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Una voce fuori dai cori

 
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Inviato: Mer Lug 15, 2020 10:22 am    Oggetto: Ads

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AsSiqilli
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MessaggioInviato: Mer Giu 02, 2010 8:26 am    Oggetto: Una voce fuori dai cori Rispondi citando

Aḥmad Maṭar, è un poeta iracheno che vive in esilio da oltre vent’anni, e più di recente a Londra. Il suo stile rassomiglia, per certi versi, a quello di Nizār Qabbānī, anche se è ben lungi dalle volgarità e amenità di questi e dalle sue tematiche di donnaiolo.

Ahmed Matar, poeta proibito

di Réda Zine

Quando prigioniero fu fatto / La sua lacrima saltò / Ridendone: / Ecco infine il mio riscatto!”, Ahmed Matar, in “Lafitat 3”, 1989. Si dice che ciò che viene dal cuore va dritto – al cuore. È il caso del poeta Ahmed Matar. Secondo tutti i suoi lettori, è il poeta dei poeti arabi contemporanei. Certo, scrivere su di un poeta della taglia di Ahmed Matar ed entrare nei meandri dei suoi testi è un’avventura, ma resta un’avventura abbastanza assicurata, in quanto siamo di fronte ad un poeta eccezionale che ha un metodo chiaro e comprensibile nel senso che possiede una causa ed una posizione precisa dalle quali non si scosta mai. Da più di vent’anni vive in esilio. È iracheno, ma non è davvero importante: prima di tutto è un umanista. Tutte le sue raccolte sono state vietate nella maggior parte dei paesi arabi e nessuno s’impegna a pubblicarle al suo posto – tranne, oggi, qualche sito in internet, ma bisogna fare attenzione ai pirati dell’edizione! Nonostante il fatto che la personalità del poeta resti tenebrosa ed ignorata da molti suoi lettori, alcuni hanno finito per credere che Ahmed Matar sia uno pseudonimo o una copertura di un poeta che non osa svelare la propria identità, c’è un accordo di lettori e critici che egli sia il maestro di una nuova scuola poetica, la scuola dei “Lafitat”, che qui tradurremo sommariamente con la scuola dei “Cartelli”, chiari e diretti come quelli utilizzati nelle rivendicazioni delle manifestazioni, facendo un parallelo esplicito con le “Mo’allakat”, che nomineremo, altrettanto sommariamente, gli “Appesi”, le opere poetiche pre-islamiche, tra le quali le migliori venivano trascritte in lettere d’oro sulla seta nera ed affisse sospese sui muri della Pietra Nera della Mecca. Driss Chraibi le descrive nel romanzo L’Uomo del Libro (Giunti). L’ode di Saad Kiwan in “No al silenziatore” (TraccEdizioni) al caricaturista martire palestinese Naji Al-Ali (ucciso nella primavera del 1987 a Londra a l’età di cinquant’anni) evoca le sue “vignette-commento” o “vignette-messagio” che ricordano chiaramente una vecchia amicizia dell’esilio: “Le nostre parole sono ciò di cui hanno paura gli oppressori”. Dove è la soluzione? A che cosa serve allora la parola? Il poeta risponde: “La soluzione comincia a spuntare quando ci alleniamo ad ascoltare l’altro e ad impariamo ad essere in disaccordo con la sua parola attraverso la parola, ciò suppone che si concellino tutti gli arretrati di schiaffi dalle nostre mani e che facciamo giungere alle nostre teste un numero incalcolabile di parole”. Dice ancora: “No, il tempo delle parole non è finito, poiché soltanto le parole pulite possono vincere le parole sporche, bisognerà farlo in fretta per opporsi alla putredine dalle ali di carta che si stacca dalla terra, ed alla putredine che scende dallo spazio, schermi di onde magnetiche”. La lingua di Ahmed Matar è una lama affilata. Essa si appoggia sulla tecnica dei Lafitat per formulare un poema contestatario all’interno di una posizione politica estremamente complessa, che non può obbedire a nessun altro trattamento artistico. Il parallelo con Naji Al-Ali è evocato anche dal critico Abu Gharara, esso risiede nell’economia dei tratti, nell’assenza dei colori e dei ritocchi. Privilegiando il cammino più breve per raggiungere il suo fine, egli dimostra un dono particolare della resa metaforica finemente dettagliata, soltanto attraverso un linguaggio dal tratto diretto. All’immagine del personaggio di “Handala” ricorrente in Naji Al-Ali, lo stile dei Lafitat serve anche ai poemi di Matar che si presentano e le parole sono sempre di Abu Gharara – come delle bombe molotov, facili a fabbricare e intense nell’esplosione. “Da noi un individuo è sultano o cittadino, noi non abbiamo esseri umani”. È incontestabile che oggi il poeta Ahmed Matar sia colui che meglio descrive la sofferenza e le speranze dell’individuo arabo. Egli esprime una parola chiara e pulita, libera. Malgrado gli Stati di polizia, l’intimidazione e la censura, le sue parole hanno aperto un varco. Ci auguriamo di non avere tracciato il profilo esotico di un poeta da tribù, sarebbe contrario a tutto quello che egli, attraverso una chiara posizione umanista, vuole rivendicare. Che le sue parole continuino ad essere trasmesse ed imparate a memoria, a quale prezzo sono arrivate fino a noi! Per tutto questo, è un poeta degno di essere letto, anche se purtroppo, a nostra conoscenza, le raccolte di poemi non sono ancora tradotte, pubblicate da lui stesso: nelle sue pubblicazioni lascia questo solo contatto: Ahmed Matar – P.O.Box : 213 – Wembley, HA9 9QQ – England (UK).
.

نعم .. أنا إرهابي!

Si, sono un terrorista!


