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In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso Dì, "Egli, Allah è Unico, Allah è l'Assoluto. Non ha generato, non è stato generato e nessuno è eguale a Lui". (Corano 112, 1-4)
 
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Il declino dell'islam

 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Intellettuali, considerazioni e dibattiti sull'Islam
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Inviato: Sab Giu 24, 2017 8:45 am    Oggetto: Ads

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Metide
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MessaggioInviato: Gio Set 15, 2016 10:05 pm    Oggetto: Il declino dell'islam Rispondi citando

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Javidan
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MessaggioInviato: Gio Set 15, 2016 11:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Francamente mi sentirei di consigliarti, se sei interessata alla storia del pensiero islamico in generale, e alla storia della falsafa in particolare, di non fidarti di visioni generiche, manualistiche, e per di più tendenziose, di studiosi che non hanno una formazione specifica né da arabista, né da islamista. Liberissima di esprimere critiche, ma non prima di aver conosciuto approfonditamente, e fai attenzione a quello che leggi, prendilo sempre con le pinze, perché, il fatto che un'opera porti il nome di uno studioso famoso come Hans Küng (sì, è tratto da un libro di Hans Küng questo passo, te lo dico nel caso tu l'abbia copincollato da un blog senza sapere da dove viene) non significa che non possa contenere degli errori. E perdonami se sto partendo dal presupposto che tu, filosofia islamica, non l'abbia studiata, ma se lo faccio è perché penso che, in caso contrario, se cioè tu avessi davvero letto, analizzato, o studiato al-Farabi, Ibn Sina, Ibn Rushd, ma anche Ibn Taymiyya eh... semplicemente considereresti fuffa questa roba, perché è troppo banalizzante, e si vede benissimo che non è stata scritta da uno specialista del campo.
Questa frase "Il Rasa'il, la grande enciclopedia del sapere prodotto dai primi studiosi musulmani" ... vale più di mille parole.
Tanto per cominciare Rasa'il è un plurale quindi IL Rasa'il proprio per niente (ma facciamo finta sia colpa del traduttore), secondo, l'enciclopedia fu opera degli Ikhwan al-Safa che appartenevano alla ramificazione isma'ilita della Sh'ia, quindi non rappresentano tutto il mondo islamico ma una corrente specifica fortemente neoplatonizzante e che non fu proprio per niente accolta da tutti, anzi, fu considerata eretica e precisamente nel 1150 il califfo al-Mustanjid mandò al rogo tutte le copie dell'enciclopedia (sebbene alcune si siano salvate e ci siano pervenute); terzo, "primi studiosi musulmani"? La redazione dell'enciclopedia è stata datata nel X secolo (Dieterici e Marquet) o addirittura nell' XI (Casanova), quindi in quale diavolo di sistema numerico loro sarebbero tra "i primi"?
Mi sento solo di dire, che Hans Küng si occupi di altro che è meglio.
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Metide
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MessaggioInviato: Ven Set 16, 2016 12:27 am    Oggetto: Rispondi citando

