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Medici e donne

 
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Inviato: Dom Lug 12, 2020 10:07 pm    Oggetto: Ads

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hupaska
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MessaggioInviato: Gio Giu 27, 2013 8:20 am    Oggetto: Medici e donne Rispondi citando

Buongiorno, vorrei porre un paio di domande in particolare alle sorelle se possibile.

Premesso che, dietro possibilità di scegliere, una donna cerchi di rivolgersi sempre ad un medico donna (soprattutto per cure strettamente legate alla salute e prevenzione femminile), se dietro stretta urgenza (pronto soccorso, parto improvviso, sostituto maschio della dottoressa di base....) viene seguita da un medico maschio è permesso?
Parlo proprio solo dietro urgenza...

Inoltre 12 anni fa, subito dopo la mia laurea, ho iniziato a lavorare (per un biennio) nell'ospedale dove ho prestato tirocinio ed è successa una cosa un po' spiacevole che mi ha spinta a produrre un documento riflessivo (per la Direzione Sanitaria) sull'umanizzazione delle risorse socio - sanitarie in campo medico e ospedaliero (io non sono medico, ma la mia ricerca toccava anche la mia area di intervento).
Praticamente è successo che in ostetricia è arrivata una signora pakistana di religione musulmana che era arrivata da poco in Italia e anche il marito parlava pochissimo in italiano. La signora era seguita da una ginecologa ambulatoriale donna che l'ha rassicurata di essere presente al parto. Fra l'altro in questo ambulatorio c'era un'infermiera che conosceva l'arabo e quindi riuscivano a comunicare abbastanza bene con la signora, che per questo era tranquilla.
Purtroppo poi le si sono presentate le doglie con qualche settimana di anticipo e fra l'altro in piena notte. I medici di guardia erano solouomini, tranne un'ostetrica che però non riusciva a comunicare con la signora pakistana e fra l'altro era un po' sbrigativa anche di carattere... Peraltro non hanno nemmeno permesso al marito di entrare in sala parto o perlomeno all'interno del reparto, confinandolo tutto agitato in sala d'attesa. La signora si è vista circondata da medici sconosciuti, tutti uomini e dall'ostetrica che era piuttosto brusca nei modi, aspettava la sua ginecologa (che purtroppo non hanno potuto avvisare per tempo) ed è andata nel panico, piangeva, parlava nella sua lingua e gli altri non la capivano finchè poi hanno dovuto sedarla e farle il cesareo...
Il giorno dopo però la ginecologa di riferimento (molto rattristata per l'imprevisto) è andata a trovarla, e il marito ha posto delle rimostranze al reparto ospedaliero per il trattamento un po' brusco e la mancanza di alternativa nei medici (anche se purtroppo con l'incrocio dei turni non è sempre possibile assicurare la presenza di una donna, benchè fortunatamente le ginecologhe stiano aumentando di numero).
Motivo per il quale sono stata chiamata anch'io in una commissione interna per studiare delle risposte più umane e in particolare anche più rispondenti ai degenti di cultura, religione (negli ospedali c'è solo la cappella cattolica, ma siamo riusciti a prevedere l'assistenza su chiamata anche di altri ministri di culto, cosa che prima non era così scontata e automatica...) o nazionalità differente.

Per la situazione in questione ci ha aiutate l'infermiera che parlava arabo, però abbiamo fatto tesoro dell'esperienza, pur spiacevole per la signora e il marito, e siamo riusciti ad introdurre queste linee minime:

- la previsione di almeno una ginecologa nei turni notturni in maternità o, laddove non fosse possibile, la presenza in stanza solo del personale ostetrico ed infermieristico e l'intervento del medico maschio solo in casi di gravità; peraltro per i cesarei abbiamo avuto la disponibilità di un paio di dottoresse della chirurgia ad intervenire in supporto se necessario;
- l'introduzione di mediatori culturali a chiamata e con interventi di informazione programmata all'interno dell'ospedale (e anche questo prima non c'era) in modo da garantire le corrette informazioni di base alle degenti straniere non - italiofone e consentire loro di vivere con le sufficienti informazioni la loro degenza e i percorsi di cura e prevenzione.

E' stata una goccia nel mare, ma mi dicono stia tutt'ora funzionando.

