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In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso Dì, "Egli, Allah è Unico, Allah è l'Assoluto. Non ha generato, non è stato generato e nessuno è eguale a Lui". (Corano 112, 1-4)
 
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Inviato: Dom Lug 12, 2020 5:51 am    Oggetto: Ads

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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Mer Mag 30, 2012 11:00 pm    Oggetto: Modernità, Imitazione dei Kuffar, la nostra Responsabilità Rispondi citando

Abbiamo già denunciato più volte la pedissequa imitazione delle mode, dei costumi, delle ideologie dei kuffar da parte dei Musulmani (e come potremmo fare altrimenti, quando il Profeta stesso sallallaahu ci ha avvisato che chi imita un popolo verrà considerato uno di loro (e quindi risorto con loro nel giorno del giudizio).

L'imitazione dello "stile di vita occidentale" viene mascherata come "modernità" e quindi resa un idolo invisibile e mascherato di "ineluttabilità"; l'imitazione di una determinata cultura viene mascherata come "progresso"; dal campo spaziale viene spostata sul campo temporale, e quindi considerata presupposto necessario del miglioramento, del "progresso" dei paesi Musulmani.

I costumi, le abitudini, le Leggi e l'ideologia dell'Islam, invece, vengono legati al "passato", a qualcosa di "retrogrado", "antico", "vecchio", "non più attuale", ed ancora all'inciviltà, alla povertà.

Tale invenzione del concetto di "modernità" e di "progresso" è dunque il congegno attraverso il quale l'occidente ha potuto esportare ed imporre il suo specifico modello in tutti il mondo, per di più nel visibilio generale di masse che adorano la "modernità" ed ambiscono esse stesse ad essere "modernizzate".

Nei paese Musulmani, in particolare, ciò è un modo estremamente utile per evitare di dover contrastare ed opporre in maniera diretta l'Islam; uno schermo per evitare di dover dire apertamente "abbandonate l'Islam, cambiate Din, adottate il Din dell'"Occidente"" (ed il capitalismo, il liberismo, la democrazia sono un Din, alternativo, differente ed opposto al Din dell'Islam), e dunque di rischiare le ovvie reazioni cui ciò porterebbe.
E allora, si utilizza invece il termine "neutro" di "modernità", con la sua spinta di irrinunciabilità, il sapore di eterea ineluttabilità, l'immagine di variopinta internazionalità: i "tempi moderni", "siamo nel 2012..".

Infatti, un'invasione armata straniera può essere respinta ed opposta (e molto probabilmente verrà respinta ed opposta), ma come opporsi alle lancette dell'orologio ed all'inesorabile fluire del tempo? Sono "i tempi"! Nozione che sposta sul piano temporale un particolare dominio spaziale ed ideologico.

Così, ad esempio, nelle pubblicità di molti paesi Musulmani, si contrappongono in maniera efficace la figura della nonna "conservatrice", "velata", povera e stracciona, a quella della giovane donna disinibita, progredita, emancipata e svestita.

L'abbandono della pratica dell'Islam è quindi dipinto come condizione imprescindibile per poter essere puliti, dignitosi e benestanti; "moderni" (qualunque cosa significhi).

Questo fenomeno - "occidentalizzazione" mascherata come "modernizzazione", sulla base del meccanismo appena descritto - ha preso da tempo piede in quasi tutti i paesi Musulmani, appoggiato prima dalle armi e dagli eserciti degli invasori colonialisti, poi da appositi e specializzati think tank, ed in ultimo dallo zelo "progressista" delle stesse "élite culturali, economiche e politiche" dei paesi Musulmani.

Particolarmente pernicioso è dunque quando siano gli stessi Musulmani a "mettere i bastoni tra le ruote" ad altri Musulmani che cercano di implementare sempre più e meglio il Din di Allah nelle loro vite, ed oppongono loro un ampio genere di "consigli", "raccomandazioni", "ammonimenti", spingendo sull'acceleratore del tanto necessario progresso al quale - chissà perché mai - un loro fratello sembra non prestare attenzione - "è forse pazzo, o cieco, che non vuole prender parte in tanto gloriosa civiltà?".

Tutto questo discorso serve ad introdurre due brevi citazioni di episodi che spero avranno un impatto sul nostro modo di ragionare, sulle nostre priorità, sul nostro re-impossessarci della piena dimensione del nostro Din.

Il primo episodio racconta di una sorella in niqab che fa la spesa al supermercato in una cittadina francese.

Finito il giro per i vari reparti, si mette in coda alla cassa per pagare, finché arriva il suo turno.
La cassiera è una ragazza nordafricana Musulmana (perlomeno di origine), che inizia a passare gli articoli, e guarda male la sorella in niqab con arroganza finché non riesce più a trattenersi, e sbotta: "Qui in Francia abbiamo tanti problemi, il tuo niqab è uno di essi! Noi immigrati siamo venuti qui per lavorare e non per fare mostra della nostra religione o della nostra storia! Se vuoi praticare la tua religione ed indossare il Niqab tornatene nel tuo paese arabo e fai quello che vuoi!".

La sorella in niqab smette di mettere la spesa nei sacchetti ed alza il niqab di fronte alla cassiera, che resta completamente shockata.

La sorella in niqab ha i capelli biondi e gli occhi azzurri, e le risponde: "Sono una ragazza francese, non un'immigrata araba. Questo è il mio paese e questo è il mio Islam! Voi siete nati Musulmani e avete venduto il vostro Din, e noi l'abbiamo comprato da voi, ed Allah dice: "Se volgerete le spalle, [Allah] vi sostituirà con un altro popolo e costoro non saranno uguali a voi"" [Sura 47, 38]".

