualcuno dicesse ai giudici di questo paese che c'è bisogno di uno spostamento nel centro di gravità della loro autorità e che, da quel momento in poi, dovrebbero condividere la loro autorità con i periti giudiziari al servizio nei loro tribunali. Essi non sarebbero più in grado di esercitare giudizi indipendenti sulla base delle informazioni offerte dai periti giudiziari; piuttosto, i periti giudiziari dovrebbero partecipare nell'autorità di esercitare i giudizi. La risposta sarebbe: "Hai preso la medicina oggi, ragazzo?".

Però, quando si tratta di Islam e Musulmani, siamo tutti troppo pronti a concedere il beneficio del dubbio a chiunque si atteggi a sapiente, il che è indicativo del livello di preoccupazione che abbiamo per le nostre anime a confronto dei nostri corpi. Non permetteremmo mai ad un uomo che dice di aver fatto un corso rapido in chirurgia di eseguire una cardiochirurgia, ma quando riguarda il nostro Iman, non ci importa se è un neo-Mu`tazilita che dice:

"Credo che adesso dobbiamo ritornare alle fonti dei principi della legge e della giurisprudenza (usul al-fiqh) e mettere in discussione le categorizzazioni e metodologie originarie".
(Ramadan, T., What I Believe, Oxford University Press (2010), p. 85)

Chiediamo a noi stessi: chi furono le persone che hanno posto le fondamenta di queste categorizzazioni e formulato queste metodologie? Erano persone come l'Imam Abu Hanifa e l'Imam al-Shafi`i. Suggerire che il Sig. Ramadan, o qualsiasi altro tele-evangelista Musulmano di oggi, possieda la conoscenza e le capacità di decostruire le opere dell'Imam Abu Hanifa e al-Shafi`i è più che arroganza: è delirante, e chiunque scelga di seguire tale sviamento avrà molte ragioni di pentirsene.

Manipolazione Psicologica

Non biasimo la gente per il cadere preda di tale pretenziosa farsa: è stata architettata abilmente. Il Sig. Ramadan ha accusato gli `ulama' di non avere una comprensione adeguata e di ignorare la "psicologia della fatwa". Io credo che sia la psicologia della sua retorica a meritare qualche controllo. Se vi sedete ad ascoltare una conferenza di 45 minuti in cui l'oratore vi dice per 43 volte che ciò che vi sta dicendo sulla vostra religione è "piuttosto importante" o "molto importante", sarà molto probabile che uscirete con l'impressione che questa persona è veramente "importante" per la vostra fede.

Questo è esattamente ciò che il Sig. Ramadan ha fatto alla conferenza di Oxford. In quasi ogni minuto della sua presentazione, alla platea è stato detto "ciò è importante" o "ciò è molto importante". L'altra arma psicologica che ha impiegato è stata quella di ultra-enfatizzare la presenza di ikhtilafat (differenze d'opinione tra i sapienti), al punto tale da suggerire che nell'Islam non esista il concetto dell'ijma` (consenso).

Ha tentato pure di anticipare le critiche: "Questo non è per compiacere l'Occidente", ha lamentato ripetutamente, ma senza offrire alcuna spiegazione del perché tutta la sua prescrizione si incastri perfettamente con i desideri e le aspirazioni degli orientalisti occidentali. "Non voglio riformare l'Islam", "non sto toccando l'Islam", "sto toccando le menti", ha dichiarato, eppure la sua proposta è quella di una nuova struttura di autorità e di nuovi usul [principi] in cui le basi della giurisprudenza verrebbero decostruiti per conformarsi alla cosiddetta "nuova etica moderna" che è, complessivamente, occidentale.

Conclusione

Modificare senza alcuna giustificazione le leggi di eredità che sono esplicite nel Qur'an spinge i credenti non solo oltre i confini dell'halal e dell'haram: li spinge anche nella confusione e nel dubbio in un momento in cui i Musulmani sono presi di mira da tutti i lati. E' un momento in cui essi hanno bisogno di supporto e forza d'animo nella fede, e certamente non hanno bisogno che la loro fede venga minata da riferimenti a nozioni immaginarie di una "superiore etica universale" posta al di sopra della Guida Rivelata. Allah dice nel Santo Qur'an:

وَمَا كَانَ لِمُؤْمِنٍ وَلَا مُؤْمِنَةٍ إِذَا قَضَى اللَّـهُ وَرَسُولُهُ أَمْرًا أَن يَكُونَ لَهُمُ الْخِيَرَةُ مِنْ أَمْرِهِمْ ۗ وَمَن
يَعْصِ اللَّـهَ وَرَسُولَهُ فَقَدْ ضَلَّ ضَلَالًا مُّبِينًا


"Non è appropriato per un credente od una credente, quando Allah ed il Suo Messaggero hanno decretato qualcosa, avere la loro opinione o scelta al riguardo. E chi disobbedisce ad Allah ed al Suo Messaggero ha certamente deviato in errore evidente". - Sacro Qur'an, XXXIII, 36.

I Mu`taziliti erano un gruppo deviato di razionalisti che apparve nell'ultima parte del primo secolo dell'Islam. Il nucleo della loro devianza era nel dare la priorità all'intelletto umano al di sopra della Saggezza Rivelata. La loro riapparizione verso la fine del XIX secolo fu influenzata dal colonialismo e dalla Massoneria.

Basta solo dare un'occhiata al grafico a pagina 38 del libro del Sig. Ramadan, "Essere Musulmano Europeo" [edizione inglese] per vedere che ha in programma di continuare l'opera iniziata dagli attivisti neo-Mu`taziliti del XIX secolo.

Egli classifica il periodo tra il 1258 ed il 1870 come un periodo di "stagnazione e declino" per il mondo Musulmano, mentre considera quello dal 1870 in poi essere un periodo di "riaffermazione dell'ijtihad". Muhammad Abduh nacque nel 1849 ed il 1871 è stato l'anno in cui Jamal Al-Din al-Afghani arrivò in Egitto. La descrizione neutrale delle sue attività da parte del Sig. Ramadan è rivelatrice:

"Come rivelato da Abduh, egli [Afghani] sviluppò nei suoi studenti un'inclinazione pratica: li incoraggiò a impegnarsi nella pubblicazione di riviste, a mettere in moto una corrente d'opinione ed ad aderire, come lui stesso fece, alle logge massoniche di ispirazione francese". (Tariq Ramadan, Aux Sources du Renouveau musulman, D'al-Alfghani a Hassan al-Banna un siecle de reformisme islamique, Paris 1998, p. 54).

Dopo sei anni di esilio dall'Egitto britannico (1882-1888), Muhammad Abduh ritornò al Cairo e divenne presto Shaykh al-Azhar.

Allo stesso modo, anche i sei anni di bando (2004-2010) del Sig. Ramadan dagli Stati Uniti hanno potenziato il suo profilo (tra i Musulmani in occidente), e se è oggi provato da diversi studi accademici che Abduh ha servito nell'ufficio di al-Azhar come servitore fedele dei suoi maestri massonici [4], non sappiamo chi stia dietro le quinte delle buffonate a cui abbiamo assistito da parte del Sig. Ramadan. Tutto ciò che sappiamo è che tutte le volte che gli è stata data l'occasione, è sempre rimasto desideroso di controllare il pensiero dei Musulmani in una maniera che conforta e corrisponde a particolari sensibilità occidentali, anche quando tali pensieri sembrano piuttosto banali e non comportano conseguenze ostili per i Musulmani. Le coincidenze sono numerose e vi lascerò con un altro esempio:

Per il Sig. Ramadan, non bisogna più riferirsi ai "paesi Musulmani" con l'espressione "paesi Musulmani" perchè ciò potrebbe - non sia mai! - implicare inavvertitamente la non esistenza di minoranze in quei paesi, il che è causa di preoccupazione per gli occidentali. Perciò, tutti i paesi Musulmani dovrebbero essere rinominati "paesi a maggioranza Musulmana", ovvero, i Musulmani sono meramente una maggioranza ma il paese non può essere chiamato "Musulmano". Capita che i Musulmani siano meramente lì in gran numero, mentre dire "paese Musulmano" potrebbe anche significare Islamico e questo è da evitare. Non sorprende che, finora, abbia mancato di mostrare un entusiasmo simile nel manifestare la sua creatività per trovare nuovi nomi demograficamente-consapevoli per i paesi occidentali: che ne dite di "paesi a minoranza Musulmana"?

Se qualcuno restasse ancora incline a concedere al Sig. Ramadan il beneficio del dubbio, dopo tutto quanto è stato detto finora, semplicemente perchè è il nipote di Hasan al-Banna (ra), allora per favore prendetevi un momento per riflettere sulla shockante rivelazione che ha recentemente fatto al giornalista Benjamin Pauker del "

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": "Sono cresciuto in una famiglia molto liberale: mi è stato lasciato decidere da solo se pregare o no" (Foreign Policy, Jan/Feb 2011). Il lignaggio non ha valore quando una persona è sconnessa dal proprio retaggio. Inoltre, egli non è il primo deviato della famiglia. Suo prozio,
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(fratello di Hasan Al-Banna), è tristemente noto per i suoi scritti devianti e per comparire alla
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emettendo ogni sorta di regole errate di fiqh su eredità, critiche agli `ulama', delegittimazioni dell'hijab, promozione di promiscuità e baci tra i sessi, etc. La differenza tra lui ed il Sig. Ramadan è che in Egitto, Jamal al-Banna, grazie all'
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nel contestarlo, è visto come un personaggio delirante alla Walter Mitty ed è ignorato da tutti. Invece, in Europa, lo spaccio al minuto dal nipote di vecchie idee Mu`tazilite riconfezionate in chiacchiere postmoderniste senza senso è preso sul serio da alcune persone, come gemme del mujaddid del secolo.

Qualcuno potrebbe dire: perché non possiamo semplicemente acconsentire ad avere idee differenti? Sarei stato io stesso un sostenitore di questo approccio in circostanze diverse da quelle in cui ci troviamo oggi. Per quanto distanti possano sembrare, gli accadimenti delle ultime settimane in Egitto sono strettamente connessi a questa discussione. I governi occidentali sperano in una riforma dell'Islam nel mondo Musulmano ed i risultati che hanno ottenuto con gente come Tariq Ramadan ed altri in occidente hanno aumentato le loro speranze e progetti di successo. Mentre, in passato, riformare l'Islam era soltanto un sogno, oggigiorno Tariq Ramadan ed i suoi seguaci sono esempi da portare in primo piano per incoraggiare chi una volta lo riteneva impossibile. Se l'Egitto, che è il cuore del mondo arabo, può essere cambiato, allora il resto del mondo Musulmano sarà un gioco da ragazzi.

La persona che l'occidente ha preparato per questo compito in Egitto è il

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, che personifica le loro aspirazioni: egli possiede tutte le caratteristiche ed ambizioni necessarie. Dal suo libro "Yawmiyyat Sahafi Mushagib", pubblicato nel 2000, si è in grado di comprendere perchè nel 2005, mentre gli Stati Uniti stavano usando l'Egitto per
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, Condoleezza Rice
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al Cairo in segno di protesta quando Nour venne arrestato.

La cosiddetta rivoluzione in Egitto non è stato nulla di più di una ben orchestata rotazione di parti per facilitare l'ingresso delle "persone giuste" che implementeranno "riforme sociali" su larga scala (che è l'espressione diplomatica per intendere la riforma delle pratiche islamiche). Un tale progetto richiede persone con un mandato autentico, qualcosa che Mubarak non aveva, e perciò doveva andarsene. Questo è quanto si intende con "

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". Mi aspetto che nei giorni e mesi a venire, vedremo sempre più persone alla Ayman Nour ed i
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che cercheranno di trasformare l'Egitto in qualcosa che avrebbe reso molto soddisfatto Muhammad Abduh ed i suoi maestri massonici. L'immagine è quella di un Ataturk (egiziano) del XXI secolo che, con l'aiuto dei suoi "giovani turchi" (i "giovani Masriyyn") creerà una costituzione così intensamente secolare che l'Islam avrà poco o nessuno spazio per respirare, figuriamoci per influenzare la politica.

Quelli come Tariq Ramadan e tutti coloro che stanno chiedendo una riforma su larga scala sono implicati in questo assalto globale contro l'Islam. Essi forniscono soccorso ed incoraggiamento alle persone nei corridoi del potere occidentali che nutrono ambizioni che vanno ben al di là di "elezioni democratiche".

يُرِيدُونَ أَن يُطْفِئُوا نُورَ اللَّـهِ بِأَفْوَاهِهِمْ وَيَأْبَى اللَّـهُ إِلَّا أَن يُتِمَّ نُورَهُ وَلَوْ كَرِهَ الْكَافِرُونَ

"Vorrebbero spegnere la luce di Allah con le loro bocche, ma Allah non intende che perfezionare la Sua luce, anche se ciò dispiace ai miscredenti". - Sacro Qur'an, IX, 32.

ثُمَّ جَعَلْنَاكَ عَلَىٰ شَرِيعَةٍ مِّنَ الْأَمْرِ فَاتَّبِعْهَا وَلَا تَتَّبِعْ أَهْوَاءَ الَّذِينَ لَا يَعْلَمُونَ

"Quindi ti abbiamo posto su una via ordinata (Shari`ah) riguardo la questione [della religione]; seguila e non seguire le passioni di coloro che non conoscono" - Sacro Qur'an XLV, 18

L'Imam Abdul Malik al-Juwayni (d. 478 H.) ha detto: "L'Ijma` è la cinghia ed il supporto della Shari`ah".

L'Imam al-Sarakhsi (d. 490 H) ha detto: "Chi nega la validità dell'ijma` cerca di demolire indirettamente la religione stessa".

L'Imam Ibrahim ibn Maysarah (d. 132H) ha detto: "Chiunque onori un innovatore ha aiutato nella distruzione dell'Islam".

L'Imam al-Fudayl ibn 'Iyad (d. 187H) ha detto: "Ho incontrato i migliori tra le genti, tutti loro gente della Sunnah, ed essi erano soliti proibire l'accompagnare le genti dell'innovazione".

L'Imam al-Hasan al-Basri (d. 110H) ha detto: "Non sedetevi con le genti dell'innovazione e delle passioni, né discutete con loro, né prestate loro ascolto".

Il Profeta Muhammad (sallallahu `alayhi wa sallam) ha detto: "Chiunque innovi od ospiti un innovatore, su di lui vi è la maledizione di Allah, dei Suoi Angeli e dell'intera umanità". (Bukhari (12/41) e Muslim (9/140)).

Secondo il

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, Tariq Ramadan è uno dei più grandi innovatori del XXI secolo. Abbiamo motivo di concordare.

[1] - Ramadan, T., (2010) "What I believe". Oxford University Press, p. 108
[2] - "Unacceptable Allegation", del Dr. Taha Jaber Al-`Alwani, 19 Aprile 2005 (IslamOnline.net)
[3] - Quest'anno, il sito Islam Online ha preso una svolta più "conservatrice". La sua direzione in Qatar ha licenziato la maggior parte dei suoi impiegati egiziani, che erano andati in sciopero. (

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, 1 Dicembre 2010)
[4] - A. Albert Kudsi-Zadeh, "Afghani and Freemasonry in Egypt," Journal of the American Oriental Society, vol.92, no.1, 1972; e Karim Wissa, "Freemasonry in Egypt 1798-1921", The British Society for Middle Eastern Studies Bulletin, vol.16, no.2, 1989.

