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"Istruita, Ignorante e Femminista" - Khalid Baig

 
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Inviato: Mar Ott 17, 2017 3:12 pm    Oggetto: Ads

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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Sab Dic 04, 2010 11:24 am    Oggetto: "Istruita, Ignorante e Femminista" - Khalid Baig Rispondi citando

In un'epoca in cui l'assalto delle forze del kufr all'Islam prende non solo la strada dell'aggressione militare, ma anche – e forse soprattutto – quella ideologica, nei tentativi di modifica del messaggio di Allah per adattarlo agli interessi del profitto, dell'oppressione, dell'ignoranza, una delle strade introdotte tra certi Musulmani con risultati più deleteri è quella del “femminismo”, i cui proponenti dall'”interno” definiscono “femminismo islamico”, per cercare di dare una venatura “islamica” a quello che non – invece – altro che il risultato dell'ennesimo tentativo di “legittimare” l'Islam in base ai canoni del kufr e dei suoi miti (democrazia, diritti umani, capitalismo, pacifismo, etc.), con l'unico risultato di piegare l'Islam ad ideologie ed interessi ad esso estranei ed opposti.

L'ennesimo articolo a segno di Khalid Baig.


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Istruita, Ignorante e Femminista

Di: Khalid Baig
Da:
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Recensione libraria a cura di Khalid Baig all'opera:
Titolo: "Femminismo ed Islam, Prospettive Giuridiche e Letterarie" (Feminism and Islam, Legal and Literary Perspectives)
A cura di: Mai Yamani
Pubblicato da: School of Oriental and African Studies, University of London.
Anni: 1996
385 pagine


Ricordate quando l'Unione Sovietica era una Superpotenza, e leggere Lenin e Marx (o almeno fingere di averli letti) era un segno di conquista intellettuale? In quei giorni “gloriosi”, pretese che anche l'Islam esponesse una sua propria versione di Socialismo, e che il Socialismo Islamico fosse la necessità dell'epoca, dominavano il panorama intellettuale del mondo Musulmano. Via via che l'Unione Sovietica diventò una “Sovietic Onion” [“cipolla sovietica”], scomparendo strato dopo strato, anche gli apologeti e le loro argomentazioni finirono nella pattumiera della storia.

Però, i veri apologeti non muoiono; semplicemente, ricompaiono in altre vesti, ogni volta sottomettendosi a qualunque cosa sembri essere l'ideologia dominante dell'epoca. Inizia il Femminismo: "Donne di tutto il mondo, unitevi". Ed ecco già comparire un sacco di “esperti” sul Femminismo Islamico. Quindici di loro hanno contribuito con dei capitoli a questo libro, che è un tentativo intellettuale di servire la causa di questo nuovo stravagante -ismo, differente dagli -ismi precedenti solo nella faccia tosta dei suoi propositori. Notate infatti che il libro è intitolato “Femminismo ed Islam” e non “Islam e Femminismo”: per questi "esperti", il femminismo (qualunque cosa significhi) è la Verità evidente ed assoluta; l'Islam, invece, sarebbe una religione “creata dall'uomo”, da esaminarsi e riformarsi in base ai dettati della prima! Dopotutto, i grandi giuristi islamici erano tutti uomini, “motivati dalla sete di potere”, che, agendo da “oppressori privilegiati”, avrebbero dato al loro genere più e più privilegi, usurpando i diritti delle donne [p. 331]. A scrivere il tafsir (esegesi) del Qur'an furono uomini, come persone come Bukhari e Muslim che raccolsero citazioni “che si presume essere pronunciate dal Profeta [Sallallahu `alayhi wa sallam]”. [p. 35].

