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In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso Dì, "Egli, Allah è Unico, Allah è l'Assoluto. Non ha generato, non è stato generato e nessuno è eguale a Lui". (Corano 112, 1-4)
 
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Burqa fuori legge, primo si' in commissione Camera
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Islamofobia: bufale, repressione, terrorismo anti-islamico e propaganda
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Inviato: Ven Feb 23, 2018 2:38 am    Oggetto: Ads

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Yahya Khan
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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 1:14 am    Oggetto: Burqa fuori legge, primo si' in commissione Camera Rispondi citando

Burqa fuori legge, primo si' in commissione Camera
Il provvedimento sarà esaminato a settembre dall'aula di Montecitorio.
02 agosto, 17:07

ROMA - Via libera della commissione Affari Costituzionali alla legge sul divieto di burqa e niqab.

Il provvedimento sarà esaminato a settembre dall'aula di Montecitorio.

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Ibrahim al-Youtubi
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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 2:00 am    Oggetto: Rispondi citando

chi opprime ci accusa di opprimere,un classico......la storia si ripete.

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amatoLlah
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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 4:14 am    Oggetto: Rispondi citando

l'avevo sentito che lo fanno anche in italia dopo bruxelles,ma non aspettavo che sia cosi veloce.
Citazione:

''Non ci fermiamo - promette la parlamentare Pdl - sulla via della liberazione delle donne segregate e senza diritti''.


sempre con le stesse storie di donne segregate e senza diritti!!!! non lo vogliono capire che una scelta. speriamo al nome di questa "via della liberazione" non vanno oltre.e mettono in discussioni anche l'hijab.

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Umm Hajar
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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 6:06 pm    Oggetto: Rispondi citando

Possono anche sbattermi in galera e buttare la chiave..non me ne può fregare un bel nulla( scusate l'espressione wa astaghfirullah)....

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Per ogni giorno vissuto ci sarà rivolta una domanda: "Hai rispettatoin esso i diritti di Allah e quellidelle Sue creature? Sono state misericordia e generosità ad illuminare la tua giornata?"
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Unintended
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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 6:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Umm Hajar ha scritto:
Possono anche sbattermi in galera e buttare la chiave..non me ne può fregare un bel nulla( scusate l'espressione wa astaghfirullah)....


Ammiro la tua fede e il tuo coraggio.


Comunque è inquietante che si stiano facendo leggi su leggi sull'abbigliamento dei cittadini. Riporto dall'articolo: vieta il travisamento del volto in luoghi pubblici con burqa e niqab, ma anche con caschi, o altri indumenti di ''origine etnica''
aaaah quindi il problema è l'origine dei capi d'abbigliamento. Per cui una musulmana se al posto del niqab indossa una bella sciarpa made in Italy che le copre il volto lasciando scoperti gli occhi allora è legale?
Siamo veramente alla frutta.

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Ibrahim al-Youtubi
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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 6:36 pm    Oggetto: Rispondi citando

dai allora sbattiamo anche i travestiti in galera......io sono il primo ad andarli a prendere per la parrucca se lo stato mi autorizza.da noi è pieno,non se ne può più

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amatoLlah
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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 8:42 pm    Oggetto: Rispondi citando

non avete notato che la donna dietro a questa cosa è musulmana? x non dire le sue origini.

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Unintended
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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 10:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

sì, l'ho notato, ma poichè una delle sue collaboratrici in una lettera aperta ha definito le convertite delle non musulmane (forse crede che l'Islam si erediti con i legami di sangue), nutro forti dubbi sul suo livello di conoscenza della religione.

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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 11:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ibra Spaventapazzi ha scritto:
dai allora sbattiamo anche i travestiti in galera......io sono il primo ad andarli a prendere per la parrucca se lo stato mi autorizza.da noi è pieno,non se ne può più


Pffffff..hhhhh non la smettevo più di ridere, ho smesso soloper non svegliare la bambina che dorme..hhhh
comunque concordo, noi qui ne abbiamo a bizzeffe che lavorano in "Ospedale" per cui ...è il colmo che non si lamentino, camminano in maniera poco opporutuna , truccattissimi e palesemnte uomini...insomma il vomito ti viene sicura anche se stai malissimo. però a dire la verità a me in ospedale a livello di personale e medici, nessuno mi ha dato noie per il niqab, molto rispettosi, anzi se proprio ho dovuto essere visitata da un uomo ha fatto entrare una donna con lui e scoperto solo il necessario anche distogliendo lo sguardo ...insomma spero che di idioti ce ne siamo meno di quello che sembra inshallah!