Volevo pertanto chiedervi di solito come vi organizzate in campo medico, se avete esperienze in merito (positive o negative) da cui trarre insegnamento.
E' vero che non lavoro più in ospedale da 10 anni, ma anche all'ufficio stranieri lavoriamo anche sulla prevenzione e quantomeno sulle informazioni anche sanitarie .
La cosa che un po' mi spiace è che mentre nel privato basta pagare e ti danno il medico che vuoi, nel pubblico arriva chi arriva e a volte non c'è la garanzia che a una signora che desideri una dottoressa donna arrivi proprio quella.
Inoltre ritengo che anche ad alcune dottoresse andrebbe fatta maggiore formazione sull'interculturalità, perchè è capitato che alcune di loro siano "gradevoli come la carta vetrata" o giudichino le richieste delle pazienti come "fisime" o manie, mentre magari per loro sono precetti religiosi e/o culturali basilari della loro vita...

E' una condivisione, ma aperta e qualsiasi buona idea per migliorare questi servizi ben venga!

Un saluto a tutte voi!

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MessaggioInviato: Gio Giu 27, 2013 3:13 pm    Oggetto: Re: Medici e donne Rispondi citando

hupaska ha scritto:
Premesso che, dietro possibilità di scegliere, una donna cerchi di rivolgersi sempre ad un medico donna (soprattutto per cure strettamente legate alla salute e prevenzione femminile), se dietro stretta urgenza (pronto soccorso, parto improvviso, sostituto maschio della dottoressa di base....) viene seguita da un medico maschio è permesso?
Parlo proprio solo dietro urgenza...


Sì, in caso di urgenza e se non ci sono alternative (medici donne qualificate), è senz'altro permesso.
La salvaguardia della vita ha la priorità.

hupaska ha scritto:
Praticamente è successo che in ostetricia è arrivata una signora pakistana di religione musulmana che era arrivata da poco in Italia e anche il marito parlava pochissimo in italiano. La signora era seguita da una ginecologa ambulatoriale donna che l'ha rassicurata di essere presente al parto. Fra l'altro in questo ambulatorio c'era un'infermiera che conosceva l'arabo e quindi riuscivano a comunicare abbastanza bene con la signora, che per questo era tranquilla.
Purtroppo poi le si sono presentate le doglie con qualche settimana di anticipo e fra l'altro in piena notte. I medici di guardia erano solouomini, tranne un'ostetrica che però non riusciva a comunicare con la signora pakistana e fra l'altro era un po' sbrigativa anche di carattere... Peraltro non hanno nemmeno permesso al marito di entrare in sala parto o perlomeno all'interno del reparto, confinandolo tutto agitato in sala d'attesa. La signora si è vista circondata da medici sconosciuti, tutti uomini e dall'ostetrica che era piuttosto brusca nei modi, aspettava la sua ginecologa (che purtroppo non hanno potuto avvisare per tempo) ed è andata nel panico, piangeva, parlava nella sua lingua e gli altri non la capivano finchè poi hanno dovuto sedarla e farle il cesareo...
Il giorno dopo però la ginecologa di riferimento (molto rattristata per l'imprevisto) è andata a trovarla, e il marito ha posto delle rimostranze al reparto ospedaliero per il trattamento un po' brusco e la mancanza di alternativa nei medici (anche se purtroppo con l'incrocio dei turni non è sempre possibile assicurare la presenza di una donna, benchè fortunatamente le ginecologhe stiano aumentando di numero).
Motivo per il quale sono stata chiamata anch'io in una commissione interna per studiare delle risposte più umane e in particolare anche più rispondenti ai degenti di cultura, religione (negli ospedali c'è solo la cappella cattolica, ma siamo riusciti a prevedere l'assistenza su chiamata anche di altri ministri di culto, cosa che prima non era così scontata e automatica...) o nazionalità differente.

Per la situazione in questione ci ha aiutate l'infermiera che parlava arabo


Solo una nota: in Pakistan non si parla arabo; la lingua nazionale è l'urdu (che è una lingua indo-europea), affiancata poi da varie lingue locali (panjabi, pashto, sindhi, baluchi...). :-)
Ma ci sono ovviamente anche pakistani che parlano arabo, o perché l'hanno studiato, o perché magari hanno vissuto per qualche periodo in un paese arabo...

hupaska ha scritto:
però abbiamo fatto tesoro dell'esperienza, pur spiacevole per la signora e il marito, e siamo riusciti ad introdurre queste linee minime:

- la previsione di almeno una ginecologa nei turni notturni in maternità o, laddove non fosse possibile, la presenza in stanza solo del personale ostetrico ed infermieristico e l'intervento del medico maschio solo in casi di gravità; peraltro per i cesarei abbiamo avuto la disponibilità di un paio di dottoresse della chirurgia ad intervenire in supporto se necessario;
- l'introduzione di mediatori culturali a chiamata e con interventi di informazione programmata all'interno dell'ospedale (e anche questo prima non c'era) in modo da garantire le corrette informazioni di base alle degenti straniere non - italiofone e consentire loro di vivere con le sufficienti informazioni la loro degenza e i percorsi di cura e prevenzione.