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MessaggioInviato: Lun Feb 21, 2011 3:28 pm    Oggetto: Rispondi citando

salam 3alekom..
scusami tnt fratello non è ke potresti fare un breve riassunto in italiano? sono molto interessata grazie al fatto ke a dicembre sn stata a vedere tariq ramadan e ho assistito a una sua spiegazione..
grazie mille scusa il disturbo allah iramwe wel dik
alekom salam

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MessaggioInviato: Lun Feb 21, 2011 3:58 pm    Oggetto: Rispondi citando

ma non ci andare

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MessaggioInviato: Lun Feb 21, 2011 4:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

salam alekom fratello
purtroppo ci sono gia stata ecco perchè ho chiesto al fratello di tradurre.. xk sono rimasta sbalordita.. Allah w alem..
alekom salam

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MessaggioInviato: Lun Feb 21, 2011 4:34 pm    Oggetto: Rispondi citando

Wa `alaykum assalam wa rahmatullahi wa barakatuhu sorella.

Vista l'importanza dell'argomento e la grande necessità di confutare la deviazione di Tariq Ramadan, contavo di iniziare a tradurre quest'articolo oggi pomeriggio (dopo aver risposto ai vari thread sul forum), o stasera, insha'Allah.

In sostanza, Tariq Ramadan è l'erede delle deviazioni moderniste del neo-mutazilita massone Muhammad Abduh e di Rashid Rida, spinte ancora più in avanti, con risultati disastrosi che minano alla base l'Islam stesso.

Il tutto avvolto in una confezione da "grand'intellettuale".

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MessaggioInviato: Lun Feb 21, 2011 5:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

salam alekom
grazie mille fratello in anticipo x la traduzione e x la risposta
alekom salam

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MessaggioInviato: Lun Feb 21, 2011 5:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ho letto un solo libro di tariq ramadan, era sulla vita del Profeta. Non mi è piaciuto perchè a me piacciono le biografie fatte in modo obbiettivo mentre avevo notato che nella sua biografia c'erano troppi dettagli che sicuramente venivano da un'interpretazione troppo personale dei fatti. Il resto non l'ho letto, magari prenderò qualche altro libro così potrò meglio comprendere quello che intendi.

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MessaggioInviato: Lun Feb 21, 2011 7:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

Amani ha scritto:
magari prenderò qualche altro libro così potrò meglio comprendere quello che intendi.


Veramente uno degli scopi del postare quest'articolo - oltre a mettere in guardia sul personaggio - era proprio di far desistere i Musulmani dall'idea di leggere e comprare i suoi libri! :-)

Il mio consiglio è di impiegare il tempo perso a leggere i suoi libri nella lettura del Qur'an o di testi ortodossi; c'è sempre il rischio che qualche idea scorretta possa entrarti in testa, ed è sempre meglio evitare una cosa del genere..

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MessaggioInviato: Lun Feb 21, 2011 9:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

No stai tranquillo, ho già avuto fra le mani molti libri di musulmani "modernisti", leggo sempre tantissimi libri sull'islam e fortunatamente non sono mai riusciti a sviarmi. Ogni tanto capita di leggere la solita raccomandazione ad adattare la religione ai nostri tempi, che certe regole sono imposte perchè servivano per i tempi antichi. Quando leggo questi passaggi sorrido e passo oltre. La curiosità di leggere qualcosa di tariq ramadan è solo per poter eventualmente ribattere nel caso di una discussione letteraria in proposito. Alhamdulillah la mia fede ed i miei principi sono sempre molto forti. :-)

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MessaggioInviato: Lun Apr 09, 2012 12:31 am    Oggetto: Rispondi citando

Un'ottima confutazione a cura del fratello Ibrahim Abd an-Nur (che Allah lo ricompensi), all'ultimo articolo di Tariq Ramadan, sul "fattore salafita" nelle "rivolte arabe" ed ai suoi sproloqui ed accuse [tratto dal sito nel quale è ospitato l'intervento di T. Ramadan, che preferisco evitare di linkare].

"As-Salāmu ‘alaykom wa Rahmatu-Llāhi wa barakātu-Hu!
Vorrei soffermarmi su alcune affermazioni del sig. Ramadān, e concludere con una breve riflessione. Qualche tempo fa, infatti, il sig. Ramadan scrisse un articolo dello stesso tono, e dai contenuti pressoché identici, tradotto e pubblicato al seguente indirizzo:


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Questo brano può aiutare a capire quale sia il reale “retropensiero” del sig. Ramadān. Mentre qui, infatti, egli parla di un «cambiamento nei salafiti letteralisti riguardo all’impegno politico», nell’articolo riportato egli parlava apertamente di un «voltafaccia di 180 gradi, tanto rapido quanto sorprendente e curioso». Si domandava poi: «Come possono ora [i salafiti] dichiarare islamicamente legittimo ciò che solo ieri avevano definito kufr? [..] Perché i salafiti stanno cambiando in modo così drammatico?».

Non è mio interesse né mia competenza entrare nel merito specifico delle questioni sollevate, ma è francamente curioso che colui che si è fatto paladino, in Europa, della “flessibilità della Sharī’a” stenti a riconoscere il legittimo ijtihād di alcuni ‘Ulamā’. Egli ignora probabilmente – e non sappiamo se sia preferibile che esso l’ignori effettivamente, o finga di ignorarlo – che diversi Sapienti hanno spiegato per anni che, dal loro punto di vista, la partecipazione alle elezioni democratiche è illecita, salvo che a determinate condizioni eccezionali, le quali secondo loro occorrono soltanto in casi assai rari.
Ciò è analogo al ragionamento che riguarda, a titolo d’esempio, il vino: stabilirne la liceità in linea generale è sempre una forma di miscredenza, ed il suo consumo rappresenta normalmente un peccato gravissimo, tuttavia in determinate condizioni eccezionali il suo consumo diviene non solo lecito, bensì obbligatorio – ovvero, quando non c’è altra bevanda a disposizione, e l’estrema disidratazione rischierebbe di condurre alla morte l’assetato.
Laddove, dunque, alcuni Sapienti avessero ritenuto che oggi si fossero concretizzate le condizioni eccezionali di cui sopra, non v’è da stupirsi che abbiano coerentemente sancito il loro appoggio alla partecipazione democratica in questo determinato contesto storico, altrimenti generalmente e tassativamente considerata illecita ed inammissibile.

Il riferimento all’Afghanistān degli anni ’90 risulta anche più rivelatorio della prospettiva del sig. Ramadān. Mentre qui, infatti, egli si limita a definire il movimento Talebano come «tradizionalista» – assimilandolo semplicisticamente al movimento Salafita, con cui sono assai più numerose le differenze che i punti di contatto – là egli lo definisce altresì, oltreché «di vedute ristrette», anche «politicamente ingenuo e facile da manipolare».

C’è da chiedersi se per il sig. Ramadān sia «tradizionalista», o «di vedute ristrette», chiunque resti in qualche modo legato alle «regole ed alla giurisprudenza» islamica ed alle sentenze dei Sapienti musulmani, senza considerarla «una comprensione dell’Islam semplicistica, una visione in bianco e nero» (sic).
C’è da chiedersi, inoltre, come egli possa considerare «politicamente ingenuo e facile da manipolare» uno di quei pochissimi movimenti contemporanei che, con tutti i suoi ampi ed obiettivi limiti, e seppur estremamente variegato al suo interno, ha compiuto un jihād legittimo nella propria terra, sostenendo una vittoriosa resistenza armata prima nei confronti dell’invasione russa, poi contro la piaga endemica di una guerra civile su base tribale, ed infine a tutt’oggi nei confronti dell’invasore americano, presto costretto ad un’ingloriosa ritirata dinanzi ai suoi “ingenui e manipolabili” interlocutori.
Forse egli ritiene che una legittima guerra di liberazione nazionale sia meno «pragmatica», e più «politicamente ingenua e facile da manipolare», di un accordo per spartirsi le poltrone parlamentari con gli aguzzini del giorno prima e coi loro mandanti d’Oltreoceano, o dell’invocazione e del plauso alle sanzioni ed ai bombardamenti da parte della Comunità Internazionale, affinché “liberi” i popoli Musulmani dai suoi “tiranni”.

Qual è la strada tracciata dal sig. Ramadān, invece? Mentre in quest’articolo egli afferma che «i paesi a maggioranza musulmana [è meglio non chiamarli Musulmani?] dovrebbero cercare di esistere come società indipendenti che cessano di servire a obiettivi cinici dissimulati», altrove egli afferma invece esplicitamente che la maturità politica si misura sulla capacità di «rassicurare l’Occidente ed evitare di perdere credibilità» ai suoi occhi, e che il «pragmatismo» consiste essenzialmente nell’«evolversi di pari passo con la storia, l’adattare la propria strategia e diversificare i propri contatti [..], trattando, in un modo o nell’altro» con tutti i soggetti che abbiano degli interessi nella regione.
Questa sarebbe l’auspicata e contraddittoria «via verso la democrazia in Egitto» e negli altri Paesi arabi, ed è doveroso riconoscere che gli esponenti dei movimenti “riformisti” – nient’affatto meno «malleabili» di altri – non hanno esitato e non esitano a batterla, presentandosi puntualmente sulla soglia delle portinerie di Washington e Londra, per rassicurare prontamente coloro che hanno a tutt’oggi realmente “le chiavi” della regione mediorientale, ben strette insieme ai cordoni della borsa ed ai lacci della cintura.

Concluderei con due osservazioni. La prima è che il sig. Ramadān – qualora sia intenzionato a continuare a criticare ed a delegittimare pubblicamente i movimenti islamici, qualsiasi essi siano, differenti da quello cui lui aderisce (ma è questo il modo di lavorare «in nome di quella stessa religione che li chiama ad unirsi»?) – farebbe forse bene ad entrare più specificamente nel merito del piano dottrinale – l’unico completamente legittimo e prioritariamente degno d’interesse per i devoti musulmani – piuttosto che sviluppare indefinitamente considerazioni di carattere personale, svolte su un piano del tutto sociologico o, tutt’al più, filosofico – arrivando a porsi sistematicamente un gradino sopra agli ‘Ulamā’, senza nemmeno mai essersi seduto prima ai loro piedi.
Come dimostrato nel caso della moratoria degli hudūd da lui promossa, infatti, spesso e volentieri i suoi argomenti – apparentemente “ragionevoli” per un pubblico abituato ad una mentalità occidentale e materialista – si rivelano, ad un esame appena più attento ed approfondito, del tutto privi di fondamento nella sapienza tradizionale islamica, nonché del tutto avulsi dalla profonda saggezza che la caratterizza e che ne permea ogni espressione autentica.

In secondo luogo, l’autore farebbe forse bene a domandarsi se non sia lui – piuttosto che quei movimenti, pur discutibili sotto diversi punti di vista, cui l’imputa nell’articolo in nota – a lavorare «per quegli stessi interessi (..) che essi rifiutano e in teoria demonizzano». Le evidenze in questo senso, oltre agli esempi riportati in questo commento, sono numerose, ed indurrebbero a riconsiderare se l’adesione pressoché incondizionata ai principi, al sistema socio-economico ed allo stile di vita dell’Occidente contemporaneo rappresenti effettivamente un modo per “riformarlo dall’interno” – attraverso una critica obiettivamente assai più flebile e timorosa di quelle formulate da oltre due secoli dagli Occidentali stessi – o piuttosto qualcosa di assai meno nobile e molto più pericoloso per i Musulmani e per l’Occidente stesso, che vede in tal modo svanire, fagocitata al suo stesso interno, quella sola vera alternativa che potrebbe salvarlo dalla sua decadenza. Wa Allahu A’lam.

Abū Ismā’īl Ibrāhīm ‘Abdu n-Nūr
".

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MessaggioInviato: Sab Apr 14, 2012 2:35 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ho trovato un documento eccezionale che mostra chiaramente il kufr di Tariq Ramadan nelle sue stesse parole.

Si tratta di un dibattito tra lui e l'apostata di origini somale, Ayaan Hirsi Ali.

A partire dal minuto 3:10 di questo video, Tariq Ramadan, per una volta, parla chiaro:


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Trascrizione:

"I am against death penalty, and I am against stoning.... If I say this from where I am, they will say: "This is a swiss westernised man, who just wants to please the West". Now I want to change mentality, so I have to deal with Muslims and say, come to the text. The text as they are saying is true. The quran is stating about corporal punishment and death penalty, about stoning men and women. But we have text. I am asking three questions to the scholars; 1) What do the texts say, 2) What are the conditions, 3) and in which context. Come and talk. And while you are talking we stop everything. This is what we call moratorium, in order for me to go towards abolition. But this is to only change mentality".

Traduzione:

"Io sono contro la pena capitale, e sono contro la lapidazione... Ma se dicessi questo da dove vengo, essi [i Musulmani] direbbero: "Questo è uno svizzero occidentalizzato, che vuole soltanto compiacere l'Occidente". Ma io voglio cambiare la mentalità, perciò devo trattare coi Musulmani e dire "torniamo ai testi". Il testo come dicono loro è vero. Il Qur'an parla di punizione corporale e pena di morte, di lapidazione di uomini e donne. Ma noi abbiamo il testo. Io sto ponendo tre domande ai sapienti: 1) Cosa affermano i testi; 2) Quali sono le condizioni; 3) ed in quale contesto. Venite e discutiamone. E intanto che ne parlate, fermiamo tutto. Questo è ciò che chiamiamo moratoria, affinché io arrivi all'abolizione. Ma tutto questo è solamente per cambiare la mentalità".

Ecco svelato tutto il diabolico piano di Tariq Ramadan, che, con le sue teorie sociologiche e discorsi accademici su "moratoria", riforma, ripensare la giurisprudenza, ha il solo scopo di abolire gli hudud stabiliti da Allah e cambiare la religione di Allah.

E, come affermato chiaramente dagli `Ulama' al-Haqq di Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah, questo è kufr:

"
RAJM
STONING THE ADULTERORS


Recently there has been intense comment o­n the Islamic injunction of Rajm or stoning to death the adulterers. If adultery -zina– committed by married persons is proven o­n the basis of Shar’i evidence, the Hadd (prescribed punishment) of Rajm is applied.

The validity of Rajm is based o­n all the Sources of Islamic Law (the Shariah of the Qur’aan). There has NEVER been the slightest difference of opinion among the Ahlus Sunnah Wal Jama’ah regarding the validity of Rajm. There is complete Ijma’ (Consensus) of the Ummah o­n the validity of the Hadd of Rajm.

KUFR


Denial of Rajm is kufrkufr which expels the denier from the fold of Islam. This naseehat is for Muslims—those Muslims who have been thrown into doubt and confusion by the many modernist munaafiqeen lurking within the folds of the Ummah. These modernists who happen to be the agents of the Western Kuffaar as well as the agents of Shaitaan have abortively attempted to refute the validity of Rajm. In their exercise of kufr, they have failed.

They will not gain recruits and followers for their kufr from the rank and file of the Ummah. o­nly those who have been condemned to kufr by Allah Ta’ala entertain views of kufr. To appease the kuffaar, the munaafiqeen present utterly baseless arguments to refute Rajm so as to make their perculiar brand of ‘islam’ palatable and acceptable to their western masters. Such people have been born in kufr and lead lives of kufr even if they were born in the homes of Muslims and they bear Muslim names.
".

Considerata l'enorme diffusione di libri e discorsi di Tariq Ramadan nella nostra comunità negli ultimi italiani (foraggiata da diversi dirigenti della nostra comunità), è della massima importanza far circolare il più possibile queste affermazioni del signor Tariq Ramadan, in modo da insha'Allah alzare il livello di allerta e chiarire una volta per tutte la sua assoluta pericolosità per il nostro iman.

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Fabb Yusuf Tarenti
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MessaggioInviato: Dom Apr 15, 2012 12:37 am    Oggetto: BismiLlahi arRahmani arRahim Rispondi citando

SubhanaAllah!

Il kufr di Tariq Ramadan non è limitato alle parole citate, ma praticamente l'intero discorso che fa' è un esempio incomparabile di kufr e batil.
La cosa paradossale è che la sua interlocutrice, una nota apostata atea e antislamica, alla fine dice cose più ragionevoli e vere di lui, soprattutto negli ultimi secondi del video in cui afferma che un musulmano dovrebbe essere più portato ad ascoltare bin Laden che Ramadan, poiché il primo si riferisce al Qur'an e gli ahadith, mentre il secondo parla in modo inconsistente.