Javidan ha scritto:
Francamente mi sentirei di consigliarti, se sei interessata alla storia del pensiero islamico in generale, e alla storia della falsafa in particolare, di non fidarti di visioni generiche, manualistiche, e per di più tendenziose, di studiosi che non hanno una formazione specifica né da arabista, né da islamista. Liberissima di esprimere critiche, ma non prima di aver conosciuto approfonditamente, e fai attenzione a quello che leggi, prendilo sempre con le pinze, perché, il fatto che un'opera porti il nome di uno studioso famoso come Hans Küng (sì, è tratto da un libro di Hans Küng questo passo, te lo dico nel caso tu l'abbia copincollato da un blog senza sapere da dove viene) non significa che non possa contenere degli errori. E perdonami se sto partendo dal presupposto che tu, filosofia islamica, non l'abbia studiata, ma se lo faccio è perché penso che, in caso contrario, se cioè tu avessi davvero letto, analizzato, o studiato al-Farabi, Ibn Sina, Ibn Rushd, ma anche Ibn Taymiyya eh... semplicemente considereresti fuffa questa roba, perché è troppo banalizzante, e si vede benissimo che non è stata scritta da uno specialista del campo.
Questa frase "Il Rasa'il, la grande enciclopedia del sapere prodotto dai primi studiosi musulmani" ... vale più di mille parole.
Tanto per cominciare Rasa'il è un plurale quindi IL Rasa'il proprio per niente (ma facciamo finta sia colpa del traduttore), secondo, l'enciclopedia fu opera degli Ikhwan al-Safa che appartenevano alla ramificazione isma'ilita della Sh'ia, quindi non rappresentano tutto il mondo islamico ma una corrente specifica fortemente neoplatonizzante e che non fu proprio per niente accolta da tutti, anzi, fu considerata eretica e precisamente nel 1150 il califfo al-Mustanjid mandò al rogo tutte le copie dell'enciclopedia (sebbene alcune si siano salvate e ci siano pervenute); terzo, "primi studiosi musulmani"? La redazione dell'enciclopedia è stata datata nel X secolo (Dieterici e Marquet) o addirittura nell' XI (Casanova), quindi in quale diavolo di sistema numerico loro sarebbero tra "i primi"?
Mi sento solo di dire, che Hans Küng si occupi di altro che è meglio.


Ottimo. Indica allora un po' di bibliografia, per favore.
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Javidan
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MessaggioInviato: Ven Set 16, 2016 12:31 am    Oggetto: Rispondi citando

Metide ha scritto:
Ottimo. Indica allora un po' di bibliografia, per favore.


Su quale argomento in particolare?
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Metide
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MessaggioInviato: Ven Set 16, 2016 2:17 pm    Oggetto: Rispondi citando

Javidan ha scritto:
Metide ha scritto:
Ottimo. Indica allora un po' di bibliografia, per favore.


Su quale argomento in particolare?


Su quanto contesti a Kung, per esempio (sì, ti confermo che il brano è tratto dal suo "Islam", Milano 2005).

A parte formali inesattezze, come quelle che hai rilevato, la verità di ciò che afferma non è lampante?
Anzi, Kung è uno degli studiosi più aperti al dialogo, ma, in quanto serio studioso, non puoi pretendere che accettasse per partito preso le posizioni islamiche. Le sue, mi paiono critiche più che costruttive e i problemi rilevati in seno all'islam sono oggettivi.

Ma se non sei d'accordo, potresti, bibliografia alla mano, tentare di smontarne le tesi.
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Javidan
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MessaggioInviato: Ven Set 16, 2016 4:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Non è questione di essere studiosi seri o meno, io non metto in dubbio che lui sia uno studioso serio, ma ogni studioso serio è tale nel suo campo, non in tutto lo scibile, e il fatto che uno abbia scritto libri validi su qualcosa, non gli dà diritto di esprimersi su tutto, anche su ambiti che non gli competono.
E non è nemmeno questione di "accogliere per partito preso" le "posizione islamiche". Perché quando ti dico di fidarti solo di chi ha una formazione specifica, non mi riferisco a studiosi musulmani, ma a chi è andato a studiare sulle fonti primarie, cosa che palesemente lui non ha fatto.

Il fatto che lui non sappia che cosa diavolo siano i Rasa'il degli Ikhwan al-Safa non può considerarsi solo un errore formale di poco conto, come uno che, discorrendo al bar con gli amici, sbagliasse di un anno la data di nascita di un condottiero; è la dimostrazione che ha lacune gravi in ciò di cui pretende di parlare; anzi, peggio, è la dimostrazione che non ha ritenuto necessario studiarli prima di utilizzarli in un libro che sarebbe andato a pubblicazione. Che è una cosa gravissima
Non so come altro spiegarmi su questo punto. Per uno studioso della falsafa dire una cosa del genere è inammissibile. Non si può non conoscere gli Ikhwan al-Safa e non si può dire una cosa simile sui Rasa'il. Mi pare ovvio che lui abbia letto un resoconto molto riassuntivo su questo argomento e abbia ritenuto che fosse sufficiente. E questa è solo l'opzione più benevola: l'altra è che sappia di cosa sta parlando ma che l'abbia volutamente manipolato.