Ottimo, davvero complimenti!
Sono sicuro che tutte le donne Musulmane (e non solo!) apprezzeranno molto queste misure!

hupaska ha scritto:
Inoltre ritengo che anche ad alcune dottoresse andrebbe fatta maggiore formazione sull'interculturalità, perchè è capitato che alcune di loro siano "gradevoli come la carta vetrata" o giudichino le richieste delle pazienti come "fisime" o manie, mentre magari per loro sono precetti religiosi e/o culturali basilari della loro vita...


Hai c'entrato il punto. La mancanza di comprensione a questo riguardo fa molti danni, proprio perché a dei medici che non capiscono l'importanza del pudore di una donna Musulmana (o magari pensano sia solo questione del "marito ultra-geloso") risulta difficile comprendere le richieste delle pazienti (o dei pazienti, a ruoli invertiti!), e quindi, esse non verranno prese in considerazione con l'urgenza e l'importanza dovute!

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MessaggioInviato: Gio Giu 27, 2013 3:39 pm    Oggetto: Re: Medici e donne Rispondi citando

Aurangzeb 'Umarzai ha scritto:
Solo una nota: in Pakistan non si parla arabo; la lingua nazionale è l'urdu (che è una lingua indo-europea), affiancata poi da varie lingue locali (panjabi, pashto, sindhi, baluchi...). :-)
Ma ci sono ovviamente anche pakistani che parlano arabo, o perché l'hanno studiato, o perché magari hanno vissuto per qualche periodo in un paese arabo...


Si si, lo so perchè anche qui al centro di Mediazione abbiamo un interprete urdu. Ma il marito conosceva anche abbastanza bene l'arabo e la signora lo comprendeva un po': probabilmente lo avranno studiato come lingua per loro conto. In mancanza di un interprete urdu sul momento l'unica lingua ponte è stata per l'appunto l'arabo parlato da questa infermiera... Almeno abbiamo poturo spiegarci con loro...



Aurangzeb 'Umarzai ha scritto:
Ottimo, davvero complimenti!
Sono sicuro che tutte le donne Musulmane (e non solo!) apprezzeranno molto queste misure!


Speriamo di si! E appunto non solo loro... Abbiamo avuto anche la vecchietta valdese che ha chiesto un pastore per un conforto spirituale in punto di morte e le hanno mandato il prete cattolico perchè non sapevano dove trovare la chiesa valdese...
Abbiamo anche provveduto a fornire tutti i caposala di un foglino plastificato con segnati tutti i riferimenti telefonici delle comunità religiose cristiane e non della città, musulmani naturalmente inclusi... Ci è voluta una mezza giornata (inclusa la plastificazione dei cartellini!) ma a nessuno era venuto in mente prima...

hupaska ha scritto:
Inoltre ritengo che anche ad alcune dottoresse andrebbe fatta maggiore formazione sull'interculturalità, perchè è capitato che alcune di loro siano "gradevoli come la carta vetrata" o giudichino le richieste delle pazienti come "fisime" o manie, mentre magari per loro sono precetti religiosi e/o culturali basilari della loro vita...


Aurangzeb 'Umarzai ha scritto:
Hai c'entrato il punto. La mancanza di comprensione a questo riguardo fa molti danni, proprio perché a dei medici che non capiscono l'importanza del pudore di una donna Musulmana (o magari pensano sia solo questione del "marito ultra-geloso") risulta difficile comprendere le richieste delle pazienti (o dei pazienti, a ruoli invertiti!), e quindi, esse non verranno prese in considerazione con l'urgenza e l'importanza dovute!