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MessaggioInviato: Gio Ago 04, 2011 4:48 am    Oggetto: Rispondi citando

amatollah ha scritto:
non avete notato che la donna dietro a questa cosa è musulmana?


E' Musulmana?
Si può dire quello che ha detto, fare quello che ha fatto e restare Musulmani, ammesso che lo sia mai stata?

Eviti di agitarsi nel caso legga questo messaggio, nessuno sta lanciando alcuna "fatwa di morte" (una cosa di cui queste persone si vantano e vanno in cerca); abbiamo altro a cui pensare che il dimenarsi di un personaggio di tal genere.

Sul personaggio Sbai:

La fabbrica dei Musulmani Buoni -

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Souad Sbai, i Marocchini si Ribellano -

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“Un colpo in pieno volto a Miguel Martinez e Sherif el Sebai: ecco chi è Souad Sbai!!!” -

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E più in generale,

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Sulle sue multiple personalità (e la sua passione verso l'utilizzo di nomignoli prevedibili dietro cui nascondersi per mandare i suoi messaggi sgrammaticati e tutti uguali):

Senza parole -

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Souad Sbai, l’onorevole troll, un avvelenamento e un niqab -

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Ed un esempio del suo passatempo:


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Sul suo "impegno" a favore della comunità marocchina in Italia:


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Amani ha scritto:
sì, l'ho notato, ma poichè una delle sue collaboratrici in una lettera aperta


Haha non è una delle sue collaboratrici, sarà lei che si diverte col suo passatempo (vedi sopra)! :-D

Amani ha scritto:
ha definito le convertite delle non musulmane (forse crede che l'Islam si erediti con i legami di sangue)


Sì, l'odio per le "convertite" è un'altra caratteristica tipica della Sbai, assieme ad una forte dose di kibr per il suo essere "araba", come facilmente rintracciabile in qualche video su youtube, a partire da quello una parte dei cui commenti sono impressi nell'immagine qui sopra.

Chissà, forse risvegliate in lei qualche complesso di inferiorità misto a sensi di colpa.

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Blog in italiano:

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Ottima applicazione per gli orari della preghiera:

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Aysha Afzaal
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MessaggioInviato: Gio Ago 04, 2011 5:29 am    Oggetto: Rispondi citando

Bismillah al Rahman al Rahim

Allahumma! Oh Allah swt, aiutaci a scegliere ciò che è meglio per noi, perdona queste sorelle e fratelli, guidaci tutti verso Te.

Amin.

Come rispondere a queste dichiarazioni di fratelli e sorelle musulmani??? Io non ho parole:

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XVI LEGISLATURA
CAMERA DEI DEPUTATI

N. 3018


Pag. 1

PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
MANTINI, TASSONE
Modifica all'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, concernente il divieto di indossare gli indumenti denominati burqa e niqab
Presentata il 3 dicembre 2009



Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge intende porre il divieto di indossare in luoghi pubblici gli indumenti chiamati burqa e niqab non solo per i pericoli di sicurezza e ordine pubblico derivanti dal totale e prolungato travisamento dell'identità ma anche, e dovremmo dire soprattutto, perché tali costumi sono diventati il simbolo dell'assoggettamento delle donne ad una concezione che nega ad esse libertà e disponibilità del proprio corpo, e dunque diritti umani fondamentali, da parte di ideologie fanatiche ed estremiste, incompatibili con la civiltà basata sul diritto, estranee anche alla religione musulmana.
Questo ultimo punto è molto rilevante perché non sono possibili fraintendimenti o ipocrisie volti ad accreditare l'imposizione di burqa e niqab come un precetto derivante dalla religione musulmana e pertanto meritevole delle garanzie della libertà di culto sancite dalla Costituzione.
Tutte le organizzazioni musulmane audite presso la I Commissione (Affari costituzionali) della Camera dei deputati hanno confermato, con argomentazioni approfondite sul piano storico e teologico, l'estraneità di questa imposizione ai precetti del Corano e alla tradizione religiosa musulmana, che limita ai luoghi di culto la prescrizione di adeguata copertura del corpo nei riguardi delle donne.
Alcune personalità ed esponenti delle organizzazioni musulmane hanno insistito sull'opportunità di una legge proprio per non mantenere l'equivoca e pericolosa confusione tra precetti religiosi e pratiche incivili.
È stato ricordato che «nelle norme coraniche il verso 59 della sura XXXIII recita: "O Profeta! Di' alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si ricoprano dei loro mantelli; questo sarà più atto a distinguerle dalle altre e a che non vengano offese". Nel versetto viene