Ma va bene, vuoi una bibliografia? Allora andiamo con ordine.
Per quanto riguarda la sua affermazione secondo cui la civiltà islamica non avrebbe saputo trarre beneficio dallo spirito dell'antichità greca (ovvero lo avrebbe male interpretato), orbene esiste un dibattito accademico il cui riassunto di partenza può essere trovato in:

Joel L. Kraemer, "Humanisme and the Renaissance of Islam: A Preliminary Study", Journal of the American Oriental Society 104.1, 1984, pp. 135-164.

In nota troverai i riferimenti bibliografici per i più importanti studiosi che hanno preso parte al dibattito così da poter valutare le argomentazioni di ognuno. Un'altra lettura interessante sul tema, per evitare di dare giudizi frettolosi, dal momento che è stato tradotto in italiano:

Dimitri Gutas, Pensiero greco e cultura araba, Einaudi, 1998

Per avere un valido punto di partenza sullo studio della falsafa:

AA.VV., Storia della filosofia nell'Islam medievale, 2 voll., Einaudi, 2005

Questi due volumi sono ottimi perché, oltre a essere stati scritti da studiosi specializzati, contengono anche un'ampissima bibliografia per ogni argomento trattato, cosicché, qualsiasi sia il tuo interesse specifico, trovi indicazioni per continuare l'approfondimento. Oltre a ciò, cosa non da poco, c'è anche un'interessante selezione antologica di fonti primarie.
L'unico limite se così vogliamo chiamarlo, di questo studio è che dà per acquisite un gran numero di conoscenze storiche e teologiche, perciò in merito a questo ci si deve arrangiare altrove.

Henry Corbin è un ottimo autore, ma più orientato verso l'ambito più propriamente sciita, infatti la sua "Storia della filosofia islamica", molto bella e molto famosa, non è buona come punto di partenza generale, sebbene sia interessantissima come approfondimento di quell'aspetto.

Comunque, tornando al tema del post, volendo potresti anche iniziare uno studio approfondito sulla recezione di ogni singolo filosofo greco all'interno della letteratura araba, e certo esistono studi specifici per ognuno di essi, ma per il momento sorvolo perché ho la sensazione che tu mi stia chiedendo la bibliografia solo per mettermi in difficoltà e non perché ti interessa.

Comunque, putacaso tu volessi scoprire se l'opinione di Kung sui Rasa'il sia o meno ingenerosa, bene: iniziamo col dire che purtroppo queste epistole (Rasa'il vuol dire epistole) non sono ancora state tradotte integralmente in lingua europea (quale che sia), quindi una buon parte di esse andrebbe letta in arabo; tuttavia esistono molti studi a riguardo, tra i quali molto importanti quelli dei due italiani Carmela Baffioni e Alessandro Bausani (loro, sì, veri arabisti) e quelli degli studiosi che ho già citato anche prima; alcuni di questi studi sono generici, altri sono dedicati, magari, a una singola epistola, ecc. Comunque sarebbe quantomeno un inizio.

Poi, un suggerimento molto generico: per qualsiasi argomento relativo alla cultura araba o islamica, forse il primo passo da fare è sempre quello di ricercare la voce in questione in una o più di una di queste opere enciclopediche universalmente considerate attendibili:

La versione 1, 2 e 3 della Encyclopaedia of Islam
L'Encyclopédie de l'Islam
L'Historical Atlas of Islam
L'Encyclopaedia Iranica

Oppure nelle opere storiche:

The Cambridge History of Islam
The Cambridge History of Iran
The Cambridge History of Arabic Literature

Ovviamente non è completa questa bibliografia, ho solo scritto le cose più ovvie che mi sono venute in mente per prime, se tu mi chiedessi un tema più specifico sarebbe più semplice una bibliografia adeguata.