Ovviamente, ciò non è inteso fomentare un attacco in un'inutile guerra "nati-Musulmani" contro "convertiti perfetti e praticanti"; la dicotomia è piuttosto tra coloro che cercano di praticare il Din, e chi mette loro i "bastoni tra le ruote", spinto dalla fascinazione negli idoli colorati della "modernità" e del "progresso".
In questo caso, il fatto che la sorella ostacolata fosse una convertita del luogo rende ancora più stridente il contrasto e ancora più evidente la stupidità e l'ignoranza delle argomentazioni degli "ostacolatori".

Il secondo punto è soltanto una breve - ma forte - citazione tratta dal discorso che una ragazza [non so se Musulmana] ancora una volta francese diede di fronte alle ragazze dell'Università Islamica di Aligarh, in India:

"State leccando tutto ciò che noi abbiamo iniziato prima ad odiare e poi sputato o vomitato".

Le parole sono forti, ma questa è un'altra verità cui riflettere.

Uomini e donne in Occidente avvertono oggi un enorme vuoto, che tutto il precario benessere materiale raggiunto da questa civiltà (al costo dell'oppressione e dello sfruttamente di miliardi di altri esseri umani, non va' dimenticato) non riesce a colmare.
Molti sono stufi di tutti i discorsi e le ideologie propagandate in questa società, e sono alla ricerca di un'alternativa, sono alla ricerca di ciò che manca loro: un significato nella vita, la pace interiore, la comprensione della verità.

Noi Musulmani abbiamo nell'Islam tutte le risposte che queste persone cercano, abbiamo nell'Islam l'alternativa di cui essi vanno in cerca e di cui hanno disperato bisogno, ma invece di correre in loro soccorso ed offrirgli questa autentica medicina, molti di noi sono abbagliato dai miti della "modernità occidentale", devono ancora svegliarsi dall'insolazione, sono ancora inebetiti, e dunque adottano spesso meccanismi in stile "più realista del re" (vedi quanto già detto a riguardo di
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), facendo di tutto per essere "più occidentali degli occidentali"; basti vedere l'insana fissazione di tanti "immigrati nuovi Italiani" per "la bandiera", "le istituzioni", etc., quando all'italiano medio tutto ciò importa ben poco. O basti vedere le insane posizioni di tanti "Musulmani moderati" sulla "superiorità della civiltà occidentale", le "missioni di pace", "il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele", etc., quando moltissimi italiani non-Musulmani hanno posizioni molto più coraggiose, corrette e sensate.

Ahimé, non solo tanti di noi si astengono dall'offrire agli "occidentali" la medicina, l'elisir di cui siamo in possesso (l'iman in "la ilaha illa Allah, Muhammad Rasul Allah"), ma addirittura, tentano di stravolgerlo, annacquarlo, modificarlo per "adattarlo ai tempi" e per "non spaventare gli europei", proprio quegli europei che invece ne hanno oggi più che mai un assoluto bisogno, per questa e soprattutto per l'altra vita..

E' allora il caso di decidere da che parte stare: tra coloro che invitano le genti ad Allah ed alla salvezza in questa e nell'altra vita, o tra gli inebetiti che leccano ciò che gli stessi kuffar hanno da tempo ormai "sputato o vomitato", correndo dietro ad illusioni e false speranze.

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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Mar Giu 04, 2013 6:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

Uno splendido articolo sulla retorica della "modernità".