Da notare anche che Ramadan davanti ai non musulmani usa continuamente la terza persona parlando dei musulmani (la loro religione, il loro Libro, ecc.) e in prima persona parlando dell'Occidente (i nostri principi democratici, ecc.) e contraddice apertamente senza remore il Qur'an, affermando che c'è scritto questo e quello ma io penso l'opposto, mentre con passione, fermezza e intransigenza afferma che i principi democratici sono irremovibili e immodificabili!!!

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(([49.11] O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli. Com'è infame l'accusa di iniquità rivolta a chi è credente ! Coloro che non si pentono sono gli iniqui.)) 49:11



(Dio non è un uomo da potersi smentire,
non è un figlio dell'uomo da potersi pentire.
Forse Egli dice e poi non fa?
Promette una cosa che poi non adempie?)

Numeri 23:19 (BIBBIA)


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MessaggioInviato: Dom Apr 15, 2012 2:01 am    Oggetto: Rispondi citando

fabb yusuf
Citazione:
Il kufr di Tariq Ramadan non è limitato alle parole citate, ma praticamente l'intero discorso che fa' è un esempio incomparabile di kufr e batil.
La cosa paradossale è che la sua interlocutrice, una nota apostata atea e antislamica, alla fine dice cose più ragionevoli e vere di lui, soprattutto negli ultimi secondi del video in cui afferma che un musulmano dovrebbe essere più portato ad ascoltare bin Laden che Ramadan, poiché il primo si riferisce al Qur'an e gli ahadith, mentre il secondo parla in modo inconsistente.

Da notare anche che Ramadan davanti ai non musulmani usa continuamente la terza persona parlando dei musulmani (la loro religione, il loro Libro, ecc.) e in prima persona parlando dell'Occidente (i nostri principi democratici, ecc.) e contraddice apertamente senza remore il Qur'an, affermando che c'è scritto questo e quello ma io penso l'opposto, mentre con passione, fermezza e intransigenza afferma che i principi democratici sono irremovibili e immodificabili!!!
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MessaggioInviato: Mer Giu 27, 2012 9:43 am    Oggetto: Rispondi citando

'Umar Mujaddidi ha scritto:

Veramente uno degli scopi del postare quest'articolo - oltre a mettere in guardia sul personaggio - era proprio di far desistere i Musulmani dall'idea di leggere e comprare i suoi libri! :-)

Il mio consiglio è di impiegare il tempo perso a leggere i suoi libri nella lettura del Qur'an o di testi ortodossi; c'è sempre il rischio che qualche idea scorretta possa entrarti in testa, ed è sempre meglio evitare una cosa del genere..


Quoto per ricordare in quanto il Ricordo giova ai credenti :)

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MessaggioInviato: Ven Giu 29, 2012 10:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

'Umar Mujaddidi ha scritto:

Io sono contro la pena capitale, e sono contro la lapidazione... Ma io voglio cambiare la mentalità, perciò devo trattare coi Musulmani e dire "torniamo ai testi". Il testo come dicono loro è vero. Il Qur'an parla di punizione corporale e pena di morte, di lapidazione di uomini e donne. Ma noi abbiamo il testo. Io sto ponendo tre domande ai sapienti: 1) Cosa affermano i testi; 2) Quali sono le condizioni; 3) ed in quale contesto. Venite e discutiamone. E intanto che ne parlate, fermiamo tutto. Questo è ciò che chiamiamo moratoria, affinché io arrivi all'abolizione. Ma tutto questo è solamente per cambiare la mentalità".


la hawla wa la quwata illa biLlahi A'liyi A'dhim.
non ha tanta fantasia nei sue discorsi, e un unico piano e unica frase che ripete daper tutto con o senza occasione!!!che Allah swt non li fa arrivare da nessuna parte.

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min.1.30
" ..le monde musulman se refere à des textes, ces textes là, ils les prennent au sérieux, vous ne pouvez pas etre ici assis dans les salons parisiens et condamner et dire que ca va resoudre le probleme...j'ai trois questions à poser aux savants à travers le monde: 1- que disent les textes. 2-condition qu'il faut pour appliquer ces textes. 3- et dans quel contexte social...je suis contre l'application car ces trois questions et les conditions ne sont pas réunis...pour etre entendu per le monde musulman, il ne suffit pas de condamner, il faut trouver une pedagogie qui s'évaluer les mentalités.... et pendant que vous ouvrez le débat, nous arretons tout, c'est-à-dire pas de peine capitale, pas de chatiments corporels et pas de lapidation, ca c'est ma proposition, je suis contre mais ma proposition c'est d'ouvrir le débat

e questo il piano diabolico che ha?? addirittura invita i kuffar a trovare una strategie (pedagogie) ??? la hawla wa la quwata illa biLlah.

n.b. inutile che faccio una traduzione tanto è quasi la stessa traduzione sopra.

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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Ven Giu 29, 2012 11:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Di deviati, eretici ed apostati ce n'è già "in abbondanza".

La cosa ancor più grave, nel caso di Tariq Ramadan, è che siano proprio i dirigenti delle comunità islamiche a dargli voce e promuoverne le opere ed il "pensiero" tra i comuni Musulmani.

Altri deviati eretici ed apostati hanno più seguito tra i non-Musulmani che tra i Musulmani, che globalmente li snobbano e sono allontanati dalla loro chiara agenda anti-islamica.
Tariq Ramadan, invece, è riuscito a raccogliere un certo seguito tra gli stessi Musulmani, grazie al patrocinio dei post-Ikhwan. E' questo ciò che lo rende ancora più pericoloso.

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MessaggioInviato: Sab Giu 30, 2012 8:40 pm    Oggetto: Rispondi citando

dopo due cento anni di crociate fallite, hanno deciso di passare alla "dolce guerra" الحرب الناعمة sull islam. dal libro civil democratic islam si capisce benissimo le loro tattiche..
da pagina 10
...We can distinguish four essential positions:
Fundamentalists reject democratic values and contemporary Western culture.They want an authoritarian, puritanical state that will implement their extreme view of Islamic law and morality. They are willing to use innovation and modern technology to achieve that goal.
Traditionalists want a conservative society. They are suspicious of modernity, innovation, and change.
Modernists want the Islamic world to become part of global modernity.They want to modernize and reform Islam to bring it into line with the age.
Secularists want the Islamic world to accept a division of church and state in the manner of Western industrial democracies, with religion relegated to the private sphere.
.......

The fundamentalists are hostile to the West and to the United States in particular and are intent, to varying degrees, on damaging and destroying democratic modernity. Supporting them is not an option, except for transitory tactical considerations.
The traditionalists generally hold more moderate views, but there are significant differences between different groups of traditionalists.
Some are close to the fundamentalists. None wholeheartedly embraces modern democracy and the culture and values of modernity and, at best, can only make an uneasy peace with them.
The modernists and secularists are closest to the West in terms of values and policies. However, they are generally in a weaker position than the other groups, lacking powerful backing, financial resources, an effective infrastructure, and a public platform. The secularists, besides sometimes being unacceptable as allies on the basis of their broader ideological affiliation, also have trouble addressing the traditional sector of an Islamic audience.
To encourage positive change in the Islamic world toward greater democracy, modernity, and compatibility with the contemporary international world order, the United States and the West need to consider very carefully which elements, trends, and forces within Islam they intend to strengthen; what the goals and values of their various potential allies and protégés really are; and what the broader consequences of advancing their respective agendas are likely to be. a mixed approach composed of the following elements is likely to be the most effective:

Support the modernists first:
Publish and distribute their works at subsidized cost.
— Encourage them to write for mass audiences and for youth.
— Introduce their views into the curriculum of Islamic education.
— Give them a public platform.
— Make their opinions and judgments on fundamental questions of religious
interpretation available to a mass audience in competition with those of the fundamentalists and traditionalists, who have Web sites,
publishing houses, schools, institutes, and many other vehicles for disseminating their views.
— Position secularism and modernism as a “counterculture” option for
disaffected Islamic youth.
— Facilitate and encourage an awareness of their pre- and non-Islamic
history and culture, in the media and the curricula of relevant countries.
— Assist in the development of independent civic organizations, to promote civic culture and provide a space for ordinary citizens to educate
themselves about the political process and to articulate their views.

• Support the traditionalists against the fundamentalists:
— Publicize traditionalist criticism of fundamentalist violence and extremism; encourage disagreements between traditionalists and fundamentalists.
— Discourage alliances between traditionalists and fundamentalists.
— Encourage cooperation between modernists and the traditionalists who
are closer to the modernist end of the spectrum.
Where appropriate, educate the traditionalists to equip them better for debates against fundamentalists. Fundamentalists are often rhetorically superior, while traditionalists practice a politically inarticulate “folk Islam.” In such places as Central Asia, they may need to be educated and trained in orthodox Islam to be able to stand their ground.
Increase the presence and profile of modernists in traditionalist institutions.

.......

• Confront and oppose the fundamentalists:
— Challenge their interpretation of Islam and expose inaccuracies.
— Reveal their linkages to illegal groups and activities.
— Publicize the consequences of their violent acts.
— Demonstrate their inability to rule, to achieve positive development of
their countries and communities.
— Address these messages especially to young people, to pious traditionalist populations, to Muslim minorities in the West, and to women.
— Avoid showing respect or admiration for the violent feats of fundamentalist extremists and terrorists. Cast them as disturbed and cowardly, not as evil heroes.
Encourage journalists to investigate issues of corruption, hypocrisy, and immorality in fundamentalist and terrorist circles.
Encourage divisions among fundamentalists.

• Selectively support secularists:
— Encourage recognition of fundamentalism as a shared enemy, discourage secularist alliance with anti-U.S. forces on such grounds as
nationalism and leftist ideology.
— Support the idea that religion and the state can be separate in Islam too and that this does not endanger the faith but, in fact, may strengthen it.
.....
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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Dom Lug 01, 2012 5:51 am    Oggetto: Rispondi citando

JazakiLlahu khayran per aver postato questo prezioso estratto che fa luce su cosa c'è sotto tutto questo "fermento" di "interpretazioni" ed "intellettuali", dietro tutti questi libri di "riformatori illuminati", di "paladine del femminismo islamico", di "giovani coraggiosi".

E' essenziale per ogni Musulmano comprendere la portata della "guerra ideologica" in corso.

La prossima volta che prendere in mano una rivista, un libro, o che sentite di un certo "intellettuale riformista", di una "coraggiosa prospettiva femminile", ricordatevi di questo breve report, e ricordatevi che ci sono think tank, istituti, università il cui scopo è proprio quello di cambiare la visione che i Musulmano hanno della loro religione, per i loro (dei kuffar) bassi interessi, proprio finanziando tali libri, la loro promozione sui media, la visibilità dei loro autori.

C'è tutto un palcoscenico sotto, tutta una finzione.

(Avevo letto la storia di una sorella convertita che aveva studiato proprio in uno di questi istituti, ma al momento non riesco a ritrovarla)

Ancora, la prossima volta che sentite un reportage su qualche "gruppo fondamentalista" che elenca misfatti di ogni genere, ricordatevi di passaggi come:
"— Avoid showing respect or admiration for the violent feats of fundamentalist extremists and terrorists. Cast them as disturbed and cowardly, not as evil heroes.
— Encourage journalists to investigate issues of corruption, hypocrisy, and immorality in fundamentalist and terrorist circles.
— Encourage divisions among fundamentalists".

Ricordate infine l'hadith del Profeta sallallaahu:

"La guerra è inganno" (aw kama qal).

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Fabb Yusuf Tarenti
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MessaggioInviato: Mer Feb 06, 2013 8:49 pm    Oggetto: BismiLlāhi arRaḥmāni arRa&#7 Rispondi citando

AsSalāmu ‘alaykum wa raḥmatuLlāhi wa barakātuHu,

cari fratelli e sorelle, ammetto che ho commesso l'errore di riaprire un profilo facebook, senza comunque l'intenzione di frequentare quel sito, ma solo per restare in contatto via chat con alcuni fratelli che si trovano quasi solo là.

Per recuperare i contatti ho dovuto comunque navigarci e ho ceduto a qualche commento qua e là e devo dire che la mia esperienza è stata a dir poco sconfortante e deludente, facendomi ripassare la voglia di frequentare quel sito alḥamduliLlāh!

Ma non è di questo che voglio parlarvi qui e ora, ma solo raccontare che sul profilo della sorella Patrizia Khadija Dal Monte ho trovato un articolo aberrante di Tariq Ramadan e l'ho commentato allegando il collegamento a questa pagina. Il mio commento è stato presto cancellato e in seguito c'è stata una censura totale e sono stato bloccato dalla proprietaria del profilo (la Dal Monte) senza ricevere alcuna risposta o spiegazione.

Al che ho provato ad inserire un commento direttamente nella pagina Islam-Online.it, con poche speranze francamente, avendo avuto molte altre esperienze di censura da quel sito in passato. Ho comunque salvato il mio messaggio come foto dello schermo e l'ho pubblicato su facebook affinché tutti sapessero che i fratelli di Islam-Online.it non ritengono giusto che la gente conosca questi documenti e non accettano la benché minima critica sulla persona di Tariq Ramadan.

AlḥamduliLlāh molti fratelli hanno espresso solidarietà e hanno aggiunto le loro esperienze con i seguaci di Tariq Ramadan, raccontandomi di altri casi di censura a me ignoti e di altre vicende.
Ora voglio condividere con voi la mia pagina, sperando sia accessibile anche a chi non usa facebook, e comunque raccomandando a tutti di stare lontani da quel sito, che è per lo più una fitna.

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(([49.11] O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli. Com'è infame l'accusa di iniquità rivolta a chi è credente ! Coloro che non si pentono sono gli iniqui.)) 49:11



(Dio non è un uomo da potersi smentire,
non è un figlio dell'uomo da potersi pentire.
Forse Egli dice e poi non fa?
Promette una cosa che poi non adempie?)

Numeri 23:19 (BIBBIA)


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Fabb Yusuf Tarenti
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MessaggioInviato: Gio Feb 07, 2013 12:47 am    Oggetto: BismiLlāhi arRaḥmāni arRa&#7 Rispondi citando

Ho scoperto che di recente anche un fratello studente a Medina di nome Jibril Abu Isa ha provato a dialogare con i gestori di Islam Online muovendo critiche pacate e argomentate e nonostante i toni ben più morbidi dei miei è stato ripetutamente censurato. Dopo diverso tempo solo alcuni dei suoi commenti sono stati pubblicati sul sito, per poi di nuovo censurare qualsiasi suo ulteriore commento.

Condivido qui alcune sue missive al sito Islam Online per il beneficio di tutti e perché tutti capiscano cosa non sia consentito dire su quel sito:

Citazione:
Citazione:

direttore gennaio 17th, 2012 2:44 pm
"Il fratello Jibril padre di Isa, ha lamentato una supposta censura da parte nostra perché non ha visto apparire il suo commento nei tempi che avrebbe voluto.
Innanzi tutto noi non censuriamo quasi nessuno (quasi perché talvolta, utenti che si nascondono dietro un nick, usano termini che riteniamo inaccettabili) se i commenti non appaiono immediatamente è solo perché i moderatori non sono collegati h24 al sito."

Dopo poche settimane che asseri cio', non solo' inizio' incredibilmente a censurarmi sistematicamente dopo avermi pubblicamente calunniato senza darmi la possibilità di difendermi, ma in fine arrivo' anche a bannarmi definitivamente.
Viva la sincerità e la coerenza.