Intanto pubblico questo post, poi dopo volevo dire anche un'altra cosa.


L'ultima modifica di Javidan il Ven Set 16, 2016 5:41 pm, modificato 1 volta
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Javidan
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MessaggioInviato: Ven Set 16, 2016 5:32 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ecco le altre cose che volevo dire. Tu mi chiedi la bibliografia su "ciò che contesto ad Hans Kung".

Ma dal momento che io ad Hans Kung ho, sopra ogni cosa, contestato l'ignoranza e l'approssimazione, la bibliografia per dimostrarlo non potrebbe essere altro che "la totalità degli studi svolti in ambito arabista/islamista/orientalista/iranista al tempo attuale"...

Ti dico sinceramente qual è la mia impressione. La mia impressione è che tu vorresti entrare in questo dibattito con il minimo sforzo, senza entrare nello specifico dell'argomento, e per giunta già con una tua posizione di partenza: cioè con la volontà di dimostrare che la cultura araba è sbagliata.
Ti dico che con questo atteggiamento non andrai da nessuna parte. Lo studio di qualsiasi argomento necessita innanzitutto della sospensione del giudizio dello studioso; e necessita di una sua preliminare ammissione di ignoranza; e necessita di una certa disposizione di spirito atta ad accogliere nuove informazioni. Ed è quindi del tutto inutile puntare il dito contro la chiusura mentale altrui, nello specifico, contro quella del musulmano X o Y di questo forum, quando tu per prima pretendi di approcciare a un tema così vasto e impegnativo, già con la tua idea preconcetta in testa.
E quale prova più esplicita di questo, se non il fatto che hai postato l'opinione di uno studioso, non esperto in materia, che utilizza temi e nomi che meriterebbero tutt'altra dedizione, quando tu per prima non sei sicura che quello che lui dice sia supportato da basi solide?

Trovo tutto questo profondamente disonesto intellettualmente, specie per il fatto che stai proponendo questo testo a un gruppo di persone perché musulmane, e non, ad esempio, in un forum di studiosi della falsafa; ora, il fatto che una persona sia musulmana non implica che abbia gli strumenti per valutare la correttezza di questo testo, così come del resto non ce li hai tu; quindi a che pro tutto ciò? Chi ne giova? Questo dibattito serve ad accrescere la conoscenza di qualcuno? La tua? La loro? O serve forse solo a polemizzare sterilmente?