Le cose si fanno molto più sinistre. Gli antichi sapienti Islamici, muhaddithin, mufassirin, e pure gli storici, non solo sarebbero stati uomini decisi ad usurpare i diritti delle donne: essi sarebbero pure dei bugiardi che distorcevano la storia per mettere in cattiva luce qualunque cosa avesse preceduto l'Islam [p. 77]. E' a causa delle loro distorsioni che la gente generalmente crede che l'Islam abbia significativamente migliorato le vite delle donne. Nonostante l'elaborato “occultamento”, una dedita ricercatrice come Ghada Karmi, Senior Research Fellow al Centro per gli studi Islamici e sul Medio Oriente dell'Università di Durham, per mezzo della sua brillante intelligenza ha scoperto che in realtà le donne stavano meglio prima dell'Islam! L'esistenza di dee come al-Uzza, Manat ed al-Lat sarebbe una prova che “la società era originariamente organizzata su una base matriarcale e/o matrilineare”. Inoltre, nella società della Jahiliyyah una donna poteva avere molti mariti così come l'uomo poteva avere molte mogli, producendo in tal modo un “equilibrio” che sarebbe stato distrutto dall'Islam! Inoltre, quando partoriva un figlio, la donna chiamava tutti i “mariti” e decideva chi riteneva ne fosse il padre, “e la sua parola era legge”. Qual posizione di potere!

Rispondere ad uno qualunque degli argomenti precedenti significa dare dignità a del puro nonsenso, ma è importante notare che in questo libro "accademico", ella ha tanta pretesa alla corona dell'"Ijtihad" quanto l'esperta successiva. Il suo ijtihad ritiene che dal Qur'an vadano eliminati quei versetti che si occupano della legislazione, essendo la "parte mutevole", e dovremmo lasciare gli altri versetti che si occupano del contenuto spirituale, poiché quella è la parte "invariabile".

Temendo che tale "audace" proposta possa non venire accettata, altre "esperte" offrono nuove interpretazioni dei versetti del Qur'an, con lo stesso obiettivo. Un suggerimento che si trova ripetutamente è che l'Islam non obbligherebbe le donne Musulmane ad osservare l'hijab, o velo. Non vi è nulla di nuovo nella tesi che l'obbligo del velo si applichi solo alle mogli del Profeta, Sallallahu `alayhi wa sallam, ma è interessante ed istruttivo osservare la loro trattazione del soggetto. La loro tesi è basata su questo versetto "O mogli del Profeta, non siete simili ad alcuna delle altre donne. Se volete comportarvi devotamente, non siate accondiscendenti nel vostro eloquio, ché non vi desideri chi ha una malattia nel cuore. Parlate invece in modo conveniente. Rimanete con dignità nelle vostre case e non mostratevi come era costume ai tempi dell'ignoranza. Eseguite l'orazione, pagate la decima ed obbedite ad Allah e al Suo Inviato.". [Sacro Qur'an, Surah al-Ahzab, 33:32-33]. L'interpretazione fornita da tutti i sapienti è stata che tali comandi si applichino a tutte le donne credenti e che il riferimento alle mogli del Profeta (Allah sia soddisfatto di loro) ha il solo scopo di enfatizzare la loro maggiore responsabilità, essendo loro il modello di riferimento per tutte le altre credenti. Ma le femministe non possono resistere alla tentazione di un'interpretazione strettamente letterale come una via d'uscita per evitare i primi due ordini. Il problema è che qui vengono dati cinque comandi nello stesso tono, ed è ovvio che gli ultimi tre si applichino a tutte le donne credenti. Se c'è una base per limitare selettivamente soltanto i primi due alle mogli del Profeta (Allah sia soddisfatto di loro), nessuno l'ha mostrata. Infatti, il ragionamento dato qualche versetto dopo demolisce completamente la tesi femminista: "Quando chiedete ad esse un qualche oggetto, chiedetelo da dietro una cortina: ciò è più puro per i vostri cuori e per i loro". [Sacro Qur'an, Surah al-Ahzab, 33:53]. Dire che il velo fosse necessario solo per le mogli del Profeta, Sallallahu 'alayhi wa sallam, significa affermare o che il resto delle donne credenti avessero cuori più puri che non necessitavano della protezione del velo, o che per loro la purezza del cuore non sia necessaria!

Non a conoscenza di tale problema, ma felice della sia interpretazione letterale, A. L. Marsot ammette il vero motivo del suo opporsi al velo alla fine del suo articolo: il velo per lei implica un ruolo inferiore per le donne [p 46]. Lasciamo perdere se tale osservazione sia giustificata o meno, ma è impossibile ignorare i sentimenti qui espressi: “Il velo è un segno di inferiorità, allora lasciamolo alle Madri dei Credenti!”.