Questo e' il commento a causa del quale Hamza mi calunnio' pubblicamente asserendo che si trovo' costretto a censurarlo poiché secondo lui con suddetto feci "takfeer" ad alcuni fratelli.
Assalaamu 'alaikum carissmi fratelli, vi propongo alcuni pezzi di un mio intervento su un noto sito islamico a proposito dell'opportunità o meno di prmovuore documenti mistificatori e diseducativi coma la "moratoria" si Tareq Ramadan.
Citazione:

"E’ infatti 20 anni che sentiamo parlare di “amore” e “fratellanza”, tanto per iscritto quanto negli incontri pubblici: questo sarà un po’ per schermirsi dagli attacchi islamofobi, un po’ per l’eccessiva influenza di una cultura letteraria slegata dal suo proprio contesto shara’itico, un po’ per la tendenza dilagante a semplificare le questioni sul piano moraleggiante di una fede ridotta a savoir faire. Ero cristiano prima di essere Musulmano, di riflessioni sull’amore ne ho lette e sentite tante, e grazie a Dio ho poi capito che la tenerezza della Misericordia non ha ragion d’essere, nella maggior parte dei casi, senza il basilare fondamento della Conoscenza e la necessaria severità della Giustizia.

Ho letto con attenzione la moratoria, probabilmente ho finito per conoscerla addirittura meglio di voi (mi rivolgevo ai firmatari).
E’ perciò che mi son ripetutamente premurato di consigliare privatamente uno dei suoi firmatari, proprio perché ne comprendo tutto il potenziale diseducativo, che ben riassumi nelle tue considerazioni. E’ infatti chiaro che questa moratoria non ha alcun peso reale nei Paesi Musulmani, né potrebbe averne, oltre che per i suoi contenuti, anche per la pochezza delle sue argomentazioni e per il carattere francamente sconosciuto dei suoi firmatari.

C’è anche da chiedersi che senso abbia appellarsi alla sospensione degli hudud proprio nell’epoca in cui questi sono meno praticati nei Paesi Musulmani (i Paesi che effettivamente li praticano si possono forse contare sulle dita di una mano), e per di più visto che tale appello proviene da Musulmani che non risiedono e talora non hanno mai risieduto in questi Paesi.
L’impressione è che si cerchi di guadagnare del consenso a buon mercato, nei confronti di una questione irrisoria nel concreto, ma altamente significativa per ciò che concerne l’integrità della dottrina Islamica.
Emerge qui il tentativo di accreditarsi come “fedeli alla tradizione” – per il semplice fatto di citarla, e di discuterla – ma “attenti al contesto attuale” – ovvero completamente supini alla mentalità occidentale, pur con qualche distinguo di maniera e fondato più su preconcetti politici e culturali, cui si trovano di volta in volta “riscontri” nelle Fonti religiose.
Una serie di osservazioni, dunque, in riferimento al merito della moratoria.

A proposito delle riflessioni personali di questo o quell’intellettuale sulla “appropriatezza” delle pene corporali in un’epoca od in un’altra, è necessario innanzi tutto tornare alla Parola di Allah. Egli dice nella Sura della Tavola imbandita, al v. 38: “Tagliate la mano al ladro ed alla ladra per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah. Allah è Eccelso Saggio”. Iddio ha usato l’imperativo perché è un ordine e ha chiamato Se Stesso: Saggio perché ciò che il Saggio fa è giusto,adeguato ed opportuno.
Dice altresì l’Altissimo: “Flagellate la fornicatrice ed il fornicatore, ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite nell’applicazione della religione di Allah se credete in Lui e nell’ultimo giorno e che un gruppo di credenti sia presente alla punizione” [la Luce, 2]. “E non vi impietosite”, significa “a prescindere da chi sia il malcapitato”: ovvero esattamente il contrario di un ragionamento che “a partire dal contesto” vanifichi un ordine di Allah. E’ poi detto: “se credete in Lui e nell’ultimo giorno”, come dire: chi non applicherà ciò in presenza di prove schiaccianti non è un vero credente.

Ancora nella Sura della Tavola imbandita, l’Altissimo si esprime in questo senso: “La ricompensa di coloro che fanno guerra ad Allah ed al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è soltanto che siano uccisi o crocifissi, che siano tagliate la mano e la gamba dai lati opposti o che siano esiliati sulla terra. Ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita. Nell’altra vita avranno castigo immenso” [v. 33]. Utilizzando il termine “innamaa”, è negato chiaramente che ci possano essere altre “ricompense” al di là di questa. E’ poi detto: “Ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita”, concludendo dunque: “Nell’altra vita avranno castigo immenso”. Il castigo è dunque chiaramente presente in questo dunya, oltreché nell’aldilà.

Risulta dunque evidente come lo statuto degli hudud non è certo “falsamente assimiliato alla Shari’a Islamica”, come sostenuto dal sig. Ramadan, che vorrebbe fare perno sull’ovvia osservazione che “la Shari’a non si riduce agli hudud” per promuoverne la sospensione di fatto e l’esclusione di diritto dal patrimonio giurisprudenziale della Ummah di Muhammad. Essi ne sono invece una parte fondamentale, e benché oggi sia chiaramente senza senso discuterne l’applicabilità da parte di un Musulmano Europeo che vive in Europa (come invece fa il sig. Ramadan), è invece essenziale che ogni Musulmano ne conservi la coscienza nella sua comprensione del Din di Allah nella sua integrità e coerenza.

Già il Califfo ‘Umar, indebitamente chiamato in causa in virtù di un episodio ben circoscritto e specifico del suo regno, mise in guardia da certe derive negazioniste, con una lungimiranza che in un altro contesto potremmo definire veramente profetica.
Disse infatti: “In verità Iddio invio Muhammad con la Verità e fece discendere su di Lui il Libro, e su Ciò che fece scendere su di Lui c’era il versetto della lapidazione, lo recitammo lo memorizzammo lo comprendemmo quindi l’Inviato di Dio lapidò e lapidammo noi dopo di Lui; ma temo che col passare del tempo possa dire qualcuno: “Non troviamo la lapidazione nel libro di Dio!”, quindi rimangano traviati per aver abbandonato un dovere che Dio fece scendere, ché certamente la lapidazione è verità nel libro di Dio Altissimo per colui che fornicò qualora abbia consumato il matrimonio, uomo o donna che sia, qualora ci siano le prove o sia incinta o confessi” [Autenticato di comune accordo].

E’ da notare che benché questo versetto fosse relativo ad una questione specifica, esso menziona chiaramente la concomitanza tra il traviamento e l’abbandono dei doveri rivelati da Dio, sanciti appunto come “verità”. In quell’occasione, il discorso fu rilasciato dinnanzi a numerosi Sahaba, e nessuno si alzò per contraddirlo – come invece sappiamo era costume fare, anche nei confronti del Califfo, qualora costui avesse assunto una posizione contraria all’autentica Sunna profetica. Ciò vale, per i Sapienti Musulmani e per la Comunità dei credenti, come una indicazione di accordo unanime tra i Compagni, il che stabilisce di per sé una risoluzione vincolante sul piano del credo ortodosso e della giurisprudenza sunnita.

Sono solo alcune delle osservazioni possibili, e già soltanto in via del tutto preliminare. Basterebbe il buon senso, per domandarsi quando mai l’umanità ha visto un’età completamente di giustizia, perfino poco dopo la morte del Profeta Muhammad – su di lui siano la Pace e le benedizioni d’Iddio.
Quando a subire ingiustizia furono alcuni tra gli uomini più illustri di ogni epoca, quale Salaf o Sapiente si è alzato per invocare la moratoria degli hudud, in virtù di un “contesto sociale ben poco fedele al messaggio islamico”? Iddio ha dunque rivelato gli hudud affinché restassero legittimamente in vigore per pochi anni soltanto, finché non ci fosse stata di nuovo (sic) “giustizia per tutti”?

E successivamente, a cosa dovrebbe condurre una “seria riflessione” sulle pene corporali, una volta che le si sia “sospese”? Si attenderà la “giustizia sociale”, cara agli utopisti di ogni orientamento del XIX secolo, per applicarle nuovamente? E se questa “giustizia”, incredibilmente, non venisse più, le si “abrogherebbe” del tutto? Ma se questa invece venisse, non sarebbero allora additate come “eccessive”, in un momento in cui in fondo la società “va per il verso giusto”? Sono dunque definitivamente “inadeguate”, o – come dice Tariq Ramadan in un passaggio in cui esce da quell’argomentare fumoso che lo contraddistingue – è addirittura “nostra responsabilità morale e religiosa che si metta immediatamente fine all’applicazione degli hudûd che sono falsamente assimilati alla “sharî’a islamica”?

Non mi dilungo ulteriormente, riservandomi eventualmente di approfondire alcune questioni, all’occorrenza in altra sede. Quel che mi sembra necessario comprendere è che non è più possibile ragionare prescindendo dalle esigenze elementari di una Comunità fondata sulla Conoscenza.

Si dice che va bene la Conoscenza, MA serve ANCHE l’attivismo. Questo, dopo oltre vent’anni di attività, ha lasciato gl’Italiani praticamente senza alcun libro decente, fatte salve rare eccezioni, e senza alcun progetto di formazione strutturato, mentre sono decuplicati attivismi di ogni risma, senza alcuna concreta base dottrinale o culturale.
Così diciamo che va bene se qualcuno tradurrà i libri “classici”, MA “accanto a questi” si deve ANCHE “informare circa il dibattito contemporaneo”. Concretamente, questo significa che gli Italiani Musulmani non hanno alcun riferimento di base per la comprensione della propria religione, e che chiunque può permettersi di dire qualsiasi cosa, facendo perno sulla “specialità del tempo profetico”, come a dire che l’Islam fu bello e giusto, ma ora dobbiamo limitarci a trarne qualche pia ispirazione, per impegnarci poi di testa nostra nell’agone politico di tutti i giorni (che Dio ce ne scampi).

Concluderei con una citazione augurandomi che questi interventi possano chiarificare a tutti i lettori, non esclusi i redattori di questo sito, quale sia l’urgenza di riordinare le nostre priorità di Musulmani Italiani, e che questo nostro tentativo sia compreso nella sua premura fraterna, disponibilità personale, intenzione sincera, e sforzo per il Volto di Dio".

“Si è molto discusso in occidente e in ambienti islamici modernisti a proposito dell’interpretazione “evolutiva” delle norme sciaraitiche relative alla fornicazione. Non vogliamo certo portare il nostro contributo ad un dibattito che giudichiamo improprio in ambiente non islamico e che sfiora l’eresia e la blasfemità se coinvolge musulmani. [..] La Parola di Allah – gloria a Lui l’Altissimo – e la Sunna dell’Inviato – Pace e benedizioni su di lui – sono le nostre fonti di diritto, le quattro scuole di diritto canoniche rappresentano l’interpretazione ortodossa e accettata di quella Parola e di quella Sunna. Le procedure penali, la legislazione relativa alla testimonianza e tutte le garanzie previste dalla Legge Islamica sono tali da impedire qualsiasi abuso nell’applicazione delle Leggi di Allah. Ogni movimento tendente ad adeguarle alla corruzione dei tempi presenti è dottrinalmente infondato e dimostra nei suoi fautori la carenza di quel sentimento che deve contraddistinguere tanto il semplice credente quanto lo studioso di diritto: la taqwa, il timor di Allah.” [Nota a Sura an-Nur, v.2].La citazione è di Hamza Piccardo uno di coloro che ha, clamorosamente e senza alcuna valida giustificazione, cambiato il proprio punto di vista portando il suo contributo ad "un dibattito che giudichiamo improprio in ambiente non islamico e che sfiora l’eresia e la blasfemità se coinvolge musulmani".

Da:

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Citazione:

Salamu aleykom wa rahmatullahi wa barakatuhu.

Caro Direttore, Lei giustamente ci mette in guardia dal fare “takfir” - anche velatamente - agli altri Musulmani, e che Dio La ricompensi per questo… ma non era forse tra le pagine del medesimo sito che uno dei redattori, nel rispondere ad alcune delle questioni riguardanti la moratoria di Tariq Ramadan, ebbe l’ardire di scrivere:

“Quello che Ramadan contesta, inoltre, è il fatto che esse (cioè le pene corporali) siano assunte a sinonimo di islamicità, che bastino esse perché una società si senta islamica, mentre essa lo è (cioè la società) solo (e ripeto: SOLO) se pratica la giustizia verso tutti.”

Quindi giova ricordare innanzitutto che la società, come del resto specifica il vocabolario, e’ “l’insieme di persone legate da vincoli più o meno complessi, soggette a leggi ed ordinamenti comuni”. Cioe’ secondo tale definizione e’ possibile definire l’insieme delle persone come islamico soltanto quando questo pratichi la giustizia verso tutti, cioè ricchi e poveri, deboli e forti, indistintamente. Quindi nel caso in cui - dicendo cio’ di cui sopra - si intenda che il Musulmano che non applichi la giustizia verso tutti e’ “kafir”, ebbene questo sì che rappresenterebbe una forma - e nemmeno tanto velata - di “takfir”.

Se da una parte e’ vero che praticare la giustizia verso tutti e’ un dovere grandissimo del Musulmano dall’altra e’ anche vero che qualora il Musulmano giudichi ingiustamente senza però ritenere il suo giudizio lecito, ne’ giusto, ne’ sciaraitico, ne’ meglio di quello sciaraitico, ma piuttosto sappia in cuor suo che cio’ e’ sbagliato e che Dio per questo potrebbe castigarlo, ebbene questo rientra in quelli che noi definiremmo “i peccati più gravi” e pertanto non può essere considerato apostasia, nella maniera più assoluta.

Ciò solo per mettere in guardia da una pericolosissima deriva semplicistica che porta ad accusare i propri fratelli di cose di cui non si comprendono esattamente i termini e la natura.

Per quanto riguarda il “tempo” e la “passione” per le polemiche, sappia, caro Direttore, che non abbiamo ne l’uno ne l’altra. D’altro canto però - come ho ricordato più volte - un sito che si presenta come rappresentativo dell’Islam in Italia, diretto da persone che si sono assunte l’incarico pubblico di difendere i diritti e gli interessi dei Musulmani Italiani dinanzi alla società ed alle istituzioni italiane, rappresenta - tra l’altro - uno spazio pubblico cui ogni Musulmano impegnato in “rete” ha non solo il diritto, ma piuttosto il dovere di contribuire in termine di osservazioni, correzioni, critiche ed interventi, anche severi, e Dio ci perdoni.

Rappresenta quindi un preciso dovere per ogni devoto che sia in grado di farlo, per quanto gli sia possibile, il criticarVi in maniera costruttiva qualora prendiate degli abbagli. E questo e’ cio’ che ha fatto in maniera egregia in questo post il fratello ‘Ali, il quale non ha ricevuto alcun tipo di confutazione argomentativa, se non - seppur in maniera errata - dal fratello …

Per finire, visto che non e’ la prima volta che Lei fa capire tra le righe dei Suoi commenti che qualcuno dei commentatori dei Vostri post avrebbe fatto “takfir” ai propri fratelli, sarebbe cosa gradita che Lei, ci indicasse il posto e le modalità in cui cio’ sarebbe avvenuto, in modo che, da un lato, chi abbia sbagliato possa aver modo di fare pubblica ammenda, prendendosi la responsabilità di quello che ha detto ed adempiendo al dovere che grava su ogni Musulmano che si macchi di tali colpe nei confronti dei propri fratelli, e dall’altro non sorga il dubbio nei lettori del sito che tali accuse vengano fatte al fine di screditare ingiustamente coloro che non si omologano al vostro modo di pensare ed al fine di censurare commenti contenenti argomenti ai quali Voi stessi non possedete risposta alcuna. E che Dio ci scampi da certi pensieri.

Fi amani llah

Vostro fratello in Dio, Jibril Abu ‘Isa.