Tornando poi alla domanda. Hans Kung ha torto oppure dice cose vere? Intanto, cosa sta dicendo Hans Kung? Bè, sta cercando di dimostrare come il "ritardo" nello sviluppo economico dei paesi islamici sia da attribuirsi alla loro stessa cultura, e al contempo, sta cercando di sminuire il contributo del colonialismo, delle guerre, dell'interventismo, eccetera.
Inizio con il dire che per me questo è un discorso "da sputo in faccia" a fronte dei disagi procurati dagli elementi storici suddetti nel corso degli ultimi secoli agli Stati in questione. Se attribuire tutte le colpe all'esterno e non fare autocritica è sbagliato, d'altro canto sminuire l'influenza di questi elementi è schifosamente pilatesco.
Detto ciò, ben venga la critica. Allora, la critica che lui fa della cultura islamica non è forse corretta? Le conclusioni non sono forse giuste al di là delle lacune argomentative?
Ma scherziamo?
Non potrei mai accettare alcuna conclusione che derivasse da un'argomentazione lacunosa, in nessun caso! Sia che provenga da un detrattore della religione, sia che provenga da una nemesi disinformata di quest'ultimo. Punto.
Il che non vuol dire che questo sia sufficiente a dimostrare la tesi opposta, vuol dire che pretendo che qualsiasi conclusione, quale che sia, derivi da una competenza reale dell'argomento. Ma la conclusione è secondaria rispetto al percorso. Non si approccia ad un argomento con l'ansia di dover esprimere un giudizio, si approccia con la volontà di conoscere, e basta; se poi ne seguiranno conclusioni, allora le accoglieremo, ma prima di quel momento, l'interesse deve essere conoscere, non giudicare.
Ecco perché se ti aspetti che io mi metterò a spiluccare qua e là dai libri col proposito di dimostrare la tesi opposta, non sarai minimamente soddisfatta. Andrei semplicemente contro tutti i miei principi se facessi la stessa cosa che sta facendo lui, ovvero banalizzare, estrapolare dal contesto, utilizzare riferimenti vaghi, anche se per il proposito opposto. Io rifiuto proprio il metodo, prima ancora di qualsiasi conclusione.
Queste per me sono ovvietà. Mi domando piuttosto perché per te sia più importante la conclusione (e una certa, specifica, conclusione) della conoscenza che l'ha generata.
Mi stupisce, ma non tantissimo, perché questa è la condizione in cui versa questo ambito di studio attualmente, nell'ottica dei non addetti ai lavori, che si limitano a spiluccare qua e là confusamente, al solo scopo di utilizzare questo materiale per portare avanti la loro diatriba, quando loro stessi non hanno competenze serie per poterlo fare.
Non mi stupisce, perché quando vado in una grande libreria, e vado allo scaffale "Islam" per vedere se c'è un qualche studio di islamistica che potrebbe essermi utile, trovo che su 50 libri, 48 sono sull'Isis. Gli autorevoli nomi ai quali riferirsi, non sono Nallino, Gabrieli, Endress, Walzer, Rosenthal, Arkoun, Badawi, eccetera; ma Fallaci, Gruber, Feltri, Magdi Allam, Maurizio Costanzo (!!!). E questo cosa dimostra? E' la legge della domanda e dell'offerta, ovviamente, alla quale l'editoria deve piegarsi, e testimonia la grande fame di conclusioni veloci da poter spendere nelle conversazioni quotidiane davanti al tiggì, accompagnata da una scarsissima fame di competenza. In una parola: tutti vogliono dire la loro, ma pochi hanno voglia di sapere di cosa stanno parlando. A proposito di autocritica sociale...

Ah, se non fosse chiaro, prima che tu la butti sull'apologetica: io non sono musulmana e non sto dicendo tutto questo perché devo difendere l'Islam; quello che io mi sento di dover difendere è la serietà degli studi islamistici ed arabistici, per i quali, ahimé, mala tempora currunt, sed peiora parantur.


L'ultima modifica di Javidan il Sab Set 17, 2016 12:37 am, modificato 1 volta
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MessaggioInviato: Ven Set 16, 2016 8:44 pm    Oggetto: Rispondi citando

Javidan ha scritto:
Ecco le altre cose che volevo dire. Tu mi chiedi la bibliografia su "ciò che contesto ad Hans Kung".

Ma dal momento che io ad Hans Kung ho, sopra ogni cosa, contestato l'ignoranza e l'approssimazione, la bibliografia per dimostrarlo non potrebbe essere altro che "la totalità degli studi svolti in ambito arabista/islamista/orientalista/iranista al tempo attuale"...

Ti dico sinceramente qual è la mia impressione. La mia impressione è che tu vorresti entrare in questo dibattito con il minimo sforzo, senza entrare nello specifico dell'argomento, e per giunta già con una tua posizione di partenza: cioè con la volontà di dimostrare che la cultura araba è sbagliata.
Ti dico che con questo atteggiamento non andrai da nessuna parte. Lo studio di qualsiasi argomento necessita innanzitutto della sospensione del giudizio dello studioso; e necessita di una sua preliminare ammissione di ignoranza; e necessita di una certa disposizione di spirito atta ad accogliere nuove informazioni. Ed è quindi del tutto inutile puntare il dito contro la chiusura mentale altrui, nello specifico, contro quella del musulmano X o Y di questo forum, quando tu per prima pretendi di approcciare a un tema così vasto e impegnativo, già con la tua idea preconcetta in testa.
E quale prova più esplicita di questo, se non il fatto che hai postato l'opinione di uno studioso, non esperto in materia, che utilizza temi e nomi che meriterebbero tutt'altra dedizione, quando tu per prima non sei sicura che quello che lui dice sia supportato da basi solide?