---

The Infamous Gap between Islam and Modernity

By: Sohaib Baig

POSTED: 29 JUMADA AL AKHIRAH 1434, 10 MAY 2013

Source:
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It is time for Muslims to stop playing catch-up.

~~~~~

Egypt in 1826. It was about a quarter of a century since Napoleon ’s invasion. Egypt was under the control of Muhammad Pasha, an ambitious, power-hungry Albanian who sought to establish his own empire in these Ottoman lands. Caught in the tangle of European networks of power, he sought to enhance his own standing amongst them by putting Egypt on the path of modernization and industrialization. Like so many others since then, who have been and continue to be enthralled by European power, he aspired to learn and apply their secrets to power and sophistication.

It was thus perfectly logical for Muhammad Pasha to send groups of students to Paris in the 1820s, to study the sciences of Western civilization. Accompanying one of these batches in 1826, was Imam Rifa’ah Rafi’ al-Tahtawi. Imam Tahtawi had been educated at Jami’at Al-Azhar in Cairo, and his role in this batch was primarily to provide religious guidance for the rest of the students. Nevertheless, his own thoughts and ideas began to evolve as he witnessed and participated in French culture. He kept a diary that was later published to much acclaim from the governing elite (whom Tahtawi had also praised). His diary was interestingly very “pro-Western” for the day, even if it still retained a somewhat critical approach. He criticized the moral debauchery that he saw amongst the French, but he remained mostly awe-inspired by the learning and the civil, political, and educational institutions that existed in France. Thus, he praised the modernization activities that Muhammad Pasha initiated in Egypt, including his efforts to industrialize and establish new, modern schools.

Once he returned, Tahtawi busied himself with heading many of these new schools and in translating French works into Arabic. This was unsurprising – obviously, the fastest way to learn from Europe would be to directly translate and teach its treasures. In his lifetime, he translated works ranging from military science to geography and from history to political science – showing not only his wide scope, but his near complete adulation of French intellectual works.

Tahtawi ultimately carved out an important legacy as a key pioneer of the Nahda - the Arab cultural and intellectual “renaissance” that saw many new “modernist” reinterpretations of Islam. Disoriented by the weakening political clout of the Muslims, many of these thinkers focused on the issue they considered to be of utmost importance: of reconciling Islam and modernity, as if these were somehow two distinct, monolithic entities that had fought long battles. Tahtawi arguably precipitated many of these newfound campaigns and efforts.

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Perhaps Tahtawi’s story could have ended right there, but given our challenges today, it simply cannot. It is extremely striking how similar the concerns Tahtawi had are to our own concerns. Although Tahtawi lived in the 19th century, it is commonplace to still hear such rhetoric today regarding the need to progress and build bridges between Islam and modernity. Indeed, the student group which Tahtawi accompanied to Paris perhaps can be said to have been 19h century manifestations of the “we must learn the Western sciences to progress and modernize” paradigm that continues to thrive. Tahtawi himself then represented those who tried to apply an Islamic filter – the idea that Muslims must take the “good” and leave the “bad” of Western civilization in order to “progress and modernize.”

The persistence of this rhetoric today poses an extremely important question: Why haven’t Muslims succeeded in “advancing” or “modernizing” in these two centuries since Tahtawi? Why have the efforts of educators and intellectuals like Tahtawi failed to bring the Muslim world into a “modernized” state of being?

In reality, this “failure” simply testifies to the longevity and powerful grip of Western notions of progress and civilization. The persistence of this rhetoric today is not an accident or a mistake – it stems directly from the problematic nature of the quest to modernize itself. Few seemed to realize the very exercise of building a bridge itself can create its own ruptures, that it could perpetuate forever the fundamental differences between two artificially separated entities. Even fewer seemed to have reevaluated the basic underpinnings of their visions. What made something modern and something un-modern – if they existed simultaneously, at the same time? Who decided what it meant to be advanced or civilized anyways? Why was “progress” or “advancement” even such a pressing concern? How had one culture established its own monopoly of what it meant to be advanced and modernized?

Thus, despite all his efforts to utilize and filter Western knowledge in the cause of Egypt or Islam, Tahtawi still remained entrapped by Western categories of understanding. At the core, he was still attempting to adapt Islam to Western notions of progress and modernity, without even probing the value of such notions in the first place. Much of his thought, from his emphasis on education as a means for the ideology of development, to his endorsement of parliamentary systems stemmed from a worldview which had not completely interrogated its Western underpinnings. It was Islam that was transformed – not Western learning. Thus, in reality, it was Islam he ultimately interrogated with a Western lens, as seen in the efforts to “open” the minds of those who remained opposed to Western education.