Pag. 2

affermato che le donne devono essere distinte, ma non obbligate a indossare il burqa, tant'è che le altre musulmane, pur non ricoprendosi di un mantello, non compivano, tuttavia, alcun atto riprovevole.
Ricordiamo che il burqa è di recente introduzione: in Afghanistan, all'inizio del novecento, fu imposto da re Habibullah alle duecento donne del suo harem, in modo tale da non indurre in tentazione gli uomini quando si fossero trovate fuori della residenza reale. Divenne così un capo per le donne dei ceti superiori, affinché fossero protette dagli sguardi del popolo. Fino agli anni Cinquanta era, dunque, una prerogativa dei ceti abbienti. Successivamente tali ceti iniziarono a non farne più uso, ma nel frattempo il burqa era diventato un capo ambito anche dai ceti poveri. Nel 1961 venne proclamata una legge che ne vietò l'uso alle dipendenti pubbliche, ma durante la guerra civile venne instaurato un regime islamico radicale e sempre più donne tornarono ad indossarlo, fino al divieto assoluto per tutte di mostrare il volto, imposto dal successivo regime teocratico dei Talebani» (intervento della Presidente dell'Associazione donne marocchine, Samira Chabib, nel corso dell'audizione svoltasi presso la Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati il 1o dicembre 2009).
Analogamente è stato affermato che «l'islam dice esplicitamente che le donne prima di entrare in un luogo di preghiera devono coprire le proprie fattezze e stare dietro l'ultima fila dei maschi (ovviamente l'islam vuole con ciò, essendo davanti al Creatore, che tutti i fedeli in quel momento pensino solo a Dio: ecco perché dice alla donna di coprire tutte le cose sensibili e stare dietro l'uomo per non distrarre il maschio dalla sua preghiera). Detto ciò, coprire che cosa: solo i capelli con un semplice foulard o al massimo un mantello leggero e gli arti con un indumento fin sotto le ginocchia. La stragrande maggioranza dei musulmani usa come repertorio i due libri sacri: il Corano e il vangelo di Maometto. Quindi l'utilizzo del cosiddetto burqa, niqab o chador sono usi tribali che non hanno a che vedere con i due libri citati» (documento depositato dal Segretario nazionale della Confederazione delle comunità marocchine in Italia Mustapha Mansouri nel corso della citata audizione).
Non solo il giudizio storico e teologico appare inequivoco ma anche la conseguente valutazione sotto il profilo culturale e giuridico.
«Voglio ribadire che il burqa e il niqab, di fatto e senza indugi, sono costumi imposti da correnti culturali radicali, estremiste e maschiliste che tentano di imporlo come pratica per una corretta professione di fede islamica. È significativo vedere che, nella maggior parte dei Paesi arabo-musulmani, tali comportamenti vengono stigmatizzati, osteggiati e combattuti, proprio perché quei Paesi sanno bene che cedere terreno su un indumento che diventa un simbolo potentissimo significa accettare l'imposizione di un'identità culturale deviata che nulla ha a che fare con l'Islam. Eppure i nostri Paesi di origine hanno una cultura islamica secolare.
Sarebbe bizzarro avallare in Europa posizioni e usanze che vengono sempre più scacciate dai Paesi arabo-musulmani, e sarebbe un errore imperdonabile lasciare che tali estremismi possano trovare terreno fertile nelle istituzioni democratiche dei Paesi occidentali» (intervento del Presidente dell'Associazione per i minori non accompagnati in Italia, Saber Mounia, nel corso della citata audizione).
L'invito che viene rivolto al legislatore italiano da parte delle organizzazioni musulmane in Italia è chiaro e inequivoco.
«Dobbiamo rettificare le credenze integraliste ed estremiste che alcuni ignoranti diffondono all'interno di alcune moschee e ciò non può avvenire senza la cooperazione con i giovani coscienti e istruiti, che hanno una conoscenza e una consapevolezza dell'Islam come religione che predica la pace. In Italia l'estremismo avanza (...). È necessario bloccarlo senza indugi, anche perché molti di questi ambigui personaggi predicano in un modo e pensano in un altro (...), si mostrano remissivi e tolleranti davanti alle telecamere (...)