L'articolo di mona Siddiqui, Lecturer in Studi islamici, alla Faculty of Divinity dell'Università di Glasgow, esamina la legge della Kafa'a (compatibilità) nella scuola Hanafita per dimostrare le “tensioni” tra diritti legali e norme sociali. Il principio basilare sottostante la Kafa'a è che una donna Musulmana non dovrebbe sposare un uomo Musulmano inferiore al di lei status e a quello della sua famiglia; tale matrimonio sarebbe permesso soltanto se non solo la donna ma anche il suo guardiano lo approva. La legge impedisce ad una donna di contrarre un matrimonio incompatibile e quindi potenzialmente disastroso, e definisce la compatibilità in preciso dettaglio. Perciò vi sono due possibili situazioni: un matrimonio all'interno della Kafa'a ed uno al di fuori di essa. Nel primo caso la donna può legalmente dare sé stessa in matrimonio, per proprio conto, ma è comunque desiderabile che lei abbia un wali o guardiano a sposarla in modo da non essere associata alla mancanza di pudore. Nel secondo, il matrimonio non è valido se il wali non lo approva. Mona Siddiqui trova problemi in entrambi: “Lo stigma di spudoratezza che è associato ad una donna che agisca all'interno dei parametri legali riflette una società riluttante ad eguagliare l'osservanza di un diritto legale al comportamento approvato”. La tensione che vede è risultato di un fallimento a comprendere la relazione complementare tra legge ed insegnamenti morali. Ad esempio, il divorzio è legalmente permesso, ma è la più ripugnante tra tutte le cose permesse. Vi è un conflitto? Assolutamente no. Il divorzio è legalmente permesso perché la valvola di sicurezza dev'esserci per i rari casi in cui possa essercene bisogno. Allo stesso tempo, gli insegnamenti morali e le norme sociali hanno lo scopo di ridurre il più possibile la necessità di tale valvola. Dovremmo lamentare che l'esercizio di un diritto legale venga compromesso dalle pressioni sociali? Similmente, la modestia e l'haya' sono tra le più importanti qualità di una donna credente e chiunque non sia totalmente privo di queste qualità può comprendere il bisogno del wali per sposarla. Perché ci sarebbe un conflitto tra tale norma ed il diritto di accettare o rifiutare una proposta di matrimonio?

Ella nota pure che "nei testi di legge Islamica non figurano le astrazioni dell'amore romantico e quindi, nei modelli socio-strutturali discussi, alla potenziale importanza dell'amore nell'influenza la scelta del compagno viene negato qualsiasi riconoscimento giuridico". Il suggerimento è che siccome aumenta la promiscuità di uomini e donne in scuole e luoghi di lavoro, con ciò portando ad un aumento di episodi di "amore romantico", la legge vada cambiata per accomodare le nuove realtà. Interessante. E tu che pensavi che avesse capito che l'intera dottrina della Kafa'ah e dei diritti del wali era diretta ad assicurarsi che l'amore romantico non sia lasciato a briglia sciolta!

Anche la consigliera della Banca Mondiale, Lama Abu-Odeh, enfatizza il bisogno di tale genere di aggiustamenti. Ella chiede la fine dei delitti d'onore per la loro ovvia crudeltà. Se una donna commette fornicazione o adulterio ed il padre, il fratello od il marito lo scoprono e la uccidono in un accesso d'ira, le leggi in molti paesi Musulmani la considerano una situazione speciale, riducendo così la pena per omicidio. Questo è un crimine d'onore. Lo sviluppo di queste leggi, molte delle quali provenienti da fonti europee, è un risultato di tre fattori: 1) l'abrogazione delle leggi islamiche degli hudud; 2) lo sviluppo di pressioni che portano ad atti illeciti; 3) il desiderio di mantenere sotto controllo il disordine che ne risulta. L'articolo nota correttamente che “[le nuove pratiche sessuali] sono l'incubo del nazionalismo: esso sono il prodotto delle stesse politiche dei nazionalisti, eppure consapevolmente rifiutate dall'ideologia nazionalista”. La soluzione più sensata sarebbe di risolvere il problema alla radice eliminando le pressioni (programmi, articoli e pubblicità che eccitano i sensi in televisioni, film, radio, riviste e quotidiani) e rimuovendo le opportunità (promiscuità nelle scuole e sul lavoro, facile disponibilità di contraccettivi) a/di atti indecenti che in seguito portano ai delitti d'onore. Ciò includerebbe anche l'introduzione delle leggi degli hudud in base alla Shari`ah, che agiscono da deterrente. Ciò che invece l'autrice suggerisce è semplicemente di abrogare le clausole relative ai delitti d'onore e lasciare accadere ogni cosa. L'autrice è abbastanza intelligente da riconoscere che tale consiglio unilaterale incontrerebbe opposizione sulla base del fatto che promuoverebbe la promiscuità; per questo, suggerisce diverse risposte retoriche, in tal modo dandoci un assaggio della sessione strategica interna delle femministe: 1) Solo le donne povere sono vittime dei delitti d'onore. 2) Le donne arabe non diventeranno mai come le donne occidentali. 3) Non fa una bella impressione all'estero. 4) Un comportamento sessuale appropriato andrebbe promosso per mezzo di insegnamenti etici piuttosto che con la violenza. 5) Non vi è nulla di sbagliato in una storia d'amore. Ingegnosi punti di propaganda!