Già, infatti anche con questo povero signore pakistano all'inizio andavano a dire in giro che lui aveva fatto una scenata di gelosia in reparto, invece era solo agitato e preoccupato per la moglie e il bambino in arrivo e perchè non capiva cosa stava succedendo. Con me e l'interprete infatti la mattina seguente è stato tranquillissimo perchè per fortuna la moglie e il bimbo stavano bene e soprattutto poi ci siamo chiariti (e scusati a nome del reparto...).

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MessaggioInviato: Gio Giu 27, 2013 10:11 pm    Oggetto: Re: Medici e donne Rispondi citando

hupaska ha scritto:
Aurangzeb 'Umarzai ha scritto:
Solo una nota: in Pakistan non si parla arabo; la lingua nazionale è l'urdu (che è una lingua indo-europea), affiancata poi da varie lingue locali (panjabi, pashto, sindhi, baluchi...). :-)
Ma ci sono ovviamente anche pakistani che parlano arabo, o perché l'hanno studiato, o perché magari hanno vissuto per qualche periodo in un paese arabo...


Si si, lo so perchè anche qui al centro di Mediazione abbiamo un interprete urdu. Ma il marito conosceva anche abbastanza bene l'arabo e la signora lo comprendeva un po': probabilmente lo avranno studiato come lingua per loro conto. In mancanza di un interprete urdu sul momento l'unica lingua ponte è stata per l'appunto l'arabo parlato da questa infermiera... Almeno abbiamo poturo spiegarci con loro...


Ottimo!
Scusa se sembra che voglio fare il pignolo, è che approfitto di ogni occasione perché ci sono ancora molte persone in giro che pensano che in Pakistan, Iran, Turchia etc. si parli arabo! :-D

hupaska ha scritto:
Abbiamo anche provveduto a fornire tutti i caposala di un foglino plastificato con segnati tutti i riferimenti telefonici delle comunità religiose cristiane e non della città, musulmani naturalmente inclusi... Ci è voluta una mezza giornata (inclusa la plastificazione dei cartellini!) ma a nessuno era venuto in mente prima...


Ottimo! State facendo davvero un bel lavoro, complimenti!
In effetti basta davvero poco, ma ci vuole tanto a porsi il problema ed a formulare l'intenzione di risolverlo!

Avete in progetto di diffondere le stesse iniziative anche in altre città?

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Fabb Yusuf Tarenti
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MessaggioInviato: Ven Giu 28, 2013 7:48 am    Oggetto: Bismillāhi arRaḥmāni arRaḥīm Rispondi citando

Che Allāh ti ricompensi per queste tue opere con la sua guida.

Purtroppo c'è molta ignoranza e superficialità, unita ai modi sbrigativi e arroganti che purtroppo molti medici e altri professionisti sanitari hanno, incentivati spesso dai turni impossibili e dal trattamento insoddisfacente che ricevono nel pubblico, questo bisogna dirlo.

Purtroppo, però, temo che il problema spesso sia anche una mediazione culturale fatta in modo etnocentrico e superficiale o proprio in modo volutamente o meno "coloniale".
Ho notato che ci sono mediatori culturali che sembrano più voler assimilare gli stranieri a quella che secondo loro sono le regole di vita italiane che aiutarli a integrarsi con la società in cui vivono. Spesso si tratta proprio di stranieri ormai assimilati divenuti "più realisti del re" (cioè più italiani degli italiani) che in fondo sono razzisti verso i propri stessi compaesani e non vedono di buon occhio quelli che mantengono di più le loro tradizioni. Per non parlare poi del caso in cui il mediatore è un laico, ateo o qualcosa del genere proveniente da un paese islamico e si trova davanti un suo paesano musulmano rigoroso e lo maltratta peggio di qualsiasi italiano non credente!

Spesso ci sono incomprensioni proprio perché per tanti italiani basta che uno sia "arabo” (o senegalese, pakistano, turco, iraniano, ecc.) per essere automaticamente esperto di Islām, specialmente se dà l'idea di essere una persona colta, senza considerare che in certi paesi la cultura scolastica e universitaria è in parte o del tutto laicista e sconnessa dalla cultura islamica o perfino in contrasto con essa (vedi la Tunisia fino a qualche tempo fa o la Turchia).

Mi è capitato una volta di trovarmi dalla pediatra e vedere sulla sua scrivania un "manuale dell'interculturalità" o qualcosa del genere, scritto da qualche mediatore culturale, che gli avrebbe dovuto insegnare come relazionarsi con i genitori stranieri, spiegando dettagliatamente la cultura dei popoli più presenti in Italia, come è vissuta la gravidanza, la maternità, la paternità, il rapporto genitore - figlio in questi paesi, eccetera.

