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In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso Dì, "Egli, Allah è Unico, Allah è l'Assoluto. Non ha generato, non è stato generato e nessuno è eguale a Lui". (Corano 112, 1-4)
 
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Riformisti e letteralisti

 
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Inviato: Dom Lug 12, 2020 12:06 am    Oggetto: Ads

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stefano
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MessaggioInviato: Lun Giu 23, 2008 4:44 pm    Oggetto: Riformisti e letteralisti Rispondi citando

Salam aleikom,

desidero sapere in base a quale criterio, a vostro avviso, il musulmano puo' orientarsi tra i vari movimenti letteralisti (salafiti etc) o riformisti (vedi Tariq Ramadan). Come puo' l'uomo stabilire che le pene corporali e la stessa lapidazione, previste dal Santo Corano e dalla Sublime Sunna, possano considerarsi inapplicabili nell'ambito della nostra "societa' democratica". Per farla breve. Il cosiddetto Islam moderato e riformista sembra preoccuparsi di piacere agli uomini ma, cosi' facendo, non teme di dispiacere ad Allah ?.

Abdullah
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Abdel Nur
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MessaggioInviato: Mar Giu 24, 2008 12:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro fratello, asSalamu 'alaykom wa RahmatuLlah.
Credo che il criterio migliore per questo tipo di orientamento sia la fedeltà alla Rivelazione che il Santo ha indirizzato alle sue creature; fedeltà che necessità di comprensione, nella misura della Sua Volontà; comprensione che si acquista per elargizione divina e per conoscenza progressiva, e dunque studio e riflessione.

Credo sia necessario, in una parola, mettere dei punti fissi, darsi delle basi a partire dal Corano e dalla Sunna, così come dalla tradizione consensuale dei sapienti, per poi allargare gradualmente l'ambito della propria riflessione. E' necessario approfondire la ilaha illa Allah w Muhammadan rasolu Llah, prima di studiare quando e come si debba parlare di jihad fi sabili Llah; bisogna innalzare il puntello delle cinque salawat quotidiane, prima di riflettere sullo statuto delle minoranze religiose in un contesto islamico.

Naturalmente, caro fratello, non sto facendo un discorso personale. In linea generale, credo che nel proprio studio sia necessario darsi delle priorità, e che queste non debbano esserci dettate "dall'esterno". Credo che nessuno di noi abbia mai avuto direttamente a che fare con la lapidazione o con un'altra pena corporale; ciò non significa che non dobbiamo riflettere su quelli che sono comunque precetti divini, ma vuol dire piuttosto che bisogna partire dal vicino, prima di arrivare al lontano.
Questo non concerne solo la nostra esperienza personale; nella stessa dottrina, com'è autoevidente, una qualsiasi punizione è successiva ad una violazione, la quale violazione è la contravvenzione di qualcosa rispetto a qualcos'altro. Prima della punizione, dei suoi criteri e della sua applicazione, dunque, c'è la sua origine, la sua motivazione, l'indicazione che questa intende offrirci, il ruolo formativo che Allah l'OnniMisericordioso ha inteso assegnarle. Invertendo l'ordine della conoscenza, è come se volessimo discutere del cartellino rosso senza sapere che lo scopo del gioco è buttare la palla in rete - con le dovute differenze, wastaghfiruLlah.
L'ordine che si dà alla propria vita è strettamente connesso all'ordine che si dà alla propria mente ed al processo di conoscenza che con l'aiuto di Allah ci approssima a Lui. Saltare delle tappe, o cominciare dalla fine, conduce inevitabilmente alla confusione, e ad una comprensione errata dei singoli termini isolati dal loro contesto ermeneutico, significante.

Nella questione che poni, ad esempio, i termini paiono entrambi equivoci, o comunque insufficienti. E' evidente che un letteralista che si fermi alla scorza senza indagare il nocciolo sia molto prossimo a rischiare il fraintendimento, e Allah è il più Sapiente. Egualmente, chi si definisca "riformista", in base a cosa adotta questo termine? Qual è il perno della sua "riforma", quale l'esigenza di "ri-formulazione" cui sopperisce, etc?
Come dicevano i grandi Imam, si tratta di accostare qualsiasi affermazione alla Parola di Dio ed a quelle del Suo profeta - Pace e benedizioni su di lui - e successivamente all'esempio di vita delle persone che gli furono più vicine ed alla comprensione dei grandi sapienti che, secondo un detto profetico, sono "eredi dei profeti".
Ciò che fosse contrario a questo tipo di impostazione, a prescindere che si chiami "riformista", "salafita" od altro, va messo in discussione e rinnegato.