Tahtawi serves as an important reminder of the risks inherent in engaging within Western epistemologies, of the deep power-broking involved in importing Western sciences. Indeed, it is common nowadays to hear Muslims from almost all segments of society speak about the need to give the social sciences and humanities proper attention and importance. Muslims must go into history, psychology, political science, sociology, communications, international relations, marketing, fashion, film, gender studies, global studies, literature, English – into every study and discipline that is in the Western academy. This, many argue, is not only how we will tap into the joys and fruits of Western learning, but how we will make Muslims up to par with the Western world in terms of culture and civilization.

In reality, we must question every single task that we set forth before ourselves – and we must question the tools and concepts that we use to judge them. To avoid making the mistakes that have been made countless times in the last few centuries, we must interrogate them and chart out their scope, to see if they lead like Tahtawi’s did to a self-perpetuation of foreign categories of understanding, or if they lead to something more organic and integrative at the same time. In practical terms, we have to understand the deeper implications of what it means to be engaged in anthropology, in film studies, in women’s studies, in media, in political science, in economics, in anything. We have to realize that every time we embrace these, we cross real epistemological zones and embrace different paradigms of conceiving and living life – just as we did, with disastrous consequences (and still do) with science and its underlying scientism.

This is not to set up new walls or boundaries between what is Islamic and Western. This is only to suggest that we must be aware of the power-broking inherent in the act of “learning from” and in the purposes of “modernizing” and “catching up.” Two centuries have not seen this process completed, not because this process somehow still needs more time, but because this process is precisely set upon concepts and categories which will forever sustain these imbalances. For too long, Muslims have been imprisoned by the idea that their Present is simply the West’s Past, and that their Future can only lead to the West’s Present. To actually fulfill Tahtawi’s real vision, we must tap into the deep, rich bodies of knowledge produced by Muslims over the centuries, and unchain ourselves from Western hegemonizing categories of understanding. This is how we can produce a fresh and liberating engagement with Western traditions of knowledge.

Originally posted at SalaamCal.com

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MessaggioInviato: Dom Set 15, 2013 12:36 am    Oggetto: Re: Modernità, Imitazione dei Kuffar, la nostra Responsabili Rispondi citando

Citazione:
Noi Musulmani abbiamo nell'Islam tutte le risposte che queste persone cercano, abbiamo nell'Islam l'alternativa di cui essi vanno in cerca e di cui hanno disperato bisogno, ma invece di correre in loro soccorso ed offrirgli questa autentica medicina, molti di noi sono abbagliato dai miti della "modernità occidentale", devono ancora svegliarsi dall'insolazione, sono ancora inebetiti, e dunque adottano spesso meccanismi in stile "più realista del re" (vedi quanto già detto a riguardo di
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), facendo di tutto per essere "più occidentali degli occidentali"; basti vedere l'insana fissazione di tanti "immigrati nuovi Italiani" per "la bandiera", "le istituzioni", etc., quando all'italiano medio tutto ciò importa ben poco. O basti vedere le insane posizioni di tanti "Musulmani moderati" sulla "superiorità della civiltà occidentale", le "missioni di pace", "il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele", etc., quando moltissimi italiani non-Musulmani hanno posizioni molto più coraggiose, corrette e sensate.


Ma Sha Allah, fratello Umar jazak Allah per aver puntato il dito su questo aspetto fondamentale dell'identità musulmana.
Mi fa venire in mente quelle mie compagne di scuola di famiglia musulmana ( ce ne sono poche, Al hamdulillah, alcune passano anche inosservate così da non diffondere l'immagine errata della musulmana dal momento che mi basta quello che si legge nei giornali sulla costrizione e gli obblighi...) che , nel tentativo di "alleggerirsi" quel carico che è il Hijab, si concedono di ascoltare quella bizantino-disorganica accozzaglia di suoni e rumori che è la musica alla moda ( cantanti anglosassoni dagli impronunicabili nomi ricoperti di tatuaggi a tal punto da sembrar la parodia del gioco perverso di un pittore) , quel filino di trucco che rende salace lo sguardo per sedurre i viscidi coetanei e quel linguaggio scurrile che dà un tocco in più , un non so che di omologato.
E tutto questo con un pezzo di stoffa a tappare i buchi della superficie porosa dei loro cervelli per non arieggiarli più del dovuto, accompagnati da abiti striminziti per essere sicuri di non lasciare nulla all'immaginazione.

E' dura la vita...
Ma, almeno, chi la dura la vince.
O, Allah, non deviar i nostri cuori dopo averli guidati.
Amin
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Von Sor
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MessaggioInviato: Mer Set 18, 2013 2:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

Secondo me i Musulmani dovrebbero concentrarsi sui buoni esempi piuttosto che criticare i "Musulmani erranti".
Non penso che la vita sia dura solo perchè la musulmana di turno si trucca o lancia occhiate maliziose ai suoi compagni.
Invece ho notato che spesso i musulmani che si ritengono praticamenti hanno un fare altezzoso, cosa che alimenta solo il divario nella Ummah e di certo non spinge i musulmani che sbagliano a cercare di prendere esempio.

In moschea mi è capitato di vedere gruppetti di donne che stanno lì a cercare la falla di ciascuna. "Guarda quella che jihab sgargiante", "guarda quell'altra quanto kohl" ecc ecc. Ognuno dovrebbe pensare a se stesso e farsi i fatti propri. Se quella si trucca o appena esce di moschea si toglie l'Abaya, non penso che ci debba interessare. Il nostro dovere sarà quello di ammonirla, non di criticarla o guardarla male.
In fondo senza il sostegno e la grazia di Allah ciascuno di noi può fare la fine di coloro che critica.