Trovo tutto questo profondamente disonesto intellettualmente, specie per il fatto che stai proponendo questo testo a un gruppo di persone perché musulmane, e non, ad esempio, in un forum di studiosi della falsafa; ora, il fatto che una persona sia musulmana non implica che abbia gli strumenti per valutare la correttezza di questo testo, così come del resto non ce li hai tu; quindi a che pro tutto ciò? Chi ne giova? Questo dibattito serve ad accrescere la conoscenza di qualcuno? La tua? La loro? O serve forse solo a polemizzare sterilmente?

Tornando poi alla domanda. Hans Kung ha torto oppure dice cose vere? Intanto, cosa sta dicendo Hans Kung? Bè, sta cercando di dimostrare come il "ritardo" nello sviluppo economico dei paesi islamici sia da attribuirsi alla loro stessa cultura, e al contempo, sta cercando di sminuire il contributo del colonialismo, delle guerre, dell'interventismo, eccetera.
Inizio con il dire che per me questo è un discorso "da sputo in faccia" a fronte dei disagi procurati dagli elementi storici suddetti nel corso degli ultimi secoli agli Stati in questione. Se attribuire tutte le colpe all'esterno e non fare autocritica è sbagliato, d'altro canto sminuire l'influenza di questi elementi è schifosamente pilatesco.
Detto ciò, ben venga la critica. Allora, la critica che lui fa della cultura islamica non è forse corretta? Le conclusioni non sono forse giuste al di là delle lacune argomentative?
Ma scherziamo?
Non potrei mai accettare alcuna conclusione che derivasse da un'argomentazione lacunosa, in nessun caso! Sia che provenga da un detrattore della religione, sia che provenga da una nemesi disinformata di quest'ultimo. Punto.
Il che non vuol dire che questo sia sufficiente a dimostrare la tesi opposta, vuol dire che pretendo che qualsiasi conclusione, quale essa sia, derivi da una competenza reale dell'argomento. Ma la conclusione è secondaria rispetto al percorso. Non si approccia ad un argomento con l'ansia di dover esprimere un giudizio, si approccia con la volontà di conoscere, e basta; se poi ne seguiranno conclusioni, allora le accoglieremo, ma prima di quel momento, l'interesse deve essere conoscere, non giudicare.
Ecco perché se ti aspetti che io mi metterò a spiluccare qua e là dai libri col proposito di dimostrare la tesi opposta, non sarai minimamente soddisfatta. Andrei semplicemente contro tutti i miei principi se facessi la stessa cosa che sta facendo lui, ovvero banalizzare, estrapolare dal contesto, utilizzare riferimenti vaghi, anche se per il proposito opposto. Io rifiuto proprio il metodo, prima ancora di qualsiasi conclusione.
Queste per me sono ovvietà. Mi domando piuttosto perché per te sia più importante la conclusione (e una certa, specifica, conclusione) della conoscenza che l'ha generata.
Mi stupisce, ma non tantissimo, perché questa è la condizione in cui versa questo ambito di studio attualmente, nell'ottica dei non addetti ai lavori, che si limitano a spiluccare qua e là confusamente, al solo scopo di utilizzare questo materiale per portare avanti la loro diatriba, quando loro stessi non hanno competenze serie per poterlo fare.
Non mi stupisce, perché quando vado in una grande libreria, e vado allo scaffale "Islam" per vedere se c'è un qualche studio di islamistica che potrebbe essermi utile, trovo che su 50 libri, 48 sono sull'Isis. Gli autorevoli nomi ai quali riferirsi, non sono Nallino, Gabrieli, Endress, Walzer, Rosenthal, Arkoun, Badawi, eccetera; ma Fallaci, Gruber, Feltri, Magdi Allam, Maurizio Costanzo (!!!). E questo cosa dimostra? E' la legge della domanda e dell'offerta, ovviamente, alla quale l'editoria deve piegarsi, e testimonia la grande fame di conclusioni veloci da poter spendere nelle conversazioni quotidiane davanti al tiggì, accompagnata da una scarsissima fame di competenza. In una parola: tutti vogliono dire la loro, ma pochi hanno voglia di sapere di cosa stanno parlando. A proposito di autocritica sociale...