Cerchiamo di non badare ai "nomi" delle diverse "correnti", specialmente in ambito contemporaneo. Guardiamo piuttosto ai loro "contenuti". Il dott. Ramadan può dire cose condivisibili e cose meno condivisibili, esattamente come un sapiente "letteralista". Il solo esempio da seguire è quello del Profeta Muhammad - Pace e benedizioni su di lui; tutte le altre persone sono, appunto, persone come noi, la cui sola autorevolezza è dovuta alla sapienza che Allah ha concesso loro di testimoniare.

Chiudo, e chiedo perdono all'Altissimo per le molte parole errate od imprecise, e domando scusa ai fratelli.
In questo forum si è spesso detto che la cosa migliore è quella di individuare, dopo un accurato studio, una scuola giuridica specifica cui fare riferimento privilegiato, così da dare una certa "coerenza" alla propria condotta. Credo che questo non sia necessario, ma è certamente positivo. Qualche riferimento nel forum dovrebbe essere già disponibile in tal senso, ed Allah renda merito a tutti coloro che potessero integrare queste disordinate considerazioni.
WasSalam.
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stefano
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MessaggioInviato: Mar Giu 24, 2008 2:25 pm    Oggetto: Rispondi citando

Salam aleikom fratello,

grazie molte per la tua risposta. Sono tornato all'Islam solo da alcuni giorni ed intendo focalizzarmi sulla preghiera (salat, wudu etcc).
Da subito pero' cerco di mettermi in discussione come musulmano chiedendomi se certe simpatie verso questa o quella corrente interna all'Islam sia condizionata da gusti personali oppure se e' il risultato di un processo di discriminazione che piace ad Allah.
Se per un verso credo che certo riformismo sia discutibile per un altro verso mi ispira disgusto certo fondamentalismo che prende le mosse da una concezione soggettiva e squisitamente politica e strumentale dell'Islam, almeno a mio modo di vedere. Questo e' cio' che ho constatato a Londra.

In tutta franchezza non me la sento di condannare Paesi come l'Iran che praticano la lapidazione ed applicano altre pene corporali.
Sono del parere che, molto probabilmente, Allah (mi perdoni Allah se sbaglio) abbia voluto con queste sue Leggi prevenire i mali che affliggono la nostra societa'. Quando si denuncia la lapidazione dell'adultera in Iran perche' non si condanna con la stessa risolutezza l'uso dell'alcol (incoraggiato nella nostra societa') che miete solo in Italia decine di morti ogni settimana (vedi anche le stragi del sabato sera) ?. Ed il discorso andrebbe esteso alla droga, al sesso illecito (vedi AIDS), e via discorrendo.
Potresti darmi un tuo punto di vista su questa mia riflessione soprattutto evidenziandone gli aspetti a tuo avviso piu' criticabili ?.
Grazie per ulteriori delucidazioni !.

Assalam,

Abdullah
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Abdel Nur
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MessaggioInviato: Mar Giu 24, 2008 4:49 pm    Oggetto: Rispondi citando

Credo tu dica bene. C'è un riformismo di adeguamento, preoccupato innanzi tutto di compiacere i propri interlocutori piuttosto che impegnato a restare fedele ai princìpi di fede e di credo cui dovrebbe rifarsi; così come ci sono, d'altra parte, forme di letteralismo che esprimono pesanti ipoteche politiche, fino ad essere di detrimento ad un pur sanissimo scrupolo di ordine spirituale.

In generale, è forse meglio guardare con prudenza a chiunque si definisca diversamente da muslim. Non dico sospetto, che è comunque un sentimento che rischia di creare pregiudizio nei confronti di fratelli che potrebbero portare avanti ottime considerazioni; dico prudenza, come raccomandato dal Profeta - Pace e benedizioni su di lui.
Consideriamo che la tradizione islamica contempla esplicitamente la presenza di "pluralità" al suo interno: queste tuttavia sono specificamente "codificate", riguardano particolari ambiti della giurisprudenza ed argomenti ben determinati, e non intaccano in alcun modo i pilastri portanti del credo e della pratica. E' a partire dalla dottrina del Tawhid, che si dipana la multiforme complessità della tradizione.
E' da questo, come suggerivo, che è necessario partire, ed indagando in un secondo momento le possibili divergenze, ma sulla base di considerazioni circostanziate, di fonti autorevoli, di riflessioni mature, e con tutta l'umiltà di chi rimette ad Allah la propria intelligenza come la propria esistenza in questa vita e nell'Altra.