Alcuni altri commenti che alla fine sono stati pubblicati li trovate nel sito Islam Online

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(([49.11] O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli. Com'è infame l'accusa di iniquità rivolta a chi è credente ! Coloro che non si pentono sono gli iniqui.)) 49:11



(Dio non è un uomo da potersi smentire,
non è un figlio dell'uomo da potersi pentire.
Forse Egli dice e poi non fa?
Promette una cosa che poi non adempie?)

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Muhammad Ismail
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MessaggioInviato: Gio Feb 07, 2013 2:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

Condivido la necessità di una lotta contro le deviazioni eterodosse moderniste e neo-mutazilite, ma personalmente ritengo scorretto reputare i salafiti un'eresia da sradicare.

Il principio fondamentale del Salafismo consiste in un rinnovamento della determinazione della Ummah, una sorta di hijra dalla negatività che comporta la modernità. Un tentativo di identificazione dei musulmani ancora fedeli alla Sunnah con i primi musulmani al seguito del Profeta (saws).

Non credo che tutto ciò sia negativo, anzi sicruamente è salutare e vantaggioso per l'Islam e per la Ummah intera.

L'unico difetto che ho riscontrato in questo forum, infatti, è una eccessiva tendenza intransigente nei confronti del Salafismo.

Lo Shaykh al-Albani ha dichiarato sahih soltanto determinati fonti di ahaadith, pertanto coloro che si ispirano ai suoi insegnamenti si attengono soltanto a quest'ultimi. Ma poichè le fonti trattate dal al-Albani sono accettate come valide anche dagli altri musulmani, sinceramente non riscontro alcuna deviazione in ciò.

In pratica: trascurare le fonti minori di ahaadith non rende kafir un musulmano.[/i]

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MessaggioInviato: Gio Feb 07, 2013 6:24 pm    Oggetto: Rispondi citando

Muhammad Ismail ha scritto:
Condivido la necessità di una lotta contro le deviazioni eterodosse moderniste e neo-mutazilite, ma personalmente ritengo scorretto reputare i salafiti un'eresia da sradicare.

Il principio fondamentale del Salafismo consiste in un rinnovamento della determinazione della Ummah, una sorta di hijra dalla negatività che comporta la modernità. Un tentativo di identificazione dei musulmani ancora fedeli alla Sunnah con i primi musulmani al seguito del Profeta (saws).

Non credo che tutto ciò sia negativo, anzi sicruamente è salutare e vantaggioso per l'Islam e per la Ummah intera.

L'unico difetto che ho riscontrato in questo forum, infatti, è una eccessiva tendenza intransigente nei confronti del Salafismo.

Lo Shaykh al-Albani ha dichiarato sahih soltanto determinati fonti di ahaadith, pertanto coloro che si ispirano ai suoi insegnamenti si attengono soltanto a quest'ultimi. Ma poichè le fonti trattate dal al-Albani sono accettate come valide anche dagli altri musulmani, sinceramente non riscontro alcuna deviazione in ciò.
.

Se la Salafiyyah fosse semplicemente questo: ritornare all'esempio dei Salaf ed evitare innovazioni, non vedo chi mai potrebbe non dirsi d'accordo con questo, e noi saremmo i primi a definirci "salafiti".

Ma un approccio serio e responsabile impone di andare oltre slogan e motti, e valutare gli effettivi contenuti: non basta auto-definirsi "salafita" o "ahl-e-hadith" per essere automaticamente sulla metodologia dei Salaf.

Ciò sembra periodicamente sfuggire a molti neo-convertiti e neo-praticanti, che, spinti dalla correttissima intenzione di seguire "l'Islam vero" (e disgustati da squallide aberrazioni e devianze che oggigiorno non è raro incontrare), finiscono per ingerire senza alcuna verifica qualsiasi cosa venga dalla bocca di chi a parole fa tanti discorsi su "Qur'an e Sunnah".

Ma non basta dichiarare la propria adesione a qualcosa (dovremmo saperlo bene, quando vediamo che i cristiani prendono persino il loro nome da Hadrat Isa (`alayhi assalam), ma non seguono affatto il suo messaggio: anche con loro (ma in misura ovviamente diversa) non bastano gli slogan), per seguirlo correttamente.

Lo ripeto dunque l'ennesima volta: le nostre obiezioni non riguardano le intenzioni della "salafiyyah" di "ritornare al vero Islam".
Riguardano il fatto che in realtà non è così, e che la loro metodologia ha diversi errori, come spiegato da diversi secoli dagli `Ulama' di Ahl as-Sunnah.

Ma se non si esce dagli slogan, ciò non sarà possibile capirlo.

Il mio invito ai fratelli alla ricerca dell'"Islam puro" è questo: andate oltre slogan e parole d'ordine, e cercate chi davvero segue la via dell'ortodossia e dei Compagni del Profeta sallallaahu in ogni aspetto, e soprattutto, lo fa senza buttare il bambino (della tradizione sapienziale islamica) con l'acqua sporca (delle innovazioni e deviazioni che si sono sedimentate su di essa), a differenza di quanto invece fanno i salafiti.

Il miglior esempio odierno di tale equilibrio tra "continuazione della tradizione islamica" e "ritorno alle fonti e depurazione dalle innovazioni e deviazioni" è quello rappresentato dagli

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, ed il seguire la "loro" metodologia (che è poi quella di Ahl as-Sunnah) risponde a tutti i dubbi, perplessità ed insoddisfazioni che molti fratelli avevano quando si trovavano a dover scegliere tra i
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rappresentati rispettivamente da salafiti e tradizionalisti/pseudo-sufi/riformisti/lassisti/deviati di ogni genere.

P.S.: L'intransigenza, in realtà, viene proprio dai salafiti: sono loro a considerare deviati-eretici-innovatori tutti gli altri Musulmani, compreso il 90-95% degli `Ulama' classici di questa Ummah!

Che chi li confuta rispondendo alla loro intransigenza venga accusato lui stesso di essere intransigente, è il colmo!

Muhammad Ismail ha scritto:
In pratica: trascurare le fonti minori di ahaadith non rende kafir un musulmano.


Fratello, nessuno di noi fa takfir verso i salafiti: li consideriamo nostri fratelli Musulmani, ma con alcune posizioni e metodologie più o meno errate (nuovamente, a seconda del gruppo - tra i tanti gruppi di "salafiti" di cui fanno parte)

Cosa c'entra questo con la metodologia salafita o di al-Albani?

Quella di

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è una tendenza di alcuni salafiti ignoranti, ma che non è supportata da alcun sapiente salafita, e lo stesso al-Albani ha ritenuto autentici anche ahadith provienti da altre raccolte, che, sebbene meno "famose" a chi non gli ha studiati, non li rende affatto "fonti minori".


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molte volte, un hadith proveniente da un'altra raccolta potrebbe essere "tanto autentico quanto" un hadith racconto nel Sahih Bukhari.

Qui stiamo mischiando molte cose differenti e onestamente ho l'impressione tu non conosca bene ciò di cui stai parlando.

P.S.2: Questo thread è dedicato al morbo di Tariq Ramadan e della sua conventicola di promotori. Se vuoi discutere dei salafiti per favore apri un altro thread o ancora meglio continua da

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MessaggioInviato: Gio Feb 07, 2013 11:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

Tornando a Tariq Ramadan, un elemento su cui riflettere è l'enorme responsabilità dei dirigenti "Ikhwani" in Europa (e delle loro reti nei vari singoli paesi europei) che sono i veri responsabili del "lancio" di Tariq Ramadan, personaggio altrimenti privo di qualsiasi qualifica sapienziale.

La domanda che dovremmo sempre porci ogni volta che abbiamo di fronte un determinato fenomeno é: "perché se ne parla?".

Rintracciare le radici della diffusione di una determinata notizia-discorso (che sia il fatto che si parli di una lapidazione in qualche sperduta regione nigeriana ma non di un qualche efferato crimine in Colombia, o l'improvvisa popolarità di qualche "intellettuale"), e le vere motivazioni al di sotto di essa, sono di enorme aiuto nel comprendere effettivamente gli scopi e l'effettiva portata di tali "notizie-discorsi".

Tornando a Ramadan ed ai quadri Ikhwani-UCOII, la loro decisione di puntare così tanto su un personaggio che esprime posizioni così deviate è una responsabilità di cui dovranno rispondere.

La loro è stata una scelta precisa: invece di puntare le loro "risorse" su un personaggio che promuovesse posizioni condivise, in linea con la giurisprudenza tradizionale, anche se magari con un taglio "moderato" o "lassista" in linea con le loro tendenze, hanno puntato tutto su un personaggio che sta esrimento nozioni estremamente controverse e pericolose per l'iman delle migliaia di Musulmani che vengono esposti ai suoi libri ed alle sua discussioni di sociologia e politica prima ancora di avere le idee chiare sulle basi minime della dottrina o della giurisprudenza - e nella stragrande maggioranza dei casi, tali "idee chiare" su questi argomenti non verranno mai raggiunte, creando generazioni di "dirigenti" in grado di parlare per ore di "cittadinanza", "integrazione", "diritti", "società", ma senza la più pallida idea della metodologia islamica tradizionale, della sua dottrina e della giurisprudenza basilare - anzi, peggio, con nozioni gravemente deviate a riguardo di tutto ciò.

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MessaggioInviato: Mer Feb 13, 2013 9:49 pm    Oggetto: Re: BismiLlāhi arRaḥmāni arRa&am Rispondi citando

Fabb Yusuf Tarenti ha scritto:
AsSalāmu ‘alaykum wa raḥmatuLlāhi wa barakātuHu,

(...)
Al che ho provato ad inserire un commento direttamente nella pagina Islam-Online.it, con poche speranze francamente, avendo avuto molte altre esperienze di censura da quel sito in passato. Ho comunque salvato il mio messaggio come foto dello schermo e l'ho pubblicato su facebook affinché tutti sapessero che i fratelli di Islam-Online.it non ritengono giusto che la gente conosca questi documenti e non accettano la benché minima critica sulla persona di Tariq Ramadan.

AlḥamduliLlāh molti fratelli hanno espresso solidarietà e hanno aggiunto le loro esperienze con i seguaci di Tariq Ramadan, raccontandomi di altri casi di censura a me ignoti e di altre vicende.
Ora voglio condividere con voi la mia pagina, sperando sia accessibile anche a chi non usa facebook, e comunque raccomandando a tutti di stare lontani da quel sito, che è per lo più una fitna.

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wa 'alaykom asSalaam wa RahmatAllaahi wa BarakatuHu
Purtroppo dovremo aggiungere la mia testimonianza tra le altre, e, ancora purtroppo debbo dire che la censura di Islam-Online.it non riguarda solamete ciò che concerne Tariq Ramadhan, vado oltre:

-verso il periodo natalizio sul già citato sito è apparso un articolo di traduzione di una 'fatwa' di Ali Jum'a riguardante la liceità del fare gli auguri ai negatori per le loro feste, in particolare il Natale. Al che ho risposto con il seguente commento

Citazione:
asSalaam ‘alaykom wa RahmatAllaahi wa BarakatuHu
Una risposta Islamica-Ortodossa alla suddetta ‘fatwa’,
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ricca di dalil e che riporta ciò che da sempre è la ijmaa (Il Consenso dell’Ahl asSunnah) a riguardo, che spero non mi venga censurata.

Non mi sembra di essere stato scortese nè altro eppure dopo due settimane il commento era ancora "in coda di moderazione", al che ho pubblicato un altro commento nel quale garbatamente chiedevo il perchè-percome chiedendo se ci fossero 'problemi tecnici'. Dopo un mese esatto dal primo commento entrambi erano in coda di moderazione ed ho nuovamente scritto chiedendo se ci fossero problemi tecnici, cercando io stesso di giustificarli ed esprimendo il mio 'dispiacere' sul fatto.
Conseguentemente mi è capitato di vedere questo tuo post fratello Yusuf, quindi avevo in mente di rispondere prontamente con tanto di citazione dei tre commenti in coda di moderazione: con sorpresa trovo che gli ultimi due commenti sono stati proprio cancellati, ed è rimasto il primo solo solingo poverino, ancora in quella 'coda di moderazione'. Sono ..indignato?
Per di più, mi era capitato di scrivere un'altra volta su quel sito e pensa un po', anche quella prima volta fui censurato, io e molti altri fratelli. Era accaduto che in un articolo che menzionava la misericordia dell'Islaam (portando come esempi la derivazione di diverse parole italiane dall'arabo -?-) commentò un negatore dimostrando quanto fosse compiaciuto di "'tale' islaam, mica come quello di (cita un altro blog e ne insulta il proprietario)"; il fratello preso in causa rispose in modo molto garbato e in poche parole: censurato; diversi fratelli tra cui io intervennero in difesa del fratello: censurati; morale della favola: il commento del negatore non venne censurato.

Già, si sa, Allaah TaAla ha detto -traslitterazione-: "Ashiddao 'ala lkuffari ruhamao baynahum", appunto.

Non ho parole. Ho pubblicato infine un altro commento su uno degli articoli riguardanti il 'Mawlid', e SORPRESA non sono stato censurato (penso! voi lo vedete? Dovrebbe essere il terzo

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)! Bhè, un commento su cinque in un anno e mezzo di tempo.
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Fabb Yusuf Tarenti
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MessaggioInviato: Mer Feb 13, 2013 11:45 pm    Oggetto: BismiLlāhi arRaḥmāni arRa&#7 Rispondi citando

Francamente mi sono anche un po' "pentito" di aver sollevato questo polverone. Alla fine il sito è loro e possono ammettere i commenti di chi vogliono, non è una colpa voler pubblicizzare le proprie idee senza intromissioni di chi la pensa diversamente.

Il punto è che:
1 ciò che essi propongono sono idee in buona parte false e mistificatrici sull'Islām, e loro le promuovono in tutti i modi volendole rappresentare come Islām "italiano" e sfruttando la fama dovuta alla traduzione da parte di Piccardo del Corano (per altro piena anch'essa di errori e note mistificatrici, ma certo a livelli meno gravi del suo blog);
sul suo (ab)uso del credito che ha per aver pubblicato la traduzione del Corano più credibile in lingua italiana penso che la colpa maggiore sia di noi tutti altri che non ci diamo da fare per sostituire questa con una traduzione ben più vicina al Testo originale;
2 queste persone hanno assunto oggi ruoli dirigenziali dell'associazione UCOII, la cui credibilità e consenso sono ormai in gran parte decaduti, ma che anch'essa è, sempre per demerito altrui più che per suo merito, la più credibile allo stato attuale, e anche in questo caso c'è un (ab)uso da parte di chi, a mio parere, dovrebbe sentirsi addosso la responsabilità di rappresentare i musulmani e assolvere a questo compito in modo freddo e imparziale, senza pubblicizzare col marchio della rappresentanza dei musulmani ideologie e posizioni settarie e per altro minoritarie.

Quindi, come credo si evince da quanto scritto sopra, ad un certo punto penso non sia più saggio insistere nel cercare di far ravvedere chi finora ha ricevuto tanti moniti e buoni consigli - ovviamente senza perdere la speranza e continuando a invocare per loro e per tutti la guida di Allāh - ma piuttosto prendere atto che queste persone non assolvono in modo corretto al loro compito, per altro in gran parte autoproclamato, di rappresentanti della Umma italiana, né sentono la responsabilità di aver scritto e pubblicato la traduzione dei significati del Corano.

Quindi semplicemente i musulmani che cercano di seguire la Retta Via lontani dalle passioni individuali, dalle innovazioni, dai sincretismi e perennialismi, e da qualsiasi kufr e širk, dovrebbero perdere meno tempo in lotte contro i soliti noti e provvedere a competere con loro e sostituirsi loro anzitutto nel dare accesso ai musulmani e non di lingua italiana al Qur'an e poi in generale nell'assumere l'egemonia culturale e magari "politica" della umma, non per rincorrere scopi personali, anzi in uno sforzo d'abnegazione fisabiliLlāh, né per promuovere un "gruppo" o "setta", ma cercando di promuovere la Sunna e la Ǧama‘a (o la Tradizione e la Comunità) nel modo più inclusivo e dialogante possibile, ma mai a scapito dell'ortodossia e della verità.