Questo ci porta alla questione del reale programma che sta dietro a questo libro. Eccezion fatta per un articolo di Raga El-Nimr, che potrebbe essere stato incluso per mantenere una facciata di obiettività, i contenuti di questo libro contengono “gemme” come quelle riportate in precedenza. E' ovvio che questo libro non ha nulla a che fare con i veri problemi affrontati dalle donne Musulmane: non è curioso che parli delle discriminazioni contro le donne il Libano, cui non è permesso intraprendere lavori in miniera e fonderia, nelle fabbriche di birra e nelle distillerie o guidare mezzi pesanti [p. 328], ma non spenda una parola sul fardello delle donne Musulmane in Bosnia, Kashmir o Palestina?

In realtà, così come in tutte le opere delle femministe, i veri problemi delle donne Musulmane non sono affatto affrontati. Il problema primario delle donne Musulmano è la protezione della loro dignità e la prevenzione dell'immagine degradante ed umiliante veicolata dai media, che a sua volta porta ad ogni sorta di abusi. C'è bisogno di un'interdizione totale all'esposizione di immagini dei loro corpi a fini di profitto commercialo. Esse hanno bisogno anche di protezione da pratiche anti-Islamiche a cui le costringono i mariti: ci sono mariti che costringono le loro mogli a svelarsi in pubblico o frequentare i loro amici o addirittura le scoraggiano dalla preghiera; le donne Musulmane devono avere diritto di fare ricorso legale contro tali costrizioni. Similmente, vi sono regimi di paesi cosiddetti Musulmani che obbligano le donne a svelarsi in pubblico: questa è persecuzione religiosa sponsorizzata dallo Stato e le donne Musulmane devono vedersi restituiti i loro diritti per mezzo di uno stop totale a tali politiche. Una donna Musulmana ha bisogno anche di un sistema educativo che provvede ai suoi bisogni, invece di costringerla a diventare un uomo in una cieca corsa all'eguaglianza. Ha bisogno di strutture sanitarie che rispettano la sua dignità ed il suo bisogno di privacy; oggi, in molti paesi Musulmani una donna è totalmente impotente e vittima potenziale di ogni genere di abusi appena entra in un ospedale. Una donna Musulmana ha bisogno pure di un sistema legale e giudiziario che le assicura di poter ottenere i suoi diritti in base alla Shari'ah in caso di controversie. Ha bisogno di un sistema economico in cui non sia costretta a lasciare la casa per dover dividere il peso di guadagnare uno stipendio. Ha bisogno di un ambiente in cui i suoi istinti naturali alla maternità ed alla cura domestica siano rispettati, non schiacciati. Eppure, dai settori femministi c'è un silenzio assordante su tutte queste problematiche.