Purtroppo ho letto alcune pagine di questo volume, dedicate al "bambino musulmano" (come se fosse un'etnia, non certo parlando da un punto di vista religioso, se non di sfuggita), e altre sul bambino indiano, mi pare, in cui anche c'erano riferimenti all'Islām e infine altre sul bambino senegalese.
La cosa positiva è che si parlava bene dell'Islām, dicendo molte cose giuste e sfatando tanti miti falsi, come l'idea assurda che alcuni hanno per cui i genitori musulmani vedono come una disgrazia avere figlie femmine, mentre è l'esatto opposto: è considerata una grande benedizione averle!
A parte questo però questi testi erano pieni di grandi inesattezze e di assurdità stranissime e di grande superficialità. A quanto credo di aver capito chi li ha scritti, magari con le migliori intenzioni, non ha dedicato molto tempo allo studio dell'Islām, ma si è basato solo sull'esperienza da mediatore riportando le prime cose che ha sentito dire in giro da qualche straniero, magari strane usanze o superstizioni di qualche regione remota del mondo o fraintendimenti vari...

Credo tuttavia che per la fobia che si ha della religione e delle persone religiose, specialmente dell'Islām, in tanti posti le cose vadano così. Io ad esempio sarei ben disposto a fare lavori di mediazione culturale presso scuole, ospedali, e così via. Mi piacerebbe molto essendo musulmano italiano poter fare da ponte tra i musulmani stranieri e gli italiani non musulmani e penso che potrei essere utile, ma temo che la strada non sia tanto aperta a quelli come noi.

_________________
(([49.11] O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli. Com'è infame l'accusa di iniquità rivolta a chi è credente ! Coloro che non si pentono sono gli iniqui.)) 49:11



(Dio non è un uomo da potersi smentire,
non è un figlio dell'uomo da potersi pentire.
Forse Egli dice e poi non fa?
Promette una cosa che poi non adempie?)

Numeri 23:19 (BIBBIA)


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hupaska
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MessaggioInviato: Ven Giu 28, 2013 10:33 am    Oggetto: Re: Medici e donne Rispondi citando

Aurangzeb 'Umarzai ha scritto:
Ottimo!
Scusa se sembra che voglio fare il pignolo, è che approfitto di ogni occasione perché ci sono ancora molte persone in giro che pensano che in Pakistan, Iran, Turchia etc. si parli arabo! :-D


Tranquillo, era solo per precisare che abbiamo utilizzato l'arabo come lingua ponte, non come prima lingua...

Aurangzeb 'Umarzai ha scritto:

Ottimo! State facendo davvero un bel lavoro, complimenti!
In effetti basta davvero poco, ma ci vuole tanto a porsi il problema ed a formulare l'intenzione di risolverlo!

Avete in progetto di diffondere le stesse iniziative anche in altre città?


Mi piacerebbe, ma purtroppo non lavoro più in ospedale e nel frattempo ho cambiato anche città e Servizio... in ogni caso se a qualcuno servisse e/o lavora o ha contatti con operatori sociali disponibili (insegnanti di italiano per stranieri, operatori dell'ufficio stranieri, mediatori culturali, assistenti sociali, operatori sanitari ambulatoriali o dei consultori...) posso farvi adere alcuni riferimenti ai quali ci eravamo ispirati e richiamati o una scaletta conqualche idea operativa... Più che volentieri! ^_^

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MessaggioInviato: Ven Giu 28, 2013 10:35 am    Oggetto: Re: Bismillāhi arRaḥmāni arRaḥīm Rispondi citando

Fabb Yusuf Tarenti ha scritto:
Credo tuttavia che per la fobia che si ha della religione e delle persone religiose, specialmente dell'Islām, in tanti posti le cose vadano così. Io ad esempio sarei ben disposto a fare lavori di mediazione culturale presso scuole, ospedali, e così via. Mi piacerebbe molto essendo musulmano italiano poter fare da ponte tra i musulmani stranieri e gli italiani non musulmani e penso che potrei essere utile, ma temo che la strada non sia tanto aperta a quelli come noi.


Hai detto delle belle cose...
Se possiamo incrociare delle idee ben venga!!!

PS: Tutto bene con gli incendi????

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