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(([49.11] O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli. Com'è infame l'accusa di iniquità rivolta a chi è credente ! Coloro che non si pentono sono gli iniqui.)) 49:11



(Dio non è un uomo da potersi smentire,
non è un figlio dell'uomo da potersi pentire.
Forse Egli dice e poi non fa?
Promette una cosa che poi non adempie?)

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MessaggioInviato: Gio Feb 21, 2013 1:11 am    Oggetto: Ciao Rispondi citando

Hai ragione Tariq ramadan sta cercando di demolire L'islam nella sua essenza con questioni sull'islam che a livello umano sarebberò discutibili.
Per esempio "la lapidazione" in modo tale da sembrare credibile anche in altri aspetti!!

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MessaggioInviato: Gio Feb 21, 2013 3:31 am    Oggetto: Re: BismiLlāhi arRaḥmāni arRa&am Rispondi citando

Fabb Yusuf Tarenti ha scritto:
Il punto è che:
1 ciò che essi propongono sono idee in buona parte false e mistificatrici sull'Islām, e loro le promuovono in tutti i modi volendole rappresentare come Islām "italiano" e sfruttando la fama dovuta alla traduzione da parte di Piccardo del Corano (per altro piena anch'essa di errori e note mistificatrici, ma certo a livelli meno gravi del suo blog);
sul suo (ab)uso del credito che ha per aver pubblicato la traduzione del Corano più credibile in lingua italiana penso che la colpa maggiore sia di noi tutti altri che non ci diamo da fare per sostituire questa con una traduzione ben più vicina al Testo originale;
2 queste persone hanno assunto oggi ruoli dirigenziali dell'associazione UCOII, la cui credibilità e consenso sono ormai in gran parte decaduti, ma che anch'essa è, sempre per demerito altrui più che per suo merito, la più credibile allo stato attuale, e anche in questo caso c'è un (ab)uso da parte di chi, a mio parere, dovrebbe sentirsi addosso la responsabilità di rappresentare i musulmani e assolvere a questo compito in modo freddo e imparziale, senza pubblicizzare col marchio della rappresentanza dei musulmani ideologie e posizioni settarie e per altro minoritarie.


Assolutamente d'accordo.

E' proprio questo che intendevo quando accennavo all'abuso della loro posizione e ruoli per diffondere e dare visibilità in maniera assolutamente irresponsabile a visioni ed opinioni estremamente "minoritarie"; di più, isolate che costituiscono vere e proprie eccezioni ed innovazioni.

Forse è proprio questo che intendono quando parlano di "Islam Europeo": inventare un nuovo "Islam" mai visto né immaginato dai Musulmani di qualsiasi altra parte del mondo (compresi altri Musulmani europei (come bosniaci, albanesi, macedoni, bulgari, etc.) evidentemente considerati di serie B, che sono Musulmani da secoli e che non hanno mai avanzato la scusa di essere "europei", "bianchi", a strisce o a pois per apportare modifiche alla religione di Allah)..

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Fabb Yusuf Tarenti
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MessaggioInviato: Gio Feb 21, 2013 9:06 am    Oggetto: BismiLlāhi arRaḥmāni arRa&#7 Rispondi citando

Purtroppo l'idea di adattare l'Islam alle proprie tradizioni culturali, o addirittura erigere certe tradizioni culturali a Islām è una malattia diffusa anche tra alcune persone in quei paesi che elenchi, ma come lo è pure in certe realtà del sub continente indiano, dell'Africa e perfino del Medio Oriente, ma appunto si tratta di errori, innovazioni, eresie.

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MessaggioInviato: Gio Feb 21, 2013 7:04 pm    Oggetto: Re: BismiLlāhi arRaḥmāni arRa&am Rispondi citando

Fabb Yusuf Tarenti ha scritto:
Purtroppo l'idea di adattare l'Islam alle proprie tradizioni culturali, o addirittura erigere certe tradizioni culturali a Islām è una malattia diffusa anche tra alcune persone in quei paesi che elenchi, ma come lo è pure in certe realtà del sub continente indiano, dell'Africa e perfino del Medio Oriente, ma appunto si tratta di errori, innovazioni, eresie.


Sì, se proprio vogliamo essere minuziosi è una tendenza che non è che sia nata ieri, ma il fatto è che la pressione e la forza con la quale viene promossa oggi non ha precedenti ed è qualcosa di "unico".

Nello specifico, quando intendevo "qualcosa di mai visto prima" non era tanto la tendenza ad "adattamenti culturali", quanto gli esiti pratici delle "riforme" proposte dai modernisti, che vanno in direzione di un qualcosa di mai visto prima e senza precedenti.

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Yahya Khan
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MessaggioInviato: Ven Feb 22, 2013 4:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Aurangzeb 'Umarzai ha scritto:
Tornando a Tariq Ramadan, un elemento su cui riflettere è l'enorme responsabilità dei dirigenti "Ikhwani" in Europa (e delle loro reti nei vari singoli paesi europei) che sono i veri responsabili del "lancio" di Tariq Ramadan, personaggio altrimenti privo di qualsiasi qualifica sapienziale.

La domanda che dovremmo sempre porci ogni volta che abbiamo di fronte un determinato fenomeno é: "perché se ne parla?".
....

Tornando a Ramadan ed ai quadri Ikhwani-UCOII, la loro decisione di puntare così tanto su un personaggio che esprime posizioni così deviate è una responsabilità di cui dovranno rispondere.

La loro è stata una scelta precisa: invece di puntare le loro "risorse" su un personaggio che promuovesse posizioni condivise, in linea con la giurisprudenza tradizionale, anche se magari con un taglio "moderato" o "lassista" in linea con le loro tendenze, hanno puntato tutto su un personaggio che sta esrimento nozioni estremamente controverse e pericolose per l'iman delle migliaia di Musulmani che vengono esposti ai suoi libri ed alle sua discussioni di sociologia e politica prima ancora di avere le idee chiare sulle basi minime della dottrina o della giurisprudenza - e nella stragrande maggioranza dei casi, tali "idee chiare" su questi argomenti non verranno mai raggiunte, creando generazioni di "dirigenti" in grado di parlare per ore di "cittadinanza", "integrazione", "diritti", "società", ma senza la più pallida idea della metodologia islamica tradizionale, della sua dottrina e della giurisprudenza basilare - anzi, peggio, con nozioni gravemente deviate a riguardo di tutto ciò.


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Fabb Yusuf Tarenti
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MessaggioInviato: Lun Feb 25, 2013 11:17 pm    Oggetto: BismiLlāhi arRaḥmāni arRa&#7 Rispondi citando

Ma soprattutto come possiamo permettergli di spacciarsi per rappresentanti islamici?

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MessaggioInviato: Gio Feb 28, 2013 2:01 am    Oggetto: Re: BismiLlāhi arRaḥmāni arRa&am Rispondi citando

Fabb Yusuf Tarenti ha scritto:
Ma soprattutto come possiamo permettergli di spacciarsi per rappresentanti islamici?


Un'amara considerazione da fare, d'altra parte, è che purtroppo, di fatto oggi giorno sono proprio essi ad essere rappresentativi di gran parte di ciò che c'è in Italia e delle idee ed (in)comprensioni più diffuse.

Credo che il problema, più che di rappresentazione/rappresentatività, sia, più alla base, proprio quello della diffusione delle dottrine e metodologie corrette.

(Questo ovviamente non assolve quelle persone dalle responsabilità di propagandare e diffondere deviazioni e nozioni errate).

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MessaggioInviato: Ven Mag 03, 2013 4:45 pm    Oggetto: Rispondi citando

In questo video Tariq Ramadan spiega pubblicamente come diversi governi - tra cui quello italiano - gli abbiano chiesto un aiuto per «far evolvere la situazione», nel senso di un cambiamento della «mentalità dei musulmani», fino alla dichiarazione di definitiva «inapplicabilità» degli hudūd shara'itici:
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MessaggioInviato: Lun Mag 06, 2013 8:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

Abdel Nur ha scritto:
In questo video Tariq Ramadan spiega pubblicamente come diversi governi - tra cui quello italiano - gli abbiano chiesto un aiuto per «far evolvere la situazione», nel senso di un cambiamento della «mentalità dei musulmani», fino alla dichiarazione di definitiva «inapplicabilità» degli hudūd shara'itici:
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Jazakallahu khayran fratello per averci fornito quest'altra ennesima prova della dalalah e della deviazione di Tariq Ramadan.

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MessaggioInviato: Sab Set 21, 2013 2:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

"The idea of Maqasid for Shatibi was about gleaning what Allah wants from us. Modern Maqasid-abusers wrongly invert the idea".
Shaykh Samir Nass
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MessaggioInviato: Lun Ott 21, 2013 12:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

Più il tempo passa e più la deviazione di Tariq Ramadan si fa profonda.

In questo articolo pubblicato sul Journal of the American Academy of Religion il Dr. Mohammad Fadel analizza in maniera non apertamente polemica ma acuta e rigorosa l'ultimo libro di Tariq Ramadan, mostrandone la pressoché totale assenza di prove dalle fonti islamiche per le sue "teorie" (si vedano a questo proposito gli ultimi tre paragrafi).

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Radical Reform: Islamic Ethics and Liberation

Radical Reform: Islamic Ethics and Liberation. Tariq Ramadan. Oxford University Press, 2009. 372 pages. $29.95.
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Alternatively loathed as a dangerous agent of fundamentalist Islam and lauded as a modern Muslim Martin Luther, Tariq Ramadan has become one of the most prolific and well-known Muslim authors in the west. From the outset, his writings have focused on what it means to be a Muslim living in western democracies, beginning with his first two works, To Be a European Muslim and Western Muslims and the Future of Islam. It was not before his third book, Islam, the West, and the Challenges of Modernity, that Ramadan turned to questions of the practice of Islam in Muslim-majority societies. By his own admission, the approach he used to questions related to Islam and modernity and to the problems facing Western Muslims in the first three books had reached its limit, and while some progress had been made, it was “inadequate” (2). The inadequacy of contemporary Muslim reform, including his earlier books, finds its source, in Ramadan's view, in the casuistic nature of traditional Sunnī moral/legal theory, uṣūl al-fiqh, and the traditional Muslim division of sciences into “Islamic sciences” and “other sciences.” A total rethinking of uṣūl al-fiqh, therefore, is in order, and this work is meant to serve as a call on Muslims, whether living in western democracies or in the Islamic “core,” to develop a radically new approach to understanding scripture and its relationship to Islamic ethics.

The heart of Ramadan's argument is summed up in pages 3 and 4 of the introduction to his book in which he lays out three fundamental propositions. The first is that Muslims must distinguish between two different meanings of reform (iṣlāḥ) or renewal (tajdīd), one being what he calls “adaptation reform,” and the second being what he calls “transformation reform.” The former is concerned with marshaling intellectual resources within the Islamic tradition with the goal of assisting Muslims to adapt to the exogenous realities imposed by the evolutionary developments of human history. The latter, however, marshals intellectual resources “to anticipate the complexity of social, political, philosophical, and ethical challenges” with the goal of creatively interacting with the evolutionary processes of history.

It is in the distinction between adaptation and transformation reforms that Ramadan finds fault in modern Muslim reform movements, including the reformist arguments in his earlier work: Muslim reformist movements of the last two centuries have consisted entirely of adaptation reform. Thus, these have been purely reactive movements, and as a result the achievements of modern Muslim reform have been largely, if not entirely, an artifact of Muslims adapting to long-term historical changes the dynamics of which are almost entirely out of their control. Adaptive reform has dominated Muslim reform movements because Muslims are not the authors of historical change, and this is precisely the “crisis” to which this book attempts to responds.

In order to move beyond adaptive reform, he introduces the second leg of his argument, namely that “the contents and geography of the sources of uṣūl al-fiqh must certainly be reconsidered. It cannot be enough to rely only on scriptural sources to examine the relationship between human knowledge  …  and applied ethics: the Universe, Nature, and the knowledge related to them must assuredly be integrated into the process through which the higher objectives and ethical goals (al-maqāṣid) of Islam's general message can be established” (4). If the problem in Islamic ethical thought is the narrowness of its sources, its solution lies in expanding those sources, and that constitutes the third leg of his argument: that human knowledge—whether in the natural or social sciences, or in the arts—must be given equal footing to revealed knowledge, or as he puts it, “Text scholars (ʿulamāʾ al-nuṣūṣ) and context scholars (ʿulamāʾ al-wāqiʿ) must henceforth work together, on an equal footing, to set off this radical reform” (5).

While traditional Sunnī uṣūl al-fiqh did not discount the relevance of context, it strictly limited normative evidence of the divine will to three textual sources: Qurʾān, Sunna, and consensus (ijmāʿ). Ramadan proposes to elevate what had been merely circumstantial evidence, useful to determine what revelation meant, to a parallel revelatory source. Thus, after positing the consistency between revelation as traditionally defined and nature, Ramadan writes that:

    [t]his correspondence between the two books [i.e., traditional revelation and nature] is everywhere present in the Quran, which keeps referring to the signs in one or the other of these orders and invites human intelligence to understand the revealed text as well as created Nature. The two Universes address and echo each other and reveal to mankind that the Creation, the life of people, and history are fraught with meaning: those are clearly two ‘Revelations’ that must imperatively be received, read, interpreted, and understood in their inherent complementarity. (89)


This elevation of nature and human knowledge more generally to a source equal to textual revelation is, without doubt, a radical innovation in the method of uṣūl al-fiqh, but one that, in the context of this book, appears as if it were an obvious synthesis of different positions and commitments already found in pre-modern legal and ethical theory. Indeed, the first third of the book provides an overview of Islamic moral theory, dividing it between textualists and contextualists, one elevating express revelation (al-Shāfiʿī, for example) and the other giving relatively greater emphasis to context (Abū Ḥanīfa, for example). Interestingly, he suggests that during periods of greater cultural self-confidence, in which issues of identity are not at the fore of Muslim concern, Islamic ethical thought gives greater weight to contextual methods of ethical interpretation while in times of relative cultural anxiety, the opposite is true—textual fidelity dominates. These two different methods—text and context—then find their synthesis in the tradition of maqāṣid-oriented reasoning that began with Juwaynī in the eleventh century and reached its apex in the premodern period with al-Shāṭibī in the fourteenth century.

After his historical discussion of Islamic ethical theory, he then outlines his own theory of Islamic ethics in Part III of the book. The most interesting part of the book, at least in the opinion of this reader, is Part IV, however. Part IV consists of case studies in which Ramadan attempts to illustrate how his theory of ethics could be used by Muslims to solve some of their most pressing problems. His case studies include questions of medical ethics, arts, gender relations, the economy, and its relationship to the environment, political power, and universalism and particularism in ethics.

Perhaps the most pressing question a work like this poses to a critical reader, however, is whether his arguments work? If the reader approaches this text expecting careful theological argumentation, s/he is going to be deeply disappointed. Ramadan's engagement with the premodern tradition can easily be criticized, or even dismissed outright, as simplistic, stereotyped, or both. Likewise, a reader who is expecting carefully constructed theological arguments in support of his argument that non-textual sources should be, as a normative matter, deemed equally indicative of divine law will also find this proposition more to be asserted rather than argued, much less proven.