A proposito delle pene corporali, tema complesso su cui mi auguro torneremo più dettagliatamente se Dio vuole, credo sia necessario distinguere due ordini di considerazioni.
Da un lato, ed innanzi tutto, c'è la dimensione spirituale e precettistica. In questo senso, il credente si pone in ascolto, prima di formulare un parere; studia, approfondisce e si confronta in tutta umiltà con la Parola del suo Signore. In prospettiva, spezza il proprio orgoglio, così come gl'idoli della presunzione e dell'arroganza, e compie atto di subordinazione anche qualora non capisca esattamente il senso di quel che fa. Questo non vuol dire derogare alla propria razionalità; vuol dire disporsi a praticare un precetto, pregando poi l'Altissimo che questa pratica gli dischiuda la miglior comprensione dello stesso. In una parola, l'intuitiva subordinazione alla Legge viene prima della comprensione razionale che se ne può ottenere.
D'altra parte, c'è poi una dimensione storica e sociale, in cui i singoli precetti vengono ad essere praticati. In tal senso, lo studio del contesto è determinante, tanto che vi furono casi in cui eminenti giurisperiti diedero pareri opposti ad uno stesso quesito, trovandosi in città differenti. Questo non indica la "malleabilità" del diritto: significa piuttosto la necessità dell'intelligenza delle condizioni per una corretta applicazione dei canoni di giustizia rivelati dall'Altissimo. E' in questo ambito che l'interpretazione viene ad operare; successivamente all'indagine ed alla meditazione delle fonti sacre, prima di esercitare un'applicazione della Parola in questo tempo ed in questo luogo.

Credo quindi che i precetti vadano rispettati e capiti. Ci sono situazioni in cui il loro rispetto non implica la loro esecuzione, quindi. Se stai morendo di fame, non sarà peccato mangiare del maiale, bensì non mangiarlo, qualora questo sia l'unica fonte di sostentamento disponibile, perchè stai attentando alla tua salute. Se sei malato gravemente, non sarà peccato rompere il digiuno per assumere dei farmaci che ti siano necessari, bensì rispettare il digiuno ed esporti al rischio di morire. Egualmente, si narra che il califfo °Umar - Iddio sia soddisfatto di lui - in occasione di una carestia, quando si verificarono dei furti, sospese l'esecuzione della legge del taglione, poiché erano stati degli errori nella gestione governativa a causare l'immiserimento di parte della popolazione, e dunque la sua induzione a peccare. Le condizioni specifiche intimavano di non applicare una certa sanzione, e proprio per mantenersi pienamente fedeli al suo spirito.

Non conosco la situazione specifica dell'Iran, che comunque è retto da un governo di tipo shi°ita, e dunque esula parzialmente dalla nostra riflessione. Credo però dobbiamo sforzarci di comprendere le indicazioni forniteci da Allah l'Altissimo, prima di poter "discutere" delle sanzioni che ci ha indicato, qualora queste indicazioni fossero consapevolmente ed intenzionalmente tradite. Proprio i problemi del mondo contemporaneo - tra i quali, come ben dici, spicca la dipendenza dall'alcool - ci impongono una meditazione quanto più possibile profonda, scrupolosa, devota e risoluta, col permesso di Allah, Colui che è il più Sapiente.
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MessaggioInviato: Mar Giu 24, 2008 6:54 pm    Oggetto: Re: Riformisti e letteralisti Rispondi citando

stefano ha scritto:
Salam aleikom,

desidero sapere in base a quale criterio, a vostro avviso, il musulmano puo' orientarsi tra i vari movimenti letteralisti (salafiti etc) o riformisti (vedi Tariq Ramadan). Come puo' l'uomo stabilire che le pene corporali e la stessa lapidazione, previste dal Santo Corano e dalla Sublime Sunna, possano considerarsi inapplicabili nell'ambito della nostra "societa' democratica". Per farla breve. Il cosiddetto Islam moderato e riformista sembra preoccuparsi di piacere agli uomini ma, cosi' facendo, non teme di dispiacere ad Allah ?.