Pag. 3

ma sono pieni di parole di odio nei loro centri cosiddetti islamici (...). Il burqa è un indumento medioevale e non c'è una parola nel Corano che riporti l'obbligo di indossarlo. Il burqa e il niqab non sono dettati dall'Islam e rappresentano una minaccia alla libertà, soprattutto della donna musulmana, nonché grandi ostacoli alla convivenza e all'integrazione che cerchiamo da anni» (intervento dell'imam di Torino, Abdellah Mechnoune, nel corso della citata audizione).
Risulta assai pertinente anche la conclusione del documento dell'Unione donne in Italia, consegnato nella citata audizione: «Ebbene, per tutto quello che si è fin qui scritto, dovrebbe essere chiaro a tutti e a tutte che burqa e niqab sono imposti da tradizioni culturali estremiste e non certo dalla professione del culto islamico. E allora, perché alcuni insistono o fanno finta di nulla? Perché poi lo fanno in un Parlamento? In Italia, siamo abituate a veder fare di ogni cosa una contrapposizione tra schieramenti. Quanto reali siano tali contrapposizioni, poi, dopo un po' di tempo ciascuna ha modo di rendersene conto. Ma non è questo il caso, perché la cosa è molto, molto più complessa di quel che può apparire una schermaglia parlamentare. Questa vicenda - senza giri di parole - ci dice ancora una volta che siamo in presenza di un patriarcato che si rigenera ogni volta, che non ha confini e che non ha colore. Il patriarcato ha un solo e unico nemico, da secoli e secoli: il genere femminile. La vicenda del burqa, quindi, così come il femminicidio, come altro ancora, è inquietante perché tocca nodi ancora tremendamente irrisolti del rapporto tra i generi».
Tutto ciò premesso, risultano chiari due elementi essenziali:
1) non è possibile qualificare burqa e niqab come «indumenti religiosi» e dunque risulta inappropriato ogni richiamo all'articolo 19 della Costituzione o all'articolo 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, resa esecutiva dalla legge n. 848 del 1955, in materia di libertà religiosa, che certamente è un fondamentale diritto della persona e che uno Stato laico deve garantire a tutti;

2) burqa e niqab, per la speciale costrizione fisica, morale e sociale che determinano e per l'evidente valore simbolico, non sono facilmente assimilabili ad altri indumenti, ferma restando la regola interpretativa dell'analogia nel diritto, e devono essere espressamente vietati nei luoghi pubblici o aperti al pubblico perché lesivi della dignità della persona, senza giustificato motivo.

Sarebbe davvero ipocrita abdicare a un impegno culturale e politico in difesa dei valori della dignità della persona e dei diritti fondamentali delle donne in nome di una pretesa e infondata concezione multiculturale o, peggio ancora, del distorto uso della nozione di laicità dello Stato. Per questo il burqa e il niqab, per il loro valore culturale e simbolico, più ancora che ai fini pratici, devono essere fatti oggetto di espresso divieto, come si prevede con la presente proposta di legge, eliminando qualsivoglia qualificazione di essi come «indumenti religiosi».
La supposta cultura dei Talebani e di ogni altro gruppo estremistico islamico non ha e non deve avere alcun riconoscimento giuridico né alcuna tolleranza culturale nell'ordinamento civile e giuridico dell'Italia. Lo dobbiamo alle donne mussulmane, e non solo, che ricercano le vie difficili dell'emancipazione e dell'integrazione. Lo dobbiamo alla piccola Parvana, protagonista vera del racconto di Deborah Ellis, intitolato appunto Sotto il burqa. Lo dobbiamo ai nostri militari e ai civili caduti o impegnati per la difesa dei valori fondamentali della libertà, della dignità della persona e della democrazia.
Come ha ricordato efficacemente il Presidente della Consulta degli stranieri del comune dell'Aquila Gamal Bouchaib, citando J.J. Rousseau, «la libertà non consiste nel fare ciò che si vuole ma nel non fare ciò che non si vuole fare».