_________________
'Abdullah bin 'Umar [...] said:"Muhammad used to fight against the pagans, for a Muslim was put to trial in his religion (The pagans will either kill him or chain him as a captive). His fighting was not like your fighting which is carried on for the sake of ruling."

“il 66 per cento della produzione mondiale di cereali è destinato alla alimentazione degli animali dei paesi ricchi” Ibid.


"Questa vita terrena non è altro che gioco e trastullo. La dimora ultima è la vera vita, se solo lo sapessero!" Al Ankabut 64

Quando ho cominciato ad usare la dinamite, allora credevo anch'io in tante cose, in tutte... e ho finito per credere solo nella dinamite.

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nadia889
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MessaggioInviato: Mer Set 18, 2013 2:37 pm    Oggetto: Rispondi citando

Von Sor ha scritto:
Secondo me i Musulmani dovrebbero concentrarsi sui buoni esempi piuttosto che criticare i "Musulmani erranti".
Non penso che la vita sia dura solo perchè la musulmana di turno si trucca o lancia occhiate maliziose ai suoi compagni.
Invece ho notato che spesso i musulmani che si ritengono praticamenti hanno un fare altezzoso, cosa che alimenta solo il divario nella Ummah e di certo non spinge i musulmani che sbagliano a cercare di prendere esempio.

In moschea mi è capitato di vedere gruppetti di donne che stanno lì a cercare la falla di ciascuna. "Guarda quella che jihab sgargiante", "guarda quell'altra quanto kohl" ecc ecc. Ognuno dovrebbe pensare a se stesso e farsi i fatti propri. Se quella si trucca o appena esce di moschea si toglie l'Abaya, non penso che ci debba interessare. Il nostro dovere sarà quello di ammonirla, non di criticarla o guardarla male.
In fondo senza il sostegno e la grazia di Allah ciascuno di noi può fare la fine di coloro che critica.


QUOTO! QUOTO! QUOTO!!

E aggiungo solo ciò non significa non denunciare o giudicare o criticare o chiamatelo come volete, i comportamenti errati! Anzi, ogni piccola disobbedienza è comunque grande (non ricordo dove avevo letto una frase molto bella: non pensare quanto piccolo sia il tuo peccato ma pensa a quanto grande sia Il Signore a cui stai disobbedendo, o qualcosa del genere).
Questo per dire che il fatto che qualcuno commetta un peccato non ci da il diritto di parlar male di lui con altri fratelli/sorelle invece che invitarlo al pentimento!
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Von Sor
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MessaggioInviato: Mer Set 18, 2013 2:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
non pensare quanto piccolo sia il tuo peccato ma pensa a quanto grande sia Il Signore a cui stai disobbedendo, o qualcosa del genere


Mi sa proprio che è una frase di Aurangzeb Umarzai.

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'Abdullah bin 'Umar [...] said:"Muhammad used to fight against the pagans, for a Muslim was put to trial in his religion (The pagans will either kill him or chain him as a captive). His fighting was not like your fighting which is carried on for the sake of ruling."

“il 66 per cento della produzione mondiale di cereali è destinato alla alimentazione degli animali dei paesi ricchi” Ibid.


"Questa vita terrena non è altro che gioco e trastullo. La dimora ultima è la vera vita, se solo lo sapessero!" Al Ankabut 64

Quando ho cominciato ad usare la dinamite, allora credevo anch'io in tante cose, in tutte... e ho finito per credere solo nella dinamite.

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MessaggioInviato: Mer Set 18, 2013 2:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ops! Praticanti, non praticamenti..!

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'Abdullah bin 'Umar [...] said:"Muhammad used to fight against the pagans, for a Muslim was put to trial in his religion (The pagans will either kill him or chain him as a captive). His fighting was not like your fighting which is carried on for the sake of ruling."

“il 66 per cento della produzione mondiale di cereali è destinato alla alimentazione degli animali dei paesi ricchi” Ibid.


"Questa vita terrena non è altro che gioco e trastullo. La dimora ultima è la vera vita, se solo lo sapessero!" Al Ankabut 64

Quando ho cominciato ad usare la dinamite, allora credevo anch'io in tante cose, in tutte... e ho finito per credere solo nella dinamite.

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MessaggioInviato: Mer Set 18, 2013 2:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

Quoto anch'io la sorella Von Sor e ne approfitto per chiederle: ma " Mujahidah" che fine ha fatto? Ti senti meno combattente e più riflessiva?
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MessaggioInviato: Mer Set 18, 2013 2:58 pm    Oggetto: Rispondi citando

Von Sor ha scritto:
Secondo me i Musulmani dovrebbero concentrarsi sui buoni esempi piuttosto che criticare i "Musulmani erranti".
Non penso che la vita sia dura solo perchè la musulmana di turno si trucca o lancia occhiate maliziose ai suoi compagni.
Invece ho notato che spesso i musulmani che si ritengono praticamenti hanno un fare altezzoso, cosa che alimenta solo il divario nella Ummah e di certo non spinge i musulmani che sbagliano a cercare di prendere esempio.

In moschea mi è capitato di vedere gruppetti di donne che stanno lì a cercare la falla di ciascuna. "Guarda quella che jihab sgargiante", "guarda quell'altra quanto kohl" ecc ecc. Ognuno dovrebbe pensare a se stesso e farsi i fatti propri. Se quella si trucca o appena esce di moschea si toglie l'Abaya, non penso che ci debba interessare. Il nostro dovere sarà quello di ammonirla, non di criticarla o guardarla male.
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E' vero..è un mio grande difetto.
Spero che Iddio mi guidi, in cha allah.
non faccio che sbagliare a dire così. non faccio che sbagliare. continuamente.
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Musàfir
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MessaggioInviato: Mer Set 18, 2013 3:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

Von Sor ha scritto:

Secondo me i Musulmani dovrebbero concentrarsi sui buoni esempi piuttosto che criticare i "Musulmani erranti".