Abdullah


Wa `alaykum asSalam wa RahmatuLlahi wa BarakatuHu!

Fratello, l'Islam è una tradizione vivente, immagina come la linfa in un albero: così è la tradizione islamica.
Non ha bisogno nè di salti in avanti per compiacere i kuffar (come giustamente hai fatto notare, e come ben dice il caro fratello Abdel Nur), nè di ipotetici e millantati salti all'indietro; in quanto rivelazione divina, non abbisogna nè necessita di alcuna "riforma", perchè quella linfa vitale determina un continuo processo di "adattamento" senza cambiamento, il tutto solidamente basato sul Corano e sulla Sunna.

La garanzia dell'ortodossia e della corretta trasmissione della sapienza e della conoscenza dal Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni su di lui), attraverso i suoi Compagni e tutti i Salaf (Allah sia soddisfatto di tutti loro), lungo tutte le ere fino alla nostra epoca, sono la catena di trasmissione (isnad), e l’ijazah, il certificato di trasmissione che testimonia dell’insegnamento diretto, dal maestro ad discepolo, che collega in un’autentica tradizione di Conoscenza e di Benedizioni i nostri sapienti al nostro amato Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni su di lui); e questo è concretizzato nelle figure delle migliaia di sapienti sunniti più o meno famosi, che in migliaia di madaris (pl. di madrasa), istituti ed università continuano a tramandare la sapienza e la conoscenza, con il permesso dell’Altissimo.
I nostri sapienti (Abdel Nur ricorda che lo stesso Messaggero di Allah –Pace e Benedizioni su di lui- ha indicato in essi gli eredi dei profeti, ed in molti altri ahadith ci avvisa che la scienza verrà tolta da questa terra facendoli essere sempre in minor numero, e mettendo un velo tra loro ed i credenti, che in tal modo finiranno per seguire le loro passioni e gli ignoranti) sono la nostra garanzia perchè la loro sapienza deriva senza soluzione di continuità dal Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni su di lui), e le loro opere sono la nostra ricchezza.

Non possiamo appiattire una rivelazione divina e stabilita per durare fino al Giorno del Giudizio, su una dicotomia moderna quale quella “riformismo-letteralismo”: se anche non si rischiasse di sfiorare l’eresia, si tenterebbe (inutilmente) di sfrondare – nel nome di urgenze e pruriti umani, secolari ed ideologici – quanto in profondità, complessità e molto altro ancora, supera tenacemente i nostri umani ed enormi limiti.

Il Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni su di lui) ci ha detto che la Sua comunità non si accorderà mai su un errore, ed in una delle versioni dell’hadith sulle 72-73 sette, quando gli viene chiesto qual’è quel gruppo che entrerà direttamente in Paradiso, egli (Pace e Benedizioni su di lui) ha risposto: “la Jama`ah”, il gruppo maggioritario (non in senso meramente numerico in termini di musulmani comuni, ma considerando piuttosto i dotti ed i sapienti), e diffidiamo dai piccoli gruppi settari che a centinaia sostengono di essere “la setta salvata”, condannando tutti gli altri al Fuoco. Allah ci preservi da tale arroganza!

Quindi lasciamo perdere gli uni e gli altri, e guardiamo a chi (forse avendo meno voce, in tempi in cui il potere ha l’ardire di scegliere come nostri “rappresentanti” o pseudo-moderati pronti a vendersi fino all’apostasia per un riconoscimento da parte dei potenti, o pseudo-estremisti che asservono l’Islam alle loro utopie politiche di conio prettamente occidentale) costituisce l’ossatura della Ummah, ai sapienti che in tutto il mondo diffondono e preservano – con il permesso dell’Altissimo – l’ultima rivelazione dell’Unico Dio.

Lasciando perdere sia multiformi pagliacci, nani e ballerine del “riformismo-moderato-laico-secolare-e-chi-più-ne-ha-più-ne-metta”, sia sgherri strumentalizzatori senza Nur, autoproclamatisi custodi di una presunta "ortodossia", in realtà portavoce di null'altro se non del loro settarismo e di un’intransigenza “militante” (non mi sto riferendo comunque a quelli che definisci "letteralisti").

E Iddio è il più sapiente!

'umar andrea

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