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Mut’ah, Matrimonio Temporaneo della Shia

 
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Inviato: Ven Feb 23, 2018 8:36 pm    Oggetto: Ads

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qiblamalik
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MessaggioInviato: Dom Apr 29, 2012 5:22 pm    Oggetto: Mut’ah, Matrimonio Temporaneo della Shia Rispondi citando

MUT’AH, MATRIMONIO TEMPORANEO DELLA SHIA

L'abrogazione del mut`ah (termine arabo al femminile) avvenne fin dai tempi del Profeta (Pace e Benedizioni su di lui), quando egli stesso lo dichiarò proibito il giorno della battaglia di Khaybar, leggiamo alcuni esempi dai Sahih:

"Ali ibn Abi Talib (Iddio sia soddisfatto di lui) riporta che il Santo Profeta (Pace e Benedizioni su di lui) in occasione della battaglia di Khaybar proibì il mut`ah con le donne ed il nutrirsi di asini domestici" (Sahih Muslim)
“Ar-Rabi’ Ibn Tabrah narra che Muhammad (S) disse: “O, uomini, vi ho permesso il mut’ah prima, ma ora Allah l’ha proibito fino al Giorno del Giudizio, e chiunque oggi abbia fatto il mut’ah lo deve abbandonare, e non deve riprendersi nulla di quanto può aver dato a lei” (Sahih Muslim)
“Ali Ibn Abu Talib narra che Muhammad (S) proibì il mut’ah con le donne, il giorno di Khaybar” (Sahih Bukhari, Sahih Muslim)


Ma la notizia dell'abrogazione non raggiunse subito tutti i Compagni (Iddio sai soddisfatto di tutti loro), e quando qualche anno dopo Amir al-Mu'minin, Hadrat `Umar ibn-ul-Khattab (Iddio sia soddisfatto di lui) venne a sapere che non tutti erano a conoscenza dell'avvenuta abrogazione di questa pratica, riaffermò tale proibizione informandone chi non ne era al corrente, e vi pose definitivamente fine.

Pur se gli sciiti cercano di promuoverlo come atto di devozione e nobilitarlo, addirittura presentandolo come possibile soluzione a molti problemi della Ummah, l’immagine che un semplice credente ricava dal mut’ah, termine traducibile con godimento, è di una pura relazione sessuale tra uomo e donna, senza che a quest’ultima vengano riconosciuti garanzie e diritti simili al matrimonio islamico, ad esempio il diritto all’eredità, all’alloggio ed al mantenimento.
Questo tipo di unione utilizza la donna solo come mezzo di divertimento e sfogo maschile; unione che non ha condizioni, se non la recitazione di una formula tra coloro che stringono questo patto, specificando, dopo l’accettazione della donna, la durata ed il valore della dote che l’uomo deve versare.
Il mut’ah viene attuato senza testimoni: un uomo chiede ad una donna di sposarlo dicendo la formula “Voglio fare mut’ah con te”, e lei risponde “Ti concedo il mut’ah con me”, dopo di che si accordano sulla durata dell’unione, che può essere anche di un giorno, un ora o meno.
Un uomo può fare innumerevoli mut’ah, senza particolari limitazioni, anche contemporaneamente.
In realtà questo non è altro che un tentativo di legittimazione sciita dell’adulterio e della fornicazione, un invito alla perversione e diffusione dell’oscenità.

L’ayatollah Khomeini nel suo libro “Tahrir Al-Wasila”, dichiara che è permesso fare il mut’ah con una prostituta di mestiere: “Si può fare mut’ah con una adultera (zania), ma è sconsigliato (makruh), particolarmente se la donna è una prostituta(‘ahira) famosa per commettere adulterio” (Tahrir Al-Wasilah, v.2, p.288)
Questa prostituta vuole da quest’uomo solo i soldi, ed è difficile pensare che si ponga dei problemi sulla legittimità religiosa o meno del rapporto, la differenza tra fornicazione (zinà) ed adulterio, ed il mut’ah risiede solo nella formula che recitano gli uomini che la incontrano.

Perché, per la Shia, chi prima del rapporto recita la formula del mut’ah riceve da Allah ricompensa e gioia, mentre chi non l’ha recitata riceve punizione e tristezza!!
Leggiamo questa storia che racconta uno degli sciiti in Al-Kafi (la loro più autorevole raccolta di hadith):
“Una mattina di un Jumu’a, mentre stavo seduto davanti alla porta, è passata una giovane schiava che mi è piaciuta. Allora ho ordinato al mio servo di chiamarla, l’ho fatta entrare in casa ed ho fatto mut’ah con lei; ma mia moglie si è accorta di noi, così è entrata in casa. La giovane schiava si è precipitata verso la porta, invece io sono rimasto. Mia moglie ha stracciato su di me dei vestiti nuovi che indossavo solo nelle feste.” (Sharh Usul Al-Kafi, Mawla Muhammed Salih Al-Mazindarani, v.12, p.408)
Così, senza testimoni, senza scrittura, senza rendere pubblico l’atto.

L’ijtihad, al passo coi tempi, dei “grandi ulema sciiti”, ha addirittura permesso la celebrazione ed il “consumo” del mut’ah tramite il telefono, ma attenzione, senza utilizzarlo come oggetto stimolante. (Vedi:
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, tredicesima e quattordicesima domanda al grande ayatollah Al-Sistani sul matrimonio temporaneo).
Allora qual’é la differenza tra questo atto e ciò che vediamo nelle nostre società, sotto forma di adulterio e lecite perversioni? Se non solo la formula “Ti concedo di fare mut’ah con me” ?