Invece ho notato che spesso i musulmani che si ritengono praticanti hanno un fare altezzoso, cosa che alimenta solo il divario nella Ummah e di certo non spinge i musulmani che sbagliano a cercare di prendere esempio.

In fondo senza il sostegno e la grazia di Allah ciascuno di noi può fare la fine di coloro che critica.


Bismillahi r-Rahmàni r-Rahìm
assalamu 'alaykum

«Una disubbidienza che fa ereditare umiliazione e indigenza è migliore di un’ubbidienza che fa ereditare fierezza e orgoglio» (Ibn Atà Allàh hikam saggezza nr.89)

Ricordiamoci che prima di diventare musulmani, ero, ed eravamo, nel fuoco e nell'ignoranza, e Allàh nella Sua infinita Misericordia e con il Suo grande Amore (Mahabba) ci ha salvati, al hamdu li-Llàh wa shukruli-Llàh.

Cerchiamo perciò anche noi di gurdare i nostri fratelli e le nostre sorelle, e anche chi non crede in Dio, con lo stesso 'sguardo di Amore' e la stessa Misericordia, che Allàh ha avuto con noi, e con delicatezza e buone maniere, senza nessuna altezzosità (cosa inappropriata per un 'servitore' - 'abd- di Allàh), aiutarli, perchè come giustamente dice la sorella Von Sor:
"In fondo senza il sostegno e la grazia di Allah ciascuno di noi può fare la fine di coloro che critica"

assalamu 'alaykum

_________________
" O uomini, voi siete i poveri (fuqarà) i bisognosi di Dio, mentre Allàh è il Ricco (Al-Ghanì) Colui che è sufficiente a Se stesso, il Degno di lode." (Corano 35,15)
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MessaggioInviato: Mer Set 18, 2013 3:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
«Una disubbidienza che fa ereditare umiliazione e indigenza è migliore di un’ubbidienza che fa ereditare fierezza e orgoglio» (Ibn Atà Allàh hikam saggezza nr.89)

Ricordiamoci che prima di diventare musulmani, ero, ed eravamo, nel fuoco e nell'ignoranza, e Allàh nella Sua infinita Misericordia e con il Suo grande Amore (Mahabba) ci ha salvati, al hamdu li-Llàh wa shukruli-Llàh.

Cerchiamo perciò anche noi di gurdare i nostri fratelli e le nostre sorelle, e anche chi non crede in Dio, con lo stesso 'sguardo di Amore' e la stessa Misericordia, che Allàh ha avuto con noi, e con delicatezza e buone maniere, senza nessuna altezzosità (cosa inappropriata per un 'servitore' - 'abd- di Allàh), aiutarli, perchè come giustamente dice la sorella Von Sor:
"In fondo senza il sostegno e la grazia di Allah ciascuno di noi può fare la fine di coloro che critica"



Jazak Allah Khair.
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nadia889
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MessaggioInviato: Mer Set 18, 2013 4:46 pm    Oggetto: Rispondi citando

Von Sor ha scritto:
Citazione:
non pensare quanto piccolo sia il tuo peccato ma pensa a quanto grande sia Il Signore a cui stai disobbedendo, o qualcosa del genere


Mi sa proprio che è una frase di Aurangzeb Umarzai.


Si, si l'avevo letta qua sul forum...mi è rimasta la frase e non la fonte! XD
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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Mer Set 18, 2013 11:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

Von Sor ha scritto:
Secondo me i Musulmani dovrebbero concentrarsi sui buoni esempi piuttosto che criticare i "Musulmani erranti".
Non penso che la vita sia dura solo perchè la musulmana di turno si trucca o lancia occhiate maliziose ai suoi compagni.
Invece ho notato che spesso i musulmani che si ritengono praticamenti hanno un fare altezzoso, cosa che alimenta solo il divario nella Ummah e di certo non spinge i musulmani che sbagliano a cercare di prendere esempio.


Good point!

In un altro post avevo scritto:

"A volte a concentrarsi troppo sulle cose negative attorno a noi facciamo del "male" a noi stessi; meglio allora rifocalizzare la propria attenzione su noi stessi.
No, non sto affatto dicendo che "ognuno è libero di fare ciò che vuole" e che "ognuno deve pensare solo a se stesso e non gggiudicare gli altri"; è più una questione di mantenere l'equilibrio e non farsi trascinare/influenzare negativamente da esempi negativi, visto che è evidente che siano tali.

(...)

è molto importante mantenere sempre l'equilibrio e le priorità tra l'attenzione su se stessi e la correzione di ciò che è attorno a noi
".

Von Sor ha scritto:
In moschea mi è capitato di vedere gruppetti di donne che stanno lì a cercare la falla di ciascuna. "Guarda quella che jihab sgargiante", "guarda quell'altra quanto kohl" ecc ecc.


E se fanno così fanno un peccato "ancora più grave" se stanno a spettegolare o discutere di altrui peccati (privati).

Von Sor ha scritto:
Ognuno dovrebbe pensare a se stesso e farsi i fatti propri.


Nemmeno buttarsi nell'individualismo intimista..
Ciò che è sbagliato va riconosciuto come tale (e, per chi ne ha la capacità/responsabilità, denunciato, nel modo corretto, etc. etc.).

Von Sor ha scritto:
Il nostro dovere sarà quello di ammonirla, non di criticarla o guardarla male.
In fondo senza il sostegno e la grazia di Allah ciascuno di noi può fare la fine di coloro che critica.


Quoto!

C'è un hadith il cui significato è che se una persona critica un altro Musulmano per un peccato di cui egli si è pentito, questi (colui che critica) non morirà prima di averlo compiuto anche lui!
Subhanallah!

nadia889 ha scritto:
E aggiungo solo ciò non significa non denunciare o giudicare o criticare o chiamatelo come volete, i comportamenti errati! Anzi, ogni piccola disobbedienza è comunque grande (non ricordo dove avevo letto una frase molto bella: non pensare quanto piccolo sia il tuo peccato ma pensa a quanto grande sia Il Signore a cui stai disobbedendo, o qualcosa del genere).
Questo per dire che il fatto che qualcuno commetta un peccato non ci da il diritto di parlar male di lui con altri fratelli/sorelle invece che invitarlo al pentimento!


Straquoto!
La

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, troppo spesso sottovalutato, compreso a volte da chi nel ritenersi "pio e praticante" si gonfia d'orgoglio e si ritiene migliore degli altri.

Von Sor ha scritto:
Citazione:
non pensare quanto piccolo sia il tuo peccato ma pensa a quanto grande sia Il Signore a cui stai disobbedendo, o qualcosa del genere


Mi sa proprio che è una frase di Aurangzeb Umarzai.


Non è mia, l'ho ripresa da qualche parte (non ricordo la fonte..).

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Von Sor
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MessaggioInviato: Gio Set 19, 2013 1:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
: ma " Mujahidah" che fine ha fatto?
Ho preferito toglierlo in un momento di defaillance

_________________
'Abdullah bin 'Umar [...] said:"Muhammad used to fight against the pagans, for a Muslim was put to trial in his religion (The pagans will either kill him or chain him as a captive). His fighting was not like your fighting which is carried on for the sake of ruling."

“il 66 per cento della produzione mondiale di cereali è destinato alla alimentazione degli animali dei paesi ricchi” Ibid.


"Questa vita terrena non è altro che gioco e trastullo. La dimora ultima è la vera vita, se solo lo sapessero!" Al Ankabut 64

Quando ho cominciato ad usare la dinamite, allora credevo anch'io in tante cose, in tutte... e ho finito per credere solo nella dinamite.

"In verità dovrai morire" Corano (29;39)
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Musàfir
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MessaggioInviato: Gio Set 19, 2013 1:33 pm    Oggetto: Rispondi citando

Aurangzeb 'Umarzai ha scritto:


Von Sor ha scritto:
Citazione:
non pensare quanto piccolo sia il tuo peccato ma pensa a quanto grande sia Il Signore a cui stai disobbedendo, o qualcosa del genere


Mi sa proprio che è una frase di Aurangzeb Umarzai.


Non è mia, l'ho ripresa da qualche parte (non ricordo la fonte..).


Bismillahi r-Rahmàni r-Rahìm
assalmu 'alaykum,

se può essere utile riporto questa saggezza di Ibn Atà Allàh (r.a.) che si avvicina un po' alla frase riportata sopra:
"Nessun peccato è piccolo se Egli (Allàh) ti oppone la Sua giustizia; nessun peccato è grande se ti viene incontro con la Sua misericordia" (Hikam nr.47)

assalamu 'alaykum

_________________
" O uomini, voi siete i poveri (fuqarà) i bisognosi di Dio, mentre Allàh è il Ricco (Al-Ghanì) Colui che è sufficiente a Se stesso, il Degno di lode." (Corano 35,15)
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teo
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MessaggioInviato: Gio Feb 20, 2014 10:20 am    Oggetto: Re: Modernità, Imitazione dei Kuffar, la nostra Responsabili Rispondi citando

'Umar Kalabristani ha scritto:
Abbiamo già denunciato più volte la pedissequa imitazione delle mode, dei costumi, delle ideologie dei kuffar da parte dei Musulmani (e come potremmo fare altrimenti, quando il Profeta stesso <img> ci ha avvisato che chi imita un popolo verrà considerato uno di loro (e quindi risorto con loro nel giorno del giudizio).

L'imitazione dello "stile di vita occidentale" viene mascherata come "modernità" e quindi resa un idolo invisibile e mascherato di "ineluttabilità"; l'imitazione di una determinata cultura viene mascherata come "progresso"; dal campo spaziale viene spostata sul campo temporale, e quindi considerata presupposto necessario del miglioramento, del "progresso" dei paesi Musulmani.

I costumi, le abitudini, le Leggi e l'ideologia dell'Islam, invece, vengono legati al "passato", a qualcosa di "retrogrado", "antico", "vecchio", "non più attuale", ed ancora all'inciviltà, alla povertà.

Tale invenzione del concetto di "modernità" e di "progresso" è dunque il congegno attraverso il quale l'occidente ha potuto esportare ed imporre il suo specifico modello in tutti il mondo, per di più nel visibilio generale di masse che adorano la "modernità" ed ambiscono esse stesse ad essere "modernizzate".

Nei paese Musulmani, in particolare, ciò è un modo estremamente utile per evitare di dover contrastare ed opporre in maniera diretta l'Islam; uno schermo per evitare di dover dire apertamente "abbandonate l'Islam, cambiate Din, adottate il Din dell'"Occidente"" (ed il capitalismo, il liberismo, la democrazia sono un Din, alternativo, differente ed opposto al Din dell'Islam), e dunque di rischiare le ovvie reazioni cui ciò porterebbe.
E allora, si utilizza invece il termine "neutro" di "modernità", con la sua spinta di irrinunciabilità, il sapore di eterea ineluttabilità, l'immagine di variopinta internazionalità: i "tempi moderni", "siamo nel 2012..".

Infatti, un'invasione armata straniera può essere respinta ed opposta (e molto probabilmente verrà respinta ed opposta), ma come opporsi alle lancette dell'orologio ed all'inesorabile fluire del tempo? Sono "i tempi"! Nozione che sposta sul piano temporale un particolare dominio spaziale ed ideologico.

Così, ad esempio, nelle pubblicità di molti paesi Musulmani, si contrappongono in maniera efficace la figura della nonna "conservatrice", "velata", povera e stracciona, a quella della giovane donna disinibita, progredita, emancipata e svestita.

L'abbandono della pratica dell'Islam è quindi dipinto come condizione imprescindibile per poter essere puliti, dignitosi e benestanti; "moderni" (qualunque cosa significhi).

Questo fenomeno - "occidentalizzazione" mascherata come "modernizzazione", sulla base del meccanismo appena descritto - ha preso da tempo piede in quasi tutti i paesi Musulmani, appoggiato prima dalle armi e dagli eserciti degli invasori colonialisti, poi da appositi e specializzati think tank, ed in ultimo dallo zelo "progressista" delle stesse "élite culturali, economiche e politiche" dei paesi Musulmani.

Particolarmente pernicioso è dunque quando siano gli stessi Musulmani a "mettere i bastoni tra le ruote" ad altri Musulmani che cercano di implementare sempre più e meglio il Din di Allah nelle loro vite, ed oppongono loro un ampio genere di "consigli", "raccomandazioni", "ammonimenti", spingendo sull'acceleratore del tanto necessario progresso al quale - chissà perché mai - un loro fratello sembra non prestare attenzione - "è forse pazzo, o cieco, che non vuole prender parte in tanto gloriosa civiltà?".