Pag. 4


Noi non vogliamo tollerare le ideologie di morte e di negazione della dignità umana.
Come si è osservato, è erronea la qualificazione del burqa e del niqab come indumenti religiosi. Sarebbe tuttavia egualmente errato negare le parole burqa e niqab, o analoghe espressioni del medesimo significato, in nome di un eclettismo culturale secondo cui tutte le culture sono sostanzialmente equivalenti. Questa concezione relativista, condannata anche dal Pontefice Benedetto XVI nell'enciclica Caritas in veritate, non corrisponde ai princìpi fondamentali della Costituzione, che sono al servizio dei diritti della persona e del bene comune.
Al di là del valore pratico, la presente proposta di legge è quindi un'occasione non secondaria per affermare una corretta visione costituzionale dell'integrazione sociale e dei diritti della persona.

Pag. 5




PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
1. Al primo comma dell'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «È altresì vietato, al fine di cui al primo periodo, l'utilizzo degli indumenti femminili denominati burqa e niqab».
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Aysha Afzaal
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MessaggioInviato: Gio Ago 04, 2011 5:31 am    Oggetto: Rispondi citando

Bismillah al Rahman al Rahim.

E ancora:

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XVI LEGISLATURA
CAMERA DEI DEPUTATI

N. 2422


Pag. 1

PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
SBAI, CONTENTO
Modifica all'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, concernente il divieto di indossare gli indumenti denominati burqa e niqab
Presentata il 6 maggio 2009



Onorevoli Colleghi! - La legge 22 maggio 1975, n. 152, recante «Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico», all'articolo 5, dispone che «È vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. Il divieto si applica anche agli indumenti. È in ogni caso vietato l'uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino.
Il contravventore è punito con l'arresto da uno a due anni e con l'ammenda da 1.000 a 2.000 euro.
Per la contravvenzione di cui al presente articolo è facoltativo l'arresto in flagranza».
Questo articolo è stato modificato in senso più restrittivo e consono alla «ratio» di tutela dell'ordine pubblico: infatti, il secondo comma, modificato prima dall'articolo 113, quarto comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689, e poi dall'articolo 10, comma 4-bis, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, recante «Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale».
Inoltre, l'articolo era stato già sostituito dalla legge 8 agosto 1977, n. 533, recante «Disposizioni in materia di ordine pubblico».

