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Due poeti arabi di Sicilia

 
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Inviato: Lun Lug 13, 2020 2:08 pm    Oggetto: Ads

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Advocatus D******
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MessaggioInviato: Sab Nov 14, 2009 9:14 pm    Oggetto: Due poeti arabi di Sicilia Rispondi citando

‘Ali-al-Ballanubi e Ibn Hamdis sono gli autori dei due componimenti poetici che ho trovato, e che qui vi offro. Dovevano essere entrambi al servizio di Federico II di Svevia, che teneva spesso sede nei suoi castelli di Sicilia, e che fece parte di quei sovrani cristiani d’ Europa, dello stesso tempo, come Ruggero II al-Mu’tazz bi-llah, Guglielmo II al-Musta’izz bi-llah e in seguito Alfonso X di Castiglia detto il Saggio che erano soliti ospitare nelle loro corti numerosi matematici, astronomi, alchimisti, medici, naturalisti, filosofi, poeti e intellettuali musulmani d’ogni genere, tra i quali Al-Idrisi, Ibn Sab’in, Fahr-ed-Din, Ibn Sina, Ibn Rushd, Al-Kindi, Al-Farabi, Al-Gazali, Al-Hwarizmi, Al-Battani, Al-Razi, Al-Bitrugi, Al-Kamil, etc.
Inutile parlare dell’enorme e fondamentale contributo, in tutti i campi, per l’Occidente. A mio parere (paradossalmente, visto che in contemporanea si portavano avanti le Crociate) l’età d’oro della tolleranza, del confronto, della collaborazione e dello scambio culturale tra Islam ed Europa.
Le due poesie stranamente non hanno a che fare con la religione: forse un caso isolato, forse due esempi d’imitazione della semplicità naturalista e dell’attenzione verso i sentimenti individuali tipici dei lirici greci che allora facevano “moda”. La prima è certamente più banale; la seconda rispecchia le pene d’amore dell’autore.

Gioisci delle arance che raccogli:
dalla loro presenza viene gioia.
Oh, siano benvenute
queste guance dei rami,
benvenute le stelle di quest’albero.
Si direbbe che il cielo abbia versato oro,
e che per noi la terra abbia forgiato pomi.

‘Ali-al-Ballanubi, trad. di Valerio Magrelli

La civettuola [1] , eccola, che non molla dal far giocare
la sua indole asprigna contro la mia dolce indole.
Com’è slanciata nel suo muovere, col rametto di salice le dà grazia,
ma nel suo muovere è pur flessuosa con la duna di sabbia.
Quando persiste nel non darmi bado
[2] , né inclina
al trepidare che unisce, persisto io nel voler unire
[3].
E mi dico forse al disdegno seguirà almeno uno sguardo
e quanta mai verzura
[4] crebbe dopo lo sterile secco.
Tu che annullasti il mio sonno e il mio sangue versasti,
che il nodo scorsoio stringesti dicendo “sì” alla mia morte.
Con il tuo raggiante occhio volutamente m’hai messo a morte
e non c’è nemmeno taglione per chi d’occhi uccide.

Ibn Hamdis, trad. di Andrea Zanzotto

1. civettuola: in realtà una fanciulla
2. non darmi bado: “non badarmi”
3. né inclina…unisce: “e non si presta alle emozioni”
4. verzura: “vegetazione”
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