Ah, se non fosse chiaro, prima che tu la butti sull'apologetica: io non sono musulmana e non sto dicendo tutto questo perché devo difendere l'Islam; quello che io mi sento di dover difendere è la serietà degli studi islamistici ed arabistici, per i quali, ahimé, mala tempora currunt, sed peiora parantur.


Veramente notevole!
Ti ringrazio per le indicazioni (che intendo utilizzare) e la critica (di cui farò tesoro), anche se non è del tutto vero che sono qui solo per fare polemica. Diciamo che tu sei il primo utente che mi risponde in un certo modo.
Anzi, permettimi una domanda (e pazienza se su di me questa ti confermerà giudizi poco lusinghieri): ma tu, in un forum come questo, come ci sei capitata?
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MessaggioInviato: Ven Set 16, 2016 9:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

Io quel giorno cercavo articoli specialistici/libri digitalizzati sull'abrogazione (nashk) per approfondire questa particolare tematica relativa al tafsir; e sono incappata in questo forum perché esiste un thread che riporta un articolo a riguardo, postato da un amministratore.
Da lì ho cominciato a leggere anche altri thread, e ho visto che a molte domande relative alla pratica della religione, oppure riguardo a questioni dottrinali, lo stesso amministratore rispondeva sempre molto esaurientemente, e con esaurientemente intendo: citando le posizioni di tutti e quattro i madhahib ortodossi, specificando eventuali pareri contrari. Pur avendo lui stesso un madhhab di riferimento, non si limitava a riportare l'opinione che secondo lui era migliore, ma cercava di parlare di tutte e di essere il più obbiettivo possibile.
Ne ho dedotto che fosse stato quantomeno introdotto - e che probabilmente fosse abbastanza avanti - nello studio del Fiqh. E dal momento che capire approfonditamente le differenze tra i vari madhahib è uno degli obbiettivi che mi sono posta per il futuro, unitariamente al fatto che per un certo periodo non avrò tempo di fare ricerche serie in proprio (mi sto occupando d'altro, non ho tempo di cercare bibliografia, e anche quando l'ho cercata non ho trovato nulla di davvero approfondito e di specifico; infatti ho bisogno dei consigli anche su quello), allora per il momento ho pensato che qui potessi trovare informazioni utili e spunti.
In pratica sono qui per imparare qualcosa grazie al contributo degli utenti che si occupano del forum.

P.s. Se intendi approfondire, allora: siccome non vorrei esser causa di una tua bancarotta, prima di acquistare qualsiasi libro, cerca prima se esistano versioni digitalizzate scaricabili gratuitamente; ce n'è davvero tanto, di materiale, negli archivi digitali. Direi, approssimativamente, migliaia di cammelli!


L'ultima modifica di Javidan il Ven Set 16, 2016 11:07 pm, modificato 3 volte
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MessaggioInviato: Ven Set 16, 2016 9:59 pm    Oggetto: Rispondi citando

Complimenti Javidan, devo dire che hai proprio fatto un ottimo intervento :) Sei riuscita ad accrescere l'interesse anche a chi non ne avrebbe proprio avuto.
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Javidan
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MessaggioInviato: Sab Set 17, 2016 1:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

Grazie @Stella; qualsiasi articolo, o libro, voi vogliate approfondire su questi temi, potete chiedere a me; magari io non l'ho letto o non ce l'ho sul momento, ma comunque potrei riuscire a trovarlo. Lo dico perché tante riviste specialistiche, sebbene digitalizzate, sono comunque a pagamento per gli esterni all'università, quindi potrei pensarci io.
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