Aḥmad Maṭar

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الغربُ يبكي خيفـةً
إذا صَنعتُ لُعبـةً
مِـن عُلبـةِ الثُقابِ

L’Occidente dispera nel timore,
Se mi forgio un giocattolo,
Da una scatola di fiammiferi.

وَهْـوَ الّذي يصنـعُ لي
مِـن جَسَـدي مِشنَقَـةً
حِبالُها أعصابـي !

Ed egli è colui che fa,
Del mio corpo un patibolo,
Usando i miei nervi come cappio!

والغَـربُ يرتاعُ إذا
إذعتُ ، يومـاً ، أَنّـهُ
مَـزّقَ لي جلبابـي

LOccidente se la spassa,
Se un giorno ho annunziato,
Che ha fatto a brandelli il mio vestito

وهـوَ الّذي يهيبُ بي
أنْ أستَحي مِنْ أدبـي
وأنْ أُذيـعَ فرحـتي
ومُنتهى إعجابـي ..
إنْ مارسَ اغتصـابي !

Ed egli è colui che mi esorta,
A vergognarmi della mia cultura,
Per proclamare la mia gioia,
La mia più grande meraviglia,
Quando tenta di violarmi.

والغربُ يلتـاعُ إذا
عَبـدتُ ربّـاً واحِـداً
في هـدأةِ المِحـرابِ.

L’Occidente si affigge,
Se ho adorato un solo Rabb,
Nel silenzio del miḥrāb.

وَهْـوَ الذي يعجِـنُ لي
مِـنْ شَعَـراتِ ذيلِـهِ
ومِـنْ تُرابِ نَعلِـهِ
ألفـاً مِـنَ الأربابِ
ينصُبُهـمْ فـوقَ ذُرا
مَزابِـلِ الألقابِ
لِكي أكـونَ عَبـدَهُـمْ
وَكَـيْ أؤدّي عِنـدَهُـمْ
شعائرَ الذُبابِ !

Ed egli è colui che impasta,
Con i peli della sua coda,
E la polvere delle sue scarpe,
Un migliaio di signori (arbāb),
Che ha eretto in cima a un ammasso di letame,
Coniando dei titoli onorifici (‘alqāb),
Cosicchè io divenissi un loro schiavo
Ed eseguissi tra di loro,
Il rituali delle mosche!

وَهْـوَ .. وَهُـمْ
سيَضرِبونني إذا
أعلنتُ عن إضـرابي

Ed egli, e loro,
Vorrebbero abbattermi,
Qualora annunziassi il mio rifiuto.

وإنْ ذَكَـرتُ عِنـدَهُـمْ
رائِحـةَ الأزهـارِ والأعشـابِ
سيصلبونني علـى
لائحـةِ الإرهـابِ !

Se ho rievocato tra di loro,
Il profumo dei fiori e delle erbe,
Vorrebbero crocefiggermi,
Accusandomi di terrorismo!

رائعـةٌ كُلُّ فعـالِ الغربِ والأذنابِ
أمّـا أنا، فإنّني
مادامَ للحُريّـةِ انتسابي
فكُلُّ ما أفعَلُـهُ
نـوعٌ مِـنَ الإرهـابِ !

Ammirabili sono tutte le azioni dell’Occidente, e della sua coda
Quanto a me, per quel che mi riguarda
E fintanto che mi relaziono con la libertà
Tutto quel che faccio
Viene considerato terrorismo!

هُـمْ خَرّبـوا لي عالَمـي
فليحصـدوا ما زَرَعـوا
إنْ أثمَـرَتْ فـوقَ فَمـي
وفي كُريّـاتِ دمـي
عَـولَمـةُ الخَـرابِ .

Hanno distrutto il mio mondo
Che raccolgano quel che hanno seminato
Sulle mie labbra
E nei globuli del mio sangue
La globalizzazione della distruzione

هـا أنَـذا أقولُهـا
أكتُبُهـا .. أرسُمُهـا ..
أَطبعُهـا على جبينِ الغـرْبِ
بالقُبقـابِ :

Qui lo dico, lo scrivo, lo disegno
Lo imprimo sulla fronte dell’Occidente
Con il mio zoccolo di legno

نَعَـمْ .. أنا إرهابـي !
زلزَلـةُ الأرضِ لهـا أسبابُها
إنْ تُدرِكوهـا تُدرِكـوا أسبابي .

Ebbene si, sono un terrorista!
Un terremoto fa tremare la terra
Se essi comprendono ciò, comprendono le mie ragioni

لـنْ أحمِـلَ الأقـلامَ
بلْ مخالِبـي !

Io non dispongo di penne
Ma di artigli!

لَنْ أشحَـذَ الأفكـارَ
بـلْ أنيابـي !

Non affino le mie idee
Ma i miei denti!

وَلـنْ أعـودَ طيّباً
حـتّى أرى
شـريعـةَ الغابِ بِكُلِّ أهلِها
عائـدةً للغابِ .

Non restituirò un bene
Fintanto che vedo
La legge della giungla, con tutta la sua gente
Appartenente alla giungla

نَعَـمْ .. أنا إرهابـي
أنصَـحُ كُلّ مُخْبـرٍ
ينبـحُ، بعـدَ اليـومِ، في أعقابـي
أن يرتـدي دَبّـابـةً
لأنّني .. سـوفَ أدقُّ رأسَـهُ
إنْ دَقَّ ، يومـاً، بابـي !

Si, sono un terrorista
Infine consiglio ad ogni cronista
Che mi insegue abbaiando, a partire da oggi,
Di rivestirsi di un carro armato
Perché gli fracasso la testa
Se un giorno bussa alla mia porta!

***

Nizār Qabbānī - Io sto con il terrorismo أنا مع الإرهاب

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