Pag. 2

In sostanza, le misure antiterrorismo (citato decreto-legge n. 144 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 155 del 2005), rendono più severa la novellata legge n. 152 del 1975, che proibisce di circolare in luoghi pubblici con il viso coperto: la pena passa da sei mesi o un anno di reclusione a uno o due anni di reclusione e all'ammenda da 1.000 a 2.000 euro. Su questa disposizione si è formato anche un orientamento giurisprudenziale, non consolidato ma non contraddetto, che ribadisce la necessità di tutelare l'ordine pubblico con misure atte a evitare occultamenti o travisamenti di identità, anche per scongiurare atti di terrorismo internazionale che, ovviamente, ricomprendono quelli di matrice islamica, su cui apparrebbe opportuno, intervenire più incisivamente, puntualizzando il concetto dell'utilizzo, residuale, «di qualsiasi altro mezzo idoneo» a travisare o a mascherare la persona umana, in modo da impedire o da rendere difficoltoso il suo riconoscimento, ricomprendendovi specificamente i particolari indumenti indossati dalle donne di religione islamica che, appunto per le loro caratteristiche, coprono interamente il corpo, rendendo impossibile il riconoscimento delle persone che li indossano (burqa e niqab). Infatti, il divieto penalmente sanzionato dal citato articolo 5 della legge n. 152 del 1975, nel testo novellato dall'articolo 2 della legge n. 533 del 1977 (in materia di ordine pubblico), riguarda principalmente, l'uso di «caschi protettivi» o (quindi, in via residuale) di qualsiasi altro mezzo idoneo a travisare o a mascherare la persona umana, in modo da impedire o da rendere difficoltoso il suo riconoscimento. Ne consegue che l'ambito di applicazione della norma stessa, secondo la Suprema Corte di cassazione, è «limitato alla sola ipotesi in cui l'individuo compaia in luogo pubblico o aperto al pubblico, in condizioni idonee a dissimulare o nascondere la propria persona nei suoi caratteri esteriori percepibili, sia occultando i dati somatici del viso con caschi ed altri mezzi idonei sia usando di tali mezzi per travisare o alterare caratteristiche fisiche».
La Corte conclude la motivazione, infatti, affermando che, colui il quale venga trovato a bordo di un'autovettura avente i vetri laterali e quello posteriore parzialmente oscurati da pellicola autoadesiva deve essere assolto perché il fatto non costituisce reato, in quanto difetta l'uso del mezzo vietato sulla persona dell'agente (Cassazione penale, sezione I, sentenza n. 11977 del 13 dicembre 1985).
Indossare indumenti come il burqa e il niqab, che nulla hanno a che vedere con la cultura della maggioranza delle donne immigrate che vivono in Italia, ma che costituisce un obbligo imposto alle donne da estremisti che vengono dall'Afghanistan, dal Pakistan e da altri Paesi dove prevalgono la cultura estremista e il retaggio di costumi disumani e di violenze familiari inaudite e inammissibili sia in linea di principio sia, in particolare, se le donne vivono in Paesi civilmente evoluti. Per questo la presente proposta di legge intende rafforzare e puntualizzare la portata del divieto di utilizzo di mezzi atti a occultare i dati somatici del corpo e del viso, che rendono difficoltoso il riconoscimento della persona, prevedendolo specificamente, nell'articolo 5 della legge n. 152 del 1975, affinché non vi sia possibilità di esclusione nell'ambito dei mezzi residuali previsti oltre ai caschi protettivi, l'utilizzo degli indumenti indossati dalle donne di religione islamica. La presente proposta di legge consta di un solo articolo.

Pag. 3




PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
1. Al primo comma dell'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «È altresì vietato, al fine di cui al primo periodo, l'utilizzo degli indumenti femminili in uso presso le donne di religione islamica denominati burqa e niqab».
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MessaggioInviato: Gio Ago 04, 2011 5:33 am    Oggetto: Rispondi citando

Bismillah al Rahman al Rahim

il 2 agosto la Commissione permanente Affari costituzionali ha approvato gli emendamenti proposti.
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Sufi Aqa
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MessaggioInviato: Gio Ago 04, 2011 5:41 am    Oggetto: Rispondi citando

Aysha Afzaal ha scritto:
Come rispondere a queste dichiarazioni di fratelli e sorelle musulmani??? Io non ho parole:


Quali "fratelli e sorelle"?

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Aysha Afzaal
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MessaggioInviato: Gio Ago 04, 2011 5:44 am    Oggetto: Rispondi citando

Bismillah al Rahman al Rahim

subhanallah, ciò che dimostra che queste persone sono di parte, ovvero vogliono solo colpire l'Islam che non conoscono, è dimostrato dal fatto che hanno ascoltato e citano solo i "rappresentanti" del mondo musulmano che fanno comodo a loro.
Infatti, non hanno preso minimamente in considerazione l'appello della sorella Iqra Bulic, inviato al Presidente della Repubblica e esaminato dalla (vergognosa) commissione islamica (formata soprattutto da laici e cattolici!!!), che tuttavia non ha ritenuto di prenderlo in considerazione, se non per dire che il divieto, che comunque era giusto porre, andava giustificato non sulla base di ragioni religiose (ovvero dicendo che il niqab e il burqa non appartengono all'Islam), ma sulla base di ragioni di sicurezza e ordine pubblico!
Un appello che molte e molti di noi hanno sottoscritto, che testimoniava in modo diretto l'esperienza di donne in carne e ossa che portano il niqab, le loro motivazioni, etc.
No, ad essere ascoltate sono state persone che non hanno esperienza diretta, e che semplicemente sostengono le motivazioni distorte di questi kuffar.

Che Allah ci protegga e ci aiuti. Amin
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