Ovviamente non ci si deve aspettare nulla di ciò da un libro che menziona con rispetto la nota Conferenza del Cairo e cita "autorità" come Benazir Bhutto sul bisogno di seguire "la forma corretta di Islam" o Suzanne Mubarak sull'"importanza della democrazia". Qui c'è un altro problema, perché gli indizi che questo libro possa essere in realtà un'operazione segreta dell'ONU sono sparsi per tutti il libro. Qualunque dubbio a questo riguardo dovrebbe volatilizzarsi leggendo il capitolo 16, scritto da Jane Connor, sulla "Convenzione delle Donna sull'Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione Contro le Donne". Ciò che si nasconde dietro queste parole impacciate ma dall'apparenza innocente, è una completa “shari`ah” delle Nazioni Unite indirizzata ad annullare la Shari`ah islamica. Essa promuove la fine della segregazione nei posti di lavoro e l'abbandono delle leggi islamiche di testimonianza, matrimonio, divorzio, custodia dei figli, paternità e pagamento degli alimenti. Inoltre, in caso di qualsiasi disputa, conferisce giurisdizione alla Corte Internazionale. Tale Convenzione è entrata in vigore nel 1981, mentre una Dichiarazione non vincolante era stata adottata nel 1963: tale processo è andata avanti silenziosamente, senza alcun dibattito o consapevolezza nei paesi Musulmani. Ciò che i paesi Musulmani hanno fatto, lavorando individualmente invece che facendo blocco comune, è stato esprimere riserve contro alcune delle clausole disapprovate; le Nazioni Unite, per forzare la loro opinione hanno ignorato tali riserve, un diritto dei membri sovrani dell'ONU. Ora, in questo mondo unipolare, l'ONU sta lavorando per far terminare tali riserve. L'articolo di Jane Connors, l'"esperta sull'Islam", ci assicurerebbe che la maggior parte delle riserve non erano basate sulla Shari`ah islamica, che non avrebbe nulla a che fare con tali questioni mondane. Certo...

La sua relazione dovrebbe aprire gli occhi ai leader Musulmani che avevano brevemente diretto la loro attenzione a queste questioni durante la Conferenza del Cairo, ma che da quel momento sembrano essere tornati a dormire. L'ONU ha continuato a lavorare su queste cose ormai da diversi decenni e non vi è alcuna pausa nei suoi sforzi. In un'occasione la Convenzione ha chiesto all'ONU "di promuovere od intraprendere degli studi sulla condizione delle donne nelle leggi ed i costumi Islamici, ed in particolare sulla condizione e l'eguaglianza delle donne nella famiglia... prendendo in considerazione il principio di El Ijtihad nell'Islam". Secondo Connors tale progetto fu accantonato per le proteste di alcuni paesi Musulmani tra cui Bangladesh ed Egitto.
Ma "Femminismo ed Islam" va' in quel senso. Il suo essere pubblicato dall'Università di Londra, invece che dalla stampa dell'ONU, è teso a dargli un'ulteriore idea di obiettività e rispettabilità. Se solo potesse agire da sveglia per i leader Musulmani..

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Umm Hajar
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MessaggioInviato: Sab Dic 04, 2010 2:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

Assalamu aleikum
Astaghfirullah Astaghfirullah!!!
Se essere isrtuite vuole dire cambiare la legge di Allah preferisco essere analfabeta ma capire e amare il Cor'an...scusate ma Allah swt ama chi studia e ama le e i studiose/i...ma chi ha intelletto invece di cercare di sabotare il corano e la sunnah dovrebbe cercare invece di approfondirla e constatare i segni di Allah nella natura e nella vita...cioè voglio dire mettere al servizio di Allah le proprie conoscenze , nn usarle per smentire i suoi segni..na'udhubillah
Che Allah swt ci guidi verso la retta via
ya Rabby ihdina sirata almustqin

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Per ogni giorno vissuto ci sarà rivolta una domanda: "Hai rispettatoin esso i diritti di Allah e quellidelle Sue creature? Sono state misericordia e generosità ad illuminare la tua giornata?"
Chiedi dunque perdonoper ogni dubbi, sii contritoper ogni mancanza, fai un bene per ogni male commesso.
Allah Tawab (Colui Che riceve il pentimento)
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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Gio Ago 16, 2012 10:29 am    Oggetto: Rispondi citando

Una delle "parole d'ordine" chiave delle femministe e dei femministi (sì, ci sono anche loro) è che l'evoluzione della giurisprudenza islamica (fiqh) sarebbe stata "monopolizzata" da degli uomini-maschi, che avrebbero quindi forzato la loro interpretazione "maschilista"-"misogina" etc. etc.