On the other hand, Ramadan's approach to these problems is of a piece with a larger trend in modern Sunnī thought which dispenses with theological rigor in favor of an emphasis on the practical, and the need to interpret revelation in a manner that is both accessible and ethically valuable to the average person. As a result, Sunnī modernism has tended to adopt what I have called “theological minimalism,” which means pruning the body of texts that is deemed to be relevant—hence a greater skepticism toward hadith generally—and stricter readings of normative texts so that only the clearest inferences are accepted as being normatively Islamic. In important respects, then, Sunnī modernism, of which this work can be deemed a part, harkens back to arguments made, but ultimately rejected, by such arch-heretics as Ibrāhīm al-Naẓẓām, who wished to limit the body texts that counted as “revelation,” eliminate the use to analogy, and instead depend on natural reason as the source for ethical judgment in all cases not explicitly covered by revelation.

Perhaps what makes Ramadan's approach most radical, then, is his attempt to convey to a Muslim public ideas that represent a sharp, even heretical break, from orthodox ethical theory, while at the same time ignoring the deeper theological issues his claims raise.

Journal of the American Academy of Religion, pp. 1–3
© The Author 2013. Published by Oxford University Press, on behalf of the American Academy of Religion. All rights reserved. For permissions, please e-mail:

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Fabb Yusuf Tarenti
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MessaggioInviato: Ven Ott 25, 2013 4:50 am    Oggetto: BismiLlahi arRahmani arRahim Rispondi citando

Non so se è questo il luogo giusto dove segnalarlo, comunque ho trovato un'analisi piccata delle devianze propugnate e promosse dalla signora Dal Monte che in Italia traduce Ramadan.
Qui si fa riferimento non solo a Ramadan, ma soprattutto a idee di kufr inequivocabile di un'altra "intellettuale" promossa dal sito Islam-Online e dalle Edizioni Al Hikma: Asma Lamrabet.

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(([49.11] O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli. Com'è infame l'accusa di iniquità rivolta a chi è credente ! Coloro che non si pentono sono gli iniqui.)) 49:11



(Dio non è un uomo da potersi smentire,
non è un figlio dell'uomo da potersi pentire.
Forse Egli dice e poi non fa?
Promette una cosa che poi non adempie?)

Numeri 23:19 (BIBBIA)


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Fabb Yusuf Tarenti
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MessaggioInviato: Ven Ott 25, 2013 4:53 am    Oggetto: BismiLlahi arRahmani arRahim Rispondi citando

Lo stesso blog si è anche dedicato alla Lamrabet in un altro articolo:
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Da cui riporto il riferimento alle idee malsane di questo personaggio promosse e propagate da Piccardo/Dal Monte:

«dopo questo primo “falso” passo, l’autrice riesce facilmente a “dimostrare” che: i sapienti musulmani hanno diffuso, seguendo i cristiani e gli ebrei, la “Tesi ormai leggendaria che costituisce il mito fondatore dell’inferiorità della donna”, ovvero, la credenza “che Adamo – in quanto uomo – fu la prima creatura di Dio e che Eva – la donna – fu creata da una costola di Adamo” !! per la grande gioia degli orientalisti che cercano “testimoni indigeni e madre lingua”!»

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(Dio non è un uomo da potersi smentire,
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MessaggioInviato: Ven Ott 25, 2013 9:45 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sono fermamente convinto che una persona che non sa nemmeno una parola di arabo ma che ha letto e compreso correttamente ampie porzioni dei tafseer di ibn Kathir e Mufti Shafi Osmani è molto più avanti nella conoscenza del Quran rispetto ad un purista della lingua araba che tenti un Ijtihad senza basi.
E la stessa cosa vale per gli Ahadith, per il Fiqh e per l'Aqeedah.
L'Islam è la religione di mezzo, moderata e mediana per eccellenza.
Si basa quindi sia sui Libri che sugli uomini.
I sapienti, i mashaikh, gli ulema al haqq sono depositari di porzioni di conoscenza che si sono tramandate nei secoli, a partire dal Profeta SAWS.
Seguirli significa attingere a questa immensa fonte di conoscenza.

Ecco perché mi sembra davvero incomprensibile tentare una Ijtihad senza basi sapienziali solide sul Quran... io sarei terrorizzato dalla paura di sbagliare l'interpretazione di un solo versetto a causa della mancanza di conoscenza... come giustificherei il mio errore davanti ad Allah SWT nel Giorno del Giudizio?

Spero che Tariq Ramadan e company riflettano su questo punto essenziale. C'è in gioco la loro stessa salvezza!
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MessaggioInviato: Mer Mar 05, 2014 11:33 am    Oggetto: Rispondi citando

"No Thanks" to Tariq Ramadan

Abu Zubayr
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It is known and widely accepted amongst the Muslim jurists that Islam came as a source of blessing and as a mercy to Mankind with the objectives of preserving the five essential human needs in any society; namely religion, life, dignity and lineage, wealth and intellect. Therefore, in order to establish and protect religion, the Shariah obliges the society to establish the various acts of worship in isolation as well as congregation, just as it sanctions the punishment for apostasy, or Jihad in defence of the faith; in order to preserve life, the Shariah sanctions the right of retribution (Qisas), prohibits suicide and calls for the aversion of any harm that may lead to the loss of human life; in order to preserve dignity and lineage, the Shariah legislates marriage, forbids fornication and sanctions the Hudud punishment for it; in order to preserve wealth, the Shariah legalises trade while prohibiting usury, and forbids the destruction and usurpation of wealth, and sanctions the Hadd punishment for theft; and in order to preserve the intellect, the Shariah forbids all intoxicants and sanctions the Hadd punishment for consuming alcohol. By sanctioning these measures, the Shariah vouches for our worldly as well as religious interests, and upon consideration, one would notice that these interests are only preserved for a far superior objective, namely to attain success in the hereafter, by living our lives in accordance with the Law. In other words, the public interests recognised by the Shariah are not merely those of benefit in a purely worldly sense; rather these interests are only acknowledged by the Shariah if a union of both the ephemeral and eternal interests exists therein. For example, one may consider the practise of usury of worldly benefit yet due to the fact that it is to our detriment in the hereafter, it would therefore never be regarded to be ‘public interest’.

When our interests became worldly

During the past two centuries, the Islamic nation has witnessed unceasing catastrophes in succession; from the colonisation of Muslims lands, the fall of Khilafa, the loss of the third holy site and the spread of secularism resulting in the abandonment of the Shariah in courts, leading to mass distortion of certain key concepts that had defined the Islamic civilisations for centuries, such as the concepts of worship, divine destiny, the temporal life and the afterlife, civilisation, Jihad, cultivation and education, morals and manners, etc. The concept of ‘Islamic Public Interests’ were similarly reduced to ‘Public Interest’ without ‘Islamic’, which became the source of confusion for those who espoused the idea of the ‘letter’ contradicting the ‘objectives’ of Shariah. Such calamities that befell us caused some Muslims to lose hope and embrace defeatism, to an extent that many prominent figures, such as Taha Husain would openly and explicitly proclaim that the way to revival is nothing but following the footsteps of Europe and to be their counterparts in civilisation.

In contrast, the religious clergy at the time were heavily dominated by those who viewed the doors of Ijtihad to be forever barred, and this view – much to the frustration of the defeatists – failed to provide answers and solutions to the speedy transformation the Muslim world was going through. This naturally gave rise to the modernists, who not only challenged the religious clergy who had monopolised the religious education for centuries, but went as far as questioning everything that the Muslims had agreed upon for the past 1400 years. Hence, they attacked the authority of the Sunnah, challenged the understanding of the first three blessed generations, attempted to distort many passages of history, and even the Qur’an they did not spare, for they called for freestyle re-interpretation of legal texts pertaining to commerce, inheritance, marriage and divorce, the Hijab, and the Hudud, within the context of the modern world.

It is important to note that Modernism since its inception has never been a uniform methodology of thought; rather, many prominent personalities and heroic figures in our history in fact received their tutelage under the heavy influence of the Modernist school, just as modernism equally gave rise to numerous secularists, who dedicated their career to warring against the Shariah. In the context of modern history, Egypt has been a major battleground between the Modernist-Islamists campaigning for the Shariah on one hand, and the Modernist-Secularists protesting against the Shariah on the other. Amongst the latter, there were arguably few who made their thoughts manifest and called for secularism openly in the style of ‘the French Revolution’, and understandably, their calls fell on deaf ears due to the deeply rooted veneration for religion in the hearts of the masses. Most of the secularists, however, chose to become the fifth column by referring to their call by a name other than secularism and at the same time providing justifications for secularism from Islamic precepts, thereby successfully becoming the ‘colonialists within’.

Modernism and Secularism: Post 9/11

After the events of 9/11, Islam and Muslims across the globe and in particular in the West came under a fierce ideological attack. There is no doubt that the West realised the revival of Islam as a political entity on an international level, and feared the imminent return of the Shariah, and since has doubled her efforts in secularising Islam by using the ‘fifth column’ to shed much of its political, cultural and spiritual aspects, and regionalise our faith by calling for a European and an American version of Islam which preserve only the values and the beliefs that are in line with the post-9/11 Western agenda.

This effort was specifically noted on March 18, 2004 with the release of the RAND Corporation Report on the adapted strategy to divide and rule the Muslim population in the West and back in their home countries. The report categorised the Muslims into the ‘fundamentalists’ represented by the wahhabist/salafist, the ‘traditionalists’ represented by the Ash’arites and the Sufi mystics, the ‘modernists’ and finally the ‘secularists’. The report then laid out its strategy to pit each group against the others , causing division on one hand, and to provide strategic state support to the last group, namely the secularists on the other, in order to help them win acceptance amongst the rest of the Muslim population.

Interestingly, exactly a year after the report was released, Amina Wadud lead the first Friday congregational prayer, in a public event organised entirely by the secularist extremists, attended by no more than a hundred men and women, but nevertheless, given wide media coverage, with the objective of sending shockwaves throughout the Muslim world, either in an attempt to encourage the Muslims to challenge and question their faith, or merely as an exercise to test the waters.

Only twelve days after the Amina Wadud incident, came yet another attack on the Shariah, this time by a prominent professor and ‘Islamist’, Dr. Tariq Ramadan, who made ‘An International call for Moratorium on corporal punishment, stoning and the death penalty in the Islamic World’. This article comes as a response to the latter call.

But before we begin…

There are many valid objections that the bulk of Islamists have raised, which includes the modernists, the so-called ‘traditionalists’ and the ‘salafists’ that need answering, such as; Firstly, for anyone to make such a call at a time when there is already a moratorium in place on most of the Shariah, including the Hudud in nearly all Muslim countries, places a great question mark on the motive.

Secondly, the professor’s field of discussion has always been around the theme of ‘European Islam’, integration and identity. What is it that abruptly caused him to write on such a global issue?

Thirdly, the world today is witness to some of the most heinous crimes against human rights and the rule of law, such as indefinite detention without trial, rendition to countries known for practising torture, the use of evidence extracted under torture, the ignominy of Guantanamo Bay where detainees are beaten, their eyes gouged out of their sockets and fingers broken, where the best justice they can hope for is military tribunal, while yet others still are held in unknown locations as ghost detainees, men, women and children tortured out of sight and out of mind, a phenomenon which has captured the hearts and minds of the human rights activists internationally; one wonders why would an ‘Islamist’ ignore such ongoing brutality, and choose to focus instead on the Hudud that exist more in theory than in practise?

Fourthly, indeed the misapplication of the Hudud and the lack of justice is a fundamental problem that leads to a complete collapse of any society. But the question here is, if there are instances where the Hudud is applied in certain Muslim countries where its pre-conditions are not being fulfilled, what then is the most viable and effective way of addressing such a problem? Does the remedy lie in writing to the ruling and the religious authorities and urging them to restore justice and apply the required conditions of Hudud and petitioning them to this end? Or is it by publishing a call for a suspension of the Hudud in the Western media outlets in various languages, and thereby, unknowingly aiding them in their objective of removing Shariah from our lives? Hence, it comes as no surprise that none of the Islamist media outlets published the call, and that the only ones to rejoice in this appeal, such that they decided to publish it, were the liberals and Socialists.

Any Muslim with a living conscience who contemplates the aforementioned questions realises the answers and the underlying dangers without any need for articulation.

First things first:

The theologians are in agreement that anyone who seeks to alter any aspect of Islamic law, which is established by explicit legal texts from the Quran and the Sunnah and agreed upon by the Muslim scholars, is guilty of infidelity (Kufr), irrespective of whatever his motives and justification may be, even if it be Islamic. Islamic history demonstrates the consensus amongst the scholars with regards to the disbelief of any individual or a society that lifts an agreed upon aspect of Shariah. For instance, after the Prophet’s demise, many factions from amongst the Arab tribes either clearly apostatised, or refused to give the Zakah. Abu Bakr, the first righteous Caliph fought them all without distinction under the pretext of a ‘war on apostasy’. al-Juwaini, in the 4th Islamic century, also pointed to a faction of Muslims (who could possibly be described as secularists) who wished to add to the Hudud in favour of public interests (Maslaha). He subsequently declared that they were outside the fold of Islam by adding or subtracting from the Shariah, merely based on what they considered to be in the ‘public interest’. Al-Ghazzali, the great 4th century scholar, wrote extensively in refutation of the so-called ‘esoterics’ (al-Batiniyah) and declared their infidelity for abandoning various aspects of Shariah. During the 7th Islamic century, the invading and rampaging Mongols embraced Islam but refused to implement the Shariah, due to which Sheikh al-Islam Ibn Taymiyah pronounced their disbelief and rallied the Muslims to defeat them. The last two centuries saw the ‘moratorium’ on Shariah in many Muslim countries, and the response from the scholars, as always, has been decisive and in line with the previous religious authorities.

What is important to note here, is that the verdict has not only been directed to the ruling authorities; rather it equally engages the subjects, irrespective of their political leanings, be they capitalists, socialists or Islamists, and therefore, calling for secularism albeit with an Islamic justification still does not exclude the so-called ‘Islamists’ from the ruling. A cessation of the Hudud punishments due to the consideration of other interests, is no different to a cessation on other aspects of the Shariah, such as the law of inheritance, for both entail the abolishment (Ilgha’) of the Shariah, irrespective of whether it is permanently or temporarily (Ta’liq), and are therefore acts of infidelity; and this is what makes it inconceivable for such a call to emerge from an ‘Islamist’. Similarly, the fact that a moratorium on the Hudud is temporary in its nature does not change the Islamic verdict for revoking well established aspects of Shariah, for the cessation entails the replacement of well established Islamic measures with man-made laws. In reality, it would lead to a permanent lifting of the Hudud since such a debate would not cease after decades of discussion. This shows that the call is grossly at odds with the fundamentals of Islam as well as its practical implementation; and that is of course – provided that the Hudud are being applied, which certainly is not the status quo.

‘From Islam’s objectives (Maqasid): Self-destruction’:

This is the doctrine – in a nut shell – of those secularists who claim to have grasped the objectives of Shariah, such that they are able to determine which of the legal texts (Nusus) from the Quran and the Sunnah conflict with Allah’s interests, and thereby render the legal texts null and void. They claim that Islam only came to serve our interests (Masalih), and therefore, if ever an interest is in conflict with a legal text, then the legal texts are not strong enough to withstand the conflict and thus they collapse. In other words, a ‘legal ruling’ (Hukm Shar’i) to them is that which is based on textual evidences and the consensus of the Muslims, only if it is not in conflict with their interest (Maslaha). As is apparent, this approach opens the door to the destruction of the entire Shariah since it renders the rulings based on explicit legal texts and consensus open to abrogation by anyone’s interpretation of interests.

The doctrine of favouring interests over legal texts was pioneered by the 8th century Hanbalite scholar, Najm al-Din al-Tufi who claimed that the Islamic interests are stronger as proofs and able to override legal texts. However, his rational arguments to support this claim were full of inconsistencies, the pinnacle of which is his claim that legal texts actually contradict Islamic interests, while at the same time arguing that the legal texts were only revealed to serve Islamic interests. His textual proofs were some of the narrations from the companions where he has assumed that they ignored the legal texts in favour of ‘Islamic’ interests. What is worth noticing here is that al-Tufi restricted his doctrine to the realm of transactions and governmental affairs (Mu’amalat), despite the fact that the legal texts he presented as proofs for this make no such distinction, and are applicable to aspects of worship as well. Hence, Amina Wadud’s understanding of this doctrine seems to be more in line with the legal texts brought by al-Tufi in support of his argument.