Leggiamo un altro racconto, di un devoto sciita che chiede al suo “infallibile” imam su di una faccenda che lo turba: “Dissi ad Abu Abd Allah: “C’é una giovane serva vergine che sta con i suoi genitori, che mi invita ad avere un rapporto sessuale con lei, senza che i suoi lo sappiano, lo faccio o no?” Lui rispose: “Si, ma senza penetrazione”, allora io dissi: “ma se lei è d’accordo?”, lui rispose: “Anche se lei è d’accordo, perché è un atto vergognoso per le vergini”.(Tahdib Al-Ahkam, v.7, p.2)
Avete visto fino a che punto si è diffusa l’oscenità, anche con le ragazzine all’oscuro dei genitori e con “l’infallibile imam” che acconsente.
Sheik Al-Mufid, ha permesso di fare mut’ah con una vergine senza il permesso dei suoi genitori, ed a tal proposito ha riportato questi hadith:
“Abu Abd Allah disse: “Non c’é problema se la vergine si sposa (mut’ah) senza il permesso di suo padre”.
Jamil Ben Darraj chiese all’imam Jaf’ar As-Sadiq sul fare mut’ah con una vergine e lui rispose: “Non c’é problema a fare mut’ah con una vergine senza penetrazione, in modo che la sua famiglia non abbia vergogna”.
(Khulasat Al-Ijaz, Shaikh Al-Mufid p.47)
E se parliamo della dote basta un siwak (bastoncino per la pulizia dei denti), come cita la narrazione in “Mustadrak Al-Wasail, v.14, p.463”.

“Muhammad Bin Muslim chiese all’imam Al-Mahdi Al-Muntadar, sul mut’ah con una giovane serva. Lui rispose: “Si, tranne se lei è una giovane che si inganna”, io dissi: “Che Dio ti protegga, qual’é l’età che raggiunge una giovane per non essere ingannata?”, lui rispose: “Dieci anni”. (Man La Yahduruhu Al-Fakih, Al-Shaik Al-Saduk v.3, p.461)
Al-Shaik Al-Saduk commentando questo hadith nella nota n.2 nello stesso libro dice: “Questa è la prova che è permesso fare mut’ah con una vergine dopo i dieci anni senza il consenso dei genitori, ed è sconsigliato “makruh” prima di questa età”.
Non bastava rendere permessa questa oscenità, ma a chi la pratica hanno anche preparato una bella ricompensa ed il perdono in questa vita e nell’aldilà, in modo da diffonderla tra i credenti sciiti
Invitandoli ad accettare questo tipo di matrimonio, con testi come questo, riportati nel libro Risalat Al-Mut’a di Sheik Al-Mufid, p 8-9: “All’imam Al-Baqir è stato chiesto: “Il matrimonio mut’ah ha una ricompensa?”, lui rispose: “ Se lui tramite questo atto ricerca Allah... allora, per ogni parola che rivolgerà a lei Allah gli concede un hasana (benedizione), se lui le si avvicina Allah gli perdona un peccato e se dopo fa il ghusl, Allah gli perdona peccati per ogni pelo che viene toccato dall’acqua”. L’uomo disse: “Per ogni pelo?”, l’imam rispose: “Si, per ogni pelo”.
As-Sadiq disse: “Allah l’Onnipotente ha vietato alla nostra Shia ogni sostanza inebriante, e l’ha sostituita con il mut’ah”.
Al-Baqir disse: “Il Profeta Muhammad disse: “Quando fui in cielo durante l’Isra’a, Jibril mi seguì e mi disse: “O Muhammad, Allah dice: “Invero Io ho perdonato i peccati dei mutamatti’in di donne”.

Ma prestiamo attenzione: come è possibile che il Profeta (S) dica questa frase commettendo un errore così banale? Chi meglio del Profeta Muhammad era padrone della lingua araba?
Nel linguaggio arabo, riferendosi al delle donne, avrebbe dovuto usare il femminile di “mutamatti’at” invece che il maschile di “mutamatti’in” , questo a riprova del fatto che chi ha inventato questa storia ignorava l’uso della lingua araba.
Abu Abd Allah disse: “Ad ogni uomo che fa mut’ah e dopo compie il ghusl, per ogni goccia di acqua che cade sul suo corpo, Allah crea 70 angeli che chiedono perdono per lui, fino al Giorno del Giudizio, e maledicono, fino al Giorno del Giudizio, colui che cerca di non farlo (il mut’ah)”.Sheik Al-Mufid, dopo aver citato queste narrazioni commenta: “Questi testi sono pochi tra i tanti che parlano in questo senso”.

In un matrimonio, l’obbiettivo fondamentale è la creazione di una famiglia, legata da amore ed affetto per sempre. Il mut’ah non ricerca stabilità affettiva o progetto di vita, ma solo il godimento, ed un uomo può divertirsi senza assumersi nessuna responsabilità, non avendo la donna nessun diritto al mantenimento, eredità, abitazione, anche nel caso rimanesse gravida.
Il mut’ah è zinà, con il tentativo di legittimazione religiosa, tramite l’invenzione di narrazioni sul Profeta Muhammad (S) e grandi musulmani che la Shia mistifica e venera come “imam infallibili”.
Il mut’ah è prostituzione, un retaggio della jahiliya, (epoca pre-islamica) e crederlo ammissibile nega tutti gli insegnamenti islamici riguardanti la rettitudine e la castità.

Articolo a cura di studiamolashia.blogspot.com
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Articolo pubblicabile riportando la fonte :http://studiamolashia.blogspot.com/
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