Tutto questo discorso serve ad introdurre due brevi citazioni di episodi che spero avranno un impatto sul nostro modo di ragionare, sulle nostre priorità, sul nostro re-impossessarci della piena dimensione del nostro Din.

Il primo episodio racconta di una sorella in niqab che fa la spesa al supermercato in una cittadina francese.

Finito il giro per i vari reparti, si mette in coda alla cassa per pagare, finché arriva il suo turno.
La cassiera è una ragazza nordafricana Musulmana (perlomeno di origine), che inizia a passare gli articoli, e guarda male la sorella in niqab con arroganza finché non riesce più a trattenersi, e sbotta: "Qui in Francia abbiamo tanti problemi, il tuo niqab è uno di essi! Noi immigrati siamo venuti qui per lavorare e non per fare mostra della nostra religione o della nostra storia! Se vuoi praticare la tua religione ed indossare il Niqab tornatene nel tuo paese arabo e fai quello che vuoi!".

La sorella in niqab smette di mettere la spesa nei sacchetti ed alza il niqab di fronte alla cassiera, che resta completamente shockata.

La sorella in niqab ha i capelli biondi e gli occhi azzurri, e le risponde: "Sono una ragazza francese, non un'immigrata araba. Questo è il mio paese e questo è il mio Islam! Voi siete nati Musulmani e avete venduto il vostro Din, e noi l'abbiamo comprato da voi, ed Allah dice: "Se volgerete le spalle, [Allah] vi sostituirà con un altro popolo e costoro non saranno uguali a voi"" [Sura 47, 38]".

Ovviamente, ciò non è inteso fomentare un attacco in un'inutile guerra "nati-Musulmani" contro "convertiti perfetti e praticanti"; la dicotomia è piuttosto tra coloro che cercano di praticare il Din, e chi mette loro i "bastoni tra le ruote", spinto dalla fascinazione negli idoli colorati della "modernità" e del "progresso".
In questo caso, il fatto che la sorella ostacolata fosse una convertita del luogo rende ancora più stridente il contrasto e ancora più evidente la stupidità e l'ignoranza delle argomentazioni degli "ostacolatori".

Il secondo punto è soltanto una breve - ma forte - citazione tratta dal discorso che una ragazza [non so se Musulmana] ancora una volta francese diede di fronte alle ragazze dell'Università Islamica di Aligarh, in India:

"State leccando tutto ciò che noi abbiamo iniziato prima ad odiare e poi sputato o vomitato".

Le parole sono forti, ma questa è un'altra verità cui riflettere.

Uomini e donne in Occidente avvertono oggi un enorme vuoto, che tutto il precario benessere materiale raggiunto da questa civiltà (al costo dell'oppressione e dello sfruttamente di miliardi di altri esseri umani, non va' dimenticato) non riesce a colmare.
Molti sono stufi di tutti i discorsi e le ideologie propagandate in questa società, e sono alla ricerca di un'alternativa, sono alla ricerca di ciò che manca loro: un significato nella vita, la pace interiore, la comprensione della verità.

Noi Musulmani abbiamo nell'Islam tutte le risposte che queste persone cercano, abbiamo nell'Islam l'alternativa di cui essi vanno in cerca e di cui hanno disperato bisogno, ma invece di correre in loro soccorso ed offrirgli questa autentica medicina, molti di noi sono abbagliato dai miti della "modernità occidentale", devono ancora svegliarsi dall'insolazione, sono ancora inebetiti, e dunque adottano spesso meccanismi in stile "più realista del re" (vedi quanto già detto a riguardo di
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), facendo di tutto per essere "più occidentali degli occidentali"; basti vedere l'insana fissazione di tanti "immigrati nuovi Italiani" per "la bandiera", "le istituzioni", etc., quando all'italiano medio tutto ciò importa ben poco. O basti vedere le insane posizioni di tanti "Musulmani moderati" sulla "superiorità della civiltà occidentale", le "missioni di pace", "il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele", etc., quando moltissimi italiani non-Musulmani hanno posizioni molto più coraggiose, corrette e sensate.

Ahimé, non solo tanti di noi si astengono dall'offrire agli "occidentali" la medicina, l'elisir di cui siamo in possesso (l'iman in "la ilaha illa Allah, Muhammad Rasul Allah"), ma addirittura, tentano di stravolgerlo, annacquarlo, modificarlo per "adattarlo ai tempi" e per "non spaventare gli europei", proprio quegli europei che invece ne hanno oggi più che mai un assoluto bisogno, per questa e soprattutto per l'altra vita..

E' allora il caso di decidere da che parte stare: tra coloro che invitano le genti ad Allah ed alla salvezza in questa e nell'altra vita, o tra gli inebetiti che leccano ciò che gli stessi kuffar hanno da tempo ormai "sputato o vomitato", correndo dietro ad illusioni e false speranze.


caro umar questa è la radice di ogni problema..solo una precisazione di carattere ontologico e metodologico..ovvero come discorso dell'essere..quando i musulmani si riferiscono all'occidente fanno una comprensibile generalizzazione. mi spiego: la linea di separazione tra sacro e profano in appunto "occidente" non corre tra seguaci di due interpretazioni religiose ma tra individuo e società. i veri seguaci dell'Islam e del Cristianesimo vivono nella quotidianità nella speranza dell'instaurazione di uno stato etico , improntato agli alti ideali trascendenti la mediocrità umana che vengono dalla Rivelazione . la società moderna non solo occideentale , invece, dominata dalle oligarchie plutocratiche sovranazionali, tende ad isolare l'individuo dalla famiglia e dalla religione dei padri, per strappare dal suo cuore IL TIMORE DI DIO e nel contempo vellica gli istinti peggiori dell'uomo. Ognuno può vedere come innalzino i peccati alla steregua di virtù in un satanico rovesciamento del mondo..in realtà l'unico argine al caos è dato proprio dai credenti.. il modernismo è l'equivalente del vitelllo d'oro un falso idolo cui sacrificare ogni speranza di salvezza in un effimero godimento materiale. Per quei miscrenti L'islam possiede l'arma finale nella lotta contro la società plutocratica..la proibizione dell'usura..una società basata SOLO su questo precetto islamico segnerebbe la fine del presente stato di cose ecco perche tanto accanimento mediatico
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