Questo articolo (scritto da un'`alimah, una sapiente donna) confuta tale idea ridicola:

--

Gender Bias in Fiqh Rulings? Not Really

By Areeba Baig

Is it possible that Muslim scholars and jurists throughout the centuries past have been gravely mistaken as far as the laws regarding women are concerned? While not many will make such a blatant statement, yet we frequently find people who are willing to discount Shariah rulings pertaining to women with the argument that these laws were established by male scholars and thus are flawed due to the inability of men to comprehend a woman's situation. Numerous rulings relating to women that have been, for centuries, accepted as God-revealed commands are being denied and reinterpreted by people, often with nothing to guide them but whimsical appeals to common sense. Issues like a woman’s role in family and society, and hijab have long been under scrutiny. But now, even seemingly innocent matters like that of women being considered ritually impure and thus excused from prayer during their monthly cycles is often questioned by people who claim it either a male ploy to limit women’s spiritual advancement or a mistaken ruling stemming from cultural bias and a lack of understanding.

Regardless of the topic under dispute, the argument usually goes like this: Men have a minimal understanding of what it is like to be a woman so why should they be deemed authority to establish rulings on issues pertaining exclusively to her? How are they to decide when a woman can pray or not? How can they declare when a woman cannot enter the Masjid or where she should sit inside it? How can they decide what parts of a body a woman should cover?

We can see the problem with this simplistic and dismissive approach to Islamic law by asking a simple question: If this logic is valid, then why stop here? The same arguments, after all, can be raised with regards to any issue. Who are men to decide all the other things that make a person ritually impure? Who are they to decide what we read in prayer and how we pray? Indeed, who are they to say that the Qur’an is the unchanged word of Allah? This might seem like exaggerating the issue, but both attacks are aimed at the same people.

Everything we know about Islam, not just women issues, but issues universal to men and women--- and yes, in a way, even the text of the Qur’an itself -- have come to us through the same chains, the same sources, the same jurists and scholars. If the scholars proved to be biased and unreliable in some issues, who is to say the rest of the issues are safe?

The vast majority of Islamic rulings are not declared explicitly in the Qur'an. The Qur’an wasn't revealed as line-by-line rule book on the do’s and don’ts of everyday life. The thousands of rulings that we need to guide our day to day life were derived from the Qur’an and Sunnah by the scholars. This does not mean that they are not divine rulings. Fiqh is not separate from the Qur’an or Hadith, it comes directly from the two.

This confusion about women issues stems from an ignorance regarding fiqh and how it evolved. It reveals a lack of understanding of the role of the Prophet, Sall-Allahu alayhi wa sallam in the scheme of the Shariah and consequent belittling of Hadith. It reflects an underestimation of the evolution and preservation of traditional Islamic knowledge and the integrity of the scholars. In other words the bold tendency to question Islamic injunctions betrays a serious illiteracy about the development of those injunctions.

This is not to say that scholars are free from error; they were indeed only human. But the Islamic scholarly tradition is rich. It did not allow for just anyone to come up with anything out of whim and establish that as God-given law and undeniable truth. Everything declared to be part of religious law had to have evidence supporting it. For even minor issues, like whether to put the knees down first when going for sajdah in prayer or the hands, scholars would bring up numerous proofs from the Qur’an and Hadith. Only then were their opinions categorized as reliable scholarly opinions. This was all done to ensure that we are as close as possible to the truth.

The unique and unprecedented science of Usul ul Fiqh (principles of jurisprudence) emerged for this very reason. It was formed to establish how rulings can be derived from religious sources and what makes a certain opinion stronger than another. Indeed, even a basic understanding of the mechanisms of development of Islamic law would show the ridiculousness of dismissing a unanimously accepted ruling as a "random man's opinion."

Another thing at play here is an underestimation of the women in the previous eras. The underlying assumption is that women in the eras before were ignorant and oppressed, and thus bought into whatever men told them God was telling them. Only now women have finally woken up, started thinking for themselves, and are fit to save themselves from the injustice of the past.

This is a result of reading histories of women from non-Muslim societies into Islamic history. The truth is, women from the early days of Islam were very learned regarding the teachings of Islam. The wives of the Prophet, Sall-Allahu alayhi wa sallam, after all lived with him and saw his every action. The female companions of the Prophet, Sall-Allahi alayhi wa sallam, also had direct access to him and never hesitated to ask questions when they needed. They never hesitated to right a wrong as we see can in numerous incidents. They, in turn, related what they learned to the next generations, both men and women. The rulings of menstruation, etc., are all based on narrations by these women themselves.