The Unholy Resurrection:

al-Tufi has always remained isolated along with his doctrine throughout Islamic history, and his opinion has always been discarded as strange (Shadh) and shunned by the Islamic nation due to its rational inconsistencies and lack of support from legal texts. However, the post-colonialism era in the Muslim world witnessed a well-organised mass rebellion against the Shariah, in the name of Islam and Muslims. The secularists either knew that their call to challenge the legal texts would go unheeded, or that they simply wanted to progress in the footsteps of Western liberalism while maintaining their ‘Islamic’ identity; to this end they adopted an ‘Islamic’ approach to further their unholy cause, and al-Tufi’s doctrine on ‘public interests’ (Maslaha) was precisely what they were seeking.

Hence, the Islamic world saw al-Tufi’s doctrine being revived and discussed for the first time in seven centuries. The resurrection of this unholy doctrine from its ruins came as a relief for many secularists posing as Islamists who resolved to preserve the ‘objectives’ of Shariah by the shedding of the ‘letter’. This led individuals like 'Ali 'Abd al-Razzaq in the early 20th century to call for the abolishment of the Khilafa because, in his opinion, the Khilafah has always been a calamity for Islam and Muslims, and a source of all evil and corruption, as he likewise called for a suspension of Jihad since he considered that Jihad had only been a tool for the kings to expand their dynasty, and not to call to Allah. 'Abdullah al-'Alayali demanded a temporary removal of the Hudud, since the objective (Maqsad) behind these Hudud is the prevention of crime, and if the objective (Maqsad) could be reached through means other than 'cutting, maiming and dismembering', the Hudud should not be applied. Muhammad 'Ammarah openly invited people to embrace secularism, as according to his beliefs one would only be required to follow (what he refers to as) the Prophet's legislative tradition (al-Sunnah al-Tashri'iyah), which governs the aspects of worship in its narrowly defined sense. As for what he refers to as non-legislative traditions (Sunnah Ghair Tashri'iyah), such as the Prophet’s actions, statements and decisions in politics, war, peace, society and the justice system, then the only way one can emulate him in these aspects is by abiding by the only maxim the Prophet adhered to as a leader, namely the consideration of ‘public interests’ (Maslaha); therefore, that which was considered a Maslaha in his time, might not be considered a Maslaha in our socio-political context, which is why we need to separate the religious orthodoxy from the state, and simply adhere to whatever the Maslaha dictates.

There are some issues, however, where the proponents of this doctrine make a U-turn and become the guardians of religion by upholding the ‘letter’ over the ‘objectives’. However this only occurs in response to the militants randomly targeting innocent Western civilians in the name of serving their view of Islamic ‘public interests’. Surely, one could only wish that the proponents of this doctrine that ‘the objectives’ given preference over ‘the letter’, remained faithful to their view at all times, but their inconsistencies in the application of their principles are the strongest of proofs against their arguments.

Did ‘Umar call for a moratorium?

The question in fact should be: Does ‘Umar have the right to call for a moratorium on any aspect of Shariah? Does the Prophet have the right to place a moratorium? When one glances at the Prophetic narrations with respect to the application of Hudud amongst the early Muslims, it becomes clear that the right of legislation was exclusively maintained for Allah alone, and why would it be otherwise, when that is considered the twin-half of faith? To quote one example, once a companion caught a thief and brought him to the Prophet. When the Prophet ordered the Hadd of theft to be applied to him, the companion pitied the thief and decided to forgive him, but the Prophet in response rebuked the companion for not pardoning the thief before he came to him, for when a case reaches the ruler, then there is no alternative but the application of the Hadd punishment. The Prophetic traditions tell us of incidents where the Prophet would intercede on behalf of the murderer with the victim’s family to spare the murderer from the act of retribution (Qisas), but never did he have the right to prevent any family from demanding and carrying out retribution, and this is in spite of him being the Messenger of Allah. Therefore, if even the Prophet himself did not have the right to call for the suspension of the Hudud, how can anyone besides him be given that right? For the same reason, how can it be thought of a righteous Caliph like ‘Umar to call for a cessation of the Hudud for which he has no authority?

Nevertheless, the secularists often cite the incident when ‘Umar ibn al-Khattab, the second righteous Caliph, supposedly suspended the punishment for stealing in the year of famine. They claim that since theft became so rampant at that time that Caliph Umar saw it befitting to lift the Hadd punishment on stealing altogether, as opposed to leaving half of the nation amputees.

In response, we can confidently say that ‘Umar’s moratorium on the Hadd punishment for stealing is no more than a myth, for the incident clearly states that when the crime was reported to ‘Umar, he ordered that the thieves’ hands be cut – in the very year of the famine – and he only revoked his order upon seeing the thieves in a state of starvation. Hence, ‘Umar only applied the principle of ‘avoiding Hudud punishments due to the doubt factor’, very much in line with ‘the letter’ as reported from the Prophet: ‘avoid the Hudud in doubtful cases’. For this reason, if a woman steals from her husband’s wealth, since a portion of the man’s wealth is meant for his wife, the Hadd punishment is not applied to her, due to doubt, without the need for such a call. Therefore, ‘Umar did not shift any boundaries; rather he carried out the trust bequeathed to him by his two predecessors, the Prophet and Abu Bakr with a full sense of responsibility.

Objectives of Shariah: between saving one life, and saving the society:

What makes this entire debacle even more ironic is that Hudud have been under a moratorium for a considerable length of time in nearly all Islamic countries since Islam was restricted to the four corners of the mosque by the secularists. In fact, most of the Hudud if they are ever applied, tend to be at the behest of secularist despotic rulers in the Middle East, who carry out the so-called ‘Hudud’ on their political opponents (most of them just happen to be Islamists) along with their families in the name of Islam, as was done to the members of the Muslim Brotherhood in Egypt during Nasir’s reign. If we were to accept, for argument’s sake, that the Hudud that are supposedly being applied in the Muslim countries have excluded the rich and the privileged, then the call for a suspension of the Hudud still does not solve the dilemmas of social exclusion and equality before the law, and that is the crux of the problem and not the Hudud. On the other hand, the call becomes the exact recipe for social chaos where the values of religion, human life, dignity, property and intellect are devalued, precisely the objectives Allah decided to preserve through the implementation of Hudud.

Surely, the abolishment of the entire Shariah that we have witnessed even prior to 1925 deserves the largest share of the blame for the devaluation of the five bare essentials, such that we hear about mass murders taking place in Muslim countries with absolutely no apparent motive or explanation, immorality is spreading like wildfire, the crime rate has been on the increase as ever and the consumption of alcohol is slowly but surely on its way to becoming socially acceptable, if it already is not the case in many Muslim countries; and as for drug abuse, then it needs no mention that its impact on the future Muslim generations has been far more detrimental than alcohol. Hence, considering the current social chaos and the ever-diminishing moral values due to the absence of most of the Shariah in Muslim countries, which Islamist in his right mind would wish to remove the little we may have left of the Shariah, especially at a time when the Shariah is noticeably making a return after its absence for almost a century?

The secularists would argue that to temporarily lift the Hudud is perfectly in line with the objectives of Shariah – that is to preserve life – if it involves lifting the Hudud even to save one innocent soul. The argument only sounds reasonable to those who lack a deep understanding of the Shariah objectives behind the legislation of each of the Hudud with its respective set of rigorous conditions and impediments. This is because what they do not realise is that they may be saving the lives of a handful of innocent people by halting the Hudud, whereas on the other hand, they are opening the floodgates for all kinds of crimes and vices in the society, along with the mass devaluation of human life on a social scale, and that is a far worse outcome than a handful of innocent victims losing their lives or limbs. The ever-increasing crime rate and immorality in the Muslim countries, since the abolishment of the Shariah in its entirety, is perhaps the greatest proof against the practicality of the call for moratorium on Hudud.

Hudud: a part of the problem or the solution?

Some secularists argue that since poverty is rife, ignorance is prevalent and the level morality is lacking and slowly fading away in the Muslim countries, it follows that the application of Hudud in our current social context would result in mass executions and amputations, and hence, they declare that a moratorium is needed until the society is revived through educational and spiritual processes, not before poverty is defeated and moral values are restored, particularly when the Hudud are not the sole factor in defining a society to be Islamic. Upon analysis, we find that their argument is based on two misconceptions; firstly, that it is possible to revive a society morally and spiritually without the need of Hudud; and secondly, that the application of Hudud in a corrupt society leads to mass executions and amputations, and not to the restoration of social peace and security.

In response to the first misconception, we may confidently assert that those troubled with this argument simply have not grasped the objectives of Shariah behind the legislation of the Hudud. This is because the Hudud are primarily sanctioned for the prevention of crime, in as much as they are a measure to keep the society in shape morally, spiritually, socially and economically; although there is no doubt that the Hudud alone cannot completely rid the society of all evils, for surely the combination of morality, theology and spirituality has been the bedrock of any Islamic civilisation. The point being made here, however, is the Hudud are an essential component of the comprehensive Islamic solution for social reform. Allah promises the righteous in this world with a prosperous hereafter, as it also reminds them of the severe torment as a deterring factor from committing vice; similarly, Islam promises those who follow the moral and spiritual code of Islam, a prosperous and happy life in this world, just as it sanctions the Hudud and other measures as a deterring factor from committing crimes. Hence, a reform must be composed of both of these two components, for one without the other is bound to fail. It is also true that Hudud is not the Shariah in its entirety, but it nonetheless is a fundamental aspect of the construction of the entire Shariah, such that its absence renders a society to be un-Islamic, just as the presence of Hudud without other essential components of Shariah does not necessitate that a society is Islamic.

In response to the second misconception, it is inconceivable that the application of the Hudud with all its applicable conditions and impediments would fail to reform a corrupt society and result in mass amputations. In fact, anyone who objectively analyses the Hudud system in Islam will no doubt agree that it is the wisest and the most effective solution to criminality and to moral decline by being a two-edged sword, because it efficiently decreases the crime rate on the one hand by the harshness and the fear factor, and on the other hand, the preliminary conditions for the Hudud make it more than difficult for the punishments to be applied. If we look at the Hadd punishment for adultery, for instance, the punishment for which is stoning to death, applicable equally to both male and female, we find that such punishment cannot be carried out except in two cases. One such case is for four upright men known for their integrity (‘Udul) to testify in the court that all four of them literally witnessed the penetration. Such a condition is nearly impossible to fulfil, for in most cases it is inconceivable for four righteous and upright men, who are known for their integrity to be bystanders while unmarried couples engage in sexual intimacy. They are also required to testify that they literally ‘witnessed the male organ in the private part of the female’, for if they do not, then there is always the doubt factor that the couples may have been caught in an act of intimacy not reaching the level of intercourse, for which they deserve a punishment at the discretion of the judge, but the Hadd is not to be applied to them. Moreover, those who agree to testify against a person in a court always carries the risk of the Hadd of slander, if their testimony were to fail due to other factors; as well as the fact that a Muslim society is encouraged not to report such crimes, in order to hide the sins of others, and preserve the marriage in hope that the person will repent, unless of course, the person is a criminal by profession who will not be stopped by anything except the Hadd punishment. Hence, it is nearly impossible for a case to be proven against anyone through four testimonies in a court, but nevertheless, the punishment is there as a deterrent for anyone who even thinks about destroying people’s families.

The other case where a man or a woman may deserve the Hadd punishment for adultery is by self-confession in the court, and that is for the man or the woman to explicitly confess to adultery four times by stating that penetration did occur, for anything less than that does not merit a Hadd. If later on the person changes his mind and retracts the confession even during the process of the stoning, then the Hadd is not to be applied, and similarly if one runs away due to fear while being stoned, he is not to be chased after, rather he is to be left alone. Interestingly, the cases where adultery is proven by testimony are very difficult to find in our history, unlike the cases proven by self-confession. Such incidents were always regarded to be the proof for the society reaching the pinnacle of moral values, and the ultimate awakening of the social consciousness and the sense of personal accountability. This is why most of these incidents only occurred during the golden age of the Islamic civilisation when the Prophet was in our midst. Those who were driven by their conscience to confess for such crimes were regarded to be the saviours of those who need no salvation, such that the Prophet spoke of the woman who demanded the Hadd for herself, that her repentance would suffice the entire near-utopian Madinan society. Such incidents were hardly repeated after the demise of the Prophet, except when in the 12th Islamic century, when Sheikh Muhammad ibn ‘Abd al-Wahhab responded to the woman who demanded the Hadd, the news of this incident alone sent shockwaves around the corridors of power in the peninsula because it signified the success of the Sheikh’s Da’wah and the sincerity of his followers.

We do, however, accept their argument that when we hear of a Hadd being applied today (and that is if it is applied), it is possible that the rigorous aforementioned conditions are not met, and that is surely wrong by agreement. But the question remains, what then is the solution? Is the solution to correct the wrong by demanding the application of Hudud along with its conditions and impediments? Or is it by multiplying the injustice by lifting both, the Hudud as well as its conditions and impediments?

Conclusion

The Islamists are in agreement that our decline is primarily due to our own disregard for the application of Shariah, and that the only way to a social reform is precisely to adhere to the teachings of Islam in all aspects of human life, from worship to politics. This recent call emerges in manifest opposition to the agreed upon solution. Although, the call itself is more theoretical than practical, since the Shariah is already absent in most Muslim countries, it still poses a great threat to the Islamic thought process, known traditionally as the Principles of Jurisprudence (Usul al-Fiqh) as well as fundamentals of Islamic theology, which categorically regards ruling with other than the Law of Allah as tantamount to witchcraft. The call today is only directed at the Hudud based on a false Islamic justification, and tomorrow the same justification will be brought to dismantle the rest of the Shariah laws related to inheritance, marriage and divorce, commerce, and indeed, even theology will not be spared.

This begs the question: How should the Muslims respond to such a call? For surely it is only a part of a global secularisation campaign against Islam. We need to realise that there is a concentrated effort being made in this regard by promoting various secularist and modernist individuals and institutes. This necessitates that we recognise that we have come under an immense ideological attack externally and from within, and the way to withstand this attack is for us to further educate ourselves with regards to our way of life and its application in the modern world. We must remember the causes that gave rise to the modernist approach in the beginning of the last century. Modernism came as a reaction to the failure of the religious clergy in finding solutions to modern day problems, since the doors of Ijtihad for them were closed. We must realise the need to revive the Islamic Jurisprudence (Fiqh) by its implementation in the real world, and finding solutions to new problems. This cannot happen except by opening the doors of Ijtihad, but only to those who are legally qualified for Ijtihad, and it should be never be made into a tool in the hands of the secularists to alter the Shariah into whichever shape or form they wished. There is a pressing need today for the mainstream Muslim scholars and thinkers to tackle fundamental questions about identity, citizenship and integration, preserving and practising our faith in Western countries, before they are answered for us by the unqualified.

Finally, every member of the Muslim community is to regard himself a soldier guarding the breach in the frontline, and therefore everyone is equally responsible for openly rejecting and condemning such calls and attempts to redefine our faith. We are likewise required to rally behind our scholars and thinkers in support of our faith in these pressing times, in order to fail all Western attempts in isolating our champions of faith into the ‘wahhabists’ or the so-called ‘traditionalists’ fringe. We must realise that we as individuals are as much a part of the game as the scholars, and the latter would not be able to do much without our support. Only we are responsible for making our voices heard loud and clear, and to show that we wholeheartedly reject all attempts to alter the ‘objectives’ or the ‘letter’ on which the Shariah is based, for if we do not fulfil our responsibility now, the future generations may never forgive us.

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