If men were being biased and unfair, these women would be the first to speak out. These women, especially the Ansari women, were known for being loud and bold, never hesitant to correct an error. And the men, too, were God-fearing and accepted the truth when shown it. The famous story of Umar (ra) declaring his intention to put a limit to the dowry and an old woman standing up in the masjid to question the validity of this proposal is a clear testament to this.
Men may have been the most prominent scholars but that does not mean women had no role in the scholarly tradition. Classical fiqh rulings come from interpretations of both men and women. It was after all, Aisha, radi-Allahu anha, whom the female companions used to consult regarding menstruation and when to pray or not to. It is her and other female companions’ narrations (in particular Hamna bint Jahsh and Fatima bint Abi Hubaish) that form the basis of the fiqh rulings on this subject. Fiqh and Hadith books have pages of discussion on the many intricacies of this topic; indeed, it is often considered one of the most complex chapters of fiqh with regards to the variety of circumstances and rulings. It wasn’t something just invented and brought forward based on the whims of scholars without any basis. The same methods and level of scholarship was used in this subject as in any other subject of fiqh.

There is a more fundamental issue at stake here. What was the purpose of Allah preserving the Qur'an if the religion was not meant to be preserved? Allah did not just promise to preserve the words of the Qur'an, He had promised to preserve the teachings, the practices, the entire religion forever. And that was done through the scholars. Religious knowledge and religious law has been protected, preserved, and passed down from generation to generation through the work of these scholars. This protection is necessary for Islam to remain. It is simply not possible to accept Islam as the true unchanged religion and then to believe that scholars have been wrong or biased for so long and only now we have discovered it. The Prophet, Sall-Allahu alayhi wa sallam, himself had promised, "My ummah will never agree on an error/misguidance, so stay with the majority..." Any stray opinions, opinions opposing the Qur'an and Hadith were quickly battled away before they became law. Scholars willingly suffered years of jail defending the truth instead of giving in to please rulers who wanted to bend religious law in their favor. It was Allah’s protection that protected this religion in this manner. The scholars were guided by the admonition of the Prophet SAW that this knowledge is a trust from Allah, and whoever invents something from himself in the matter of deen will be responsible. They remembered very well the hadith that states that whoever hides knowledge will be responsible.

Of course there is room for differences of opinions and no one is infallible. And yes, some rulings are subject to circumstances and can change according to the times. We definitely need more research and reflection on women issues especially in light of modern issues, and we need women scholars in that field. But we must keep in mind that this work requires immense knowledge and deep understanding of the various Islamic sciences. To pass judgments and rulings requires a thorough knowledge in the science of forming judgments and rulings - a science that constitutes the most fundamental structural framework of Islam, a science that transcends subset issues of gender and circumstance.

In our move forward whatever steps are taken should be taken with a positive and respectful attitude towards the scholars of the past. We need to build upon our rich tradition, not break away from it. If we start our journey by dismissing everything of the past, we have in essence cut ourselves off from the tradition of scholars, cut ourselves off from the chain which links us to the inheritance of the prophets.

Areeba Baig graduated from Jamia Binoria lil Banat, Karachi.

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MessaggioInviato: Ven Ago 24, 2012 6:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

Parzialmente collegato a questo argomento, qualche articolo che documenta il contributo di `Ulama'-donne alla tradizione sapienziale islamica.

Women Scholars in Islam: Some Reflections - Mohammad Akram Nadwi, Oxford -
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(The author has written a 40 volume dictionary on the women scholars in Islam: see

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)

Women Scholars of Hadith - Dr. Muhammad Zubayr Siddiqi -

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On Femal Scholars -

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Ed un libro:

Achievements of Muslim Women in the Religious and Scholarly Fields - Maulana Qadhi Athar Mubarakpuri -

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MessaggioInviato: Mar Mag 27, 2014 10:40 pm    Oggetto: Rispondi citando

Nell'era del femminismo, minacce quando un uomo alza le mani su una donna, e risatina compiaciute quando una donna alza le mani su un uomo.

This Is What Happens When The Public Sees A Woman Abusing A Man -
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MessaggioInviato: Gio Set 21, 2017 11:28 pm    Oggetto: Rispondi citando

Segnalo quest'ottimo articolo dell'altrettanto ottimo Daniel Haqiqatjou:


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(Daniel Haqiqatjou)

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